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lunedì 29 luglio 2013

Le gioie e le tristezze di una grande settimana




“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi”.

Si può prendere questo celebre inizio della “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II per esprimere ciò che è accaduto in questi giorni, di gioia indicibile e di dolori inenarrabili.

La gioia e la speranza vengono dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, che ha visto intorno a Papa Francesco milioni di giovani di tutto il mondo. Giovane tra giovani, Papa Francesco ha entusiasmato e stupito con i suoi gesti e le sue parole. Solo lo Spirito Santo può suggerire tanta fantasia di bene. E solo lo Spirito Santo può dare tanta trascinante energia ad un anziano di 76 anni.

Il mondo giovanile non è così male come viene  dipinto, quando trova un padre come Francesco, che annuncia il Vangelo senza sconti e saldi di stagione. La Messa conclusiva di ieri, domenica 28 luglio, nella spiaggia di Copacabana, ha qualcosa di “miracoloso”. In uno dei luoghi simbolo dello svago e del divertimento mondiale, vedere una marea umana di tre milioni di persone (che faceva concorrenza alla placida marea dell’Atlantico) pregare, lodare e cantare il Signore, rimarrà nella nostra memoria per sempre.

Grande tristezza ci assale per il terribile disastro ferroviario di Santiago de Compostela, dove sono morte un’ottantina di persone, il 24 luglio scorso. Santiago è la città del celebre Santuario e molte di quelle persone si recavano proprio in pellegrinaggio per la festa di S. Giacomo, il 25 luglio. Il treno viaggiava a velocità pazzesca in un tratto curvo, e non si capisce bene cosa stesse facendo il macchinista, che si è salvato.

Ieri è avvenuto un altro tremendo incidente. Un autobus con una cinquantina di persone, di ritorno dal pellegrinaggio al Santuario di Padre Pio, è caduto da un viadotto dell’autostrada Napoli-Bari. Il tragico bilancio è attualmente di 38 morti e una decina di feriti. Forse il disastro è stato causato dalla rottura dei freni del bus, o dallo scoppio di una gomma, in un tratto di forte pendenza e molto pericoloso, presso Baiano. Tra le vittime, anche l’autista.

Non possiamo tralasciare le decine e decine di morti negli scontri tra opposte fazioni in Egitto, per motivi politici e religiosi (!). 

Il mondo si è anche rallegrato il 22 scorso per la nascita del “royal baby” inglese, George Alexander Louis, futuro erede al trono, il figlio di William e Kate.

Dico la verità. Mi importa poco o nulla della dinastia inglese. Ma la nascita di un baby, regale o no, è sempre una gran bella notizia.

Gioie e speranze, tristezze e angosce...

Ma nulla potrà far dimenticare lo spettacolo di vera umanità che ci è stato offerto dalla gioventù cristiana di tutto il mondo a Rio de Janeiro nella settimana appena trascorsa. Come aveva richiesto Papa Francesco: "Un segno di fede per il mondo intero". E così è avvenuto.

Proprio mentre si concludeva la GMG di Rio, ieri 28 luglio è morto il Card. Ersilio Tonini, un "giovane" di 99 anni. Troppo nota la sua figura per tesserne io gli elogi, che riceverà in ben altro "Sito". Se da una parte la Chiesa e il mondo perdono un umile e grande testimone dell'amore di Cristo, dall'altra parte ci sostiene la sua ferma fiducia nella misericordia di Dio.

La speranza, oltre ogni tristezza.



martedì 12 marzo 2013

Extra omnes. Inizia il Conclave



Mentre sto scrivendo questo post sta per iniziare il Conclave per l’elezione del successore di  Benedetto XVI.

I Cardinali, al canto delle Litanie dei Santi, sono entrati processionalmente nella Cappella Sistina sotto le mirabili volte michelangiolesche e con lo sfondo del Giudizio Universale, di fronte al quale hanno fatto solenne e personale giuramento di una coscienziosa votazione, secondo la volontà di Dio, toccando i Santi Vangeli.

Sono 115 i Cardinali che con il loro voto eleggeranno il 266° successore di S. Pietro, con una maggioranza qualificata di almeno 77 voti.

Inutile domandarsi chi sarà il nuovo Papa. Qui c’è rappresentata davvero l’universalità della Chiesa (Europa, America, Africa, Asia, Oceania). E poi sappiamo che non saranno solo i 115 Cardinali a scegliere. Con loro c'è il vero Grande Elettore.

