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martedì 20 febbraio 2018

Hybrid e Hybris




La Chimera di Arezzo.
Tra poco la vedremo circolare anche in altre località...










È l’epoca degli ibridi.

Ibridi (anzi, hybrid, l’inglesismo è d’obbligo) le automobili, ibridi le piante, i fiori, i frutti che mangiamo.

Ibridi per qualcuno anche i sessi.

Ma tutto questo appartiene ormai all’archeologia genetica. Ora siamo alla nuova frontiera.
Nascono gli ibridi uomo-pecora, uomo-maiale, uomo-cavallo… I Centauri sono esistiti, a quanto pare e forse anche l’Unicorno rosa, quello che piace tanto agli atei, i quali han sempre affermato che non esiste.

Io poi che sono di Arezzo vi posso assicurare che è esistito il leone-capra-serpente, detto volgarmente Chimera, sinonimo di fantasia inverosimile, che sputa fuoco e veleno.
Le Chimere, se non sono esistite, le stanno producendo in qualche laboratorio californiano, da dove vedremo anche uscire, volando, il cavallo Pegaso montato (o meglio, pilotato) da Bellerofonte.

Finalmente potremo vedere di nuovo le Arpie, le mostruose donne pennute con artigli, ma qualche arpia esiste già nella zoo parlamentare; le Sfingi, di cui ne abbiamo oggi in gran quantità; i Minotauri, uomini cornuti non solo metaforicamente; i Cerberi con tre teste, come certe aggregazioni politiche; i mostri con cento occhi, come Argo-Equitalia, che dorme con 50 occhi a turno, cioè sta sempre sveglio; e Morfeo, che dorme sempre e vive di sogni come il popolo ignorante e ciuco italiano.

Se la questione non fosse tragica, sarebbe farsesca.

C’è un’altra parola simile a hybrid. La usavano i greci, che di ibridi con la loro mitologia se ne intendevano: hybris. Vuol dire suprema presunzione umana, sfida agli dei, alla fine sempre severamente punita.

La hybrid attuale è la suprema forma di hybris: l’uomo vuole sostituirsi a Dio.
Con il risultato di creare mostri.





sabato 5 agosto 2017

Happy birthday, Charlie Gard!





















Ho sempre saputo che è diritto naturale dei genitori allevare ed educare la prole, prima di qualsiasi altra istituzione.
Lo è perfino nel regno animale.
Ma nel Regno Unito, quello che noi chiamiamo brevemente Inghilterra, non è così.  Gli imparruccati giudici dell'alta corte hanno deciso tempo e luogo della soppressione del piccolo Charlie Gard, togliendo ai suoi genitori ogni potere decisionale.
Il piccolo Charlie ieri avrebbe compiuto un anno. Ma i novelli Erode made in England hanno decretato la sua morte qualche giorno prima. Niente candelina, niente happy birthday.
Ai genitori, che volevano curarlo e avevano trovato luogo e modo, non rimane che portare un lumino al loro angelo, vittima della barbarie umana.
Una volta si diceva che l'Inghilterra era "la madre della democrazia".
Oggi questa espressione suona ridicola. Democrazia, no di certo, quella che non rispetta i diritti naturali. Parlare poi di madre mi pare proprio umorismo inglese, di quello nero.
Né madre né padre. Basta l'alta corte.
Meno male che c'è un'Altra Corte, molto più Alta, alla quale medici e parrucconi di sua maestà dovranno render conto.
Anche per questo credo in Dio.
Nella liturgia cattolica per la morte di un bambino viene cantato il Gloria e non il Requiem.
Per questo, per il piccolo Charlie, nella gloria di Dio, il gloria più bello.

Happy Birthday, Charlie! Pray for us!






martedì 26 luglio 2016

Assassinio nella Cattedrale. Stamani


















Sgozzare in Francia un sacerdote cattolico durante la celebrazione della S. Messa ci mancava, nella disgustosa casistica del terrorismo islamico. 

Una escalation dell'orrore, che fa comprendere con sempre maggior chiarezza (se ancora ce ne fosse bisogno) la motivazione di fondo di questi atroci attentati che stanno insanguinando l'Europa: la "guerra santa" all'infedele.  

È scritto nel corano, lo ha fatto Maometto; i califfi e poi i sultani se ne sono serviti per distruggere la civiltà cristiana intorno al Mediterraneo e oltre. 
Quello che accade oggi non è che la continuazione di questa lunghissima scia di sangue.

Questa volta i pericolosi infedeli erano un prete di 86 anni, due suore e alcuni popolani che stavano pregando. Il prete, Jacques Hamel, della parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, aveva scritto ultimamente nel giornale parrocchiale:

"sentire l’invito di Dio a prenderci cura di questo mondo, e a farne, là dove abitiamo, un mondo più caloroso, umano, fraterno. Un tempo per l’incontro, con le persone a noi vicine, gli amici: un momento per prenderci il tempo di vivere qualcosa insieme. Un momento per essere attenti agli altri, chiunque essi siano".

I due jihadisti evidentemente non l'avevano letto; sono rimasti alla scimitarra. Affiliati all'Isis, sono stati poi uccisi dalle forze di sicurezza, allertate da una suora sfuggita agli attentatori.

Questo in sintesi il bollettino della guerra santa islamica in Normandia oggi: profanato un luogo sacro, tagliata la gola ad un prete di 86 anni e a un altro anziano, prese in ostaggio due suore e gente che prega. Nel nome di allah, il misericordioso.

