domenica 15 ottobre 2017

Per qualche voto in più: lo "jus soli" del PD





Il PD, per qualche voto in più, è pronto a regalare il nostro suolo a gente straniera che non rispetta le nostre leggi, che tratta le donne come esseri inferiori, che spesso non manda i figli (futuri italiani?) a scuola, e che non vuole nemmeno imparare la nostra lingua, né tanto meno adattarsi al nostro modo di vivere.

Un suolo che i nostri padri hanno difeso con lacrime e sangue, che hanno reso abitabile con incredibili sacrifici, che ha dato vita a una cultura e a una civiltà odiata da questi ipotetici futuri "italiani".

In compenso il governo sfratta un' ultra-novantenne italiana dal suo suolo, non sa risistemare il suolo devastato dal terremoto in Centro Italia, e lascia in abbandono migliaia e  migliaia di famiglie italiane che avrebbero bisogno di un suolo  dove poter alloggiare.

Sono certo che il PD, continuando con questo mantra dello jus soli regalato a chiunque arrivi in Italia, avrà delle brutte sorprese.

Quello che pensa la vil plebe italiana (oltre il 60% è contraria), per questo governo non conta nulla; ma quando si andrà a votare, il PD troverà nelle urne qualche voto in meno...





venerdì 22 settembre 2017

La Boldrini ha abolito il Lei (come il Duce)



















Alcune categorie di donne in parlamento non vogliono cambiare la dizione maschile della loro professione, come invece impone in questi giorni un provvedimento grammaticale "femminista" della Boldrini. 

Le interessate fanno notare che, ad esempio, la qualifica di "segretaria" non ha lo stesso valore semantico (almeno in parlamento) di "segretario". La prima dà l'idea di una donna tuttofare, alle dipendenze di qualcuno. Il segretario è tutt'altra cosa.

Inconcepibile la dizione "addetta stampa": una qualifica francamente inqualificabile; addetta sembra l'aggettivo del nome stampa. 

Andando oltre a questa "guerra intestina"  tra donne in parlamento, pongo alla Boldrini il seguente quesito grammaticale: quando Lei si rivolge ad un parlamentare uomo, o a qualcuno di sesso maschile in modo formale, gli dà del Lei? Penso di sì.

Ma allora trasforma un uomo in una donna, gli cambia sesso. Il lei (se Lei non lo sa) è un pronome personale femminile.

Per essere coerente, maestra Boldrini, dovrai abolire il Lei. In pratica dovrai fare come fece il Duce nel ventennio: "Mussolini ha abolito il Lei".

Insomma, dovrai fare una legge fascista. 

E Lei, come ducetta, mi sembra proprio la persona giusta.

Tornare al bel  Tu romano. Ma non Le suona un po' fascio? 






mercoledì 20 settembre 2017

Il “settembre nero” delle donne





La cronaca di questi giorni è piena di fatti criminosi nei confronti delle donne. Uccisioni, stupri, violenze di ogni genere. Rimini, Milano, Firenze, Roma, Lecce, Casale Monferrato, Napoli, Catania sono alcuni luoghi di questo “settembre nero” per le donne; tra di esse, perfino un’anziana di 80 anni.

Voglio esprimere la mia solidarietà affettuosa verso le vittime, e tutto il mio sdegno per questa barbarie dilagante.

Desidero esprimere questi sentimenti anche con una delicata canzone di Lucio Battisti, piena di affetto verso il mondo femminile, anche nei suoi risvolti più “marginali”: una donna in solitudine (forse una suora), una prostituta, una ragazza madre.

“Anche per te”, del 1971, una canzone che non ha perso nulla del suo fascino e ha molto da dire alla nostra coscienza.




Anche per te  (Mogol-Battisti)

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
Che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
Che poi entri in chiesa e preghi piano
E intanto pensi al mondo ormai per te così lontano

Per te che di mattina torni a casa tua perché
Per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
Per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
E aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne

Anche per te vorrei morire, ed io morir non so
Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così
Io resto qui
A darle i miei pensieri
A darle quel che ieri
Avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi
Al vento avrebbe detto sì

Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto
Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto

Anche per te vorrei morire, ed io morir non so
Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così
Io resto qui
A darle i miei pensieri
A darle quel che ieri
Avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi
Al vento avrebbe detto sì.

martedì 12 settembre 2017

Il Papa che mi piace























In questi giorni c’è stato il tanto atteso chiarimento di Papa Francesco sull’accoglienza dei migranti in Italia.

Parlando con il premier Gentiloni il Papa ha detto:
“Il problema è sempre avere un cuore aperto. È un comandamento di Dio. Anche se non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza. Che significa domandarsi, primo: quanti posti ho? Secondo, occorre ricordare che non bisogna solo riceverli ma anche integrarli”. Il Papa inoltre ha sottolineato che bisogna aiutare l’Africa nel suo sviluppo. Per dirla più alla buona: “aiutarli a casa loro”.

La prudenza. I posti disponibili. Un’accoglienza decente. Queste sono parole di vera carità cristiana, e di saggio governo. Non un’accoglienza indiscriminata e senza regole, quella che piace alle Ong e alla Boldrini.
È un chiarimento che io, come la stragrande maggioranza degli italiani, cattolici e non, si aspettava. In fondo ha “benedetto” il ministro Minniti. Speriamo che questi non si lasci traviare dai cattivi “compagni”…

Il viaggio apostolico in Colombia, concluso domenica scorsa, è stato poi un grande “successo”. Non di carattere mondano, ovviamente (tra l’altro Papa Francesco ha rimediato una bella botta in faccia nella brusca frenata della papamobile). Un successo pastorale (oltre un milione di persone alla S. Messa a Bogotà); un contributo determinante nella pacificazione degli animi, divisi da decenni di guerra civile; una condanna senza appello dei narcotrafficanti, "seminatori di morte"; e un appello pressante alla salvaguardia del creato. Ha chiamato "stupido" chi non si rende conto dei cambiamenti climatici per colpa dell’uomo.

Quando vuol farsi capire, questo Papa usa un linguaggio papale papale...



sabato 9 settembre 2017

L’eterna giovinezza di Lucio Battisti




Marzo e settembre musicalmente per me sono i mesi di Lucio Battisti. 

Sono i mesi in cui è nato (5 marzo 1943) e morto (9 settembre 1998), e sono i mesi di due delle sue più belle canzoni: “I giardini di marzo” e “29 settembre”.
Non posso lasciar passare questo 9 settembre senza postare una canzone di Battisti, a 19 anni dalla sua scomparsa. Aveva solo 55 anni.

