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sabato 18 novembre 2017

L'Italia pallonara nel pallone















E così la Nazionale
l’hanno esclusa dal Mondiale.
Fu la Svezia; disse seria:
“Niente Putin, né Siberia!”

Nel lontano ‘58
ero solo un ragazzotto;
anche allor, niente finale;
e io piansi da star male.

Ora sono più anzianotto
e non piangerò a dirotto
per chi gioca da coglione
e non sa cos’è un pallone.

Qui finisce l’agonia
di Buffon e compagnia.
Qui finisce l’avventura
del signor G. P. Ventura.


lunedì 11 luglio 2016

Zoppica, ma vince



















Perdere la finale del campionato europeo, perdere in casa propria, perdere quando hai già preparato il pullman per i festeggiamenti, perdere quando sei favorito da tutti i pronostici, perdere quando hai eliminato proditoriamente dal campo il miglior avversario, e perdere se sei francese, allora è una débacle su tutta la linea, col sapore del ridicolo.

Eh sì. Quel pullman già pronto prima della partita con la scritta "Champions d'Europe. Merci" fa apparire la sconfitta dei "galletti" una umiliante beffa.

E quell'intervento rugbystico sul ginocchio di Cristiano Ronaldo, neppure punito dall'arbitro (!), che ha fatto fuori CR7 tra lacrime di dolore fisico e psicologico, privando il Portogallo del proprio leader, è una macchia sportiva che rimarrà nella memoria di tutti. Quasi come la capocciota di Zidane a Materazzi nella finale mondiale di Berlino del 2006. 

Ma ai francesi interessava vincere, per fas et nefas.

Invece a Parigi ieri, come a Berlino nel 2006, i galli hanno dovuto abbassare la cresta.

E Cristiano Ronaldo con la sua squadra "operaia" ha portato il trofeo a Lisbona in festa.
Zoppicando, ovviamente.








venerdì 8 luglio 2016

Quel che è fatto è reso!
















La squadra di calcio della Germania il 2 luglio ha battuto ai quarti di finale di Euro 2016 l'Italia, che non era mai riuscita a battere  nella fase finale di tornei mondiali ed europei.
A sua volta la Francia ieri sera ha battuto in semifinale la Germania, che non riusciva a battere in gare ufficiali addirittura dal 1958.

Quel che è fatto è reso, si potrebbe dire. E con gli interessi...

Aggiungiamo che, come per l'Italia, si è trattato di un "suicidio calcistico" con il rigore mancato da Pellè, anche la Germania con la Francia ha fatto harakiri: una mano di Schweinsteiger nella propria area ha provocato il rigore che l'ha stesa. La seconda rete dei "galletti" è stata un surplus.

La nemesi storica della sconfitta della Germania, che aveva sconfitto l'Italia, si è personificata questa volta nell'arbitro Nicola Rizzoli da Mirandola. È stato lui a decretare il rigore contro i tedeschi. E un rigore che solo occhi di lince potevano vedere nella convulsa azione.

Chi di rigore ferisce, di rigore perisce.

Nella sconfitta dei tedeschi c'è ancora una volta lo zampino italiano.
In un modo o in un altro, l'Italia ha mandato a casa anche questa volta la Germania.
Con Rizzoli arbitro, anzi, giustiziere.



Nella foto: Rizzoli, dopo aver decretato il rigore, si accinge ad ammonire Schweinsteiger.

giovedì 17 marzo 2016

Come perdere una partita vinta




La rete validissima di Morata annullata alla Juve (sembra per ordine segreto della Merkel).

Dov'è il fuorigioco? Si guardino le linee d'erba (cliccare sulla foto per ingrandirla).




Occorre: 

Un arbitro che annulli una rete valida alla Juve, che vinceva.  
Un allenatore un po’ troppo “allegro” che a venti minuti dalla fine, in vantaggio di due (due!) reti, tolga il migliore in campo (Morata).
Una squadra che si dimentichi che le partite finiscono al 90° e non all’89°.
Un culo grosso come quello di Angela Merkel.
E poi, come si permette una squadra d’Italia, nazione di serie B, di dettar legge in casa della nazione A in Europa? 

Per questo il Bayern ha vinto. Anzi, la Juve ha perso.


mercoledì 22 ottobre 2014

La Roma dai sette colli (e dalle sette reti)


















La Roma prende 7 reti in casa dal Bayern Monaco. Ma non sarà stata colpa dell’arbitro?