Sarà lo Spirito Santo ad avere l’ultima parola; e, come Gesù ha detto, lo Spirito “soffia dove vuole” (Gv 3, 8).

Non rimane perciò che pregare lo Spirito Santo, affinché illumini la mente e il cuore dei Cardinali e attraverso il loro voto ci doni la persona più adatta per guidare la Chiesa nel mondo attuale.

Alle 17 e 30 il Cerimoniere Mons. Guido Marini ha ordinato: "Extra omnes", fuori tutti!
Tutti gli estranei al voto escono. Alle 17 e 35 il portone della Sistina è chiuso "con la chiave" (cum-clave): è iniziato il Conclave.
Ora è il momento della preghiera.
Mi piace farlo con un canto di Taizé (musica di J. Berthier): Veni sancte Spiritus (Tui Amoris Ignem).

Anche a  Taizé si respira aria di universalità, anche nel linguaggio.
Veni Sancte Spiritus,
Tui Amoris Ignem Accende.
Veni Sancte Spiritus,
Veni Sancte Spiritus.

Vieni Santo Spirito,
accendi il fuoco del tuo Amore!
Vieni Santo Spirito,
Vieni Santo Spirito!

sabato 2 marzo 2013

Er Papa pensionato












Mi permetto di scherzare su di una cosa troppo seria, per stemperare in me la forte commozione di questi giorni. Spero di averlo fatto in modo garbato.
Ma perfino l'Aretin Pietro e Pasquino, davanti ad un avvenimento così grande e per molti aspetti doloroso, sono riusciti a moderare il linguaggio. Nemmeno una parolaccia!
Il primo miracolo di Papa Benedetto... 






“Il Papa s’è dimesso dalla Sede,
ha lasciato vacante ‘l Vaticano.
La cosa è grossa, quasi ‘un ci si crede.
Pasquino, l’hai sentito ‘l fatto strano?”

“So dde Roma, me vo’ nsegnà ste cose? 
Ho visto pure un lampo ar Cupolone!
Ma er Papa è er Papa, e a la Fornero impose:
“Famm’ er conteggio. Vojo annà in pensione!”




Amicusplato


giovedì 28 febbraio 2013

Grazie, Papa Benedetto XVI !


























In questo giorno in cui Benedetto XVI lascia il pontificato per rinunzia, non mi vengono parole che siano minimamente all’altezza di questo fatto epocale.

Non ne ho nemmeno la voglia di cercarle, tanta è la commozione.

Mi viene solo in mente una stupenda terzina di Dante, riferita al filosofo Sigieri di Brabante, nel canto X del Paradiso:

“Essa è la luce etterna di Sigieri,
che leggendo nel vico degli strami,
sillogizzò invidiosi veri”.

Grazie, Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, per aver portato un raggio di luce “nel vico degli strami” di questo mondo relativista, ma invidioso e perciò desideroso di verità!

Il mio ringraziamento diventa preghiera a Dio per te, ora che hai deciso di stare vicino a Gesù in altro modo, ma “senza abbandonare la Croce”.

Una preghiera presa da un mirabile Corale di J. S. Bach (BWV 639, nella bella trascrizione pianistica di Ferruccio Busoni): Ich ruf dir, Herr Jesu Christ (Ti invoco, Signore Gesù Cristo).

Al pianoforte, Vladimir Horowitz.





Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ,
Ich bitt, erhör mein Klagen,
Verleih mir Gnad zu dieser Frist,
Laß mich doch nicht verzagen;
Den rechten Glauben, Herr, ich mein,
Den wollest du mir geben,
Dir zu leben, Meinm Nächsten nütz zu sein,
Dein Wort zu halten eben.

Ti invoco, Signore Gesù Cristo,
ti prego, ascolta la mia supplica,
assicurami la tua grazia in quest'ora,
non lasciarmi scoraggiare.
Signore, cerco il giusto cammino
che tu saprai indicarmi,
per vivere per te, per essere utile al mio prossimo,
per custodire la tua parola.


giovedì 14 febbraio 2013

Il cuore ha le sue ragioni...



 
 
La rinuncia al pontificato di Benedetto XVI mi ha rattristato profondamente.

Mi dispiace “perdere” il suo limpido e sostanzioso insegnamento, la sua dolce figura di padre, la sua ferma condotta contro ogni deriva relativista e ogni tipo di fanatismo.

Il Papa ha spiegato con chiarezza il suo gesto, ispirato da Dio, e certamente profetico.

