domenica 9 dicembre 2018

Un antico canto per avvicinarci al Natale





Mi preparo al Natale con un canto alla Madre di Dio,

Un antico canto popolare, di origini non ben conosciute, forse del 1500, di lingua tedesca, che descrive la salvezza portata da Cristo attraverso la divina maternità di Maria.
Dove passa Maria, che ha in grembo Gesù, le spine diventano foglie, poi rose... e infine il mondo viene liberato dal male.

Il canto si intitola  Maria durch ein' Dornwald ging (Maria passò tra un bosco di spine).

Molte sono le spine in questo mondo.

Vieni, Signore Gesù!



martedì 23 ottobre 2018

Una suora alla pedaliera di Bach





Nella storia della musica alcuni brani sono, per così dire, "patrimonio mondiale dell'umanità". Si tratta di quei brani di cui basta accennare l'incipit, tre o quattro note, e subito si squadernano nella nostra mente. 

Anche la persona meno preparata musicalmente li ha interiorizzati, e in certe occasioni li esteriorizza per definire con più efficacia o per rafforzare una situazione. Penso ad esempio alle prime note della V sinfonia di Beethoven: pa-pa-pa-pa--! pa-pa-pa-pa--! (sol-sol-sol-mi♭--fa-fa-fa-re--). Popolarmente esprimono una conclusione irrimediabile.
Se invece si vuol dare la carica, allora si ricorre alla marcia dell'Aida...

Non intendo portare altri esempi, né fare una hit parade, che andrebbe dal canto gregoriano alla musica contemporanea!

Voglio solo esprimere il mio parere su quale di questi numerosi brani universalmente noti rappresenti la quintessenza della musica stessa, in certo senso ne costituisca  l'esempio più perfetto e forse il più celebre: la Toccata e Fuga in Re minore di Bach. È del 1703,  Bach aveva 18 anni...

Oggi compio 73 anni e di fronte a tanta grandezza mi sento davvero "prope nihil", quasi niente, per dirla con S. Agostino.

Non sono mai riuscito neppure ad eseguirla adeguatamente (il pedale non è uno scherzo!), e così mi accontento di ascoltarla.

Volevo postare un grande organista, poi ho preferito la rarità di un'organista (con l'apostrofo), e per di più suora: Mihovila Tenzera

Non sarà il massimo della interpretazione ma si tratta indubbiamente di una buona performance.

Complimenti Sorella Mihovila! 




domenica 14 ottobre 2018

Il mio primo vero Schubert




Lo Schubert dell’ “Ave Maria”? Certamente quello è il primo Schubert che ognuno conosce. Immancabile in ogni matrimonio in Chiesa. Una voce di soprano ce lo ha fatto conoscere fin da bambini.

Per me Schubert è stato per molti anni solo quello. Si è poi aggiunta anche la notissima “Serenata”, con la voce di qualche celebre tenore. Mi ero fatto così l'idea che Schubert fosse uno sdolcinato musicista romantico, di scarso valore.

Un giorno parlando di Schubert con il M° Fosco Corti, indimenticabile direttore del Gruppo Polifonico Francesco Coradini di cui facevo parte, espressi queste mie opinioni. Mi guardò meravigliato, e sorridendo mi disse: “Antonio, conosci solo l’Ave Maria?? A parte il fatto che è un Lied stupendo, hai mai sentito parlare dei Momenti Musicali, degli Improvvisi, dell’Incompiuta, delle Sonate, dei Trii, dei Quartetti, delle Fantasie, degli oltre 600 Lieder, molti dei quali veri e propri capolavori? Caro Antonio, Schubert è un genio musicale, quello che ha interpretato in modo perfetto lo spirito del romanticismo. Ha avuto un solo difetto; è morto a 31 anni”.

Rimasi sbalordito. Quell’insignificante personaggio, piccolo di statura, legato solo a una melodia, divenne ai miei occhi improvvisamente un gigante.

Questo è stato il mio primo vero incontro con Schubert. Non una melodia particolare, ma la scoperta di un genio, con la tirata di orecchi di un grande maestro.

Da quel giorno non ho cessato di amare questo illustre sconosciuto, ed è diventato a ragion veduta uno dei miei autori preferiti, come dimostrano anche i numerosi brani postati nel blog.
E quello che posto stanotte: l’Improvviso n. 2.