Figuriamoci se fosse vendicativo...

Da oggi possiamo aggiungere alla lista dei santi martiri il sacerdote Jacques Hamel, al pari dei vescovi Oscar Romero e Thomas Becket, uccisi in epoche diverse nello stesso modo: nelle loro chiese, all'altare.

P. Jacques Hamel, prega per noi!



venerdì 15 luglio 2016

Il trionfo della morte a Nizza



















Non abbiamo finito di piangere le 23 vittime della sciagura ferroviaria della Puglia, quando ad essa si aggiunge l’orrore ancor più tremendo (se possibile) della strage di Nizza.

Non la fatalità, non l’errore umano, non l’obsolescenza dei sistemi di sicurezza, ma una furia omicida cieca e feroce ha spinto un terrorista islamico, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, a lanciare a tutta velocità un tir nella Promenade lungomare in mezzo alla folla che festeggiava il 14 luglio, uccidendo 84 persone e ferendone più di un centinaio, di cui 18 in gravissime condizioni. Molti i bambini travolti e schiacciati, mentre guardavano i fuochi d’artificio...

Sappiamo cosa significhi il 14 luglio per i francesi e per tutto l’Occidente. È la presa della Bastiglia, simbolo della fine  dell’ancien régime e inizio della moderna democrazia.
Esattamente l’opposto dei sistemi islamici in genere: potere assoluto, dominio di pochi, asservimento del popolo con la sharia, indottrinamento sistematico ed eliminazione degli avversari e dei diversi.
Noi siamo gli infedeli, quelli che il corano dice di eliminare o di sottomettere all’islam. Una pseudo-religione più spettrale della Bastiglia, più oppressiva dell’ancien régime. Una cupa visione dell’uomo e (soprattutto) della donna.

Aveva ragione il grande storico belga Henri Pirenne: il medioevo non nasce con la caduta dell’impero romano, né con la calata dei barbari, ma con l’avvento di Maometto. I barbari si integrarono con i popoli latini, dando vita alla grande civiltà comunale e all’Europa moderna.
Maometto e i suoi califfi fecero di tutto invece per eliminare le tracce della nostra civiltà, finché si trovarono di fronte al vero fondatore dell’Europa: Carlo Magno.

Oggi di Carlo Magno è rimasto solo il nome, dato a un palazzo dell’Unione Europea a Bruxelles. Ma dentro a quei palazzi europei, di “magno” c’è rimasto solo il verbo "magnare".





domenica 3 luglio 2016

Noi li accogliamo, loro ci sgozzano




Le vittime italiane di Dacca.
Da in alto a sinistra: Nadia Benedetti, Cristian Rossi, Marco Tondat, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, Adele Puglisi, Claudia D'Antona, Maria Riboli, Simona Monti.






Dopo l'orrendo attentato islamico a Dacca, in Bangladesh, dove in un ristorante sono state torturate e trucidate 20 persone, tra cui 9 italiani, è doveroso fare alcune riflessioni.

I tagliagole islamici hanno fatto irruzione nel locale affollato al grido di "allah akbar".
Hanno poi preso ostaggi e hanno massacrato solo le persone che non sapevano leggere il corano, tra cui i nostri connazionali.
Questo è l'ultimo di una catena mostruosa di attentati nel nome di una folle ideologia in questo mese di ramadan, da loro considerato sacro (nientemeno!). 

Mi pare evidente che l'islam non sia una religione, ma un'ideologia barbarica, una regressione dell'uomo allo stato primitivo.
Lo dimostra il fatto che la donna è schiava dell'uomo, lo dimostra il fatto che chi non appartiene al "branco islamico" va sterminato o comunque dominato; lo dimostra il fatto che ammazzare, sgozzare, violentare, distruggere i valori delle civiltà altrui sono azioni che onorano allah...

Al solito ci sarà qualcuno che dirà: ma non tutti gli islamici sono così, non tutti sono dei tagliagole.
Meno male! Ma si è mai vista una loro decisa presa di posizione contro questi attentati? Manifestazioni, scioperi, rivolte di piazza in Italia e nei paesi islamici? Niente! Si è mai vista una coalizione di stati arabi combattere ed eliminare l'Isis, mentre invece sono così attenti a perseguitare ogni religione diversa nei loro stati? Forse che la Turchia riconosce il genocidio dei cristiani armeni? Forse che gli islamici riconoscono il genocidio attuale delle comunità cristiane in Iraq, in Siria, in Sudan, ecc. ecc. ecc.? Il fatto è che anche i moderati hanno un fondo di intolleranza che gli viene dalle parole del corano, che impongono l'eliminazione dell'infedele o almeno la sua sottomissione.

Anche i cristiani nel corso dei secoli hanno compiuto orrori, sia chiaro. Ma lo hanno fatto contro l'insegnamento di Cristo, di cui portavano indegnamente il nome. Il Vangelo insegna l'amore e non l'odio.
I musulmani invece quando compiono orrori, lo fanno per rispettare la volontà di  allah come si legge nel corano.  E nel corso dei secoli hanno esteso il loro dominio con la scimitarra, seguendo l'esempio di Maometto che conquistò la Mecca con le armi sterminando i suoi nemici. Paradossalmente, i "buoni musulmani" sono oggi quelli che combattono l'infedele, come insegna il corano... 