Ma anche i sentimenti vogliono la loro parte, e il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.

E allora voglio lasciarmi prendere dalla commozione. Voglio piangere.

Lacrime di tristezza, come le note del piano di questo concerto di Mozart. Lunghi singhiozzi, come le arcate di questi violini.

Un pianto liberatorio.

Per poter guardare più serenamente in avanti, anche se con occhi gonfi di lacrime.
 
 
 
W. A. Mozart, Piano Concerto n. 23, K. 488, II Mov. "Adagio". Al pianoforte, Hélène Grimaud. 

lunedì 11 febbraio 2013

L'ultima lezione di Papa Benedetto XVI: le sue dimissioni



Papa Benedetto XVI ha annunciato le sue “dimissioni” da Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica, oggi 11 febbraio 2013. Saranno esecutive il giorno 28 febbraio prossimo, alle ore 20.
Dopo sarà “Sede vacante” e seguirà il Conclave. Quindi, l’elezione del nuovo Papa, prevista prima di Pasqua, che quest’anno viene il 31 Marzo.
Benedetto XVI, consapevole del gesto così clamoroso, ma in piena libertà, ha scelto di passare il testimone ad altri, per l’impossibilità di servire la Chiesa con il necessario vigore che il successore di Pietro deve possedere.
Papa Benedetto ha preferito ripetere “il gran rifiuto” di S. Celestino V, piuttosto che affrontare le grandi sfide della modernità in condizioni di progressiva debolezza fisica e mentale.
E qui sta proprio la grande lezione di questo gesto. La fede non va avanti alla cieca, ma si serve della ragione umana per fare le scelte più giuste.
Uno dei tratti più tipici dell’insegnamento del papa-teologo Benedetto XVI è proprio questo: fede e ragione devono collaborare, per poter condurre l’uomo verso la sua meta finale, la salvezza.
E l’altra grande lezione che l'uomo Joseph Ratzinger ci ha dato è una lezione di umiltà.
Bisogna davvero vincere la propria ambizione, l’amor proprio, e se vogliamo anche l’umana vergogna, per dichiarare di non essere più in grado di svolgere il proprio ministero.
Papa Benedetto XVI lo ha fatto, umilmente, coraggiosamente, davanti a tutto il mondo.
Non “per viltade”, ma per amore di Gesù Cristo e per il bene della Chiesa. E del mondo intero.
Quest'ultima lezione di vita è stata il compendio di tutto il suo insegnamento.
Grazie, Papa Benedetto XVI !
Un grazie con lacrime di commozione agli occhi.
Nella foto in alto: Papa Benedetto XVI ad Arezzo, 13 Maggio 2012

sabato 15 settembre 2012

La Croce di Cristo, segno di salvezza





Il 14 settembre è la Festa della Santa Croce, e il 15 si ricorda la Madonna Addolorata ai piedi della Croce.

Può sembrare un controsenso, ha detto ieri sera a Monte San Savino (Arezzo) il Card. Angelo Scola, parlare di festa della Croce. Un inconcepibile contrasto. E invece la vittoria e la salvezza vengono proprio attraverso  quella che sembra la più umiliante sconfitta del Figlio di Dio.

La Croce è lo strumento di morte che conduce alla Risurrezione, alla vittoria definitiva del Cristo, e dell'uomo con Lui.

Non è la violenza, non è la sopraffazione, non è la prepotenza umana quella che ha l'ultima parola; tutto questo viene sconfitto da Cristo Risorto. Ecco perché, ha detto il Cardinale Scola, le più antiche immagini del Crocifisso lo raffiguravano con gli occhi aperti e come su di un  trono di gloria. Perché quel patibolo è anche il mezzo per giungere al trionfo della Risurrezione.

Il Cardinale ha celebrato il 150° anniversario della nascita del poeta e letterato savinese Giulio Salvadori (14 settembre 1862 - 7 ottobre 1928), che proprio attraverso l'esperienza umana del dolore e della disperazione, nel giorno della passione di Cristo, il Venerdì Santo del 1885, ritornò alla fede dei padri.

Un ritorno alla fede  avvenuto grazie anche all'analisi spietata della ragione, di una ragione inizialmente ribelle e demolitrice di ogni sentimento religioso, e che alla fine aveva condotto il Salvadori ad una crisi insolubile. Di fronte al Crocifisso, l'uomo e il poeta ritrovò se stesso. Fede e ragione.

