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domenica 13 gennaio 2019

Iniziare l'anno con Mozart in Do minore





Tra le 18 sonate per pianoforte scritte da Mozart, solo due sono in tonalità minore: la K 310 in La minore e la K 457 in Do minore.

Ho già postato la K 310, sia per la bellezza del brano, sia perché il suo spartito era spesso aperto sopra il pianoforte del mio carissimo maestro Fosco Corti. Quell' acciaccatura iniziale sul Mi la rende inconfondibile e affascinante.

Ma per aprire alla grande il nuovo anno 2019 (sono in ritardo?), se vogliamo postare la più bella delle Sonate per piano di Mozart, bisogna ricorrere alla K 457, la n. 14, del 1784. Un brano che supera nel tempo e nello spazio tutte le strutture consuete di una sonata di fine '700. Un unicum che lascia stupefatti e che ribadisce quale genio abbiamo di fronte. Qualcuno ha scritto che questa sonata anticipa e prepara le sonate di Beethoven.

Ma è una Sonata in Do Minore, una tonalità che Mozart usa solitamente per esprimere disagio, forse sofferenza e dolore. E in effetti la vita del genio di Salisburgo non fu tutta rose e fiori, anche se la sua musica appare quasi sempre gioiosa e "rilassante".

Anche nelle tonalità minori, questo eterno giovane della musica non riesce mai ad essere triste e le sue note, anche le più cupe, lasciano sempre un senso di pace e di serenità.

E allora, che l'anno continui in pace e serenità, come la musica di Wolfgang Amadeus Mozart!




domenica 30 settembre 2018

Musica e vita: due storie parallele





Facevo le medie e il maestro di musica, il grande Fosco Corti, per farci rilassare suonò la Marcia Turca di Mozart.

Rimasi sbalordito. Non avevo mai ascoltato una musica così meravigliosa. Dissi in cuor mio: Quando sarò capace di suonare questo brano, sarò un pianista anch'io!

In IV Ginnasio, mentre ero nella biblioteca scolastica dove c'era in un lato un pianoforte verticale al quale era seduto un esperto allievo del Corti, sentì venir fuori da quel semiscordato strumento una musica dolcissima, che mi fece fremere di una indicibile emozione.
Lasciai sul tavolo il libro che leggevo e mi avvicinai al pianista per vedere il titolo del brano. Era intitolato "Per Elisa" e l'autore era Beethoven. In quel momento passò in seconda linea Mozart e le mie forze si concentrarono in quel "foglio d'album" così ammaliante, che chissà quante ragazze come Elisa aveva fatto commuovere e sognare.
Ma ora ero io a subire quel fascino irresistibile di quella musica incantevole e la imparai a memoria in poco tempo. Ne ero rimasto innamorato.

In prima liceo, verso la fine della primavera, e i profumi del maggio odoroso si facevano sentire attraverso la mia finestra aperta dello studio, misi nel giradischi un disco di Chopin, i "Notturni", che avevo acquistato a poco prezzo. Quelle note cristalline come perle, suonate da Rubinstein, così suggestive e affascinanti, nel silenzio di una incantevole notte primaverile, mi fecero trasalire di commozione. Non avrei mai immaginato di trovare un autore che potesse competere con Mozart e Beethoven, con la Marcia Turca e Per Elisa. Ma ora, quei Notturni fascinosi, pieni di chiaroscuri maliardi, mi avevano fatto dimenticare ogni altro autore.

Oggi è facile avvicinarsi alla musica, trovarla e "consumarla", quasi in forma bulimica. Ma negli anni 60 ogni autore era una scoperta, e i mezzi erano scarsi.

Una cosa che mi ha fatto sempre riflettere è che ho trovato nel corso della mia vita, al momento opportuno, un autore musicale che si adattava perfettamente ai miei sentimenti, alla mia personalità.

Alla fine del liceo, una notte, mentre mi preparavo per gli esami di maturità alle prese con greco e col latino, sentì provenire dallo studio di Fosco Corti delle armonie nuove, dei suoni che non corrispondevano ai miei soliti schemi classici e romantici. Fosco stava suonando gli Arabeschi di Debussy, e la Suite Bergamasca, con Clair de lune e Passepied.

Avevo scoperto il mio ultimo "amore". L'impressionismo, ultima fase del romanticismo e anticipo della dissoluzione tonale, giungeva a completare le mie emozioni proprio nel momento degli esami di maturità.

Senza rendermene allora conto, avevo percorso l'evoluzione della musica con il mio progredire nell'età.

Ne sono rimasto sempre meravigliato.




lunedì 24 settembre 2018

Nobile e inerte?






L’argon è uno dei “gas nobili”, così denominati per la loro inerzia chimica. 

