mercoledì 7 marzo 2018

Risultati elettorali (Aretin Pietro e Pasquino)
















"Caro Pasquì, te scrivo qua da Arezzo
per dirti quel che accadde alle elezioni.
La sinistra è calata più del mezzo
e vinsero Salvini e Berlusconi."

"Ma lo sa tutto er monno, Aretin Pietro,
come la votazione  se n'è annata.
Er Pd se l’è preso sur dedietro,
Boldrini l’han trombata e ripescata."








giovedì 1 marzo 2018

Un po' di emozione, in questo gelido inverno




In questi giorni di un inverno rigidissimo giunto in ritardo, ho sentito più volte nei telegiornali ricordare l’interruzione del traffico tra i caselli autostradali di Arezzo e di Chiusi, nella A1, per ghiaccio, neve e gelido vento forte.

Quando sento parlare del casello autostradale di Arezzo mi viene subito in mente, come un riflesso condizionato, l’autogrill di Badia al Pino, prossimo al casello, luogo di sosta molto frequentato.

In quell’autogrill ha lavorato per 25 anni come cassiera la mia sorella maggiore. Per essere precisi, fu lei ad aprire il locale il 29 agosto 1964. Da allora fino al pensionamento ha visto passare migliaia e migliaia di persone, tra cui moltissimi volti noti della mondanità, nazionale e internazionale, dal cinema alla politica, dalla musica allo sport: Liz Taylor, Richard Burton, Pertini, Berlinguer, Maradona, Celentano, Dalla…

Essendo una donna straordinariamente bella, oltre che straordinariamente brava, riceveva molti complimenti e perfino dei baciamano (così fece Pertini, ad esempio). Da parte sua, essendo una donna molto attenta (come solo le donne sanno essere), notava ogni particolare in quelli che entravano nel locale (allora Mottagrill).

Tra quelle migliaia di persone, e tra i vip, più di tutti l’aveva colpita Lucio Dalla insieme a sua madre, che a pranzo ordinò i fagioli all’uccelletto… La colpì, oltre al tipo di menu "contadino" aretino, la delicatezza che Dalla mostrò verso la madre. Da allora Dalla divenne il suo cantante preferito.

Ho già ricordato in altro post questo episodio, ma ora mi piace ricordarlo di nuovo.

Quando mia sorella sentiva cantare una canzone di Lucio Dalla, ma specialmente la sua canzone più bella, Caruso (1986), si commuoveva e si metteva a cantare anche lei, con una voce anche quella bellissima.

Per ricordare Lucio Dalla nel giorno della morte (2012), e mia sorella, ambedue in un luogo “dove il gioir s’insempra”, metto nel giradischi virtuale “Caruso”.

Così potrò emozionarmi anch’io. 


lunedì 26 febbraio 2018

Neve, gelo e tramontana (in versicoli)


















Neve, gelo, tramontana
durerà una settimana.
Per tenere il freddo al largo,
vo in letargo.

Il termometro là fuora
segna zero e scende ancora;
e io del termosifone,
su il bottone!

Se la neve, assai copiosa,
copre tetti ed ogni cosa,
io mi infilo dentro al letto
ben protetto.

E se il vento siberiano
fischia e soffia a tutto spiano,
chiudo tutte le fessure
e serrature.

Se poi il gelo tutto invade
e pericola le strade,
chiudo l’auto in box, e slam!
prendo il tram.

Ed aspetto che passata
sia quest'aria congelata.
In letargo sono entrato.
Amicusplato.





giovedì 22 febbraio 2018

Margherita e Cortona: la bellezza che incanta





Non posso lasciar passare la festa di S. Margherita da Cortona (22 febbraio) senza dedicare a questa straordinaria donna e alla sua città di adozione qualcosa di bello.

La bellezza accomuna Margherita e Cortona.
Ci vuole perciò una “perla” (margarita) musicale per festeggiare degnamente.

Il mottetto Cantate Domino, a sei voci miste, di Claudio Monteverdi (1620)  mi pare quanto mai adatto: una lode a Dio, che ci ha donato tanto splendore, intessuta in una musica sublime.

