martedì 17 gennaio 2017

Sant'Antonio Abate, amico degli animali, nemico del demonio

Oggi è la festa di S. Antonio Abate, nemico del demonio e patrono degli animali. Soprattutto è uno dei padri fondatori del monachesimo (IV secolo); l'appellativo "abate" lo ricorda chiaramente.
In questo giorno, secondo la tradizione toscana, e non solo, inizia anche il carnevale.
Oggi il carnevale ha perso molto del suo fascino. In ogni modo io, che porto il nome di questo grande Santo, lo voglio iniziare in rime scherzose e in latino maccheronico.
Per Carnevale ogni scherzo vale!






Quando initiat Carnevalem
ego initio stare malem.
Haec temperies invernalis
causa est de multis malis.

Frigor, virus, influentia
me costringunt de prudentia.
Ergo maneo in meo lecto,
tempus bonum ibi expecto.

Mala tempora et ria
spero ardenter vadant via.
Et in tanto, in festo meo,
scribo in macheronèo.

Hodie invoco Sant’Antonium
ut repellat reum demonium,
tempus bonum voco et alia,
salus atque ad animalia,

et pro omnibus personis
spero veniant diebus bonis.
Isto canto terminato,
vos saluto. Amicusplato.




mercoledì 11 gennaio 2017

18 anni senza De André





Sono 18 anni che Fabrizio De André ci ha lasciati.

Non le sue canzoni, non la sua voce, non il suo ricordo, indelebile nella nostra memoria.

Quest'anno desidero onorarlo postando "Don Raffaè" (1990), una canzone in cui la satira mordace si sposa con la briosa leggerezza della tarantella.
Un ossimoro che troviamo spesso nella produzione di Faber. Il modo migliore per evitare la retorica, anche quando si tratta di "gomorra".

Quasi certamente il Don Raffaè, detenuto "di riguardo" del carcere di Poggioreale, si ispira alla figura del boss della camorra Raffaele Cutolo. Forse anche per questo la canzone è in napoletano.

A che bell'o cafè... È evidente qui il riferimento alla canzone di Modugno 'O cafè'.

Anche per questo motivo mi piace postare Don Raffaè.





Don Raffaè


Io mi chiamo Pasquale Cafiero 
e son brigadiere del carcere, oinè.
Io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggio Reale dal ’53.

E al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio,
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me.

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacché;
tutte l’ore cò ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’à piglia co' me.

Ma alla fine m’assetto papale,
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale,
mi consiglio con don Raffae’,
mi spiega che penso e bevimm’o cafè.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.

Prima pagina venti notizie,
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa:
si costerna, s’indigna, s’impegna,
poi getta la spugna con gran dignità.


Mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde,
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli,
mentre ‘o assessore, che Dio lo perdoni,
‘ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni.


Voi vi basta una mossa, una voce,
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce;
con rispetto s’è fatto le tre,
volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.

A che bell’ò cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
preciso a mammà.

Qui ci sta l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha,
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà;


aggiungete mia figlia Innocenza,
vuo’ marito, non tiene pazienza,
non chiedo la grazia pe’ me,
vi faccio la barba o la fate da sé.

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi processo eravate ‘o chiù bello,
un vestito gessato marrone,
così ci è sembrato alla televisione;


pe’ ‘ste nozze vi prego, Eccellenza,
mi prestasse pe’ fare presenza,
io già tengo le scarpe e ‘o gillè;
gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà.

A che bell’o cafè,
pure in carcere ‘o sanno fa,
co’ a ricetta ch’a Ciccirinella
compagno di cella
preciso a mammà.

Qui non c’è più decoro, le carceri d’oro
ma chi l’ha mai viste, chissà;
chiste so’ fatiscienti, pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità.

Don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe ‘no santo,
ma ‘ca dinto voi state a pagà
e fora chiss’atre se stanno a spassà.

A proposito, tengo ‘no frate
che da quindici anni sta disoccupato;
chill’ha fatto cinquanta [quaranta] concorsi,
novanta domande e duecento ricorsi;


voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio v’imploro,
chillo duorme co’ mamma e co’ me;
che crema d’Arabia ch’è chisto cafè.





mercoledì 4 gennaio 2017

Un canto di speranza, in attesa dell'Epifania





Dopo l'orrendo massacro di Istanbul nella notte di capodanno 2017 da parte dei jihadisti dell'isis e nel quale sono state uccise 39 persone, voglio postare un canto natalizio in attesa dell'Epifania.

