Dopo la bellezza dei giochi olimpici di Rio, dove abbiamo assistito al trionfo della vita, ora abbiamo gli occhi umidi di pianto per il trionfo della morte, a causa del tremendo terremoto che ha devastato ancora una volta il Centro d'Italia.
Una tremenda scossa (che ho nettamente avvertito anch'io ad Arezzo) alle 3, 36 del mattino del 24 agosto, ha raso al suolo interi paesi nelle province di Rieti e Ascoli Piceno.
Paesi stupendi, tra cui Amatrice, il cui nome celebre nel mondo evoca ben altri sentimenti che amarezza e pianto, sono stati rasi al suolo dal movimento tellurico. Luoghi incantevoli, tra i Monti Sibillini e della Laga, appaiono ora immagini spettrali
I morti sono tanti, oltre 250 (ma la triste conta non è finita), così come i feriti.
Grande la solidarietà che, si spera, continui anche passati questi primi terribili giorni.
Amatrice, Accumoli (epicentro del sisma), Arquata, Pescara del Tronto ed altri centri minori si aggiungono ad altri nomi che evocano tristezza.
Da ora in poi non sarà facile ordinare un piatto di "amatriciana" senza pensare al paese annientato da un sisma di magnitudo 6, la mattina del 24 agosto 2016.
La frequenza di questi eventi (pensiamo a L'Aquila, nel 2009) e la fragilità (talora colpevole) delle nostre costruzioni mi induce a postare il drammatico brano polifonico "Sunt lacrimae rerum" di Carl Orff.
È un monito a non considerarci immuni dall'ora ultima.
Ai morti del sisma la mia preghiera e ai sopravvissuti un grande augurio di pronta ricostruzione!