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venerdì 3 maggio 2013

I capricci del tempo (e di Paganini)


 
 
La stagione fa i capricci.
 
Oggi per esempio ha fatto di tutto. Ha cominciato con il broncio, poi si è messa a piovere a dirotto. Si è presa la pausa pranzo, con le nuvole in stand-by. Quindi ha ripreso a pioviscolare, per tenersi in forma. Alla fine della giornata ha lasciato spazio ad un sole sfolgorante. La notte è piuttosto fresca; nel grande display del quartiere vedo dal mio studio la temperatura: 14°.
 
Era di moda dire che non ci sono più le mezze stagioni. Diciamo pure che non ci sono più le stagioni...
 
Ogni giornata sembra la sintesi hegeliana degli opposti: un pizzico d’inverno la notte, e durante il giorno un tocco di primavera, un assaggio di estate e una spruzzata d’autunno.
 
Forse anche il tempo risente dell’andamento umano. Sono di moda le grandi coalizioni.
 
In una stagione così capricciosa, non si può che ascoltare Niccolò Paganini, che di Capricci ne ha fatti 24. Tutti geniali.
 
Ascoltiamo il n. 5, tanto per gradire.
 
L’esecuzione di Shlomo Mintz sarebbe piaciuta di certo anche a Paganini.


 

domenica 10 febbraio 2013

Le foibe: fenomeni carsici...




Fino a qualche anno fa nei dizionari della lingua italiana la voce “foiba” aveva più o meno questa asettica dicitura: “Tipo di dolina costituita da un avvallamento imbutiforme sul fondo del quale si trova comunemente un inghiottitoio”. “Dolina: depressione di forma arrotondata frequente nei terreni calcarei e dovuta al fenomeno carsico” (Zingarelli, 1996).

Solo dal 2006 lo Zingarelli, alla voce “foiba” associa anche gli “eccidi e rappresaglie ad opera dei partigiani comunisti jugoslavi nell’ultima fase della seconda guerra mondiale e subito dopo”.

Oggi qualsiasi dizionario, anche il più ottuso e scalcinato, non può fare a meno di ricordare, insieme al “fenomeno carsico”, gli eccidi di italiani (friulani, istriani, dalmati) ad opera dei partigiani comunisti (non solo jugoslavi, però), perpetrati come pulizia etnica e politica.

Insomma, dopo che furono ammazzate e seppellite nelle foibe migliaia di persone, si è cercato di seppellire anche la loro memoria.

Un po’ troppo, anche per la “kultura” storica italiana, egemonizzata per decenni dall’ideologia marxista.

Per ricordare i martiri delle foibe, e le centinaia di migliaia di italiani che alla fine della guerra dovettero lasciare gli ex territori italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, profughi in patria, propongo un brano di concerto di Niccolò Paganini: la celebra “Campanella”, eseguito (e spiegato!) da Uto Ughi, l’eccellenza a livello mondiale nel violino.

Uto Ughi, nato a Busto Arsizio (1944), è di origini istriane; i suoi genitori erano di Pirano, scampati in tempo agli eccidi dei “fenomeni carsici”.

"Meminisse iuvabit". Bisogna ricordare, ammonisce Virgilio nell’Eneide.

Perché non si ripetano simili orrori.


 

sabato 6 agosto 2011

I capricci della borsa... e quelli di Paganini



In questo periodo la situazione economica, politica e sociale non è delle più brillanti.

Solo sentir parlare di default degli Stati Uniti sembra un pesce d’aprile, un po’ fuori stagione però.
Figuriamoci la vecchia Europa, che si muove all’ombra del grande cappello dello Zio Sam.

La Borsa poi, da qualche giorno, fa capricci e capitomboli in serie. Sembra di veder giocare a Monopoli, ma con soldi veri (i nostri), e i dadi ci fanno sostare nelle caselle più temute.

E allora, per consolarci, e in attesa di tempi migliori, ascoltiamo un altro genere di capricci, quelli geniali e funambolici per violino solo, di Niccolò Paganini.

Inutile ricordare che i 24 Capricci del genio genovese (1817) sono una pietra miliare della storia della musica, e la “summa” delle difficoltà del violino.
Ma anche delle sue impensabili, fino ad allora, possibilità.