Geniale Schubert! E ammirevole l’esecuzione della giovanissima pianista italiana.




venerdì 12 ottobre 2018

Il mio primo vero Bach





Con questa stagione così invitante, stamani ho fatto una bella girata in collina, sopra la mia città.
Poiché il luogo era vicino, ho fatto anche visita al piccolo cimitero dove è sepolto un mio indimenticabile maestro di musica, D. Athos Bernardini. È stato un organista e concertista di grande valore, e ad Arezzo ha preparato valenti pianisti e organisti.

Mi sono soffermato in preghiera, mentre la lapide mi indicava la sua giovane età: 46 anni. Ricordo sempre il suo modo affabile e sereno, anche quando già la malattia lo stava portando con sé. Nel cielo, ovviamente.

Ogni volta che vado a trovare questo caro maestro, mi tornano subito alla mente alcune parole che mi hanno profondamente segnato.  Mi diceva davanti al pianoforte: “Quando sono un po’ giù di corda, suono questo preludio di Bach”. E suonava il 22 preludio in Si bemolle minore del I volume del Clavicembalo ben temperato.

È chiaro che il Clavicembalo ben temperato, capolavoro assoluto, ha dei brani così celebri e mirabili che non permettono di fare paragoni, a partire dal primo.

Ma per me il più bello rimane il n. 22, in Si bemolle minore. È di una bellezza perfetta, “fidiaca” l’ha definita Alfredo Casella, e a differenza di tanti altri brani, ha uno sviluppo agogico che possiamo trovare solo in sonate di grande respiro o nelle sinfonie.
Sembra rappresentare il cammino della nostra esistenza: un cammino faticoso o comunque impegnativo che si snoda attraverso momenti più leggeri o più drammatici, ma alla fine si apre alla luce della piena liberazione.

Ecco perché il mio caro maestro amava questo brano. E ho ancora negli occhi le sue mani che si appoggiavano alla tastiera e cominciavano a eseguire questa pagina “grondante di lacrime”, fino alla luminosa catarsi finale, in Si bemolle maggiore, ben preparata dopo una dura lotta con “l’immane peso del negativo”.

Mi  hai fatto amare Bach, carissimo D. Athos, e in maniera convincente.

Nel sentire le esecuzioni di questo preludio che troviamo nel web, anche di grandi interpreti, c’è da rabbrividire. Ci sono pianisti che lo eseguono in un minuto e mezzo, altri in due, altri in quattro…
E con interpretazioni che lasciano sgomenti: dal semplice solfeggio suonato ad un  romanticismo retorico e smaccato.

Bach non ha bisogno né di forzature né di aggiunte personali. Questo preludio, così lineare nel suo andamento, ci indica anche il modo di esecuzione. Il pathos che lo sottende, emerge dalla sua evidente struttura armonica.

L’esecuzione che presento, ad opera di Friedrich Gulda,  è la migliore di quelle disponibili.

Sarebbe piaciuta anche al M° D. Athos.







giovedì 11 ottobre 2018

Il pastore smarrito (e ritrovato)




















Ben nota è la parabola della pecorella smarrita. Il buon pastore lascia le altre 99 pecore e va alla sua ricerca. Trovatala, fa grande festa con tutto il vicinato (Lc 15, 3-7; anche Mt 18, 12-14).

Talvolta però può succedere che a perdersi sia il pastore. In questo caso sono le pecore che devono andare alla sua ricerca. Trovatolo, fanno anche loro una grande festa.

Mi perdonerà l'evangelista Luca, mi perdonerà soprattutto il buon Dio, ma questa variante mi è venuta alla mente ieri nella catechesi di Papa Francesco in Piazza S. Pietro.

Finalmente il pastore è tornato, o è stato ritrovato. Ha terminato di girovagare per i meandri del politichese, ed ha choccato i benpensanti buonisti con parole inequivocabili sull'aborto.

"E' un modo di dire interrompere la gravidanza, perché in realtà significa fare fuori qualcuno".
L'aborto è "come affittare un sicario".

Finalmente ho ritrovato la voce del pastore, finalmente mi riconosco nelle sue parole, che sono le parole di Cristo. "Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me. Chi scandalizza [figuriamoci chi uccide] uno di questi piccoli, è meglio per lui che gli si metta una macina da mulino al collo e sia gettato in mare" (Mt 18, 5-6).

Ovviamente si alzeranno ora le voci delle femministe, della Bonino, dei "progressisti"...; insomma di tutti quelli che pensano che si possa fare della vita umana intrauterina ciò che uno vuole. Con il risultato, oltretutto, di ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi. E cioè una società di vecchi, nella quale le nascite sono un evento eccezionale, e dove sono più protette le specie animali che la razza umana, in via di estinzione dalle nostre parti.

