giovedì 29 aprile 2010

C'è la luna (chi l'ha vista?)
















Non so se avete visto lo splendido plenilunio di stanotte...

Solo un Notturno di Chopin può adeguatamente descrivere l'emozione che si prova di fronte allo spettacolo che il nostro satellite sta offrendo a noi poveri mortali.

Un Notturno di Chopin; oppure "Claire de Lune" di Debussy, o "Al Chiaro di Luna" di Beethoven...

Se poi questo non basta, ci aiuta una poesia di Leopardi, un frammento poetico di Saffo, o un racconto di Pirandello.

Già, Luigi Pirandello.

Chi non ricorda, "Ciàula scopre la luna"? Il racconto del povero caruso che passa la sua gioventù lavorando come un animale in una miniera di zolfo, disprezzato da tutti e senza alcuna stima di sé stesso.

Ma quella notte Ciàula, risalendo dal ventre della montagna col suo carico di zolfo...

"Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprí le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la luna.

Sí, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la luna? Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.

Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola, eccola là, la una… C’era la luna! La luna!

E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva piú paura, né si sentiva piú stanco, nella notte ora piena del suo stupore."
  (Novelle per un anno).


Non meravigliamoci troppo di Ciàula.

Anche i blogger troppo spesso vivono rinchiusi nella loro tana, sapendo che c'è la luna; ma forse non l'hanno mai vista...
 



mercoledì 28 aprile 2010

Arpa in concerto



Nella vastissima produzione musicale di G. F. Händel (1685-1759) non possono certo mancare i concerti per arpa.

Benché nelle orchestre del tempo la presenza dell’arpa obbligata non fosse una cosa frequente, in terra inglese, dove Händel svolse in gran parte la sua opera, lo strumento era di casa.

Egli ebbe modo di conoscere i grandi arpisti gallesi, come Thomas Jones e William Powell, che certamente stimolarono la sua fantasia di compositore.

Nasce così nel 1736, per onorare la patrona della musica S. Cecilia, il Concerto in Si bemolle maggiore per Arpa e Orchestra, op. 4, n. 6.

Di questo celebre Concerto presento il primo movimento, "Andante Allegro".
Una musica fresca, gioiosa, quasi sbarazzina. Un inno alla serenità.

Esegue il brano l’arpista sedicenne Elisa Netzer, che dimostra già notevoli doti.
L’Orchestra di Lugano è composta da strumenti a plettro, praticamente da mandolini.
Direttore e trascrittore del concerto Mauro Pacchin.

Complimenti!

martedì 27 aprile 2010

Rach 3. Bello e (quasi) impossibile




Il Concerto n. 3 in Re minore, op. 30, per Pianoforte e Orchestra, composto nel 1909 da Sergej Rachmaninov, conosciuto ormai come "Rach 3", è considerato il più difficile brano per pianoforte che sia stato mai scritto.

Ma oltre che leggendario per la sua difficoltà, il Rach 3 è anche una monumentale composizione di musica ispirata. I suoi tre movimenti (Allegro ma non tanto, Adagio, Alla breve) della durata complessiva di circa 40 minuti sono una summa di virtuosismo, fantasia, potenza ed espressività.

Il pianoforte è il protagonista assoluto, per la pressoché continua presenza e per la sua svettante sonorità nell’insieme orchestrale.

Il concerto inizia con un affascinate spunto melodico, immediatamente elaborato in maniera virtuosistica. 








Propongo questo stupendo incipit, per invogliare tutti all’ascolto dell’intera composizione.

Magari a puntate…

Insuperabile l’esecuzione di Martha Argerich, con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Berlino, diretta da Riccardo Chailly.

Il titanico sforzo di un pianista per affrontare questa partitura è descritto in modo affascinante e drammatico nel film “Shine” del 1996. http://www.youtube.com/watch?v=qkH7CydWW18

lunedì 26 aprile 2010

La musica dei figli del vento




Il popolo zingaro, discendente da popoli nomadi dell’Asia centrale, nel suo infinito peregrinare per tutta Europa, ha sempre presentato per una società stanziale notevoli problemi di inserimento.

Al tempo stesso ha costituito un fascino indiscutibile nell’immaginario collettivo. Una vita errabonda, ma libera; senza patria, ma al tempo stesso senza frontiere, se non l’orizzonte sconfinato.

Un popolo con forti legami familiari e di clan, passionale e al tempo stesso malinconico, come dimostrano le melodie e i canti gitani. La musica e la danza hanno sempre avuto un posto di rilievo nella vita di questa gente.

Grandi artisti, specie nel periodo romantico, hanno preso spunto da temi o argomenti zigani e ne hanno saputo trarre autentici capolavori. Basterà citare Brahms e le sue “Danze Ungheresi” (in realtà, zigane), le "Rapsodie Ungheresi” di Liszt, la “Carmen” di Bizet, la rapsodia da concerto “Tzigane” di Ravel…

Un grande omaggio al popolo gitano è costituto dalle “Zigeunerweisen” (“Aires Zingaros”), op. 20, del 1878, di Pablo De Sarasate, celeberrimo violinista e grande compositore spagnolo (1844-1908).

Presentiamo le “arie zingaresche” di Sarasate con il violino di Sarah Chang, l’Orchestra Filarmonica di Berlino e la direzione di Placido Domingo.

Una musica straordinaria con interpreti eccezionali, per onorare i figli del vento…

domenica 25 aprile 2010

Ma dov'è la festa?



















Alla fine di ogni 25 Aprile si devono sempre fare i conti della “festa”.

Anche quest’anno è stata caratterizzata da contestazioni alle autorità, fischi, e anche uova marce. 
Altrove, niente “Bella Ciao”, e partigiani ospiti sgraditi.

La stragrande maggioranza delle persone si tiene alla larga da cortei e manifestazioni.

Qualcuno mi spieghi che tipo di festa è passata.

Un altro modo per festeggiare il 25 Aprile




Il Coro degli Zingari, nell’opera Il Trovatore (1853) di Giuseppe Verdi, è un brano notissimo.

Noi lo postiamo per due motivi.

Anzitutto per la sua ruvida bellezza, come si addice ad un gruppo di zingari che improvvisano un canto.

In secondo luogo perché il protagonista dell’opera è il trovatore Manrico, creduto figlio della zingara Azucena. E il melodramma descrive, da una parte, i pregiudizi e le persecuzioni nei confronti degli zingari, e dall’altra, il loro fortissimo temperamento e i loro saldi affetti familiari.

In fondo Giuseppe Verdi ci dà una lezione anche di umanità.

L’orrendo pregiudizio, che aveva portato la madre di Azucena al rogo come strega, sarà la causa del tragico finale, nel quale tutti i protagonisti saranno vittime.
Anche il Conte di Luna, che scoprirà di aver fatto morire non il rivale in amore e figlio della zingara Azucena, ma in realtà suo fratello stesso.

Mi pare che quest'opera abbia qualcosa da insegnarci anche oggi...



Molto efficace la direzione di  Giuseppe Sinopoli

Coro degli Zingari

Vedi! Le fosche notturne spoglie
De' cieli sveste l'immensa volta;
Sembra una vedova che alfin si toglie
I bruni panni ond'era involta.
All'opra! all'opra!
Dàgli, martella.
Chi del gitano i giorni abbella?
La zingarella!

Uomini
(alle donne, sostando un poco dal lavoro)

Versami un tratto; lena e coraggio
Il corpo e l'anima traggon dal bere.

