Visualizzazione post con etichetta storia filosofia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia filosofia. Mostra tutti i post

venerdì 16 maggio 2014

Libertà per Meriam!





















Mentre Google onora oggi con un bel logo il genio di Maria Gaetana Agnesi, matematica, scienziata, filosofa, benefattrice e quant’altro, vissuta in Lombardia nel XVIII secolo, dobbiamo leggere la notizia che in questi giorni Meriam Yehya Ibrahim, una cristiana di 27 anni del Sudan, incinta di otto mesi e madre di un altro bambino di 20 mesi, è in carcere ed è stata condannata a morte per apostasia e adulterio, cioè per essersi convertita al cristianesimo rinnegando la religione islamica e per aver sposato un cristiano (in ciò consisterebbe l’adulterio).

Ti abbiamo dato tre giorni di tempo per rinunciare alla fede cristiana, ma tu continui a non voler tornare all’Islam e dunque ti condanno a morte per impiccagione”. Così il tribunale di Karthoum.

La donna, prima di essere impiccata, dovrà ricevere anche 100 frustate...

Se non fosse tragica, la faccenda avrebbe veramente del grottesco.

Ma che razza di religione e di legge (la cosiddetta sharìa) è arrivata ai nostri giorni? Ma da quale incubo notturno si sono materializzati questi giudici di Karthoum? Ma dove è andato a finire nell’islam il cervello di Avicenna, Averroè, Al-Khwarizmi e di tanti altri grandi pensatori, matematici, scienziati, giuristi, del millennio passato del mondo islamico?

Non si vergognano questi tali a sentenziare la morte di una donna (incinta!) per le sue idee religiose e per il suo matrimonio? Però questi tali hanno assicurato che la condanna avverrà dopo che la donna avrà partorito... Ma come sono umani, loro, direbbe Fantozzi.

Non bastava Boko Haram; ora c'è anche la sharìa del Sudan.

Mi unisco all’indignazione mondiale per questa annunciata condanna, che fa vergogna a chi l’ha pronunciata e mette in ridicolo una religione che 1000 anni fa era (forse) più civile di oggi.

Meriam deve essere subito rimessa in libertà, perché possa vivere con il marito che ha scelto, allevare i figli secondo coscienza e professare la fede che vuole.

Perfino Averroè, il grande commentatore musulmano di Aristotele, l’uomo del libero pensiero, sarebbe d’accordo.

È vissuto nel XII secolo.



martedì 11 settembre 2012

La fine di un sogno



 
Il nuovo secolo e millennio si era aperto nel migliore dei modi, anche in senso meteorologico. Da oriente a occidente il sole del 1 gennaio 2001 aveva fatto ovunque bella mostra di sé.

Sembrava finalmente giunta la sospirata era della pace. La "caduta" del muro di Berlino nel 1989, la fine della guerra fredda, lo sfaldamento dell'impero sovietico e il ritrovato sapore della libertà da parte di interi popoli e nazioni, sembravano le premesse per una "pax universalis".

Qualcuno, come il filosofo statunitense F. Fukuyama (1992), aveva parlato addirittura di "fine della storia"; niente sarebbe potuto accadere di rilevante ormai, con la conquista della democrazia liberale; una ripetizione un po' scolastica della lezione di Hegel, che già a suo tempo si era rivelata illusoria.

"La nottola di Minerva" sembrava essere uscita al tramondo del II millennio: la ragione poteva finalmente svolgere il suo compito di ricapitolare la storia umana al suo definitivo compimento.

Poi è venuto l'11 settembre 2001, e il sogno di un progresso indefinito è crollato insieme alle Twin Towers.

È stato un tristissimo e brusco ritorno alla realtà. Un crimine orrendo contro l'umanità, e uno smacco alle nostre categorie razionali.

La fine di un sogno, purtroppo.

Bisogna, più umilmente di quanto pensava il filosofo di Tubinga, riconoscere che il male esiste e non è sempre dialettizzabile; non tutto ciò che è reale è razionale.

Non esiste una "nottola di Minerva", che ci avverte quando la storia umana ha raggiunto la piena maturità, la sua completezza.

Esistono invece tanti uccelli rapaci, diurni e notturni, che vanno in cerca di preda, dai quali bisogna guardarsi attentamente. Sono i fanatismi, le ideologie aberranti, i comportamenti riprovevoli, la perdita di valori universali, l'egoismo eretto a sistema, l'odio tra persone di idee diverse.

La ragione si è scoperta improvvisamente fragile, proprio quando credeva di essere padrona del mondo. Non basta la ragione "debole" dei relativisti.

Senza un'altra ragione, anzi, la Ragione, il Logos, e cioè la Parola di Dio incarnata in Cristo, l'uomo moderno farà la fine delle Torri Gemelle, o, se vogliamo rimanere nel linguaggio biblico, la fine della Torre di Babele.
 
La drammatica (e per la verità anche evocativa) composizione "Lux Aeterna" del britannico Clint Mansell, scritta per il film "Requiem for a dream" (2000), mi pare molto appropriata.
 

"Luce eterna dona a loro, Signore!", a tutti coloro che hanno perso la vita nello World Trade Center, in quel terribile 11 settembre di 11 anni fa.




lunedì 27 luglio 2009

I gusti cambiano...





Mi sono accorto di un fatto (quasi ovvio), che mi ha obbligato ad una riflessione.

I gusti di una persona cambiano nel tempo.

Da giovane studente e nei primi anni dell’insegnamento amavo il Foscolo. Amavo quel suo stile vigoroso, potente, drammatico. “Sdegno il verso che suona e che non crea”.
Amavo anche il Leopardi, ovviamente, ma mi ponevo la domanda chi tra loro fosse il più grande.