Ho scelto per l'esecuzione il Coro dell’Università di Hong Kong. 
Non è il massimo della perfezione; ma vedere e sentir cantare con tanta passione Monteverdi da un coro cinese fa pensare, per contrasto, alla miseria musicale (e non solo quella) delle nostre università italiane.

Santa Margherita, prega per noi!   



Cantate Domino canticum novum,
cantate et benedicite nomini eius,
quia mirabilia fecit.
Cantate et exsultate et psallite.
Psallite in cithara et voce psalmi,
quia mirabilia fecit.

(Salmo 95, 1 e 2; Salmo 97, 1, 4, 5)

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate e benedite il suo nome,
perché ha compiuto meraviglie.
Cantate ed esultate e cantate lodi.
Cantate lodi con la cetra e con voce di lode,
perché ha compiuto meraviglie.



martedì 20 febbraio 2018

Hybrid e Hybris




La Chimera di Arezzo.
Tra poco la vedremo circolare anche in altre località...










È l’epoca degli ibridi.

Ibridi (anzi, hybrid, l’inglesismo è d’obbligo) le automobili, ibridi le piante, i fiori, i frutti che mangiamo.

Ibridi per qualcuno anche i sessi.

Ma tutto questo appartiene ormai all’archeologia genetica. Ora siamo alla nuova frontiera.
Nascono gli ibridi uomo-pecora, uomo-maiale, uomo-cavallo… I Centauri sono esistiti, a quanto pare e forse anche l’Unicorno rosa, quello che piace tanto agli atei, i quali han sempre affermato che non esiste.

Io poi che sono di Arezzo vi posso assicurare che è esistito il leone-capra-serpente, detto volgarmente Chimera, sinonimo di fantasia inverosimile, che sputa fuoco e veleno.
Le Chimere, se non sono esistite, le stanno producendo in qualche laboratorio californiano, da dove vedremo anche uscire, volando, il cavallo Pegaso montato (o meglio, pilotato) da Bellerofonte.

Finalmente potremo vedere di nuovo le Arpie, le mostruose donne pennute con artigli, ma qualche arpia esiste già nella zoo parlamentare; le Sfingi, di cui ne abbiamo oggi in gran quantità; i Minotauri, uomini cornuti non solo metaforicamente; i Cerberi con tre teste, come certe aggregazioni politiche; i mostri con cento occhi, come Argo-Equitalia, che dorme con 50 occhi a turno, cioè sta sempre sveglio; e Morfeo, che dorme sempre e vive di sogni come il popolo ignorante e ciuco italiano.

Se la questione non fosse tragica, sarebbe farsesca.

C’è un’altra parola simile a hybrid. La usavano i greci, che di ibridi con la loro mitologia se ne intendevano: hybris. Vuol dire suprema presunzione umana, sfida agli dei, alla fine sempre severamente punita.

La hybrid attuale è la suprema forma di hybris: l’uomo vuole sostituirsi a Dio.
Con il risultato di creare mostri.





lunedì 19 febbraio 2018

Previsioni elettorali (ma non è una cosa seria)
















In vista delle elezioni politiche del 4 marzo, chiuso il periodo dei sondaggi, possiamo aprire  quello delle previsioni.

I nomi dei contendenti e qualche altro indizio possono darci delle indicazioni sull'esito elettorale. Vediamo: 


Per Grasso, un risultato magro.

Per la Boldrini, l’ultima (e)lezione.

Per Salvini (agli immigrati), si salvi chi può.

Per Berlusconi, ritorno al futuro.

Per la Meloni, un fascio di voti.

Per Di Maio, polvere di (5) stelle.

Per Renzi, da rottamatore a rottame.

Per la Boschi, da aretina a tirolese.

Per Speranza, un cambio di cognome.

Per la Lorenzin, un vaccino per ogni voto.

Per la Fedeli, la buona squola.

Per Mattarella e Gentiloni, niente di nuovo. Rimarranno comunque al loro posto...





mercoledì 14 febbraio 2018

Le Ceneri e S. Valentino: un ossimoro?