(Le donne mescono ad essi in rozze coppe)

Tutti
Oh guarda, guarda! del sole un raggio
Brilla più vivido nel mio/tuo bicchiere!
All'opra, all'opra...
Dàgli, martella...
Chi del gitano i giorni abbella?
La zingarella!

sabato 24 aprile 2010

Grande, non solo per le sue mani...




Sergej Rachmaninov (1873-1943) è un musicista russo celebre per la sua bella musica, ma anche per alcune caratteristiche da Guiness dei primati.

Anzitutto per le sue mani gigantesche, che gli permettevano di coprire, si dice, un intervallo di quattordicesima (!). Da pollice a mignolo l’estensione della sua mano doveva essere di circa 28 cm… Mah!
Amplissime erano, ad esempio, le mani  di Sviatoslav Richter, con estensione di una dodicesima; e sono già belle mani da pianista quelle che raggiungono bene una decima (la classica Do4-Mi5, per intendersi).

Inoltre, il suo Concerto per Pianoforte e Orchestra, n. 3, in Re minore, op. 30, noto come "Rach 3", è ormai considerato il pezzo più difficile mai scritto per pianoforte.
Pezzi non meno difficili sono stati scritti da Brahms e da Prokofiev, nonché da Liszt. Ma è indiscutibile che il film “Shine” del 1996 ha contribuito a fare del “Rach 3” la vetta del virtuosismo musicale.

La grandezza di Rachmaninov non consiste ovviamente nelle sue... mani, ma in una musica che è erede della tarda tradizione romantica, alla quale egli unisce alcune novità del XX secolo e l’inconfondibile sensibilità  russa.

Come dimostra il bel Preludio 23, n. 5, in Sol minore, suonato magnificamente dal grandissimo Emil Gilels.

venerdì 23 aprile 2010

C'è duetto e duetto...



Ci sono duetti che fanno scintille per i contrasti che li caratterizzano, come quello che abbiamo visto ieri tra Berlusconi e Fini.

Ce ne sono altri invece che sono autentiche opere d’arte e allietano lo spirito, come “Il duetto dei fiori”, dall’opera Lakmé (1883) del francese Léo Delibes (1836-1891).

Un duetto notissimo, soprattutto per l'uso che ne viene fatto dalla pubblicità commerciale e dalla quale ne esce sempre malconcio.

Noi lo proponiamo integralmente, cantato da due superstars, il soprano Anna Netrebko e il mezzosoprano Elina Garanca.

È un dialogo tra la principessa indiana Lakmé e la sua ancella Mallika, nel I Atto dell'opera, mentre le due giovani donne stanno per entrare nel fiume, cogliendo fiori.
Ci sono parti dialogate, e una lunga parte (ripetuta) in duetto.
Nel duetto le due voci cantano parole leggermente diverse, come si può vedere nel testo di E. Gondinet e P. Gille. L'opera è tratta da un racconto di Pierre Loti.


LAKME
Viens, Mallika, les lianes en fleurs
Jettent déjà leur ombre
Sur le ruisseau sacré qui coule, calme et sombre,
Eveillé par le chant des oiseaux tapageurs!

MALLIKA
Oh! maîtresse,
C'est l'heure ou je te vois sourire,
L'heure bénie où je puis lire dans le coeur toujours fermé de Lakmé!

LAKME
Dôme épais le jasmin,
A la rose s'assemble,
Rive en fleurs, frais matin,
Nous appellent ensemble.
Ah! glissons en suivant
Le courant fuyant:
Dans l'onde frémissante,
D'une main nonchalante,
Gagnons le bord,
Où l'oiseau chante, l'oiseau, l'oiseau chante.
Dôme épais, blanc jasmin,
Nous appellent ensemble!
MALLIKA
Sous le dôme épais, où le blanc jasmin
A la rose s'assemble,
Sur la rive en fleurs, riant au matin,
Viens, descendons ensemble.
Doucement glissons;
De son flot charmant
Suivons le courant fuyant:
Dans l'onde frémissante,
D'une main nonchalante,
Viens, gagnons le bord,
Où la source dort
Et l'oiseau, l'oiseau chante.
Sous le dôme épais,
Sous le blanc jasmin,
Ah! descendons ensemble!

LAKME
Mais, je ne sais quelle crainte subite
S'empare de moi,
Quand mon père va seul à leur ville maudite,
Je tremble, je tremble d'effroi!

MALLIKA
Pour que le Dieu Ganeça le protège,
Jusqu'à l'étang où s'ébattent joyeux
Les cygnes aux ailes de neige,
Allons cueillir les lotus bleus.

LAKME
Oui, près des cygnes aux ailes de neige,
Allons cueillir les lotus bleus.

...

LAKME
Vieni, Mallika, le liane sono fiorite
Gettano già la loro ombra
Sul sacro ruscello che scorre
Calmo e sereno
Risvegliato dagli uccelli canterini.

MALLIKA
Oh mia padrona!
È l’ora nella quale vedo il tuo volto sorridente
L’ora benedetta nella quale posso leggere
Nel cuore sempre chiuso di Lakmé!

LAKME
Cupola fitta il gelsomino,
si avviluppa alla rosa
Riva fiorita, fresco mattino,
ci chiamano insieme.
Ah! Scivoliamo seguendo la corrente fuggitiva:
sull’onda fremente,
con mano noncurante,
guadagniamo la riva,
dove l’uccello canta, l'uccello, l'uccello canta.
Cupola fitta, bianco gelsomino,
ci chiamano assieme.
MALLIKA
Sotto la cupola fitta di bianco gelsomino
Che si avviluppa alla rosa
Sulla riva fiorita che ride al mattino
Vieni, discendiamo assieme.
Scivoliamo dolcemente
Lungo i deliziosi flutti
Seguiamo la corrente fuggitiva:
Sull’onda fremente
Con mano noncurante
Vieni, guadagniamo la riva
Dove la sorgente dorme
E l’uccello, l’uccello canta.
Sotto la cupola fitta,
Sotto il bianco gelsomino,
Ah! Discendiamo assieme!


LAKME
Ma, non so qual timore improvviso
s’impadronisce di me,
quando mio padre da solo
volge verso la città maledetta;
Io tremo, io tremo di spavento!


MALLIKA
Perché è il dio Ganessa che lo protegge,
fino allo stagno dove sguazzano lieti
i cigni con le ali di neve.
Rechiamoci a cogliere il loto blu.

LAKME
Sì, dietro ai cigni con le ali di neve
rechiamoci a cogliere il loto blu.

...

giovedì 22 aprile 2010

Coraggio, che dopo l'aprile viene il maggio!




È uno dei proverbi toscani più simpatici.

Lo dicevano i contadini e i pastori dopo il rigido inverno, quando i segni della buona stagione erano già evidenti, ma le giornate piene di sole si facevano ancora desiderare.

Lo ripetevano poi in tutte le occasioni, nelle quali lo scoraggiamento stava prendendo il sopravvento.

Un invito alla speranza. Un po’ come la celebre frase di Eduardo “ha da passa' 'a nuttata!”, divenuta anch’essa ormai proverbiale.

E visto che si parla di Napoli, niente di meglio per una buona carica che un caffè napoletano, oppure una musica di Domenico Scarlatti, il genio del clavicembalo.

La Sonata in Si minore, L 449 (K 27), eseguita alla perfezione da Arturo Benedetti-Michelangeli, è proprio quello che ci vuole.