Il più grande “cantautore” italiano (insieme a Fabrizio De André) e uno dei massimi artisti di musica leggera del XX secolo nel mondo intero (per favore, non fatemi paragoni con le supervalutate e spocchiose rockstars inglesi e americane, e di qualunque altro luogo; di musica me ne intendo), non teme confronti con nessuno. 
Non basta la lingua inglese e un po' di scenografia per fare un capolavoro.  Ci vuole un genio musicale; poi è sufficiente un filo di voce e una chitarra acustica. Come Lucio Battisti.

Oggi voglio ascoltare “Io vivrò (senza te)”. Scelgo questa canzone perché, al ricordo struggente di lui, anch’io “piangerò, sì, io piangerò…”.  

Ciao, eterno giovane Lucio! 


sabato 2 settembre 2017

Finis Americae
















In questi giorni gli Stati Uniti sono stati colpiti dall’uragano  Harvey, che ha messo in ginocchio il Texas e ha flagellato la Louisiana.
Relativamente contenute, per fortuna, le perdite di vite umane, una cinquantina di morti; ma  un milione sono stati gli sfollati, con città allagate, impianti petroliferi e industriali devastati, sversamenti di sostanze tossiche di ogni tipo nelle acque, e un danno economico enorme, stimato intorno a 160 miliardi di dollari.
Insieme a questa catastrofe naturale, si deve aggiungere la difficile situazione politica estera, sia nei riguardi della Russia (testimoniata dalla chiusura del Consolato russo a San Francisco), sia soprattutto nei confronti della Corea del Nord, dove il folle dittatore Kim Jong minaccia una guerra nucleare contro gli Usa.

Insieme a queste drammatiche notizie ce n’è un’altra che può sembrare di minor peso, ma che a mio parere testimonia il declino dello “spirito americano”: l’abbattimento in molti luoghi delle statue di Cristoforo Colombo, e a Los Angeles la cancellazione del Columbus Day, sostituito da una “festa dei nativi americani”.
Cosa c’entri Cristoforo Colombo con il genocidio degli “indiani” lo sanno solo quelli che confondono la storia con l’astrologia. A parte l’enorme importanza della scoperta del “Nuovo Mondo”, che ha cambiato il volto della storia umana, Cristoforo Colombo non sbarcò neppure in territorio statunitense, ma a S. Salvador, una delle isole che oggi sono denominate Bahamas; fu accolto con rispetto dai nativi e tenne un atteggiamento di grande rispetto verso di loro.
Non si possono certo attribuire a Colombo le colpe di altra gente venuta dopo di lui. Né si può dimenticare che la prima carta dei diritti dell’uomo in epoca moderna è stata quella di Thomas Jefferson, proclamata nel giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti, il 4 luglio 1776.
La nostra stessa liberazione dal fascismo e dal nazismo è in gran parte opera americana.
Di errori l’America ne ha fatti molti; ma non saper riconoscere che il suo spirito di indipendenza e di libertà è stato un faro di orientamento per tutti i popoli, mi pare un comportamento da masochisti; un “cupio dissolvi”, un desiderio di autodistruzione peggiore dell'uragano Harvey e delle minacce nucleari del tirannello nordcoreano.
Cristoforo Colombo è l’uomo che ha dato tutto sé stesso per un’impresa considerata “impossibile”: valicare l’oceano. È l’emblema dell’uomo stesso, che non si sazia di conoscere e di scoprire. 
Cancellare la sua festa, tagliargli la testa in effigie è come condannare di nuovo Galileo, e tagliare la testa a Lavoisier; condannandolo alla ghigliottina il giudice Coffinhal affermò: “La rivoluzione non ha bisogno di scienziati”.
Se gli Stati Uniti non sanno più leggere neppure la propria storia, allora è la loro fine: “finis Americae”.

Che tristezza!




giovedì 31 agosto 2017

Questa lunga estate





Lascio stare per un momento le brutte notizie che da ogni parte ci feriscono, e mi ristoro al suono di una bella canzone del 1969: “Concerto”, la più famosa degli “Alunni del Sole”.

Ho avuto la sorte di passare la mia gioventù in quei mitici anni 60, quando un mondo nuovo, pieno di speranza, sembrava aprirsi davanti a noi.
Oggi davanti ai nostri occhi abbiamo la faccia della Boldrini…

La canzone degli Alunni del Sole è una evidente cover di Epitaph del gruppo britannico “King Crimson”, del medesimo anno (https://youtu.be/bfgD3LJ6Xb8).

Si tratta di una cover più semplice dell’originale, ma per alcuni aspetti più intensa.
Assai diverso il testo: Concerto è un canto di amore alla fine di una lunga estate. 
Epitaph (già il titolo lo fa immaginare) è invece un’amara riflessione sulla vita umana.

Buon ascolto!




domenica 27 agosto 2017

Una "parolin" di troppo




Mi hanno stupito ieri le parole del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, al Meeting di Rimini di Cl, riguardo allo sgombero degli occupanti abusivi a Roma: “La violenza non è accettabile da nessuna parte”. Il porporato si riferiva anche (e forse soprattutto) al comportamento delle forze dell’ordine che hanno sgomberato gli abusivi.
Considero il Card. Parolin una delle poche persone che di questi tempi in Vaticano sta dimostrando buon senso ed equilibrio nell’affrontare anche le questioni più spinose, come il problema dell’accoglienza.
Ma equilibrio non è sinonimo di equilibrismo. L’equidistanza tra occupanti abusivi violenti, che lanciano sanpietrini e perfino bombole di gas dalle finestre, e forze dell’ordine che hanno risposto con getti d’acqua dagli idranti (tra l’altro in una giornata torrida…), mi pare proprio un equilibrismo fuori luogo.
La parola “violenza” può descrivere in questo caso solo il comportamento delinquenziale di coloro che detenevano abusivamente un intero palazzo in Piazza Indipendenza e che hanno attentato gravemente alla vita delle forze dell’ordine.
Ma la stessa parola non può essere usata per definire il comportamento di chi deve far rispettare la legge e risponde alle micidiali cariche degli abusivi, con getti d’acqua.
Tutti si lamentano che in Italia (e in Europa) la violenza la fa da padrona e che le forze dell’ordine ci devono difendere… Appunto, le “forze dell’ordine”.
Ma l'ordine sociale esige talvolta la “forza”. Che non è gratuita violenza (almeno quella di tre giorni fa a Roma non lo è stata), ma semplicemente legittima difesa dell’ordine pubblico, senza il quale una società va a farsi benedire, per rimanere in tema religioso... 
Forse il Card. Parolin si è lasciato ingannare da alcuni spezzoni di video e soprattutto da una frase riportata da alcuni “giornaloni”, la cui faziosità è pari alla loro capacità manipolatoria delle notizie. Il poliziotto che andava ad affrontare i rivoltosi non ha detto solo “spezzategli le braccia”, ma:  “Questi ci stendono! Noi siamo solo in dieci e hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo lì in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia, ma portate la pelle a casa...».
Vorrei sapere cosa farebbe la gendarmeria vaticana, con a capo il mio concittadino Dott. Domenico Giani, se attentassero (Dio ce ne guardi!) al Card. Parolin. E vorrei sapere se le guardie del corpo della Boldrini hanno pistole ad acqua…

Signor Cardinale segretario di stato Parolin, non mi diventi anche lei un Boldrin.




venerdì 25 agosto 2017

Mi manchi, Papa Benedetto...
