Così ci hanno insegnato, e così appaiono nella tavola periodica di Mendeleiev: quel gruppo di elementi con il guscio elettronico completo al termine di ogni periodo dà un senso di perfezione, di stabilità, di sicurezza.

E così pensavo fino a pochi giorni fa, esattamente fino a quattro giorni fa, fino a giovedì scorso 20 settembre, quando due miei carissimi amici e persone esemplari nel lavoro e nella vita, sono stati soffocati quasi all’istante da uno di questi gas, il famigerato argon, che evidentemente tanto nobile e tanto inerte  non è.

I due impiegati dell’Archivio di Stato di Arezzo, Piero Bruni di 59 anni e Filippo Bagni di 55, sono state vittime della loro solerzia: un segnale, rivelatosi poi falso, di allarme antincendio in un Archivio di Stato non è una cosa che si possa ignorare. Per correre ad accertarsi, sono stati fulminati da questo gas letale.

A questo dolore si aggiunge ora quello dell’avviso di garanzia per il direttore dell’Archivio stesso, dr. Claudio Saviotti, persona che in Archivio ha passato buona parte della sua vita, e della cui amicizia mi onoro. Competente, attento, sempre disponibile per ogni studioso; quante pagine medievali “illeggibili” abbiamo letto insieme, e quando non riuscivamo, lui chiedeva lumi alla sua carissima moglie Lauretta, anche lei archivista e paleografa infallibile!

La vita a volte è davvero misteriosa. Nel luogo più tranquillo di Arezzo si è consumato un dramma terribile che ha sconvolto la città.

E l’autore del misfatto è un gas cosiddetto inerte. E non chiamatelo nobile.

In compenso leggo in wikipedia:   “I gas nobili elio, neon, argon, kripton e xeno non hanno alcun ruolo biologico e sono innocui per la salute”… https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_nobili 

Per questo “sono uno che non si accontenta di wikipedia”.

Intendo unirmi in preghiera con i familiari e con tutta la comunità aretina per i due carissimi amici Piero e Filippo, uomini di profonda fede cattolica, con il Requiem più bello mai scritto: quello di Mozart.

Riposate in pace.


  

martedì 8 dicembre 2015

Il Giubileo, un inno alla gioia





In questo giorno dedicato alla Madonna Immacolata, nel 50° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Francesco apre a Roma nella Basilica di S. Pietro la Porta Santa del Giubileo della Misericordia.

In un mondo in cui si sta combattendo, come dice spesso il Papa, la III guerra mondiale "a pezzi"; in un mondo lacerato da fanatismi e ideologie aberranti, che portano terrore e morte addirittura in nome di Dio; in un mondo in cui l'intolleranza laicista pretende di eliminare Cristo dall'orizzonte della storia; in questo mondo, il Papa vuole aprire una breccia di vera umanità riconciliata.

Lo ha già fatto nel suo coraggioso viaggio in Africa, aprendo la Porta Santa della Cattedrale di Bangui nella Repubblica Centro-Africana il 29 novembre scorso; in una nazione lacerata da guerre, ingiustizie e miseria.

Il Giubileo della Misericordia, che si concluderà il 20 Novembre 2016, vuole essere un richiamo alla riconciliazione e alla pace. Per i credenti, una riconciliazione anzitutto con Dio, che si traduca in una sincera apertura verso tutti i fratelli. Per i non credenti, un ritorno ai valori fondamentali della giustizia e della pace, che formano il sacrario della coscienza.

Un richiamo per tutti ad una umanità riconciliata, in cui guerre, terrorismo, discriminazioni siano debellati dalla faccia della terra.

Un coraggioso invito a varcare la soglia dei nostri limiti e delle nostre paure, in un momento in cui ciò sembra impossibile.

Ma nulla è impossibile a Dio.

L'Immacolata Concezione di Maria ne è la prova evidente.

Per l'apertura solenne del Giubileo della Misericordia mi pare opportuno ascoltare il Salmo 88 (Vulgata), versetto 2, nel mirabile mottetto giovanile (19 anni) di W. A. Mozart: "Misericordias Domini", in Re minore, per Coro e Orchestra, K. 222, anno 1775.
Si potrà notare che per 4 volte (1:00, 2:00, 3:32, 5:08) nel brano fa capolino quello che sarà il tema dell'Inno alla Gioia della IX Sinfonia di Beethoven. 
Beethoven diceva di non apprezzare la musica di Mozart. Ma lo copiava.

Tutti abbiamo bisogno di misericordia...

Il testo del mottetto dice: "Misericordias Domini cantabo in aeternum", Canterò in eterno la misericordia del Signore.

