Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
Se dici che la verità non esiste, sbagli, perché ne hai già affermata una.
Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
In questi giorni di un inverno rigidissimo giunto in ritardo, ho sentito
più volte nei telegiornali ricordare l’interruzione del traffico tra i caselli
autostradali di Arezzo e di Chiusi, nella A1, per ghiaccio, neve e gelido vento forte.
Quando sento parlare del casello autostradale di Arezzo mi
viene subito in mente, come un riflesso condizionato, l’autogrill di Badia al
Pino, prossimo al casello, luogo di sosta molto frequentato.
In quell’autogrill ha lavorato per 25 anni come cassiera la
mia sorella maggiore. Per essere precisi, fu lei ad aprire il locale il 29 agosto 1964. Da allora fino al pensionamento ha visto passare migliaia
e migliaia di persone, tra cui moltissimi volti noti della mondanità,
nazionale e internazionale, dal cinema alla politica, dalla musica allo sport: Liz Taylor, Richard Burton, Pertini, Berlinguer, Maradona,
Celentano, Dalla…
Essendo una donna straordinariamente bella, oltre che
straordinariamente brava, riceveva molti complimenti e perfino dei baciamano
(così fece Pertini, ad esempio). Da parte sua, essendo una donna molto attenta
(come solo le donne sanno essere), notava ogni particolare in quelli che
entravano nel locale (allora Mottagrill).
Tra quelle migliaia di persone, e tra i vip, più di tutti l’aveva
colpita Lucio Dalla insieme a sua madre, che a pranzo ordinò i fagioli all’uccelletto…
La colpì, oltre al tipo di menu "contadino" aretino, la delicatezza che Dalla mostrò verso la madre. Da allora Dalla divenne il suo cantante preferito.
Ho già ricordato in altro post questo episodio, ma ora mi piace ricordarlo di
nuovo.
Quando mia sorella sentiva cantare una canzone di Lucio Dalla, ma
specialmente la sua canzone più bella, Caruso(1986), si commuoveva e si metteva a
cantare anche lei, con una voce anche quella bellissima.
Per ricordare Lucio Dalla nel giorno della morte (2012), e mia sorella,
ambedue in un luogo “dove il gioir s’insempra”, metto nel giradischi virtuale “Caruso”.
Non posso lasciar passare la festa di S. Margherita da Cortona (22 febbraio) senza dedicare a questa straordinaria
donna e alla sua città di adozione qualcosa di bello.
La bellezza accomuna Margherita e Cortona.
Ci vuole perciò una “perla” (margarita) musicale per festeggiare degnamente.
Il mottetto Cantate
Domino, a sei voci miste, di Claudio
Monteverdi (1620) mi pare quanto mai adatto: una lode a Dio, che ci ha donato
tanto splendore, intessuta in una musica sublime.
Ho scelto per l'esecuzione il Coro dell’Università di Hong Kong.
Non è il massimo della perfezione; ma vedere e sentir cantare con tanta
passione Monteverdi da un coro cinese fa pensare, per contrasto, alla miseria musicale
(e non solo quella) delle nostre università italiane.
Santa Margherita, prega per noi!
Cantate Domino
canticum novum,
cantate et benedicite nomini eius,
quia mirabilia fecit.
Cantate et exsultate et psallite.
Psallite in cithara et voce psalmi,
quia mirabilia fecit.
Tra poco la vedremo circolare anche in altre località...
È l’epoca degli ibridi.
Ibridi (anzi, hybrid, l’inglesismo è d’obbligo) le
automobili, ibridi le piante, i fiori, i frutti che mangiamo.
Ibridi per qualcuno anche i sessi.
Ma tutto questo appartiene ormai all’archeologia genetica.
Ora siamo alla nuova frontiera.
Nascono gli ibridi uomo-pecora, uomo-maiale, uomo-cavallo… I Centauri sono esistiti, a quanto pare e forse anche l’Unicorno
rosa, quello che piace tanto agli atei, i quali han sempre affermato che non
esiste.
Io poi che sono di Arezzo vi posso assicurare che è esistito
il leone-capra-serpente, detto volgarmente Chimera, sinonimo di fantasia inverosimile,
che sputa fuoco e veleno.
Le Chimere, se non sono esistite, le stanno producendo in
qualche laboratorio californiano, da dove vedremo anche uscire, volando, il
cavallo Pegaso montato (o meglio, pilotato) da Bellerofonte.
Finalmente potremo vedere di nuovo le Arpie, le mostruose donne
pennute con artigli, ma qualche arpia esiste già nella zoo parlamentare; le
Sfingi, di cui ne abbiamo oggi in gran quantità; i Minotauri, uomini cornuti
non solo metaforicamente; i Cerberi con tre teste, come certe aggregazioni
politiche; i mostri con cento occhi, come Argo-Equitalia, che dorme con 50 occhi
a turno, cioè sta sempre sveglio; e Morfeo, che dorme sempre e vive di sogni
come il popolo ignorante e ciuco italiano.
Se la questione non fosse tragica, sarebbe farsesca.
