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lunedì 28 gennaio 2019

La mirabile grandezza di S. Tommaso d'Aquino





Oggi, festa di S. Tommaso d'Aquino, non starò a ripetere quanto ho già scritto più volte sul grande teologo. Basta cercare nel blog.

Desidero oggi ricordarlo come poeta e cantore dell'Eucarestia: Panis Angelicus, O salutaris Hostia, Lauda Sion, Adoro Te devote, O Sacrum Convivium...

Questa volta lo ascolto nel mottetto "O esca viatorum" (O cibo dei viandanti) di Heinrich Isaac, (1450-1517), celebre musicista fiammingo che ha operato soprattutto in Italia, ed è morto a Firenze. 

Non ci vuol molto a capire che della musica del suo mottetto se ne appropriò successivamente J. S. Bach, in più occasioni. Per Bach era una cosa frequente rielaborare brani altrui.

Ma il mottetto originale, del XV secolo, è di Heinrich Isaac (Arrigo Tedesco), e le parole sono quelle di S. Tommaso d'Aquino.




martedì 25 dicembre 2018

Intorno al Presepe, zampognari moderni





La tradizione mette intorno al Presepe, oltre a tante altre persone, suonatori di zampogne e di altri umili strumenti a fiato.

Per questo mi piace festeggiare il Natale di Gesù con il contorno musicale di strumenti a fiato. Moderni però, perché il Natale è per sempre.

E mi piace festeggiarlo con i sentimenti della Madonna, che nel suo cuore aveva ancora le parole del Magnificat: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mia salvatore".

Dal Magnificat di G. Ph. Telemann, l'Aria (1731), trascritta per strumenti a fiato, precisamente un ensemble di sassofoni.

Siamo nell'Anno Domini 2018.

Buon Natale!

domenica 9 dicembre 2018

Un antico canto per avvicinarci al Natale





Mi preparo al Natale con un canto alla Madre di Dio,

Un antico canto popolare, di origini non ben conosciute, forse del 1500, di lingua tedesca, che descrive la salvezza portata da Cristo attraverso la divina maternità di Maria.
Dove passa Maria, che ha in grembo Gesù, le spine diventano foglie, poi rose... e infine il mondo viene liberato dal male.

Il canto si intitola  Maria durch ein' Dornwald ging (Maria passò tra un bosco di spine).

Molte sono le spine in questo mondo.

Vieni, Signore Gesù!


Affascinante l'esecuzione, con strumenti in stile d'epoca: flauto dolce, ghironda, viola da gamba, liuto e arpa. La voce del soprano non ha bisogno di commenti.



martedì 1 maggio 2018

1 Maggio: Il lavoro e la dignità umana




Primo Maggio: festa del lavoro.

Il lavoro è ciò che sostenta l’uomo materialmente e lo realizza interiormente. Anche il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha voluto imparare un mestiere: da Figlio di Dio a "figlio di Giuseppe", il falegname.

Ho sempre desiderato insegnare, ho faticato per questo, senza risparmiarmi; ho potuto realizzare il mio desiderio, e ora che guardo da pensionato il lavoro svolto, mi sento abbastanza gratificato.

Oggi magari tutto è più complicato, in ogni settore. E quando il lavoro non realizza le aspettative delle persone, o quando scarseggia o manca addirittura, allora l’uomo entra in crisi e può perdere anche la fiducia in se stesso.

Per questo, all’inizio di questo mese, il più bello di tutti i mesi, “il maggio odoroso” del Leopardi (ricordate?), affido le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti noi all’aiuto materno di Maria, stella del mare: Ave, maris stella.

Il bellissimo testo liturgico latino, magnificamente musicato per quattro voci miste a cappella da Edvard Grieg (per il quale ho una particolare predilezione) e qui adattato per quattro voci femminili, è un’invocazione alla Madre di Dio, affinché allontani da noi ogni male e ottenga per noi ogni bene:
Mala nostra pelle, bona cuncta posce.