Buon Anno Santo a tutti!



lunedì 31 agosto 2015

Agosto se ne va, in gondola




Finire questo torrido agosto in freschezza, e in bellezza.

Ci aiuta Felix Mendelssohn-Bartholdy con uno dei suoi incantevoli "Lieder ohne Worte", canti senza parole, per pianoforte: Venezianisches Gondellied, o se vogliamo, Barcarola Veneziana, dall' Op. 30, n. 6, Allegretto tranquillo, in Fa diesis minore.

Ho già postato un'altra celebre Barcarola di Mendelssohn, quella dall' Op. 19, n. 6, in Sol minore:

http://semperamicus.blogspot.it/2009/10/una-musica-per-sognare-mendelssohn.html

Ho un debole per Mendelssohn, autore poco conosciuto, a parte la sua Marcia Nuziale.

Un genio per la riscoperta di Bach e Mozart, e un genio per le sue composizioni, tra cui i 48 incantevoli Lieder ohne Worte.

Buon inizio di Settembre a tutti!



giovedì 16 aprile 2015

Auguri, Papa emerito Benedetto!




Benedetto XVI, Papa emerito, compie oggi 88 anni.

Non intendo ricordare quanto questo pontefice, straordinario come uomo, come studioso e come pastore supremo, abbia contribuito alla chiarificazione del pensiero teologico e morale e alla purificazione della Chiesa, in un mondo segnato dal relativismo, dal pensiero debole (anzi, debolissimo) e da comportamenti aberranti.

Non ce n’è bisogno di fargli il panegirico. Ogni persona che abbia un minimo di onestà intellettuale non può che ammettere la sua grandezza e la sua umiltà. Lo testimoniano se non altro le sue storiche “dimissioni”, l’11 febbraio 2013.

Voglio festeggiare il compleanno con un brano di W. A. Mozart, autore che Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, ama particolarmente.

È la Sonata K 448 in Re maggiore, per due pianoforti. Mi immagino al secondo pianoforte il fratello del papa emerito, il Rev. Georg Ratzinger, esperto musicista.

Nella clip abbiamo invece Radu Lupu e Murray Perahia. Mi pare giusto aver invitato questi due grandi pianisti per la fausta ricorrenza...

Oltretutto, si dice che ascoltare la Sonata K 448 di Mozart migliori il quoziente intellettivo. La ricerca è stata pubblicata addirittura da Nature nel 1993, con successive conferme.

Magari non sarà vero, ma nel dubbio sarà meglio prestare orecchio a questa celebre e bellissima sonata.

Auguri, Papa emerito Benedetto XVI!






giovedì 23 ottobre 2014

Anche i bancomat hanno un'anima




Stamani sono andato al bancomat per un prelievo e nel display è apparso, prima di ogni altra dicitura, l’augurio di buon compleanno.

Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Un proverbio dice che “anche i banchieri hanno un’anima”. Ma, a quanto pare, ora han trovato il modo di infonderla anche nei loro sportelli automatici.

Ho ritirato il denaro con più soddisfazione del solito. Fa piacere ricevere un augurio e al tempo stesso un mazzetto di banconote, anche se queste ultime sono farina del mio sacco, per così dire.

Un augurio da uno sportello automatico e un autoregalo. Come dono di compleanno non sarà il massimo, ma è sempre meglio di niente.

In effetti, quando ho visto il mio nome e cognome comparire sul display con tanto di auguri, mi è venuto quasi da rispondere: “Grazie!”

Anche i bancomat hanno un’anima. Programmata da banchieri che forse la stanno perdendo...

Buona giornata a tutti, cari amici ed amiche! Accompagnata da una musica che a me piace tanto.
Spero piaccia anche a voi.

Quando ero studente, sul leggio del pianoforte del nostro Maestro di musica, il grande Fosco Corti, vedevo spesso i due rossi e grossi volumi delle 19 Sonate di Mozart, editi da Ricordi, e spesso il primo era aperto sulla Sonata n. 8, K. 310, in La minore.

Quella geniale “acciaccatura” iniziale del brano fece nascere anche in me un amore “che, come vedi, ancor non m’abbandona”.

http://semperamicus.blogspot.it/2010/06/quando-unacciaccatura-non-e-solo-un.html#comment-form

L’esecuzione che presento è del formidabile Svjatoslav Richter. 

Mi ricordo che Fosco Corti suonava questo 1 movimento in modo leggermente meno veloce e più marcato.  Si tratta in effetti di un  “Allegro Maestoso”.

Buon ascolto, con la K 310 !



martedì 26 novembre 2013

Contro il freddo polare, Mozart e Stradivari!




È in arrivo il freddo polare, almeno così dicono le previsioni.

In effetti dal vetro della finestra del mio studio sto vedendo, nel grande display elettronico del quartiere, un misero +2 che non promette niente di buono.

