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venerdì 25 agosto 2017

Mi manchi, Papa Benedetto...
















In questi tempi calamitosi, sotto tutti i punti di vista, mi ritorna in mente e mi dà conforto la limpida figura di Benedetto XVI.

Sia chiaro, amo Papa Francesco da sincero cattolico.
Lo amo per la sua testimonianza di povertà assoluta, francescana. Lo amo per il suo magistero che, in particolare, ci ha fatto maggiormente comprendere il volto misericordioso di Dio. Lo amo per la sua tenacia nel perseguire gli ecclesiastici colpevoli a vario titolo di deturpare il volto di Santa Madre Chiesa. Lo amo per il suo messaggio di accoglienza, specialmente verso i più bisognosi, perché non possiamo essere cristiani senza amare il povero e l’indigente. Ma con la giusta prudenza, perché, come ammoniva S. Giovanni Bosco, il bene va fatto bene, e non solo proclamato. Una incontrollata immigrazione, ad esempio, è il contrario esatto del bene comune.

Detto questo, mi manca Benedetto XVI. Mi manca perché nel suo magistero richiamava ai “valori non negoziabili”, come la vita umana, la famiglia, la ragione non disgiunta dalla fede. Mi manca perché considerava i valori cristiani come radici vitali dell’Europa e del mondo intero, quelli che insieme alla cultura ebraica e classica, hanno dato vita alla nostra civiltà. Mi manca perché a Ratisbona, nel 2006, ha ricordato all’Islam i suoi gravi errori, invitandolo ad un cambiamento profondo, in senso di vera pace.
Mi manca il suo profondo insegnamento filosofico e teologico. Mi manca soprattutto per quel suo fermo richiamo alla speranza, che è Gesù Cristo, unica "speranza affidabile” in un mondo che sta smarrendo i punti di riferimento: il mondo del pensiero debole e del relativismo morale.
Mi manca il suo agire “politicamente scorretto”. Ciò che aveva da dire, sia alla Chiesa che al mondo, lo diceva, con pacata fermezza, ma con limpida chiarezza.
Oppositore del “pensiero unico” e del “laissez faire”, ha subito ogni sorta di opposizione e di oltraggi. Anche dentro le mura leonine.
Ha pensato che un papa più giovane o più energico avrebbe fatto meglio di lui…

Mi manchi, Papa emerito Benedetto XVI!



domenica 20 agosto 2017

Preghiera alla Madonna di Montserrat (P. Casals)




Oggi, domenica 20 agosto 2017, a tre giorni  dall’orrendo massacro islamista nella Rambla di Barcellona, fallito l’altro orrendo tentativo di far saltare in aria con le bombe la Sagrada Familia, Santuario della città e capolavoro universale di bellezza, è stata celebrata una solenne Messa proprio in questo Santuario, a cui hanno partecipato migliaia di persone.

Sono importanti le misure di sicurezza che gli Stati cercano di approntare per debellare il terrorismo islamico: polizia, esercito, sbarramenti, servizi segreti…

Ma un’arma non meno efficace è la preghiera, perché si rivolge a Colui che ha in mano le sorti dell’umanità, alla sua Santissima Madre Maria, sempre pronta a intercedere per chi la invoca con cuore sincero, e a S. Giuseppe, custode premuroso di Gesù e di Maria, e nostro difensore contro le insidie di satana, che sembra scatenato.

La Sagrada Familia non è solo un capolavoro d’arte, ma un atto di fede sublime di Antoni Gaudì, che ha voluto innalzare a Gesù, Giuseppe e Maria, la Santa Famiglia di Nazaret, una preghiera in pietra e cemento, nella quale ha impegnato il suo genio, i suoi averi e tutto se stesso.

Voglio perciò anch’io unirmi alla preghiera degli abitanti di Barcellona, e lo faccio postando l’orazione che un altro grande artista catalano, Pau (Pablo) Casals, ha innalzato alla Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna.
Casals è uno di coloro che hanno fatto riscoprire un secolo fa la musica di Bach, e ha innovato lo studio del violoncello.
Ma, oltre al genio musicale, aveva una devozione particolare per la Madonna di Montserrat, per la quale ha composto dei bellissimi mottetti: Nigra sum (la Madonna di Montserrat è “moreneta”), O vos omnes (dedicato al dolore della Madonna per la passione del Figlio), e la Oració a la Verge de Montserrat (1959), in catalano.

Ho già postato in questo blog Nigra sum e O vos omnes. Oggi è il momento della Oració a la Verge.

Dall’alto delle montagne di Montserrat, in Catalunya, arrivi a tutta l’umanità un messaggio di pace e di fratellanza.