Aspettando il maggio...

domenica 18 aprile 2010

Un trio memorabile per una giornata da ricordare



Una giornata, quella di oggi, densa di avvenimenti.

La chiusura degli spazi aerei in Europa, con il caos che ne è seguito per i viaggiatori appiedati.
Le solenni esequie di Stato in Polonia per le 96 vittime della sciagura di Smolensk.
La visita apostolica di Papa Benedetto XVI a Malta, accolto con grande calore, e la sua ennesima e ferma condanna per la pedofilia nella Chiesa.

Una giornata memorabile, nel male e nel bene.

Tre avvenimenti, a cui se ne possono aggiungere altri, ovviamente, come la liberazione dei nostri tre connazionali di Emergency in Afghanistan, oppure (si parva licet…) la vittoria della Roma nel derby capitolino, con il nuovo sorpasso sull’Inter in vetta alla classifica.

Una giornata intensa, che solo una grande musica ispirata può esprimere adeguatamente.

E allora bisogna riascoltare il Trio in Mi bemolle maggiore, op. 100, di Franz Schubert, del 1827.

Tre soli strumenti: pianoforte, violino e violoncello; ma una musica “totale”.

Proponiamo la suggestiva versione che ne offre il il film Barry Lyndon, di Stanley Kubrick, del 1975.

Finis Poloniae...



Il Preludio in Mi minore, op. 28 n. 4, di Fryderyk Chopin ha un significato tutto particolare, che forse molti non conoscono.

Questo breve ma intenso Preludio venne suonato, con l’altro Preludio n. 6 in Si minore, al monumentale organo della Chiesa della Madeleine di Parigi dall’insigne organista Louis Lefébure-Wély proprio durante i funerali di Chopin, il 30 ottobre 1849.

Dopo Lefébure-Wély hanno ottenuto il prestigioso incarico di organisti alla Madeleine, Camille Saint-Saëns e Gabriel Fauré, per citarne solo due.

Mi pare opportuno postare questo commovente e storico Preludio nel giorno delle esequie del Presidente della Polonia Lech Kaczyński, di sua moglie Maria e degli altri dirigenti e vittime della sciagura aerea di Smolensk, del 10 aprile scorso.

Un velo di tristezza, resa ancor più palpabile dalle ceneri che hanno chiuso i cieli d’Europa per l’eruzione del vulcano islandese dal nome impossibile.

sabato 17 aprile 2010

La tempesta di Malta



Quest'anno 2010 può essere già considerato sufficientemente "tempestoso".

E non mi riferisco solo all'aspetto climatico, con un inverno tra i più rigidi e piovosi degli ultimi cento anni.

Ben più grave il tremento terremoto di Haiti, a cui ne è seguito in questi giorni un altro in Cina.

L'orribile sciagura aerea di Smolensk ha cancellato in un attimo la dirigenza della Polonia.

Ci si mettono ora anche i vulcani a far sentire la loro voce inquietante, e dall'Islanda è partita una nube di cenere che ha coperto i cieli di mezza Europa.

Tempesta anche nella Chiesa, con gli scandali della pedofilia, contro la quale Papa Benedetto XVI sta combattendo con coraggio e fermezza.

Una tempesta costrinse S. Paolo a fermarsi a Malta per tre mesi, dopo il drammatico naufragio della nave che doveva portarlo a Roma, per essere processato da Nerone (Atti degli Apostoli, 27 e 28). Ma in quei tre mesi di sosta forzata convertì l'isola, che ancora oggi è una roccaforte della fede cattolica.

Era l'anno 60 dopo Cristo.

Nel ricordo del naufragio di Paolo, che significò anche la conversione di Malta, Papa Benedetto compie il suo viaggio apostolico di due giorni, oggi e domani.

Voglio accompagnarlo anzitutto con la mia preghiera.

A questa unisco una più laica sonata di Beethoven, ovviamente la "Tempesta", in Re minore, Op. 31, n. 2, III movimento. Una tempesta avvincente, questa volta, piena di fascino.
Tanto più eseguita da quel mitico pianista che è stato Wilhelm Kempff.

Anche dagli sconquassi più rovinosi possono sorgere nuovi germogli di vita e di speranza.

È ciò che accadde a S. Paolo nel naufragio di Malta, 1950 anni fa.

È ciò che mi auguro accada anche oggi.



giovedì 15 aprile 2010

Buon compleanno, Papa Benedetto!




Domani 16 aprile Papa Benedetto XVI compie 83 anni, e tra quattro giorni festeggia il 5° anniversario della sua elezione al soglio pontificio.

Il Santo Padre sta guidando con sapienza e fermezza la Chiesa, in un momento difficile e delicato.

Le forze dell’inferno non prevarranno, come ha promesso Gesù a Pietro nel Vangelo (Mt 16, 18).

La barca di Pietro è inaffondabile, perché costruita dalle mani di un falegname molto esperto, il Figlio di Dio.

Le squallide e ossessive accuse contro il Santo Padre da parte del laicismo nostrano ed estero ritornano al mittente come un boomerang.

Mai come in questo momento la Chiesa si stringe intorno al successore di Pietro per esprimergli il suo affetto e la sua fedeltà, e per fare un serio esame di coscienza.

Anch’io voglio festeggiare Papa Benedetto XVI, fine estimatore di musica, con un grande brano sinfonico, "Die Hebriden" (Le Ebridi), di Felix Mendelssohn-Bartholdy, del 1830.

Mendelssohn voleva in certo modo rappresentare il mare delle Ebridi nel suo incessante movimento. A volte il mare si fa agitato, ma alla fine si placa, in una serena distesa di acque.

È quello che auguriamo a Papa Benedetto, al timone della nave di Pietro: una sicura e serena traversata nel mare di questo mondo inquieto.

Il brano è eseguito dall'Orchestra dell'Università di Lipsia. Il poema sinfonico si conclude brevemente qui: http://www.youtube.com/watch?v=9B3Njr_nqQU&feature=related

Auguri, Joseph Ratzinger, Papa Benedetto!


mercoledì 14 aprile 2010

Ci vuole fantasia, quella di Chopin



Solo la musica di Chopin mi pare appropriata, in questi giorni di dolore e di lutto per la nazione polacca.

Scopriamo così che infinita è la gamma dei sentimenti che il sommo artista del pianoforte riesce a far vibrare, con una tastiera a disposizione.

Nella Fantaisie-Impromptu, in Do diesis minore, op. 66, del 1834, ne abbiamo una prova esemplare.

Il virtuosismo proprio dell' "improvviso" (impromptu) fa emergere con maggiore intensità i momenti di pathos e di commossa ispirazione.

Una stupenda Fantasia; e non è da meno la pianista russa Valentina Igoshina...

martedì 13 aprile 2010

Che tristezza!



Di fronte alla tremenda sciagura aerea di Smolensk nella quale hanno perso la vita molti dirigenti della Polonia, tra i quali lo stesso Presidente della Repubblica Lech Kaczyński, il mondo intero è rimasto sgomento.

C'è stato comunque in Italia chi ha cercato di fare del lugubre umorismo politico perfino su una tragedia così immane.

La "jena ridens" non è il mio genere preferito. Non mi fa ridere. Aumenta solo la tristezza.

Una tristezza che voglio esprimere ancora una volta con le note di Fryderyk Chopin, figlio di quel fiero popolo.