Mi voglio perciò riscaldare con la musica di Mozart, sempre utile nei momenti in cui l’umore, come la temperatura, scende in basso.

Ho scelto una musica che però non fa pensare a luminose e serene atmosfere, a cui siamo soliti associare il genio di Amadeus.

Una sonata del 1778 per violino e pianoforte, che oscilla tra “stanca rassegnazione e incontenibile ribellione” (H. Abert): la Sonata n. 21, in Mi minore, K. 304. 

Rassegnazione e ribellione. Chissà perché mi viene in mente la situazione socio-politica attuale...

Eseguono il primo movimento ("Allegro") i due fratelli Shaham: Gil al violino, Orli al pianoforte.

Gil Shaham è un violinista di grande levatura. Suona con uno Stradivari del 1699 (!), denominato “Contessa di Polignac”.

Buon ascolto, dunque! 




venerdì 14 giugno 2013

400 Km geniali!





Nel tempo degli esami e delle pagelle viene da pensare a studenti e insegnanti (soprattutto agli studenti...).

Nessuno nasce docente, tutti dobbiamo imparare.

C’è chi apprende più rapidamente, perché madre natura lo ha fornito di doti particolari, e c’è chi invece ha bisogno di un maggior tirocinio.

Ciò che conta è il punto di arrivo e il cammino da fare.

Nella musica, si può dire che Mozart non abbia avuto maestri, dal momento che già a quattro anni suonava discretamente il piano e a cinque anni componeva. Un enfant prodige, il cui genio rimane un mistero inesplicabile per la nostra mente.

Diverso è stato il cammino di Johann Sebastian Bach, che ha raggiunto il vertice dell'arte anche attraverso uno studio assiduo e  uno straordinario impegno.

J. S. Bach ha avuto molti grandi maestri, prima di diventare il “principe della musica”.

Sono ben note le sue trascrizioni dei concerti di Vivaldi, così come lo studio delle opere di Pachelbel. Questi era stato maestro di Johann Cristoph Bach, fratello maggiore di J. Sebastian, che presso di lui visse alcuni anni.

Ma ciò che lascia stupefatti, e ci fa capire come il genio si sposi spesso con la forza di volontà, è il viaggio che il ventenne J. S. Bach fece da Arnstadt a Lubecca per ascoltare i concerti del più famoso musicista tedesco di allora, Dietrich Buxtehude.

Nell’epoca in cui non esistevano le registrazioni o You Tube, Bach fece un memorabile viaggio di quattrocento km a piedi (quattrocento!), e per alcuni mesi rimase nella città anseatica per ascoltare ed apprendere dalla navata della Marienkirche (la Chiesa dove operava Buxtehude) i segreti della sua innovativa arte compositoria.

Bach tornò da quell’esperienza trasformato. La sua musica divenne più ricca, più fantasiosa, più elaborata, tanto che lasciò stupefatti i suoi abituali ascoltatori di Arnstadt.

Da quel 1705 in poi uno dei membri della famiglia Bach, tutti bravi musicisti, e cioè Johann Sebastian divenne quello che tutti conoscono: semplicemente Bach.

Di Buxtehude ascoltiamo, come avrà fatto Bach nella Marienkirche, il festoso “Alleluja”, parte finale della breve Cantata “Der Herr ist mit mir” (Il Signore è con me).

Quattrocento km a piedi, ma ne valsero la pena!




giovedì 14 febbraio 2013

Il cuore ha le sue ragioni...



 
 
La rinuncia al pontificato di Benedetto XVI mi ha rattristato profondamente.

Mi dispiace “perdere” il suo limpido e sostanzioso insegnamento, la sua dolce figura di padre, la sua ferma condotta contro ogni deriva relativista e ogni tipo di fanatismo.

Il Papa ha spiegato con chiarezza il suo gesto, ispirato da Dio, e certamente profetico.

Ma anche i sentimenti vogliono la loro parte, e il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.

E allora voglio lasciarmi prendere dalla commozione. Voglio piangere.

Lacrime di tristezza, come le note del piano di questo concerto di Mozart. Lunghi singhiozzi, come le arcate di questi violini.

Un pianto liberatorio.

Per poter guardare più serenamente in avanti, anche se con occhi gonfi di lacrime.
 
 
 
W. A. Mozart, Piano Concerto n. 23, K. 488, II Mov. "Adagio". Al pianoforte, Hélène Grimaud. 

giovedì 22 novembre 2012

Dove non arriva la mente, arrivano le note




S. Cecilia, di cui oggi ricorre la festa, è legata indissolubilmente al mondo della musica. È la sua Santa Patrona.

In altro post ho spiegato il perché di questo legame, e non starò qui a ripeterlo.


