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domenica 2 settembre 2018

Una giornata di sfide: una persa e una vinta





La bruciante sconfitta della Ferrari a Monza, e soprattutto la vittoria della Mercedes e dell'antipaticissimo (sportivamente parlando) Hamilton, mi hanno guastato il pomeriggio di questa domenica.
La vittoria sembrava a portata di mano, quasi una formalità, per la Ferrari in doppia pole. Purtroppo la fortuna aiuta gli audaci, e Hamilton lo è stato. Vettel è stato un po' ingenuo e peggio ancora lo è stato il "muretto" del Cavallino, che si è lasciato ingannare dalla finta strategia dei pit stop degli avversari. Così Raikkonen si è trovato a macinare giri su giri distruggendo le gomme, mentre Hamilton ha potuto usufruire di un cambio di gomme fresche al momento giusto e ha potuto vincere tra i fischi dei tifosi italiani.
In compenso però un'altra sfida mi ha risollevato il morale. Nel tardo pomeriggio ad Arezzo oggi si correva la Giostra del Saracino, una sfida storica tra i quattro quartieri della città. Ha vinto a mani basse, anzi, a lancia in resta, il quartiere gialloblu di Santo Spirito, il mio quartiere. Grande festa e bandiere al vento.
C'è anche da dire che tra le due sfide di oggi, una persa e una vinta, c'è anche un certo legame: sia la Ferrari che la città di Arezzo hanno come stemma il Cavallino rampante. Il simbolo di gente battagliera.
Tra molta delusione e un po' di consolazione occorre rifugiarsi nella musica, dove anche lì però troviamo sfide celebri, vere o immaginarie.
Tra quelle immaginarie viene subito in mente il duello pianistico nel film La leggenda del pianista sull'oceano, del 1998, tra "Novecento" e Jelly Roll Morton.
Un'altra grande sfida, questa volta reale, avvenne  a Roma nel 1707 tra  Händel e Domenico Scarlatti, conclusasi in parità, a quanto dicono i cronisti del tempo: Händel più bravo all'organo, Scarlatti al clavicembalo. La sfida tra i due è stata riprodotta anch'essa in un film sulla vita di Händel: God Rot Tunbridge Wells, del 1985, di cui ho già postato la scena cult.
Celeberrima nel 1781 quella tra Mozart e Clementi, al pianoforte (anzi, al "fortepiano"), anch'essa finita in parità secondo l'augusto giudizio dell'imperatore Giuseppe II e dell'imperiale consorte.

Meno conosciuta forse, perché del tutto improvvisata e salottiera, ma non meno affascinante, quella tra Chopin e Liszt, i più grandi pianisti dell'800, e non solo. Chopin era amico di Liszt e lo considerava giustamente il più grande pianista esistente.
Nel film Chopin,un amor imposible, del 2002, incentrato sull'amore davvero "impossibile" tra il grande musicista e la celebre scrittrice George Sand, si fa riferimento, in una scena davvero geniale, al confronto sulla tastiera tra il virtuosistico Liszt, "dalle lunghe dita", e il più affascinante e delicato, ma non meno abile pianista, Chopin, nel 1837. Sembra che in quella occasione egli abbia detto a Liszt, che aveva suonato musiche di Chopin con abbellimenti improvvisati, di suonare ciò che lui aveva scritto e non altro.
Il film presenta in maniera quasi caricaturale la figura di Liszt, che è invece un genio musicale e non solo il più grande pianista forse mai esistito.
In realtà al regista del film interessa sottolineare l'esprit de finesse di Chopin, con cui affascinò la romantica e femminista ante litteram George Sand, per un amore rivelatosi poi tumultuoso.
Ma al tempo stesso il film continua lo stereotipo, duro a morire, che Liszt sia soprattutto un virtuoso della tastiera, e non il sommo musicista che realmente è stato e rimane.
Proprio da questo film polacco, Chopin: un amor imposible, riporto la scena madre del confronto tra i due amici e "rivali".
Non sto a ricordare i brani suonati da entrambi; sono troppo noti e offenderei chi legge.
Una sola cosa li accomuna: la bellezza sublime di quelle note, che mi hanno fatto dimenticare sfide vinte o perse.

