sabato 31 dicembre 2011

Ave Maria! (Victoria)



Concludiamo l’anno 2011 onorando anzitutto la Madre di Dio con la preghiera a lei più cara, il saluto dell’Angelo: Ave Maria!

La onoriamo con la polifonia di Tomàs Luis de Victoria (1548-1611), il sommo polifonista spagnolo di cui quest’anno abbiamo celebrato il 4° centenario della morte.

Victoria ha una stile inconfondibile, pieno di pathos e di forza espressiva. Ne abbiamo già parlato in precedenti articoli, a cui rimando.

L’Ave Maria a 8 voci, in doppio coro (nel video è ben visibile il distacco tra i due organici), è una delle sue composizioni più solenni, quasi palestriniana. Ma anche qui si può notare la forte espressività delle singole parti.

Il doppio coro, nell’Ave Maria, è già espressivo di suo: due sono i protagonisti dell’Annunciazione, l’Angelo Gabriele e la Vergine Maria, e due sono le parti che dialogano nella composizione polifonica.

Si noterà inoltre, all’inizio, la stupenda ascesa della voce dei primi soprani sul nome “Maria”, a cui fanno eco i secondi soprani. Il canto procede in questo mirabile dialogo e intreccio, con significativi momenti accordali; tra tutti, nella seconda parte del mottetto,  il bellissimo ricamo armonico sulle parole “Regina caeli” o l’ impressionante e quasi drammatico “ora pro nobis peccatoribus”, prega per noi peccatori.

Il mottetto, del 1572, si conclude con una svettante e incantevole ascesa dei soprani, quasi una visione di cielo ("te videamus"), sul testo che già Palestrina aveva musicato a doppio coro in otto voci nel 1563.

Un degno omaggio a Maria Santissima, Madre di Dio, di cui domani ricorre la solennità.

E un omaggio a Tommaso Ludovico da Victoria, prima che l’anno finisca.

Buon Anno a tutti!


Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus
et benedictus fructus ventris tui,
Iesus.
Sancta Maria, Regina caeli,
dulcis et pia, o Mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus,
ut cum electis te videamus.



mercoledì 28 dicembre 2011

Finire l'anno in bellezza (con Beethoven e Alice Sara Ott)




Anche il 2011 sta per andarsene. Un anno che ci lascia con un po’ di amaro in bocca.

Qualcuno lo potrebbe definire “annus horribilis”, per i disastri che ha combinato, sia dal punto di vista meteorologico-ambientale che economico-sociale.

Alla folgore e alla tempesta, che hanno devastato l’Italia,  aggiungiamo  il flagello del tremendo terremoto di Fukushima con quel che ne è seguito, nonché le guerre che hanno insanguinato il mondo arabo.

Come si può dimenticare poi la strage norvegese di Utoya da parte di un fanatico neonazista o la tragica morte di Marco Simoncelli o il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio? Episodi molto diversi tra di loro, ma di infinita tristezza.

In questi ultimi giorni, e proprio per Natale, il martirio dei cristiani della Nigeria è stata la strenna dell’islam intollerante e fanatico, che aveva iniziato il 2011 alla grande con un’altra strage di cristiani nella notte di capodanno ad Alessandria d’Egitto.

Ma io sono credente, e so che Dio sa ricavare il bene anche dal male. Certo, occorre un po’ di fede, in Dio ovviamente, perché se confidiamo solo nell’uomo, allora... addio Monti (non quelli “sorgenti dall’acque ed elevati al cielo”)!

D’altra parte il 2011 lascia anche cose belle dietro di sé. 

Io penso ad esempio alla beatificazione di Giovanni Paolo II, il Grande; ai coraggiosi e acclamati viaggi di Papa Benedetto XVI, in particolare in Spagna, in Germania e in Benin: una voce che ha richiamato con fermezza e  rispetto ai grandi valori della civiltà cristiana. 
Penso alla sentenza dei giudici di Strasburgo sulla legittimità di esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici.
Non illudiamoci! Senza i grandi valori espressi dal Cristianesimo non si va da nessuna parte; o meglio, si va a finire nella Cloaca Maxima, cioè nel cesso generale.

Ecco, a proprosito di Cloaca Maxima, per me è stato positivo il fatto di essermi lasciato alle spalle, dopo anni di frequenza, un sito che stava sempre più diventando un vero e proprio “sito”, cioè irrespirabile.