venerdì 18 agosto 2017

Alle cinque della sera, a Barcellona





















Ricordo come oggi la prima volta che mi recai a Barcellona con la mia 500 insieme ad un amico. Era l’estate del 1981, l’anno prima dei Mondiali di calcio, che si sarebbero svolti proprio in Spagna.
Mi ricordo bene l’anno, perché molte persone, nel sentire che eravamo italiani, ci dicevano che avremmo vinto il “Mundial”. Tutti conoscevano la nostra squadra: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi e via dicendo; e noi ci meravigliavamo un po’, perché il Brasile di Falcao ci sembrava superiore. Avevano ragione i catalani.
A parte questa fiducia nell’Italia calcistica, che non ci dispiacque, due cose ci colpirono della città: la prima, ovviamente, fu la “Sagrada Familia”, spettacolare e stupenda opera di Gaudì, con quelle svettanti guglie gotiche in cemento armato (!), che per noi, abituati agli stili “puri” dell’arte, costituì un autentico e benefico choc.
L’altra cosa che ci sorprese fu l’assetto urbanistico: quello spettacolare  viale a più corsie che si dirigeva verso il porto e che allora percorremmo in tutta la sua lunghezza con la 500, in totale libertà. Non c'era ancora una zona pedonale e il traffico non era quello di oggi.
Era la "Rambla". 
L'arteria pulsante di una città indimenticabile. 
Nel sentire e vedere cosa è successo sulla Rambla, ieri, alle cinque della sera, mi ha fatto inorridire.
Ho capito che nel mondo esistono persone che odiano la libertà.
Per questo amano la morte.

E per questo, invece di postare qualche foto dell'orrendo massacro islamista, preferisco mostrare la bellezza della civiltà catalana, con la Sagrada Familia di Antoni Gaudì.




giovedì 23 marzo 2017

Per le vittime dell'attentato di Londra





L’ orrendo attentato islamista di ieri a Londra ha causato la morte di 3 persone (oltre all'attentatore) e il ferimento di altre 20, tra cui due italiane.

A un anno esatto dall’attentato di Bruxelles, dobbiamo ancora registrare un ennesimo atto di barbarie.

Voglio onorare le vittime innocenti con le note del più grande musicista inglese, se pur tedesco di nascita, Giorgio Federico Händel.

La solenne "Sarabanda" (dalla Suite n. 4 in Re minore HWV 437, anno 1733) è la degna risposta ad un atto vile e barbarico, che ha insanguinato una città e una nazione che sono il simbolo stesso della democrazia.




venerdì 23 dicembre 2016

Fermato in Italia l'attentatore di Berlino. Per sempre
















Il folle pluriomicida islamico Anis Amri, l'inafferrabile attentatore di Berlino dai mille nomi, dopo aver girovagato per tutta la Germania senza incontrare ostacolo, dopo essere entrato in Francia senza incontrare ostacolo, appena entrato in Italia ha incontrato a Sesto San Giovanni due pallottole che lo hanno fermato per sempre.

Ha fatto del suo meglio, ovvero, del suo peggio anche prima di morire: ha sparato e ferito Christian Movio, l'agente di polizia che lo aveva fermato. Per fortuna la pallottola calibro 22 ha colpito la spalla destra del valoroso poliziotto senza ledere organi vitali. In compenso il giovane collega del ferito, il siciliano Luca Scatà, ha centrato in pieno petto il delinquente con due colpi, stendendolo al suolo. Amri è morto in una decina di minuti. 

Parce sepulto.

Una riflessione è d'obbligo. 
Due agenti di polizia italiani, in pattuglia alle 3 di notte, hanno fermato il pericolo pubblico numero uno in Europa appena entrato in Italia, mentre tutto l'apparato delle forze dell'ordine tedesche in quasi cinque giorni non è riuscito neppure a sapere dove il criminale si trovava (pensavano addirittura in Danimarca).
Sappiamo come la Germania soffra di un complesso di superiorità, specialmente nei confronti dell'Italia. 
Luca Scatà, poliziotto in prova di 29 anni, della provincia di Siracusa, e Christian Movio, agente scelto di 36 anni di Udine, l'hanno costretta ad un bel bagno di umiltà.
Anzi, a una bella doccia fredda...

Grazie di tutto, coraggiosi (e intelligenti) poliziotti italiani!


mercoledì 21 dicembre 2016

Il sole si è fermato
















Il sole si è fermato nel suo punto più basso. Non ne poteva più, dopo aver visto ciò che è accaduto in questi giorni.

Un agente della sicurezza turca spara alle spalle all'ambasciatore russo in Turchia, mentre questi stava parlando di quadri d'arte. Una volta gli ambasciatori non portavano pena (come dice il proverbio); ma quel criminale fanatico spara più volte, uccidendo al grido di "allah u akbar".

Nello stesso giorno, 19 dicembre, un tir travolge un mercatino di Natale a Berlino, davanti alla Chiesa della Memoria. Una strage orrenda: 12 morti, quasi certamente 13 con la nostra Fabrizia Di Lorenzo. Il folle omicida è un tunisino "soldato dell'isis", cioè di quel sedicente stato islamico che ha come scopo l'uccisione degli infedeli, nel nome di allah akbar. 

Tre giorni prima a Damasco una bambina di 7 anni, col beneplacito della famiglia, è stata imbottita di esplosivo ed è stata fatta saltare in aria in una stazione di polizia uccidendo due agenti, sempre nel nome di allah akbar.

Spossato da queste notizie oggi il sole si è fermato. 

Domani forse ci ripenserà e ricomincerà il suo giro: deve arrivare in tempo al 25 dicembre, per portare al mondo la lieta notizia del Natale di Gesù.

Se non arriva il Natale, arriva allah akbar, quello che ordina - come Erode - di uccidere gli innocenti, anche di 7 anni.

Per questo il sole domani sorgerà di nuovo e continuerà il suo cammino.