Voglio concludere con una mia riflessione personale.
È evidente che l'islam è una ideologia falsa e folle; infatti la coscienza umana si ribella al pensiero di delitti e atrocità come quella di ieri a Dacca. 
Ma chi è stato costretto a imparare a scuola il corano a mente, dove si insegna la jihad contro l'infedele, dovrà dentro di sé combattere una dura lotta tra l'indottrinamento ricevuto e la sua retta coscienza di uomo normale.

Il mio più grande cordoglio per le vittime innocenti di Dacca, veri martiri del vivere civile.
Che la loro tragica morte non sia stata vana.





sabato 31 ottobre 2015

Finire in bruttezza. Halloween





















Il mese di ottobre se ne va, e come ormai accade anche da noi da qualche decennio, se ne va nel peggiore dei modi: con l’orrido mondo di Halloween.

Jerome Bruner affermava, riguardo all’insegnamento, che tutto può essere reso comprensibile, tranne l’errore.

Una frase efficacissima, che condivido in pieno. In effetti, anche gli argomenti più ostici o i teoremi più complessi possono essere capiti, se l’insegnante trova i termini giusti e i passaggi logici appropriati. Ma provate a spiegare che due più due fa cinque, o che il cerchio è quadrato...

Mi viene in mente questa frase di Bruner in questa giornata conclusiva di ottobre. 
Come si fa a festeggiare il “trionfo della morte”, il mondo dell’orrore, la sagra del pessimo gusto e il nulla demenziale delle zucche vuote?

Non si può spiegare, perché è una “festa” sbagliata; perché di cose orrende purtroppo è piena la realtà, e festeggiarle significa ampliarne la portata,  “normalizzarle”, renderle addirittura attraenti.

È l’effetto paradosso della festa delle zucche.

Vuote, ovviamente.



venerdì 28 agosto 2015

S. Agostino, e dintorni


 


“La vita è determinata da ciò che si ama, non da ciò che non si deve fare”.

Non è una frase di S. Agostino, di cui oggi celebriamo la festa, ma rispecchia certamente il suo pensiero.
Basti citare una sua celebre affermazione: “Ama e fa’ ciò vuoi!” (Dilige et quod vis fac).

Anche S. Giovanni della Croce riprende questo concetto fondamentale, quando scrive: “Al tramonto della vita saremo esaminati sull’amore”.

È il cuore del messaggio di Cristo, che dà pienezza a ciò che ogni essere umano porta certamente nel suo cuore: il sentimento dell’amore.

Solo l’amore realizza la vita, perché Dio è Amore.

La frase con cui ho aperto il post è di don Luigi Giussani. L’ho ascoltata (e appuntata ) in un corso da lui tenuto a Collevalenza nel 1979.

Una di quelle frasi che ti cambiano la vita.



Uniamoci alla comunità di Taizé con una invocazione allo Spirito Santo, Spirito di Amore. 
E di vero amore ce n'è proprio bisogno, oggi.


Holy Spirit, come to us.
Kindle in us the fire of your love.
Holy Spirit, come to us,
Holy Spirit, come to us!

Santo Spirito vieni a noi.
Accendi in noi il fuoco del tuo amore.
Santo Spirito, vieni a noi ,
Santo Spirito, vieni a noi!




martedì 30 settembre 2014

Una notte di settembre me ne andai...





Anche settembre se ne va...

Come i pastori d’Abruzzo, come quelli del Casentino. Come il vagabondo dei Nomadi.

In realtà, siamo tutti dei nomadi, dei viandanti.

Voglio lasciare questo mese di settembre con la più bella canzone dei Nomadi, "Io vagabondo" (1972), cantata da Augusto Daolio, e che non è solo una delle più belle canzoni mai scritte.

È anche una delle più belle metafore della nostra esistenza.




...


Poi, una notte di settembre 
me ne andai...


Io, vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro;
soldi in tasca non ne ho,
ma lassù mi è rimasto Dio.





domenica 28 settembre 2014

Il mio omaggio ai nonni




Nella “giornata dei nonni”, voluta oggi da Papa Francesco, anticipando la festa del prossimo 2 ottobre (gli Angeli Custodi), mi unisco alle emozionanti e sapienti parole del Papa, il quale di fronte alla folla di nonni che gremiva Piazza S. Pietro, ha ricordato che senza gli anziani non esiste memoria, e senza memoria non esiste futuro.

Impressionante poi l’espressione usata dal Papa: l’abbandono e la ghettizzazione degli anziani in questa società dello scarto è una “eutanasia mascherata”.

Ma soprattutto ha colpito tutti la dolcezza dei riferimenti al rapporto tra nonni e nipoti, per quella “complicità” che è come la chiusura di un cerchio: il nonno sa capire il bambino, perché è egli stesso un bambino di ritorno dal viaggio della vita.

Grandissimo Papa Francesco, e grandissimo Benedetto XVI, che come amorevole nonno ha lasciato spazio al figlio maggiore nella guida della Chiesa, ma standogli vicino e sapendo di essere amato e ascoltato.

Mi unisco, come detto, a questa bellissima festa con una bellissima canzone dei miei anni di gioventù: “Il vecchio e il bambino”, di Francesco Guccini, del 1972. La canzone fa parte dell’album dal significativo titolo “Radici”, e la propongo nella versione dei Nomadi.

Canta il grande Augusto Daolio, l’indimenticabile “voce” dei Nomadi, che si è spenta troppo presto.


....

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste;
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"




lunedì 27 gennaio 2014

L'olocausto continua





Il “giorno della memoria” del 27 gennaio è sempre per me un pugno nello stomaco. Un pugno di quelli che ti stendono al tappeto e quando ti rialzi ti senti suonato.