Rudi Garcia ha dovuto suonare il violino sette volte.

E ha dovuto riconoscere, ai microfoni di Sky, che l’Olimpico non ha un’area di rigore di 17 metri, (come a suo parere lo Juventus Stadium) ma comprende tutto il campo. Infatti si è giocato ad una sola porta, la sua.

Hanno intervistato Totti, che ha detto: “È l’ora di dire le cose come stanno: la Roma dovrebbe fare una Champions League a parte”. Col Frosinone e lo Zagarolo.

Anche il direttore sportivo Walter Sabatini ha ripetuto, ampliando, i concetti già espressi dopo la partita con la Juventus: “Abbiamo subìto sette gol scientificamente irregolari. Solo il nostro era valido”. Insomma, Roma batte Bayern 1-0.

Il portiere saracinesca De Sanctis aveva mandato a dire a Buffon che gli avrebbe insegnato lui a vincere in Europa. Dopo la partita di ieri è stato subito sponsorizzato da una famosa ditta svizzera di groviera. Contratto milionario.

Roma, sette colli. 

E sette reti.


PS. Mi scuso con i tifosi  romanisti per il tono ironico del post, ma le cose dette da Garcia, Totti, Sabatini, ed altri,  dopo la partita con la Juventus erano state francamente sopra le righe.
E la débacle della Roma in casa è stata clamorosa.

Forza Roma!


lunedì 14 luglio 2014

Germania sopra tutti. Quando non c'è l'Italia...



















La Germania ha vinto il Campionato mondiale di Calcio 2014, battendo l’Argentina 1-0 al Maracanà di Rio de Janeiro, ieri 13 luglio.

Solo un'azione  eccezionale poteva mettere fine ad una battaglia (anche con qualche spargimento di sangue e alcuni contusi) tra due squadre pronte a morire piuttosto che arrendersi.

Ha vinto la Germania perché ha sbagliato di meno, con una prodezza del giovane Mario Götze, classe 1992, a 3 minuti dalla fine dei tempi supplementari: stop di petto di un cross da sinistra, mezza girata al volo e palla che trafigge l'incolpevole portiere Romero.

L’Argentina ha avuto più di un’occasione per passare in vantaggio, ma ha clamorosamente sbagliato davanti al portiere avversario, il formidabile Neuer. E nel calcio, come nella vita, chi sbaglia paga.

Dopo i brasiliani, ora sono gli argentini a piangere. Avevano invaso Rio a decine di migliaia, pensando di fare doppia festa: vincere il campionato e umiliare gli odiati padroni di casa in casa sua.

Hanno avuto una duplice indimenticabile lezione. Hanno perso, e sono stati canzonati.

La festa, meritatissima, è stata tutta per la nazionale tedesca.

Capita sempre così, quando questa non incontra la nazionale italiana...



domenica 13 luglio 2014

Siamo tutti brasiliani!
















Non ci voleva il dono della profezia per immaginare la sconfitta del Brasile nella finale per il terzo posto con l’Olanda.

Si trattava di capire se mai quante reti avrebbe incassato. Una tripletta, a zero.

Veder perdere il Brasile così, ci fa sentire tutti brasiliani. Troppa è la sofferenza che oggi il Brasile deve sopportare, per non essere solidali con lui.

Antipatico agli inizi del torneo, per gli evidenti aiuti arbitrali e per la spocchiosa presunzione dei suoi giocatori, dopo la perdita di Neymar, la disfatta con la Germania e la sconfitta con l’Olanda (propiziata da gravi errori arbitrali) anch’io mi unisco al pianto del popolo verdeoro.

L’Olanda invece è una squadra per me incomprensibile. Ha giocato la finalina per il terzo posto come se fosse la finalissima, e non ha giocato la vera partita, quella con l’Argentina, che la poteva portare dritta in finale. Nettamente superiore ai sudamericani - con un Messi spento e senza Di Maria infortunato- si è voluta abbassare alla roulette dei calci di rigore.

Deve essere una sindrome da “paesi bassi”. Ha paura di arrivare in alto, in cima.