Di fronte all'intolleranza, alla barbarie e al fanatismo fondamentalista - e in questi ultimi quattro giorni ne abbiamo visto un bel po' - bisogna ricordare che solo nella misericorda e nel perdono si può costruire una civile e pacifica convivenza tra popoli e persone. Lo ha ricordato ieri anche Papa Benedetto XVI, in visita apostolica in Libano.

Ancora una volta si comprende che proprio la "debolezza" della Croce è  forza rinnovatrice dell'uomo e dell'intera umanità.

Mi piace postare uno dei canti che la Corale di Monte San Savino ha eseguito all'inizio della Celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano.
 
Si tratta di un bel canto di Marco Frisina: "Nostra gloria è la Croce di Cristo" (2004).

domenica 13 maggio 2012

Er Papa a Arezzo (l'Aretin Pietro e Pasquino)

















“Senti, te devo di’, caro Pasquino,
che ‘l Papa oggi v'ha fatto uno scherzino:
s’è stufato de stare 'n Vaticano
ed è venuto a Arezzo in aeroplano”.

“Er Papa de San Pietro è ‘r successore
e ha fatto er su dovere de pastore.
Le pecorelle bbrave lasciò ‘ndietro
pe’ annare a convertì l’Aretin Pietro”.





Amicusplato


mercoledì 18 aprile 2012

Il "bodyguard" del Papa



Quando si parla di bodyguard, viene subito in mente Kevin Costner, protagonista del film omonimo con la bella (e sfortunata) Whitney Houston.

Ma quando si parla di realtà, il volto più famoso è quello di Domenico Giani, guardia del corpo di Benedetto XVI, e di Giovanni Paolo II negli ultimi anni di vita.















Mi fa piacere ricordare che il dott. Giani è aretino. Un aretino accanto al Papa, per difenderlo da eventuali aggressori (è già accaduto un paio di volte), riempie di orgoglio la sua città, battagliera e generosa.

Quando Benedetto XVI, il prossimo 13 maggio, sarà ad Arezzo e percorrerà Corso Italia e Piazza Grande, avrà un valore aggiunto accanto a sé. Non parlo dello Spirito Santo: quello ce l’ha sempre.

Parlo dell’aretino dott. Domenico Giani, classe 1962, Ispettore Generale del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano; il bodyguard del Papa.

E sarà una bella rimpatriata.


Nel video: "Terra d'Arezzo, un cantico", Inno della "Giostra del Saracino", musica di Giuseppe Pietri (1886-1946), parole di Alberto Severi (1883 - 1958).

lunedì 16 aprile 2012

85 anni. Viva il Papa!

















Una delle espressioni più semplici e care al popolo è “Viva il Papa!”

È il momento di usarla, in questo 85° compleanno di Benedetto XVI. Un compleanno molto significativo.

Se non altro per la cifra in sé stessa. Non sono molti i papi che hanno raggiunto questa bella età. In tutto, solo 11. Ricordiamo che il Beato Giovanni Paolo II si è fermato a 84 anni.

Ma soprattutto per la persona festeggiata. Benedetto XVI ha dovuto “studiare” da papa. Non aveva certo le doti naturali di trascinatore di folle come Giovanni Paolo II. Era un grande teologo, un insigne professore, un attento custode dell’ortodossia cattolica; ma era anche piuttosto timido, talvolta perfino impacciato in mezzo alla gente.

Tutto, meno che un trascinatore.

Eppure lo è diventato. Non ha voluto fare la concorrenza al suo inimitabile predecessore. Ha voluto essere sé stesso, con il suo approccio da teologo, con la sua naturale timidezza, perfino con le sue “gaffes”. Ma ha saputo trascinare le moltitudini, ha saputo coinvolgere il mondo intero, non meno di Giovanni Paolo II.

Il suo segreto sta nella forza della ragione. In un mondo che sa solo urlare le proprie opinioni per sovrastare quelle degli altri, egli ha saputo parlare con toni pacati, argomentanto con sapienza, quella sapienza a cui “non è possibile resistere” (At 6, 10).

L’uomo è fatto per la verità, e quando qualcuno la indica con chiarezza, rimane conquistato.

È accaduto perciò il miracolo di un uomo che ha saputo conquistare il mondo, compreso quello giovanile, senza tanti fronzoli e gesti eclatanti, ma con la semplicità e il coraggio del vero. E la timidezza è diventata sempre più una dote: l’affabilità.