Nella foto: la bambina di 7 anni, "volontaria" kamikaze, salutata dal padre (!)










martedì 20 dicembre 2016

La strage di Berlino. Ancora islam...

















Ormai il termine strage è sinonimo di islamici.

Lupi (ma io direi vermi) solitari, cellule organizzate, gruppi jihadisti, boko aram, al-nusra, al-kaeda, fino ad uno stato territoriale, l’isis: un crescendo mostruoso di disumanità, frutto di una ideologia aberrante.

Tutta gente che ha come unico scopo conclamato l’eliminazione fisica degli “infedeli”, cioè noi.
E con tutti i mezzi possibili. Ora va di moda il tir, a Parigi come a Berlino, ieri sera 19 dicembre.
E con l’impiego di qualsivoglia fedele di “allah il misericordioso”,  compresa una bambina kamikaze di 7 anni (!)

Ancora una volta siamo qui a piangere vittime innocenti dell’ennesimo attentato islamico: 12 morti, oltre quaranta i feriti di cui alcuni gravissimi, nonché alcuni dispersi, tra cui un’italiana di 31 anni, Fabrizia Di Lorenzo, per la quale si teme il peggio.

È il solito augurio di Buon Natale islamico. Lo hanno già fatto al Cairo, ora lo hanno ripetuto a Berlino, proprio in mezzo ad un mercatino natalizio e davanti alla famosa Chiesa della Memoria, simbolo di pace tra le nazioni.

In compenso, non sono solo gli islamici a voler cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra. Ci sono anche tanti solerti laicisti nostrali, come quell’inqualificabile dirigente scolastica di Pontevico, nel bresciano, che ha cancellato dai canti natalizi il nome di Gesù, per non disturbare i manovratori musulmani…
E sappiamo quanto i manovratori musulmani abbiano bisogno di non essere disturbati, per colpire con precisione la gente che affolla i mercati di Natale.

La festa di Natale senza il nome di Gesù nei canti natalizi…

Ma il Natale di chi? 



Nel riquadro della foto in alto, Fabrizia Di Lorenzo





lunedì 12 dicembre 2016

Il solito augurio di Buon Natale islamico

















Ieri, in una Chiesa nei pressi della Cattedrale del Cairo, sono state uccise oltre 25 persone e ne sono state ferite una cinquantina in un orrendo attentato islamico. 

Un attentato al tritolo, avvenuto in un luogo sacro e nel momento più sacro della fede cristiana: durante la celebrazione della Messa.  

È il solito "augurio di Buon Natale", caro agli islamici, gente pacifica e rispettosa delle altre religioni, a loro dire. Tutti ricordiamo ancora ciò che accadde ad Alessandria d'Egitto nella Messa di Capodanno del 2011 (21 morti).  Dal 2013 a oggi si contano in Egitto oltre 40 attentati contro i cristiani.

Considero ormai da tempo l'islam non una religione, ma una ideologia intollerante, perché il corano insegna l'eliminazione degli "infedeli" (cioè noi) o la loro sottomissione. Ed è quello che gli islamici fanno nei paesi dove sono maggioranza, ed è quello che vorrebbero fare, con attentati sanguinari, nei paesi che li accolgono.

Sarebbe l'ora che Papa Francesco, invece di parlare solo di accoglienza, cominci a parlare con grande fermezza (come fece Papa Benedetto a Colonia) anche di questa intollerabile persecuzione nei confronti dei cristiani da parte degli islamici. 

L'islam non è un' ideologia di pace e non potrà mai esserlo, perché il corano lo vieta: la jihad è un dovere per loro. Le donne saranno sempre schiave dell'uomo perché il corano lo comanda: non saranno mai emancipate. Gli islamici non accetteranno mai di integrarsi con altre culture, perché l'unica "cultura" è la loro.

Ho un grande rispetto  e amore per Papa Francesco. Ma quando si addormenta un po', allora il popolo cristiano ha il dovere di svegliarlo e di richiamarlo alla realtà: Papa Francesco, svegliati! gli islamici perseguitano e uccidono i cristiani in tutto il mondo! 

Non mandare solo generici messaggini senza indirizzo... 




lunedì 1 agosto 2016

Eppur si muove...













Mi riferisco non al detto inventato e messo in bocca a Galileo dopo la sua abiura di fronte al S. Uffizio romano; ma all'iniziativa dei musulmani francesi e italiani di partecipare alla S. Messa di ieri, per onorare P. Jacques Hamel e prendere le distanze dai terroristi islamici.

È stato un gesto di grande valore: l'islam per la prima volta ha dato un segno chiaro di rifiuto della violenza religiosa (la famigerata jihad) e ha cercato di mostrare in concreto il volto di "allah il misericordioso".  Un islamico in chiesa per pregare non si era mai sentito dire. Ieri in Italia erano oltre 20.000.

Se son rose, fioriranno. Del resto Papa Francesco ha detto nella Giornata Mondiale della Gioventù appena conclusa a Cracovia che noi dobbiamo essere seminatori. È Dio che fa germogliare e portare a termine la maturazione.

In contemporanea l'Isis ha messo in rete una foto in cui un suo truce adepto abbatte una croce da un campanile e cerca di sostituirla con il lugubre vessillo nero del califfato: "Break the Cross", rompete la Croce.

Una cosa è rompere una croce di legno o di ferro, e perfino tagliare la gola ad un santo sacerdote, altra cosa è pensare di abbattere la Croce di Cristo piantata nel cuore del mondo.

