giovedì 31 agosto 2017

Questa lunga estate





Lascio stare per un momento le brutte notizie che da ogni parte ci feriscono, e mi ristoro al suono di una bella canzone del 1969: “Concerto”, la più famosa degli “Alunni del Sole”.

Ho avuto la sorte di passare la mia gioventù in quei mitici anni 60, quando un mondo nuovo, pieno di speranza, sembrava aprirsi davanti a noi.
Oggi davanti ai nostri occhi abbiamo la faccia della Boldrini…

La canzone degli Alunni del Sole è una evidente cover di Epitaph del gruppo britannico “King Crimson”, del medesimo anno (https://youtu.be/bfgD3LJ6Xb8).

Si tratta di una cover più semplice dell’originale, ma per alcuni aspetti più intensa.
Assai diverso il testo: Concerto è un canto di amore alla fine di una lunga estate. 
Epitaph (già il titolo lo fa immaginare) è invece un’amara riflessione sulla vita umana.

Buon ascolto!




domenica 27 agosto 2017

Una "parolin" di troppo




Mi hanno stupito ieri le parole del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, al Meeting di Rimini di Cl, riguardo allo sgombero degli occupanti abusivi a Roma: “La violenza non è accettabile da nessuna parte”. Il porporato si riferiva anche (e forse soprattutto) al comportamento delle forze dell’ordine che hanno sgomberato gli abusivi.
Considero il Card. Parolin una delle poche persone che di questi tempi in Vaticano sta dimostrando buon senso ed equilibrio nell’affrontare anche le questioni più spinose, come il problema dell’accoglienza.
Ma equilibrio non è sinonimo di equilibrismo. L’equidistanza tra occupanti abusivi violenti, che lanciano sanpietrini e perfino bombole di gas dalle finestre, e forze dell’ordine che hanno risposto con getti d’acqua dagli idranti (tra l’altro in una giornata torrida…), mi pare proprio un equilibrismo fuori luogo.
La parola “violenza” può descrivere in questo caso solo il comportamento delinquenziale di coloro che detenevano abusivamente un intero palazzo in Piazza Indipendenza e che hanno attentato gravemente alla vita delle forze dell’ordine.
Ma la stessa parola non può essere usata per definire il comportamento di chi deve far rispettare la legge e risponde alle micidiali cariche degli abusivi, con getti d’acqua.
Tutti si lamentano che in Italia (e in Europa) la violenza la fa da padrona e che le forze dell’ordine ci devono difendere… Appunto, le “forze dell’ordine”.
Ma l'ordine sociale esige talvolta la “forza”. Che non è gratuita violenza (almeno quella di tre giorni fa a Roma non lo è stata), ma semplicemente legittima difesa dell’ordine pubblico, senza il quale una società va a farsi benedire, per rimanere in tema religioso... 
Forse il Card. Parolin si è lasciato ingannare da alcuni spezzoni di video e soprattutto da una frase riportata da alcuni “giornaloni”, la cui faziosità è pari alla loro capacità manipolatoria delle notizie. Il poliziotto che andava ad affrontare i rivoltosi non ha detto solo “spezzategli le braccia”, ma:  “Questi ci stendono! Noi siamo solo in dieci e hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo lì in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia, ma portate la pelle a casa...».
Vorrei sapere cosa farebbe la gendarmeria vaticana, con a capo il mio concittadino Dott. Domenico Giani, se attentassero (Dio ce ne guardi!) al Card. Parolin. E vorrei sapere se le guardie del corpo della Boldrini hanno pistole ad acqua…

Signor Cardinale segretario di stato Parolin, non mi diventi anche lei un Boldrin.




venerdì 25 agosto 2017

Mi manchi, Papa Benedetto...
















In questi tempi calamitosi, sotto tutti i punti di vista, mi ritorna in mente e mi dà conforto la limpida figura di Benedetto XVI.