Non si riesce infatti a capire come sia stato possibile, non dico perpetrare, ma perfino concepire l’orrore dell’olocausto, lo sterminio sistematico e “scientifico” del popolo ebraico, nonché di altre minoranze etniche o “diverse”.

Nel XIX secolo il positivismo aveva preannunciato, nell’abbandono della fede religiosa, l’inizio di una nuova umanità, destinata ad un progresso inarrestabile, guidato dalla scienza e dalla tecnica.

Anche Nietzsche alla fine di quel secolo aveva preconizzato l’avvento del “superuomo” (o “ultrauomo”) e di una “gaia scienza”, al di là del bene e del male, e senza Dio.

Il XX secolo non solo ha clamorosamente smentito queste frettolose profezie laiche, ma ha fatto di peggio. Si è dimostrato il secolo più sanguinario di tutta la storia, con due guerre mondiali, infinite altre guerre, orrende dittature e immani carneficine. La gaia scienza ha mostrato il suo lato più truce; il “trasmutamento di tutti i valori” ha segnato la fine di ogni valore morale, e la perdita di Dio è coincisa con la perdita dell’uomo stesso.

Oggi tutti riconoscono (tranne qualche idiota impenitente) che la Shoah è stata un abominio, una cosa orrenda. Si moltiplicano lodevoli manifestazioni e ammirevoli testimonianze di solidarietà.

Ma, a mio parere, non si è preso del tutto coscienza di ciò che ha determinato il terribile misfatto nazista: anzitutto la perdita della fede in Dio Padre di tutti e quindi l’unità del genere umano (senza popoli o razze “inferiori”); la fede in una "gaia scienza" che senza guardare ai valori più profondi della coscienza umana, guarda solo all’utile individuale e al "progresso" a qualunque costo; il trasmutamento di ogni valore, e cioè l’idea che libertà significhi fare ciò che piace, senza tanti scrupoli morali.

Eugenetica, aborto, eliminazione dei disabili, eutanasia erano elementi essenziali del piano hitleriano della razza pura.

E oggi molti non la pensano così?

L’olocausto continua.


Nel video: Il primo movimento della V Sinfonia di Ludwig van Beethoven, diretta da Leonard Bernstein. La titanica e umanissima musica di Beethoven può in qualche modo riparare alla mortale ferita inferta dal nazismo anche alla cultura tedesca; e il grande Bernstein, americano di origini ebraiche, riconcilia con il suo estro geniale  e nel nome dell'arte un passato da non dimenticare.

domenica 22 settembre 2013

Genitori di serie A e di serie B


 
















Non mi piace la menzogna. Specialmente la menzogna mascherata, quella che vuol far passare da cretini la gente che ragiona.

Facciamo un esempio. Da che mondo è mondo per avere un figlio ci vuole un padre ed una madre, cioè un uomo e una donna. 

Ci sono nazioni e luoghi, ora a quanto pare anche in Italia, nei quali invece dei termini “padre” e “madre” viene usato in documenti ufficiali il generico termine “genitore” (penso, genitore A e B, o 1 e 2). Cosa vuol dire questo? Che un figlio è nato da due uomini? o da due donne?

Poiché non credo che chi propone questa “rivoluzione terminologica” sia così sciocco da pensare una cosa simile, allora perché si vuol sostituire le chiarissime e bellissime parole padre (uomo) e madre (donna)?

Di questo passo si dovrebbero abolire anche i termini uomo e donna, troppo caratterizzati sessualmente, e trovare un sostituto per entrambi, di tipo asessuato, per evitare l'omofobia.

Andrà bene il termine “ammasso di cellule A e B” ? Ma chi sarà l’ammasso A e l’ammasso B? Non sarà discriminatorio, come lo è nelle categorie sportive e nel linguaggio popolare?

Dall’omofobia si va a finire nel razzismo, dalla padella nella brace.

Forse si potrebbe ricorrere al mondo asessuato delle amebe, dei batteri, dei virus. Ma ameba è un termine femminile, per cui non va bene; batterio è un termine maschile (figuriamoci!)...

Ecco, il termine virus sembra il più adatto: è asessuato e di genere neutro (viene dal latino).
Non c’è bisogno di numeri o di lettere per riconoscerlo. Quando lo becchi, stai subito male.

È l’effetto della “rivoluzione terminologica” dei tempi moderni.

Se la conosci, la eviti. 



sabato 10 agosto 2013

In cammino verso la meta (quale?)




Una delle metafore più efficaci della vita è il viaggio. 

Un  viaggio più o meno lungo, più o meno faticoso, più o meno bello; ma è un procedere incessante, anche quando ci fermiamo al bar a prendere un caffè, o ci prendiamo un periodo di riposo al mare o in montagna.

L'uomo è un viandante. Lo dimostra il fatto che non può stare fermo, deve fare, deve andare, deve arrivare...

Dove voglia arrivare, quale sia la sua meta, questo è il problema di fondo. C'è chi non si pone nemmeno la questione, e vive alla giornata navigando a vista. 

Altri pensano che non sia sufficiente raggiungere piccoli traguardi, ma allungano il passo e la prospettiva verso mete più lontane e più gratificanti della routine quotidiana.

In particolare ritengo soprattutto significativa la vita di coloro che si sentono in cammino verso l'infinito, verso l'Assoluto. Null'altro può pienamente soddisfare il cuore se non la completa realizzazione di ciò che di più grande è impresso nell'intimo della natura umana.