A prima vista oggi due inconciliabili ricorrenze: Le Ceneri, simbolo  della nostra natura mortale, inizio della Quaresima, tempo di penitenza; S. Valentino, patrono degli innamorati, festa gioiosa.

In realtà siamo polvere e cenere; eppure, nel tempo che ci è dato di vivere, si vive solo per amore.

Amore in tutte le sue dimensioni, naturalmente.

E prima di tutto, amore per Dio.

Mi piace festeggiare Le Ceneri e S. Valentino con un ben noto canto di Taizé, dove l'amore per Dio e per ogni persona è di casa.

Mon âme se repose en paix sur Dieu seul, 
de lui vient mon salut. 
Oui, sur Dieu seul mon âme se repose, 
se repose en paix.

La mia anima si riposa in pace in Dio solo,
da lui viene la mia salvezza.
Sì, in Dio solo la mia anima si riposa,
si riposa in pace.





sabato 10 febbraio 2018

Nel Giorno del Ricordo, in memoriam di Norma Cossetto





Il 10 febbraio è il giorno che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

I partigiani comunisti di Tito (aiutati da partigiani comunisti italiani, questo ancora viene appena sussurrato) massacrarono migliaia di italiani durante e dopo la II guerra mondiale. 
Quelli che scamparono alle foibe, vennero costretti a lasciare le loro terre e i loro beni e a fuggire in Italia, dove i comunisti italiani di Bologna e di Ancona li accolsero a sputi in faccia e a offese di ogni genere. Alla stazione i ferrovieri non dettero loro nemmeno un bicchier d’acqua.

Un esodo biblico, di trecentomila italiani.

Nelle foibe finirono uccise oltre 10.000 persone, tra cui la giovane universitaria istriana, laureanda in filosofia, Norma Cossetto, rea unicamente di essere figlia di un dirigente fascista di Visinada (attuale Croazia). Sottoposta a violenze, stupri e sevizie di ogni genere, il 4 ottobre 1943 venne infoibata insieme ad altri innocenti cittadini istriani a Villa Surani. Prima di essere gettata viva nella foiba profonda 136 metri, venne nuovamente seviziata (le tagliarono le mammelle) e stuprata con un bastone. Quando il corpo fu recuperato aveva ancora un bastone “inficcato nella vagina” (testimonianza raccolta dai riesumatori).

Per la mia quasi collega Norma Cossetto (laureanda in filosofia) l’omaggio in memoriam: “Plorate, filii Israel”, piangete figli d’Israele, struggente coro finale a sei voci dall’Oratorio “Jephte” (1648) di Giacomo Carissimi.

La tragica vicenda della figlia di Jefte è troppo nota per essere narrata. Si trova nel libro dei Giudici, cap. 11.



Plorate filii Israel, 
plorate omnes virgines 
et filiam Jephte unigenitam 
in carmine doloris, doloris lamentamini. 


Piangete, figli d’Israele,
piangete vergini tutte,
e fate un lamento in un canto di dolore
per l’unica figlia di Jefte.


lunedì 5 febbraio 2018

Buon carnevale, ma senza pazzie…





Quando si dice “commedia nella commedia” viene subito da pensare a Pirandello, al suo teatro, in cui realtà e finzione scenica si intrecciano e si confondono: i Sei personaggi in cerca d'autore e l’Enrico IV ne sono gli esempi più celebri.

Ma prima di lui Ruggero Leoncavallo aveva già mostrato la formidabile attrattiva del “teatro nel teatro” con I Pagliacci (1892). Alla rappresentazione, in chiave carnascialesca, di un matrimonio fallimentare tra l’anziano marito Pagliaccio e la giovane moglie Colombina, innamorata di Arlecchino, si sovrappone la tragica realtà di Canio (Pagliaccio) che ha scoperto il tradimento della moglie Nedda (Colombina) e la uccide insieme al suo amante di fronte agli spettatori increduli e inorriditi. “La commedia è finita!”

Per la trama viene in mente la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, di poco precedente (1890), due capolavori del verismo musicale italiano, che hanno avuto un successo planetario e che mantengono ancora intatto il loro fascino.