Non ci sono riusciti nemici potenti, né secoli di persecuzioni. Figuriamoci se ci riuscirà il fante di picche al-Baghdadi.






martedì 26 luglio 2016

Assassinio nella Cattedrale. Stamani


















Sgozzare in Francia un sacerdote cattolico durante la celebrazione della S. Messa ci mancava, nella disgustosa casistica del terrorismo islamico. 

Una escalation dell'orrore, che fa comprendere con sempre maggior chiarezza (se ancora ce ne fosse bisogno) la motivazione di fondo di questi atroci attentati che stanno insanguinando l'Europa: la "guerra santa" all'infedele.  

È scritto nel corano, lo ha fatto Maometto; i califfi e poi i sultani se ne sono serviti per distruggere la civiltà cristiana intorno al Mediterraneo e oltre. 
Quello che accade oggi non è che la continuazione di questa lunghissima scia di sangue.

Questa volta i pericolosi infedeli erano un prete di 86 anni, due suore e alcuni popolani che stavano pregando. Il prete, Jacques Hamel, della parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, aveva scritto ultimamente nel giornale parrocchiale:

"sentire l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, e a farne, là dove abitiamo, un mondo più caloroso, umano, fraterno. Un tempo per l’incontro, con le persone a noi vicine, gli amici: un momento per prenderci il tempo di vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attenti agli altri, chiunque essi siano".

I due jihadisti evidentemente non l'avevano letto; sono rimasti alla scimitarra. Affiliati all'Isis, sono stati poi uccisi dalle forze di sicurezza, allertate da una suora sfuggita agli attentatori.

Questo in sintesi il bollettino della guerra santa islamica in Normandia oggi: profanato un luogo sacro, tagliata la gola ad un prete di 86 anni e a un altro anziano, prese in ostaggio due suore e gente che prega. Nel nome di allah, il misericordioso.

Figuriamoci se fosse vendicativo...

Da oggi possiamo aggiungere alla lista dei santi martiri il sacerdote Jacques Hamel, al pari dei vescovi Oscar Romero e Thomas Becket, uccisi in epoche diverse nello stesso modo: nelle loro chiese, all'altare.

P. Jacques Hamel, prega per noi!



domenica 24 luglio 2016

Non è l'Isis. I morti di Monaco stiano tranquilli


















Sembra che il problema principale del nuovo orrendo attentato a Monaco di Baviera, in cui sono rimasti uccisi 10 giovani (tra cui l'attentatore) con decine di feriti, per la stampa tedesca ed europea sia una (surreale) dimostrazione che l'attentatore nulla abbia a che fare con l'Isis, la jihad, l'islam.

Si tratterebbe invece di un giovane fuori di testa, che avrebbe voluto vendicarsi di presunti torti subiti a scuola per parte dei compagni (ma ora non  sono in vacanze?)

Di fatto il presunto mentecatto, dal tipico nome germanico Alì, aveva una pistola da guerra, trecento proiettili, ed era di origini iraniane, se pur nato e vissuto a Monaco. Durante il massacro è stato sentito urlare "allah u akbar", che con la lingua tedesca ha ben poco a che fare.

Se i media tedeschi ed europei si accontentano di definirlo solo un pazzo scatenato (ma la gente del quartiere in cui è vissuto non lo ha descritto così), contenti loro. Ma i tedeschi han capito benissimo.

In alto loco non si vuol capire che il virus di odio portato dall'islamismo non ha bisogno di dichiarazioni di militanza, ma semplicemente di esecutori, chiunque siano e con qualunque mezzo: un tir, un'ascia, un'arma da guerra. Un jihadismo fai-da-te. 

Infatti nel mondo musulmano si è fatto festa per questa ennesima strage, e l'Isis ci ha messo pure il cappello sopra. 

Ora i poveri morti del Centro Commerciale Olimpia di Monaco possono riposare tranquilli: non sono stati uccisi da un fanatico musulmano dell'Isis, ma solo da un malato di mente che, non sapendo che fare, venerdì pomeriggio ha preso un'arma da guerra e 300 (trecento) proiettili e ha fatto una strage.

Ma i mass media europei ci verranno anche a dire che Cristo è morto dal freddo?

Un pensiero commosso e una preghiera per le vittime di questa ennesima orrenda furia omicida.





venerdì 15 luglio 2016

Il trionfo della morte a Nizza



















Non abbiamo finito di piangere le 23 vittime della sciagura ferroviaria della Puglia, quando ad essa si aggiunge l’orrore ancor più tremendo (se possibile) della strage di Nizza.

Non la fatalità, non l’errore umano, non l’obsolescenza dei sistemi di sicurezza, ma una furia omicida cieca e feroce ha spinto un terrorista islamico, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, a lanciare a tutta velocità un tir nella Promenade lungomare in mezzo alla folla che festeggiava il 14 luglio, uccidendo 84 persone e ferendone più di un centinaio, di cui 18 in gravissime condizioni. Molti i bambini travolti e schiacciati, mentre guardavano i fuochi d’artificio...