In questi tempi calamitosi, sotto tutti i punti di vista, mi ritorna in mente e mi dà conforto la limpida figura di Benedetto XVI.

Sia chiaro, amo Papa Francesco da sincero cattolico.
Lo amo per la sua testimonianza di povertà assoluta, francescana. Lo amo per il suo magistero che, in particolare, ci ha fatto maggiormente comprendere il volto misericordioso di Dio. Lo amo per la sua tenacia nel perseguire gli ecclesiastici colpevoli a vario titolo di deturpare il volto di Santa Madre Chiesa. Lo amo per il suo messaggio di accoglienza, specialmente verso i più bisognosi, perché non possiamo essere cristiani senza amare il povero e l’indigente. Ma con la giusta prudenza, perché, come ammoniva S. Giovanni Bosco, il bene va fatto bene, e non solo proclamato. Una incontrollata immigrazione, ad esempio, è il contrario esatto del bene comune.

Detto questo, mi manca Benedetto XVI. Mi manca perché nel suo magistero richiamava ai “valori non negoziabili”, come la vita umana, la famiglia, la ragione non disgiunta dalla fede. Mi manca perché considerava i valori cristiani come radici vitali dell’Europa e del mondo intero, quelli che insieme alla cultura ebraica e classica, hanno dato vita alla nostra civiltà. Mi manca perché a Ratisbona, nel 2006, ha ricordato all’Islam i suoi gravi errori, invitandolo ad un cambiamento profondo, in senso di vera pace.
Mi manca il suo profondo insegnamento filosofico e teologico. Mi manca soprattutto per quel suo fermo richiamo alla speranza, che è Gesù Cristo, unica "speranza affidabile” in un mondo che sta smarrendo i punti di riferimento: il mondo del pensiero debole e del relativismo morale.
Mi manca il suo agire “politicamente scorretto”. Ciò che aveva da dire, sia alla Chiesa che al mondo, lo diceva, con pacata fermezza, ma con limpida chiarezza.
Oppositore del “pensiero unico” e del “laissez faire”, ha subito ogni sorta di opposizione e di oltraggi. Anche dentro le mura leonine.
Ha pensato che un papa più giovane o più energico avrebbe fatto meglio di lui…

Mi manchi, Papa emerito Benedetto XVI!



domenica 20 agosto 2017

Preghiera alla Madonna di Montserrat (P. Casals)




Oggi, domenica 20 agosto 2017, a tre giorni  dall’orrendo massacro islamista nella Rambla di Barcellona, fallito l’altro orrendo tentativo di far saltare in aria con le bombe la Sagrada Familia, Cattedrale della città e capolavoro universale di bellezza, è stata celebrata una solenne Messa proprio in questa Cattedrale, a cui hanno partecipato migliaia di persone.

Sono importanti le misure di sicurezza che gli Stati cercano di approntare per debellare il terrorismo islamico: polizia, esercito, sbarramenti, servizi segreti…

Ma un’arma non meno efficace è la preghiera, perché si rivolge a Colui che ha in mano le sorti dell’umanità, alla sua Santissima Madre Maria, sempre pronta a intercedere per chi la invoca con cuore sincero, e a S. Giuseppe, custode premuroso di Gesù e di Maria, e nostro difensore contro le insidie di satana, che sembra scatenato.

La Sagrada Familia non è solo un capolavoro d’arte, ma un atto di fede sublime di Antoni Gaudì, che ha voluto innalzare a Gesù, Giuseppe e Maria, la Santa Famiglia di Nazaret, una preghiera in pietra e cemento, nella quale ha impegnato il suo genio, i suoi averi e tutto se stesso.

Voglio perciò anch’io unirmi alla preghiera degli abitanti di Barcellona, e lo faccio postando l’orazione che un altro grande artista catalano, Pau (Pablo) Casals, ha innalzato alla Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna.
Casals è uno di coloro che hanno fatto riscoprire un secolo fa la musica di Bach, e ha innovato lo studio del violoncello.
Ma, oltre al genio musicale, aveva una devozione particolare per la Madonna di Montserrat, per la quale ha composto dei bellissimi mottetti: Nigra sum (la Madonna di Montserrat è “moreneta”), O vos omnes (dedicato al dolore della Madonna per la passione del Figlio), e la Oració a la Verge de Montserrat (1959), in catalano.

Ho già postato in questo blog Nigra sum e O vos omnes. Oggi è il momento della Oració a la Verge.

Dall’alto delle montagne di Montserrat, in Catalunya, arrivi a tutta l’umanità un messaggio di pace e di fratellanza.


venerdì 18 agosto 2017

Alle cinque della sera, a Barcellona





















Ricordo come oggi la prima volta che mi recai a Barcellona con la mia 500 insieme ad un amico. Era l’estate del 1981, l’anno prima dei Mondiali di calcio, che si sarebbero svolti proprio in Spagna.
Mi ricordo bene l’anno, perché molte persone, nel sentire che eravamo italiani, ci dicevano che avremmo vinto il “Mundial”. Tutti conoscevano la nostra squadra: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi e via dicendo; e noi ci meravigliavamo un po’, perché il Brasile di Falcao ci sembrava superiore. Avevano ragione i catalani.
A parte questa fiducia nell’Italia calcistica, che non ci dispiacque, due cose ci colpirono della città: la prima, ovviamente, fu la “Sagrada Familia”, spettacolare e stupenda opera di Gaudì, con quelle svettanti guglie gotiche in cemento armato (!), che per noi, abituati agli stili “puri” dell’arte, costituì un autentico e benefico choc.
L’altra cosa che ci sorprese fu l’assetto urbanistico: quello spettacolare  viale a più corsie che si dirigeva verso il porto e che allora percorremmo in tutta la sua lunghezza con la 500, in totale libertà. Non c'era ancora una zona pedonale e il traffico non era quello di oggi.
Era la "Rambla". 
L'arteria pulsante di una città indimenticabile. 
Nel sentire e vedere cosa è successo sulla Rambla, ieri, alle cinque della sera, mi ha fatto inorridire.
Ho capito che nel mondo esistono persone che odiano la libertà.
Per questo amano la morte.