Mi basta ricordare che nel 1584 a Roma i più grandi musicisti del tempo, e cioè Palestrina, Marenzio, Felice Anerio, Giovanni Maria Nanino, Arcangelo Crivelli, Francesco Soriano, Annibale Zoilo, per citarne alcuni, diedero vita alla “Congregazione de’ Musici” sotto il patrocinio di S. Cecilia e con l’approvazione di Papa Gregorio XIII. Da quell’associazione rinascimentale è derivata l’attuale Accademia Nazionale di Santa Cecilia, una delle massime istituzioni musicali mondiali.

Oltre alla celebre istituzione romana, un’ infinità di altre associazioni filarmoniche portano oggi il glorioso nome di S. Cecilia.

S. Agostino afferma che la musica esprime l’inesprimibile: quando la mente e il cuore non riescono a definire la grandezza di ciò che uno sente, solo il canto può supplire a questa carenza espressiva.

In effetti, la musica è qualcosa di sublime; inebria l'anima e conduce verso l’infinito.

Nella festa di S. Cecilia bisogna postare qualcosa che sia degno della Patrona, e dunque una musica perfetta.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta. E non solo tra i grandi classici, ma anche - perché no?- tra le canzoni del nostro tempo, una di quelle che ci hanno fatto sognare ad occhi aperti.

Voglio onorare la Santa con la “Marcia Turca” di W. A. Mozart (1756-1791), e ne spiego il motivo.

Ero un ragazzino quando ascoltai per la prima volta questo brano, eseguito dal mio insegnante di musica, il grande Fosco Corti (1935-1986).

Rimasi sbalordito. Non credevo che potesse esistere una musica così meravigliosa. Mi sembrò il massimo della bellezza e della perfezione.

Dissi dentro di me: “Quando sarò capace di suonare la Marcia Turca, allora anch'io sarò un musicista!"

Poco dopo, ascoltando “Per Elisa” di Beethoven, mi accorsi che dovevo imparare anche quel “foglio d’album” per sentirmi soddisfatto.

Sono riuscito ad imparare, con fatica, ambedue i brani, con grande soddisfazione.

Ma il desiderio di ascoltare e imparare altri capolavori musicali non diminuì.

Anzi, si accrebbe...


La "Marcia alla Turca" è il terzo movimento ("Allegretto") della Sonata per pianoforte n. 11 in La maggiore, K 331. Si tratta di un Rondò, in La minore/La maggiore.

Esegue alla perfezione la grande pianista giapponese Mitsuko Uchida.

martedì 29 maggio 2012

A gloria di Dio, una musica divina



Domenica scorsa era la Pentecoste, cioè la festa dello Spirito Santo.  Domenica prossima è la festa della Santissima Trinità, cioè la contemplazione del mistero di Dio nella sua natura più intima e profonda.
 In questi giorni inoltre si conclude il mese di maggio dedicato alla Madonna.
Un periodo perciò di profonda gioia, nonostante i forti motivi di turbamento, come il sisma che sta scuotendo la terra emiliana e, in senso metaforico, anche le stanze vaticane, da dove sono state sottratte e rese pubbliche molte carte riservate.

A quest’ultimo riguardo Papa Benedetto XVI, citando la parabola evangelica (Mt 7, 24-27), ha detto che i venti hanno soffiato forte, ma la casa non cadde, perché fondata sulla roccia.

La roccia di Cristo, e di Pietro suo vicario.
Per celebrare il mistero glorioso di Dio, trinità di Persone nell’ unità nella natura divina, per onorare la Madonna e per sostenere la coraggiosa ripresa del popolo emiliano e la fede del papa, proponiamo all’ascolto una delle composizioni più belle del genio di Mozart: il mottetto “Exultate. Jubilate”, K 165, in Fa maggiore, del 1773.
Se si pensa che fu composto quando Mozart non aveva ancora 17 anni, viene da dire che il nome Amadeus sia stato davvero profetico: amato da Dio, per portare nel mondo la bellezza di una musica divina.
Del mottetto, per voce solista (soprano) e orchestra da camera, ascoltiamo l’ultima delle quattro parti, che è anche la più bella e la più famosa: l' Alleluia.
Tra le altre difficoltà, la partitura presenta nella penultima nota del canto un do acuto di 2/4. Anche se il movimento è piuttosto veloce (“Allegro non troppo”), rimane sempre una gran bella nota, che non tutti i soprani riescono ad eseguire perfettamente.
C’è chi la tiene per un attimo e subito si butta sulla nota finale, c’è chi la sfiora appena.

Ho scelto perciò l'esecuzione di Leontyne Price, celebre per l’estensione di voce, che affronta la nota senza timori reverenziali.