Ognuno comunque è in cammino; e anche chi non vuol vedere oltre il suo naso, alla fine si troverà comunque davanti al naso un cartello con la scritta: "Pay toll", paga il pedaggio.

Mi piacciono molto i Canti Scout, che hanno spesso come tema il cammino, la marcia. Ovviamente.

Non lasciamoci ingannare dalla loro apparente semplicità; esprimono il vero senso della vita.

Ascoltiamo "La route est longue" (la strada è lunga). 

Buona strada!


La route est longue, longue, longue.
Marche sans jamais t'arrêter.
La route est dure, dure, dure.
Chante si tu es fatigué.

Tu marcheras des heures entières
Sous le dur soleil de l'été.
Tu marcheras dans la poussière
Que soulèveront tes souliers.

La route...

Si ta route est creusée d'ornières
Et si tu as peur de tomber,
Que ta voix se fasse plus fière
Et que ton pas soit plus léger.

La route...

Si ta route est souvent austère,
Garde-toi jamais d'oublier
Qu'elle te mène à la lumière,
A la joie, à la vérité.


La strada è lunga, lunga, lunga,
marcia senza mai fermarti.
La strada è dura, dura, dura,
canta se sei stanco.

Marcerai ore intere
sotto il duro sole dell'estate.
Marcerai nella polvere
che  solleveranno le tue scarpe.

Se la tua strada è scavata da solchi
e se tu hai paura di cadere,
che la tua voce si faccia più fiera
e il tuo passo sia più leggero.

Se la tua strada è  spesso difficile,
guarda di non dimenticare mai
che essa ti porta alla luce,
alla gioia, alla verità.




martedì 28 maggio 2013

Il mio omaggio a Fabiana




Fabiana Luzzi, non ancora sedicenne, è stata accoltellata e poi cosparsa di benzina e bruciata viva dal suo ex fidanzato, diciassettenne. È successo a Corigliano Calabro, venerdì scorso, 24 maggio.
C’è qualcosa che non quadra in questa allucinante notizia.
Anzitutto l’età dell’assassino. Un minorenne. Si può concepire un delitto così orrendo a 17 anni? 
Ma a diciassette anni non si dovrebbe ascoltare musica, avere dei sogni romantici, studiare, fare sport, e soprattutto mettere la benzina solo nella moto?
L’assassino inoltre ha detto che, dopo aver accoltellato varie volte Fabiana, è tornato a casa, ha preso una tanica, ha fatto rifornimento ad una stazione di servizio  ed è tornato sul luogo del delitto per finire “il lavoro”. La ragazza si è difesa, ma non ha potuto far nulla, stremata com’era dalle ferite precedenti.
Anche qui qualcosa non torna. Chi è che ha fornito alla polizia queste notizie così dettagliate? L’assassino stesso, e con apparente freddezza, dettagliando  i vari momenti e le varie azioni.
In altre parole, un ragazzo poco più che adolescente, dopo un delitto simile, ha la freddezza di narrare questo atroce delitto senza mostrare emozione, senza sudare freddo, senza sentirsi male, senza vomitare.
Il giovane ha inoltre detto il movente del delitto: voleva fare sesso con la ragazza, che ha rifiutato.
E purtroppo ancora una volta mi trovo in difficoltà. Fare sesso per un diciassettenne è a quanto pare un fatto normale, comune, scontato; al punto che, se la ragazza si rifiuta, deve essere punita. E punita in modo feroce, perché un uomo non può essere umiliato da una donna con un rifiuto.
Riassumiamo il tutto.
L’evoluzione della specie umana oggi è a questo punto: a diciassette anni ci siamo lasciati alle spalle sogni, romanticherie, cultura, valori morali e religiosi. Rimane solo il chiodo fisso del sesso, al quale deve essere sacrificato tutto, azioni e persone.
L’evoluzione della specie ha raggiunto perciò l’ auspicata “reductio ad unum” del mondo libertario “progressista”,  e cioè l’ eliminazione di ogni altro aspetto che non sia il proprio ed esclusivo punto di vista; quello che permette a diciassette anni un’ orrenda freddezza omicida, che si lascia alle spalle una ragazzina massacrata da coltellate e bruciata viva.
Per l’innocente martire Fabiana, e per tutte le donne vittime della brutalità dell’uomo, il mio doveroso omaggio, con la musica di Richard Clayderman: Lyphard Melody.
 

mercoledì 1 maggio 2013

Aristotele e Tommaso alla Festa del 1° Maggio







Il lavoro è visto oggi soprattutto come fonte di sostentamento.
 
In una situazione in cui molte aziende chiudono e la disoccupazione avanza minacciosa, non sembrerebbe questo il tempo per dotte dissertazioni. "Primum vivere, deinde philosophari", prima bisogna pensare alla sopravvivenza, poi si potrà fare filosofia.
 
Eppure, anche in questa congiuntura economica, l’uomo non può fare a meno della sua forza speculativa, oltre che della forza lavoro.
 
Il pensiero serve, eccome!
 
Una corretta visione dell’economia porterebbe sicuramente anche ad un incremento occupazionale, mentre una visione sbagliata crea squilibri sociali ed umani drammatici. È quello che stiamo vivendo ogni giorno.
 
Occorre perciò sempre “philosophari”, cioè ragionare, discutere, confrontarsi, perché si possa trovare la migliore soluzione per questo fondamentale problema, cioè la giustizia sociale.
 