C’è un terzo motivo per cui voglio festeggiare questo compleanno. Il prossimo 13 maggio Benedetto XVI farà visita alla mia città, Arezzo. La città di Domenico Giani, Ispettore Generale del Corpo della Gendarmeria del Vaticano. In altre parole, il bodyguard del Papa, come si vede anche nella foto in alto.

Perciò mi preparo con un bel “Viva il Papa!”

domenica 25 marzo 2012

Un mondo nuovo inizia. Magnificat anima mea!




25 marzo, Festa dell'Annunciazione: il Figlio di Dio si fa uomo nel grembo della Vergine Maria.

In questo giorno, con la venuta di Gesù nella nostra carne mortale, inizia un mondo nuovo. Un mondo in cui l'umanità trova finalmente il suo punto di riferimento, la sua salvezza.

Chi si affida a Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, sperimenta da subito la salvezza. Non solo quella futura, ma anche quella del tempo presente. Il presente viene inserito nella realtà onnipotente di Dio.

Festeggiando l' Incarnazione di Gesù, nove mesi prima del Natale (25 marzo-25 dicembre), la Chiesa ci fa inoltre capire con chiarezza  che l'essere umano inizia la sua vita dal concepimento.

Questo vale per Gesù, per Maria Santissima (8 dicembre-8 settembre), e per ciascuno di noi.

L'inizio della vita non è a nove a mesi, né a tre mesi, né a uno. L'inizio della vita è il concepimento, come tutti ben sappiamo, e specialmente le donne.

Per questo oggi bisogna festeggiare. Il mondo nuovo è già cominciato.

Possiamo dire perciò con Maria: "Magnificat anima mea Dominum!" l'anima mia magnifica il Signore!

E lo facciamo con la stupenda musica di Francesco Durante, o di Giovanni Battista Pergolesi suo allievo (per modo di dire...).

L'opera è attribuita a entrambi. Chiunque dei due l'abbia composta, ha certamente preso il motivo iniziale dal Magnificat di Monteverdi.

Posto tutto il Cantico, perché in certo senso sia anche di accompagnamento al viaggio apostolico di Papa Benedetto in Messico e a Cuba.

"Grandi cose ha fatto Colui che è potente, e Santo è il suo nome!"

lunedì 21 novembre 2011

Il Papa nel Benin. Una lezione per tutti














Ieri, nella festa di Cristo Re,  il Papa ha salutato il Benin tra una folla incalcolabile di persone.

I laicisti non sanno darsi pace.

Ma come! Il Papa che è contro il preservativo, si dichiara vicino ai malati di Aids.
Il Papa, che quei signori vorrebbero mandare alla corte dell’Aia per crimini contro l’umanità (e magari fucilarlo), circondato proprio da quell’umanità povera per la quale quegli stessi signori vorrebbero fucilarlo. 
Il Papa che parla ancora di Cristo, morto e seppellito, riesce a mobilitare nel Suo Nome una marea di persone festanti e in preghiera.

I laicisti non capiscono. Eppure ormai la lezione dovrebbero averla imparata.

Sulla sessualità il papa insegna una verità semplicissima e fondamentale: l’Aids si vince primaditutto educando alla fedeltà coniugale e alla responsabilità prematrimoniale. È quello che la Chiesa ha sempre insegnato. Con ottimi risultati anche per la salute fisica.

Il sesso ridotto a mero gioco erotico, banalizzato e indiscriminato, favorisce fatalmente la diffusione dell’Aids e di altre Malattie sessualmente trasmissibili, anche con vagonate di preservativi.
E qualcuno dice mai che il cosiddetto “preservativo” preserva solo per l’80/85 per cento dei casi? E quel 15/20 per cento di persone  che prima o poi si becca una Mst, non conta? Ogni due ore in Italia una persona viene contagiata da Hiv.

Solo con una seria educazione all’affettività si può giungere alla riduzione e alla sconfitta di un male che in Africa è originato oltre che da disordine sessuale, anche dalla miseria materiale, causa di tante altre malattie, per le quali non ci sono nemmeno i farmaci più comuni. 
Ma ci si vorrebbe sgravare la coscienza inviando dosi massicce di... condom.

La nazione che ha il più basso numero di casi di Aids nel mondo è  le Filippine, dove finora si è seguito proprio la lezione del papa, cioè l’educazione alla responsabilità (ma ora arrivano i turisti sessuali anche lì...). In Africa il paese che sta vincendo la sfida con l’Aids è l’Uganda, che segue la stessa lezione. Il preservativo è l’aspetto meno rilevante di questo piano di difesa.