Le note dello Studio 10, n. 3, in Mi maggiore, denominato "Tristesse".

domenica 11 aprile 2010

Se non vedo, non credo!

















In questa Domenica dopo Pasqua la liturgia presenta il Vangelo con l'episodio dell'apostolo Tommaso: "Se non metto la mia mano nel costato di Gesù, non crederò!"

Venne Gesù a porte chiuse e disse: "Metti qua la tua mano nel mio costato, e non essere più incredulo, ma credente!" E Tommaso disse: "Mio Signore e mio Dio!"

Commentano i Padri della Chiesa: "L'incredulità di Tommaso, che ha obbligato il Signore a manifestarsi in modo così evidente, è stata utile anche per noi, perché ci fa superare la nostra incredulità".

Pochissimi artisti hanno rappresentato questa scena, forse per rispetto a Tommaso, l'apostolo "incredulo". L'iconografia lo rappresenta con la palma dei martiri, oppure con una lancia, lo strumento del suo martirio, avvenuto in India. E la numerosa comunità cristiana in India ha le sue radici proprio nella testimonianza dell'Apostolo Tommaso.

Caravaggio invece ha voluto rappresentare l'Apostolo proprio nella sua incredulità, nel suo toccare con mano la ferita del costato di Cristo.

Il geniale artista non si lascia condizionare dalle immagini oleografiche tradizionali; i suoi quadri non sono "santini", ma impietose rappresentazioni della realtà, sia pure sacra.

Anche i due apostoli che gli sono vicini sono raffigurati in una umanissima tensione, ben espressa dal corrugarsi della fronte. I volti sono quelli di gente comune, senza aureole sul capo.

Ma a ben guardare la loro santità è espressa in modo ancor più efficace.

Anzitutto, il dono della grazia li avvolge come un fascio di luce, proveniente da sinistra, e li fa emergere dalle tenebre in cui è immersa la scena.

E la mano di Cristo, che prende il dito di Tommaso e lo porta con decisione al suo petto squarciato, è la traduzione iconografica delle parole stesse di Gesù: "Metti qua la tua mano nel mio costato!" Caravaggio non le intende come un invito retorico, ma come una presa per mano dell'apostolo, affinché verifichi la realtà del Risorto.

Si noti infine come i quattro personaggi formino con le loro teste ravvicinate una croce perfetta.

Ben poco aveva capito il Marchese Vincenzo Giustiniani, committente del quadro, che rimase scandalizzato dalla pittura, a suo parere senza sacralità. Forse si aspettava Tommaso in ginocchio mentre dice: "Mio Signore e mio Dio!"

Ma Caravaggio ha colto dell'incontro di Tommaso con Cristo il momento decisivo per la sua conversione: mettere la mano nel costato del Risorto.

E lo ha fatto per ciascuno di noi.

Grande Caravaggio!


Foto in alto: "Incredulità di San Tommaso" (1601), Caravaggio, Bildergalerie, Potsdam.

sabato 10 aprile 2010

Il pianto per le vittime di Smolensk-Katyn




La tragica sciagura area di stamani nei boschi di Smolensk ha decapitato i vertici della nazione polacca.

Tra le 96 vittime, il Presidente Lech Kaczynski, sua moglie Maria, il capo della cancelleria della presidenza, il capo del consiglio di sicurezza nazionale e il governatore della Banca centrale.
Inoltre, il viceministro della Difesa Staniskaw Komorowski, il capo di Stato maggiore Franciszek Gagor e altri sette generali.

Il presidente Kaczynski si stava recando in Russia per commemorare il 70° anniversario dell'eccidio di Katyn nel 1940 da parte della polizia segreta dell'Nkvd, quando su ordine di Stalin furono uccisi quasi 22.000 esponenti della élite politica e militare polacca.

Un'incredibile tragica concomitanza. Tra l'altro Katyn è a pochi km di distanza dal luogo del disastro aereo odierno.

Anche noi vogliamo unirci al grande dolore della nazione polacca, e lo facciamo con la voce del suo più grande artista, Fryderyk Chopin.

giovedì 8 aprile 2010

La più bella "mattinata"




Tra i capolavori della musica operistica spicca per la sua freschezza e la sua immediata comprensione la “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni.

Fin dalla sua “prima”, al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, ottenne un successo strepitoso.

Abbiamo già postato nei giorni scorsi l’Inno di Pasqua e l’Intermezzo.

Ma fin dall’inizio l’opera di Mascagni, un atto unico tratto dall’omonima novella di Giovanni Verga, affascina l’ascoltatore con un Preludio di rara bellezza, nel quale è contenuta un’autentica perla musicale: la serenata, ma meglio sarebbe dire la “mattinata” (nel libretto è chiamata “Siciliana”, per la lingua usata) di Turiddu a Lola, giovane moglie di Alfio, di cui è innamorato.

Sarà proprio questo amore adulterino che, scoperto, porterà al duello finale “nei fichidindia della Canziria” tra i due rivali; e Alfio laverà nel sangue del suo coltello l’onta del disonore.
Cavalleria Rusticana, appunto.

Considero la “siciliana” di Turiddu la più bella serenata della storia della musica, sia per la svettante linea melodica, che per il suo colorito linguaggio.

Perfetta l'interpretazione del tenore Gianfranco Cecchele, nella registrazione del 1968 con l'Orchestra della Scala diretta da Herbert Von Karajan.

mercoledì 7 aprile 2010

Intermezzo, made in China



Non si può ricordare la "Cavalleria Rusticana" (1890) senza citare l’Intermezzo, una delle pagine più ispirate del grande livornese Pietro Mascagni (1863-1945), padre del verismo operistico.

Una pagina rasserenatrice, con qualche fremito che anticipa il rapido e tragico finale.

È il leitmotiv dell’opera, che fa capolino fin dall’apertura del sipario, e ora si distende in tutta la sua bellezza.

Una musica degna del periodo di Pasqua, giorno nel quale la vicenda si svolge.

Fa una certa impressione ascoltare la nostra musica eseguita alla perfezione da artisti cinesi, diretti dal grande (non mi riferisco alla statura) Lim Kek-tjiang.

Non ci copiano solo i prodotti. Ora ci clonano anche gli artisti...

martedì 6 aprile 2010

Un inno di Pasqua inaspettato



La festa di Pasqua è il centro della fede cristiana.

Vogliamo prolungare la gioia che scaturisce da questa solennità con uno degli inni più belli alla Risurrezione di Cristo.

È quello della “Cavalleria Rusticana”, il capolavoro di Pietro Mascagni (1890); un’ opera nella quale forse non ci aspetteremmo di trovare una musica religiosa: “Inneggiamo al Signore Risorto”.

Ma la drammatica vicenda, scritta da Giovanni Verga e portata in libretto da Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, è immaginata svolgersi proprio “nel giorno di Pasqua”.

Ecco perché Mascagni ha composto questa stupenda aria di soprano.
La fede di Santuzza, che non vuol perdere il suo amato Turiddu, fa unire la voce di lei a quella del popolo in preghiera, rappresentato dal doppio coro, esterno e interno alla chiesa.

E molto bella è anche la voce di Fiorenza Cossotto, in una esecuzione del 1976 a Tokio.


Inneggiamo, il Signor non è morto!
Inneggiamo al Signore risorto!
Oggi asceso alla gloria del Ciel!

Inneggiamo, il Signor non è morto,
Ei fulgente ha dischiuso l'avel!
Inneggiamo al Signore risorto!
Oggi asceso alla gloria del Ciel!

lunedì 5 aprile 2010

L'angelo e i becchini



















Nel Lunedì dell'Angelo si prolunga la gioia della Pasqua.


Di fronte ai fossori, l’Angelo annuncia che Cristo è risorto e precede gli Apostoli in Galilea.

Sì, Cristo guida la sua Chiesa ed è sempre un po’ più avanti a tutti.

Anche a quelli che con il badile in mano cercano di scavargli la fossa.



Nella foto in alto: "Angelo" (1501), Raffaello, Pinacoteca Tosio-Martinengo, Brescia

domenica 4 aprile 2010

Cristo risorge! Nonostante tutto




Nonostante i "chiacchiericci" del mondo laicista, che vorrebbe crocifiggere ancora una volta Pietro.

Nonostante le gravi miserie di alcuni ministri della Chiesa, una santa cattolica apostolica.

Nonostante lo stucchevole moralismo di un mondo immorale.

Nonostante le pretese di una pseudo-cultura, che vorrebbe mettere a tacere i valori fondamentali della bimillenaria civiltà cristiana.

Nonostante tutto, Cristo risorge, per dare speranza anche al mondo attuale.

Christòs anèsti! Surrexit Christus! Cristo è Risorto!


Buona Pasqua a tutti, con il "Credo" della "Krönungsmesse" (Messa dell'Incoronazione), KV 317, di W. A. Mozart.

sabato 3 aprile 2010

Dio è morto. Ma risorge...



Sabato Santo. Gesù nel sepolcro.

Dio è morto e noi l'abbiamo ucciso!

La frase di Nietzsche-Zarathustra è vera. Ma non nel senso che intendeva lui.
Per Nietzsche la morte di Dio è necessaria, affinché possa vivere il superuomo.
Una morte di Dio definitiva, senza risurrezione.

La morte dell'Uomo-Dio invece è il passaggio obbligato per la gloria della Risurrezione.

Dio risorge perché anche l'uomo possa risorgere con Lui a vita nuova.

Per preparare la gioia del giorno di Pasqua, occorre una musica "eroica", degna dell'evento che ha cambiato la storia umana.

Ascoltiamo la Ciaccona in Re minore di J. S. Bach, BWV 1004, nella bella trascrizione per pianoforte di Ferruccio Busoni.

Al pianoforte la bella e brava Hélène Grimaud.

Per chi vuole seguire anche la seconda parte della composizione:

giovedì 1 aprile 2010

Venerdì Santo. Passione di Cristo






Venerdì Santo. Il giorno della Passione, Morte e Sepoltura di Nostro Signore Gesù Cristo.

Tra le atroci sofferenze di Cristo al Calvario, ce n'è una alla quale non poniamo forse la dovuta attenzione: Gesù venne spogliato delle sue vesti, venne pubblicamente denudato.

Una umiliazione estrema, il totale annullamento della dignità di una persona.

Ho capito pienamente il significato di questa umiliante sofferenza quando mi sono trovato davanti per la prima volta ad una pittura di El Greco: "Espolio", la spoliazione di Cristo.

Due cose mi hanno colpito di questa opera straordinaria: gli occhi di Gesù, e la sua mano destra. Gli occhi sembrano umidi di pianto, e la bellissima mano aperta cerca di trattenere le vesti che stanno per essere strappate di dosso da una mano nemica simile ad un artiglio.

Un capolavoro del geniale pittore greco Domenico Theotokòpulos, detto El Greco (1541-1614), anticipatore per molti aspetti della pittura moderna.

E un commosso sguardo alla passione di Cristo.



Foto in alto: "Espolio" (1577-79), El Greco, Cattedrale di Toledo.




Giovedì Santo. Dio ai piedi dell'uomo






















Giovedì Santo. L’ Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli.

La cena dell’amore fraterno e la notte del tradimento.

Giovanni, che pone la testa sul petto di Gesù, e Giuda che tradisce.

La lavanda dei piedi. Dio che si umilia ai piedi dell’uomo peccatore.

La mensa del pane e del vino che diventa Mensa Eucaristica.

Il “comandamento nuovo”, che riassume tutto il messaggio di Cristo: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi!”


Nella foto in alto: La Lavanda dei piedi (1303-05), Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova

martedì 30 marzo 2010

Bach-Gould. Un binomio perfetto 3



La perfezione non è di questo mondo.

Ma con le sue esecuzioni di Bach, Glenn Gould c’è andato davvero vicino.

Ecco ad esempio un’esecuzione umanamente perfetta, il Preludio in Re minore n. 6, dal Clavicembalo ben temperato II, BWV 875, del 1744.

Il "Clavicembalo ben temperato" di Bach è uno dei punti di riferimento fondamentali della cultura umana e uno dei vertici dell'arte di ogni tempo.
Nella musica segna lo spartiacque definitivo tra musica antica e musica moderna, tra musica modale e musica tonale.

In questa esecuzione di Gould, non sappiamo se ammirare di più la limpidezza del suono, la leggerezza del tocco, la fluidità del movimento, i sapienti chiaroscuri, il dialogo tra le parti, la strabiliante esattezza tecnica, la passione vibrante in una formale perfezione tecnica, o altro ancora.

Diceva Nietzsche che, quando nel V secolo a. C. in Grecia il vitalismo dionisiaco ha incontrato la perfezione apollinea delle forme, da quel mirabile equilibrio è nato il prodigio della tragedia attica.

Con la musica di Bach è accaduto lo stesso prodigio: nella perfezione formale del contrappunto si racchiude l’infinita ricchezza dell’animo umano.

E Glenn Gould questo prodigio ce lo ha fatto rivivere con le sue esecuzioni inimitabili.

Non è un caso che l'incisione in disco da parte di Glenn Gould del Preludio e Fuga n. 1, in Do maggiore, del Clavicembalo ben temperato I, sia stata collocata nel 1977 sulla navicella Voyager 1 - che sta procedendo nello spazio interstellare alla ricerca di altre forme di vita intelligente - come una delle manifestazioni più alte dello spirito umano.

Correva da sola. È arrivata seconda



A proposito di elezioni regionali, appena concluse.

Non ho mai condiviso nulla delle idee di Emma Bonino.

Anzi, per essere più preciso, le sue idee sono diametralmente opposte alle mie.

C’era però una dote che le riconoscevo: il coraggio nel sostenere le proprie opinioni, sfidando anche le leggi dello stato, i magistrati e la galera.

In queste elezioni regionali ho visto invece una povera persona che ha cercato soltanto di vincere, anche a costo di “eliminare” l’avversaria con cavilli da Azzeccagarbugli.

La signora Azzeccagarbugli ha cercare solo di vincere, anziché convincere.

Così è riuscita nell’impossibile impresa di giungere seconda, correndo da sola.

Bach-Gould. Un binomio perfetto 2




Il binomio Bach-Gould appare un "unicum" nel pur variegato mondo della musica del XX secolo.

Glenn Gould, con il suo eccezionale talento e con la sua straordinaria vitalità, riesce a far emergere dalle partiture di Bach tutta la carica dirompente di una musica apparentemente misurata.

Ne fa gustare ogni aspetto, sia pur minimo, con un puntuale studio applicativo, come si può vedere anche nel video.

E alla partitura egli aggiunge immancabilmente la sua voce, "cantando" il brano...

In questo caso, Gould esegue, o meglio studia, la stupenda Partita per Clavicembalo n. 2, in Do minore, BWV 826, pubblicata nel 1727.