Sia chiaro, amo Papa Francesco da sincero cattolico.
Lo amo per la sua testimonianza di povertà assoluta, francescana. Lo amo per il suo magistero che, in particolare, ci ha fatto maggiormente comprendere il volto misericordioso di Dio. Lo amo per la sua tenacia nel perseguire gli ecclesiastici colpevoli a vario titolo di deturpare il volto di Santa Madre Chiesa. Lo amo per il suo messaggio di accoglienza, specialmente verso i più bisognosi, perché non possiamo essere cristiani senza amare il povero e l’indigente. Ma con la giusta prudenza, perché, come ammoniva S. Giovanni Bosco, il bene va fatto bene, e non solo proclamato. Una incontrollata immigrazione, ad esempio, è il contrario esatto del bene comune.

Detto questo, mi manca Benedetto XVI. Mi manca perché nel suo magistero richiamava ai “valori non negoziabili”, come la vita umana, la famiglia, la ragione non disgiunta dalla fede. Mi manca perché considerava i valori cristiani come radici vitali dell’Europa e del mondo intero, quelli che insieme alla cultura ebraica e classica, hanno dato vita alla nostra civiltà. Mi manca perché a Ratisbona, nel 2006, ha ricordato all’Islam i suoi gravi errori, invitandolo ad un cambiamento profondo, in senso di vera pace.
Mi manca il suo profondo insegnamento filosofico e teologico. Mi manca soprattutto per quel suo fermo richiamo alla speranza, che è Gesù Cristo, unica "speranza affidabile” in un mondo che sta smarrendo i punti di riferimento: il mondo del pensiero debole e del relativismo morale.
Mi manca il suo agire “politicamente scorretto”. Ciò che aveva da dire, sia alla Chiesa che al mondo, lo diceva, con pacata fermezza, ma con limpida chiarezza.
Oppositore del “pensiero unico” e del “laissez faire”, ha subito ogni sorta di opposizione e di oltraggi. Anche dentro le mura leonine.
Ha pensato che un papa più giovane o più energico avrebbe fatto meglio di lui…

Mi manchi, Papa emerito Benedetto XVI!



domenica 20 agosto 2017

Preghiera alla Madonna di Montserrat (P. Casals)




Oggi, domenica 20 agosto 2017, a tre giorni  dall’orrendo massacro islamista nella Rambla di Barcellona, fallito l’altro orrendo tentativo di far saltare in aria con le bombe la Sagrada Familia, Cattedrale della città e capolavoro universale di bellezza, è stata celebrata una solenne Messa proprio in questa Cattedrale, a cui hanno partecipato migliaia di persone.

Sono importanti le misure di sicurezza che gli Stati cercano di approntare per debellare il terrorismo islamico: polizia, esercito, sbarramenti, servizi segreti…

Ma un’arma non meno efficace è la preghiera, perché si rivolge a Colui che ha in mano le sorti dell’umanità, alla sua Santissima Madre Maria, sempre pronta a intercedere per chi la invoca con cuore sincero, e a S. Giuseppe, custode premuroso di Gesù e di Maria, e nostro difensore contro le insidie di satana, che sembra scatenato.

La Sagrada Familia non è solo un capolavoro d’arte, ma un atto di fede sublime di Antoni Gaudì, che ha voluto innalzare a Gesù, Giuseppe e Maria, la Santa Famiglia di Nazaret, una preghiera in pietra e cemento, nella quale ha impegnato il suo genio, i suoi averi e tutto se stesso.

Voglio perciò anch’io unirmi alla preghiera degli abitanti di Barcellona, e lo faccio postando l’orazione che un altro grande artista catalano, Pau (Pablo) Casals, ha innalzato alla Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna.
Casals è uno di coloro che hanno fatto riscoprire un secolo fa la musica di Bach, e ha innovato lo studio del violoncello.
Ma, oltre al genio musicale, aveva una devozione particolare per la Madonna di Montserrat, per la quale ha composto dei bellissimi mottetti: Nigra sum (la Madonna di Montserrat è “moreneta”), O vos omnes (dedicato al dolore della Madonna per la passione del Figlio), e la Oració a la Verge de Montserrat (1959), in catalano.

