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giovedì 25 agosto 2016

Per il sisma di Amatrice




Dopo la bellezza dei giochi olimpici di Rio, dove abbiamo assistito  al trionfo della vita,  ora abbiamo gli occhi umidi di pianto per il trionfo della morte, a causa del tremendo terremoto che ha devastato ancora una volta il Centro d'Italia. 

Una tremenda scossa (che ho nettamente avvertito anch'io ad Arezzo) alle 3, 36 del mattino del 24 agosto, ha raso al suolo interi paesi nelle province di Rieti e Ascoli Piceno.

Paesi stupendi, tra cui Amatrice, il cui nome celebre nel mondo evoca ben altri sentimenti che amarezza e pianto, sono stati rasi al suolo dal movimento tellurico. Luoghi incantevoli, tra i Monti Sibillini e della Laga, appaiono ora immagini spettrali

I morti sono tanti, oltre 250 (ma la triste conta non è finita), così come i feriti. 

Grande la solidarietà che, si spera, continui anche passati questi primi terribili giorni.

Amatrice, Accumoli (epicentro del sisma), Arquata, Pescara del Tronto ed altri centri minori si aggiungono ad altri nomi che evocano tristezza.

Da ora in poi non sarà facile ordinare un piatto di "amatriciana" senza pensare al paese annientato da un sisma di magnitudo 6, la mattina del 24 agosto 2016.

La frequenza di questi eventi (pensiamo a L'Aquila, nel 2009) e la fragilità (talora colpevole) delle nostre costruzioni mi induce a postare il drammatico brano polifonico "Sunt lacrimae rerum" di Carl Orff. 

È un monito a non considerarci immuni dall'ora ultima.

Ai morti del sisma la mia preghiera e ai sopravvissuti un grande augurio di pronta ricostruzione!




lunedì 24 novembre 2008

Il secolo breve e i Carmina Burana di Orff




I Carmina Burana sono canti goliardici medievali del XIII secolo, che gli studenti universitari, in genere chierici (clerici vagantes) componevano per svago e divertimento, e per criticare le varie istituzioni, tra cui quella ecclesiastica, a cui appartenevano.
La lingua usata era in genere il latino scolastico e il ritmo dei versi è ormai quello moderno, con tanto di rime; del tutto differente era la poesia latina classica.

Questi canti (carmina) prendono il nome di “burana” dall’abbazia Bura S. Benedicti, in Germania, dove furono ritrovati in un manoscritto.

Il primo ‘carmen’ è intitolato O Fortuna, ed è il più celebre, da quando Carl Orff nel 1937 lo ha messo in musica e orchestrato.


O Fortuna velut luna statu variabilis,
semper crescis aut decrescis, vita detestabilis
nunc obdurat et tunc curat ludo mentis aciem;
egestatem, potestatem dissolvit ut glaciem.
Sors immanis et inanis, rota tu volubilis,
status malus, vana salus semper dissolubilis,
obumbrata et velata michi quoque niteris;
nunc per ludum dorsum nudum fero tui sceleris.
Sors salutis et virtutis michi nunc contraria,
est affectus et defectus semper in angaria.
Hac in hora sine mora cordis pulsum tangite;
quod per sortem sternit fortem, mecum omnes plangite!

O Fortuna, di stato variabile come la luna, sempre cresci o cali; la detestabile vita ora abbatte ora cura per gioco le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza. Sorte possente e vana, tu sei mutevole ruota, maligna natura, vana prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti anche me; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda. La sorte di salute e di successo ora mi è avversa, desiderio e privazione sempre mi tormentano. In quest'ora senza indugio sentite la pulsazione del cuore; poiché a caso ella abbatte il forte, con me tutti piangete!


Forse nessun’altra musica, come i Carmina Burana di Orff, con così pochi mezzi, riesce a esprimere con altrettanta efficacia le tragedie e i successi del XX secolo, “il secolo breve”, per usare una celebre espressione dello storico Eric Hobsbawm (1994).

Un secolo che è iniziato praticamente nel 1914, cioè con la prima guerra mondiale, ed è terminato nel 1989 o se vogliamo nel 1991, con la caduta del muro di Berlino e lo sfaldamento dell’Unione Sovietica.

“Il Secolo breve è stato un'epoca di guerre religiose, anche se le religioni più militanti e assetate di sangue sono state le ideologie laiche affermatesi nell'Ottocento, cioè il socialismo e il nazionalismo, i cui idoli erano astrazioni oppure uomini politici venerati come divinità” (E. Hobsbawm).

Dette da uno storico marxista, queste espressioni dovrebbero fare molto riflettere.