Siamo nella settimana clou del Carnevale e mi pare giusto proporre, dai Pagliacci, la serenata di Arlecchino  a Colombina. Un momento romantico e brioso, prima dell’incombente catastrofe.

La propongo nella versione staccata dal contesto, perché questa interpretazione di big Luciano è troppo bella!

Buon ascolto e Buon Carnevale! Senza pazzie…



II Atto, Scena II

Arlecchino (Peppe)

O Colombina, il tenero 
fido Arlecchin
è a te vicin! 
Ver te chiamando,
e sospirando aspetta il poverin... 
La tua faccetta mostrami, 
ch'io vo' baciar 
senza tardar 
la tua boccuccia. 
Amor mi cruccia e mi sta a tormentar! 
Ah! e mi sta a tormentar! 
O Colombina, schiudimi 
il finestrin, 
che a te vicin 
ver te chiamando, 
e sospirando 
è il povero Arlecchin! 



domenica 21 gennaio 2018

Dieci anni fa...






Son passati ormai dieci anni
quando entrai dentro la rete.
Non so se   sono più i danni
od il ben; voi lo sapete.

Era il  duemila otto,
questi giorni di gennaio;
ero ancora un giovanotto
pien di sogni e senza un guaio.

Ora sono più acciaccato
e non son più tanto attivo;
ma in compenso Amicusplato
se verseggia è sempre vivo.

Ho incontrato bella gente,
ho discusso, ho dialogato;
qualche volta, veramente,
mi son pure un po’ incacchiato.

Anche se   ho diradato
il mio impegno in blogosfera,
non ho voglia né ho pensato
di abbassare la bandiera.

Una musica decente,
una prosa, una poesia;
basta poco, basta un niente,
per restare in armonia.

Nel decennio ormai passato
quel che ho fatto è qui nel sito.
Vedo un mondo assai cambiato
da quel dì  che mossi un dito.

Ma non voglio rovinare
un decennio internettiano.
Voglio invece festeggiare
coi coriandoli alla mano!

E siccome è carnevale,
e il più bello è veneziano,
posto per il decennale
di Vivaldi un  gran bel brano.

È per mandolino, sai, 
ma lo suonano con arte
tre figliol di samurai 
che in marimba fan la parte.

Vi saluto e vi ringrazio,
cari amici e amiche care.
Viva i blog e il cyberspazio!
Or vi devo salutare!




Amicusplato





sabato 6 gennaio 2018

Buona Epifania!






Buon Epifania a tutti, con la Marcia di Turenne!

Non c'è bisogno di traduzione; le immagini parlano da sole.



Amicusplato

giovedì 4 gennaio 2018

La busta della spesa















Sono andato a far la spesa,
ho trovato una sorpresa:
ogni busta che ho presa
è segnata nella pesa.

Tra radicchio e cipolline,
pomodori e insalatine,
mele, pere e clementine,
non ho più le monetine.

Davan noia,  questo è vero,
quei ramini quasi zero.
Ma se devo esser sincero
mi dispiace per davvero.

Non è solo una questione
di due soldi. La ragione
è che qualche furbacchione
vuol trattarmi da coglione.



Amicusplato




lunedì 1 gennaio 2018

Via le facce da megere!















L’anno vecchio se n’è andato
e mai più ritornerà.
‘Sto governo pur è andato,
spero che non tornerà.

Tra disgrazie e tra slavine,
e calura micidiale,
ora plaudo alla sua fine;
ma non tutto è andato male.

«E che cosa fu carina?»
forse alcun domanderà?
«Non vedrem più la Boldrina,
né speriam la Cirinnà».

Anno nuovo, nuovi visi.
Via le facce da megere!
Or brindiamo tra sorrisi,
ed alziamo qui il bicchiere!


Amicusplato





lunedì 25 dicembre 2017

L'armonia divina del Natale





Non posso lasciar passare la festa del Natale del Signore Gesù senza l'accompagnamento della musica. 

Il Natale è armonia per eccellenza, armonia tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo, e il canto degli angeli esprime questo  lieto annuncio di salvezza.