Tommaso (così come Aristotele) sosteneva che "l’azione segue l’essere" (operatio sequitur esse). Un animale segue nel suo agire l’ istinto, perché l’essere dell’animale è fondamentalmente istintivo. L’uomo dovrebbe seguire ciò che la coscienza gli indica come bene, ed evitare il male. Poiché ogni uomo è dotato di coscienza e volontà, l’agire umano dovrebbe caratterizzarsi secondo valori universali di bene. È quello che sosteneva anche Kant: “Fa’ in modo che il tuo agire sia norma di comportamento universale”. Lo Stato poi, con le sue leggi, difende (dovrebbe difendere) questi valori universali.
 
Il pragmatismo moderno ("moderno" solo cronologicamente, sia chiaro!) sostiene, al contrario, che l’essere segue l’agire. Secondo questa ideologia non esistono perciò valori universali, ma contingenti e mutevoli, e i problemi si risolvono per tentativi ed errori (trials and errors). Un po’ come nel laboratorio scientifico, dove si fanno esperimenti “in corpore vili”, o si prospettano ipotesi che si possono poi risolvere in fallimenti.
 
Quando si parla di uomo e di società, però, non si possono fare esperimenti "in corpore vili", e non ci possiamo permettere il lusso di fallimenti. Ne abbiamo già visti troppi nel secolo XX.
 
Si tratta dunque di decidere se la crisi economico-sociale di questo tempo sia solo una contingenza casuale, come uno tsunami, oppure la disastrosa conseguenza dell’ abbandono dei valori etici anche nel mondo economico.
 
Dal "grido di dolore" di tanti e di tutti, che spesso si esprime in insulti, minacce e peggio ancora, si capisce che l’antico Aristotele e il medievale Tommaso sono più moderni dei banchieri americani ed europei di oggi.
 
Per Aristotele e Tommaso il denaro non doveva "partorire" denaro (Marx parlerebbe di "plusvalore"), ed equiparavano i banchieri agli usurai.

Non avevano ragione?




Nelle foto: "S. Tommaso e gli Angeli", il Guercino (1662), Basilica di S. Domenico, Bologna.
                   "Aristotele" (La Scuola di Atene, part.), Raffaello (1509-11), Stanze Vaticane.



mercoledì 20 febbraio 2013

Il diavolo, naturalmente!



Siamo nel tempo di Quaresima, tempo di penitenza, di preghiera e di riflessione.

Il Mercoledì delle Ceneri ci ha ricordato che siamo polvere e in polvere torneremo. Non è un bel ritornello, ma purtroppo è la nuda verità. Sarà bene tenerne conto.

Il Vangelo di Domenica scorsa ci ha presentato le tentazioni di Gesù.

Chi è il tentatore? Il diavolo, naturalmente, l’angelo che si è ribellato al suo Creatore e cerca di portare alla rovina ogni altro essere.

C’è chi non crede al diavolo e ai suoi accoliti. Purtroppo lo spettacolo che ogni giorno viene offerto nel teatro del mondo presenta delle scene così drammatiche e truci che non possono essere spiegate senza la presenza di qualche attore “tenebroso”.

Perciò al diavolo ci credo.

Ma so con certezza che Dio è il Creatore, e dunque nessuna creatura, quantunque astuta, potente e malvagia potrà mai vincerLo.

Dunque, mi affido a Dio, e sono certo che la Sua onnipotenza supplisce alla mia povera fragilità.

Per questo sono sereno, nonostante questo temibile avversario.

Mi pare interessante presentare la figura di Satana così come l’ha immaginata Arrigo Boito nella sua grande opera “Mefistofele” (1868). 

Boito, famoso componente della “Scapigliatura” milanese, librettista anche di Verdi e altri ancora, prese il tema del suo melodramma dal “Faust” di Goethe.  

Ben nota la trama: il dottor Faust vende l’anima al diavolo (Mefistofele) pur di ottenere la felicità. Alla fine sarà la felicità eterna ad affascinarlo, e così riscatterà la sua anima. 

Nella videoclip, Mefistofele annuncia il suo programma nichilista.

Straordinaria la performance del basso-baritono gallese Bryn Terfel, un Mefistofele “perfetto”.


Atto I, Sc. II. Mefistofele (basso)

Son lo Spirito che nega

Son lo Spirito che nega sempre, tutto; l'astro, il fior.
Il mio ghigno e la mia bega turban gli ozi al Creator.
Voglio il Nulla e del Creato la ruina universal.
E' atmosfera mia, è atmostera mia vital,
ciò che chiamasi peccato, morte e mal.
Rido e avvento questa sillaba:
"No!" Struggo, tento, ruggo, sibilo:
"No!" Mordo, invischio, struggo,
tento, ruggo, sibilo: Fischio! Fischio! Fischio! Eh!

[Fischia violentemente colle dita fra le labbra. ]

Parte son d'una latebra del gran tutto: Oscurità.
Son figliuol della Tenebra che Tenebra tornerà.
S'or la luce usurpa e afferra il mio scettro a ribellion,
poco andrà la sua tenzon:
v'è sul sol, v'è sul sole e sulla terra, distruzion!
Rido e avvento questa sillaba:
"No!" (ecc.).

[Fischia violentemente colle dita fra le labbra. ]

A. Boito


domenica 3 febbraio 2013

Nascere orfani. Non è uno scherzo di carnevale...

 
 








La cosa più triste della vita per un bambino è perdere i genitori.
 
Ma la cosa più aberrante è nascere senza averli. Nascere orfani.
 