E così l’eterna seconda del calcio mondiale questa volta è arrivata terza.



venerdì 11 luglio 2014

Dopo il dramma, la noia: Argentina-Olanda




Dopo il diluvio di reti abbattutosi sui brasiliani l'8 luglio scorso a Belo Horizonte, Argentina e Olanda si sono premunite e sono scese in campo il giorno dopo a San Paolo con l'ombrello.

Per due ore abbiamo assistito ad una partita che per varietà di azioni mi ha fatto venire in mente "Il deserto dei Tartari", e come strategia complessiva "Aspettando Godot". 

In effetti i 120 minuti (tempi regolari+tempi supplementari) sono stati interpretati da ambedue le parti come una pallosa (è proprio il caso di dirlo!) pratica da sbrigare per giungere alla squallida - se pur sempre spettacolare- soluzione dei calci di rigore.

Così, dopo lo psicodramma brasiliano della prima semifinale, abbiamo assistito allo psicofarmaco della seconda: un noiosissimo 0-0 che è riuscito a far addormentare anche me. 

Chi ha visto Messi? Qualcuno ha osato paragonarlo a Maradona... Sarà meglio che Messi si accontenti del suo nomignolo: "la Pulce". Comunque, vedremo meglio con i tedeschi in finale.

Qualcun altro ha visto Robben? In realtà una volta è riuscito a minacciare la porta argentina. Ma non sarà un po' troppo, in due ore di gioco?

I portieri sono entrati in azione solo sui calci di rigore. Mai impegnati durante la partita.

Le ragnatele della porta sono state ripulite dai rigoristi albiceleste con infallibile mira. Risultato finale: 4-2.

Il povero portiere orange, inoperoso per tutta la gara, ha continuato la sua inattività anche nella serie dei rigori.  Non ne è parato uno.

Invece Romero, vero eroe della serata, con due strepitose parate ha portato l'Argentina in finale: domenica prossima, al Maracanà di Rio de Janeiro, nel tempio del calcio carioca.

Così lo psicodramma del Brasile continua.  Da una parte, la Germania che lo ha eliminato, e dall'altra l'odiata (calcisticamente) Argentina. 

Senza parlare della finalina di sabato: riuscirà il Brasile (questo Brasile...) a battere l'Olanda?

Prepariamoci a due scontri da western all'italiana: regia di Sergio Leone, musica di Ennio Morricone.

Per una rete in più.




martedì 8 luglio 2014

Indimenticabile lezione di tedesco a una squadretta di Scolari























Scolari è il cognome del commissario tecnico del Brasile, che è riuscito nell'impresa di farlo diventare realtà effettiva di tutta la sua squadra, la Seleçao: 11 scolari di prima elementare, alle prese con il pallottoliere.

Nomen omen (leggere velocemente il detto latino, per favore; si apprezza di più la voluta allitterazione), il nome è un presagio. Mai in campo calcistico un nome fu più presago di questo. Presagio funesto, purtroppo. 

Prendere in casa 7 reti e realizzare quella della bandiera solo all'ultimo minuto (forse perfino i teutonici avranno avuto pietà) ha fatto apparire la Seleçao di Scolari una squadretta da oratorio o, se vogliamo, di scapoli e ammogliati.

I brasiliani, senza Neymar e Thiago Silva, hanno affrontato in semifinale la Germania, squadra ordinata, organizzata e tosta, con una superficialità pari alla presunzione: pensavano che la Coppa del mondo spettasse loro per diritto divino, e non conquistata con lacrime e sangue.

Così, dopo solo  mezz'ora di gioco, si sono ritrovati con ben 5 reti nel sacco: la classica "squadra materasso", di cui nel mondo del calcio si erano perse le tracce. Alla fine 7-1.

Uno shock che dal punto di vista sportivo supera ampiamente il famigerato Maracanaço del 1950. Lì si trattò della finale sconfitta (onorevole) al Maracanà con il grande Uruguay di Schiaffino e Ghiggia. 

Stasera, a Belo Horizonte, nello stadio Mineirão, si è trattato di una sconfitta umiliante e da Guiness dei primati. La nazionale più blasonata del mondo, cinque volte campione, ridotta al rango di squadra materasso.

Speriamo che il dramma sportivo  non si ripercuota su altri aspetti della vita politica e sociale. Il "Mineiraço" si limiti al settore calcistico e alla rinascita di un grande Brasile.

Suggerisco ovviamente di cambiare anzitutto il Commissario tecnico. Con un nome più allettante.