Tutti i compositori, antichi e moderni, hanno voluto celebrare il Natale con le loro opere, dai grandi Oratori ai brevi Mottetti.

La voce umana è lo strumento musicale più bello, ovviamente quando è usato in modo adeguato.
Tra i massimi polifonisti classici l'olandese Jan Peterszoon Sweelinck  (1562-1621) è in ordine di tempo l'ultimo dei grandi maestri fiamminghi. La musica fiamminga è caratterizzata, come noto, dalla grande abilità contrappuntistica. Ma in Sweelinck troviamo anche lo splendore della musica veneta di Merulo e G. Gabrieli e la lezione di armonia di Gioseffo Zarlino. 

Un maestro che in certo senso raccoglie eredità musicali diverse ed apre la strada a innovative soluzioni, che anticipano il barocco. 

Il mottetto Hodie Christus natus est fa intuire la genialità di questo polifonista, grande anche in altri settori dell'arte musicale, come il clavicembalo.

Buon Natale a tutti! con la divina armonia di Sweelinck.




giovedì 21 dicembre 2017

Vieni, Signore Gesù (ce n'è bisogno!)





Siamo ormai in prossimità del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.

In genere ci si ferma alla parola Natale. Ci si dimentica (spero di no), forse semplicemente si sottintende (spero di sì), di quale nascita si tratta.

La nascita di Gesù è il punto centrale della storia umana, con buona pace dei laicisti nostrali, di gente di altre fedi e di cristiani ormai solo di nome.

La dignità dell'uomo e della donna, i valori universali di giustizia e di pace,  l'unità del  genere umano hanno in Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il lieto annuncio. Un annuncio che non è passato di moda, ma risuona sempre più attuale.

Per questo desidero invocarlo: Vieni, Signore Gesù!

Mi piace ribadire questa invocazione anche in musica; una musica stupenda, ovviamente, perché l'attesa del Salvatore sia ancor più desiderata.

È il "Veni Domine" di Mendelssohn (1830), che più volte ho postato (è troppo bello!). Si tratta del primo Mottetto in Sol minore tratto dall'opera 39, per coro a tre voci femminili e accompagnamento di organo.

Un complimento al Coro di Reggio Calabria e al suo Direttore. Finalmente un bel coro italiano.





Veni Domine


Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae
et revoca dispersos in terram tuam.
Veni Domine et noli tardare.
Excita Domine potentiam tuam
et veni, ut salvos nos facias.
Veni Domine et noli tardare.




Vieni, Signore


Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo
e richiama nella tua terra i dispersi.
Vieni, Signore, e non tardare!
Mostra, Signore, la Tua potenza
e vieni a salvarci!
Vieni, Signore, e non tardare!




domenica 3 dicembre 2017

Tutta bella...




È iniziato il mese di dicembre, il mese del S. Natale.

La storia umana ha nella nascita di Gesù il punto di riferimento centrale. Con tutto il rispetto per altre opinioni, senza la nascita del Figlio di Dio l'umanità sarebbe ancora in cerca d'autore.

Ma la nascita del Figlio di Dio non sarebbe stata possibile senza il sì di Maria. Con il suo sì incondizionato a Dio, la Vergine Madre ha dato inizio alla storia della salvezza.

Ecco perché prima del Natale la Chiesa canta le lodi di Maria Immacolata: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te. Tutta bella sei, Maria, e la macchia del peccato originale non è in te.

Il magnifico e finissimo mottetto Tota pulchra es, del 1960, a 3 e 4 voci femminili, di Maurice Duruflé (1902-1986), è cantato da un coro la cui singolare disposizione supplisce ad alcune carenze di esecuzione. Ho postato questo gruppo canoro neozelandese proprio per il curioso assetto circolare, poco adatto alla coralità, ma certamente sorprendente.


Tota pulchra es Maria
et macula originalis non est in te.
Vestimentum tuum quasi nix
et facies tua sicut sol.
Tota pulchra es Maria
et macula originalis non est in te.
Tu gloria Jerusalem
Tu laetitia Israel
Tu honorificentia populi nostri.
Tota pulchra es Maria.

