domenica 21 ottobre 2012

Kateri Tekakwitha, la prima santa “pellerossa”




“Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura, battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Nella Giornata Missionaria Mondiale, che oggi la Chiesa Cattolica celebra, queste parole di Gesù risuonano in modo ancor più vigoroso.

Ogni cristiano è per sua natura un testimone della verità, la pienezza della verità rivelata da Cristo alle genti.

La Chiesa di Cristo è “apostolica”, cioè missionaria (apostolo significa inviato). Per questo fin dagli inizi la Chiesa si diffuse ovunque, anche al di fuori dell’impero romano, nel mondo “barbarico”, per portare il Vangelo di Cristo.

“Non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti siete uno in Cristo” (Paolo ai Galati 3, 28). Vengono minati così alla radice ogni discriminazione sociale, ogni differenza di razza e di popolo, ogni barriera sociale, ogni pregiudizio ideologico, che da sempre avevano caratterizzato l’umanità.

E fin dall’inizio questo annuncio “rivoluzionario” ha trovato straordinaria accoglienza e feroci persecutori.

Il martirio è la suprema testimonianza di amore a Cristo e all’umanità. Di fronte al carnefice il vero cristiano sa rinunciare alla propria vita piuttosto che tradire la verità di Dio e l’amore per i fratelli. Il martire è il “somigliantissimo a Cristo”; e la diffusione del Vangelo nel mondo è sempre stata accompagnata dal martirio di innumerevoli testimoni di Cristo crocifisso e risorto.

Le persecuzioni contro la fede cristiana continuano purtroppo ancor oggi in moltissime parti del mondo. Sembra di essere tornati al tempo dei “cristiani ai leoni”, dell’impero romano. La verità di Cristo e il suo messaggio di liberazione dà fastidio a molti, evidentemente.

Oggi il Papa ha canonizzato, insieme ad altri sei santi, una donna algonchina, Kateri Tekakwitha, la prima santa nativa nordamericana, morta in Canada a 24 anni nel 1680.

Per questo motivo vogliamo onorare i missionari martiri di ogni tempo e di ogni luogo con il ricordo dei “Martiri Canadesi”, cioè dei primi otto missionari gesuiti che portarono l’annuncio evangelico tra gli Uroni, gli Algonchini e gli Irochesi, nell’attuale territorio del Québec.

Li ricordiamo con un breve spezzone del film “Black Robe” (1991, in Italia “Manto Nero”), che narra le vicende romanzate di questa missione.

Il film risente fortemente di una ideologia laicista, che fa apparire gli eroici evangelizzatori gesuiti (che furono poi tutti massacrati), quasi come dei “conquistadores”, e gli Irochesi quasi come dei filosofi illuministi...

Tuttavia la narrazione asciutta, dura, senza retorica, è senz’altro apprezzabile.

Molto suggestiva la scena finale, quella che proponiamo, in cui il protagonista, Padre Laforgue (detto “Manto Nero” dai nativi per il suo abito), dopo ogni genere di prove - compresa la tortura - battezza una tribù di Uroni, nel 1643. Nella didascalia finale si dice che, 15 anni dopo questa conversione, gli Uroni furono sterminati dagli Irochesi e i Gesuiti abbandonarono la missione.

Non si ricorda neppure l’uccisione degli evangelizzatori, i "Martiri Canadesi”, quelli della storia vera, il grande e geniale P. Jean de Brébeuf e i suoi compagni.

Un lapsus freudiano del regista australiano Bruce Beresford o una censura della verità storica?

Giudicate voi.



Nella parte finale del dialogo

Capo tribù: "Do you love us?" (Ci vuoi bene?)

Padre Laforgue: Yes" (Sì)

Capo tribù: "Then baptize us" (Allora battezzaci)



Il canto del "Libera me Domine", che accompagna la scena finale, è dell'autore della colonna sonora, Georges Delerue (1925-1992).
 
 

12 commenti:

  1. La notizia mi ha colpito in quanto riguarda la canonizzazione (per la prima volta) di una giovane donna pellerossa.

    Per il resto, sulla tua considerazione finale in merito al film, dubito che si tratti di un lapsus. Ipotizzando il caso in cui mi trovassi alle prese con un film di ricostruzione storica mi documenterei bene e cercherei di portare fedelmente sullo schermo i fatti come accaduti finale compreso. Sarebbe un po' come fare un film sulla seconda guerra mondiale e attribuire la vittoria finale ai tedeschi.

    Secondo me si tratta di una censura o meglio omissione della verità storica, anche se, sinceramente, in questo caso, non ne comprendo il motivo.

    Ciao!

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    1. È ciò che penso anch'io, una omissione voluta.

      E su questa omissione, carissimo Mstatus, anch'io mi domando il perché.

      Forse il martirio dei Gesuiti sarebbe apparso troppo ignominioso nei confronti dei suoi "illuminati" Irochesi? O troppo nobile per i Gesuiti? Mah!

      Un caro saluto :-)

      Mandi!