Perfino leggermente crescente!
Una musica divina, cantata divinamente.

Accompagnano i Wiener Philharmoniker diretti da H. von Karajan.


Solo a Dio gloria, come direbbe Bach.




domenica 1 maggio 2011

Un gigante della musica per un gigante di santità



Per festeggiare un gigante della storia ci vuole un gigante della musica.

Per un gigante della santità ci vuole il canto liturgico del Sanctus.

In altre parole, questa giornata memorabile, che ha visto la beatificazione di Giovanni Paolo II, va festeggiata con il Sanctus della "Messa dell’Incoronazione", K 317, di W. A. Mozart.

Grandioso, possente, mirabile il Sanctus; dolce, tenero, celestiale il Benedictus.

Sembra la descrizione della figura del Beato Giovanni Paolo II.

L’eccezionale esecuzione, diretta da H. Von Karajan, è addirittura in S. Pietro durante la celebrazione di Giovanni Paolo II, il 29 giugno 1985.

Quasi un augurio di santità allora; una realtà oggi.

Sanctus, Sanctus, Sanctus
Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt caeli et terra gloria tua.
Hosannna in excelsis!

Benedictus qui venit
in nomine Domini. 
Hosanna in excelsis!

Santo, Santo, Santo
il Signore, Dio dell'universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell'alto dei cieli!

Benedetto colui che viene
nel nome del Signore.
Osanna nell'alto dei cieli!

domenica 3 aprile 2011

Un rondò che fa primavera!



Il rondò è una delle forme musicali più importanti della musica classica.

Nato nel Medioevo come canto polifonico, divenne musica strumentale nel periodo barocco e romantico.

Celebri rondò sono stati composti da J. S. Bach, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Chopin, …

Il rondò ha una struttura ben definita e consiste in un tema principale che si ripete più volte, in forma di ritornello più o meno completo, inframezzato da episodi musicali di carattere e di tonalità diversi.
La compattezza della sua struttura, il ritmo brillante e in genere binario, lo resero quanto mai adatto per concludere sonate, concerti e sinfonie.

Per fare solo alcuni esempi, sono dei rondò i movimenti finali della Sonata per pianoforte n. 11, K. 331, di Mozart (la famosa “Marcia Turca”), della Sonata n. 8 di Beethoven (“Patetica”) e della Sonata op. 58 di Chopin.

Per orchestra, uno dei rondò più belli è stato scritto da Mozart. Si tratta del Concerto per pianoforte e orchestra n. 20, K 466, in Re minore.

Dei 25 concerti di questo genere, il n. 20 è quello oggi maggiormente eseguito. E il motivo è semplice. 

È il più bello in assoluto.

Anzi, si tratta di una di quelle opere che non solo costituiscono il vertice di un artista, ma aprono nuove prospettive e anticipano sensibilità e scenari nuovi.

Si noterà ad esempio come tutta l'orchestra sia coinvolta e valorizzata in ciascuna delle sue sezioni (archi, fiati, ottoni, percussioni), in una costruzione unitaria e variegata che ha del prodigioso; e come al tema proposto dal pianoforte rispondano in un dialogo serrato i vari strumenti con una serie di episodi musicali, nel procedere incalzante verso la magnifica e corale conclusione.

L’unico punto in cui il pianista si concede un lungo assolo (min. 5.04-6.28) è la cosiddetta “cadenza”, un artifcio musicale che l’autore (in questo caso Mozart) non scriveva, ma lasciava al virtuosismo e all’improvvisazione dell’esecutore.

La cadenza che viene eseguita da Gulda è stata scritta nientemeno che da Beethoven, il quale ammirava in modo particolare questo concerto; ne scrisse un’altra per il I Movimento, “Allegro”, che ho già postato in questo blog.

Un’ultima parola per Friedrich Gulda, il pianista-direttore (1930-2000).
Non posso nascondere la mia ammirazione per questo geniale interprete di Beethoven e di Mozart, un esecutore fuori dai soliti schemi paludati; grandissimo nella tecnica ed ancor più nella espressività.

I suoi concerti sono sempre una lezione indimenticabile.

Un genio del pianoforte, di cui il compatriota Mozart può essere fiero.

venerdì 21 gennaio 2011

Uno scherzo musicale di Mozart (vero!)




Dal genio di Mozart c’è da aspettarsi di tutto: una Marcia turca e una Messa di Requiem, una sinfonia concertante e un concerto per corno, un’opera seria e un dramma giocoso…

La sua inventiva non ha limiti, al pari della sua genialità. Tutto ciò che egli tocca, si trasforma in oro musicale. Si può applicare a tutta la produzione mozartiana ciò che Kierkegaard scrisse riguardo al Don Giovanni: "un lavoro senza macchia, di ininterrotta perfezione".