Sembra una cosa senza senso, e lo è infatti. Come si fa a nascere senza avere un padre e una madre?
 
Da oggi in Francia si può.
 
Il paese che ha inventato la ghigliottina, ha ghigliottinato per legge babbo e mamma. La nuova “rivoluzione francese” li ha considerati degli optional. Un bimbo può nascere e crescere senza di loro.

Se una coppia di uomini (maschi) può avere per legge dei figli, come li ha “generati”?
 
Se una coppia di donne può avere dei figli, come li ha “prodotti”?
 
Una volta ci si scandalizzava perché l’educazione sessuale non era sufficientemente spiegata in famiglia dai genitori. Una lacuna rimediabile, con un po’ di dialogo e qualche disegnino.
 
Ora il problema diventa più inesplicabile della teoria della relatività di Einstein e del bosone di Higgs.
 
Come si fa a far capire a un ragazzo che egli ha due "madri" e non un padre, oppure, due "padri" e non una madre? E poiché nel mercato si trovano già “confezionati” embrioni umani, cioè bambini, quel ragazzo potrebbe avere in casa due madri nessuna delle quali è sua madre realmente, e due padri nessuno dei quali è realmente suo padre.
 
Perfino Cartesio, il filosofo francese delle idee chiare e distinte, padre della filosofia moderna, entrerebbe in confusione...
 
Una volta si diceva: “di mamma ce n’è una sola”, oppure “mater semper certa” (la madre è sempre certa). Oggi, il parlamento francese (in minuscolo, ovviamente) ha cancellato per decreto la saggezza popolare e le leggi della natura.
 
Ritorna il delirio di onnipotenza dell'uomo, che ha già prodotto in passato orrori senza fine.
 
Se la cosa non fosse tragica, si potrebbe mettere sul comico; per esempio, a un ragazzo che si ritrova con due "babbi", e niente mamma, non si potrà certo dire “figlio di buona donna”...
 
E quando un bambino chiederà dov’è la mamma, i due babbi potrebbero rispondere: la mamma non esiste; ma se vuoi, ti compriamo un altro fratellino, o una sorellina.
 
A scelta.
 
 

domenica 4 novembre 2012

Di qui non si passa!


 
Il Cancelliere Bismarck si vantava di aver fondato l’impero germanico, il I Reich, “con il ferro e con il sangue”, nelle guerre con l’Austria di Francesco Giuseppe prima e con la Francia di Napoleone III poi.
L’umiliante trattato di Versailles del 1871, come ben sappiamo, fu il padre di tutte le guerre che hanno insanguinato l’Europa nel corso del secolo XX.
Inoltre, quei risultati ottenuti con la forza delle armi furono un pessimo esempio per tutti. Si pensò che la guerra fosse lo strumento più efficace per risolvere i problemi tra le nazioni; cominciò così una folle corsa agli armamenti (e agli accaparramenti coloniali) che non poteva non sfociare in una guerra generale.
Anche il Regno d’Italia ne fu ammaliato. Lo scontro con l’impero austro-ungarico prese la drammatica piega di una resa finale dei conti per i territori “irredenti”.
La Grande Guerra fu questo drammatico epilogo. Nel Nord-Est d’Italia si fronteggiarono per oltre tre anni, dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918, l’esercito italiano e quello austriaco, in una tremenda battaglia all’ultimo uomo, che vide alla fine una clamorosa vittoria del soldato italiano.
“Di qui non si passa!” Era il motto degli Alpini e dell'ultima linea del Piave.
A distanza di quasi un secolo ormai, l’eco della Grande Guerra si è quasi spenta, insieme alla morte degli ultimi valorosi militari, i “Cavalieri di Vittorio Veneto”, sopravvissuti a quella immane tragedia.
Rimangono a perenne memoria i grandi Sacrari e la documentazione storica.
Ma soprattutto rimane la nostra Italia nei suoi “sacri confini”, conquistati metro per metro da eroici soldati che hanno versato il loro sangue per una patria che non può e non deve dimenticarli.




Dal film "Don Camillo e l'onorevole Peppone" (1955) la celebre scena del comizio, con "La canzone del Piave". Un geniale tributo di Guareschi agli eroici cambattenti della Grande Guerra.

venerdì 2 novembre 2012

Nel giorno dei Defunti, la speranza


 
La morte si può guardare in diversi modi.
C’è chi la considera la fine di tutto, e chi l’inizio della vita eterna.
C’è chi la vorrebbe esorcizzare con gli orripilanti raduni di Halloween, e chi trova conforto  nella preghiera e nei riti sacri.
C’è infine chi non ne vuol nemmeno sentir parlare e la “rimuove” dal suo orizzonte esistenziale.
Ma la morte, insieme alle tasse, è l’unica realtà della vita di cui siamo certi, per dirla con Mark Twain. 
Dunque, bisogna prenderne atto seriamente, almeno una volta all’anno, prima che sia lei a prendere seriamente in considerazione noi.
Non mi piace chi scherza con la morte. È la cosa più stupida che si possa fare. La morte è qualcosa di irrimediabile e di definitivo. Meglio cercare di capire che cosa ci sta preparando, piuttosto che riderle in faccia. Sarebbe come se un condannato a morte, sul palco dell’ esecuzione, si mettesse a  prendere in giro il boia che sta  insaponando la corda.
Non mi piace nemmeno chi non ne vuol nemmeno sentir parlare, con la frasettina di Epicuro: “Quando c’è lei non ci siamo noi, quando ci siamo noi non c’è lei”. Il buon Epicuro dimentica che la morte la incontreremo comunque, faccia a faccia,  e sarà un incontro “mortale”.
Quindi, non basta cancellare quella parola dal nostro vocabolario, perché scompaia anche la sua ineluttabile realtà.
In questo giorno dedicato alla memoria dei nostri cari defunti, io guardo alla morte come l’hanno guardata mio padre e mia madre: con gli occhi di fede in Cristo Risorto.
La morte non è la fine di tutto, ma l’incontro con il Signore Gesù, che ha dato la sua vita per salvarmi.
Per salvarmi anche dalla paura della morte, e dalla stupidità della sua banalizzazione.
 