“Il problema è capire se la vita ha un senso. Solo così posso volere bene a me e a chi ho davanti. E’ allora che lo proteggo, che faccio di tutto perché non si ammali”. “Il problema è se la vita ha un valore, un significato, altrimenti non c’è preservativo che tenga”. “Qua tutti sanno che Benedetto XVI ci vuole bene, non abbiamo dubbi. I dubbi piuttosto ce li abbiamo su chi ci manda i preservativi invece dell’aspirina. Su chi riconosce che siamo esseri umani non abbiamo dubbi”. Così si esprime un’infermiera dell’Uganda, Rose Busingye. 


Alla corte dell’Aia bisognerebbe spedire chi non informa che il preservativo non preserva sufficientemente.

Alla corte dell’Aia bisognerebbe mandare chi sfascia le famiglie, distrugge la vita umana e con essa i valori morali, con l’idea che tutto è lecito ciò che piace; per cui ci ritroviamo una gioventù che a dodici-tredici anni vende il proprio corpo per una ricarica di telefonino.

Il papa non è una minaccia per l’Africa, è il suo futuro. I signori che non lo capiscono fanno parte di un mondo vecchio, decrepito, destinato a scomparire per mancanza di eredi.

Il condom qualche effetto lo produce.

lunedì 26 settembre 2011

Un giudice a Berlino


 












Preceduto dal solito clima di diffidenza, se non di ostilità preconcetta, Benedetto XVI è tornato nella sua patria quasi da straniero.

Ma, come ormai ci ha abituati, ha compiuto un piccolo-grande capolavoro; non lui, ovviamente, ma lo Spirito di Dio che lo guida e lo illumina.

La diffidenza si è tramutata in calorosa accoglienza, l’ostilità in una standing ovation e il boicottaggio in bagni di folla.

Perfino i giornali più critici hanno scritto parole di apprezzamento.

Hanno colpito le sue parole, sempre alte e profonde, e il suo atteggiamento, umile e dolce, che sa chiedere perdono anche per i misfatti degli uomini di Chiesa.

Un vero padre, cioè un vero papa.

Sarà la storia a giudicare. Ma quei riferimenti alle dittature brune e rosse, che nel nome di ideologie atee hanno portato l’umanità sull’orlo del precipizio, hanno colpito nel segno, in una nazione che le ha provate entrambe.

Benedetto XVI ha aperto una riflessione anche sull' attuale ideologia, quella di matrice rigidamente positivistica, che crede di poter "creare" l’uomo senza rispettare la sua “ecologia”, cioè la sua natura oggettiva, concreta, data.

Come la natura si sta ribellando alla manipolazione umana, così, ha ammonito implicitamete il papa, anche la natura umana non potrebbe a lungo sopportare manipolazioni che ne alterino il suo patrimonio interiore, e non solo quello genetico.

Senza la coscienza comune, "naturale", del bene e del male, senza una ragione condivisa e un’apertura verso Dio creatore, l’uomo smarrisce sé stesso. “Oppure credete che il mondo di oggi vada abbastanza bene?” ha detto con un pizzico d’ironia teutonica il papa tedesco.

Certo, rimarrà impressa nel cuore e nella mente dei politici di tutto il mondo quella citazione agostiniana: senza la giustizia, che cos’è uno Stato se non “magnum latrocinium", una banda di briganti, un grande latrocinio?

Lo ha detto al Bundestag, a Berlino.

Almeno a Berlino non può mancare un giudice...


Mi permetto di citare un mio post sul pensiero agostiniano, che riporta la frase citata dal Papa:

giovedì 17 marzo 2011

L'unità d'Italia e Domenico Scarlatti



Nel suo messaggio al Capo dello Stato Giorgio Napolitano in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, Benedetto XVI ha fatto due osservazioni molto acute, che hanno colpito la mia attenzione.

La prima è che “il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima”.
Le origini sono nel Medioevo, e l’opera della Chiesa è stata fondamentale per la costruzione di una identità comune, pur nella varietà degli stati regionali.

Benedetto XVI (e questa è la seconda osservazione) ha indicato anche alcune figure di artisti sommi che hanno contribuito alla formazione della cultura italiana, nella letteratura, nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nella musica.