Sappiamo cosa significhi il 14 luglio per i francesi e per tutto l’Occidente. È la presa della Bastiglia, simbolo della fine  dell’ancien régime e inizio della moderna democrazia.
Esattamente l’opposto dei sistemi islamici in genere: potere assoluto, dominio di pochi, asservimento del popolo con la sharia, indottrinamento sistematico ed eliminazione degli avversari e dei diversi.
Noi siamo gli infedeli, quelli che il corano dice di eliminare o di sottomettere all’islam. Una pseudo-religione più spettrale della Bastiglia, più oppressiva dell’ancien régime. Una cupa visione dell’uomo e (soprattutto) della donna.

Aveva ragione il grande storico belga Henri Pirenne: il medioevo non nasce con la caduta dell’impero romano, né con la calata dei barbari, ma con l’avvento di Maometto. I barbari si integrarono con i popoli latini, dando vita alla grande civiltà comunale e all’Europa moderna.
Maometto e i suoi califfi fecero di tutto invece per eliminare le tracce della nostra civiltà, finché si trovarono di fronte al vero fondatore dell’Europa: Carlo Magno.

Oggi di Carlo Magno è rimasto solo il nome, dato a un palazzo dell’Unione Europea a Bruxelles. Ma dentro a quei palazzi europei, di “magno” c’è rimasto solo il verbo "magnare".





domenica 3 luglio 2016

Noi li accogliamo, loro ci sgozzano




Le vittime italiane di Dacca.
Da in alto a sinistra: Nadia Benedetti, Cristian Rossi, Marco Tondat, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Adele Puglisi, Claudia D'Antona, Maria Riboli, Simona Monti.






Dopo l'orrendo attentato islamico a Dacca, in Bangladesh, dove in un ristorante sono state torturate e trucidate 20 persone, tra cui 9 italiani, è doveroso fare alcune riflessioni.

I tagliagole islamici hanno fatto irruzione nel locale affollato al grido di "allah akbar".
Hanno poi preso ostaggi e hanno massacrato solo le persone che non sapevano leggere il corano, tra cui i nostri connazionali.
Questo è l'ultimo di una catena mostruosa di attentati nel nome di una folle ideologia in questo mese di ramadan, da loro considerato sacro (nientemeno!). 

Mi pare evidente che l'islam non sia una religione, ma un'ideologia barbarica, una regressione dell'uomo allo stato primitivo.
Lo dimostra il fatto che la donna è schiava dell'uomo, lo dimostra il fatto che chi non appartiene al "branco islamico" va sterminato o comunque dominato; lo dimostra il fatto che ammazzare, sgozzare, violentare, distruggere i valori delle civiltà altrui sono azioni che onorano allah...

Al solito ci sarà qualcuno che dirà: ma non tutti gli islamici sono così, non tutti sono dei tagliagole.
Meno male! Ma si è mai vista una loro decisa presa di posizione contro questi attentati? Manifestazioni, scioperi, rivolte di piazza in Italia e nei paesi islamici? Niente! Si è mai vista una coalizione di stati arabi combattere ed eliminare l'Isis, mentre invece sono così attenti a perseguitare ogni religione diversa nei loro stati? Forse che la Turchia riconosce il genocidio dei cristiani armeni? Forse che gli islamici riconoscono il genocidio attuale delle comunità cristiane in Iraq, in Siria, in Sudan, ecc. ecc. ecc.? Il fatto è che anche i moderati hanno un fondo di intolleranza che gli viene dalle parole del corano, che impongono l'eliminazione dell'infedele o almeno la sua sottomissione.

Anche i cristiani nel corso dei secoli hanno compiuto orrori, sia chiaro. Ma lo hanno fatto contro l'insegnamento di Cristo, di cui portavano indegnamente il nome. Il Vangelo insegna l'amore e non l'odio.
I musulmani invece quando compiono orrori, lo fanno per rispettare la volontà di  allah come si legge nel corano.  E nel corso dei secoli hanno esteso il loro dominio con la scimitarra, seguendo l'esempio di Maometto che conquistò la Mecca con le armi sterminando i suoi nemici. Paradossalmente, i "buoni musulmani" sono oggi quelli che combattono l'infedele, come insegna il corano... 

Voglio concludere con una mia riflessione personale.
È evidente che l'islam è una ideologia falsa e folle; infatti la coscienza umana si ribella al pensiero di delitti e atrocità come quella di ieri a Dacca. 
Ma chi è stato costretto a imparare a scuola il corano a mente, dove si insegna la jihad contro l'infedele, dovrà dentro di sé combattere una dura lotta tra l'indottrinamento ricevuto e la sua retta coscienza di uomo normale.

Il mio più grande cordoglio per le vittime innocenti di Dacca, veri martiri del vivere civile.
Che la loro tragica morte non sia stata vana.





domenica 27 marzo 2016

Pasqua di sangue! E sempre l'islam...


















Dobbiamo ancora una volta parlare di un altro orrendo crimine compiuto dagli islamici contro i cristiani, questa volta in Pakistan a Lahore.

Proprio nel giorno di Pasqua, cuore della fede cristiana, giornata di gioia e di salvezza, la piccola comunità cristiana di Lahore è stata praticamente distrutta da un attacco (dicono) kamikaze, che in un parco giochi ha fatto almeno 69 morti, quasi tutti cristiani, in maggior parte donne e bambini. Anche tra gli oltre 200 feriti, la quasi totalità sono cristiani.