Ben tornato Papa Francesco! Speriamo che questo sia solo l'inizio di quel parlare "sì quando è sì, no quando è no" (Mt 5, 37).


PS. Ma "Famiglia Cristiana" avrà il coraggio di mettere in copertina la Bonino  con un "Vade retro"?






martedì 9 ottobre 2018

Si è spenta "la voce" della Spagna e della Catalogna





Ogni voce che si spegne, lascia un silenzio incolmabile.
Se poi quella voce ha il dono della perfezione, allora rimaniamo tutti un po' più rauchi.

Si è spenta in questi giorni, il 6 ottobre, la magnifica voce di Monserrat Caballé, l'ultimo dei grandi soprani del XX secolo: Maria Callas, Renata Tebaldi, Joan Sutherland...

E non si è spenta solo la più bella voce spagnola, anzi, catalana; con lei muore anche un mondo artistico che ha affascinato il '900: il mondo delle "primedonne", il mondo delle "divine" come la Callas, delle "regine" come la Tebaldi, delle "stupende" come la Sutherland. 

Con la Monserrat Caballé muore "la Superba", per la sua presenza scenica, per il suo carattere forte, e per i suoi inarrivabili acuti.

Del resto, il suo nome al completo era già una premonizione: María de Montserrat Viviana Concepción Caballé i Folch.

Un nome che indicava anche la devozione alla Madonna di Monserrat, e in quel mirabile santuario di cui portava il nome, si volle sposare.

Io la voglio ricordare non con un brano lirico, ma con una canzone dedicata a Barcellona, la sua città Una canzone scritta da Freddie Mercury nel 1988 e cantata insieme a lui. 

Due voci e due presenze sceniche straordinarie. 

Nella canzone alla fine si dice: If God is willing, Friends until the end.

Ora i due amici potranno ritrovare la gioia di cantare insieme.




Barcelona

I had this perfect dream
Un sueno me envolvio
This dream was me and you
Tal vez esta aqui
I want all the world to see
Un instinto me guiaba
A miracle sensation
My guide and inspiration
Now my dream is slowly coming true
The wind is a gentle breeze
EI me hablo de ti
The bells are ringing out
EI canto vuela
They're calling us together
Guiding us forever
Wish my dream would never go away
Barcelona
It was the first time that we met
Barcelona
How can I forget
The moment that you stepped into the room
You took my breath away
Barcelona
La musica vibro
Barcelona
Yella nos unio
And if God is willing
We will meet again
Someday
Let the songs begin
Dejalo nacer
Let the music play
Ah
Make the voices sing
Nace un gran amor
Start the celebration
Ven a mi
And cry
Grita
Come alive
Vive
And shake the foundations from the skies
Shaking all our lives
Barcelona
Such a beautiful horizon
Barcelona
Like a jewel in the sun
Por ti sere gaviota de tu bella mar
Barcelona
Suenan las campanas
Barcelona
Abre tus puertas al mundo
If God is willing
If God is willing
If God is willing
Friends until the end
Viva!
Barcelona!



domenica 30 settembre 2018

Musica e vita: due storie parallele





Facevo le medie e il maestro di musica, il grande Fosco Corti, per farci rilassare suonò la Marcia Turca di Mozart.

Rimasi sbalordito. Non avevo mai ascoltato una musica così meravigliosa. Dissi in cuor mio: Quando sarò capace di suonare questo brano, sarò un pianista anch'io!

In IV Ginnasio, mentre ero nella biblioteca scolastica dove c'era in un lato un pianoforte verticale al quale era seduto un esperto allievo del Corti, sentì venir fuori da quel semiscordato strumento una musica dolcissima, che mi fece fremere di una indicibile emozione.
Lasciai sul tavolo il libro che leggevo e mi avvicinai al pianista per vedere il titolo del brano. Era intitolato "Per Elisa" e l'autore era Beethoven. In quel momento passò in seconda linea Mozart e le mie forze si concentrarono in quel "foglio d'album" così ammaliante, che chissà quante ragazze come Elisa aveva fatto commuovere e sognare.
Ma ora ero io a subire quel fascino irresistibile di quella musica incantevole e la imparai a memoria in poco tempo. Ne ero rimasto innamorato.

In prima liceo, verso la fine della primavera, e i profumi del maggio odoroso si facevano sentire attraverso la mia finestra aperta dello studio, misi nel giradischi un disco di Chopin, i "Notturni", che avevo acquistato a poco prezzo. Quelle note cristalline come perle, suonate da Rubinstein, così suggestive e affascinanti, nel silenzio di una incantevole notte primaverile, mi fecero trasalire di commozione. Non avrei mai immaginato di trovare un autore che potesse competere con Mozart e Beethoven, con la Marcia Turca e Per Elisa. Ma ora, quei Notturni fascinosi, pieni di chiaroscuri maliardi, mi avevano fatto dimenticare ogni altro autore.