Maggio è il mese mariano per eccellenza.
Uniamo mentalmente la nostra voce con quelle delle 7 coriste lettoni per invocare la protezione e l’aiuto della Madre del cielo. 

Buon mese di maggio!


domenica 8 aprile 2018

La Pasqua Ortodossa!





Oggi si festeggia la Pasqua Ortodossa.

I fratelli  cristiani ortodossi seguono nella liturgia il vecchio calendario giuliano (Giulio Cesare), che per la sua imprecisione nel 1582 venne corretto per impulso di Papa Gregorio XIII.
Vennero soppressi 10 giorni, dal 5 ottobre al 14 ottobre (si era rimasti indietro di tanto, dal tempo di Giulio Cesare), e si provvide a evitare altri ritardi non considerando bisestili gli anni centenari le cui prime due cifre non fossero divisibili per 4. In pratica fu bisestile il 1600, ma non il il 1700, né il 1800, né il 1900. Lo è stato invece, come ben sappiamo, il 2000.

Il fatto è che la terra gira intorno al sole non in 365 giorni e 6 ore, come si è soliti dire, con il recupero delle 6 ore ogni 4 anni con un anno bisestile.
La terra impiega un po' meno: 365 giorni, 48 minuti, 46 secondi. Dodici minuti circa possono sembrare un nulla in un anno, ma nel passare dei secoli formano giorni, che ritardano il computo del tempo.

Il mondo protestante non accolse subito le correzioni "cattoliche", ma nel XVIII secolo non poté fare a meno di adeguarsi. L'equinozio di primavera (21 marzo) era in realtà già aprile inoltrato, le giornate era molto più lunghe delle nottate.
Gli ortodossi non le accolsero, né liturgicamente né civilmente. Fu il bolscevico Lenin ad adottare il calendario corretto gregoriano, cosicché la sua rivoluzione d'ottobre (24/25 ottobre) venne a cadere il 7/8 novembre, come noto.

Ma gli ortodossi mantennero (e mantengono) il calendario di Giulio Cesare nella liturgia, e così talvolta festeggiano la Pasqua anche di maggio. Un vero sproposito, che dovrebbe ormai essere superato. Se tra cristiani non si fa unità neppure sugli orari, figuriamoci sui misteri della fede...

Comunque, in questa solennità, non si può fare a meno di riascoltare la celebre Ouverture La Grande Pasqua Russa, di Rimskij-Korsakov (1888).  


Christòs anèsti. Cristo è risorto!


domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua! dalla Corea (del Sud...)





Buona Pasqua a tutti con le note di Cantate Domino (1997) del maestro lituano Vytautas Miskinis,  uno dei più prestigiosi compositori di polifonia moderna nel panorama attuale.

Un gran bel mottetto a cappella (a 4 e 6 voci miste), come è nella tradizione più pura della musica sacra, e una gran bella performance del coro coreano (Corea del Sud), che ci dà una bella lezione di coralità.

Buona Pasqua, e … Cantate Domino!



Cantate Domino canticum novum
et benedicite nomini eius, quia mirabilia fecit.
Cantate Domino canticum novum. 
Cantate et exultate, psallite [in] cithara  [et]voce psalmi.
Cantate Domino canticum novum.

Cantate al Signore un canto nuovo! 
e benedite il suo nome, poiché ha fatto meraviglie.
Cantate al Signore un canto nuovo.
Cantate ed esultate, salmeggiate con la cetra.
Cantate al Signore un canto nuovo!





sabato 31 marzo 2018

In attesa della Pasqua (Taizé)





Nel giorno in cui Gesù giace nel sepolcro, mi unisco spiritualmente alla Comunità di Taizé in attesa della Pasqua, e lo faccio ascoltando il canto "Ad te, Jesu Christe". 

Ad te, Jesu Christe, levavi animam meam. Salvator mundi, in te speravi. 
A te, Gesù Cristo, ho innalzato la mia anima. Salvatore del mondo, in te ho sperato.