Un anno propizio è stato certamente per la cara amica blogger Gianna, che ha avuto la gioia di una stupenda nipotina; e suo figlio è diventato campione d’Italia e grande maestro di dama internazionale. Un anno da ricordare anche per l’amico blogger Geromarsala, per la nascita della secondogenita, dopo un bel maschietto.

Per alcuni o molti che siano, sono state positive le dimissioni del governo Berlusconi (non voglio entrare nel torbido della politica); altri pensano invece che il 2012 sarà un anno ancor più difficile.
Se non altro, è bisestile; se poi si dà retta al calendario Maya, il 21 dicembre 2012 sarà la fine del mondo, addirittura...

Ma lasciamo da parte la fantascienza e limitiamoci all’anno che se ne va.

Non si può lasciar andar via insalutato ospite, nel bene e nel male. Ci ha lasciati in vita; solo per questo merita il nostro ringraziamento.

E allora, mentre gli ultimi giorni scivolano via in tono minore, finiamo dolcemente in bellezza con l’Adagio (la parte iniziale di questo II movimento) della Sonata n. 3  per pianoforte, di Beethoven.

Chi meglio di Ludovico Van può descrivere i chiaroscuri della vita?

Se poi a suonare il piano è la brava e affascinante giapponese-tedesca Alice Sara Ott (classe 1988), allora finiamo davvero in bellezza.

lunedì 26 dicembre 2011

S. Stefano. Continua il martirio dei cristiani














La barbarie islamista ha colpito ancora. Oltre 40 vittime cristiane in Nigeria sono il provvisorio tragico bilancio di vari attentati, forse cinque, nel giorno di Natale da parte di fanatici musulmani.

Alcune considerazioni.

Anzitutto la data e i luoghi degli attentati. Il giorno di Natale, nelle chiese. Oltre al massacro, anche l’oltraggio sacrilego. Quando i cristiani pregano per la pace e la fratellanza tra le genti, questi vili assassini entrano in azione.

Gli attentati sono contro i cristiani. Gli islamisti pensano di essere ancora al tempo di Maometto e dei califfi, quando con la scimitarra andavano a “convertire” i “cani infedeli”. Ma qualcuno ha mai detto loro che è stato inventato l’orologio e il calendario?

Lo scopo di questi attentati è di imporre la sharia, cioè quella legge che lapida le donne adultere, che le vorrebbe tenere sotto la tutela dei maschi, che impicca chi osa fare apprezzamenti su Maometto e chi si azzarda a convertire un musulmano, e così via. Insomma, la negazione della libertà di coscienza.

Siccome sono figlio di parlar chiaro, questi attentatori e le loro idee mi fanno schifo; e non solo perché combattono la fede cristiana, che mi appartiene; ma anche e soprattutto perché combattono ciò che l’essere umano ha di più caro e di più prezioso: la libertà di coscienza.

Talvolta anche i cristiani hanno commesso crimini, ma sempre contro l’insegnamento del Vangelo, che predica l’amore per Dio e per il prossimo, e il rispetto anche per il nemico.

Mi pare invece che dove i musulmani sono maggioranza, sparisca d’incanto la libertà religiosa e di pensiero. Non sarà un bug nel loro hard disk?

E dove sono finiti tutti i laici paladini occidentali della libertà di coscienza? Hanno paura di perdere il petrolio nigeriano, oppure se la fanno sotto davanti alle scimitarre islamiche?

Si sa, il cristiano può esssere offeso e vilipeso a piacimento, tanto perdona e non reagisce.
Il musulmano invece è permaloso...

Ma non tirate troppo la corda, islamisti e laicisti.  Anche i cristiani alla fine perdono la pazienza...

Che S. Stefano, primo martire, insieme ai martiri nigeriani di ieri, dia alla Chiesa la forza di resistere a questa incessante persecuzione dell'epoca moderna.


domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale! (con Palestrina)




















Hodie Christus natus est. Oggi è nato il Cristo!

Il grido di gioia, che gli Angeli hanno annunciato al mondo, si estende per tutto l’universo.
Le tenebre sono state vinte dalla luce, il peccato dalla grazia, la morte dalla vita.

In quel Bambino si incarna la salvezza. In Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, si giunge alla piena conoscenza della verità.
 
E la verità è questa: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3, 16).
La pienezza della verità dunque è l’amore, un amore che fa discendere Dio dall’alto dei cieli fino allo squallore di una capanna.
Solo nell’amore si scopre il vero significato del Natale, e il senso della nostra vita.

Un gioioso canto di lode sgorga spontaneo dal cuore, per questo grande mistero che si svela davanti ai nostri occhi stupiti.