Qui non si tratta di islamici mal integrati, di islamici europei delle banlieux che bla, bla, bla... Qui si tratta di islamici di una nazione pressoché totalmente musulmana, che intendono annientare la piccola minoranza cristiana, come ormai è prassi comune dove i musulmani sono al potere. L’Isis ne è l’esempio più orrendo ed evidente.

Dopo aver espresso la nostra esecrazione e dopo aver detto che non è più accettabile questo stato di cose, ora però bisogna aggiungere qualcos'altro.

L’islam mostra sempre più chiaramente che non si tratta di una religione, ma di una ideologia totalitaria e aberrante. Non si venga a dire che si tratta di “islamici che sbagliano”. È l’islam che nel suo DNA ha la radice dell’intolleranza, della sopraffazione, dell’eliminazione dell’ “infedele”. È scritto nel corano, e Maometto nel suo comportamento lo ha dimostrato con chiarezza, eliminando fisicamente i suoi nemici.

Il mondo cristiano a sua volta, a cominciare da Papa Francesco, che ammiro e seguo come cattolico,  deve dire le cose come stanno nella loro integrezza, e non ripararsi dietro a generici piagnistei e “meravigliate” lamentele. 
L’islam, fin dal suo nascere, ha conquistato con la scimitarra intere nazioni cristiane, ha eliminato fisicamente interi popoli, ha stretto nel corso dei secoli in una morsa mortale la cristianità che si è salvata solo grazie a coraggiose lotte di resistenza, tra cui quelle di Carlo Martello e di Carlo Magno, quella del Cid Campeador in Spagna, la Lega Santa di Lepanto e il coraggioso e vittorioso attacco di Giovanni Sobieski all’assedio di Vienna, per ricordare solo i fatti più noti.

È ora di farla finita con la storiella di un islam “moderato” e di un islam “estremista”. L’islam non è né moderato né estremista. È semplicemente intollerante, per cui il vero musulmano non accetta l’infedele, come vuole il corano;  se può, lo fa fuori, anche fisicamente, e comunque non si integra con il Vangelo e con il suo insegnamento, che parla di amore, fratellanza universale e unità del genere umano nel rispetto dei diritti umani.

Quando i cristiani sono stati intolleranti, ed è accaduto purtroppo nella storia, sono andati contro il Vangelo.
Quando i musulmani sono intolleranti, seguono i dettami del corano.

È questa la differenza di fondo.

Teniamo presente ciò, nell’accoglienza dei seguaci del profeta con la scimitarra.


mercoledì 23 marzo 2016

Per le vittime di Bruxelles




I due tragici attentati di Bruxelles di ieri da parte dei terroristi islamici hanno fatto 31 morti e oltre 200 feriti.

È stata colpita al cuore la capitale europea, il simbolo di quell’unione politica e di quella integrazione sociale che appaiono sempre più utopistiche.

Di fronte a un delitto così orrendo non c’è da fare tanti discorsi. Solo due riflessioni.           

1. Niente può giustificare simili attentati.

Gira e rigira, la causa principale è il fanatismo islamico. L’islam è una religione (se così si può chiamare) che ha in sé il germe ineliminabile dell’intolleranza. È scritto nel corano: gli infedeli vanno o convertiti o eliminati o sottomessi (schiavitù, tassazione, ecc.).
Anche l’islam “moderato”, quello che cerca di smussare i passi più indigesti del libro, ha una visione intollerante perfino nei confronti dei propri fedeli. La donna è proprietà dell’uomo, la libertà di pensiero e di conversione è punita con la morte, così come la blasfemia, e via dicendo. 
                         
 2. È possibile un’integrazione di questa visione della vita con il mondo dei diritti civili?

I fatti indicano una risposta negativa. E non parlo solo degli orrendi attentati, ma anche delle numerose enclaves islamiche ormai esistenti nelle città europee, dove vige la legge coranica e non quella dello stato che li accoglie.
Sarà possibile l’integrazione quando il corano verrà letto solo nelle parti più propriamente “religiose” (monoteismo, fede in Dio e nella giustizia eterna, spirito di carità verso i poveri), e il resto considerato residuo storico di una società arcaica.

Ma forse è proprio questo ciò che temono i fanatici del terrore e i loro occulti ma potenti sostenitori (Arabia Saudita, Qatar e altri stati islamici). Una perdita di potere sulle masse sottomesse.

Mi auguro che il sangue innocente dei veri martiri di questi attentati faccia capire che il terrorismo non paga, perché suscita sdegno e disprezzo per gli islamici, anche in chi crede nell'integrazione.

E l’islam, se vuol sopravvivere, compri un orologio e torni al futuro.


Per le vittime degli attentati di Bruxelles, e per le vittime della sciagura stradale di Tarragona, l'accorata musica della Morte di Aase, dal Peer Gynt (1867) di Edvard Grieg.

giovedì 3 dicembre 2015

Vitti na Crozza dintra nu Presepi...


















Secondo il "comico" Maurizio Crozza “nel Presepe erano tutti arabi, tranne i Re Magi che erano curdi”.
Sembra una battuta detta per far ridere, un po’ squallida visto che si parla di cose sacre, ma oggi scherzare sui santi è di moda.

Il fatto è che per Crozza non è questa la battuta di spirito, ma il riferimento a coloro che vogliono ancora il presepe a scuola: visto che nel presepe ci sono gli arabi...
In altri termini, per Crozza, Gesù era proprio arabo, come Giuseppe, Maria, i pastori; tranne i Re Magi, curdi.