Non possiamo meravigliarci perciò se a lui (e solo a lui) sia venuto in mente di scrivere “Uno Scherzo Musicale” (Ein musikalischer Spass), in Fa maggiore, concepito come un vero e proprio Concerto per quartetto d’archi e due corni, in 4 movimenti (Allegro-Minuetto maestoso-Adagio cantabile-Presto), nel quale prende in giro i mediocri musicisti del suo e di ogni tempo, che intendono scrivere musica senza conoscerla.

"Ein musikalischer Spass", K 522,  del 1787, consiste in una composizione scritta volutamente male, cioè musicalmente “sgrammaticata”. Un esempio, insomma, di ciò che non si dovrebbe fare.
Temi elementari ripetuti ossessivamente, povertà espressiva, errori di armonia e contrappunto, impiego maldestro degli strumenti (specialmente dei corni); e una conclusione spassosa, con un accordo dissonante, ottenuto sovrapponendo ben cinque diverse tonalità. Una vera pernacchia musicale!

Noi postiamo proprio l’ultimo movimento, Presto, con l’anzidetta strabiliante conclusione, impensabile perfino in epoca attuale.
In certo senso Mozart, come ha acutamente ipotizzato W. T. Adorno, sotto la forma del grottesco ha inconsciamente espresso la sua tendenza irresistibile alla dissonanza, e al superamento degli schemi del classicismo.

E in effetti, nonostante Mozart abbia voluto fare una caricatura di concerto, ha composto in realtà un capolavoro, brillante nella sua pochezza musicale, geniale nella sgrammaticata ma non meno accattivante bellezza.

Un ossimoro musicale: la bruttezza che è anche bellezza, l’ignoranza che è pure genialità.

Ma Mozart non pensava a Salieri, sia chiaro. Il film di Milos Forman, “Amadeus”, non inganni; quello è un romanzo. Salieri non era un mediocre; è stato anche maestro di Beethoven, Schubert e Liszt...

I mediocri a cui Mozart pensa nel suo “Scherzo Musicale” sono stati dimenticati.

Altrimenti, non sarebbero stati dei mediocri.

Una raccomandazione: il brano va ascoltato fino all'ultimo. Lo scherzo finale è imperdibile!

domenica 3 ottobre 2010

Oktoberfest, ma con Mozart e la Kobayashi!



Il mese di ottobre è agli inizi e in questa prima domenica gli diamo il degno benvenuto con un grande concerto di Mozart.

Si tratta del Concerto per Pianoforte e Orchestra, n. 26, in Re maggiore, K. 537, denominato "Concerto dell'Incoronazione".

L'incoronazione è quella di Leopoldo II a Sacro Romano Imperatore, avvenuta il 9 ottobre 1790.

Leopoldo II era stato Granduca di Toscana col nome di Pietro Leopoldo, autore di grandi riforme. Abolì per primo nel mondo moderno la pena di morte e la tortura, il 30 novembre 1786 ed eliminò i privilegi feudali senza bisogno della ghigliottina, prima della Rivoluzione francese.

Questo splendido concerto di Mozart viene reso ancor più avvincente dalla incredibile performance della giovanissima pianista giapponese Aimi Kobayashi (1995), qui appena undicenne.

Non si tratta di un fenomeno da circo, ma di una vera "ragazza prodigio", che sta ormai dimostrando di essere una delle più grandi pianiste in circolazione, acclamata nei più prestigiosi teatri di tutto il mondo.

Si noterà come la ragazzina, in questo "Allegro", che costituisce il primo movimento del concerto, non sia una meccanica - se pur perfetta - esecutrice di note, ma una vera interprete della partitura mozartiana, con una capacità espressiva da lasciare stupefatti.

Mozart, enfant prodige, non può che essere soddisfatto...

domenica 20 giugno 2010

Voilà la Marsigliese; pardon... Mozart! (pardon, Viotti!)




Il Concerto n. 25 in Do maggiore per Pianoforte e Orchestra, K 503, è stato composto da W. A. Mozart nel 1786, e oltre alla sua bellezza intrinseca racchiude anche una perla di storia.

Infatti all’interno del I Movimento, “Allegro Maestoso”, appare il tema iniziale della “Marsigliese”.

Poiché l’inno dei rivoluzionari francesi, e poi della Francia, è stato composto da Rouget de l’Isle nel 1792, è evidente che il “cantautore” e patriota francese aveva in mente il marziale tema inventato dal genio di Mozart.

Ma i rivoluzionari francesi sapevano che il loro inno di battaglia contro l’Austria era stato scritto da un Austriaco? 