Oggi è facile avvicinarsi alla musica, trovarla e "consumarla", quasi in forma bulimica. Ma negli anni 60 ogni autore era una scoperta, e i mezzi erano scarsi.

Una cosa che mi ha fatto sempre riflettere è che ho trovato nel corso della mia vita, al momento opportuno, un autore musicale che si adattava perfettamente ai miei sentimenti, alla mia personalità.

Alla fine del liceo, una notte, mentre mi preparavo per gli esami di maturità alle prese con greco e col latino, sentì provenire dallo studio di Fosco Corti delle armonie nuove, dei suoni che non corrispondevano ai miei soliti schemi classici e romantici. Fosco stava suonando gli Arabeschi di Debussy, e la Suite Bergamasca, con Clair de lune e Passepied.

Avevo scoperto il mio ultimo "amore". L'impressionismo, ultima fase del romanticismo e anticipo della dissoluzione tonale, giungeva a completare le mie emozioni proprio nel momento degli esami di maturità.

Senza rendermene allora conto, avevo percorso l'evoluzione della musica con il mio progredire nell'età.

Ne sono rimasto sempre meravigliato.




lunedì 24 settembre 2018

Nobile e inerte?






L’argon è uno dei “gas nobili”, così denominati per la loro inerzia chimica. 

Così ci hanno insegnato, e così appaiono nella tavola periodica di Mendeleiev: quel gruppo di elementi con il guscio elettronico completo al termine di ogni periodo dà un senso di perfezione, di stabilità, di sicurezza.

E così pensavo fino a pochi giorni fa, esattamente fino a quattro giorni fa, fino a giovedì scorso 20 settembre, quando due miei carissimi amici e persone esemplari nel lavoro e nella vita, sono stati soffocati quasi all’istante da uno di questi gas, il famigerato argon, che evidentemente tanto nobile e tanto inerte  non è.

I due impiegati dell’Archivio di Stato di Arezzo, Piero Bruni di 59 anni e Filippo Bagni di 55, sono state vittime della loro solerzia: un segnale, rivelatosi poi falso, di allarme antincendio in un Archivio di Stato non è una cosa che si possa ignorare. Per correre ad accertarsi, sono stati fulminati da questo gas letale.

A questo dolore si aggiunge ora quello dell’avviso di garanzia per il direttore dell’Archivio stesso, dr. Claudio Saviotti, persona che in Archivio ha passato buona parte della sua vita, e della cui amicizia mi onoro. Competente, attento, sempre disponibile per ogni studioso; quante pagine medievali “illeggibili” abbiamo letto insieme, e quando non riuscivamo, lui chiedeva lumi alla sua carissima moglie Lauretta, anche lei archivista e paleografa infallibile!

La vita a volte è davvero misteriosa. Nel luogo più tranquillo di Arezzo si è consumato un dramma terribile che ha sconvolto la città.

E l’autore del misfatto è un gas cosiddetto inerte. E non chiamatelo nobile.

In compenso leggo in wikipedia:   “I gas nobili elio, neon, argon, kripton e xeno non hanno alcun ruolo biologico e sono innocui per la salute”… https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_nobili 

Per questo “sono uno che non si accontenta di wikipedia”.

Intendo unirmi in preghiera con i familiari e con tutta la comunità aretina per i due carissimi amici Piero e Filippo, uomini di profonda fede cattolica, con il Requiem più bello mai scritto: quello di Mozart.

Riposate in pace.


  

domenica 9 settembre 2018

Vent'anni dopo





Non mi riferisco al celebre romanzo di Alexandre Dumas père, quello dei tre moschettieri, anzi quattro.

Mi riferisco a vent'anni dopo Lucio Battisti, la cui voce si è spenta il 9 settembre 1998. Ma non si è spenta la sua musica, non si è spenta la sua immagine, non si è spenta la sua fama.

Sono cambiati i gusti, sono cambiati gli stili, sono cambiati i personaggi, sempre più appariscenti e high tech. 

Ma quando quel tuo filo di voce risuona in una traccia di un disco, il resto è silenzio.

Vent'anni dopo sono un nulla per la bellezza delle tue canzoni, sempre attuali, sempre affascinanti, anche per i millenials e per chi non ha avuto la fortuna di sentirle dal vivo.