Buon ascolto!







martedì 10 aprile 2018

La vittoria di Viktor (Orbán)





Voglio festeggiare la grande vittoria di  Viktor Orbán nelle elezioni ungheresi di domenica scorsa.

Il suo trionfo (maggioranza assoluta e 4° mandato) ci fa capire che l'Europa non vuole e non può essere quella dei burocrati e dei massoni, ma un' Europa dei popoli forgiati nei valori della civiltà cristiana.

L'Ungheria e il Gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ci fanno anche capire che il fenomeno dell'immigrazione islamica non è affatto irreversibile: in quelle nazioni non entra nessuno se non dopo essere passato ai raggi X.

Del resto l'Ungheria è sempre stata una nazione con le palle: Santo Stefano, Mattia Corvino, Sándor Petöfi, Imre Nagy, e ora Orbán.

Una bella lezione per tutti coloro che hanno già calato le brache, e un altro ennesimo esempio per il nostro futuro governo.

Ho sempre avuto un debole per l'Ungheria (la patria del canto corale moderno, con  Kodály e Bartók), e per Liszt, il più grande virtuoso del pianoforte. La sua Rapsodia n. 2 in Do diesis minore dà la misura della sua immensa grandezza artistica, oltre che della sua genialità tecnica.






domenica 31 agosto 2014

Finire agosto in bellezza





È stato un agosto “horribilis” sotto molti punti di vista.

Del tempo è meglio non parlare, specialmente con i vacanzieri e gli albergatori. Speriamo nel settembre.

L’economia, stando ai dati, sembra fare acqua da tutte le parti. In linea con il tempo. Speriamo nello "sblocca Italia".

Drammatica la situazione in Ucraina, e tra l’Ucraina e la Russia. Nazionalismi sopiti con la forza dall’ex Unione Sovietica, ora vengono a galla. Speriamo che prevalga la diplomazia e tacciano le armi. Cedant arma togae, direbbe Cicerone (e il Manzoni). Riuscirà la Mogherini, nuova Lady Pesc, nell’impresa? Ce lo auguriamo tutti di cuore.

È riesplosa in tutta la sua crudezza la lotta tra Israele e la Palestina, ma che ora sembra aver trovato l’ennesima tregua. Speriamo che duri.

Ma ciò che più ha caratterizzato in peggio questo mese è il terrorismo islamista in Iraq, con la proclamazione addirittura di un “califfato”. Se non fosse una cosa tragica, sarebbe comica. Voler riportare l’orologio della storia indietro di oltre un millennio è come voler tornare a viaggiare col cammello e con il mulo.

Massacri in massa, “pulizia” etnica e religiosa, conversioni forzate, esecuzioni capitali pubbliche e trasmesse in diretta. Nemmeno nei film dell’orrore si è mai vista tanta barbarie.

Particolarmente orrenda la sorte delle donne. Già di per sé nel mondo musulmano hanno un “trattamento di sfavore” da parte dei signori maschi, e non starò qui a fare la litanie delle umiliazioni che il mondo femminile deve subire. Basterà dire che il vicepremier turco (!) ha perfino “invitato” le donne a non ridere in pubblico (?).  Egli ha fatto poi marcia indietro, ma solo “la pensata” è illuminante... E siamo nella ex laica Turchia, quella che dovrebbe entrare a far parte della Comunità Europea.
Le donne turche (in gran numero) hanno risposto twittando scarpe femminili, come risposta alla provocazione maschilista: una “rivolta delle scarpe”, quasi a dire: state attenti, cari uomini, che alla fine ve le tiriamo in faccia.

Penso proprio che il fanatismo islamista finirà, o almeno perderà la sua battaglia, non solo con l’orrore che suscita in tutte le menti sane, ma soprattutto quando il mondo femminile islamico prenderà piena coscienza della propria condizione sociale e comincerà a tirare le scarpe, non solo in senso virtuale. 

Quando vedremo una pianista araba suonare il piano alla stazione ferroviaria di Saint Pancras di Londra musiche di Liszt, Chopin, Beethoven, come ha fatto Valentina Lisitsa il 12 marzo 2013 in attesa del treno in ritardo per neve, allora sarà difficile che venga in mente a qualcuno di fare attentati.
La bellezza della musica e la bravura della pianista fanno passare ogni cattivo pensiero.