Mozart comunque non poté mai rivendicare i suoi diritti. Morì qualche mese prima della composizione della Marsigliese (5 dicembre 1791).

Presentiamo il I movimento “Allegro Maestoso” del Concerto 25 nella bella trascrizione per pianoforte di Alfred Schnittke.

L’esecuzione lascia a desiderare, ma rende ugualmente l’idea di ciò che abbiamo detto.


PS. Devo qui aggiungere (come mi ha fatto presente l'amica Annamaria, blogger di Gioire in Musica) che in realtà anche Mozart aveva "copiato". La musica della "Marsigliese" appartiene al musicista italiano alla corte del re di Francia Giovanni Battista Viotti.  E non si tratta di uno spunto soltanto; è proprio tutta la musica dell'inno!
È una clamorosa scoperta recente, in occasione della pubblicazione dell'opera omnia di Viotti. In questo caso si tratta del "Tema e Variazioni in Do maggiore", del 1781.

https://youtu.be/hRDKpNjGcgs

Per uno strano caso, una bellissima musica per il re e la sua corte è diventata l' inno rivoluzionario contro il regime e i suoi alleati!



giovedì 10 giugno 2010

Quando un'acciaccatura non è solo un pestone...



L’acciaccatura, oltre al prosaico pestone, è anche un abbellimento musicale e consiste nell’appoggiare rapidamente una nota alla nota reale da abbellire.

La distanza tra le due note è normalmente minima, un semitono o un tono.

L’acciaccatura viene indicata con una nota breve, in carattere minuto, con un taglio diagonale nella coda, e legata alla nota principale.

Si usa questo abbellimento per rendere più graziosa una linea melodica, o darle un tono scherzoso e leggero, come avviene ad esempio nella musica barocca, specialmente francese.

Altre volte invece si vuole ottenere un effetto di struggente malinconia. Nella musica romantica gli abbellimenti di questo tipo, e altri similari, sono tipici dei notturni di Chopin.

La Sonata per Pianoforte in La minore, K 310, di W. A. Mozart, inizia con un’acciaccatura che la caratterizza immediatamente e cattura subito l’attenzione.

Inserita in un ritmo incalzante, accentua il tono drammatico e comunque fortemente espressivo del I Movimento, “Allegro Maestoso”.
Nel brano ci sono anche momenti di serena contemplazione; ma ad ogni ritorno della figura inziale, si ripropone e si accentua la forza espressiva del pezzo, fino al potente finale.

L’opera è del 1778, composta dopo la morte della madre.

In questa stupenda sonata mozartiana l’acciaccatura sembra quasi un singhiozzo di pianto.

domenica 6 giugno 2010

La voce dei ragazzi




Oggi è la festa del Corpus Domini, nella quale molti fanciulli ricevono la Prima Comunione.

Lasciamo che siano loro perciò a lodare il Signore, con uno dei canti più belli che siano stati mai scritti: "Laudate Dominum" di W. A. Mozart, dai "Vesperae Solemnes de Confessore", KV 339, del 1780.

È il Salmo 116 (117), per Soprano solo, Coro a 4 voci dispari (Soprani, Contralti, Tenori, Bassi) e Orchestra.

Noi lo ascoltiamo in una trascrizione per coro di voci bianche, con soprano solista, e accompagnamento di pianoforte.

I ragazzi hanno oggi il primo posto. Ascoltiamoli allora!



Laudate Dominum omnes gentes
Laudate eum omnes populi
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius
Et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto
Sicut erat in principio et nunc et semper,
In saecula saeculorum. Amen.


Genti tutte, lodate il Signore!
lodatelo, popoli tutti,
poiché la sua misericordia è stata confermata sopra di noi
e la verità del Signore rimane in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel primcipio, e ora e sempre, 
nei secoli dei secoli. Amen!


mercoledì 5 maggio 2010

Tempi cupi... con brio



Ceneri vulcaniche che oscurano il cielo, gigantesche macchie di petrolio che inquinano il mare, intere nazioni in crisi economica nera, una primavera torbida anche dal punto di vista atmosferico…

Non è un momento esaltante per questo nostro mondo.

Occorre una musica drammatica per descriverlo; ma una musica che abbia in sé anche un bagliore di luce.

Ascoltiamo allora la Sinfonia n. 25 in Sol minore, K 183, di W. A. Mozart, primo Movimento, “Allegro con brio”.

Mozart la scrisse a 17 anni (!), nel 1773. La speranza non gli difettava di certo, a quell’età.

Ma il ritmo sincopato iniziale, ripetuto quasi ossessivamente, in un tempo sempre serrato, anche nei momenti più briosi e dolci del brano, esprime bene il chiaroscuro della vita, che scorre rapida e inarrestabile.