Un bel canone a due (maschile e femminile), che esprime bene la gioiosa speranza nella Risurrezione.



domenica 25 marzo 2018

I sette giorni che hanno cambiato il mondo




Sono ovviamente i giorni della la Settimana Santa che oggi ha inizio con la Domenica delle Palme e che si conclude con l’ottavo giorno della settimana: la Pasqua di Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

La presenza di Cristo nella storia non è solo un vago ricordo di 2018 anni fa, ma una presenza viva, efficace, sempre attuale. Anzi, sempre un po’ più attuale della nostra pretesa modernità.
Senza Cristo, senza la sua Passione, Morte e Risurrezione il mondo non avrebbe senso.
Con Lui tutto acquista significato: il vivere e il morire, la gioia e il dolore, il peccato e la grazia.

E allora le altre religioni, o gli atei? Il Signore giudicherà secondo la retta coscienza di ciascuno.

Ma oggi più che mai, oggi che vediamo più da vicino le altre religioni, o a quale deriva ci sta portando l’ateismo occidentale, ci accorgiamo ancor più chiaramente che la fede cristiana, nonostante tutte le miserie umane di coloro che la professano, è l’unico fondamento dei veri valori umani.

Per questo “Adoramus Te Christe et benedicimus tibi; quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum, qui passus es pro nobis, Domine. Domine, miserere nobis";  ti adoriamo Cristo e ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo, tu che ha sofferto la passione per noi, Signore. Signore, pietà di noi.

La professiamo con le magnifiche note del più grande polifonista: Giovanni Pier Luigi da Palestrina, o più semplicemente Palestrina.

Un mottetto nelle quattro voci umane più naturali: soprani e contralti per le donne, tenori e bassi per gli uomini. E intessute in un’armonia perfetta: meno di due minuti di musica celeste, ma di valore inestimabile.

Buona Settimana Santa!

sabato 17 marzo 2018

Il giorno di S. Patrizio




San Patrizio mi piace, e mi piace tutto ciò che si riferisce a lui, come il St. Patrick’s Day (oggi), lo Shamrock (il trifoglio di S. Patrizio), il verde del trifoglio, e l’Irlanda tutta, nazione tosta, simpatica, cattolica, antibritannica quanto basta.

Mi piacciono gli scrittori irlandesi, che hanno fatto grande la letteratura inglese, e per questo qualcuno li confonde con gli inglesi: Joyce, Oscar Wilde, George Bernard Shaw, Jonathan Swift, solo per citare i massimi, tutti con la dote dell’umorismo e dell’ironia, indice massimo d’intelligenza.

Ho un debole per l’anticattolico Joyce (io che sono cattolico fino al midollo), ma la sua formazione nella scuola dei gesuiti lo fa un esperto conoscitore della Chiesa, vista nei suoi limiti umani. Il suo Ulisse rimane per me l’opera più geniale della letteratura moderna e quella che amo di più per l’incredibile stile innovativo; ritengo inoltre che solo un profondo conoscitore della Chiesa e della sua dottrina possa apprezzare fino in fondo la sua corrosiva critica e le sue dissacranti allusioni.

Ovviamente Oscar Wilde è colui che meglio di ogni altro sa cogliere con folgoranti aforismi, pieni di humour, i vari aspetti della vita e delle persone. Non c’è bisogno di ricordarli, sono ben noti e possono essere letti nel web. 
Ma ce n’è uno che nella festa di S. Patrizio non posso tralasciare: “La Chiesa Cattolica è fatta di santi e di peccatori; per le persone perbene basta quella Anglicana”. Un aforisma che si adatta bene a tanti moderni perbenisti laici nostrali ed europei che hanno sempre il dito puntato sulla Chiesa Cattolica, e non si accorgono del loro ipocrita squallore esistenziale.