Non so che tipo di scuole serali abbia frequentato Crozza (se le ha frequentate); ma  il suo opportunismo ideologico (lo paghiamo noi, tra l’altro) ridicolizza storia e geografia, “riforma” la scuola e inaugura una nuova religione, quella dell’ignoranza laica.

Chiunque abbia un minimo di conoscenza della Bibbia (e del Corano) sa che Gesù e la sua famiglia, come i cittadini di Betlemme, erano Giudei, cioè discendenti della tribù di Giuda, figlio primogenito di Giacobbe-Israele, discendente di Abramo; abitavano nella “terra promessa”, la Palestina, cioè la regione tra il Giordano e il Mar Mediterraneo, terra dove scorre “latte e miele”.

Gli Arabi abitavano le zone desertiche della Transgiorgania e tutto il tavoliere arabo, come ben noto anche oggi; terra in gran parte arida, tranne la parte meridionale, l’ "Arabia Felix" dei Romani. Facevano una vita nomade e mercantile.

Due popoli ben distinti, su due territori ben distinti.

Appartenevano allo stesso ceppo semitico, come tutti gli abitanti del Medio Oriente e della Mesopotamia.

Ambedue i popoli erano discendenti di Abramo; ma i Giudei secondo la linea “legittima” di Abramo-Isacco-Giacobbe; gli Arabi secondo la linea “secondaria” di Abramo-Ismaele, figlio della schiava Agar, e per questo, fatto allontanare con la madre da Sara, moglie di Abramo, nelle regioni desertiche.
Popoli fratellastri dunque, e per di più, gli uni figli della libera (Sara), gli altri figli della schiava (Agar).

Che ci azzecca dunque la battuta di Crozza sul presepe "arabo"? Sarebbe come dire che Maometto era ebreo. 

Anche sui Tre Re Magi l’infelice battuta risulta sciocca. Il Vangelo di Matteo dice semplicemente che venivano dall’Oriente e conoscevano l’astronomia. 
Ma il popolo famoso per questa scienza erano i Caldei, cioè i Babilonesi, non certo i Medi (Curdi), famosi per la guerra.

Una dimostrazione d’ignoranza su tutta la linea.

"Vitti na crozza dintra nu Presepi". Sì, Maurizio Crozza, nella parte dell'asinello.

giovedì 26 novembre 2015

"Temo di più le zanzare!"



















"Non temo gli uomini; temo le zanzare!" 

Così Papa Francesco, scherzando, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se non avesse timore per la propria incolumità nel viaggio apostolico in Africa iniziato ieri e che si concluderà lunedì prossimo, 30 novembre.

Dopo il Kenya e l'Uganda il papa sarà nella Repubblica Centro Africana; e lì, nella cattedrale di Bangui, aprirà domenica 29 novembre la Porta Santa del Giubileo della Misericordia. Il fatto è eccezionale, perché l'apertura della Porta Santa a Roma avverrà successivamente, l'8 dicembre.
Un gesto di Papa Francesco in linea con il suo messaggio: la Chiesa si vuole aprire - in ogni senso - alle periferie del mondo e della storia. La Repubblica Centro Africana è uno dei paesi più poveri del pianeta, pur avendo grandissime risorse naturali, ed è scossa da una guerra civile e religiosa. 
Qui il pericolo di attentati è molto alto.

Il messaggio che il pontefice intende portare ad ogni costo è quello della pace nella giustizia. Il terrorismo è frutto soprattutto di povertà e di ingiustizie. 
Sarà una dura lezione per quei governi, in genere corrotti, e una testimonianza di vera amicizia e di dialogo tra le varie fedi religiose.

In questi giorni in cui il fanatismo islamista sta terrorizzando intere nazioni, e perfino grandi potenze sembrano soffiare sul fuoco di un pericoloso conflitto (Turchia, Russia, Stati Uniti, Nato), la coraggiosa missione pacificatrice di Papa Francesco è un esempio per tutti.

Al pilota dell'aereo, che gli ha fatto presente il pericolo di atterrare nella Repubblica Centro Africana a causa di eventuali attentati, il papa ha risposto: "Allora datemi un paracadute".

Pietro ha parlato per bocca di Francesco. 



mercoledì 18 novembre 2015

Contro l'orrore, una tempesta di bellezza




Nel tragico 13 Novembre parigino il maggior numero di vittime, tra cui la nostra connazionale Valeria Solesin, si è avuto nel teatro Bataclan, durante un concerto di musica rock.

Un’autentica strage soprattutto di giovani, 89 morti e centinaia di feriti, in una sala da concerto tra le più note della capitale francese.

Si sa: il fanatismo islamista vuol mettere a tacere anche la musica. E al Bataclan lo ha fatto con una tempesta di proiettili: ne sono stati contati 5.000.

A questo orrore disumano intendo oppormi con un’altra tempesta, quella delle note del 24° Preludio di Chopin, in Re minore, l’ultimo della celebre raccolta di composizioni in ogni tonalità, maggiore e minore, Op. 28, anno 1839.

I preludi di Chopin esprimono “impressioni”, stati d’animo, emozioni, rapidi pensieri. 
Il 24° è stato denominato dai critici “La tempesta”, per il pathos e la forza espressiva che lo caratterizzano.