Si può dire che dopo Mendelssohn, al quale si deve nel 1829 la riscoperta di Bach, con la memorabile esecuzione della Passione secondo Matteo, la "Bach renaissance" ha avuto in Gould un secondo determinante protagonista.


domenica 28 marzo 2010

Bach-Gould: un binomio perfetto!




In questi giorni la musica perfetta di J. S. Bach mi sembra l’unica adatta ad esprimere la grandezza degli avvenimenti che la storia ricorda: i giorni della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo.

E forse nessuno è riuscito a far rivivere la musica del Cantore di Lipsia come Glenn Gould (1932-1982).

Vederlo suonare è già uno spettacolo a sé; e come spesso accadeva, Gould mentre suonava anche “cantava” la musica che eseguiva, tanta era la passione che gli suscitava nell’intimo.

Come è stato detto, Gould non suonava Bach; Gould era Bach…

Ascoltiamolo nel I Movimento (“Allegro”) del Concerto per Clavicembalo e Orchestra n. 7, in Sol minore, BWV 1058.
È una rielaborazione del Concerto per Violino, in La minore, BWV 1041.

Siamo a Lipsia, intorno al 1738.



Re dei re, Signore dei signori




La Domenica delle Palme! L'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, tra gli "osanna" del popolo che sventola rami di palma e di ulivo.

Dopo seguiranno i giorni della passione...

Per accompagnare Gesù che a dorso d'asino entra nella Città Santa, Re pacifico e Messia atteso dalle genti, ci serviamo ancora della musica perfetta di J. S. Bach.

Ci sembra appropriata la festosa e al tempo stesso misurata Fuga della Sonata n. 1 per Violino solo, in Sol minore, BWV 1001, composta nel 1720.

La presentiamo in una trascrizione per chitarra, suonata dal grande Julian Bream, uno dei massimi chitarristi del XX secolo.

sabato 27 marzo 2010

Un corale di Bach, per iniziare la Settimana Santa




Uno dei vertici della musica organistica di J. S. Bach sono i 18 Corali di Lipsia, pubblicati nel 1739.

In essi, alla perfezione contrappuntistica, si aggiunge una cantabilità che li rende indimenticabili.

Ci avviciniamo alla Settimana Santa, e il Corale "Nun Komm’ der Heiden Heiland", BWV 659, è quanto mai adatto per introdurci ai misteri principali della fede cristiana: Passione, Morte e Risurrezione di Cristo.

Il corale, in Sol minore, ha un andamento processionale e una incisiva linea melodica. Molto espressivo l'accompagnamento del pedale.

"Vieni ora, Salvatore delle genti."

L'organo sul quale è eseguito il corale è di grande valore storico e di qualità timbrica eccellente.
Si trova nella Martinikerk (Chiesa di S. Martino) a Groninga; risale al 1693, e fu ampliato nel 1740, proprio quando Bach componeva questi corali.

Il brano è eseguito dall'ottimo organista della Martinikerk, Pieter Pilon.

I tipici rumori dovuti alla meccanica dello strumento non disturbano, ovviamente.

Anzi, danno un ulteriore tocco di autenticità al bellissimo corale.

giovedì 25 marzo 2010

Ave Maria!

















Non posso lasciar passare la Festa dell'Annunciazione senza un pensiero alla Madre di Dio.

Il significato dell'Annunciazione si capisce immediatamente se si fa una semplice annotazione di calendario. Il 25 Marzo precede di nove mesi il 25 Dicembre; nell'Annunciazione si festeggia perciò l'Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, cioè il suo concepimento nel grembo della Vergine Maria.

Questo ci fa anche capire come la Chiesa consideri il concepimento: l'inizio della vita umana.

Infinite sono le rappresentazioni dell'Annuciazione, in ogni settore delle arti: pittura, scultura, musica, poesia...

Quelle del Beato Angelico sono certamente le più celebri, in S. Marco a Firenze, a S. Giovanni Valdarno, a Cortona.

Ma a me piace in modo particolare l'Annunciazione in terracotta invetriata di Andrea della Robbia (1438 ca), che si trova nel Santuario francescano della Verna (Arezzo).

Colpisce la sua essenzialità, la sua immediata comprensione, la sua forza espressiva: il gioioso e trepido annuncio dell'Arcangelo Gabriele, l'umile e pensoso assenso della Beata Vergine Maria.

Il bellissimo vaso di gigli che separa le due figure, in realtà le mette in risalto e le unisce in un'unica splendida composizione, dove sono delicatamente accennate le immagini del Padre e dello Spirito Santo, in forma di colomba.

Si può commentare questa meravigliosa robbiana con le parole di un altro sommo fiorentino:

Giurato si saria ch'el dicesse "Ave!";
perché iv' era imaginata quella
ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave;

e avea in atto impressa esta favella:
"Ecce ancilla Dei", propriamente
come figura in cera si suggella.
(Purg. X, 40-45)

Non con la cera, ma con un materiale ancor più umile come la terracotta, Andrea della Robbia ci ha lasciato un capolavoro più splendente del marmo.


martedì 23 marzo 2010

Un plagio dei Beatles?




Il film “Angelitos Negros” (in Italia “Angeli Negri”, 1948) non è certamente un capolavoro della cinematografia mondiale.

Ma ha una colonna sonora degna di essere ricordata; infatti contiene una canzone che ha avuto un successo straordinario.

Sulle parole del poeta venezuelano Andrès Eloy Blanco il musicista messicano Manuel Álvarez Maciste elaborò un’affascinante melodia.

Molti cantanti hanno interpretato questo celebre brano (nel 1950 Luciano Tajoli, nel 1963 Marino Barreto, poi Claudio Villa...) e perfino cantati lirici, come Cecilia Gasdia.

La migliore cover italiana rimane quella di Fausto Leali (1968), che presentiamo nel video.

Ma c’è un particolare in questa canzone che mi ha sempre colpito.

La bella scalata di note finale per gradi congiunti è identica a quella iniziale di “Yesterday” dei Beatles (1965).

A mio parere non ci sono dubbi. Basta conoscere le due canzoni, e avere un minimo d’orecchio.

I Beatles hanno copiato, forse senza accorgersene, o forse sì, quella bellissima volata di note che rende così caratteristica la loro canzone.

È la stessa di Angelitos Negros. Si confronti la frase melodica “anche i negri che hanno pianto” con “all my troubles seemed so far away”. Identica.

La più bella canzone dei Beatles è un plagio? In my humble opinion, yes!

Comunque, giudicate voi...

lunedì 22 marzo 2010

Che la primavera abbia inizio!




È iniziata la primavera, almeno dal punto di vista astronomico.

Speriamo che lo sia anche dal punto di vista climatico. Ce n’è bisogno, ormai.

Per aiutare la natura a svegliarsi dal suo lungo letargo invernale, proponiamo l’inizio della “Sagra della Primavera” di Igor Stravinskij (1882-1971).

L’opera-balletto fu eseguita per la prima volta a Parigi nel 1913, e ottenne un clamoroso e “sonoro” insuccesso. Scandalizzarono l’uso inconsueto degli strumenti (il fagotto che suono come un flauto, l’oboe che suono come un fagotto, i violoncelli che sembrano percussioni, etc.), i ritmi ossessivi, tonalità diverse che si sovrappongono, ed altre “stranezze” armoniche.