E per questo, invece di postare qualche foto dell'orrendo massacro islamista, preferisco mostrare la bellezza della civiltà catalana, con la Sagrada Familia di Antoni Gaudì.




mercoledì 16 agosto 2017

Er Presidente Boldrini 2 (pasquinata alla Belli)






















Un giorno la Boldrini presidente
ai popolani scrisse dar Palazzo:
“Io so’ io, e voi nun siete un cazzo,
io so’ ppura, so’ bbella e intelliggente.

E se quarcun de voi nun acconsente,
lo mando giù ‘n priggione e lo strapazzo;
chiamo er boja e je faccio fare er mazzo
finché de quer che pensa nun se pente”.

Poi spedì ‘n tutt’ Itaja quest’espresso,
che arrivò con er web ad ogni utente.
“Bbrava, bbrava”, je disse allor la ggente,
“però  s’apri la bocca, annamo ar cesso”.





martedì 15 agosto 2017

Er presidente Boldrini (pasquinata)


Pasquino e Marforio, due statue parlanti di Roma, hanno sentito le ultime esternazioni della Boldrini, presidente della Camera dei deputati: sarà citato per lesa maestà chiunque osi messaggiarla con epiteti irriferibili. 
Questo è il dialogo tra le due statue.




 
 



















Er presidente Boldrini



"Er presidente de Monteccitorio,
la Boldrini, alla fine s’è incazzato.
Nun vol essere più, caro Marforio,
da tutti l’itajani perculato.

Dice che vol citare ‘n tribunale
chi non la guarda, anvedi, co’ rrispetto;
nun vol essere più trattata male,
e chi lo fa, dovrà pagà er dispetto."

"Caro Pasquì, se questo presidente
sta a tutti l’itajani sui cojoni,
ce dev’essere quarche 'nconveniente,
er motivo, la causa, le raggioni.

E le raggioni ormai sono un bel mazzo
e n’abbiamo sentite crude e cotte.
Se ‘sta Boldrini sta a tutti sur cazzo,
se cavi da le palle e bbona notte."




sabato 12 agosto 2017

La solitudine dei numeri zero



Ai Campionati mondiali di atletica leggera di Londra attualmente in corso stiamo assistendo alla ormai solita disfatta italiana in ogni settore.
Velocità, fondo, mezzofondo, lanci (del peso, del disco, del martello, del giavellotto), salti (in alto, in lungo, triplo, con l’asta), ostacoli, siepi, insomma tutto quanto fa atletica leggera, sia al maschile che al femminile, vedono i nostri agli ultimi posti o quasi.
Manca poco ormai alla conclusione (domani 13 agosto), ma sappiamo già che non sarà un happy end: non solo nessuna medaglia, ma nemmeno un onorevole piazzamento, del tipo passaggio alle finali (tranne Marco Lingua nel martello).
Tutta la nostra “meglio gioventù” è stata implacabilmente fatta fuori nelle fasi eliminatorie.
Un pianto greco.
Per consolarci un po’ (ma forse la cosa rattrista di più) bisogna tornare ai ricordi del passato, a Berruti, Mennea, Dorio, Simeoni, Di Martino…
Non c’era specialità, nella "regina degli sport", in cui qualche italiano e italiana non primeggiasse.
Non si può nemmeno accettare la scusa che ora stanno dominando gli atleti di colore. Abbiamo visto in questi campionati cadere il mito di Usain Bolt, mentre molti atleti “caucasici”, cioè bianchi, si son presi le loro belle rivincite, in ogni categoria. Norvegesi, cechi, ungheresi, francesi, polacchi, tedeschi, inglesi, olandesi, turchi… con medaglia d’oro al collo, maschi e femmine. E del resto anche noi abbiamo atleti "colored".
Rimarrà storica la sconfitta di Usain Bolt, addirittura terzo nei 100 metri piani, con un tempo da lumaca (9,95), lui che detiene il record della velocità a piedi (9, 58), battuto dall’uomo più fischiato dal pubblico (Gatlin).
Ma Bolt ha fatto la storia dell’atletica e il suo nome, come il suo record, rimarrà negli annali per decenni.
Saranno invece cancellati dalla memoria, anche a breve termine, quelli dei nostri atleti, che dopo le pietose prestazioni, davanti ai microfoni hanno piagnucolato scuse penose.
Gatlin ha vinto a 35 anni, altri anche in età superiore.
I nostri baldi giovani, di cui per pudore tralascio i nomi, invece di piagnucolare, si diano da fare seriamente o cambino mestiere. Non si può mantenere una banda di numeri zero per farci commiserare in mondovisione.
Il colmo dell’ironia è che molti vincitori di medaglie in questi campionati mondiali si allenano normalmente in Italia, nei nostri centri sportivi (Rieti, Formia, etc.).
Che dire? Becchi e bastonati.
O per dirla in altro modo: cornuti e mazziati.


Nella foto: la sconfitta di Usain Bolt, terzo nei 100 metri piani, dopo Justin Gatlin e Christian Coleman.



sabato 5 agosto 2017

Happy birthday, Charlie Gard!





















Ho sempre saputo che è diritto naturale dei genitori allevare ed educare la prole, prima di qualsiasi altra istituzione.
Lo è perfino nel regno animale.
Ma nel Regno Unito, quello che noi chiamiamo brevemente Inghilterra, non è così.  Gli imparruccati giudici dell'alta corte hanno deciso tempo e luogo della soppressione del piccolo Charlie Gard, togliendo ai suoi genitori ogni potere decisionale.
Il piccolo Charlie ieri avrebbe compiuto un anno. Ma i novelli Erode made in England hanno decretato la sua morte qualche giorno prima. Niente candelina, niente happy birthday.
Ai genitori, che volevano curarlo e avevano trovato luogo e modo, non rimane che portare un lumino al loro angelo, vittima della barbarie umana.
Una volta si diceva che l'Inghilterra era "la madre della democrazia".
Oggi questa espressione suona ridicola. Democrazia, no di certo, quella che non rispetta i diritti naturali. Parlare poi di madre mi pare proprio umorismo inglese, di quello nero.
Né madre né padre. Basta l'alta corte.
Meno male che c'è un'Altra Corte, molto più Alta, alla quale medici e parrucconi di sua maestà dovranno render conto.
Anche per questo credo in Dio.
Nella liturgia cattolica per la morte di un bambino viene cantato il Gloria e non il Requiem.
Per questo, per il piccolo Charlie, nella gloria di Dio, il gloria più bello.