C’è un’altra parola simile a hybrid. La usavano i greci, che
di ibridi con la loro mitologia se ne intendevano: hybris. Vuol dire suprema presunzione umana, sfida
agli dei, alla fine sempre severamente punita.
La hybrid attuale è la suprema forma di hybris: l’uomo vuole sostituirsi
a Dio.
A prima vista oggi due inconciliabili ricorrenze: Le Ceneri, simbolo della nostra natura mortale, inizio della Quaresima, tempo di penitenza; S. Valentino, patrono degli innamorati, festa gioiosa.
In realtà siamo polvere e cenere; eppure, nel tempo che ci è dato di vivere, si vive solo per amore.
Amore in tutte le sue dimensioni, naturalmente.
E prima di tutto, amore per Dio.
Mi piace festeggiare Le Ceneri e S. Valentino con un ben noto canto di Taizé, dove l'amore per Dio e per ogni persona è di casa.
Il 10 febbraio è il giorno che ricorda i massacri delle
foibe e l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
I partigiani comunisti di Tito (aiutati da partigiani
comunisti italiani, questo ancora viene appena sussurrato) massacrarono
migliaia di italiani durante e dopo la II guerra mondiale.
Quelli che
scamparono alle foibe, vennero costretti a lasciare le loro terre e i loro beni
e a fuggire in Italia, dove i comunisti italiani di Bologna e di Ancona li
accolsero a sputi in faccia e a offese di ogni genere. Alla stazione i
ferrovieri non dettero loro nemmeno un bicchier d’acqua.
Un esodo biblico, di trecentomila italiani.
Nelle foibe finirono uccise oltre 10.000 persone, tra cui la
giovane universitaria istriana, laureanda in filosofia, Norma Cossetto, rea unicamente
di essere figlia di un dirigente fascista di Visinada (attuale Croazia). Sottoposta a violenze, stupri e sevizie di ogni genere, il 4 ottobre 1943 venne infoibata insieme ad altri innocenti
cittadini istriani a Villa Surani. Prima di essere gettata viva nella foiba profonda 136 metri, venne nuovamente seviziata (le tagliarono le mammelle) e
stuprata con un bastone. Quando il corpo fu recuperato aveva ancora un bastone “inficcato
nella vagina” (testimonianza raccolta dai riesumatori).
Per la mia quasi collega Norma Cossetto (laureanda in
filosofia) l’omaggio in memoriam: “Plorate,
filii Israel”, piangete figli d’Israele, struggente coro finale a sei voci dall’Oratorio “Jephte” (1648) di
Giacomo Carissimi.
La tragica vicenda della figlia di Jefte è troppo nota per
essere narrata. Si trova nel libro dei Giudici, cap. 11.
Plorate filii
Israel, plorate omnes virgines et filiam Jephte unigenitam in carmine doloris, doloris lamentamini.
Quando si dice “commedia nella commedia” viene subito da pensare a
Pirandello, al suo teatro, in cui realtà e finzione scenica si intrecciano e si
confondono: i Sei personaggi in cerca d'autore e l’Enrico IV ne sono gli
esempi più celebri.
Ma prima di lui Ruggero Leoncavallo aveva già mostrato la
formidabile attrattiva del “teatro nel teatro” con I Pagliacci (1892). Alla
rappresentazione, in chiave carnascialesca, di un matrimonio fallimentare tra l’anziano
marito Pagliaccio e la giovane moglie Colombina, innamorata di Arlecchino, si sovrappone la tragica realtà di Canio (Pagliaccio) che ha scoperto il tradimento
della moglie Nedda (Colombina) e la uccide insieme al suo amante di fronte agli
spettatori increduli e inorriditi. “La commedia è finita!”
Per la trama viene in mente la Cavalleria
Rusticana di Pietro Mascagni, di poco precedente (1890), due capolavori del
verismo musicale italiano, che hanno avuto un successo planetario e che mantengono ancora intatto il loro fascino.
Siamo nella settimana clou del Carnevale e mi pare giusto
proporre, dai Pagliacci, la serenata di Arlecchino a Colombina. Un momento romantico e brioso,
prima dell’incombente catastrofe.
La propongo nella versione staccata dal contesto, perché
questa interpretazione di bigLuciano è troppo bella!
Buon ascolto e Buon Carnevale! Senza pazzie…
II Atto, Scena II Arlecchino (Peppe) O Colombina, il tenero fido Arlecchin è a te vicin! Ver te chiamando, e sospirando aspetta il poverin... La tua faccetta mostrami, ch'io vo' baciar senza tardar la tua boccuccia. Amor mi cruccia e mi sta a tormentar! Ah! e mi sta a tormentar! O Colombina, schiudimi il finestrin, che a te vicin ver te chiamando, e sospirando è il povero Arlecchin!
Non posso lasciar passare la festa del Natale del Signore Gesù senza l'accompagnamento della musica.
Il Natale è armonia per eccellenza, armonia tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo, e il canto degli angeli esprime questo lieto annuncio di salvezza.