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    2. Il problema che hai posto è alquanto interessante. Quanto può influenzare un gruppo di spettatori un film o in generale un gruppo di individui uno o più media su di un evento in particolare? Su 100 spettatori che assistono alla proiezione cinematografica, quanti ne usciranno influenzati con un pensiero "modificato" rispetto a quella che fu la realtà? Nella parte finale c'è scritto che i Gesuiti "fecero ritorno", non che "furono sterminati". E in percentuale quanti di quei 100 spettatori andranno poi a verificare se il film rappresentava più o meno la verità storica oppure se si è "barato"? Leggendo queste tue riflessioni mi ritorna in mente che quando ero piccolo ritenevo che i buoni fossero sempre quelli del Generale Custer, e che i cattivi fossero sempre i pellerossa. Mentre nella realtà non fu proprio così. La potenza di manipolazione dei media è impressionante.

      Tra una riflessione e l'altra, Andre Rieu: Life Is Beautiful.

      http://www.youtube.com/watch?v=SLGzAiSQTDw&feature=related

      Mandi!

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    3. Mi trovi d'accordo su tutto, carissimo Mstatus ;-)

      Di storia, scritta come strumento ideologico, abbiamo avuto esempio lampante perfino nei testi scolastici, figurati in un film...

      Splendido il concerto di Rieu, un talento straordinario, che ho conosciuto grazie a te ;-) Splendidi brani, splendide esecuzioni, bellissima gente. Quando il bello della musica classica e perfino popolare (formidabile e appassionante "Poliusko Polie") è offerto nel modo appropriato, non può che affascinare :-)

      Non ho visto segnalato nell'elenco dei brani il suggestivo valzer di Ivanovici, "Le onde del Danubio", eseguito quasi all'inizio, e mi pare di non aver ascoltato "Stenka Razin", che avrei apprezzato molto.

      Non potevano mancare brani di celebri operette e Strauss. Siamo o no ritornati "sudditi" dell'Impero austro-ungarico (ora veramente, tedesco)? :-D

      Un caro saluto!

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  2. Una giovane pellerossa, che è morta a 24 anni e si è rifiutata di sposarsi ed è andata contro le usanze e la cultura del suo popolo nel 1600. Beh! è davvero incredibile, devo leggermi questa storia..sono una appassionata della vita dei santi e delle biografie ingenere. Mi appassiona vedere come opera lo spirito di Dio nella storia attraverso queste vite " straordinarie" e devo dire che nessuno potrebbe scriverle come il soffio dello spirito. Papa Benedetto mi ha fatto capire che la fede va vissuta a partire dalla propria identità, per questo è stato bello vedere gli indiani in p.San Pietro, che sono il frutto di questa giovanissima santa pellerossa e se uno ci riflette non può che vedere e stupirsi di fronte allo spirito che soffia veramente dove vuole .

    Ps: nel socialazzo mi hanno dato una ammonizione per aver postato l'udienza del papa del giorno 17 Ottobre...non so piu cosa dire..

    Un abbraccione Amicus..e ti auguro buona giornata..ciao Nell


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    1. C'erano anche delle Nell tra gli Algonchini, cara Nell ;-)) Donne di carattere, che dopo aver incontrato Gesù Cristo hanno saputo combattere con la forza della fede e del coraggio, per affermare la propria libera volontà, la libertà dei figli e figlie di Dio :-)

      PS. Ci sarai abituata alle ammonizioni, no? Ma finché non si passa alle torture, come i martiri canadesi, allora puoi stare tranquilla :-D

      Alla fine, la verità vince sempre.

      Come nel caso di Kateri Tekakwuitha :-)

      Che questa giovane grande santa preghi per noi!

      Un abbraccio :-)

      Amicus

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    2. Si ci sono abituata alle ammonizioni, ma sono rimasta a corto di cartellini e il prossimo mi esilano. Devo sedermi in panchina e aspettare che finisca l'anno e attendere che i badge di azzerino. Adesso mi riposo..

      Mi fa piacere che c'erano delle Nell, fra le sante ci sono donne di grandissimo coraggio, dei bellissimi esempi, donne rivoluzionarie, ogni tanto penso a Madre Cabrini per esempio, il suo sbarco in America senza sapere la lingua, dopo mesi di viaggio su quelle navi, solo con la forza della preghiera. E' vero la fede può spostare le montagne. Consiglio a tutti di leggere queste vite meravigliose..
      Queste persone cosi diverse e cosi piene di fede...

      Pregherò santa Kateri che preghi per noi..

      alla prossima Amicus e grazie come sempre per l'accoglienza un abbraccione, ciao..

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  3. quello che va apprezzato della Chiesa è il suo essere missionaria ed universale, abbracciare ogni uomo o donna senza alcuna discriminazione

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    1. Se non fa questo, tradisce il suo mandato.

      Grazie, caro Luca, di questa riflessione, che coglie un aspetto essenziale della realtà della Chiesa :-)

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  4. Ne sono felice, caro Antonio.

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    1. Grazie, carissima Gianna, e buona giornata :-)

      Un abbraccio :-)

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