Jonathan Swift ci ricorda un altro aspetto dell’Irlanda: la sua colonizzazione da parte degli inglesi. Lasciando da parte per una volta i formidabili e fantastici Viaggi di Gulliver, la sua “Modesta Proposta” ci ricorda cosa è stato il colonialismo inglese nei confronti della vicina isola: una barbarie che ha portato gli irlandesi quasi all’estinzione.

Ho avuto la fortuna di stare qualche tempo in Irlanda, a Cork, e di conoscere quello straordinario popolo, molto simile nel carattere a quello italiano: cordiale, espansivo, simpatico. Non posso dire “solare” perché in Irlanda, dice un loro proverbio, “tra un temporale e l’altro, piove”.

Ed è un popolo “musicale”: il loro simbolo nazionale è l’arpa gaelica, oltre che il trifoglio di S. Patrizio.
Se poi aggiungiamo un po’ di Irish coffee e qualche pinta di birra (Guinness ovviamente!), la festa può iniziare.

Con lo sguardo benevolo (e misericordioso) di S. Patrizio.

Happy St. Patrick's Day!

Mi pare opportuno festeggiare con una canzone di Bono e gli U2, la band irlandese più celebre nel mondo.  Bono ha professato più volte la sua fede cattolica e nelle sue canzoni l'invocazione a Gesù non è una rarità, come anche nell'ultimo album, Songs of Experience (2017), da cui è tratto  Lights of Home (2017).

Lights of Home

Shouldn't be here 'cause I should be dead
I can see the lights in front of me
I believe my best days are ahead
I can see the lights in front of me
Oh Jesus if I'm still your friend

What the hell
What the hell you got for me
I gotta get out from under my bed
To see again the lights in front of me
Hey I've been waiting to get home a long time

Hey now, do you know my name?
Hey now, where I'm going?
If I can't get an answer
In your eyes I see it
The lights of home
The lights of home

I was born from a screaming sound
I can see the lights in front of me
I thought my head was harder than ground
I can see the lights in front of me
One more push and I'll be born again
One more road you can't travel with a friend
Saw a statue of a gold guitar
Bright lights right in front of me
Hey, I've been waiting to get home a long time

Hey now, do you know my name?
Hey now, where I'm going?
If I can't get an answer
In your eyes I see it
The lights of home
In the lights of home

Hey now, do you know my name?
Hey now, where I'm going?
If I can't get an answer
In your eyes I see it
In your eyes alone
I see the lights of home

Free yourself to be yourself
If only you could you see yourself
If only you could
Free yourself to be yourself
If only you could see yourself
If only you could
Free yourself to be yourself
If only you could see yourself
If only you could
Free yourself to be yourself
If only you could see yourself
If only you could see


Luci di casa

Non dovrei essere qui perché dovrei esser morto
Riesco a vedere le luci davanti a me
Sono convinto che i miei giorni migliori debbano ancora venire
Riesco a vedere le luci davanti a me
Oh Gesù, se fossi ancora tuo amico
Che diavolo
Che diavolo hai avuto da me?
Devo uscire da sotto il letto
Per rivedere
Le luci davanti a me

Hey, aspetto da tempo di tornare a casa
Hey, conosci il mio nome?
Hey, dove sto andando
Se non riesco ad avere una risposta
La vedo nei tuoi occhi
Le luci di casa
Le luci di casa

Sono nato da un urlo
Riesco a vedere le luci davanti a me
Pensavo di avere la testa più dura del terreno
Riesco a vedere le luci davanti a me
Un'altra spinta e sarò rinato
Un'altra strada da percorrere senza amici
Ho visto la statua di una chitarra d'oro
Luci luminose proprio davanti a me

Hey, aspetto da tempo di tornare a casa
Hey, conosci il mio nome?
Hey, dove sto andando
Se non riesco ad avere una risposta
La vedo nei tuoi occhi
Le luci di casa
Nelle luci di casa

Hey, conosci il mio nome?
Hey, dove sto andando
Se non riesco ad avere una risposta
La vedo nei tuoi occhi
Nei tuoi occhi dell'amore
Vedo le luci di casa