Una tempesta di note appassionate, contro il lugubre crepitare dei kalashnikov, in una sala da concerto di Parigi, una tristissima sera di novembre del 2015.



domenica 15 novembre 2015

Omaggio alle vittime francesi





Mi unisco all’immenso dolore della Francia per l’orrendo massacro perpetrato nella sua Capitale da terroristi islamici che definire belve mi pare troppo generoso.

Non sarà certo questo ennesimo e vile massacro di persone innocenti e inermi a piegare la nazione francese, baluardo di democrazia e faro di civiltà.

Per le 129 e più vittime di ieri notte, 13 novembre, il mio omaggio con le sublimi note del "Requiem" di Gabriel Fauré: “Libera me Domine de morte aeterna”.

Un canto di grande dolore ma anche di ferma speranza nella misericordia di Dio, che i terroristi hanno bestemmiato nella loro belluina ferocia.

E una mirabile risposta della civiltà musicale francese alle tenebre della più orrenda barbarie.





Libera me Domine de morte aeterna 
in die illa tremenda 
quando coeli movendi sunt et terra
dum veneris iudicare saeculum per ignem.

Tremens factus sum ego et timeo 
dum discussio venerit atque ventura ira.

Dies illa, dies irae, calamitatis et miseriae
Dies illa, dies magna et amara valde.
Requiem aeternam dona eis Domine 
et lux perpetua luceat eis.

Libera me Domine...


Liberami, Signore, dalla morte eterna
in quel giorno tremendo,
quando i cieli e la terra saranno scossi,
mentre verrai a giudicare il mondo col fuoco.

Sono tremante e temo
quando verrà il giudizio e la tua ira.

Giorno d'ira sarà quello, di dolore e di miseria,
grande giorno sarà quello e di grande amarezza.
L'eterno riposo dona loro, Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.

Liberami, Signore, ...



sabato 14 novembre 2015

Gli asini in cattedra



























“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana; ma per quanto riguarda l’universo ho ancora dei dubbi.”

Questa celebre frase di Einstein dovrebbe essere collocata come motto programmatico all’ingresso della Scuola Elementare “Matteotti” di Firenze, che ha vietato qualche giorno fa alle classi III di visitare la mostra “Bellezza Divina” di Palazzo Strozzi.

Motivazione: le immagini sacre possono offendere la sensibilità religiosa degli alunni non cristiani.

Si tratta di celeberrime opere dei massimi artisti moderni e contemporanei, come Millet, Van Gogh, Chagall, Picasso, Matisse, Severini, Munch, Rouault, Guttuso, Fontana, Casorati, Viani, Martini, ed altri ancora.

Opere di bellezza sublime, come il Crocifisso Bianco di Chagall, la Pietà di Van Gogh, la Crocifissione di Guttuso, l’Angelus di Millet, il Figliol Prodigo di Martini, etc. 
Capolavori provenienti da ogni parte del mondo e che nella vita è già difficile poter vedere “dal vivo” anche una sola volta.

La stupidità dei docenti di quella scuola di Firenze ha impedito agli  (s)fortunatissimi alunni di poter vedere quei mirabili capolavori riuniti tutti insieme, in un capolavoro di luogo che è Palazzo Strozzi.

Stupidità con tutta una serie di aggravanti.

La prima, e più ovvia: se si impedisce in Italia di vedere l’arte cristiana, allora a scuola si va per riscaldare le sedie: si dovranno cancellare i libri di letteratura, arte, musica, filosofia, storia... 

Siamo a Firenze, nella patria dell’arte. I fiorentini dovranno viaggiare bendati, perché nella Città del Fiore ti imbatti ovunque con l’arte sacra: Cimabue, Giotto, Masaccio, Brunelleschi, Ghiberti, Donatello, Andrea del Sarto, Filippo Lippi, Botticelli,  Michelangelo, Leonardo... 

Quando si parla dell’Isis, una delle loro pratiche barbariche più odiose è la distruzione dei siti artistici che non corrispondono ai loro schemi ideologici. A quanto pare i barbari dell’Isis sono arrivati anche a Firenze.
È proprio questa cultura laicista che impedisce il vero dialogo interculturale e l'accettazione dei nuovi arrivati, con conseguenze alla fine disastrose.

E questi docenti (ma è un titolo che non compete loro...) pare non sappiano neppure che buona parte di quegli artisti esposti in Palazzo Strozzi sono stati o sono persone non credenti o di altre fedi religiose. Eppure hanno sentito il desiderio di misurarsi con l’iconografia cristiana e religiosa.
Esempio, oltre che di arte somma, di grande intelligenza e di apertura mentale.

Tutte doti sconosciute a quegli insegnanti (?) di quella scuola (?) che non hanno permesso di vedere Chagall, Picasso, Van Gogh, Guttuso, Munch, Martini, Severini, Millet..., in uno dei più bei palazzi di Firenze.

Gli asini sono saliti in cattedra.

PS. E mentre da noi si impedisce ai nostri studenti di andare a vedere opere d'arte sacra e religiosa, in Francia i terroristi islamici stanotte hanno compiuto un orrendo massacro in vari attentati. A quanto pare le vittime sono oltre 150.



Foto in alto, una delle opere esposte: "Crocifissione" (1940-41), di Renato Guttuso, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma.