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giovedì 11 ottobre 2018

Il pastore smarrito (e ritrovato)




















Ben nota è la parabola della pecorella smarrita. Il buon pastore lascia le altre 99 pecore e va alla sua ricerca. Trovatala, fa grande festa con tutto il vicinato (Lc 15, 3-7; anche Mt 18, 12-14).

Talvolta però può succedere che a perdersi sia il pastore. In questo caso sono le pecore che devono andare alla sua ricerca. Trovatolo, fanno anche loro una grande festa.

Mi perdonerà l'evangelista Luca, mi perdonerà soprattutto il buon Dio, ma questa variante mi è venuta alla mente ieri nella catechesi di Papa Francesco in Piazza S. Pietro.

Finalmente il pastore è tornato, o è stato ritrovato. Ha terminato di girovagare per i meandri del politichese, ed ha choccato i benpensanti buonisti con parole inequivocabili sull'aborto.

"E' un modo di dire interrompere la gravidanza, perché in realtà significa fare fuori qualcuno".
L'aborto è "come affittare un sicario".

Finalmente ho ritrovato la voce del pastore, finalmente mi riconosco nelle sue parole, che sono le parole di Cristo. "Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me. Chi scandalizza [figuriamoci chi uccide] uno di questi piccoli, è meglio per lui che gli si metta una macina da mulino al collo e sia gettato in mare" (Mt 18, 5-6).

Ovviamente si alzeranno ora le voci delle femministe, della Bonino, dei "progressisti"...; insomma di tutti quelli che pensano che si possa fare della vita umana intrauterina ciò che uno vuole. Con il risultato, oltretutto, di ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi. E cioè una società di vecchi, nella quale le nascite sono un evento eccezionale, e dove sono più protette le specie animali che la razza umana, in via di estinzione dalle nostre parti.

Ben tornato Papa Francesco! Speriamo che questo sia solo l'inizio di quel parlare "sì quando è sì, no quando è no" (Mt 5, 37).


PS. Ma "Famiglia Cristiana" avrà il coraggio di mettere in copertina la Bonino  con un "Vade retro"?






martedì 13 marzo 2018

Cinque anni fa...


















Un  lustro, avrebbero detto i puristi della lingua, un quinquennio; insomma, solo cinque anni.

Eppure sembra un secolo fa. Papa Francesco si affacciò alla loggia di S. Pietro e disse: "Fratelli e sorelle, buona sera!"

Dico la verità: rimasi molto sorpreso da quella elezione. Non conoscevo il card. Bergoglio, mi rimaneva poco orecchiabile il cognome e la faccia non mi sembrò la più fotogenica. Pensai: "Ma chi hanno fatto papa!?"

Mi intrigava invece un po' la provenienza; l'altra parte del mondo, quella agli antipodi; una nazione, l'Argentina, di sicura fede cristiana e (scusate se unisco i santi con i fanti) una grande potenza calcistica. Del resto si è poi scoperto che anche il Papa era un tifoso del S. Lorenzo di Buenos Aires (e come non essere tifosi, nella patria di Maradona e Messi...).

Cinque anni di cambiamenti epocali. Il Papa che va ad abitare in un monolocale di S. Marta e non nel vasto appartamento vaticano; un papa che gira in utilitarie senza blindature; un papa che si ferma tra la folla a sorseggiare una tazza di mate offerta da sconosciuti; uno che ti telefona di notte per sapere come stai, o che ti unisce in matrimonio in aereo...

Un pontefice che usa un linguaggio senza peli sulla lingua, quasi plebeo, quando è il momento di indicare lo scandalo dell'ingiustizia sociale o dell'arrivismo individuale; ma che sa trovare le parole più tenere quando abbraccia un malato terminale, un portatore di handicap, un carcerato...

Periferie esistenziali, cultura dello scarto, la corruzione puzza, il pastore deve avere l'odore delle pecore, siamo tutti migranti: sono alcune espressioni che Papa Francesco ha introdotto nel perbenismo borghese della società occidentale postmoderna.

Un Papa scomodo anche per la Chiesa. Non tutte le sue parole e i suoi atti sono condivisi, e talvolta può sembrare "monotono" con il tema dell'accoglienza, un'altra parola che ripete a ogni piè sospinto.

Anche a me  talvolta sembra un po' esagerato nell'insistere su questo argomento, qui in Italia, dove ogni giorno assistiamo a sbarchi di clandestini, con tutti i problemi connessi. Le ultime elezioni politiche sono una evidente risposta negativa a questo insistente richiamo.

Certo, l'accoglienza va fatta, ma va fatta nei limiti del possibile. "Il bene va fatto bene", diceva S. Alfonso; i flussi di migranti vanno regolati con decisione e chiarezza.

Fatto questo appunto, credo che dopo Papa Francesco la Chiesa non sarà più la stessa. Non potrà più rimanere alla finestra del Vaticano a guardare la gente che passa. Anche i suoi immediati predecessori non stavano certo "a casa". In particolare S. Giovanni Paolo II.

Ma Papa Francesco si muove con un altro atteggiamento: scende tra la folla, assume l'odore del suo gregge, va a cercare la pecora "perduta" delle periferie della vita, tenendo al sicuro le altre 99 che hanno meno urgenza di lui. È il cuore del messaggio di Gesù.

Ha ragione Benedetto XVI: chi dice che Papa Francesco non è nell'ortodossia è uno stolto. 

Detto da Papa Benedetto, anche il più critico dei detrattori di Bergoglio dovrebbe riflettere.

E mi fa molto piacere che accanto a questo uomo "indifeso" e alla mercé della folla ci sia sempre, un passo indietro, l'aretino Domenico Giani, la sua guardia del corpo, il suo bodyguard. 

Dio salvi Papa Francesco!

Auguri, Santo Padre!



Nella foto: Papa Francesco, il mate e Domenico Giani

martedì 12 settembre 2017

Il Papa che mi piace























In questi giorni c’è stato il tanto atteso chiarimento di Papa Francesco sull’accoglienza dei migranti in Italia.

Parlando con il premier Gentiloni il Papa ha detto:
“Il problema è sempre avere un cuore aperto. È un comandamento di Dio. Anche se non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza. Che significa domandarsi, primo: quanti posti ho? Secondo, occorre ricordare che non bisogna solo riceverli ma anche integrarli”. Il Papa inoltre ha sottolineato che bisogna aiutare l’Africa nel suo sviluppo. Per dirla più alla buona: “aiutarli a casa loro”.

La prudenza. I posti disponibili. Un’accoglienza decente. Queste sono parole di vera carità cristiana, e di saggio governo. Non un’accoglienza indiscriminata e senza regole, quella che piace alle Ong e alla Boldrini.
È un chiarimento che io, come la stragrande maggioranza degli italiani, cattolici e non, si aspettava. In fondo ha “benedetto” il ministro Minniti. Speriamo che questi non si lasci traviare dai cattivi “compagni”…

Il viaggio apostolico in Colombia, concluso domenica scorsa, è stato poi un grande “successo”. Non di carattere mondano, ovviamente (tra l’altro Papa Francesco ha rimediato una bella botta in faccia nella brusca frenata della papamobile). Un successo pastorale (oltre un milione di persone alla S. Messa a Bogotà); un contributo determinante nella pacificazione degli animi, divisi da decenni di guerra civile; una condanna senza appello dei narcotrafficanti, "seminatori di morte"; e un appello pressante alla salvaguardia del creato. Ha chiamato "stupido" chi non si rende conto dei cambiamenti climatici per colpa dell’uomo.

Quando vuol farsi capire, questo Papa usa un linguaggio papale papale...



venerdì 25 agosto 2017

Mi manchi, Papa Benedetto...
















In questi tempi calamitosi, sotto tutti i punti di vista, mi ritorna in mente e mi dà conforto la limpida figura di Benedetto XVI.

Sia chiaro, amo Papa Francesco da sincero cattolico.
Lo amo per la sua testimonianza di povertà assoluta, francescana. Lo amo per il suo magistero che, in particolare, ci ha fatto maggiormente comprendere il volto misericordioso di Dio. Lo amo per la sua tenacia nel perseguire gli ecclesiastici colpevoli a vario titolo di deturpare il volto di Santa Madre Chiesa. Lo amo per il suo messaggio di accoglienza, specialmente verso i più bisognosi, perché non possiamo essere cristiani senza amare il povero e l’indigente. Ma con la giusta prudenza, perché, come ammoniva S. Giovanni Bosco, il bene va fatto bene, e non solo proclamato. Una incontrollata immigrazione, ad esempio, è il contrario esatto del bene comune.

Detto questo, mi manca Benedetto XVI. Mi manca perché nel suo magistero richiamava ai “valori non negoziabili”, come la vita umana, la famiglia, la ragione non disgiunta dalla fede. Mi manca perché considerava i valori cristiani come radici vitali dell’Europa e del mondo intero, quelli che insieme alla cultura ebraica e classica, hanno dato vita alla nostra civiltà. Mi manca perché a Ratisbona, nel 2006, ha ricordato all’Islam i suoi gravi errori, invitandolo ad un cambiamento profondo, in senso di vera pace.
Mi manca il suo profondo insegnamento filosofico e teologico. Mi manca soprattutto per quel suo fermo richiamo alla speranza, che è Gesù Cristo, unica "speranza affidabile” in un mondo che sta smarrendo i punti di riferimento: il mondo del pensiero debole e del relativismo morale.
Mi manca il suo agire “politicamente scorretto”. Ciò che aveva da dire, sia alla Chiesa che al mondo, lo diceva, con pacata fermezza, ma con limpida chiarezza.
Oppositore del “pensiero unico” e del “laissez faire”, ha subito ogni sorta di opposizione e di oltraggi. Anche dentro le mura leonine.
Ha pensato che un papa più giovane o più energico avrebbe fatto meglio di lui…

Mi manchi, Papa emerito Benedetto XVI!



lunedì 13 marzo 2017

Un argentino a Mosca





Uno dei più grandi desideri di Papa Francesco è di andare a far visita al Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kiril I.

L’intenzione è ovviamente quella di cercare un riavvicinamento della Chiesa Cattolica con la Chiesa Ortodossa della “terza Roma”.

Con la Chiesa Ortodossa della “seconda Roma”, cioè Costantinopoli (Istanbul), gli incontri sono frequenti, iniziati già a partire da Paolo VI al tempo del Concilio Vaticano II.

Papa Francesco ha già incontrato il Patriarca Kiril a L’Avana il 12 febbraio dello scorso anno, e i due hanno firmato una dichiarazione congiunta, che è già un fatto clamoroso. 
La Cuba “comunista” ha favorito l’incontro con il Papa e il Patriarca. Lo Spirito soffia dove vuole...

Ma Papa Francesco vorrebbe andare a trovare gli Ortodossi a casa loro, nella Santa Russia.

Intanto, come augurio per questo quarto anno di pontificato, facciamo arrivare a Mosca la musica argentina. Ovviamente un tango, e uno dei più celebri, composto da Astor Piazzolla: “Libertango” (1974).

I russi sembrano gradire…

Auguri, Papa Francesco!





sabato 11 marzo 2017

Il Papa in copertina rock












Papa Francesco, che col suo "mascellone" e il "pollice su" conquista la copertina della nota rivista americana Rolling Stone, tra l’altro nel 50° anniversario della sua nascita, fa comunque sensazione.

Ci saranno quelli che criticheranno il papa, finito nella copertina di una rivista rock, come un “oddity”, una stranezza, un elemento estraneo, uno stridente ossimoro.
Altri magari faranno notare che questo papa esce clamorosamente dai soliti schemi pontifici, ama i "selfie" e parla di smartphone, saluta col pollice in su, per cui si merita un I like.

Io credo che Papa Francesco, a parte (secondo il mio modesto parere) qualche semplificazione sull’accoglienza e qualche silenzio di troppo sui crimini dell’islamismo, stia veramente cambiando in meglio la Chiesa; ma non solo adattandosi ai gusti e alla moda del momento, ma nel profondo.
È stato detto che una lunga marcia comincia con un passo. Lui quella marcia l’ha già iniziata.
Una Chiesa più vicina alla gente, che parla il linguaggio del popolo e dei giovani, che sa ascoltare e che porta un messaggio di misericordia.
Ma il Vangelo non vuol dire “lieto annuncio”?

E un grande messaggio di semplicità. Il Papa che vive in un monolocale/bilocale  di 50 mq non è un esempio per tutti i governanti e businessmen di questo mondo schiavo del denaro?

Un Papa che viene fatto passare da alcuni per un "sempliciotto". Anche di S. Francesco dicevano lo stesso. Ma ha cambiato la storia della Chiesa nel Medioevo e rimane anche per il mondo di oggi un punto di riferimento per ogni popolo civile.

Per il Papa, amante della musica pop, un bel brano tratto dal primo album dei New Trolls (Senza orario né bandiera) del 1968: "Signore, io sono Irish", di De André, Mannerini, Di Paolo- De Scalzi- Reverberi. La voce è di Vittorio De Scalzi.


"Signore, io sono Irish; quello che non ha la bicicletta".





"Signore, io sono Irish; quello che verrà da Te in bicicletta".





domenica 18 dicembre 2016

Auguri, Papa Francesco!



















Ieri Papa Francesco ha compiuto 80 anni; e in buona forma, a quanto è dato vedere!

Un grande e affettuoso augurio di una serena e sempre attiva “vecchiaia” (parola che il Papa stesso ha usato).

Ciò che ammiro di più in Papa Francesco è il coraggio di aver iniziato e portato avanti con grande fermezza la "pulizia" del Vaticano. Ha preso la ramazza in mano e non intende mollarla.
Benedetto XVI non c’è riuscito. I “poteri forti” lo hanno costretto a lasciare.
Papa Francesco invece ha mostrato un carattere più forte dei “poteri forti”, per cui spero che porti a termine l’operazione “nettezza vaticana”.

Un altro aspetto che mi ha impressionato è la sua povertà evangelica messa in atto nella forma più totale, “sine glossa” (il nome Francesco del resto lo faceva presagire). Lasciare il Palazzo Vaticano (nonché la residenza di Castel Gandolfo) e ridursi a vivere a S. Marta, in un bilocale di 50 metri quadrati, è qualcosa che lascia ammutoliti. Un esempio per tutti coloro che hanno privilegi di ogni genere, a cominciare dal mondo della politica, diventato ormai una cloaca massima, che ci sta ammorbando con il suo insopportabile tanfo.

Sento anche molto vicino alla mia sensibilità la sua insistenza sulla misericordia divina, che si manifesta nella misericordia per i peccatori. Qualcuno si è scandalizzato (!). È giusto sottolineare questo aspetto, che corrisponde al cuore del messaggio evangelico: “Sono venuto a cercare e salvare chi era perduto” (Lc 19, 10).

Un ultimo aspetto voglio mettere in rilievo. La sua grande semplicità, il suo feeling con la gente più umile, più povera, con gli ultimi. Le tante periferie del mondo e della vita sono davvero il suo centro d’interesse prioritario, la sua vera “city”.
E con ragione, se vuole essere il primo discepolo di Cristo, che è venuto ad annunciare ai poveri la “buona notizia”.

Devo anche dire che talvolta mi disorienta la sua disarmante fiducia nell’accoglienza ad ogni costo. Forse un richiamo anche alla vigilanza (“Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe”; Mt 10, 16) sarebbe molto opportuno. Spero che anche su questo punto l'ormai ottuagenario Papa Francesco batta un colpo. Allora saremo al top in assoluto.

Auguri, Papa Francesco!  E da parte mia non mancherà quella preghiera che sempre chiedi a tutti i fedeli.




lunedì 12 dicembre 2016

Il solito augurio di Buon Natale islamico

















Ieri, in una Chiesa nei pressi della Cattedrale del Cairo, sono state uccise oltre 25 persone e ne sono state ferite una cinquantina in un orrendo attentato islamico. 