Tra gli innumerevoli e quasi infiniti canti natalizi, da quelli più umili a quelli più elaborati, oggi, giorno di Natale di un difficile anno 2011, vogliamo presentarne uno dei più belli, del 1575:
Hodie Christus natus est, di Giovanni Pier Luigi da Palestrina (1525-1594).

Il “principe della musica” innalza al "Re dell’universo" una stupenda costruzione polifonica a otto voci in doppio coro misto, quasi una stereofonia vocale; il primo coro con predominio delle sezioni alte (Soprani I e II, Contralti, Baritoni), il secondo coro con dominanza delle sezioni basse (Contralti, Tenori I e II, Bassi).

La bellezza e la genialità di questo stupendo mottetto consiste nella perfezione armonica e contrappuntistica unita alla vivace freschezza dei canti natalizi.

Palestrina ha realizzato qui uno straordinario ossimoro musicale: una grandiosa architettura polifonica animata da una semplicità e da una vivacità quasi naif. 
La voce onomatopeica infantile “noè, noè, noè...” che è inserita come un ritornello alla fine di ogni frase e conclude la mirabile composizione (e ovviamente non fa parte dell’antifona liturgica!), è una licenza poetica che vuole esprimere i vagiti del neonato Signore (altri pensano a rintocchi di campane, o a una contrazione della parola Noel).

In fondo, Palestrina ha espresso, con questo mirabile contrasto, proprio il mistero del Natale; Colui che il cielo e la terra non possono contenere, si è fatto Bambino in un presepio: l'Eterno nel tempo, l'Infinito nell'infinitamente piccolo...

Ottima l'interpretazione del coro "The Sixteen", diretto da Harry Christophers, di cui già abbiamo postato nei giorni scorsi "O magnum mysterium" di Victoria.

http://semperamicus.blogspot.com/2011/12/anche-gli-animali-festeggiano-il-natale.html

Molto appropriata la location dell'esecuzione: S. Maria Maggiore, la celebre Basilica romana dedicata alla Madonna, dove si custodisce un antico presepio scultoreo, e per questo detta anche "S. Maria ad praesepem".

Buon Natale a tutti!



Hodie Christus natus est (Antifona al Magnificat dei II Vespri di Natale)

Hodie Christus natus est, noe, noe ...      
Hodie Salvator apparuit, noe, noe ...      
Hodie in terra canunt Angeli,                  
laetantur Archangeli, noe, noe ...            
Hodie exsultant iusti dicentes:                 
Gloria in excelsis Deo, noe, noe …        



Oggi è nato il Cristo, noè, noè...
Oggi è apparso il Salvatore, noè, noè...
Oggi in terra cantano gli Angeli,
si allietano gli Arcangeli, noè, noè...
Oggi esultano i giusti, dicendo:
Gloria a Dio nel più alto dei cieli, noè, noè...


venerdì 23 dicembre 2011

Sono nera, ma bella

 

Nell’antivigilia di Natale un pensiero doveroso corre a Maria Santissima, la Vergine Madre di Gesù.

“Ad Iesum per Mariam” dice S. Bernardo, il cantore della Madonna: a Gesù si giunge più facilmente attraverso Maria. E questo non è solo un modo poetico di dire, ma una realtà teologica, che ha il fondamento nel Vangelo.

Tutti infatti sappiamo che proprio attraverso l’intercessione di Maria, Gesù ha compiuto il suo primo miracolo, a Cana di Galilea, durante un pranzo di nozze: la trasformazione dell’acqua in vino (Gv 2, 1-11).

Per questo è lecito e doveroso rivolgerci alla Madre di Dio, per ottenere da Lui l’aiuto necessario nei momenti in cui viene  a mancare anche a noi “il vino della letizia” (S. Agostino).

Dante, che era “vir catholicus”, oltre che sommo poeta, nell’ultimo canto del Paradiso rivolge la sua preghiera alla Vergine Madre per bocca proprio di S. Bernardo, affinché possa finalmente vedere  Dio, al termine del suo viaggio ultraterreno: 

“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”... 
... qual vuol grazia e a te non ricorre, 
sua disianza vuol volar sanz’ali”.

Ma il detto di S. Bernardo assume un significato ancor più forte proprio nell’avvicinarsi del Natale: senza il sì di Maria non sarebbe stata possibile l’incarnazione e la nascita del Figlio di Dio.
Attraverso Maria non solo si giunge a Gesù, ma Gesù viene a noi, si fa uomo come noi, “affinché l’uomo divenga Dio” (S. Atanasio). E non era un sì scontato, quello di Maria; è stato un sì pienamente cosciente e libero.