Ho già postato in questo blog Nigra sum e O vos omnes. Oggi è il momento della Oració a la Verge.

Dall’alto delle montagne di Montserrat, in Catalunya, arrivi a tutta l’umanità un messaggio di pace e di fratellanza.


venerdì 18 agosto 2017

Alle cinque della sera, a Barcellona





















Ricordo come oggi la prima volta che mi recai a Barcellona con la mia 500 insieme ad un amico. Era l’estate del 1981, l’anno prima dei Mondiali di calcio, che si sarebbero svolti proprio in Spagna.
Mi ricordo bene l’anno, perché molte persone, nel sentire che eravamo italiani, ci dicevano che avremmo vinto il “Mundial”. Tutti conoscevano la nostra squadra: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi e via dicendo; e noi ci meravigliavamo un po’, perché il Brasile di Falcao ci sembrava superiore. Avevano ragione i catalani.
A parte questa fiducia nell’Italia calcistica, che non ci dispiacque, due cose ci colpirono della città: la prima, ovviamente, fu la “Sagrada Familia”, spettacolare e stupenda opera di Gaudì, con quelle svettanti guglie gotiche in cemento armato (!), che per noi, abituati agli stili “puri” dell’arte, costituì un autentico e benefico choc.
L’altra cosa che ci sorprese fu l’assetto urbanistico: quello spettacolare  viale a più corsie che si dirigeva verso il porto e che allora percorremmo in tutta la sua lunghezza con la 500, in totale libertà. Non c'era ancora una zona pedonale e il traffico non era quello di oggi.
Era la "Rambla". 
L'arteria pulsante di una città indimenticabile. 
Nel sentire e vedere cosa è successo sulla Rambla, ieri, alle cinque della sera, mi ha fatto inorridire.
Ho capito che nel mondo esistono persone che odiano la libertà.
Per questo amano la morte.

E per questo, invece di postare qualche foto dell'orrendo massacro islamista, preferisco mostrare la bellezza della civiltà catalana, con la Sagrada Familia di Antoni Gaudì.




mercoledì 16 agosto 2017

Er Presidente Boldrini 2 (pasquinata alla Belli)






















Un giorno la Boldrini presidente
ai popolani scrisse dar Palazzo:
“Io so’ io, e voi nun siete un cazzo,
io so’ ppura, so’ bbella e intelliggente.

E se quarcun de voi nun acconsente,
lo mando giù ‘n priggione e lo strapazzo;
chiamo er boja e je faccio fare er mazzo
finché de quer che pensa nun se pente”.

Poi spedì ‘n tutt’ Itaja quest’espresso,
che arrivò con er web ad ogni utente.
“Bbrava, bbrava”, je disse allor la ggente,
“però  s’apri la bocca, annamo ar cesso”.





martedì 15 agosto 2017

Er presidente Boldrini (pasquinata)


Pasquino e Marforio, due statue parlanti di Roma, hanno sentito le ultime esternazioni della Boldrini, presidente della Camera dei deputati: sarà citato per lesa maestà chiunque osi messaggiarla con epiteti irriferibili. 
Questo è il dialogo tra le due statue.




 
 



















Er presidente Boldrini



"Er presidente de Monteccitorio,
la Boldrini, alla fine s’è incazzato.
Nun vol essere più, caro Marforio,
da tutti l’itajani perculato.

Dice che vol citare ‘n tribunale
chi non la guarda, anvedi, co’ rrispetto;
nun vol essere più trattata male,
e chi lo fa, dovrà pagà er dispetto."