Renditi libero per essere te stesso
Se solo tu potessi vedere te stesso
Se solo tu potessi
Renditi libero per essere te stesso
Se solo tu potessi vedere te stesso
Se solo tu potessi
Renditi libero per essere te stesso
Se solo tu potessi vedere te stesso
Se solo tu potessi
Renditi libero per essere te stesso
Se solo tu potessi vedere te stesso
Se solo tu potessi vedere



giovedì 22 febbraio 2018

Margherita e Cortona: la bellezza che incanta





Non posso lasciar passare la festa di S. Margherita da Cortona (22 febbraio) senza dedicare a questa straordinaria donna e alla sua città di adozione qualcosa di bello.

La bellezza accomuna Margherita e Cortona.
Ci vuole perciò una “perla” (margarita) musicale per festeggiare degnamente.

Il mottetto Cantate Domino, a sei voci miste, di Claudio Monteverdi (1620)  mi pare quanto mai adatto: una lode a Dio, che ci ha donato tanto splendore, intessuta in una musica sublime.

Ho scelto per l'esecuzione il Coro dell’Università di Hong Kong. 
Non è il massimo della perfezione; ma vedere e sentir cantare con tanta passione Monteverdi da un coro cinese fa pensare, per contrasto, alla miseria musicale (e non solo quella) delle nostre università italiane.

Santa Margherita, prega per noi!   



Cantate Domino canticum novum,
cantate et benedicite nomini eius,
quia mirabilia fecit.
Cantate et exsultate et psallite.
Psallite in cithara et voce psalmi,
quia mirabilia fecit.

(Salmo 95, 1 e 2; Salmo 97, 1, 4, 5)

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate e benedite il suo nome,
perché ha compiuto meraviglie.
Cantate ed esultate e cantate lodi.
Cantate lodi con la cetra e con voce di lode,
perché ha compiuto meraviglie.



mercoledì 14 febbraio 2018

Le Ceneri e S. Valentino: un ossimoro?




A prima vista oggi due inconciliabili ricorrenze: Le Ceneri, simbolo  della nostra natura mortale, inizio della Quaresima, tempo di penitenza; S. Valentino, patrono degli innamorati, festa gioiosa.

In realtà siamo polvere e cenere; eppure, nel tempo che ci è dato di vivere, si vive solo per amore.

Amore in tutte le sue dimensioni, naturalmente.

E prima di tutto, amore per Dio.

Mi piace festeggiare Le Ceneri e S. Valentino con un ben noto canto di Taizé, dove l'amore per Dio e per ogni persona è di casa.

Mon âme se repose en paix sur Dieu seul, 
de lui vient mon salut. 
Oui, sur Dieu seul mon âme se repose, 
se repose en paix.

La mia anima si riposa in pace in Dio solo,
da lui viene la mia salvezza.
Sì, in Dio solo la mia anima si riposa,
si riposa in pace.





sabato 6 gennaio 2018

Buona Epifania!






Buon Epifania a tutti, con la Marcia di Turenne!

Non c'è bisogno di traduzione; le immagini parlano da sole.



Amicusplato

lunedì 25 dicembre 2017

L'armonia divina del Natale





Non posso lasciar passare la festa del Natale del Signore Gesù senza l'accompagnamento della musica. 

Il Natale è armonia per eccellenza, armonia tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo, e il canto degli angeli esprime questo  lieto annuncio di salvezza.

Tutti i compositori, antichi e moderni, hanno voluto celebrare il Natale con le loro opere, dai grandi Oratori ai brevi Mottetti.

La voce umana è lo strumento musicale più bello, ovviamente quando è usato in modo adeguato.
Tra i massimi polifonisti classici l'olandese Jan Peterszoon Sweelinck  (1562-1621) è in ordine di tempo l'ultimo dei grandi maestri fiamminghi. La musica fiamminga è caratterizzata, come noto, dalla grande abilità contrappuntistica. Ma in Sweelinck troviamo anche lo splendore della musica veneta di Merulo e G. Gabrieli e la lezione di armonia di Gioseffo Zarlino. 