Un attentato al tritolo, avvenuto in un luogo sacro e nel momento più sacro della fede cristiana: durante la celebrazione della Messa.  

È il solito "augurio di Buon Natale", caro agli islamici, gente pacifica e rispettosa delle altre religioni, a loro dire. Tutti ricordiamo ancora ciò che accadde ad Alessandria d'Egitto nella Messa di Capodanno del 2011 (21 morti).  Dal 2013 a oggi si contano in Egitto oltre 40 attentati contro i cristiani.

Considero ormai da tempo l'islam non una religione, ma una ideologia intollerante, perché il corano insegna l'eliminazione degli "infedeli" (cioè noi) o la loro sottomissione. Ed è quello che gli islamici fanno nei paesi dove sono maggioranza, ed è quello che vorrebbero fare, con attentati sanguinari, nei paesi che li accolgono.

Sarebbe l'ora che Papa Francesco, invece di parlare solo di accoglienza, cominci a parlare con grande fermezza (come fece Papa Benedetto a Colonia) anche di questa intollerabile persecuzione nei confronti dei cristiani da parte degli islamici. 

L'islam non è un' ideologia di pace e non potrà mai esserlo, perché il corano lo vieta: la jihad è un dovere per loro. Le donne saranno sempre schiave dell'uomo perché il corano lo comanda: non saranno mai emancipate. Gli islamici non accetteranno mai di integrarsi con altre culture, perché l'unica "cultura" è la loro.

Ho un grande rispetto  e amore per Papa Francesco. Ma quando si addormenta un po', allora il popolo cristiano ha il dovere di svegliarlo e di richiamarlo alla realtà: Papa Francesco, svegliati! gli islamici perseguitano e uccidono i cristiani in tutto il mondo! 

Non mandare solo generici messaggini senza indirizzo... 




lunedì 21 novembre 2016

La misericordia non chiude i suoi battenti




Ieri, Solennità di Cristo Re dell'Universo, Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa  della Basilica di S. Pietro portando così a termine il Giubileo Straordinario della Misericordia, iniziato ufficialmente l'8 dicembre 2015, ma anticipato il 29 novembre con l'apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centro-Africana. 
Tra l'altro l'arcivescovo di quella poverissima Chiesa è stato fatto cardinale nel concistoro di  due giorni fa, con altri 16 confratelli, uno solo italiano. Il Papa è andato a scegliere i nuovi porporati dai luoghi più diversi e taluni impensati: Bangladesh, Isole Mauritius, Papua Nuova Guinea, Venezuela, Messico, Stati Uniti, Brasile, Siria, Albania... Una chiesa sempre più universale, sempre meno eurocentrica, sempre più vicina ai poveri. Come è giusto che sia.

Il messaggio che Papa Francesco ci ha voluto lasciare con questo giubileo è stato ribadito dalla sua mirabile omelia, di fronte a un'immensa folla in Piazza S. Pietro: "Si chiude la porta santa, ma rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo".

Nonostante tutto, nonostante le nostre miserie, Dio è sempre pronto ad accoglierci: "Dio non ha memoria del peccato, ha detto con forte espressione, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi".

Un messaggio che ci dona serenità interiore, e ci dà forza per andare incontro ai problemi  del mondo attuale con grande apertura di cuore.

Come degna conclusione musicale di questo Anno Santo della Misericordia, mi pare opportuno ascoltare dal "Magnificat" di J. S. Bach,  l'incantevole versetto "Et misericordia eius", BWV 243, per contralto, tenore e orchestra. 



"Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum" (Lc 1, 50).

Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 




„Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi"“
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„Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi"

martedì 18 ottobre 2016

Voglio iniziare il nuovo giorno con un'altra pasquinata. Questa volta sulla Chiesa.









Er papa e 'r cardinale


Er Cardinal Bertone, anvedi te,
s'è fatto fare un attico da re.

Francesco, papa de la Chiesa santa,
ha scelto un bilocale de cinquanta.

Io me domanno: sbaja er Cardinale,
o fa bbene Francè col bilocale?






giovedì 17 dicembre 2015

C'è chi ha paura del 17. Lui, no
















Alla sua età, quelli che ci arrivano, cominciano a tirare i remi in barca.
Lui inizia a remare.

Alla sua età, chi può, si costruisce superattici.
Lui si accontenta di 60 mq. al piano intermedio.

Alla sua età i reduci della Fornero chiudono la porta e guardano in pantofole la tv.
Lui apre Porte Sante qua e là per il mondo.

Alla sua età si cerca di non farsi fregare dalla propria banca con le obbligazioni subordinate.
Lui cerca di fregare la sua banca rendendola “pulita”.

C’è chi ha paura del numero 17.
Lui è nato il 17.

Auguri, Papa Francesco, per i tuoi 79 anni!



martedì 8 dicembre 2015

Il Giubileo, un inno alla gioia





In questo giorno dedicato alla Madonna Immacolata, nel 50° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Francesco apre a Roma nella Basilica di S. Pietro la Porta Santa del Giubileo della Misericordia.

In un mondo in cui si sta combattendo, come dice spesso il Papa, la III guerra mondiale "a pezzi"; in un mondo lacerato da fanatismi e ideologie aberranti, che portano terrore e morte addirittura in nome di Dio; in un mondo in cui l'intolleranza laicista pretende di eliminare Cristo dall'orizzonte della storia; in questo mondo, il Papa vuole aprire una breccia di vera umanità riconciliata.