Il Capriccio n. 13, in Si maggiore, è chiamato da Paganini stesso “la Risata”, per il tema iniziale che sembra un ghigno beffardo e che ritorna con insistenza dopo funamboliche variazioni, fino alla fine.

Qualcuno ha voluto aggiungere “risata del diavolo” (o anche “trillo del diavolo”, rubando il titolo alla celebre composizione di Tartini).

Noi invece ci limitiamo a ciò che ha scritto Paganini: “La risata”.

Una bella risata, dopo le bizze e i capricci di un tempo burrascoso.

mercoledì 3 febbraio 2010

Paganini, non solo virtuosismo



Siamo abituati a considerare Niccolò Paganini (1782-1840) soprattutto come un genio del virtuosismo.

È stato detto giustamente che la storia del violino si divide in prima e dopo Paganini (Ivry Gitlis).

In particolare i suoi “24 Capricci per violino solo” sono una rivoluzione musicale, e non solo nella tecnica di questo strumento.

Ma il grande musicista genovese mostra anche una straordinaria sensibilità romantica.

Schubert ha detto di lui: "Negli adagio di Paganini, ho sentito il canto degli angeli. Nessuno riuscirà a fare come lui”. E se lo dice Schubert, il maestro della musicalità pura…

La Sonata op. 3 n. 6, in Mi minore, per Violino e Chitarra, è un esempio di questa musicalità.

Un brano sfruttato dai media in mille modi, ma che rimane sublime.

domenica 3 gennaio 2010

Chi ha detto che non esiste il moto perpetuo?




In questi primi giorni dell'anno bisogna rimettere in campo tutte le nostre energie, per affrontare di nuovo la scuola, il lavoro, gli impegni e i travagli della vita...

Occorre una bella carica.

È il caso allora di ascoltare l'Opera 11 n. 6 di Niccolò Paganini (1782-1840), e cioè una sonata per violino il cui titolo è tutto un programma: "Moto Perpetuo".

Colui che nella tecnica violinistica ha inventato lo "staccato" e il "pizzicato", qui ci dà un esempio esattamente contrario: un flusso continuo e ininterrotto di note per quasi 6 minuti, con movimento Allegro, e tutte in sedicesimi.

La difficoltà del brano è data anche dal fatto che sono gruppi di note che non si ripetono mai nella stessa sequenza (tranne un ritornello iniziale), ma sono molto simili, per cui è facile, con un ritmo così rapido, cadere in errore.

La sonata è composta per violino solista (a cui si aggiunge un modesto accompagnamento pianistico).

Nel video propongo un'esecuzione che aggiunge difficoltà a difficoltà: una quarantina di esecutori, piccoli e adulti, eseguono all'unisono il brano, e a memoria.

Un unisono perfetto, un'esecuzione senza la minima "stecca".

Incredibile!

giovedì 29 ottobre 2009

Paganini non ripete! E gli altri copiano...



Non si può capire a quali vertici di virtuosismo e di arte Niccolò Paganini (1782-1840) abbia portato il violino, se non si ascolta il Capriccio 24, uno dei brani più diffficili e più belli che siano stati mai composti per questo strumento.

È l’ultimo dei 24 "capricci", scritti nel 1817; 24 brani per violino, che ne mettono in risalto tutte le potenzialità espressive, anche attraverso autentiche innovazioni esecutive (pizzicato, staccato, glissato, etc.).

Il Capriccio 24, in La minore, è un "tema con variazioni", che ha esercitato un grande fascino nella musica successiva. Basterà ricordare che ha ispirato autori quali Schumann, Brahms, Liszt, Rachmaninoff, i quali hanno curato trascrizioni e adattamenti vari.

Il video che presentiamo mostra l’eccezionale esecuzione del grande Jascha Heifetz (1901-1987), lituano di origini ebraiche, enfant prodige, celebre proprio per il suo virtuosimo.

Ha detto di sé stesso: "Ho iniziato a suonare il violino a tre anni e ho dato il mio primo concerto a sette. Da allora non ho mai smesso di suonare".

Si vede!