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sabato 11 agosto 2012

Giamaica. Un'isola di frettolosi

















La polemica Carl Lewis-Usain Bolt mi ha molto colpito.

In poche parole, Lewis ha accusato Bolt di doping: “Non si può correre un anno in 10.3 e l’anno successivo in 9.69".

Il piè-veloce-Bolt ha risposto irritato per le rime: "Non ho più rispetto per Lewis. Penso che voglia solo attirare l’attenzione su di sé, ora che nessuno parla più di lui".

La diatriba tra il Bolt e il "figlio del vento" tocca un aspetto che nello sport è ormai un indesiderato ospite fisso.

Devo dire la verità. Non riesco a entusiasmarmi per le prestazioni di Bolt e me ne dispiace. Sono rimasto scottato dai 100 metri di Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul nel 1988, corsi in 9.79. Mi sembrò la volata di un extraterrestre. Purtroppo di extra c’era solo il doping. Anche le strepitose gare della statunitense Griffith nelle medesime Olimpiadi, successivamente messe in forte dubbio per i medesimi motivi, mi portano a dubitare a priori di  risultati "stupefacenti".

La Germania Est, con i suoi 16 milioni di abitanti, nei pochi decenni della sua esistenza ha contrastato agli USA e all’URSS il primato nel medagliere olimpico. Decine e decine di medaglie d’oro venivano appese al collo di donne che sembravano uomini, e di uomini che sembravano usciti da una catena di montaggio.

Dopo la caduta del muro di Berlino si è saputo come venivano “allenati” e nutriti questi atleti: steroidi e anabolizzanti come pane e nutella. La Germania oggi, 80 milioni di abitanti, ha dovuto fare una bella cura dimagrante di medaglie...

Sulla polemica del giorno, ciò che mi lascia perplesso è la piccolezza dell’isola di Giamaica (due milioni e mezzo di abitanti) e l’incredibile “tasso” di velocità degli stessi, uomini e donne indifferentemente. In queste olimpiadi londinesi hanno fatto incetta di medaglie d’oro.

Nei 200 metri i giamaicani sono arrivati addirittura primi, secondi e terzi: Bolt, Blake, Weir; e tutti con tempi eccezionali. Weir l’anno scorso correva la distanza in 20.43 ed era il 33° nel ranking dei velocisti; in queste olimpiadi ha corso in 19.84 ed è arrivato 3° battendo anche lo statunitense Spearmon (accreditato di un 19.65), uno dei favoriti della gara. Ma non vi sembra un po’ troppo?

Che devo dire? Forse l’aria della Giamaica è altamente tonica, forse il cibo è particolarmente indicato per il movimento degli arti inferiori, o forse gli abitanti dell’isola hanno tutti una gran fretta, e corrono dalla mattina alla sera, a piedi naturalmente, con il cronometro in mano, e in un anno riescono a fare salti di velocità, che nel recente passato avvenivano in un decennio almeno.

L’evoluzione della specie. Ma solo a Giamaica.

A proposito. Ben Johnson, cittadino canadese, è di origini giamaicane.

Ho espresso solo dei dubbi. Spero che siano infondati.

Il tempo, un velocista che non ha bisogno di aiuti esterni per correre, alla fine ci dirà chi ha vinto, tra Lewis e Bolt.

Spero Bolt, per il bene dello sport.


martedì 31 luglio 2012

I tacchi a spillo della Pellegrini





In genere quando cade un mito rimane un grande senso di tristezza, che però viene subito compensato dal bel ricordo delle imprese compiute.
Alle Olimpiadi di Londra 2012 è caduto il mito di Federica Pellegrini, una straordinaria campionessa, che questa volta è riuscita in un'impresa impossibile: fare flop nelle gare e far dimenticare quanto di bello ha fatto in passato.
Fallire una o due gare è una cosa che si riesce a capire, anche se a bagno c’è la prima della classe. Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere, cantavano The Rokes negli anni 60...
Ma i roboanti proclami di vittoria della star prima delle gare, le sue stucchevoli esternazioni amatorie e il suo comportamento da diva del gossip, anziché di regina del regno natatorio con tutto ciò che tale carica comporta,  (e non voglio neanche entrare nelle sue scelte tecniche, relative ai cambi di allenatori, ma in Toscana si dice “ogni muta una caduta”); tutto questo ha creato un micidiale cocktail di antipatia, diventata derisione dopo le due finali perdute in modo così disastroso.
Mi considero e sono uno sportivo. Proprio per questo non mi è dispiaciuto che Federica Pellegrini abbia perso. Meritava di perdere.
Non era in grado di competere con chi aveva la testa alle Olimpiadi, e non ai tacchi a spillo.