Per la precisione, la grande pianista ucraina esegue nel video El Contrabandista di Liszt (parte iniziale), il 2 Notturno di Chopin (op. 9), un brano dal 1 mov. dell’Appassionata di Beethoven (Sonata 23), uno dalla Totentanz di Liszt e la parte finale del Contrabandista. 

In realtà la Lisitsa ha eseguito i brani completi, come si può vedere in You Tube, ed altri brani ancora, di Liszt e Rachmaninov). Un vero e proprio “Street Concert” su di un pianoforte sgangherato (oltre all’accordatura, manca nel terzo Sol perfino la copertura!), che solo i grandi e veri artisti hanno l’intelligenza e l’umiltà di fare.

Buon mese di Settembre!


mercoledì 17 aprile 2013

Omaggio alle vittime di Boston












 





Nel trionfo della primavera di questi giorni, il trionfo della morte.
 
Menti criminali hanno insanguinato a Boston la più significativa manifestazione dello spirito sportivo: la maratona.
 
Una maratona affollatissima che lunedì scorso, 15 aprile, festeggiava il Patriot's Day, l’inizio della Guerra d’Indipendenza americana.
 
Tre morti accertati, tra cui un bambino di 8 anni, e almeno 176 feriti, di cui 17 gravi. Un vilissimo e orrendo attentato, con due bombe rudimentali, ma purtroppo micidiali, che hanno fatto ripiombare gli Stati Uniti nell’incubo dell’11 settembre.
 
Contro la barbarie e la follia non c’è che da opporre la forza della civiltà e della ragione.
 
E la bellezza della fraterna convivenza.
 
Una bellezza che si fonda sui valori più alti dello spirito umano.
 
Per onorare le vittime dell’attentato, e per rimarcare la ferocia criminale degli attentatori, scelgo una delle più drammatiche pagine musicali: la Totentanz (danza funebre) di Franz Liszt, nella sua versione pianistica, con la straordinaria performance di Valentina Lisitsa.
 
Si noti come il tema sottostante al diluvio di note sia il Dies Irae gregoriano, il canto più tipico dell'antica liturgia funebre.

http://youtu.be/zGBXA1tBiLw




venerdì 4 gennaio 2013

I colori dell'Epifania


 
 
L’Epifania è la "manifestazione" di Gesù come Salvatore del mondo, rappresentato dai Re Magi.
 
La gioia epifanica è la gioia di tutte le genti e di tutti i popoli.
 
Nessuno fino a Gesù aveva osato parlare dell’unità del genere umano; neanche lo aveva immaginato. In compenso perfino i più grandi pensatori e filosofi avevano diviso l’umanità con ogni genere di discriminazione: liberi e schiavi, civili e barbari, razze superiori e razze inferiori, popoli eletti e popoli reprobi, caste sociali invalicabili, e via sezionando.
 
Il messaggio cristiano spezza ogni barriera politica e sociale:  “Non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti siete uno in Cristo Gesù” (Paolo ai Galati, 3, 28).
 
Tutto ciò che è avvenuto dopo la “rivoluzione cristiana” non è altro che una ripresa di questo “lieto annuncio”, magari con qualche retromarcia e tragici sbandamenti storici.
 
Ci prepariamo alla festosa venuta dei Re Magi con una esaltante musica di danza: il “Grand Galop Chromatique” (1838) di Ferenc (Franz) Liszt.
 
I Re Magi, secondo la tradizione, giunsero con cammelli e dromedari, e non certo al galoppo. Ma noi li accogliamo con una danza sfrenata.
Si tratta della “liberazione” del genere umano dalla schiavitù dei vari razzismi, ancora duri a morire.
Se non ora, quando si deve saltare dalla gioia?
 
Al pianoforte, l’insuperabile interprete dell’impossibile Liszt, György Cziffra.
 
Quello che è stato detto per il binomio Bach-Gould, si può dire per Liszt-Cziffra: Cziffra non esegue Liszt, ma è Liszt.
 