Molti avranno notato che nell’antica iconografia, la Madonna è raffigurata spesso di colore scuro, nero.
Basti pensare alla Madonna di Loreto, di Czestokowa, di Montserrat, di S. Luca (Bologna), di Oropa (Biella), delle Vertighe (Arezzo), di Fontechiari (Frosinone), di Viggiano (Potenza), di Tindari (Messina), di Cagliari, e così via. Sono centinaia e centinaia in tutta Europa e in Asia, senza considerare ovviamente quelle del continente africano e sud americano. Per tutte queste basterà citare la Madonna di Guadalupe, patrona del Messico e dell'America Latina, detta proprio “la Morenita”.

Come mai nell’Europa della razza bianca ci sono tante immagini di Madonne nere?

In alcuni casi si è potuto osservare che il colore è stato accentuato dal fumo dei lumi votivi. Altri ricercatori, soprattutto antropologi, hanno cercato  motivazioni addirittura paganeggianti, in riferimento alla Madre Terra, poco credibili. 

La raffigurazione della Madonna comincia a comparire con frequenza in piena civiltà cristiana, dopo il Concilio di Efeso, del 431. Figuriamoci se a quella data, e ancora più tardivamente, si poteva confondere il culto di Maria con quello della Terra... D’altra parte queste prime immagini hanno il volto chiaro e splendente (S. Maria Maggiore, S. Maria Antiqua, S. Maria Nova, S. Maria in Trastevere, etc.).

Questi antropologi, che conoscono la religione cristiana come io conosco l’urdu, non sanno che nella liturgia mariana si trova l’antifona “Nigra sum sed formosa, filiae Jerusalem”, cioè, “Sono nera, ma bella, figlie di Gerusalemme”.

Sono parole tratte dal Cantico dei Cantici, ma dalla Chiesa sono state adattate alla Madonna. E poiché questa antifona era recitata nei Vespri della Madonna, ebbero una diffusione universale. In particolare S. Bernardo si distinse nel sottolineare l'aspetto mariano del Cantico.

Musicisti ed artisti, a partire dal gregoriano e dai bizantini (VI-VII secolo), ma soprattutto dopo il II Concilio di Nicea del 787, in cui il culto delle immagini venne solennemente sancito contro l’iconoclastia, non fecero altro che mettere in risalto con le note e con i colori questa stupenda preghiera.

Nigra sum, sed formosa, filiae Jerusalem.
Ideo dilexit me rex et introduxit me in cubiculum suum.
Et dixit mihi: Surge, amica mea, et veni.
Jam hiems transiit, imber abiit, et recessit.
Flores apparuerunt in terra nostra,
Tempus putationis advenit
Alleluia.

(Sono nera, ma bella, figlie di Gerusalemme; perciò il Re mi ha amato e mi ha introdotto nella sua tenda. E mi ha detto: Alzati, amica mia e vieni! Già l'inverno è passato, la pioggia è cessata del tutto. I fiori sono spuntati nella nostra terra, il tempo della potatura è arrivato. Alleluia).

Una lode alla Vergine Madre, e un insegnamento sempre attuale sull'unità del genere umano; non solo in Cristo, ma anche in sua Madre, la Vergine Maria, "nera" e bella.

La versione musicale più conosciuta dell'antifona "Nigra sum" è, dopo il gregoriano, quella di Monteverdi, nel suo capolavoro, “Vespro della Beata Vergine”, del 1610.

Ma nel clima natalizio preferisco una composizione meno fastosa. Perciò propongo la moderna (1966) e affascinante composizione polifonica, in Mi minore, a tre voci pari e accompagnamento di pianoforte, di Pablo Casals (1876-1973), che la compose per onorare la Madonna di Monserrat.

Protagonisti la voce umana e un coro femminile, La Guardia Girls' Choir, in cui spiccano alcune facce nere, e belle.

L’esecuzione è buona. Ma come si fa ad ascoltare un coro perfetto di bionde tedesche cantare: “Nigra sum”?

mercoledì 21 dicembre 2011

Solstizio in settenari (con adonio)














È l’invernal solstizio;
il sole a precipizio
è al de profundis.

È stanco lo stellone,
e oggi è in depressione,
semel in anno.

Fa rapida girata,
poi batte in ritirata;
parce sepulto.

È questo il dì più corto,
ognuno se n’ è accorto;
memento mori...

Ma il sole domattina
torna a salir la china:
est sol invictus.