In certo senso la musica contemporanea è nata proprio con questo celebre tema iniziale, suonato dal fagottto nel registro acuto, e con quei violoncelli battuti ossessivamente, anziché suonati.

Stravinskij aveva aperto nuove prospettive musicali, e oggi, a cento anni di distanza la sua “Sagra della Primavera” appare un’opera godibile.

Anche Walt Disney se ne appropriò, per il suo cartone animato “Fantasia”, nel 1940, per descrivere l’evoluzione della terra. Il film disneyano è una vera e propria antologia di musica classica, oltre che un’opera di straordinario valore artistico.

Che la primavera abbia inizio, al suono del fagotto!

venerdì 19 marzo 2010

Buon onomastico, Joseph Ratzinger!





Nella festa di S. Giuseppe mi unisco a tutti coloro che oggi fanno gli auguri al Santo Padre Joseph Ratzinger, Benedetto XVI.

Ad essere sincero, mai come quest’anno faccio volentieri questi auguri; in un momento in cui sia il Papa che la Chiesa sono stati attaccati in modo inqualificabile da molte parti.

Alcuni si sono già accorti che questi attacchi suonano stonati, nei confronti di un Papa che sta facendo di tutto per fare pulizia all’interno della Chiesa e tiene saldamente la barra del timone della navicella di Pietro ben dritta sui valori della ragione e della fede, ambedue essenziali per l'uomo.
Ad esempio, molto significativo è stato l'intervento sulla pedofilia della Cancelliera tedesca Angela Merkel, due giorni fa, al Bundestag di Berlino.

Questi auguri li voglio esprimere con le parole stesse del Papa. Con tre espressioni che esprimono tre aspetti fondamentali della realtà vista con gli occhi della ragione e della fede: l’uomo, Gesù Cristo, Dio.

Valori non negoziabili (Sacramentum Caritatis, 83). Sono quelli che riguardano il rispetto della vita umana, dal suo concepimento fino al suo termine naturale.

Speranza affidabile (Spe Salvi, 1). È Cristo, non un uomo eccezionale, ma il Figlio di Dio fatto uomo, e per questo l’unico a cui affidare totalmente la nostra vita.

La Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura. La trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame dell’una con l’altra totale (Caritas in Veritate, 54).
La Trinità è perciò, oltre che la rivelazione del mistero di Dio, anche il modello per la società umana, che solo nell’autentica relazione e nella reciproca accoglienza tra le persone può fondare una vera unità.


Buon onomastico, Joseph Ratzinger! Ad multos annos!

mercoledì 17 marzo 2010

La Chiesa? Una lunga storia di santità




Voglio dedicare questo post a tanti amici atei e laicisti, che attaccano la Chiesa Cattolica per i suoi crimini veri o presunti e che ricordano ad ogni piè sospinto Giordano Bruno e Galileo.

Si tratta dell’opera di Francis Poulenc “Les Dialogues des Carmélites” (I Dialoghi delle Carmelitane) (1956), dall’omonimo dramma di Georges Bernanos.

La vicenda narrata è un fatto storico. Al tempo della Rivoluzione francese le 16 suore del Monastero Carmelitano di Compiègne, protagoniste della vicenda, vennero a forza esclaustrate dai rivoluzionari e infine condannate a morte per la loro pertinace volontà di rimanere fedeli a Cristo e alla Chiesa, il 17/07/1794.

Solo una, Blanche, per timore della ghigliottina, si separò da loro.
Quando però le vide salire il patibolo cantando il "Veni Creator Spiritus" (nell’opera di Poulenc, la “Salve Regina”), uscì dalla folla che assisteva all’esecuzione e si unì alle altre, terminando lei l’inno allo Spirito Santo, prima di essere decapitata.

Le 16 monache carmelitane sono state beatificate da S. Pio X nel 1906.

Il dramma di Bernanos è un capolavoro; e solo un genio della vocalità come Poulenc poteva rendere giustizia con la musica ad un testo così mirabile.

Per quanto riguarda la scena finale postata, credo che raramente sia dato vedere e sentire in teatro tanta drammatica commozione con sì pochi mezzi. La ghigliottina viene resa con un lugubre e violento sibilo.

Agli amici laicisti e atei ricordo che fece più vittime la Rivoluzione francese in pochi anni, che cinque secoli di Inquisizione.

Rotolarono teste celebri, come quella del poeta Andrea Chénier e quella del più grande scienziato del tempo, il padre della chimica moderna, Antoine Lavoisier. “La Rivoluzione non ha bisogno di scienziati”, disse il giudice che lo condannò.
Fu abolita perfino l’Académie Française, orgoglio e vanto della Francia fin dal tempo del Re Sole.

La storia va conosciuta bene, perché sia veramente “maestra di vita” per tutti.


domenica 14 marzo 2010

La giornata del p greco: 3,14









Non posso lasciar passare questa giornata del 14 marzo senza fare un riferimento al numero che la esprime, nel calendario angloamericano: 3 (marzo), 14 (giorno), cioè il p greco: 3, 14.

Google ha celebrato la "giornata del p greco" in un simpatico logo, che riporto nella foto.

Il 3,14 in realtà non è un numero finito, ma approssimato; i suoi decimali sono infiniti. Ne sono stati elaborati finora 2,7 trilioni.

Per questo si preferisce ricordarlo simbolicamente con una lettera dell'alfabeto.

Ma questo straordinario numero, che ci ricorda a suo modo l'infinito, mi fa venire in mente altri modi con cui l'infinito viene rappresentato.

Penso che uno dei più straordinari modi sia quello presente nel famoso canto di Giacomo Leopardi "L'infinito".

Il poeta riesce a "racchiudere" l'infinito in tre binomi che, come il p greco, ce lo fanno quantomeno intuire:

"Interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete".

Tre binomi perfetti!

Inebriati da questa straordinaria "definizione" dell'indefinibile, non ci rimane che tuffarci nella sua realtà, che ci avvolge da ogni dove.

"E il naufragar m'è dolce in questo mare".

Quando la preghiera si fa bellezza




Uno dei vertici della musica di ogni tempo è certamente il “Messia” (1742) di G. F. Händel.

Un capolavoro che per ricchezza tematica, genialità inventiva, valore artistico ha pochi eguali.

Due ore e mezza di musica sublime, che tocca tutti i sentimenti dell’animo umano, mentre ripercorre la storia sacra: dalla trepida attesa del Messia annunciato dai profeti, al fulgore del Natale, al dramma della Passione, all’esultanza della Paqua.

La liturgia cattolica celebra oggi la IV Domenica di Quaresima, denominata “Laetare” (Jerusalem), Rallegrati, Gerusalemme!

È la domenica della gioia, anticipo della Pasqua ormai vicina.

Per vivere in tema questa domenica, prendiamo dal Messia di Händel un’aria di soprano che ci invita alla gioia: Rejoice greatly.

Rejoice greatly, o daughter of Zion, shout, o daughter of Jerusalem, behold thy King cometh unto thee.
He is the righteous Saviour, and He shall speak peace unto the heathen.


(Cfr., Zaccaria 9, 9-10)

Gioisci grandemente figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo Re viene fino a te!
Egli è il retto Salvatore, e annuncerà pace alle genti.


Si noti come il canto segua in modo perfetto le parole.
La prima parte è squillante e gioiosa, e ben si addice al grido di giubilo della “figlia di Sion”, personificazione del popolo salvato.
La seconda parte, in cui si annuncia la venuta del Salvatore e il suo messaggio di pace, il canto di fa tenero e dolce, come è la vera pace; per tornare vibrante alla ripetizione del versetto iniziale.