Un maestro che in certo senso raccoglie eredità musicali diverse ed apre la strada a innovative soluzioni, che anticipano il barocco. 

Il mottetto Hodie Christus natus est fa intuire la genialità di questo polifonista, grande anche in altri settori dell'arte musicale, come il clavicembalo.

Buon Natale a tutti! con la divina armonia di Sweelinck.




giovedì 21 dicembre 2017

Vieni, Signore Gesù (ce n'è bisogno!)





Siamo ormai in prossimità del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.

In genere ci si ferma alla parola Natale. Ci si dimentica (spero di no), forse semplicemente si sottintende (spero di sì), di quale nascita si tratta.

La nascita di Gesù è il punto centrale della storia umana, con buona pace dei laicisti nostrali, di gente di altre fedi e di cristiani ormai solo di nome.

La dignità dell'uomo e della donna, i valori universali di giustizia e di pace,  l'unità del  genere umano hanno in Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il lieto annuncio. Un annuncio che non è passato di moda, ma risuona sempre più attuale.

Per questo desidero invocarlo: Vieni, Signore Gesù!

Mi piace ribadire questa invocazione anche in musica; una musica stupenda, ovviamente, perché l'attesa del Salvatore sia ancor più desiderata.

È il "Veni Domine" di Mendelssohn (1830), che più volte ho postato (è troppo bello!). Si tratta del primo Mottetto in Sol minore tratto dall'opera 39, per coro a tre voci femminili e accompagnamento di organo.

Un complimento al Coro di Reggio Calabria e al suo Direttore. Finalmente un bel coro italiano.





Veni Domine


Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae
et revoca dispersos in terram tuam.
Veni Domine et noli tardare.
Excita Domine potentiam tuam
et veni, ut salvos nos facias.
Veni Domine et noli tardare.




Vieni, Signore


Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo
e richiama nella tua terra i dispersi.
Vieni, Signore, e non tardare!
Mostra, Signore, la Tua potenza
e vieni a salvarci!
Vieni, Signore, e non tardare!




domenica 3 dicembre 2017

Tutta bella...




È iniziato il mese di dicembre, il mese del S. Natale.

La storia umana ha nella nascita di Gesù il punto di riferimento centrale. Con tutto il rispetto per altre opinioni, senza la nascita del Figlio di Dio l'umanità sarebbe ancora in cerca d'autore.

Ma la nascita del Figlio di Dio non sarebbe stata possibile senza il sì di Maria. Con il suo sì incondizionato a Dio, la Vergine Madre ha dato inizio alla storia della salvezza.

Ecco perché prima del Natale la Chiesa canta le lodi di Maria Immacolata: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te. Tutta bella sei, Maria, e la macchia del peccato originale non è in te.

Il magnifico e finissimo mottetto Tota pulchra es, del 1960, a 3 e 4 voci femminili, di Maurice Duruflé (1902-1986), è cantato da un coro la cui singolare disposizione supplisce ad alcune carenze di esecuzione. Ho postato questo gruppo canoro neozelandese proprio per il curioso assetto circolare, poco adatto alla coralità, ma certamente sorprendente.


Tota pulchra es Maria
et macula originalis non est in te.
Vestimentum tuum quasi nix
et facies tua sicut sol.
Tota pulchra es Maria
et macula originalis non est in te.
Tu gloria Jerusalem
Tu laetitia Israel
Tu honorificentia populi nostri.
Tota pulchra es Maria.