Lo ha già fatto nel suo coraggioso viaggio in Africa, aprendo la Porta Santa della Cattedrale di Bangui nella Repubblica Centro-Africana il 29 novembre scorso; in una nazione lacerata da guerre, ingiustizie e miseria.

Il Giubileo della Misericordia, che si concluderà il 20 Novembre 2016, vuole essere un richiamo alla riconciliazione e alla pace. Per i credenti, una riconciliazione anzitutto con Dio, che si traduca in una sincera apertura verso tutti i fratelli. Per i non credenti, un ritorno ai valori fondamentali della giustizia e della pace, che formano il sacrario della coscienza.

Un richiamo per tutti ad una umanità riconciliata, in cui guerre, terrorismo, discriminazioni siano debellati dalla faccia della terra.

Un coraggioso invito a varcare la soglia dei nostri limiti e delle nostre paure, in un momento in cui ciò sembra impossibile.

Ma nulla è impossibile a Dio.

L'Immacolata Concezione di Maria ne è la prova evidente.

Per l'apertura solenne del Giubileo della Misericordia mi pare opportuno ascoltare il Salmo 88 (Vulgata), versetto 2, nel mirabile mottetto giovanile (19 anni) di W. A. Mozart: "Misericordias Domini", in Re minore, per Coro e Orchestra, K. 222, anno 1775.
Si potrà notare che per 4 volte (1:00, 2:00, 3:32, 5:08) nel brano fa capolino quello che sarà il tema dell'Inno alla Gioia della IX Sinfonia di Beethoven. 
Beethoven diceva di non apprezzare la musica di Mozart. Ma lo copiava.

Tutti abbiamo bisogno di misericordia...

Il testo del mottetto dice: "Misericordias Domini cantabo in aeternum", Canterò in eterno la misericordia del Signore.

Buon Anno Santo a tutti!



giovedì 26 novembre 2015

"Temo di più le zanzare!"



















"Non temo gli uomini; temo le zanzare!" 

Così Papa Francesco, scherzando, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se non avesse timore per la propria incolumità nel viaggio apostolico in Africa iniziato ieri e che si concluderà lunedì prossimo, 30 novembre.

Dopo il Kenya e l'Uganda il papa sarà nella Repubblica Centro Africana; e lì, nella cattedrale di Bangui, aprirà domenica 29 novembre la Porta Santa del Giubileo della Misericordia. Il fatto è eccezionale, perché l'apertura della Porta Santa a Roma avverrà successivamente, l'8 dicembre.
Un gesto di Papa Francesco in linea con il suo messaggio: la Chiesa si vuole aprire - in ogni senso - alle periferie del mondo e della storia. La Repubblica Centro Africana è uno dei paesi più poveri del pianeta, pur avendo grandissime risorse naturali, ed è scossa da una guerra civile e religiosa. 
Qui il pericolo di attentati è molto alto.

Il messaggio che il pontefice intende portare ad ogni costo è quello della pace nella giustizia. Il terrorismo è frutto soprattutto di povertà e di ingiustizie. 
Sarà una dura lezione per quei governi, in genere corrotti, e una testimonianza di vera amicizia e di dialogo tra le varie fedi religiose.

In questi giorni in cui il fanatismo islamista sta terrorizzando intere nazioni, e perfino grandi potenze sembrano soffiare sul fuoco di un pericoloso conflitto (Turchia, Russia, Stati Uniti, Nato), la coraggiosa missione pacificatrice di Papa Francesco è un esempio per tutti.

Al pilota dell'aereo, che gli ha fatto presente il pericolo di atterrare nella Repubblica Centro Africana a causa di eventuali attentati, il papa ha risposto: "Allora datemi un paracadute".

Pietro ha parlato per bocca di Francesco. 



martedì 10 novembre 2015

Un saluto (musicale) a Papa Francesco in Toscana




In occasione della visita odierna di Papa Francesco a Prato e a Firenze voglio festeggiare anch’io, da casa mia, questo straordinario evento. Ovviamente con un brano musicale e possibilmente di un compositore di queste due città.

Perciò, mirando ai più grandi, ho pensato a Domenico Zipoli (1688-1726) di Prato e a Luigi Cherubini di Firenze.

Ho preferito Zipoli, per vari motivi.

Anzitutto per la sua importanza nella storia della musica. Senza nulla togliere al valore di Cherubini (artista oggi un po’ dimenticato, ma considerato sommo da Beethoven, tanto per gradire), le "Sonate d’Intavolatura per Organo e Cimbalo" del 1716 del grande pratese fecero scuola (furono “copiate” da Händel, Haydn e altri maestri ancora) e mantengono intatto il loro straordinario fascino. 
L’Adagio che presento ne è una riprova (Ennio Morricone lo conosceva di certo quando ha composto il “Gabriel’s Oboe” per il film “Mission”...).

Inoltre, la vita di Domenico Zipoli è una straordinaria partitura essa stessa, e ha rilevanti punti di contatto con quella di Papa Francesco. Giunto al successo Zipoli lasciò tutto, si fece gesuita e partì missionario per l’America Latina. Visse a Buenos Aires e a Cordoba, e finiti gli studi teologici divenne maestro di musica degli Indios del Paraguay (e qui torna in mente di nuovo il film Mission). Un grande che si fa piccolo con gli ultimi, nelle periferie del mondo, e che muore a poco più di 37 anni...