Si tratta della celebre "The Huron Carol", scritta nel 1643 da Jean de Brébeuf, gesuita, che evangelizzò con altri 7 suoi confratelli il popolo degli Uroni in Canada. Fu scritta nella lingua di quella gente: "Jesous Ahatonhia" (Gesù è nato) e cantata in una melodia popolare francese dell'epoca.

Posto questo canto per più motivi.

Anzitutto perché l'Epifania è la manifestazione di Gesù come salvatore di tutte le genti; dunque, la festa di tutti i popoli, rappresentati dai Magi, ricordati nel canto.
È stato scritto nella lingua di un popolo considerato dagli europei incivile. Ma non la pensavano così quei missionari francesi.
È un canto che invita alla gioia e alla pace.
È considerato la più antica canzone natalizia del continente americano.

Gli Uroni, che occupavano una vasta zona tra gli attuali Canada e Stati Uniti, si convertirono alla fede cristiana con l'intelligente ed eroica testimonianza di quei missionari.
Ma questi missionari, in un breve lasso di tempo, furono tutti uccisi dopo atroci torture dagli Irochesi, nemici degli Uroni.

Anche nel 1649, l'anno del martirio di Jean de Brébeuf, c'era chi predicava la pace e la fratellanza e veniva ucciso. Evidentemente in 400 anni ancora qualcuno (molti purtroppo) non hanno capito nulla di religione, né di fratellanza.

Non hanno capito la straordinaria lezione di vita e di cultura di Jean de Brébeuf e Compagni. Questi, sì, veri martiri, i Martiri Canadesi.





Jesus is born (Jesous Ahatonhia)


'Twas in the moon of wintertime when all the birds had fled
That mighty Gitchi Manitou sent angel choirs instead;
Before their light the stars grew dim and wondering hunters heard the hymn
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria

Within a lodge of broken bark the tender babe was found;
A ragged robe of rabbit skin enwrapped his beauty round
But as the hunter braves drew nigh the angel song rang loud and high
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria

O children of the forest free, O son of Manitou
The holy child of earth and heaven is born today for you
Come kneel before the radiant boy who brings you beauty peace and joy
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria

The earliest moon of wintertime is not so round and fair
As was the ring of glory on the helpless infant there
The chiefs from far before him knelt with gifts of fox and beaver pelt
Jesus your King is born, Jesus is born, in excelsis gloria.







sabato 31 dicembre 2016

Bilancio 2016 (in coppiole di versi)















L’anno 2016 è finito
e noi lo salutiamo con un dito.

Non con il dito medio, sia ben chiaro!
ma con quello che a scriver mi preparo.

Possiamo fare i conti di chiusura:
qualche dolcezza e tanta più paura.

Furono più le spine che le rose;
e allor cerchiamo rime spiritose.

Renzi rottamatore han rottamato
e a Pontassieve a piedi è ritornato.

La Raggi ci ha un cognome  che confonde:
più che raggi mi paion notti fonde.

La Boldrini, plurale e, ohibò, maschile,
Boldrina sia! singola femminile.

La ministra di Pubblica Istruzione
non è istruita; è adatta alla mansione.

Nel governo c’è ancora la Madìa,
la più inetta (e più bella) che ci sia.

Il terremoto ha fatto danni ingenti,
speriamo che il governo non li aumenti.

I terroristi fan più gravi danni,
c'è chi li ferma a Sesto San Giovanni.

Obama per la Clinton lottò fiero,
ma Donald Trump lo ha fatto un po’ più nero.

È morto, ahimè, Bud Spencer, grande attore,
ed ora chi mi fa rider di cuore?    

Papa Francesco predica la pace,
e finalmente a Aleppo guerra tace.

Hanno proibito i botti a capodanno,
ma scoppi a destra e a manca e fuochi fanno.

Notte di festa e luci e di colori,
pei camionisti e  tir saran dolori.

Ma gli ultimi minuti se ne vanno,
Amicusplato vi augura Buon Anno!










lunedì 26 dicembre 2016

Onore al Coro dell'Armata Rossa!





Voglio rendere omaggio al Coro dell'Armata Rossa, dal 1998 denominato "Alexandrov Ensemble", scomparso tragicamente a bordo dell'aereo russo precipitato nel Mar Nero il giorno di Natale.