Se scontate possono apparire le figure di Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Bernini e Borromini, meno scontate appaiono per la musica le due figure da lui indicate: Palestrina e (Domenico) Scarlatti.

Palestrina in effetti è colui che più di ogni altro, con le sue magnifiche costruzione corali, segna il passaggio dal gregoriano alla polifonia, cioè dalla musica antica e medievale, a quella moderna.

E Domenico Scarlatti? È il rivoluzionario del clavicembalo, che da semplice strumento salottiero e di accompagnamento (il cosiddetto basso continuo) diviene con lui il protagonista dei concerti, anticipando quello che sarà il ruolo del pianoforte.

Solo un fine conoscitore della musica (e anche da questo si capisce che Benedetto XVI lo è) poteva indicare questi due personaggi, per i profani addirittura semisconosciuti.

Per onorare e concludere questa giornata postiamo perciò la Sonata in Si minore, K 27/L 449, di Domenico Scarlatti, eseguita da uno dei più grandi pianisti del XX secolo, Arturo Benedetti-Michelangeli.

La perfezione italiana, nel brano musicale e nell’esecutore.

sabato 17 aprile 2010

La tempesta di Malta



Quest'anno 2010 può essere già considerato sufficientemente "tempestoso".

E non mi riferisco solo all'aspetto climatico, con un inverno tra i più rigidi e piovosi degli ultimi cento anni.

Ben più grave il tremento terremoto di Haiti, a cui ne è seguito in questi giorni un altro in Cina.

L'orribile sciagura aerea di Smolensk ha cancellato in un attimo la dirigenza della Polonia.

Ci si mettono ora anche i vulcani a far sentire la loro voce inquietante, e dall'Islanda è partita una nube di cenere che ha coperto i cieli di mezza Europa.

Tempesta anche nella Chiesa, con gli scandali della pedofilia, contro la quale Papa Benedetto XVI sta combattendo con coraggio e fermezza.

Una tempesta costrinse S. Paolo a fermarsi a Malta per tre mesi, dopo il drammatico naufragio della nave che doveva portarlo a Roma, per essere processato da Nerone (Atti degli Apostoli, 27 e 28). Ma in quei tre mesi di sosta forzata convertì l'isola, che ancora oggi è una roccaforte della fede cattolica.

Era l'anno 60 dopo Cristo.

Nel ricordo del naufragio di Paolo, che significò anche la conversione di Malta, Papa Benedetto compie il suo viaggio apostolico di due giorni, oggi e domani.

Voglio accompagnarlo anzitutto con la mia preghiera.

A questa unisco una più laica sonata di Beethoven, ovviamente la "Tempesta", in Re minore, Op. 31, n. 2, III movimento. Una tempesta avvincente, questa volta, piena di fascino.
Tanto più eseguita da quel mitico pianista che è stato Wilhelm Kempff.

Anche dagli sconquassi più rovinosi possono sorgere nuovi germogli di vita e di speranza.

È ciò che accadde a S. Paolo nel naufragio di Malta, 1950 anni fa.

È ciò che mi auguro accada anche oggi.



venerdì 19 marzo 2010

Buon onomastico, Joseph Ratzinger!





Nella festa di S. Giuseppe mi unisco a tutti coloro che oggi fanno gli auguri al Santo Padre Joseph Ratzinger, Benedetto XVI.

Ad essere sincero, mai come quest’anno faccio volentieri questi auguri; in un momento in cui sia il Papa che la Chiesa sono stati attaccati in modo inqualificabile da molte parti.

Alcuni si sono già accorti che questi attacchi suonano stonati, nei confronti di un Papa che sta facendo di tutto per fare pulizia all’interno della Chiesa e tiene saldamente la barra del timone della navicella di Pietro ben dritta sui valori della ragione e della fede, ambedue essenziali per l'uomo.
Ad esempio, molto significativo è stato l'intervento sulla pedofilia della Cancelliera tedesca Angela Merkel, due giorni fa, al Bundestag di Berlino.

Questi auguri li voglio esprimere con le parole stesse del Papa. Con tre espressioni che esprimono tre aspetti fondamentali della realtà vista con gli occhi della ragione e della fede: l’uomo, Gesù Cristo, Dio.

Valori non negoziabili (Sacramentum Caritatis, 83). Sono quelli che riguardano il rispetto della vita umana, dal suo concepimento fino al suo termine naturale.