Happy Birthday, Charlie! Pray for us!






giovedì 3 agosto 2017

Una “amatriciana” ad Amatrice

Risultati immagini per Monte Gorzano



Non è il massimo fare una bella mangiata dove quasi un anno fa il terremoto ha distrutto ogni immagine del “paese più bello del mondo”, come si legge ancora nei cartelli d’ingresso ad Amatrice.
E in effetti doveva essere proprio bello il borgo di Amatrice, luogo incantevole ai piedi boscosi delle cime brulle dei Monti della Laga.

D’altra parte mi è sembrato opportuno fare qualcosa per queste persone che ripetutamente chiedono di non essere lasciate sole.

E così il 1° agosto mi sono fatto più di 600 km (andata-ritorno) per portare il mio contributo personale nel gustarmi una “amatriciana” doc, servita in una struttura-ristorante in legno e grandi vetrate, con davanti il magnifico scenario del Monte Gorzano e accanto ad un bel numero di persone di ogni luogo.

Mi ero portato dietro per l’occorrenza una maglietta di lana, pensando al fresco della montagna. Amatrice è a quasi mille metri di altitudine, ma il caldo che ho lasciato ad Arezzo mi ha seguito fin lassù; e quando sono uscito dal “ristorante”, per fare una passeggiata e rendermi conto della situazione de visu (ma non si vede niente perché il borgo è transennato e custodito dalla polizia), ho dovuto togliere anche la canottiera.

Una amatriciana ad Amatrice un anno fa sarebbe stato il top per il buongustaio. Ora è un modo apprezzato per fare qualcosa di buono, oltre che ricevere qualcosa di ancor più buono.

Mi ha commosso un ponticello col nome “Ponte della rinascita” e con una frase del sindaco Pirozzi. È un ponticello di pochi metri e di piccola ampiezza, giusto lo spazio per lo scambio di due automezzi. Attraversa un piccolo corso d’acqua, quasi asciutto in questa torrida estate.
Ho visto le piccole case in legno, e a parte i turisti, pochissime persone del luogo.
Forse sarà stato il caldo, forse l’imbarazzo o la dignità di persone ferite nel profondo.
E quando ho ripreso la strada del ritorno, che sale sopra il paese per unirsi poi alla Via Salaria, ho potuto notare in distanza alla mia destra il borgo “più bello del mondo” ridotto a un cumulo di macerie su cui si erge una torre smozzicata.

Ho accostato la macchina al bordo della strada e mi sono fermato per qualche istante. Nel vedere tanto sfacelo mi sembrava di violare l’intimità delle abitazioni.
Sono ripartito alla svelta, con grande tristezza e un po' di vergogna.
Dimenticavo. Il pranzo completo, con l’amatriciana, mi è costato 10 (dieci) euro, compreso il caffè.
Mi sono rifatto con le mance.



Nella foto: il Monte Gorzano, nei monti della Laga, il più alto del Lazio (2458 m). 

domenica 16 luglio 2017

La festa del Redentor a Venezia (con Vivaldi)




Nella grande festa del Redentor, che si celebra oggi a Venezia, mi piace riprendere in mano la penna, cioè la tastiera, e postare un festoso brano del più grande musicista della Serenissima Repubblica di S. Marco: Antonio Vivaldi, ovviamente.
Dedico questo magnifico e brevissimo salmo 116 "Laudate Dominum" (Coro a quattro voci miste, violini, viole e basso, RV 606) a tutti i cari amici e amiche del blog. 
In particolare però vorrei ricordare la cara Rossaura (Ross), veneziana e rossa di capelli, come Vivaldi; anche se lei ha una certa allergia per le feste religiose... Ma di certo salverà la musica del geniale "prete rosso" (1678-1741).



Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius
et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen.

Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti.
Poiché ha confermato la sua misericordia su di noi
e la verità del Signore rimane in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era nel principio e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.


Buona domenica a tutti, e buona festa del Redentor (mi raccomando, senza la e finale, se no i veneziani capiscono che non sei venessian...). 




martedì 13 giugno 2017

È arrivato il caldo! (con Antonio Vivaldi e S. Antonio)





L’estate è in arrivo, è tornato il caldo, e torno anch’io.

Mi piace il caldo.

L’ho scritto più volte, in prosa e in rima. Ma ancora non l’avevo detto in musica. Ora rimedio a questa mancanza postando un brano “caloroso”.

No, non sono andato a cercare l’hard rock, né una musica latino-americana.

Sono andato nel “classico”, perché è lì che si annida ogni genere musicale, compreso il rock.

Una musica calda, ma niente trombe, niente percussioni, niente voci svettanti o strumenti rumorosi.
Solo archi, che accompagnano due violoncelli.

Ma è possibile una musica "caliente" con la voce rauca e spesso un po’ nascosta del violoncello?
Giudicate voi.

Si tratta dell’Allegro finale del Concerto in Sol minore per due violoncelli (RV 521), del 1720, di Antonio Vivaldi. È lui il “maestro” degli archi.

Possiamo notare un tema sincopato (quasi uno swing), che passa dai violini ai violoncelli, oltre alla straordinaria verve dei due cellisti, che esaltano in modo perfetto la post-moderna partitura vivaldiana.

Ho scelto Vivaldi anche per un altro motivo. Oggi è la festa di S. Antonio da Padova.
Se si posta una musica, bisogna che l’autore sia l’Antonio più celebre.

Buon ascolto!




lunedì 29 maggio 2017

Trionfo Ferrari con Sebastian Vettel (e J. Sebastian Bach)





Trionfo Ferrari con una doppietta al GP di Montecarlo.

Era dal lontano 2001, cioè dall'inizio del secolo, che questo non accadeva, quando nel circuito cittadino più famoso del mondo vinse Schumacher, seguito da Barrichello.

Oggi (anzi ieri, ormai) la doppietta porta i nomi di Vettel e Raikkonen, dominatori della gara dall’inizio alla fine.

Veramente in pole c’era Raikkonen, ma dopo il pit stop Vettel lo ha superato di un soffio ed è andato poi a vincere alla grande.

Raikkonen c’è rimasto male, poveretto (si fa per dire); ma a noi interessa che le due rosse italiane abbiano finalmente buttato fuori dal podio le due bianche tedesche. Non se ne poteva più della… Merkel.

In compenso, visto che la vittoria è a due voci e il vincitore è tedesco (ma parla anche un po’ italiano), non ci rimane che postare una gran bella “Invenzione” a due voci di J. S. Bach. 
Sebastian come Sebastian Vettel.