Nel prosieguo degli anni non c’è stata più partita. Leopardi ha quasi completamente annullato i miti foscoliani. Ora amo la mirabile limpidezza del poeta di Recanati, ma soprattutto il suo lucido guardare in faccia alla realtà, senza illusioni: “Arcano è tutto, fuor che il nostro dolor”.

Nella filosofia mi hanno sempre appassionato Platone e Aristotele, così come Agostino e Tommaso.
Come si fa da giovani a non preferire Platone e Agostino? La passione, la ricerca della bellezza, la libertà, l’ebbrezza anche del male… “Il nostro cuore inquieto” (Inquietum cor nostrum): un anticipo dei tempi moderni.

Poi è venuto il desiderio della “reductio ad unum”, della semplicità, della chiarezza, della sistematicità. Sì, il pathos, la bellezza, la fantasia…
Ma ora sopravvanza il fascino della razionalità, della dimostrazione rigorosa, della logica stringente. È il momento di Aristotele, l’amico di Platone, che abbandona il maestro perché magis amica veritas (più amica è la verità).

Da giovane mi interessava la letteratura in genere, e i numerosi libri della Bur, di pochissima spesa e volume, hanno costituito la mia prima biblioteca letteraria; così come la piccola 500 è stata la mia prima auto.

Piano piano è subentrata e alla fine ha monopolizzato il mio interesse la ricerca storica, la documentazione archivistica.
Certo, è la fine del topo di biblioteca; ma con la soddisfazione di scoprire documenti di prima mano, di verificare o no luoghi comuni, di farsi un’idea precisa della realtà lontano da wikipedia.

Trovarsi ad esempio davanti ad un “diploma” del 4 marzo 801 di “Karolus, rex francorum et romanorum atque langobardorum”, cioè di Carlo Magno, che dona al Vescovo di Arezzo delle proprietà, coi nomi dei luoghi e dei loro confini, luoghi ancora denominati nello stesso modo, fa una certa impressione… E vedere in fondo al diploma pergamenaceo il suo sigillo, è il top.

In una cosa non sono cambiato. Nell’amore per la musica; di ogni tipo, purché bella: classica, leggera, vocale, strumentale, moderna, antica…

Sono dell’opinione di Pitagora. La vita è una divina armonia musicale.


Foto in alto: Tabula Peutingeriana (IV secolo d. C.). Tratto tra Chiusi (Clusio), Arezzo (Adretio) e Firenze (Florentia Tuscorum). Sono indicate le strade consolari, le stationes, le mansiones, e le miglia di distanza. Cliccare sull'immagine per ammirare i particolari della straordinaria mappa romana antica.

martedì 25 novembre 2008

Antonio Gramsci: un proletario dell'XI ora


Ho sempre ammirato Antonio Gramsci; coloro che seguono il mio blog sanno che l’ho scritto più volte.

L’ho ammirato perché è stato un vigoroso e incisivo scrittore quando trattava argomenti politici, delicato e tenero negli affetti familiari.

L’ho ammirato perché questo suo stile ‘perfetto’ veniva da una formazione classica e umanistica, che raccomandava con insistenza a tutti coloro che volevano elevare le condizioni delle masse proletarie.

L’ho ammirato per il coraggio dimostrato nel manifestare le sue idee, in un periodo in cui il regime non permetteva che il pensiero unico. Ha scritto Croce, pubblicando le Lettere dal carcere: “Il libro che ora si pubblica delle sue lettere appartiene anche a chi è di altro ed opposto partito politico… per la reverenza e l’affetto che si provano per tutti coloro che tennero alta la dignità dell’uomo e accettarono pericoli e persecuzioni e sofferenze e morte per un ideale”.
Gramsci non ha fatto l’antifascista all’estero, in Svizzera, in Inghilterra, negli Stati Uniti, o in Urss, ma là dove era il fascismo, in Italia, e più precisamente nel carcere di Turi, che minò la sua salute e lo portò alla morte.

L’ho ammirato perché, a differenza di tanti laici attuali, che non riescono a vedere verità lapalissiane, egli ammirava la Chiesa (e qui è evidente la lezione di un altro grande laico, Benedetto Croce); l’ammirava per la capacità che aveva dimostrato nel corso dei secoli di ottenere il consenso sia delle masse popolari che delle élites culturali; e indicava questa capacità come un ideale da seguire per il Partito Comunista.

L’interesse per la Chiesa Cattolica era perciò di vecchia data.
Ora si viene a sapere che quella laica ammirazione, per una persona come lui, così leale e coraggiosa, nel momento supremo si è manifestata come vera fede nel più grande ‘rivoluzionario’ della storia, in quel Gesù Cristo, che vuole ottenere il consenso con i metodi che piacevano anche a Gramsci: non con le armi e la violenza stalinista, ma con gli strumenti di una libera e motivata convinzione.

Coloro che volessero mettere in dubbio questa conversione dell’undecima ora (Vangelo di Matteo 20, 1-16), devono sapere che ogni sacerdote ha il dovere di segnare nel Registro dei Morti se un defunto della propria comunità, credente o no, morto in parrocchia o all'ospedale, ha ricevuto o meno gli ultimi sacramenti: Confessione, Olio degli infermi e Comunione come Viatico.
Ed è quello che fece Gramsci prima di morire, anche secondo la testimonianza di chi lo assisté all'ospedale.

Prima ammiravo Antonio Gramsci, ora mi sento di onorarlo.