Tutta bella sei Maria
e la macchia del peccato originale non è in te.
Il tuo vestito è come neve
e la tua faccia come il sole.
Tutta bella sei Maria...
Tu sei la gloria di Gerusalemme
la letizia d'Israele
Tu sei l'onore del nostro popolo.
Tutta bella sei Maria.




sabato 18 novembre 2017

A pensà mmale (pasquinata)

È un periodo in cui moltissime attrici o altre donne in carriera denunciano stupri subiti in età giovanile. Senz'altro sarà vero, ma forse è solo parte di una verità inconfessabile. 
E allora Pasquino aggiunge qualcosa di suo.















Anvedi te, ‘ste attrici ormai alla sera
vanno a cerca’ ne l’anni der passato
quarche avventura fatta per carriera
e confessano ar mondo: “M’han stuprato!”

Me viene da pensare, me cojoni,
che per trovare er posto o la poltrona,
qualch’ altra donna, scarsa nei neuroni,
fece carriera con un’altra zona.

A pensà mmale non va ben pe’ ggniente, 
ma quarche volta è verità assodata.
E ner vedere in alto certa ggente
te viene da pensà: quella l’ha data.




L'Italia pallonara nel pallone















E così la Nazionale
l’hanno esclusa dal Mondiale.
Fu la Svezia; disse seria:
“Niente Putin, né Siberia!”

Nel lontano ‘58
ero solo un ragazzotto;
anche allor, niente finale;
e io piansi da star male.

Ora sono più anzianotto
e non piangerò a dirotto
per chi gioca da coglione
e non sa cos’è un pallone.

Qui finisce l’agonia
di Buffon e compagnia.
Qui finisce l’avventura
del signor G. P. Ventura.


lunedì 23 ottobre 2017

Mi ritorna in mente che...


















D’ottobre il ventitré
successe qualcheccosa
ma non so dire che;
voglio scoprire  cosa.

Fu la rivoluzione
marxista-leninista?
O fu l’insurrezione
di Nagy ex-comunista?

O forse la battaglia
d’ El Alamein chiamata,
là dove la mitraglia
falciò l’itala armata?

Se non ricordo male,
mi pare proprio che
in questo dì autunnale
sia nato o rei Pelé.

Giusto gli anniversari!
In mente or mi è tornato
che in questo dì, miei cari,
io pure sono nato.

Ma come! Non sapevi
(qualcuno mi dirà)
che oggi tu facevi
il termine d’età?!

Da questo, amico o amica,
penso che ti riesca
capir senza fatica:
l’età non è più fresca.

Ma sono soddisfatto
di avere un anno in più.
Chi sa se il prossimo anno
festeggerò quaggiù.

Amicus or vi invita
ad innalzare il cuore.
Un brindisi alla vita,
saluti e buon umore!





domenica 15 ottobre 2017

Per qualche voto in più: lo "jus soli" del PD





Il PD, per qualche voto in più, è pronto a regalare il nostro suolo a gente straniera che non rispetta le nostre leggi, che tratta le donne come esseri inferiori, che spesso non manda i figli (futuri italiani?) a scuola, e che non vuole nemmeno imparare la nostra lingua, né tanto meno adattarsi al nostro modo di vivere.

Un suolo che i nostri padri hanno difeso con lacrime e sangue, che hanno reso abitabile con incredibili sacrifici, che ha dato vita a una cultura e a una civiltà odiata da questi ipotetici futuri "italiani".

In compenso il governo sfratta un' ultra-novantenne italiana dal suo suolo, non sa risistemare il suolo devastato dal terremoto in Centro Italia, e lascia in abbandono migliaia e  migliaia di famiglie italiane che avrebbero bisogno di un suolo  dove poter alloggiare.

Sono certo che il PD, continuando con questo mantra dello jus soli regalato a chiunque arrivi in Italia, avrà delle brutte sorprese.

Quello che pensa la vil plebe italiana (oltre il 60% è contraria), per questo governo non conta nulla; ma quando si andrà a votare, il PD troverà nelle urne qualche voto in meno...