E per favore: qualcuno non venga a raccontarci che Liszt è solo virtuosismo. Altrimenti, direbbero Bud Spencer e Terence Hill, ci arrabbiamo...
 
Buona Epifania in arrivo!



 

giovedì 3 gennaio 2013

Gli gnomi, lo spread (e Liszt)




Gli gnomi di Zurigo e tutti i banchieri del mondo oggi (ieri) hanno avuto una buona giornata (ma ne hanno di cattive?)

Perfino l’Italia ha visto scendere il suo famigerato spread a livelli nani, per la gloria della patria e per la soddisfazione della Merkel.

Speriamo che tutto questo sia di buon auspicio...

Noi ci ascoltiamo comunque la “Danza degli Gnomi” (Gnomenreigen, 1863) dell’ungherese Ferenc (Franz) Liszt, il mago del pianoforte.

Il brano intende riprodurre con le note il saltellare e il piroettare di questi spiriti folletti. Un concentrato di difficoltà tecniche e di raffinatezze digitali che solo Liszt riesce a confezionare...

Alla tastiera uno dei massimi virtuosi del piano del XX secolo, anch’egli ungherese, György Cziffra (1921-1994).

Gli gnomi possono iniziare la loro funambolica performance.

Hanno saputo dei guadagni in borsa.


domenica 17 giugno 2012

Europei di Calcio. L'Ucraina di Mazeppa





Si stanno svolgendo in Polonia e Ucraina i Campionati Europei di Calcio 2012.
Per ora non voglio entrare in merito alle partite. Aspetto la qualificazione (o il biscotto...) della nazionale italiana.
Voglio invece porre l’attenzione su una delle due nazioni ospitanti, l’Ucraina.
Fino al crollo dell’URSS l’Ucraina era una delle tante repubbliche dello sterminato impero sovietico, e in pratica il suo granaio.
Con la conquista dell’indipendenza nel dicembre 1991 ha iniziato, se pur faticosamente, a scrollarsi di dosso il giogo russo della servitù politica e culturale, oltre che economica, che durava ormai dal tempo degli zar ed era stato tragico nel periodo staliniano.
Il tributo che l’Ucraina pagò alle follie del collettivismo forzato fu di oltre dieci milioni di morti, tra quelli ammazzati perché proprietari di terreni (i kulaki) e il resto della popolazione decimata da una lunga e spaventosa carestia.
Il desiderio di scuotere il giogo sovietico si manifestò in modo drammatico con altri milioni di morti durante la II guerra mondiale, quando gran parte degli ucraini accolse inizialmente i tedeschi come liberatori e combatté l’Armata Rossa. Quando poi capirono le mire espansionistiche della Germania hitleriana, gli ucraini si trovarono a combattere sia contro i tedesci che contro i sovietici.
Ma l’Ucraina era nata con una sua identità ben precisa, con la discesa dei Vareghi (Svedesi) nel cuore della pianura sarmatica e con l’insediamento in Kiev del principe Vladimir. La sua conversione alla fede cristiana nel 988 segnò l’inserimento dell’Ucraina nella civiltà europea, e divenne un avamposto contro l’espansionismo tartaro e  turco.
Nel periodo degli zar, l’Ucraina fu progressivamente assoggettata al dominio di Mosca.
La lotta per l’indipendenza ha nella figura di Ivan Mazeppa (1645-1709) il più celebre protagonista.
Capo dei cosacchi, non esitò a schierarsi con il re svedese Carlo XII contro lo zar Pietro il Grande.
La famosa battaglia di Poltava in Ucraina, nel giugno 1709, in cui Carlo XII fu sconfitto, segnò la fine del sogno del re svedese sul predominio in Europa e di quello di Mazeppa di una Ucraina indipendente.
Ai nostri giorni quel sogno di Mazeppa si è avverato, e senza battaglie cruente. Ma già nel periodo romantico e per tutto l'800 il Cosacco del Don, legato ad un cavallo in una folle corsa di tre giorni, era stato immortalato da un quadro di Géricault, dai poemi di Byron, Puskin e Victor Hugo, e dalle composizioni musicali di Liszt e Tchaikovskij, per ricordare gli artisti più noti. 
Franz Liszt ha dedicato a Mazeppa (1837) uno dei suoi 12 Studi Trascendentali, il IV, in Re minore, tra i più belli e i più difficili, se si può fare una graduatoria tra i suoi  “impossibili” e bellissimi studi.
Il sommo pianista ungherese segue la traccia del poemetto di V. Hugo (1829), e nell’incalzante e ossessivo tema descrive il drammatico castigo di Mazeppa, fino alla sua conclusione, che non è tragica, ma addirittura gloriosa. Mazeppa, trascinato e straziato dalla corsa del cavallo, ma rimasto vivo, viene alla fine acclamato “atamano” (capo) dal popolo cosacco.
Un’ultima osservazione, di carattere musicale. Talvolta si sente dire ancora che Liszt è essenzialmente un virtuoso del pianoforte, uno che ama “épater le bourgeois”, stupire il borghese, ingannare gli sciocchi con le sue funamboliche invenzioni pianistiche.
Niente di più sciocco. Liszt ha una capacità unica di far dire al pianoforte ciò che neppure un’orchestra riesce ad esprimere.
Lo dimostra, ad esempio, il confronto tra questo IV Studio  e il Concerto per orchestra con lo stesso titolo, del 1851.
Tra i due, per tornare ai Campionati Europei, non c‘è partita.