Tutta bella sei Maria
e la macchia del peccato originale non è in te.
Il tuo vestito è come neve
e la tua faccia come il sole.
Tutta bella sei Maria...
Tu sei la gloria di Gerusalemme
la letizia d'Israele
Tu sei l'onore del nostro popolo.
Tutta bella sei Maria.




domenica 16 luglio 2017

La festa del Redentor a Venezia (con Vivaldi)




Nella grande festa del Redentor, che si celebra oggi a Venezia, mi piace riprendere in mano la penna, cioè la tastiera, e postare un festoso brano del più grande musicista della Serenissima Repubblica di S. Marco: Antonio Vivaldi, ovviamente.
Dedico questo magnifico e brevissimo salmo 116 "Laudate Dominum" (Coro a quattro voci miste, violini, viole e basso, RV 606) a tutti i cari amici e amiche del blog. 
In particolare però vorrei ricordare la cara Rossaura (Ross), veneziana e rossa di capelli, come Vivaldi; anche se lei ha una certa allergia per le feste religiose... Ma di certo salverà la musica del geniale "prete rosso" (1678-1741).



Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius
et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen.

Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti.
Poiché ha confermato la sua misericordia su di noi
e la verità del Signore rimane in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era nel principio e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.


Buona domenica a tutti, e buona festa del Redentor (mi raccomando, senza la e finale, se no i veneziani capiscono che non sei venessian...). 




martedì 13 giugno 2017

È arrivato il caldo! (con Antonio Vivaldi e S. Antonio)





L’estate è in arrivo, è tornato il caldo, e torno anch’io.

Mi piace il caldo.

L’ho scritto più volte, in prosa e in rima. Ma ancora non l’avevo detto in musica. Ora rimedio a questa mancanza postando un brano “caloroso”.

No, non sono andato a cercare l’hard rock, né una musica latino-americana.

Sono andato nel “classico”, perché è lì che si annida ogni genere musicale, compreso il rock.

Una musica calda, ma niente trombe, niente percussioni, niente voci svettanti o strumenti rumorosi.
Solo archi, che accompagnano due violoncelli.

Ma è possibile una musica "caliente" con la voce rauca e spesso un po’ nascosta del violoncello?
Giudicate voi.

Si tratta dell’Allegro finale del Concerto in Sol minore per due violoncelli (RV 521), del 1720, di Antonio Vivaldi. È lui il “maestro” degli archi.

Possiamo notare un tema sincopato (quasi uno swing), che passa dai violini ai violoncelli, oltre alla straordinaria verve dei due cellisti, che esaltano in modo perfetto la post-moderna partitura vivaldiana.

Ho scelto Vivaldi anche per un altro motivo. Oggi è la festa di S. Antonio da Padova.
Se si posta una musica, bisogna che l’autore sia l’Antonio più celebre.

Buon ascolto!




domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua a tutti e a Papa Benedetto (90 anni)






Il mio augurio di Buona Pasqua, con la gioiosa musica di Antonio Vivaldi: "Et resurrexit", dal Credo
in Mi minore, per coro a 4 voci miste, orchestra d'archi e basso continuo, RV 591.

E un augurio particolare al Papa emerito Benedetto XVI che oggi compie 90 anni (16 aprile 1927).

Buona Pasqua a tutti!



sabato 15 aprile 2017

Gli "improperi" (Victoria)





Tra i Responsori della Settimana Santa di Tommaso Ludovico da Victoria (1585) il “Popule meus”, a quattro voci miste, è certamente uno dei più belli.

È Gesù che si lamenta del suo popolo per le offese (gli “improperia”) ricevute nella sua dolorosa passione e morte.

Il mottetto a prima vista si differenzia dallo stile di Victoria, in genere ricco di pathos e armonicamente caratterizzato dal movimento delle parti.
Qui abbiamo praticamente un corale. Le parti si muovono pressoché in modo uniforme e a prima vista senza particolari spunti emotivi.

In realtà si tratta di un mirabile capolavoro d’arte e di fede.