Riduce piano piano
lo spread suo quotidiano;
tempus, denarius.

In quattro giorni appena
la luce si fa piena:
Nascitur Jesus!

È questo il Sole invitto,
che vince ogni delitto.
Gloria in Excelsis!



Amicusplato


domenica 18 dicembre 2011

Un Natale sempre nuovo (Britten)


Il Natale è la rinascita della speranza.

Qualunque sia la situazione della società, del mondo, e più in particolare quella della nostra vita, con la venuta di Cristo è stata ormai posta nella storia umana e nel profondo del nostro cuore una risorsa inesauribile, un punto di riferimento definitivo.

È la presenza di Dio, a cui possiamo accedere con serena fiducia, visto che si tratta di un Bambino, di un uomo come noi; un Bambino con le braccia aperte, nel gesto dell’accoglienza.

Nel Natale, e in qualsiasi momento della vita, possiamo anche noi rinascere a vita nuova, riprendere il cammino o ricominciare da capo.

La gioia della nascita del Salvatore si esprime bene con il canto. La voce umana e qualche modesto strumento sono i mezzi più adatti. Intorno alla culla di Gesù non è adatta un’orchestra sinfonica...

Dalla polifonia cinquecentesca passiamo in questo post a quella di un autore moderno, il britannico Benjamin Britten (1913-1976) che ha dedicato al Natale una bellissima e geniale composizione: “A Ceremony of Carols”, op. 28, del 1942, per coro e arpa.

Si tratta di 11 brani che riprendono anche melodie gregoriane e antichi canti, trattati con sensibilità moderna, ovviamente. Tradizione e modernità insieme, con risultati eccellenti, come dimostra il brano che presentiamo, il 6 della serie: “This little Babe”, a tre voci pari.

Le parole del canto sono prese da un poemetto del santo gesuita Robert Southwell, che subì torture e martirio in Inghilterra nel 1595.

Britten compone il suo mottetto in forma di canone: la prima strofa è cantata dalle tre sezioni all’unisono; nella seconda strofa entrano in ritardo di un quarto i contralti; nella terza entrano in successione e con il medesimo ritardo anche i mezzosoprani, con un effetto straordinariamente efficace, di echi e controechi, che danno un senso di fanciullesca e gioiosa freschezza. Il canto si conclude a sezione riunite, con grandi accordi, mentre la tonalità di mi bemolle minore diventa un luminoso mi bemolle maggiore.

Nell’esecuzione che ascoltiamo, l’arpa è sostituita dal pianoforte (qui un po’ troppo invadente).

Apprezzabile, anche nell’abbigliamento, il Coro di ragazzi “Mandragora”, di Klin (Mosca).



This little Babe


This little Babe so few days old is come to rifle Satan's fold;
All hell doth at his presence quake though he himself for cold do shake;
For in this weak unarmed wise the gates of hell he will surprise.

With tears he fights and wins the field, his naked breast stands for a shield;
His battering shot are babish cries, his arrows made of weeping eyes,
His martial ensigns Cold and Need, and feeble flesh his warrior's steed.

His camp is pitched in a stall, his bulwark but a broken wall;
The crib his trench, haystalks his stakes; of shepherds he his muster makes;
And thus as sure his foe to wound, the Angels' trumps alarum sound.

My soul, with Christ join thou in fight, stick to the tents that he hath pight;
Within his crib is surest ward, this little Babe will be thy guard.
If thou wilt foil thy foes with joy, then flit not from this heavenly Boy.

 
Robert Southwell


giovedì 15 dicembre 2011

Anche gli animali festeggiano il Natale!



Oggi purtroppo molta musica è diventata sinonimo di assordante rumore e i testi sono spesso insulse filastrocche.

Per questo è necessario tornare alle sorgenti limpide e cristalline della polifonia classica, per disintossicarsi un po' da questo inquinamento acustico e per riscoprire la bellezza del vero canto.

La voce umana non ha bisogno di effetti speciali, né di assordanti accompagnamenti strumentali.

Basta a sé stessa.

Siamo ormai in vista del Natale, sono gli ultimi nove giorni di preparazione.

Come inizio di questa novena ascoltiamo il mottetto natalizio “O magnum mysterium” di Tomàs Luis de Victoria (1548-1611).

Intendo così onorare anche il 400° anniversario della morte del grande polifonista spagnolo, che insieme a Palestrina e Orlando di Lasso è il maggior esponente della musica cinquecentesca.

Questi tre sommi artisti hanno però caratteristiche molto diverse tra di loro.