L’ Invenzione è la n. 8, quella in F maggiore. F come Ferrari, ovviamente.
E il tempo è “Vivace”.

Più vivace di così…



martedì 18 aprile 2017

Venti di guerra, note di pace





Mentre in Corea soffiano venti di guerra e c'è chi si prepara a distruggere il mondo con mega-bombe, qualcun altro pensa ad un futuro più armonioso, imbracciando un violino-ino-ino e suonando la "Gavotta" in Sol minore di Giovanni Battista Lulli/J-B. Lully (Firenze 1632-Parigi 1687).

Vogliamo togliere il futuro a questa bambina coreana?

Ha tre anni, o poco più. Incredibile!

Che ne penserà Mozart o Paganini?




domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua a tutti e a Papa Benedetto (90 anni)






Il mio augurio di Buona Pasqua, con la gioiosa musica di Antonio Vivaldi: "Et resurrexit", dal Credo
in Mi minore, per coro a 4 voci miste, orchestra d'archi e basso continuo, RV 591.

E un augurio particolare al Papa emerito Benedetto XVI che oggi compie 90 anni (16 aprile 1927).

Buona Pasqua a tutti!



sabato 15 aprile 2017

Gli "improperi" (Victoria)





Tra i Responsori della Settimana Santa di Tommaso Ludovico da Victoria (1585) il “Popule meus”, a quattro voci miste, è certamente uno dei più belli.

È Gesù che si lamenta del suo popolo per le offese (gli “improperia”) ricevute nella sua dolorosa passione e morte.

Il mottetto a prima vista si differenzia dallo stile di Victoria, in genere ricco di pathos e armonicamente caratterizzato dal movimento delle parti.
Qui abbiamo praticamente un corale. Le parti si muovono pressoché in modo uniforme e a prima vista senza particolari spunti emotivi.

In realtà si tratta di un mirabile capolavoro d’arte e di fede.

Il movimento omofonico dà giustamente il senso di un dramma collettivo: è un popolo intero che ha peccato, che ha ricambiato con tutto il male possibile il bene ricevuto dal suo salvatore.
L’intensità del pathos non è appariscente, ma è ben presente a chi lo sappia scoprire con una lettura attenta della partitura.
Basterà sottolineare le due frasi finali, una greca e la sua traduzione latina: “Aghios athanatos eleison imas. Sanctus et immortalis, miserere nobis”.
Nella frase greca la parola “athanatos” (immortale) è collocata in una scala discendente e giunge alla nota più bassa del mottetto, quasi a ricordare che l’immortale Dio è sceso nella profondità della morte. 
Nella corrispondente frase latina la parola “immortalis” è posta invece in una scala ascendente e tocca la nota più alta: l’immortalità di Dio viene proclamata nella sua pienezza.

Rimasi a bocca aperta quando ascoltai da ragazzetto questo brano nella Cattedrale della mia città. Anche la doppia lingua, greca e latina, colpì la mia fantasia e si impresse nella mia memoria in modo indelebile.
Poi, da corista, ho avuto infinite occasioni per cantarlo, nella sezione dei tenori.

Un episodio particolare me lo ha reso ancor più caro. Con il coro eravamo stati invitati in Grecia per una serie di concerti nel 1978. Fu un’occasione per visitare quella terra, così cara a chi conosce il mondo classico. In una delle nostre gite fummo condotti ad Epidauro, dove c’è un bellissimo antico teatro con un’acustica perfetta. La guida ci fece collocare nelle gradinate e lui, lontano una cinquantina di metri, nel luogo dove recitavano gli attori, fece cadere una moneta in una lastra di pietra lì collocata. Sentimmo distintamente il suono della monetina che cadeva dalla sua mano…
Mentre eravamo nel mezzo di quell'antico teatro, si alzò da un lato un coro improvvisato di un gruppo tedesco che cantò  “Popule meus” di Victoria. 
Una emozione indescrivibile. In quel luogo, dove erano risuonate le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, ora risuonava questo canto corale che ricordava una tragedia ancor più sublime.

Non ho trovato nel web una esecuzione che metta nel giusto rilievo la bellezza del mottetto.
Ho scelto quello che mi sembrava il meno peggio. Ad esempio, è incomprensibile perché il direttore del coro si fermi ad ogni frase greca e alla sua traduzione latina; la partitura non ha pause. Direbbe Fosco Corti che c’è il pericolo di fare lo “spezzatino”. Anche le note espressive sopra ricordate non sono sufficientemente messe in risalto. 

Nonostante tutto, il mottetto è così bello che anche in una imperfetta esecuzione si può se non altro intuire la sua perfezione.



Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi.
Aghios o Theos. Sanctus Deus.
Aghios ischyros. Sanctus fortis.
Aghios athanatos, eleison imas.
Sanctus et immortalis, miserere nobis.

Popolo mio, che ti ho fatto? O in che cosa ti ho rattristato? Rispondimi!
Santo Dio, Santo forte, Santo immortale, abbi pietà di noi!




venerdì 14 aprile 2017

Venerdì Santo. La Croce di Cristo





Venerdì Santo. La morte di Dio.

Ma è solo il seme che, caduto in terra, porta frutto. Dalla morte e sepoltura di Cristo viene la nostra salvezza.

Quella morte porta alla Risurrezione, alla glorificazione di Gesù, e con Lui, anche alla nostra glorificazione.

La morte non è più la fine di tutto, ma principio di vita nuova.
Una vita nuova che inizia fin da ora, fin da questo momento che scrivo. Non siamo più esseri senza speranza, ma uomini e donne salvati.

Fin da ora sperimentiamo la salvezza di Cristo, in tutto ciò che facciamo e in tutto ciò che ci accade. Anche nei momenti più bui della nostra vita.

Mi unisco alla comunità di Taizé per esprimere col bellissimo canto di Berthier questi sentimenti.


Per crucem et passionem tuam 
libera nos Domine, libera nos Domine, 
libera nos Domine, Domine.

Per la tua croce  e per la tua passione
liberaci Signore, liberaci Signore,
liberaci Signore!





mercoledì 12 aprile 2017

Tempo di Passione ("Voglio piangere")





La Settimana Santa è la settimana più importante dell’anno. Non soltanto per la Cristianità, ma per il mondo intero.
La passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo hanno cambiato la storia dell’umanità.

I “soliti noti” avranno da fare le “solite” osservazioni critiche ai duemila anni di Cristianesimo.
Cominciò l’impero romano, con tre secoli di persecuzioni, e a quanto pare non sono finite. Dovunque i cristiani sono minoranza (ma anche dove sono maggioranza) sono perseguitati.