Il movimento omofonico dà giustamente il senso di un dramma collettivo: è un popolo intero che ha peccato, che ha ricambiato con tutto il male possibile il bene ricevuto dal suo salvatore.
L’intensità del pathos non è appariscente, ma è ben presente a chi lo sappia scoprire con una lettura attenta della partitura.
Basterà sottolineare le due frasi finali, una greca e la sua traduzione latina: “Aghios athanatos eleison imas. Sanctus et immortalis, miserere nobis”.
Nella frase greca la parola “athanatos” (immortale) è collocata in una scala discendente e giunge alla nota più bassa del mottetto, quasi a ricordare che l’immortale Dio è sceso nella profondità della morte. 
Nella corrispondente frase latina la parola “immortalis” è posta invece in una scala ascendente e tocca la nota più alta: l’immortalità di Dio viene proclamata nella sua pienezza.

Rimasi a bocca aperta quando ascoltai da ragazzetto questo brano nella Cattedrale della mia città. Anche la doppia lingua, greca e latina, colpì la mia fantasia e si impresse nella mia memoria in modo indelebile.
Poi, da corista, ho avuto infinite occasioni per cantarlo, nella sezione dei tenori.

Un episodio particolare me lo ha reso ancor più caro. Con il coro eravamo stati invitati in Grecia per una serie di concerti nel 1978. Fu un’occasione per visitare quella terra, così cara a chi conosce il mondo classico. In una delle nostre gite fummo condotti ad Epidauro, dove c’è un bellissimo antico teatro con un’acustica perfetta. La guida ci fece collocare nelle gradinate e lui, lontano una cinquantina di metri, nel luogo dove recitavano gli attori, fece cadere una moneta in una lastra di pietra lì collocata. Sentimmo distintamente il suono della monetina che cadeva dalla sua mano…
Mentre eravamo nel mezzo di quell'antico teatro, si alzò da un lato un coro improvvisato di un gruppo tedesco che cantò  “Popule meus” di Victoria. 
Una emozione indescrivibile. In quel luogo, dove erano risuonate le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, ora risuonava questo canto corale che ricordava una tragedia ancor più sublime.

Non ho trovato nel web una esecuzione che metta nel giusto rilievo la bellezza del mottetto.
Ho scelto quello che mi sembrava il meno peggio. Ad esempio, è incomprensibile perché il direttore del coro si fermi ad ogni frase greca e alla sua traduzione latina; la partitura non ha pause. Direbbe Fosco Corti che c’è il pericolo di fare lo “spezzatino”. Anche le note espressive sopra ricordate non sono sufficientemente messe in risalto. 

Nonostante tutto, il mottetto è così bello che anche in una imperfetta esecuzione si può se non altro intuire la sua perfezione.



Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi.
Aghios o Theos. Sanctus Deus.
Aghios ischyros. Sanctus fortis.
Aghios athanatos, eleison imas.
Sanctus et immortalis, miserere nobis.

Popolo mio, che ti ho fatto? O in che cosa ti ho rattristato? Rispondimi!
Santo Dio, Santo forte, Santo immortale, abbi pietà di noi!




venerdì 14 aprile 2017

Venerdì Santo. La Croce di Cristo





Venerdì Santo. La morte di Dio.

Ma è solo il seme che, caduto in terra, porta frutto. Dalla morte e sepoltura di Cristo viene la nostra salvezza.

Quella morte porta alla Risurrezione, alla glorificazione di Gesù, e con Lui, anche alla nostra glorificazione.

La morte non è più la fine di tutto, ma principio di vita nuova.
Una vita nuova che inizia fin da ora, fin da questo momento che scrivo. Non siamo più esseri senza speranza, ma uomini e donne salvati.

Fin da ora sperimentiamo la salvezza di Cristo, in tutto ciò che facciamo e in tutto ciò che ci accade. Anche nei momenti più bui della nostra vita.

Mi unisco alla comunità di Taizé per esprimere col bellissimo canto di Berthier questi sentimenti.


Per crucem et passionem tuam 
libera nos Domine, libera nos Domine, 
libera nos Domine, Domine.

Per la tua croce  e per la tua passione
liberaci Signore, liberaci Signore,
liberaci Signore!