L'esecuzione del pianista russo Boris Berezovskij, noto per il suo virtuosismo, non ha bisogno di commenti. Basta guardare il sudore che gronda dalla sua fronte alla fine dell' "impresa"!




domenica 20 maggio 2012

Un maggio autunnale e insanguinato




Attentato criminale in una scuola di Brindisi, devastante terremoto in Emilia, nella cornice di una stagione più autunnale che primaverile.
Non un maggio odoroso, quest’anno, ma un maggio di lacrime e sangue. In senso vero, non solo come retorico modo di dire.
Per la giovane Melissa uccisa davanti alla sua scuola e per le sue amiche ferite. Per gli operai sepolti nei crolli del terremoto in Emilia e per le altre vittime del sisma, il mio omaggio e la mia preghiera a Dio.
Voglio anche esprimere tutto il mio sgomento per questi tragici avvenimenti con la drammatica “Totentanz” (Marcia funebre) di Franz Liszt, che riprende il tema del “Dies irae” gregoriano.
Con la morte non si scherza.

venerdì 15 aprile 2011

Omaggio all'eroico Vik!



Quando oggi ho saputo del vile assassinio di Vittorio Arrigoni sono rimasto esterrefatto.

Ho conosciuto Vittorio, Vik, tramite i suoi messaggi che venivano postati dalla carissima amica Audrey, e ho avuto modo così di apprezzarlo nella sua attività di costruttore di giustizia e di pace nei territori palestinesi.

Vittorio ha messo in pratica, laicamente, le Beatitudini ricordate nel Vangelo:

Beati i poveri, i miti, i puri di cuore, i misericordiosi, coloro che cercano la giustizia, coloro che soffrono (e Vik, prima di essere ucciso, è stato anche torturato), i costruttori di pace, i misericordiosi, i perseguitati per la giustizia; perché di essi è il Regno dei Cieli.

Chi ha osato violare un’anima così generosa, un cuore così puro, una persona che dedicava senza misura e senza contropartita tutta la sua vita alla causa dei più poveri, dovrà renderne conto a Dio, oltre che alla giustizia umana.

Tu invece, Vik, ti sei guadagnato l’ammirazione del mondo intero e, per ciò che credo, il trono della gloria che Dio riserva ai martiri.

Vorrei per te postare un grande canto di gloria; ma la ferocia e l’assurdità del tuo assassinio ci ricordano che esiste la malvagità umana, quella contro cui tu lottavi continuamente.

Il tuo invito “Restiamo umani”, con il quale concludevi i tuoi messaggi, è stato soffocato dalla barbarie omicida.

Per questo, per non dimenticare un atto così insensato e feroce, preferisco postare la “Totentanz” (Danza macabra), la più drammatica e geniale composizione per pianoforte e orchestra di Franz Liszt, finita di scrivere nel 1859, che riprende il tema gregoriano del Dies Irae, e cioè il giudizio di Dio.