Non posso poi tralasciare il fatto che la limpida scrittura musicale di Zipoli è uno dei cavalli di battaglia di tutti i dilettanti organisti (mi ci metto anch’io fra questi). Tra le sue “Sonate d’Intavolatura”, la Canzona in Re minore, quella in Sol minore, la Partita in La minore, i Versi, il Largo (Sarabanda), la Giga, e la festosa Pastorale natalizia (cito solo alcuni brani noti a tutti), sono abitualmente suonati ancor oggi in ogni chiesa. Una buona parte del primo e secondo volume del “Liber Organi” di Sandro Dalla Libera è costituito dalla musica di Zipoli.

Voglio infine far presente che Papa Francesco fa la sua prima breve tappa in mattinata a Prato perché è vescovo di quella diocesi Mons. Franco Agostinelli, aretino. Mons. Agostinelli è a sua volta amico fraterno del dott. Domenico Giani, aretino, Capo della gendarmeria vaticana, e bodyguard del Papa.

Come postare un musicista fiorentino, con queste premesse, io che sono aretino?


Buona giornata in Toscana, Papa Francesco!




lunedì 28 settembre 2015

Luna rossa e pensiero debole


















Ho aspettato la “luna rossa”, uno degli spettacoli astronomici del secolo; ma finora ho visto solo cielo coperto da prosaiche nubi biancastre.

Mi è dispiaciuto, anche per l’orario, benché per me fare le tre/quattro di notte non sia cosa infrequente. Ma insomma...

Deve essere il momento attuale, che riserva sorprese.

Ti aspetti la Juve prima in classifica, e te la trovi nei bassifondi con un’ennesima sconfitta.

Ti immagini le auto tedesche come sinonimo di perfezione, e te le ritrovi da rottamare come le Trabant di triste memoria.

I "maestri" del pensiero laico (laicista), che credono di capire la realtà, prevedevano per il viaggio di Papa Francesco negli USA un clamoroso flop; hanno dovuto assistere alla più grande manifestazione di popolo mai vista negli Stati Uniti, a detta perfino del laico New York Times. 

Eh, non è facile prevedere gli eventi atmosferici, e la luna rossa coperta da nubi bianco-rossastre ce lo ricorda. Ma ancor più difficile prevedere il soffio dello Spirito Santo; e il Papa acclamato da deboli e potenti negli States non rientrava certo negli schemi del "pensiero debole".

Per i maestri del pensiero debole (in ogni senso), per gli emuli dei costruttori delle Trabant, per gli amanti del calcio di fede bianconera e per i sonnambuli della luna rossa (tra queste due ultime categorie ci sono anch’io), sono giorni (e notti) difficili.

Andiamo a letto.

Ma è l’ora di alzarsi...


domenica 20 settembre 2015

A Cuba con Papa Francesco e il Che



Chi ha assistito oggi alla Messa celebrata da Papa Francesco a L’Avana in Piazza della Rivoluzione davanti a mezzo milione di persone, non ha potuto fare a meno di notare oltre alla figura del Papa anche quella- in effigie - di Che Guevara.

Due figure a prima vista opposte. L’emblema della pace l’uno, il simbolo della lotta armata il secondo; il testimone principale della fede cristiana, il militante anticlericale e ateo.

Eppure tra i due ci sono molte cose che li accomunano.

Anzitutto la nazionalità: ambedue argentini.

Ambedue portatori di un forte messaggio di giustizia sociale.

Ambedue in lotta con le vergognose sperequazioni economiche tra chi possiede tutto e chi non possiede nulla.

Ambedue applauditi e accolti trionfalmente dal popolo cubano.

Ma come è possibile tenere insieme l’immagine di Papa Francesco e del Che nella “Plaza de la Revolution” de l’Avana castrista?

Forse perché il messaggio evangelico accomuna tutti e due, consapevolmente o meno.

Così, caduto dopo oltre 50 anni il mito della giustizia violenta, estranea al Cristo, è rimasto nel cuore del popolo cubano il cuore del messaggio cristiano: la giustizia nella pace e nella fratellanza tra i popoli.

Una giustizia da ottenere senza le ingiustizie di una dittatura militare e di un’ideologia totalitaria che non ha servito l’uomo, ma lo ha oppresso.

Una giustizia ottenuta con ben altri mezzi, perché, come ha detto il Papa, il popolo cubano “è un popolo che cammina, che canta e loda”.

E lo abbiamo visto e sentito. 

Grande Papa Francesco!



giovedì 10 settembre 2015

Caro Papa Francesco...












Da sincero cattolico ho un amore filiale verso il Papa, e un’ammirazione particolare verso Papa Francesco.

La stragrande maggioranza delle cose che dice mi trova d’accordo.

Ma sulla questione degli immigrati, che stanno invadendo l’Italia e l’Europa, Papa Francesco sta esagerando. A mio modesto parere, ovviamente, ma anche a parere di molti vescovi e di intere comunità nazionali (cattoliche).

Francesco non può invocare l’accoglienza di tutti e di tutto, non può prendersela con i confini delle nazioni come se fossero crimini contro l’umanità (anziché valori di civiltà), non può pensare che l’Italia possa sostenere l’impatto di un flusso continuo di migliaia di persone a cui non possiamo dare praticamente nulla, se non l’elemosina. Il lavoro manca anche agli italiani, l’economia arranca paurosamente, l’ordine pubblico è allo stremo (chi si azzarda ormai a uscire di notte da solo/a?).

