sabato 10 gennaio 2009

La canzone di Marinella (1964). Nasce il mito di Fabrizio De André




Considero Fabrizio De André il più grande cantautore italiano, insieme a Lucio Battisti.

Due vite quasi parallele, che hanno lasciato un segno decisivo nella musica leggera italiana e, pur nella diversità di ispirazione, hanno fornito ad un’intera generazione di giovani una ricchezza di suoni e di immagini che è rimasta praticamente intatta nel suo valore fino ad oggi.

Io ho avuto la fortuna di vivere quella primavera musicale, in cui fiorirono i “mille papaveri rossi” della Guerra di Piero e i “nuovi colori” dei Giardini di Marzo.

Il mito di Fabrizio De André nasce in sordina, quasi di nascosto, come la vita dei personaggi delle sue storie. Nessuno lo vedeva apparire in televisione, le sue canzoni si ascoltavano alla radio e in rari dischi, e si provava ad immaginare il suo volto, dietro quella voce che non alzava mai troppo i toni, ma che entusiasmava con parole ora dolci, ora amare, ora sferzanti.

La Guerra di Piero, Via del Campo, La chiamavano Bocca di Rosa, Carlo Martello, Il pescatore, e tutte le altre: una umanità mai cantata prima, e in maniera così serenamente provocatoria e contestatrice. Un inno di battaglia per una generazione che stava facendo della contestazione la sua parola d’ordine.

Difficile ovviamente fare una graduatoria di merito tra le canzoni di questo moderno ‘trovatore’, che con la sua voce educata e un filo di accompagnamento di chitarra ha saputo far vibrare nel profondo le corde della nostra sensibilità.

Ognuno poi ha le sue preferenze, legate magari a ricordi ed episodi personali.

Particolarmente affezionato rimango a La guerra di Piero, per la bellezza e l’attualità del messaggio, (“chi diede la vita ebbe in cambio una croce”), e per la genialità della partitura musicale, con una linea melodica trascinante, una successione di accordi appropriati e gli stacchi solistici che interrompono nei luoghi opportuni la lunghezza della ballata .

Ma la più bella a mio parere rimane La canzone di Marinella, che determinò anche il successo del cantante.
È l’eterno tema dell’amore, ma trattato con immagini ed espressioni da grande artista; un amore “senza una ragione, come un ragazzo segue un aquilone”; delicati silenzi poetici, “lui pose le sue mani sui tuoi fianchi”; e la tragedia finale introdotta con quel “dicono poi che mentre ritornavi”, che dà alla canzone il sapore della fiaba e contemporaneamente della storia vera.
Il tutto accompagnato da un semplice giro armonico di La minore, con opportuno passaggio, per dare varietà alla ballata, a quello di Do minore attraverso un accordo di Sol7, e il ritorno al La minore attraverso un accordo di Mi7.

La canzone di Marinella, La guerra di Piero, Via del Campo, Geordie… Sono le canzoni sulle quali tutti noi abbiamo imparato a suonare la chitarra; semplicissimi giri armonici, che venivano appresi con entusiasmo, per poter a nostra volta riproporre e cantare insieme quelle magiche parole.

Quanto ti dovremo ringraziare, grande De André, per quello che ci hai regalato… Insieme a Battisti ci hai regalato i colori della nostra giovinezza.

Per questo motivo, non ti ricordo solo una volta all’anno, o in questo decimo anniversario.
Nel mio blog hai un posto fisso, come nel mio cuore.

Per ascoltare La Canzone di Marinella clicca qui: http://www.youtube.com/watch?v=3rc6nHIvBp8

2 commenti:

  1. De Andrè è assolutamente fantastico!! Poetico e ribelle allo stesso tempo!

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