"Caro Pasquì, se questo presidente
sta a tutti l’itajani sui cojoni,
ce dev’essere quarche 'nconveniente,
er motivo, la causa, le raggioni.

E le raggioni ormai sono un bel mazzo
e n’abbiamo sentite crude e cotte.
Se ‘sta Boldrini sta a tutti sur cazzo,
se cavi da le palle e bbona notte."




sabato 12 agosto 2017

La solitudine dei numeri zero



Ai Campionati mondiali di atletica leggera di Londra attualmente in corso stiamo assistendo alla ormai solita disfatta italiana in ogni settore.
Velocità, fondo, mezzofondo, lanci (del peso, del disco, del martello, del giavellotto), salti (in alto, in lungo, triplo, con l’asta), ostacoli, siepi, insomma tutto quanto fa atletica leggera, sia al maschile che al femminile, vedono i nostri agli ultimi posti o quasi.
Manca poco ormai alla conclusione (domani 13 agosto), ma sappiamo già che non sarà un happy end: non solo nessuna medaglia, ma nemmeno un onorevole piazzamento, del tipo passaggio alle finali (tranne Marco Lingua nel martello).
Tutta la nostra “meglio gioventù” è stata implacabilmente fatta fuori nelle fasi eliminatorie.
Un pianto greco.
Per consolarci un po’ (ma forse la cosa rattrista di più) bisogna tornare ai ricordi del passato, a Berruti, Mennea, Dorio, Simeoni, Di Martino…
Non c’era specialità, nella "regina degli sport", in cui qualche italiano e italiana non primeggiasse.
Non si può nemmeno accettare la scusa che ora stanno dominando gli atleti di colore. Abbiamo visto in questi campionati cadere il mito di Usain Bolt, mentre molti atleti “caucasici”, cioè bianchi, si son presi le loro belle rivincite, in ogni categoria. Norvegesi, cechi, ungheresi, francesi, polacchi, tedeschi, inglesi, olandesi, turchi… con medaglia d’oro al collo, maschi e femmine. E del resto anche noi abbiamo atleti "colored".
Rimarrà storica la sconfitta di Usain Bolt, addirittura terzo nei 100 metri piani, con un tempo da lumaca (9,95), lui che detiene il record della velocità a piedi (9, 58), battuto dall’uomo più fischiato dal pubblico (Gatlin).
Ma Bolt ha fatto la storia dell’atletica e il suo nome, come il suo record, rimarrà negli annali per decenni.
Saranno invece cancellati dalla memoria, anche a breve termine, quelli dei nostri atleti, che dopo le pietose prestazioni, davanti ai microfoni hanno piagnucolato scuse penose.
Gatlin ha vinto a 35 anni, altri anche in età superiore.
I nostri baldi giovani, di cui per pudore tralascio i nomi, invece di piagnucolare, si diano da fare seriamente o cambino mestiere. Non si può mantenere una banda di numeri zero per farci commiserare in mondovisione.
Il colmo dell’ironia è che molti vincitori di medaglie in questi campionati mondiali si allenano normalmente in Italia, nei nostri centri sportivi (Rieti, Formia, etc.).
Che dire? Becchi e bastonati.
O per dirla in altro modo: cornuti e mazziati.


Nella foto: la sconfitta di Usain Bolt, terzo nei 100 metri piani, dopo Justin Gatlin e Christian Coleman.



sabato 5 agosto 2017

Happy birthday, Charlie Gard!





