Speranza affidabile (Spe Salvi, 1). È Cristo, non un uomo eccezionale, ma il Figlio di Dio fatto uomo, e per questo l’unico a cui affidare totalmente la nostra vita.

La Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura. La trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame dell’una con l’altra totale (Caritas in Veritate, 54).
La Trinità è perciò, oltre che la rivelazione del mistero di Dio, anche il modello per la società umana, che solo nell’autentica relazione e nella reciproca accoglienza tra le persone può fondare una vera unità.


Buon onomastico, Joseph Ratzinger! Ad multos annos!

giovedì 7 maggio 2009

Voglio bene a Benedetto XVI













Molti nei blog fanno dichiarazione di odio nei confronti del papa.

Permettete che io faccia la mia dichiarazione di affetto.

Voglio bene a Papa Benedetto perché

• In un mondo che vorrebbe ridurre tutto al relativo, lui continua ad affermare che esiste la verità assoluta.

• In un mondo dove tutto si può vendere e comprare, lui ci ricorda che esistono dei valori non negoziabili.

• In un mondo che sta perdendo la speranza nell’uomo, lui ci fa presente che esiste un Uomo nel quale si può riporre una speranza affidabile.

• In un mondo che vuol salvarsi da malattie e miserie morali indossando solo una foglia di fico come protezione, lui fa presente che senza validi anticorpi non c’è foglia che tenga.

• E a quelli che hanno da ridire anche sul suo cappello a tese larghe, risponde che gli è utile per evitare i colpi di sole e ne consiglia perciò l’uso anche a loro.


Benedetto XVI, sei grande!

domenica 19 aprile 2009

Auguri a Papa Benedetto XVI





Voglio fare gli auguri a Papa Benedetto XVI nel IV anniversario della sua elezione al sommo pontificato rispondendo ad una domanda: perché il papa dà tanto fastidio?

C’è chi si scandalizza delle ricchezze del Vaticano (che sono un patrimonio per l’Italia e per il mondo, e non sono certo di Papa Benedetto); c’è chi fa ironia sulla sua pronunzia della nostra lingua (che conosce perfettamente); c’è chi ha da ridire perfino sul suo modo di vestire e sulle sue ciabatte…

Tutto fumo negli occhi per coprire ben altro.

In realtà Benedetto XVI dà fastidio perché parla chiaro e politicamente scorretto.

Ad esempio non dice: “Fate ciò che vi pare, ma fatelo col preservativo”. No, lui osa dire che la migliore prevenzione contro l’AIDS è l’educazione affettiva dei giovani e la fedeltà al coniuge; che infatti è una cura gratuita e infallibile al 100x100.

Non dice “gay è bello”. Dice invece che l’omosessualità non corrisponde al modello di coppia e di famiglia voluto dal Signore.

È contro il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, e non vede i grandi progressi civili e morali che tutto questo comporta: famiglie allargate e disgregate; figli dati in gestione al 50 per cento, o ad altre percentuali variabili; donne che possono abortire dieci, venti, trenta e perfino quaranta volte nella vita; malati “non degni di vivere” e ai quali si potrebbe procurare una rapida fine indolore, che invece chissà perché egli si ostina a considerare persone.

Crede che la fede possa andare d’accordo con la scienza, e che Cristo sia esistito e addirittura risuscitato, e osa proclamarlo Figlio di Dio.

Ma che cosa dobbiamo fare di questo pericoloso sovversivo della moderna e "laica" civiltà?

I sommi sacerdoti del laicismo si stracciarono le vesti e dissero: “È reo di morte!” “Sia crocifisso!”

N. B. Chissà perché queste parole di condanna non mi suonano del tutto nuove…


Auguri, Papa Benedetto! Ad multos annos!

giovedì 19 marzo 2009

S. Giuseppe, l'Africa e i suoi problemi

In questi giorni, in occasione del viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI in Camerun e Angola, si parla molto dell’Africa e dei grandi problemi che l’affliggono.

Voglio portare anch’io il mio piccolo contributo, ricordando a orecchio una simpatica ma efficace battuta udita in un filmato di qualche anno fa.

Un europeo dice: “La mattina mi alzo, mi lavo, faccio colazione e poi vado…”
"Fermati qui! - commenta lo speaker del filmato - Queste cose che noi europei facciamo come routine in un'oretta, sono l'impegno e la fatica di un'intera giornata per milioni di persone in Africa".


Buona Festa di S. Giuseppe!

Auguri a tutti i papà!

Buon onomastico, Joseph Ratzinger!