Orlando di Lasso, fiammingo di origine, ha una scrittura musicale quasi “virtuosistica”; Palestrina, “il principe della musica”, preferisce costruzioni solenni e architetture grandiose, con una perfezione formale ineguagliabile.

La polifonia di Tommaso Ludovico da Vittoria (così è conosciuto in Italia) ha invece come caratteristica principale l’intenso pathos, come del resto è lecito aspettarsi da uno spagnolo. La sua musica, solo religiosa, è ricca di forti chiaroscuri e grandemente espressiva. Per molti aspetti anticipa la sensibilità moderna.

Il suo capolavoro è l’Officium Hebdomadae Sanctae (Ufficio della Settimana Santa), pubblicato a Roma nel 1585 da Alessandro Gardano: 57 brani di appassionante e drammatica trenodia, dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo, uno dei vertici della musica di ogni tempo. 
Basti pensare che in esso si trovano i mottetti “Popule meus”, “O vos omnes”, “Tenebrae factae sunt” (che sono stati già da me postati in altre occasioni in questo blog).

Devo ammettere che nutro una particolare ammirazione per la musica di Victoria. Per questo non mancherò di presentare ancora, prima che termini il IV centenario, altra sua musica.

Il mottetto “O magnum mysterium”, del 1572, a quattro voci dispari (soprani, contralti, tenori, bassi), stupisce oltre che per la bellezza della composizione, anche per il testo: 
“O grande mistero e ammirabile sacramento: che gli animali abbiano visto il Signore appena nato giacente in una mangiatoia! O Vergine Beata, le cui viscere ebbero l’onore di portare Cristo Signore. Alleluia!”.

O magnum mysterium et admirabile sacramentum,
ut animalia viderent Dominum natum
iacentem in praesepio.
O Beata Virgo, cuius viscera
meruerunt portare Dominum Christum.
Alleluia.

Lo stupore (che gli animali, e non le persone, siano stati i primi a vedere la nascita di Gesù) è espresso con un sommesso inizio, affidato alle sole sezioni femminili; efficacissimi in particolare la lunga nota iniziale e il salto discendente di V del soprano, imitato poi dalle altre sezioni. La meraviglia diviene così espressione corale.
Alla voce maschile è affidato quindi il compito di svelare questo “grande mistero”, che gli animali abbiano avuto un simile onore. Il coro si ricompatta, in un accordo di tonalità maggiore, nell'iniziare a cantare le lodi alla Vergine Madre.
L’Alleluia finale è come una goiosa danza in 3/4.

Buona l’esecuzione del gruppo corale inglese “The Sixteen”, diretto da Harry Christophers, specializzato proprio nella musica rinascimentale e barocca.

martedì 13 dicembre 2011

Santa Lucia, lontan da te, quanta malinconia!

 

Non si può lasciar passare il giorno di S. Lucia senza una nota di commento.

Nel cuore dell’inverno, nelle giornate più corte dell’anno, la luce di questa vergine martire siracusana si irradia ancor oggi sul mondo intero e ci prepara ad una luce ancor più radiosa, quella del Natale.

S. Lucia ha ispirato artisti di ogni genere, in particolare musicisti. La bellezza si esprime meglio con il canto che con le sole parole o i colori di una tavolozza; perfino quella di Caravaggio.

Oltre alla popolare canzone “Santa Lucia” (Sul mare luccica l’astro d’argento), ce n’è un’altra che ricorda con non meno efficacia il nome della Santa siracusana, molto venerata anche a Napoli, e che ha dato il nome all’omonimo celebre quartiere marinaro.

Da qui partivano i bastimenti, “per terre assai lontane”, carichi di emigranti. Ma il cuore rimaneva in patria.

Con la bellissima voce del tenore Giuseppe Di Stefano ascoltiamo la bellissima canzone “Santa Lucia luntana” (1919), scritta e composta dal grande  E. A. Mario (1884-1961), autore di canti celeberrimi, tra cui spicca “La leggenda del Piave”.

Scusate se è poco...

domenica 11 dicembre 2011

C'è ancora posto per la gioia?

 

L'approssimarsi del Natale è motivo di gioia profonda. La III domenica di Avvento, quella di oggi, è chiamata domenica "Gaudete" (Rallegratevi!) dalle prime parole dell'Introito della Messa.

Stiamo per festeggiare la nascita del Salvatore, l'inizio di una umanità nuova, fondata sull'amore e sulla fratellanza.

Per alcuni la festa ha perso molto del suo vero significato, ed è un vago risveglio dei buoni sentimenti.