Arrivederci Vik, e grazie di averti incontrato, anche solo virtualmente!


Amicusplato


domenica 6 marzo 2011

Per chi suona la Campanella?




Quello che è stato Niccolò Paganini per il violino, lo è stato Franz Liszt (1811- 1886)  per il pianoforte.

Con i suoi “24 Capricci”, Paganini (1782-1840) ha portato il virtuosismo nel suono del violino ai limiti delle possibilità umane.

Con i suoi “12 Studi di esecuzione trascendentale”, Liszt ha portato la tecnica pianistica a livelli impensabili, “trascendentali”, in ciò aiutato anche da due mani dalle dita lunghissime.

Oggi, ultima domenica di carnevale, lasciando per un po’ in secondo piano le drammatiche vicende che turbano la pace, faccio in certo modo incontrare i due grandi “virtuosi”, con un capolavoro di Paganini, trascritto per pianoforte da Liszt.

Si tratta del Rondò finale del Concerto n. 2 per violino e orchestra, in Si minore, “La Campanella”, op. 7, del 1826.

Venne trascritto da Liszt, nella sua forma definitiva, nel 1851.

Già è difficile l’esecuzione per violino, ma Liszt ha voluto abbondare.

Per citare solo due specie di difficoltà tecniche, ci sono lunghi trilli con l’anulare e il mignolo; e intervalli rapidissimi (di semicrome in tempo mosso) che superano l’estensione di due ottave, fino a tre (mezzo metro di pianoforte!), e con la mano sinistra…
In altre parole, in una frazione di secondo si deve saltare, con la mano sinistra, da una parte all’altra del pianoforte senza sbagliare nota, ovviamente.

Quest’anno è il secondo centenario della nascita di Ferenc (Franz) Liszt.

Questa sua trascrizione-capolavoro è un degno modo di ricordarlo.

Molto brava la pianista giapponese Aya Nagatomi.


martedì 5 ottobre 2010

Fratello sole, sorella luna: al pianoforte, Liszt!



La straordinaria figura di S. Francesco non solo ha mobilitato il popolo cristiano, e direi il mondo intero, nella via della pace e della fratellanza, ma ha anche ispirato artisti di ogni genere, che mi pare inutile ricordare, tanto sono noti, a partire da Dante e Giotto.

Del resto, lo stesso S. Francesco è stato un artista vero e proprio.
Il suo "Cantico di Frate Sole" è all'origine della letteratura moderna, ed è stato imitato perfino da Gabriele D'Annunzio nelle Laudi ("La sera fiesolana"). Ed è tutto dire...

Tra i musicisti contemporanei, le "Quatre petites prières" di Francis Poulenc (1948), per coro maschile, rimangono tra le composizioni di maggior prestigio e bellezza.

Ben più conosciute le musiche di Riz Ortolani, cantate da Claudio Baglioni (e da Donovan in versione inglese) nel film di Franco Zeffirelli "Fratello sole, sorella luna" (1972).

La melodia della canzone omonima ("Fratello sole, sorella luna") cantata da Claudio Baglioni, non è però di Riz Ortolani (come talvolta si pensa), ma si tratta di un canto medievale: "Sia laudato San Francesco".

Si trova nel celebre "Laudario Cortonese", un manoscritto della fine del XIII secolo, scoperto casualmente nel 1876 a Cortona. A partire dagli anni 1960-70 concerti e dischi lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Anche Franz Liszt rimase affascinato dalla vita di S. Francesco (di cui portava il nome); e proprio all'inizio della sua conversione alla fede cattolica e alla vita religiosa, nel 1862, compose in onore del Santo di Assisi il "Cantico del sol", che ebbe varie rielaborazioni.

Noi postiamo per brevità il "Preludio" di questo bellissimo Cantico, per pianoforte.

Mi ha colpito il fatto che la composizione è chiaramente ispirata dalle note iniziali di "Sia laudato San Francesco" del Laudario Cortonese, o se vogliamo, "Fratello sole, sorella luna".