Ho sempre saputo che è diritto naturale dei genitori allevare ed educare la prole, prima di qualsiasi altra istituzione.
Lo è perfino nel regno animale.
Ma nel Regno Unito, quello che noi chiamiamo brevemente Inghilterra, non è così.  Gli imparruccati giudici dell'alta corte hanno deciso tempo e luogo della soppressione del piccolo Charlie Gard, togliendo ai suoi genitori ogni potere decisionale.
Il piccolo Charlie ieri avrebbe compiuto un anno. Ma i novelli Erode made in England hanno decretato la sua morte qualche giorno prima. Niente candelina, niente happy birthday.
Ai genitori, che volevano curarlo e avevano trovato luogo e modo, non rimane che portare un lumino al loro angelo, vittima della barbarie umana.
Una volta si diceva che l'Inghilterra era "la madre della democrazia".
Oggi questa espressione suona ridicola. Democrazia, no di certo, quella che non rispetta i diritti naturali. Parlare poi di madre mi pare proprio umorismo inglese, di quello nero.
Né madre né padre. Basta l'alta corte.
Meno male che c'è un'Altra Corte, molto più Alta, alla quale medici e parrucconi di sua maestà dovranno render conto.
Anche per questo credo in Dio.
Nella liturgia cattolica per la morte di un bambino viene cantato il Gloria e non il Requiem.
Per questo, per il piccolo Charlie, nella gloria di Dio, il gloria più bello.

Happy Birthday, Charlie! Pray for us!






giovedì 3 agosto 2017

Una “amatriciana” ad Amatrice

Risultati immagini per Monte Gorzano



Non è il massimo fare una bella mangiata dove quasi un anno fa il terremoto ha distrutto ogni immagine del “paese più bello del mondo”, come si legge ancora nei cartelli d’ingresso ad Amatrice.
E in effetti doveva essere proprio bello il borgo di Amatrice, luogo incantevole ai piedi boscosi delle cime brulle dei Monti della Laga.

D’altra parte mi è sembrato opportuno fare qualcosa per queste persone che ripetutamente chiedono di non essere lasciate sole.

E così il 1° agosto mi sono fatto più di 600 km (andata-ritorno) per portare il mio contributo personale nel gustarmi una “amatriciana” doc, servita in una struttura-ristorante in legno e grandi vetrate, con davanti il magnifico scenario del Monte Gorzano e accanto ad un bel numero di persone di ogni luogo.

Mi ero portato dietro per l’occorrenza una maglietta di lana, pensando al fresco della montagna. Amatrice è a quasi mille metri di altitudine, ma il caldo che ho lasciato ad Arezzo mi ha seguito fin lassù; e quando sono uscito dal “ristorante”, per fare una passeggiata e rendermi conto della situazione de visu (ma non si vede niente perché il borgo è transennato e custodito dalla polizia), ho dovuto togliere anche la canottiera.

Una amatriciana ad Amatrice un anno fa sarebbe stato il top per il buongustaio. Ora è un modo apprezzato per fare qualcosa di buono, oltre che ricevere qualcosa di ancor più buono.

Mi ha commosso un ponticello col nome “Ponte della rinascita” e con una frase del sindaco Pirozzi. È un ponticello di pochi metri e di piccola ampiezza, giusto lo spazio per lo scambio di due automezzi. Attraversa un piccolo corso d’acqua, quasi asciutto in questa torrida estate.
Ho visto le piccole case in legno, e a parte i turisti, pochissime persone del luogo.
Forse sarà stato il caldo, forse l’imbarazzo o la dignità di persone ferite nel profondo.
E quando ho ripreso la strada del ritorno, che sale sopra il paese per unirsi poi alla Via Salaria, ho potuto notare in distanza alla mia destra il borgo “più bello del mondo” ridotto a un cumulo di macerie su cui si erge una torre smozzicata.

Ho accostato la macchina al bordo della strada e mi sono fermato per qualche istante. Nel vedere tanto sfacelo mi sembrava di violare l’intimità delle abitazioni.
Sono ripartito alla svelta, con grande tristezza e un po' di vergogna.
Dimenticavo. Il pranzo completo, con l’amatriciana, mi è costato 10 (dieci) euro, compreso il caffè.
Mi sono rifatto con le mance.



Nella foto: il Monte Gorzano, nei monti della Laga, il più alto del Lazio (2458 m).