Per altri (per fortuna pochi) il Natale è addirittura una festa che reca fastidio. Nel web ci sono di quelli che la vorrebbero perfino abolire, e non sono musulmani; sono atei e anticlericali nostrali.

Le opinioni, anche le più sciocche, vanno rispettate. Ma quando diventano aggressione vera e propria ai valori più grandi e profondi della nostra civiltà, allora bisogna reagire con fermezza e con fierezza cristiana.

Gesù Cristo ha portato il messaggio più grande e più "rivoluzionario" della storia umana.

Chi lo vorrebbe "fare fuori" un'altra volta, vorrebbe riportare l'orologio dell'umanità al tempo "avanti Cristo": quello dei razzismi, della legge del più forte, della guerra di tutti contro tutti, dell'odio e dell'egoismo eretto a sistema.

Una prospettiva da incubo.

Vieni, Signore Gesù!

Nella domenica della gioia ascoltiamo il canto del Magnificat (Lc 1, 39-45). È la gioia di Maria per l'opera che Dio ha compiuto in lei, umile creatura, a favore dell'umanità.

Proponiamo un versetto: "Quia respexit humilitatem ancillae suae; ecce enim ex hoc beatam me dicent [omnes generationes]" (Poiché ha guardato l'umiltà della sua serva, ecco che da ora tutte le generazioni mi chiameranno beata).

La musica è quella sublime di J. S. Bach, BWV 243. La voce è del soprano finlandese Tarja Turunen, in una versione "moderna" molto suggestiva.



giovedì 8 dicembre 2011

Er papa e le tasse (pasquinata)




Incredibile la gazzarra mediatica che gruppi anticlericali e massonici stanno facendo in questi giorni (anche nel web) contro la Chiesa in Italia, rea a loro dire di non pagare le tasse, in particolare l'ICI.

Si tratta di una menzogna spudorata, che solo gente in malafede può sostenere. La Chiesa paga ciò che deve pagare, e nei confronti dello Stato italiano sarà sempre in credito. Se non altro, per quanto le è stato espropriato, e per quanto sta facendo per tutti, specialmente per i più poveri e i più diseredati.

Coloro che conducono questa tragicomica battaglia contro preti, frati e suore (!) dovrebbero piuttosto guardare i loro conti in banca e cominciare a dare qualcosa. Non può che trattarsi di gente che ha soldi. 

Non credo sia gente che frequenti le mense della Caritas.

Per parte mia, mi accontento di trattarli da coglioni, anzi, da "cojoni", visto che si tratta di una pasquinata.

La Madonna Immacolata mi perdonerà se, nel giorno della sua festa, uso un linguaggio poco liturgico.

Ma anche Lei è raffigurata con un serpente sotto i piedi...




Er papa e le tasse


Qualcuno vuol tassare anche le chiese,
la caritas, le mense, l’oratori,
i conventi, le suore der Paese,
per riportare l’euro ai su’ valori...

Ce l’han co ‘r papa e tutta la congrega,
nun je 'mporta dell’euro e de’ poeracci;
e se doppo stan peggio, che tte frega:
i poveri affanculo, li mortacci!

Io tasserebbi invece li cojoni,
quelli che vendon le stronzate a mazzo.  
Ma nun capite, teste de minchioni,
che senza Papa e Chiese ‘un siamo un cazzo?


Amicusplato

mercoledì 7 dicembre 2011

Ave Maria! (Bruckner)


Per onorare Maria SS. Immacolata, di cui domani ricorre la festa, propongo all’ascolto la preghiera dell’Ave Maria, musicata nel 1861 dal grande compositore austriaco Anton Bruckner (1824-1896).

Si tratta di un mirabile mottetto polifonico a cappella a sette voci miste, in pratica tutte le sezioni della voce umana: soprani, mezzosoprani, contralti, tenori primi, tenori secondi, baritoni e bassi.

La preghiera è iniziata dalle tre sezioni femminili: è il saluto a Maria, piena di grazia:  
“Ave Maria gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus”.

Ad esse si sostituiscono le quattro voci maschili, quando il canto prosegue nella lode di Gesù:  
“Et benedictus fructus ventris tui, Jesus”.

Sulla parola “Jesus” si uniscono in tre accordi successivi le varie voci, fino al fortissimo (“ff”) accordo finale con tutte e sette le sezioni. È il centro verso cui converge tutta preghiera, ed è la professione di fede del cattolico Bruckner.