Tutti i compositori, antichi e moderni, hanno voluto celebrare il Natale con le loro opere, dai grandi Oratori ai brevi Mottetti.
La voce umana è lo strumento musicale più bello, ovviamente quando è usato in modo adeguato.
Tra i massimi polifonisti classici l'olandese Jan Peterszoon Sweelinck (1562-1621) è in ordine di tempo l'ultimo dei grandi maestri fiamminghi. La musica fiamminga è caratterizzata, come noto, dalla grande abilità contrappuntistica. Ma in Sweelinck troviamo anche lo splendore della musica veneta di Merulo e G. Gabrieli e la lezione di armonia di Gioseffo Zarlino.
Un maestro che in certo senso raccoglie eredità musicali diverse ed apre la strada a innovative soluzioni, che anticipano il barocco.
Il mottetto Hodie Christus natus est fa intuire la genialità di questo polifonista, grande anche in altri settori dell'arte musicale, come il clavicembalo.
Buon Natale a tutti! con la divina armonia di Sweelinck.
Siamo ormai in prossimità del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.
In genere ci si ferma alla parola Natale. Ci si dimentica (spero di no), forse semplicemente si sottintende (spero di sì), di quale nascita si tratta.
La nascita di Gesù è il punto centrale della storia umana, con buona pace dei laicisti nostrali, di gente di altre fedi e di cristiani ormai solo di nome.
La dignità dell'uomo e della donna, i valori universali di giustizia e di pace, l'unità del genere umano hanno in Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il lieto annuncio. Un annuncio che non è passato di moda, ma risuona sempre più attuale.
Per questo desidero invocarlo: Vieni, Signore Gesù!
Mi piace ribadire questa invocazione anche in musica; una musica stupenda, ovviamente, perché l'attesa del Salvatore sia ancor più desiderata.
È il "Veni Domine" di Mendelssohn (1830), che più volte ho postato (è troppo bello!). Si tratta del primo Mottetto in Sol minore tratto dall'opera 39, per coro a tre voci femminili e accompagnamento di organo.
Un complimento al Coro di Reggio Calabria e al suo Direttore. Finalmente un bel coro italiano.
Veni Domine
Veni Domine et noli tardare. Relaxa facinora plebi tuae et revoca dispersos in terram tuam. Veni Domine et noli tardare. Excita Domine potentiam tuam et veni, ut salvos nos facias. Veni Domine et noli tardare.
Vieni, Signore
Vieni, Signore, e non tardare! Rimetti i peccati del tuo popolo e richiama nella tua terra i dispersi. Vieni, Signore, e non tardare! Mostra, Signore, la Tua potenza e vieni a salvarci! Vieni, Signore, e non tardare!
È iniziato il mese di dicembre, il mese del S. Natale.
La storia umana ha nella nascita di Gesù il punto di riferimento centrale. Con tutto il rispetto per altre opinioni, senza la nascita del Figlio di Dio l'umanità sarebbe ancora in cerca d'autore.
Ma la nascita del Figlio di Dio non sarebbe stata possibile senza il sì di Maria. Con il suo sì incondizionato a Dio, la Vergine Madre ha dato inizio alla storia della salvezza.
Ecco perché prima del Natale la Chiesa canta le lodi di Maria Immacolata: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te. Tutta bella sei, Maria, e la macchia del peccato originale non è in te.
Il magnifico e finissimo mottetto Tota pulchra es, del 1960, a 3 e 4 voci femminili, di Maurice Duruflé (1902-1986), è cantato da un coro la cui singolare disposizione supplisce ad alcune carenze di esecuzione. Ho postato questo gruppo canoro neozelandese proprio per il curioso assetto circolare, poco adatto alla coralità, ma certamente sorprendente.
È un periodo in cui moltissime attrici o altre donne in carriera denunciano stupri subiti in età giovanile. Senz'altro sarà vero, ma forse è solo parte di una verità inconfessabile. E allora Pasquino aggiunge qualcosa di suo.
Il PD, per qualche voto in più, è pronto a regalare il nostro suolo a gente straniera che non rispetta le nostre leggi, che tratta le donne come esseri inferiori, che spesso non manda i figli (futuri italiani?) a scuola, e che non vuole nemmeno imparare la nostra lingua, né tanto meno adattarsi al nostro modo di vivere.
Un suolo che i nostri padri hanno difeso con lacrime e sangue, che hanno reso abitabile con incredibili sacrifici, che ha dato vita a una cultura e a una civiltà odiata da questi ipotetici futuri "italiani".
In compenso il governo sfratta un' ultra-novantenne italiana dal suo suolo, non sa risistemare il suolo devastato dal terremoto in Centro Italia, e lascia in abbandono migliaia e migliaia di famiglie italiane che avrebbero bisogno di un suolo dove poter alloggiare.
Sono certo che il PD, continuando con questo mantra dello jus soli regalato a chiunque arrivi in Italia, avrà delle brutte sorprese.
Quello che pensa la vil plebe italiana (oltre il 60% è contraria), per questo governo non conta nulla; ma quando si andrà a votare, il PD troverà nelle urne qualche voto in meno...