Solo per ricordare gli ultimi martiri, domenica scorsa, Domenica delle Palme, in Egitto 47 cristiani sono stati uccisi in Chiesa, e un centinaio feriti, mentre pregavano, a Tanta e ad Alessandria da terroristi islamici.
In questi ultimi anni intere e antichissime comunità cristiane, di età apostolica, sono state spazzate via dagli islamici.

La persecuzione in Europa è più subdola; qui si cerca di bandire la fede cristiana dalla sfera pubblica e di ridurla al silenzio delle catacombe.
Ovviamente questa operazione di “sotterramento” non potrà vincere, perché Cristo è risorto, e con Lui ogni cristiano.

Il Cristianesimo continuerà ad essere l’ “anima del mondo”, perché solo Cristo ha parole di salvezza per l’uomo; per ogni uomo, di qualunque etnia, idea, religione e non-religione.
Non è presunzione. È semplicemente un Fatto, quello che ha portato alla coscienza dell’uomo (ne sia cosciente o no) ciò che realmente ha valore nella vita.
Tutto il resto è mondo vecchio, prima di Cristo, anche se uno pensa di essere nel 2017.

Prima della Risurrezione tuttavia c’è la durezza della Croce.
“Voglio piangere”, sono le parole tratte dall’ Oratorio “La Maddalena a' piedi di Cristo”, di Giovanni Bononcini (1690). È il sentimento di ogni fedele in questi giorni che precedono la Pasqua.

Bella l’interpretazione del soprano Lavinia Bertotti, scomparsa prematuramente nel 2016.  





Voglio piangere,
sin che frangere
possa il nodo che mi lega.

Sempre il cielo
apparve amico a' desiri,
a' sospiri d'un' alma che prega.



domenica 9 aprile 2017

Le Palme. Canto di Osanna





Domenica delle Palme. Gesù entra in Gerusalemme,  accolto festosamente dal popolo con rami di palma e di olivo. 

Anch'io mi unisco al coro degli osanna in suo onore con il "Canto di Osanna" dei Delirium. Il testo e la voce è di Ivano Fossati, la musica di Nico di Palo (dei New Trolls).

Mi sembra ieri, quando questa bellissima canzone risuonava nei locali pubblici e nei nostri giradischi.
Era il 1971. Un'epoca di grandi speranze, di sogni ad occhi aperti, di vivacità esuberante.

Oggi, di quell'epoca, di quei sogni, di quella gioia  è rimasto poco, purtroppo.

Ma rimane sempre Lui e la sua città, in cui entra come "Rex pacificus", come Re di pace.

Osanna! 








mercoledì 5 aprile 2017

Alle radici della musica classica (Frescobaldi)




Per i nottambuli come me una musica adatta alle ore piccole.

Naturalmente la voce dello strumento non può che essere leggera e dolce.
Niente di meglio della chitarra classica, e di una composizione alle radici della musica classica.

L’autore è il grande Gerolamo Frescobaldi (1583-1643), innovatore delle armonie e della tecnica organistica.

Il pezzo musicale è l’aria con variazioni denominata “La Frescobalda” (1627), nell’adattamento per chitarra di Andrés Segovia (il brano originariamente è scritto per organo).

Buona notte e/o buon giorno!



lunedì 3 aprile 2017

Uno spettro si aggira per il mondo





Qualcosa di diabolico si aggira per il mondo, e oggi ha mostrato il suo ghigno infernale nella metropolitana di San Pietroburgo.

Una bomba è stata fatta esplodere dentro un vagone colmo di passeggeri, con conseguente carneficina, che poteva essere ancora più orrenda se non fosse stato disattivato un secondo ordigno più potente del primo.

Quattordici morti e oltre quaranta feriti è il tragico e provvisorio bilancio dell’attentato, quasi certamente di matrice islamista.

Non ci sono più parole per esprimere l’esecrazione e lo sdegno verso i vigliacchi attentatori, che si spera vengano quanto prima identificati e puniti in modo esemplare.

Nessuna giustificazione può essere addotta per questi crimini, indegni dell’essere umano; chi cerca motivazioni ne è, consciamente o meno, connivente.

Sappiamo che esistono degli islamici che esultano di fronte a questi attentati, e non si rendono conto che si attirano addosso l’odio di un crescente numero di persone, anche le più ben disposte nei loro confronti.

Per onorare le vittime innocenti di questo ennesimo attentato propongo di ascoltare la “Danza Infernale”, tratta dal balletto “L’uccello di fuoco” (1910) di Igor Stravinskij, eseguita dal giovane ma già affermato pianista russo Daniil Trifonov.

Una risposta della genialità musicale russa contro la barbarie del terrore.




domenica 2 aprile 2017

Primavera vien danzando...





La musica, come la poesia e ogni altra forma di arte, ha nel corso della vita di una persona uno sviluppo e una evoluzione continua.

I motivi sono evidenti. Cambia l’età, aumenta la conoscenza, i gusti si modificano, le cose ci appaiono in modo diverso.

Non sono pirandelliano, anche se Pirandello è uno dei miei autori preferiti; qualcosa rimane ben fermo nella nostra identità personale e nei nostri gusti artistici. Ma certamente ci sono dei cambiamenti.

Dapprima Mozart, poi Beethoven, quindi Chopin. I suoi Notturni accompagnavano le mie nottate di studio…
Avendo anche la possibilità di suonare il pianoforte (in maniera dilettantesca, intendiamoci!), con maestri di grande valore, e di cantare in un gran coro, ho potuto conoscere tutti i grandi della musica classica: Bach, Haendel, Vivaldi, Monteverdi, Victoria, Palestrina, il Gregoriano...

Mi sembrava troppo sdolcinato Schubert, troppo freddo Liszt con quella sua tecnica debordante, incomprensibile Wagner, e insignificante Debussy.
Rifiuto assoluto della musica novecentesca, dalla dodecafonia alla musica sperimentale.

Andando avanti nell’età ho cominciato a tralasciare sempre di più gli autori della mia giovinezza, e ho cominciato ad avvicinarmi e capire un po’ meglio il "pathos" dei brani di Schubert, il genio di Liszt, la “musica totale” di Wagner, le “impressioni” di Debussy, le armonie dodecafoniche di Dallapiccola, Bartòk e Petrassi, il “vitalismo” di Orff, lo sperimentalismo di Romano Pezzati, e così via.

Un punto di riferimento dell’inizio della musica moderna è certamente la “Suite Bergamasque” (1905) di Claude Debussy. Notissimo al suo interno “Clair de lune”.

Questa notte mi piace riascoltare l’ultimo movimento della Suite, forse meno conosciuto, il brillante “Passepied”, una danza francese del secolo d’oro, quello del Re Sole.