Per ricordarti e per ringraziarti dei colori con cui hai disegnato la mia giovinezza, voglio stanotte riascoltare L'aquila, del 1972 (ma la pubblicazione è del 1971, come vedo dalla partitura delle edizioni musicali Acqua Azzurra che ho sotto gli occhi). 

Ma come un'aquila può
diventare aquilone?

Sarai sempre un'aquila, carissimo Lucio, che vola ad altezza sublimi.


domenica 2 settembre 2018

Una giornata di sfide: una persa e una vinta





La bruciante sconfitta della Ferrari a Monza, e soprattutto la vittoria della Mercedes e dell'antipaticissimo (sportivamente parlando) Hamilton, mi hanno guastato il pomeriggio di questa domenica.
La vittoria sembrava a portata di mano, quasi una formalità, per la Ferrari in doppia pole. Purtroppo la fortuna aiuta gli audaci, e Hamilton lo è stato. Vettel è stato un po' ingenuo e peggio ancora lo è stato il "muretto" del Cavallino, che si è lasciato ingannare dalla finta strategia dei pit stop degli avversari. Così Raikkonen si è trovato a macinare giri su giri distruggendo le gomme, mentre Hamilton ha potuto usufruire di un cambio di gomme fresche al momento giusto e ha potuto vincere tra i fischi dei tifosi italiani.
In compenso però un'altra sfida mi ha risollevato il morale. Nel tardo pomeriggio ad Arezzo oggi si correva la Giostra del Saracino, una sfida storica tra i quattro quartieri della città. Ha vinto a mani basse, anzi, a lancia in resta, il quartiere gialloblu di Santo Spirito, il mio quartiere. Grande festa e bandiere al vento.
C'è anche da dire che tra le due sfide di oggi, una persa e una vinta, c'è anche un certo legame: sia la Ferrari che la città di Arezzo hanno come stemma il Cavallino rampante. Il simbolo di gente battagliera.
Tra molta delusione e un po' di consolazione occorre rifugiarsi nella musica, dove anche lì però troviamo sfide celebri, vere o immaginarie.
Tra quelle immaginarie viene subito in mente il duello pianistico nel film La leggenda del pianista sull'oceano, del 1998, tra "Novecento" e Jelly Roll Morton.
Un'altra grande sfida, questa volta reale, avvenne  a Roma nel 1707 tra  Händel e Domenico Scarlatti, conclusasi in parità, a quanto dicono i cronisti del tempo: Händel più bravo all'organo, Scarlatti al clavicembalo. La sfida tra i due è stata riprodotta anch'essa in un film sulla vita di Händel: God Rot Tunbridge Wells, del 1985, di cui ho già postato la scena cult.
Celeberrima nel 1781 quella tra Mozart e Clementi, al pianoforte (anzi, al "fortepiano"), anch'essa finita in parità secondo l'augusto giudizio dell'imperatore Giuseppe II e dell'imperiale consorte.

Meno conosciuta forse, perché del tutto improvvisata e salottiera, ma non meno affascinante, quella tra Chopin e Liszt, i più grandi pianisti dell'800, e non solo. Chopin era amico di Liszt e lo considerava giustamente il più grande pianista esistente.
Nel film Chopin,un amor imposible, del 2002, incentrato sull'amore davvero "impossibile" tra il grande musicista e la celebre scrittrice George Sand, si fa riferimento, in una scena davvero geniale, al confronto sulla tastiera tra il virtuosistico Liszt, "dalle lunghe dita", e il più affascinante e delicato, ma non meno abile pianista, Chopin, nel 1837. Sembra che in quella occasione egli abbia detto a Liszt, che aveva suonato musiche di Chopin con abbellimenti improvvisati, di suonare ciò che lui aveva scritto e non altro.
Il film presenta in maniera quasi caricaturale la figura di Liszt, che è invece un genio musicale e non solo il più grande pianista forse mai esistito.
In realtà al regista del film interessa sottolineare l'esprit de finesse di Chopin, con cui affascinò la romantica e femminista ante litteram George Sand, per un amore rivelatosi poi tumultuoso.
Ma al tempo stesso il film continua lo stereotipo, duro a morire, che Liszt sia soprattutto un virtuoso della tastiera, e non il sommo musicista che realmente è stato e rimane.
Proprio da questo film polacco, Chopin: un amor imposible, riporto la scena madre del confronto tra i due amici e "rivali".
Non sto a ricordare i brani suonati da entrambi; sono troppo noti e offenderei chi legge.
Una sola cosa li accomuna: la bellezza sublime di quelle note, che mi hanno fatto dimenticare sfide vinte o perse.

Buon ascolto!