Poiché il Laudario Cortonese è stato scoperto successivamente, bisogna pensare che Liszt conoscesse questo canto francescano per altra via.

Non può essere una coincidenza. E poi, le vie del Signore sono infinite...


giovedì 23 settembre 2010

Autunno a tempo di valzer, ma...




Per iniziare l’autunno il “Mefisto Valzer” di Franz Liszt (1861) mi sembra appropriato.

Tutti conoscono di Liszt il lato romantico e sentimentale (celebri i “Sogni d’amore”) e la sua straordinaria abilità pianistica, che si rispecchia negli “Studi di esecuzione trascendentale”, il non plus ultra delle difficoltà nella tecnica del pianoforte.

Pochi sanno invece che questo brillantissimo pianista e genio musicale sentì sempre più pressante il richiamo della fede cattolica, fino a lasciare gli ambienti salottieri e mondani per ritirarsi in un monastero a Roma e ricevere gli ordini sacri.

Il Mefisto Valzer è una delle prime e chiare manifestazioni del suo interesse per la fede.
Si tratta di una spettacolare descrizione musicale della figura di Satana, il Mefisto (o Mefistofele) della letteratura romantica, a partire da Goethe.

Liszt mette in atto ogni artificio pianistico per far emergere dal suono della tastiera l'immagine del diabolico tentatore, anzi di una batteria di satanelli, con i loro sogghigni beffardi, le loro astuzie e insidie ammalianti, a tempo di valzer. Alla fine però si svela tutta la loro malignità nelle drammatiche sequenze conclusive.

L’autunno è una stagione ambivalente, come questo valzer. Un periodo di luci e di ombre che, con leggero passo di danza, porta verso il buio della stagione invernale.

Oggi è anche la festa di S. Pio da Pietrelcina. Meglio ancora di Liszt, egli sapeva riconoscere Satana sotto le mentite spoglie di un’apparente giocosità.

Qualcuno ha detto che la più grande astuzia di Satana è quella di far credere che non esiste.

Ma non sa fare i coperchi…

Un elogio al giovane pianista bulgaro Bairas Karamenderes, molto bravo in questa "terribile" partitura.

martedì 18 maggio 2010

Rivoluzionario e virtuoso. Liszt



Le 19 Rapsodie ungheresi di Franz Liszt (1811-1886) sono un omaggio al popolo ungherese, che nel 1848 insorse per rivendicare l’indipendenza dall’impero autriaco.

Infiammata dalle parole del poeta Sandor Petőfi e guidata da Lajos Kossuth l’Ungheria cercò di diventare uno stato sovrano. La rivoluzione fallì, ma nel 1867 la nazione riuscì ad ottenere un'ampia autonomia.

L'ungherese Liszt celebra questi avvenimenti con le sue rapsodie. La Rapsodia n. 2, in Do diesis minore, è la più famosa e la più bella.

Intensa, appassionata, talora anche festosa, con un virtuosimo che non è mai fine a sé stesso, rappresenta la vittoria del bene contro il male. 

Un auspicio anche per la nostra nazione, e per l'Europa.

Spettacolare l’esecuzione del pianista croato Maksim Mrvica.

sabato 6 marzo 2010

Notturno, ma non è Chopin...



Non si può parlare di Notturni senza ricordare l’ungherese Ferenc Liszt (1811-1886) che nell’ultimo dei suoi tre Liebesträume (Sogni d’amore), pubblicati nel 1850, ne ha dato un esempio memorabile.

Il terzo Liebestraum è un Notturno, in La bemolle maggiore, che inizia con una tema cantabile, e in un crescendo sempre più mosso giunge a toni appassionati.

Il tutto impreziosito da raffinati virtuosismi e incantevoli soluzioni armoniche.

Grande amico ed estimatore di Chopin, insieme a lui ha rinnovato la tecnica pianistica e con i suoi “12 Studi di esecuzione tarscendentale” può essere considerato il Paganini del pianoforte.

Del resto, le sue mani dalle lunghissime dita gli permettevano soluzioni tecniche per altri inimmaginabili.

Gustiamoci il Sogno d’amore, n. 3, nella perfetta esecuzione di Arthur Rubinstein.