Caro Papa Francesco. Ammiro la tua attenzione alle “periferie” del mondo, la tua lotta contro la mentalità egoistica dello “scarto”, il tuo desiderio di aiutare i poveri e gli emarginati, e perfino i delinquenti. È il vero spirito evangelico.

Ma ti faccio umilmente notare  che le periferie del mondo sono già presenti drammaticamente qui in Italia, che moltissime nostre famiglie stanno passando o sono già passate a situazioni di “scarto” con la perdita del lavoro e dei propri beni (e perfino della vita!), che poveri ed emarginati fanno da triste spettacolo ai bordi delle strade e delle stazioni. Non parliamo della delinquenza, che spesso non viene più nemmeno punita, tanto è diffusa e quotidiana.

In questa situazione, che genere di accoglienza può essere data alle migliaia di persone che sbarcano sulle nostre coste? Molte di esse diventano preda dello sfruttamento lavorativo, sessuale, delinquenziale. Ed è lesivo anche della dignità delle persone la semplice permanenza oziosa per anni, o a carico dello Stato o a danno dei cittadini.

Il governo italiano si vanta di aver salvato migliaia di vite umane dalla morte in mare. Va bene.
Ma non basta salvare migliaia di naufraghi. Dopo, devi offrire loro possibilità di vivere dignitosamente. E questo, lo Stato non riesce a farlo neppure per molti dei suoi cittadini.

“Il bene va fatto bene”, diceva S. Alfonso.

Se per fare del bene agli stranieri dimentico i miei connazionali, o li metto in difficoltà, non è un vero bene.

Anzi, c'è il rischio di ottenere l’effetto contrario. 

Cioè una crescente intolleranza.







sabato 13 giugno 2015

Un postino molto particolare





Considero Papa Francesco un dono di Dio alla Chiesa e al mondo. 

Con lui è iniziato un profondo rinnovamento nella Curia romana (il Vaticano), nella realtà ecclesiale e nel rapporto con il mondo. 

Ci sono espressioni che ormai fanno parte del nostro patrimonio umano e spirituale:

“Andare verso le periferie del mondo e dell’esistenza”. 
“Chi sono io per giudicare il mio prossimo?” 
“È in atto la terza guerra mondiale, a pezzetti”. 
“Il vero pastore ha l’odore della pecora”. 
“Non dobbiamo costruire muri, ma ponti”.
"Siamo la società dello scarto".
“Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri”. 
“Cari amici, la gioia! Non abbiate paura di essere gioiosi! Non abbiate paura della gioia! Quella gioia che ci dà il Signore quando lo lasciamo entrare nella nostra vita, lasciamo che Lui entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori noi alle periferie della vita e annunciare il Vangelo. Non abbiate paura della gioia”. 

E si può continuare a lungo, iniziando da quel “Fratelli e sorelle, buona sera!” del 13 marzo di due anni fa, giorno della sua elezione.

Papa Francesco parla in modo diretto, senza retorica e senza tante sottigliezze “gesuitiche” (lui che è gesuita!). 

Per questo mi ha un po’ sorpreso in questi giorni quel suo riferimento a presunti veggenti che fanno della Madonna “una postina” che manda messaggi “alle 4 del pomeriggio”. 
Se queste parole intendono riferirsi a quei cristiani che per vivere la loro fede hanno bisogno di messaggini o sms della Madonna (come in effetti sembra di capire dal contesto in cui queste frasi sono state pronunciate), allora anche in questo caso le parole di Papa Francesco hanno colto nel segno con efficacia. La fede in Cristo non ha bisogno di additivi ed edulcoranti. 

Ma se si riferiscono in particolare alle apparizioni di Medjugorje e ai milioni di pellegrini che lì trovano pace interiore e magari riscoprono la fede o ottengono grazie, allora la frase non mi pare pertinente. Infatti in tutte le grandi apparizioni mariane moderne, come Lourdes e Fatima, approvate dalla Chiesa e i cui veggenti (dopo varie incomprensioni) sono stati dichiarati santi e beati, la Madonna ha fatto proprio da postina, dando appuntamento a date fisse ai suoi fedeli, come ben noto. 

Non sempre la voce del popolo è voce di Dio, e non sempre la voce del papa è quella di Pietro.

In cose opinabili, ovviamente.


Non sembri una qualche ironia la colonna sonora de Il Postino (1994) di Luis Bacalov, premio Oscar per questo film, e stesso autore delle musiche di "Concerto Grosso" dei New Trolls, di due post fa.
Voglio solo alleggerire la questione con un po' di humor.

Buona festa di S. Antonio da Padova!


venerdì 24 aprile 2015

L'imbarazzo della scelta





Ne accadono tante in questi giorni, che non sappiamo da dove cominciare e dove finire.

Anzitutto l’Europa e i clandestini. La montagna europea ha partorito il topolino: qualche milione di euro in più di elemosina all’Italia, ma i clandestini se li tenga tutti il Bel Paese. E Renzi (con Mogherini e Gentiloni) che cosa ha detto? “L’Europa finalmente ha capito il problema”. Lei infatti l’ha capito benissimo. Chi non l’ha capito è proprio “sapientino”.