Lo voglio ricordare con un canto che fa riferimento all'immensa pianura russa, al suo irresistibile fascino, ma anche al dolore delle ragazze che vedono partire i loro amati per la guerra: "Polyushko Polye", pianura, mia pianura.

Un Coro celeberrimo, che ha rappresentato vocalmente l'Unione Sovietica prima e la Federazione Russa oggi, con esecuzioni memorabili. 

Il suo fondatore e primo direttore (1928), Alexandr Alexandrov, è colui che ha musicato l'inno sovietico (1944), oggi inno della Federazione Russa. Un inno nazionale tra i più belli del mondo, se non il più bello.

Ora l'Ensemble ne porta giustamente il nome.




domenica 25 dicembre 2016

Natale 2016






Davanti al presepe



Non voglio fare discorsi dotti
davanti alla capanna di un falegname.

Non voglio cercare immagini artistiche
per nascondere lo squallore di una mangiatoia.

Non voglio pronunziare inutili parole
davanti a Colui che ha dato senso a tutta la mia vita.

Mi voglio solo inginocchiare.







sabato 24 dicembre 2016

Vieni Signore (ce n'è bisogno!)




Non direi che il 2016 sia stato un'annata "da segnare con un sassolino bianco" (albo signanda lapillo), cioè un anno fortunato.
Non farò certo la lista dei mali che sono accaduti; basta ricordare il sisma di Amatrice (e zone limitrofe) del 24 agosto, la strage di Nizza del 14 luglio e quella di Berlino del 19 dicembre.

In questa vigilia di Natale voglio solo rivolgere una pressante invocazione al Salvatore del mondo, con il mirabile mottetto musicato da F. Mendelsshon-Bartholdy: "Veni Domine, et noli tardare", vieni Signore e non tardare!

Ho un debole per la musica di Mendelsshon (quello conosciuto soprattutto per la "Marcia Nuziale"). È un limpido genio, che in epoca romantica ha fatto riscoprire al mondo Bach e Mozart dimenticati, e tra le sue composizioni ci ha lasciato le 48  meravigliose "Romanze senza parole" per pianoforte. Perfino Glenn Gould, il più grande esecutore della musica di Bach e poco attratto dagli autori romantici, ne è rimasto affascinato.

Mi preparo perciò al Natale con il mottetto "Veni Domine", per coro femminile a tre voci (soprani, mezzo-soprani, contralti) e accompagnamento d'organo, composto a Roma nel 1830 per le monache di Trinità dei Monti.
L'ho già postato altre volte. Ma le cose belle non stancano mai.
Come la bellezza del Santo Natale.

Più che buona l'esecuzione del Coro Femminile "Madonna della Consolazione" di Reggio Calabria, diretto dal M° Luigi Miriello. Finalmente un bel coro italiano! Un po' in ombra l'organo.


Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae, et revoca dispersos in terram tuam.

Excita Domine potentiam tuam, et veni, ut salvos nos facias,
Veni Domine, et noli tardare.



Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo e richiama nella tua terra i dispersi.
Mostra, Signore, la Tua potenza, e vieni a salvarci.
Vieni, Signore, non tardare!




venerdì 23 dicembre 2016

Fermato in Italia l'attentatore di Berlino. Per sempre
















Il folle pluriomicida islamico Anis Amri, l'inafferrabile attentatore di Berlino dai mille nomi, dopo aver girovagato per tutta la Germania senza incontrare ostacolo, dopo essere entrato in Francia senza incontrare ostacolo, appena entrato in Italia ha incontrato a Sesto San Giovanni due pallottole che lo hanno fermato per sempre.

Ha fatto del suo meglio, ovvero, del suo peggio anche prima di morire: ha sparato e ferito Christian Movio, l'agente di polizia che lo aveva fermato. Per fortuna la pallottola calibro 22 ha colpito la spalla destra del valoroso poliziotto senza ledere organi vitali. In compenso il giovane collega del ferito, il siciliano Luca Scatà, ha centrato in pieno petto il delinquente con due colpi, stendendolo al suolo. Amri è morto in una decina di minuti. 

Parce sepulto.

