venerdì 28 agosto 2009

S. Agostino: Ama e fa' ciò che vuoi




In questo giorno nel quale si ricorda S. Agostino mi pare doveroso presentare qualche aspetto essenziale del suo pensiero.

La prima battaglia ideale l’ha combattuta contro lo scetticismo. Per tutta la vita ha cercato la verità, finché è approdato alla fede cristiana. Diceva: “Signore, ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

L’uomo è fatto per la verità, non per l’errore e per il falso. Infatti “possiamo ingannare gli altri, ma nessuno vorrebbe essere ingannato”.

La ricerca di Dio non è un aspetto secondario, è il tema centrale della vita. L’uomo è “capace di Dio”, perché dentro ognuno di noi ci sono “semi di verità” (rationes seminales), “principi eterni”, di qualunque genere, di logica, di matematica, di morale; e questi non possono venire solo dalla nostra natura mutevole, ma originariamente da una realtà immutabile, cioè Dio.

Ecco perciò l'ammonimento agostiniano: “Non uscir fuori di te; rientra in te stesso; nell’intimo dell’uomo abita la verità; e se ti trovi mutevole, trascendi te stesso”.
Trascendi te stesso significa: cerca l’origine della verità sopra di te, in un essere perfetto.

Solo l’amore spinge l’uomo ad agire, perché solo l’amore dà quella pace, quella beatitudine che è il desiderio di ogni essere umano. “Ama e fa’ ciò che vuoi” (dilige et quod vis fac).

Ed è l’amore il fondamento dell'umana convivenza: “Due amori fondarono due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio ha fondato la città degli uomini; l’amore di Dio fino alla rinuncia di sé ha fondato la città di Dio”.

Queste due città sono “intrecciate” (perplexae). Per cui nessuno può giudicare anzitempo.
Solo Dio saprà riconoscere nel giudizio finale coloro che gli appartengono.

La scelta umana è frutto del "libero arbitrio". Nel bene e nel male l’uomo è libero. Libero di aderire alla città di Dio, cioè alla ricerca della verità e del bene, o alla città degli uomini, cioè all’egoismo fatto sistema.

Solo nel possesso di Dio, amore infinito, il desiderio dell’uomo sarà pienamente appagato. “Signore, ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

Ecco come Agostino descrive la sua esperienza di conversione, nel libro Le Confessioni (10, 27):

"Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; mi lluminasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te; gustai, e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace".



Foto in alto: "S. Agostino nello studio", Sandro Botticelli (1480), Chiesa di Ognissanti, Firenze

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