Soluzioni proposte: sparare sui barconi prima dell’imbarco. Non sia mai! Come si fa a distinguere i barconi giusti da quelli sbagliati? (e capirai!).   Mandare la flotta e l’esercito; ma figuriamoci! il governo libico non vuole (governo libico?!). Usare droni. Ma i nostri droni non sono attrezzati (quando mai?), e poi ora c’è anche il “mea culpa” di Obama proprio sui droni. E così il problema rimane in alto mare, anzi, nelle nostre spiagge.

Obama ha chiesto pubbliche scuse per l’uccisione del volontario italiano Giovanni Lo Porto, prigioniero di Al Kaeda in Pakistan. È la prima volta che un presidente americano riconosce un errore. Da parte sua il governo italiano ha detto di aver fatto di tutto per il generoso cooperante; di tutto. Ipse dixit. Lo dimostra anche il fatto che ad ascoltare la relazione del ministro Gentiloni in Parlamento sull’accaduto non c’era praticamente nessuno: aula pressoché deserta, anche nei banchi del governo. Tutti a casa. Domani (e domani l'altro) è festa...

Oggi è il giorno della memoria del genocidio armeno: "Metz Yeghern" (Il Grande Male).
100 anni fa l’impero ottomano iniziò il 24 aprile l’eliminazione sistematica degli Armeni in Turchia per il solo fatto che erano cristiani. È stato il primo genocidio del XX secolo. Un fatto atroce; oltre un milione e mezzo di vittime, quasi un intero popolo spazzato via dalla faccia della terra. I turchi dissero: "Lasceremo soltanto un armeno, un buon esemplare per un museo". 

Ma anche su questo, ecco il teatro dell’assurdo. Papa Francesco, che non ha peli sulla lingua, ha ricordato il genocidio. Erdogan, presidente turco, che ha i peli anche sullo stomaco, ha addirittura minacciato il Papa. Ban Ki-Mun, presidente dell’Onu, l’ente più inutile e costoso dell’orbe terracqueo, si è messo a disquisire sui termini, dicendo che non è stato un genocidio ma “solo un massacro” (?). Il presidente americano Obama (la Turchia val bene una distinzione lessicale!) lo ha seguito in questa incredibile disquisizione da accademico della Crusca.  Per fortuna che il Parlamento Europeo ha parlato con chiarezza di genocidio e ha elogiato il Papa per il suo intervento.

In Europa tuttavia si è distinto il nipotino di Machiavelli, Matteo Renzi, che non ha speso una parola per questo sterminio e non ha partecipato, né di persona, né con rappresentanti del suo governo, alla cerimonia odierna di Yerevan, capitale dell’Armenia, alla quale invece erano presenti molti capi di Stato, tra cui Putin e Hollande, e membri del governo di Stati Uniti, Germania e Israele.

Ciò che conta per lui è l’Italicum. Se approvato col voto segreto o palese, se con la fiducia o senza la fiducia. That is the question. Per qualche voto (e dollaro) in più.

Il resto è silenzio, o per usare ancora il testo dell’Amleto, the rest is silence.






giovedì 16 aprile 2015

Mamma, li turchi!

















Mentre un ragazzo cristiano di 14 anni, Nauman Masih, per la sua fede viene cosparso di benzina e dato alle fiamme da musulmani a Laore in Pakistan, il presidente della Turchia Erdogan minaccia addirittura Papa Francesco per aver ricordato il genocidio degli Armeni (cristiani) agli inizi della I Guerra mondiale.

“Non faccia più l’errore di offendere i Turchi, altrimenti...!” Che fa il novello sultano? Manda un altro Alì Agca?

Permalosi ‘sti turchi! Hanno sterminato quasi un intero popolo (un milione e mezzo di persone!) per la loro fede cristiana, ma si offendono se glielo ricordi e se definisci questo sterminio un genocidio.

Per fortuna che questa volta l’Europa si è fatta sentire: il Parlamento europeo ha definito esattamente genocidio lo sterminio del popolo armeno da parte dei turchi, ha elogiato l’intervento del Papa, ha reso onore alle vittime, e ha stabilito di dedicare un “giorno della memoria” per questo primo genocidio del XX secolo.

Erdogan, che evidentemente si sente erede dei sultani ottomani che volevano conquistare il mondo con la scimitarra, e per i quali gli “orrori turchi” erano fatti di ordinaria amministrazione, ha risposto che le parole del Parlamento europeo gli entrano da un orecchio e gli escono dall’altro.

Certo, con la testa vuota di cervello che si ritrova, la cosa non mi meraviglia.

Per di più ha aggiunto che potrebbe cacciare dalla Turchia i centomila armeni che vi si trovano, perché non sono turchi.

Non si accorge nemmeno di confermare, con questa tragicomica minaccia, la verità del genocidio perpetrato dai suoi predecessori: “far fuori” in qualsiasi modo gli Armeni, che sono cristiani.

Il mondo musulmano mostra sempre più la sua faccia impresentabile e feroce. 

E la Turchia dice di essere "laica" e vorrebbe entrare a far parte dell'Europa...

Mamma, li turchi!

Imperterrito e sereno, Papa Francesco ha detto che bisogna avere il coraggio di dire sempre la verità (questo per Erdogan), e ha ricevuto in udienza il padre e la madre di Asia Bibi, la pakistana innocente accusata di blasfemia, ancora incarcerata in Pakistan e che rischia la pena morte.

Questo è l'islam. E il Papa da qualche tempo ce lo ricorda sempre più spesso.

E se lo dice lui...