E pensare che non apprezzavo Debussy…


sabato 1 aprile 2017

1° Aprile. Niente pesce (Telemann)





Il mese di aprile “apre” alla primavera, al sole, alla bella stagione, e al periodo pasquale.

Lo voglio aprire non con un pesce, ma con una mirabile “Aria” del “Magnificat”  di Georg Philipp Telemann (1681-1767), grande musicista tedesco, oggi un po’ dimenticato, ma molto apprezzato ai suoi tempi, amico di Händel  e di Bach, dei quali era coetaneo (un anno più giovane).

È stato probabilmente il più prolifico compositore della storia (si dice che  abbia composto più di 5.000 opere!).
Da questa sua facilità nel comporre rimase colpito perfino Händel (che quanto a “fecondità” non scherzava), il quale ebbe a dire che Telemann era in grado di scrivere un mottetto a otto voci più velocemente di una normale lettera.

Ma questa sua dote non era a scapito del valore artistico, come dimostra anche il brano che propongo, magnifico, come è giusto che sia per il “Magnificat”, il canto di lode di Maria per le grandi opere del Signore.

Si tratta del Magnificat in Sol maggiore (TWV 9, 18), con adattamento di Kurt Redel, eseguito dalla Munich Pro Arte Orchestra.

Buon mese di Aprile!


La versione originale qui: https://youtu.be/T0XBInJuVcA

Die Hungrigen füllt er mit Gütern
und lässt
die Reichen leer.
Er denkt der Barmherzigkeit
und hilft seinem
Diener Israel auf.


Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.




lunedì 27 marzo 2017

Un fischio che non muore





Ieri è morto Alessandro Alessandroni (18 marzo 1925-26 marzo 2017).

Molti diranno: “Chi era costui?” 

In effetti non era un personaggio famoso per qualche straordinario motivo, se non quello di avere un “fischio” perfetto.

Sì, un fischio. Suo è quello della trilogia dei film western di Sergio Leone. 
Alessandroni era anche un ottimo musicista, ma la sua specialità era proprio il fischio.

In particolare mi piace ricordare il primo della serie: “Per un pugno di dollari”.

Ogni volta che guardo questo film, oltre alla soddisfazione di gustare un capolavoro, provo un sottile piacere per una piccola vittoria personale.

Quando uscì il film, nel 1964, la critica cinematografica dominata dai soliti intellettuali ideologizzati lo stroncò. Di fronte al neorealismo italiano ancora in voga, oppure alla cinematografia “impegnata” che stava dominando, questo western così rozzo e improbabile, e senza valori sociali, oltretutto copiatura di un film di Kurosawa, sembrò qualcosa di incomprensibile e da gettare al macero.

Io ne rimasi incantato. Non avevo mai visto né udito nulla di simile in una sala cinematografica.

Anzitutto una musica affascinante, con il suono dello scacciapensieri, le note della chitarra elettrica, addirittura il fischio, e quella tromba svettante che disegnava una linea melodica appassionata e drammatica al tempo stesso.

Poi un linguaggio ridotto ai minimi termini; una specie di ermetismo plebeo. Alla fine del film si potevano ripetere tutte le battute, alcune diventate subito proverbiali, a partire dal titolo. E si poteva soprattutto “fischiare” anche noi il caratteristico motivo della colonna sonora.

Ovviamente fecero impressione soprattutto le incredibili scene di violenza, portata in primo piano in tutta la sua crudeltà e sadismo; una crudeltà mai vista prima in quella forma così esplicita, dal massacro di Rio Bravo a quello dei Baxter, dal pestaggio bestiale del pistolero senza nome (ma Joe), alle violenze sul suo amico locandiere.

Il tocco di femminilità, dato da Marisol (Marianne Koch), aggiungeva una nota di grazia in quel mondo disumano.

Il duello finale raggiunge le vette dell’epica, non meno del duello tra Ettore e Achille, o se vogliamo,  di Odisseo contro i Proci.
L’astuzia di Joe contro la ferocia di Ramon, la forza vendicatrice contro la prepotenza senza limiti, la giustizia contro il delitto.
Alla bellezza degli esametri di Omero corrisponde adeguatamente la musica di Morricone.

La gente che usciva dalla sala aveva la mia medesima impressione. Avevamo assistito non ad un film, ma ad un evento, mentre già qualcuno fischiettava il motivo iniziale, quello di Alessandroni (ma allora si pensava a un motivo realizzato con strumenti elettronici).

Oggi tutti esaltano Sergio Leone, Ennio Morricone, Clint Eastwood (tutti illustri sconosciuti allora); oltre a Gian Maria Volonté (che fu criticato per questa sua partecipazione “disimpegnata”), il quale riesce a dare il meglio di sé proprio qui, con un personaggio tanto odioso, quanto convincente.

Non solo il film ebbe un successo strepitoso, ma si rivelò come un inizio di un nuovo genere, il western all’italiana; e molto di più ancora. Il crudo realismo di Sergio Leone (come a suo tempo fece Caravaggio) è divenuto un “topos” artistico nella filmografia. Dopo quel film il cinema ha cambiato davvero vestito.

Non voglio dire che la violenza, per di più gratuita, vada bene; anzi!
Voglio solo dire che da allora ogni aspetto della realtà, anche il più crudo, è stato messo a tema.

Non sempre con la genialità di Sergio Leone.

Presento il primo brano che appare nel film, durante lo scorrere dei titoli di testa: "Titoli",ovviamente  di  Ennio Morrricone, con il motivo fischiato da Alessandro Alessandroni.

Lo presento dal disco tratto dalla colonna sonora. Chi non ha avuto tra le mani questo disco, con questa mitica copertina, non può capire l'emozione che provammo quando lo vedemmo.


E un omaggio a un “grande” musicista. Un fischio che non muore più.

Grazie, Alessandro Alessandroni! 

RIP







giovedì 23 marzo 2017

Per le vittime dell'attentato di Londra





L’ orrendo attentato islamista di ieri a Londra ha causato la morte di 3 persone (oltre all'attentatore) e il ferimento di altre 20, tra cui due italiane.

A un anno esatto dall’attentato di Bruxelles, dobbiamo ancora registrare un ennesimo atto di barbarie.

Voglio onorare le vittime innocenti con le note del più grande musicista inglese, se pur tedesco di nascita, Giorgio Federico Händel.

La solenne "Sarabanda" (dalla Suite n. 4 in Re minore HWV 437, anno 1733) è la degna risposta ad un atto vile e barbarico, che ha insanguinato una città e una nazione che sono il simbolo stesso della democrazia.