Arte, bellezza, preghiera. E l’animo si colma di gioia.

giovedì 11 marzo 2010

Gospodi pomilui. Signore, pietà!




Le polemiche sono di moda, ormai, su ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

E non solo quelle politiche, ma anche religiose.

E non solo tra religioni diverse, ma anche tra coloro che hanno la medesima fede cattolica, come mi è capitato di vedere in un social network.

Il dialogo è l’unico mezzo che può portare alla scoperta di un concetto condiviso.
È una eredità socratica, che ha permesso all’uomo di fare un passo avanti nella civile convivenza.

Dove non basta la buona volontà, appelliamoci, per chi ci crede, alla potenza misericordiosa di Dio.

Signore, abbi pietà di noi!
Kyrie eleison!
Miserere nobis!
Gospodi pomilui!

È un'identica invocazione, nella liturgia cattolica e ortodossa.

La voglio proporre in musica, e in russo.

Gospodi pomilui, Signore pietà! Un antico canto della liturgia ortodossa. Bellissimo.

Un’invocazione ripetuta un’ottantina di volte…

Basteranno, perché si ritrovi tutti il senso della misura?





mercoledì 10 marzo 2010

Uno sguardo dall'alto




Forse sarà per difendersi dalle rigide temperature; sta di fatto che in questi giorni le polemiche nel teatrino della politica e dei suoi commentatori sono diventate roventi e insopportabili.

Non entrerò perciò nel merito delle questioni.

Preferisco tirarmi fuori da un’atmosfera di becero fanatismo, su questioni che a me sembrano di lana caprina, per sollevarmi con Charles Baudelaire (1821-1867) in un’aria più respirabile e sensata.

Propongo perciò uno dei più bei “fiori” di questo “poeta maledetto”: Elévation (1857); un uomo che ha conosciuto il dramma della vita, un genio che ha saputo comunicarlo con immagini così potenti, che nemmeno il cinema in 3D può lontanamente eguagliare.


Elévation

Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
Par-delà le soleil, par-delà les éthers,
Par-delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l'onde,
Tu sillonnes gaiement l'immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l'air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l'existence brumeuse,
Heureux celui qui peut d'une aile vigoureuse
S'élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
- Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!


Elevazione

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nuvole, dei mari,
al di là del sole, al di là dell’etere,
al di là dei confini delle sfere stellate,

tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con un’indicibile e maschia voluttà.

Fuggi lontano da questi morbosi miasmi,
va’ a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che riempie i limpidi spazi!

Alle spalle le noie e i vasti affanni
che opprimono con il loro peso la nebbiosa vita,
felice chi può con ala vigorosa
slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

colui, i cui pensieri come allodole
prendono il libero volo verso i cieli del mattino.
- chi plana sulla vita e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!



Nella clip, il complesso The Bumpers esegue il "Santo" della "Messa dei Giovani" (1966). Musica di Marcello Giombini, parole di Giuseppe Scoponi.

martedì 9 marzo 2010

L'ultima neve di primavera



Oggi è stato un freddo siberiano e la neve è tornata a coprire le colline intorno alla mia città, in Toscana.

Speriamo che sia l’ultimo sussulto di un inverno che non vuole lasciare il posto alla nuova stagione.

Generale Inverno, un po’ di turn over, per favore!

Spassiba...

E intanto noi ci consoliamo con la bella colonna sonora del film di Raimondo Del Balzo “L’ultima neve di primavera”, del 1973.

Musica di Franco Micalizzi, il geniale compositore della soundtrack del mitico “Lo chiamavano Trinità”.

lunedì 8 marzo 2010

Donna: mistero senza fine bello! (Gozzano)






Tra le poesie dedicate ad una donna, “La signorina Felicita” di Guido Gozzano (1911) è una delle più riuscite.

Posto solo qualche strofa, come invito alla rilettura di questo piccolo capolavoro.

Dietro la scherzosa e quasi irriverente descrizione della signorina, il poeta cerca di nascondere la sua commossa ammirazione e uno struggente sentimento amoroso.

Ma neppure l’ironia riesce a salvarlo dal mistero della donna, “senza fine bello!”.



La signorina Felicita, ovvero la Felicità

III

Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di beltà fiamminga...

E rivedo la tua bocca vermiglia
così larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d'efelidi leggiere
e gli occhi fermi, l'iridi sincere
azzurre d'un azzurro di stoviglia...

Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
rideva una blandizie femminina.
Tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina:
e più d'ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!
……

Donna: mistero senza fine bello!


(Guido Gozzano)



Nella foto in alto: "Giovane bionda seduta" (1918), Amedeo Modigliani, National Gallery, Washington



domenica 7 marzo 2010

Tommaso d'Aquino, santo e poeta



Il 7 marzo è il giorno della morte di S. Tommaso d’Aquino, il più grande filosofo e teologo cristiano e uno dei massimi geni del pensiero.

Ricorre quindi la sua festa, perché i santi si festeggiano nel giorno della morte. Da qualche decennio, per motivi liturgici (siamo in Quaresima), la celebrazione è stata spostata al giorno 28 gennaio.

Tommaso è stato esemplare per chiarezza espositiva, geniale nelle intuizioni, profondo nelle puntualizzazioni, sistematico nella struttura degli argomenti; il suo pensiero e il suo rigore metodologico sono una fonte inesauribile di vera sapienza umana e cristiana.

Per fermarmi solo alla chiarezza espositiva, ricorderò un episodio. Nel XVI secolo il Cardinal Gaetano (Caietanus), notevole teologo anch’egli, scrisse un commento esplicativo alla Summa Theologica di Tommaso; ma l’opera risultò così farraginosa, che nacque un celebre detto ironico: “Si vis intelligere Caietanum, lege Thomam” (se vuoi capire il Gaetano leggi Tommaso).

S. Tommaso non fu solo un gigante del pensiero, ma anche un grande letterato e poeta.

A lui si deve tutta la liturgia della Festa del Corpus Domini, con celeberrimi inni e cantici che sono stati eseguiti fino ai nostri giorni dal popolo cristiano. Basterà ricordare alcuni titoli: Pange lingua (Tantum ergo), Ave verum, Adoro Te devote, O Salutaris Hostia, Sacris Solemniis (Panis Angelicus), Lauda Sion.

Tommaso li scrisse nel 1264. Vennero inizialmente musicati in gregoriano; in seguito non c’è stato autore di rilievo che non si sia misurato con questi celebri e mirabili testi.

Per festeggiare S. Tommaso potrei postare l'Ave Verum di Mozart o di Schubert; oppure il Salutaris Hostia di Rossini o di Perosi, e così via.

Preferisco ricordare invece il “Panis Angelicus” di César Franck.

È la penultima strofa dell’inno Sacris Solemniis. Franck la musicò nel 1872.

La ascoltiamo nella bella interpretazione di Andrea Bocelli, che proprio in questi giorni ha ottenuto un ambitissimo riconoscimento: la stella sulla Walk of Fame di Hollywood.

Prima di lui, nel mondo della musica, tra gli italiani solo Enrico Caruso e Arturo Toscanini avevano avuto questo onore.



Panis angelicus
fit panis hominum;
dat panis caelicus
figuris terminum;
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, servus et humilis.

Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni.
Qual meraviglia!
il povero, il servo e l’umile
si nutre del Signore.