Una riflessione è d'obbligo. 
Due agenti di polizia italiani, in pattuglia alle 3 di notte, hanno fermato il pericolo pubblico numero uno in Europa appena entrato in Italia, mentre tutto l'apparato delle forze dell'ordine tedesche in quasi cinque giorni non è riuscito neppure a sapere dove il criminale si trovava (pensavano addirittura in Danimarca).
Sappiamo come la Germania soffra di un complesso di superiorità, specialmente nei confronti dell'Italia. 
Luca Scatà, poliziotto in prova di 29 anni, della provincia di Siracusa, e Christian Movio, agente scelto di 36 anni di Udine, l'hanno costretta ad un bel bagno di umiltà.
Anzi, a una bella doccia fredda...

Grazie di tutto, coraggiosi (e intelligenti) poliziotti italiani!


mercoledì 21 dicembre 2016

Il sole si è fermato
















Il sole si è fermato nel suo punto più basso. Non ne poteva più, dopo aver visto ciò che è accaduto in questi giorni.

Un agente della sicurezza turca spara alle spalle all'ambasciatore russo in Turchia, mentre questi stava parlando di quadri d'arte. Una volta gli ambasciatori non portavano pena (come dice il proverbio); ma quel criminale fanatico spara più volte, uccidendo al grido di "allah u akbar".

Nello stesso giorno, 19 dicembre, un tir travolge un mercatino di Natale a Berlino, davanti alla Chiesa della Memoria. Una strage orrenda: 12 morti, quasi certamente 13 con la nostra Fabrizia Di Lorenzo. Il folle omicida è un tunisino "soldato dell'isis", cioè di quel sedicente stato islamico che ha come scopo l'uccisione degli infedeli, nel nome di allah akbar

Tre giorni prima a Damasco una bambina di 7 anni, col beneplacito della famiglia, è stata imbottita di esplosivo ed è stata fatta saltare in aria in una stazione di polizia uccidendo due agenti, sempre nel nome di allah akbar.

Spossato da queste notizie oggi il sole si è fermato. 

Domani forse ci ripenserà e ricomincerà il suo giro: deve arrivare in tempo al 25 dicembre, per portare al mondo la lieta notizia del Natale di Gesù.

Se non arriva il Natale, arriva allah akbar, quello che ordina - come Erode - di uccidere gli innocenti, anche di 7 anni.

Per questo il sole domani sorgerà di nuovo e continuerà il suo cammino.




Nella foto: la bambina di 7 anni, "volontaria" kamikaze, salutata dal padre (!)










martedì 20 dicembre 2016

La strage di Berlino. Ancora islam...

















Ormai il termine strage è sinonimo di islamici.

Lupi (ma io direi vermi) solitari, cellule organizzate, gruppi jihadisti, boko aram, al-nusra, al-kaeda, fino ad uno stato territoriale, l’isis: un crescendo mostruoso di disumanità, frutto di una ideologia aberrante.

Tutta gente che ha come unico scopo conclamato l’eliminazione fisica degli “infedeli”, cioè noi.
E con tutti i mezzi possibili. Ora va di moda il tir, a Parigi come a Berlino, ieri sera 19 dicembre.
E con l’impiego di qualsivoglia fedele di “allah il misericordioso”,  compresa una bambina kamikaze di 7 anni (!)

Ancora una volta siamo qui a piangere vittime innocenti dell’ennesimo attentato islamico: 12 morti, oltre quaranta i feriti di cui alcuni gravissimi, nonché alcuni dispersi, tra cui un’italiana di 31 anni, Fabrizia Di Lorenzo, per la quale si teme il peggio.

È il solito augurio di Buon Natale islamico. Lo hanno già fatto al Cairo, ora lo hanno ripetuto a Berlino, proprio in mezzo ad un mercatino natalizio e davanti alla famosa Chiesa della Memoria, simbolo di pace tra le nazioni.

In compenso, non sono solo gli islamici a voler cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra. Ci sono anche tanti solerti laicisti nostrali, come quell’inqualificabile dirigente scolastica di Pontevico, nel bresciano, che ha cancellato dai canti natalizi il nome di Gesù, per non disturbare i manovratori musulmani…
E sappiamo quanto i manovratori musulmani abbiano bisogno di non essere disturbati, per colpire con precisione la gente che affolla i mercati di Natale.

La festa di Natale senza il nome di Gesù nei canti natalizi…

Ma il Natale di chi? 



Nel riquadro della foto in alto, Fabrizia Di Lorenzo