Dalla "Messa da Requiem" a tre voci virili e accompagnamento d'organo,  di Mons. Lorenzo Perosi (1872-1956), il bellissimo responsorio finale: "Libera me Domine".
L'esecuzione lascia un po' a desiderare. Ma nel web non ci sono altri riscontri migliori di questo capolavoro del geniale compositore, "direttore perpetuo" della Cappella Sistina.




Libera me, Domine, de morte æterna,
in die illa tremenda,
quando cæli movendi sunt et terra,
dum veneris iudicare sæculum per ignem.

Tremens factus sum ego, et timeo,
dum discussio venerit, atque ventura ira.
Quando cæli movendi sunt et terra.
Dies illa, dies iræ, calamitatis et miseriæ,
dies magna et amara valde.
Dum veneris iudicare sæculum per ignem.
Requiem æternam dona eis, Domine:
et lux perpetua luceat eis.


Libera me, Domine...

Kyrie, eléison.
Christe, eléison.
Kyrie, eléison.
 
Liberami, Signore, dalla morte eterna
in quel giorno tremendo,
quando i cieli e la terra saranno sconvolti,
quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Tremo e ho timore,
quando verrà il giudizio e la tua ira.
Quando i cieli e la terra saranno sconvolti.
Quello sarà un giorno d'ira, di dolore, di miseria,
un giorno di grande amarezza,
quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
L'eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!


mercoledì 31 ottobre 2012

Halloween? No, grazie!


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 “Quando si smette di credere a Dio, si comincia a credere a tutto.”
La verità di questa affermazione, attribuita a Gilbert Keith Chesterton, appare in tutta la sua evidenza nel giorno di Halloween, il giorno delle zucche e dei fantasmi.
Nelle scuola della laica Europa si vorrebbe togliere il Crocifisso, il Presepe e perfino l’Albero di Natale. In compenso nessuno sembra abbia niente da ridire se nel giorno odierno si preparano zucche vuote in forma di teschi e si fanno recite e spettacolini  horror in loro onore.
La sagra e il trionfo del mostruoso, come se la realtà non lo sia già abbastanza di suo.
Qualche anno fa non davo tanto peso a questa insulsa “americanata”. Pensavo che in Italia, popolo intelligente e di buon gusto per eccellenza, sarebbe scomparsa in breve tempo per manifesta stupidità.
Non è stato così, purtroppo. Piccoli cretini crescono...

Quando si perdono valori fondamentali, e la fede in Dio è il primo di questi, allora si torna ad adorare il sole, la luna, le stelle... e le cucurbitacee.
E così il mondo laico moderno, orgogliosamente scientista , sta ricadendo nelle pratiche più assurde, già ridicolizzate da S. Paolo, nella Lettera ai Romani (1, 21-23):

“Gli uomini si sono perduti nei loro vani ragionamenti e la loro mente si è ottenebrata. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili”.
Alle zucche S. Paolo non ci pensava. Era troppo anche per il mondo pagano.

In questa giornata della Vigilia dei Santi (Halloween significa proprio questo, etimologicamente) devo anche registrare, oltre a tristissime notizie di devastanti uragani e disastrosi temporali, una buona notizia riguardante la mia città di Arezzo.

Nel riordino e nella drastica riduzione delle province italiane, da 86 a 51, quella di Arezzo, pienamente in linea con i parametri governativi del riordino, si è “salvata”.
Solo un aretino può capire la gioia di non finire con  Siena, come si paventava.

E io sono un aretino...

Lo stesso, in senso contrario, avranno pensato i senesi.

Buona Festa dei Santi a tutti, compresi i  cugini senesi, ovviamente!
 

mercoledì 13 giugno 2012

La logica dell'ateo











L’ateo non crede a Dio, ma crede al Caso (e chi è il caso, un altro dio?)
L’ateo crede solo nella scienza, ma dice che tutto è un caso (e allora perché studia, se tutto è un caso?)
L'ateo dice che l’uomo è solo un animale, e non sempre più intelligente degli altri animali (e allora perché si arrabbia se qualcuno gli dà dell’animale?)
L’ateo dice che la morale è relativa e consiste nel fare ciò che uno vuole, purché non danneggi gli altri (e come fa a fare il suo comodo, se prima o poi non danneggia gli altri?)
L’ateo dice che il mondo si è fatto da sé (quindi il mondo esisteva prima di esistere).
L’ateo dice che non esiste la verità (e come fa a dirlo con verità, se la verità non esiste?)
L’ateo dice di essere un uomo libero, perché non deve sottostare ai comandi di Dio, che non esiste, ma solo a sé stesso (quindi a uno che si considera un animale, che cerca il proprio interesse, che non ha una verità, e che pensa che tutto sia casuale, compreso quello che dice).
Ateo? No, grazie!