Nella seconda parte, la lode a Maria (“Sancta Maria, Mater Dei”) diviene rapidamente un incontenibile grido di gioia di tutte le voci, mentre la tessitura del canto si fa più mossa, per diventare poi intima invocazione nella parte finale: “ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae”.

Sulla parola “mortis” Bruckner fa fare alle voci alte un brusco salto di ottava discendente, per indicare la drammatica caduta della vita umana nel momento ultimo. Ma genialmente l’autore non conclude subito (come dovrebbe) con l’Amen finale; prima ripete l’invocazione a Maria (“Sancta Maria, ora pro nobis”); per affidare ancora una volta la vita umana, nel momento del trapasso, alla protezione della Madre di Dio. 

L’Amen finale suggella un capolavoro di pura polifonia  (nel secolo del melodramma!) e uno stupendo canto di preghiera.

Bruckner aveva una profonda fede; nel secolo del positivismo non faceva mistero della sua “infiammata natura di cattolico”, come egli stesso diceva. Ci ha regalato in effetti una serie di opere sacre che lo testimoniano ampiamente.
Alcuni suoi mottetti, come questo, sono dei “cavalli di battaglia” di ogni coro polifonico che si rispetti.

Il Dresdner Kreuzchor diretto da Martin Flämig, che esegue l'Ave Maria, è davvero un ottimo complesso, e interpreta perfettamente questa stupenda partitura.

Ave Maria!


sabato 3 dicembre 2011

Nino Rota. Un secolo di colonne sonore



Gran parte del successo di molti capolavori cinematografici si deve alla colonna sonora.

La genialità e l’originalità dell’accompagnamento musicale nelle scene del film, a partire dai titoli di testa, determinano nello spettatore una partecipazione “totale” alla rappresentazione, che spesso si sintetizza nel suo leitmotiv, nel motivo conduttore.

Sergio Leone ha trovato in Ennio Morricone il perfetto pendant per i suoi films, e la musica dell’uno richiama l'opera dell’altro, e viceversa.

Lo stesso si può dire di Federico Fellini, che ha avuto in Nino Rota (3 dicembre 1911- 1979) il partner ideale nella composizione delle colonne sonore di molti suoi capolavori.

Tutti abbiamo presente le pellicole di Fellini; abbiamo ammirato, ci siamo divertiti e inebriati di quel mondo fantasmagorico e spesso surreale, dove il sogno si confonde con la realtà, il dramma con la voglia di vivere; un grande circo, dove attori e spettatori sono sotto lo stesso tendone.

“Il mondo intero è una ribalta”, ha scritto Shakespeare.

Il genio felliniano aveva bisogno di un genio musicale. E questo è stato Nino Rota: un genio. Alle luci e ai colori delle riprese cinematografiche ha aggiunto i suoni delle sue composizioni, ora dolci, ora drammatiche, ora ironiche, ora surreali: un caleidoscopio di temi che hanno dato vivezza e spessore ai personaggi e alle vicende narrate, e le hanno rese indimenticabili.

Basterà ricordare “I vitelloni” (1953), “La strada” (1954), “Il bidone” (1955), “Le notti di Cabiria” (1957), “La dolce vita” (1960), “8 ½” (1963), “Amarcord” (1973), “Prova d’orchestra” (1978).

Nino Rota ha composto anche per altri registi, e il tema dell’amore in “Romeo e Giulietta” di Franco Zeffirelli (1968), così come il tema de “Il Padrino” di Francis Ford Coppola (1972) rimarranno nella storia della musica.

Ho già postato il tema conduttore di "Romeo e Giulietta".


Mi piace ricordare oggi il grande compositore milanese, nel centenario della nascita, onorato anche da Google, con la sua colonna sonora nel capolavoro felliniano “8 ½”.

Un brano magistrale.

giovedì 1 dicembre 2011

Natale poverello

 













Ho rubato un po’ di cielo
da una notte blu stellata,
e di muschio un verde velo
ho sottratto a una vallata.

Un capanno poi ho cercato
con un bue e un asinello;
lo scenario ho preparato
al divino Bambinello.

Ma difficile mi è stato
ritrovare i personaggi
per portare al divin nato
i più cari nostri omaggi.

Greggi e pecore son rare,
i pastor sono scomparsi;
le persone hanno da fare,
non han tempo di fermarsi

ad un misero tugurio
dove nasce un bambinello.
C’è il regalo, c’è l’augurio,
è natale e il tempo è bello...

Un Natal senza il Bambino,
festa senza il festeggiato.
Ma io voglio star vicino
a quel Dio che per me è nato!




Amicusplato