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giovedì 20 ottobre 2016

Enti inutili? Non solo Equitalia





In questi giorni si parla di Enti inutili o dannosi da eliminare.

Tra di essi spiccano il Cnel ed Equitalia: il primo inutile, il secondo dannoso.

Possiamo metterci però anche l'Unesco, dopo l'incredibile risoluzione su Gerusalemme, in cui (a parte le indebite intromissioni politiche sulla diatriba tra Israele e Palestina) i luoghi santi della città vecchia sono denominati con terminologia araba: non solo la Moschea di Al-Aqsa, ma anche il Tempio di Gerusalemme (detto Haram al-Sharif) e il Muro del pianto   chiamato Buraq Plaza.

In pratica si cancella la storia, la Bibbia e la realtà più ovvia.

Ma questi signori, che dovrebbero essere i difensori dei valori storici (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) non sanno che il Tempio di Gerusalemme è più antico di circa 1600 anni delle moschee della spianata di Al Aqsa, e che il Muro del pianto è una triste eredità della distruzione del Tempio operata dai romani di Tito nell'anno 70 d. C., cioè circa 600 anni prima dell'invasione araba?

L'ente inutile e al tempo stesso dannoso dell'Unesco non mi meraviglia poi più di tanto, pensandoci bene: tutto dipende dal suo superiore: l'Onu.

C'è oggi al mondo un ente più insignificante e costoso dell'Onu? Quello sì che andrebbe abolito!

Per sottolineare questo teatrino dell'assurdo internazionale (in cui i paesi arabi hanno sempre più buon gioco), propongo lo Scherzo fantastique (alla francese) "Ronde de lutins" (Ridda dei folletti) di Antonio Bazzini (1852), suonato da uno dei più grandi violinisti  dei nostri tempi: Yehudi Menuhin, di origine ebraica.

Già, proprio uno scherzo fantastico, e suonato con uno Stradivari.
Ma l'Unesco lo saprà cos'è uno Stradivari?








martedì 30 agosto 2016

Una bella Messa, non una parata di Stato





Il funerale di una persona cara è sempre un momento di profonda commozione. Se poi partecipa anche una bella folla di amici, la loro presenza lenisce grandemente  le lacrime dei parenti.

Nei funerali di Stato invece accade, forse a causa del cerimoniale, che la liturgia si trasformi spesso in una grande "parata", nella quale l'attenzione è catturata (magari inconsapevolmente) dalle autorità presenti schierate in prima fila. Poi vengono i parenti con i loro defunti. Il popolo in fondo o fuori.

Sono rimasto al contrario molto  impressionato dalle esequie che si sono svolte ad Amatrice stasera in un grande capannone adibito celermente per l'occorrenza, data la pioggia.

È stata una vera celebrazione liturgica, senza parate, senza primi posti in platea, senza formalismi; fuori sono rimasti i fiori mandati dalle massime autorità dello Stato: "No sponsorizzazioni" ha detto la gente. 
La TV e i suoi telecronisti non si davano pace, perché non riuscivano a inquadrare le facce dei vari Mattarella, Renzi, Grasso e Boldrini, immersi e stretti nella folla di amatriciani, come dovrebbe accadere ad ogni comune mortale in una celebrazione così partecipata e sentita.
Nessuno si è guardato bene dal far posto a Lor Signori; non per disprezzo, ma perché quella gente era lì per pregare e pregava con fervore, come tutti abbiamo potuto vedere e ascoltare; era lì per rendere omaggio ai loro parenti e compaesani uccisi dal sisma e non certo per omaggiare i potenti di turno.

Mi è piaciuto molto il discorso del vescovo  di Rieti. Breve, coraggioso, concreto. Pochi concetti, ma chiari e tondi. Nessuna concessione alla retorica. 

Tre concetti mi piace ricordare di quel discorso.
- Non sono i terremoti a fare i morti, ma le opere dell'uomo.
- La ricostruzione dei paesi distrutti non sia occasione di polemiche politiche o di sciacallaggio. 
- Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta.
Il Vescovo di  Rieti Domenico Pompili ha concluso con uno dei tanti messaggi ricevuti:   
"Non ti abbandoneremo uomo dell'Appennino; l'ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra".

Di Amatrice finora conoscevo solo il luogo geografico e la celebre pastasciutta. In questi tragici giorni abbiamo potuto conoscere anche il carattere fiero e dignitoso della popolazione. 
In questa celebrazione liturgica mi sono reso conto della religiosità profonda di questa gente, che ha messo alla porta i fiori dei "papaveri", ha lasciato tra la folla i loro "donatori" (capirai!), e ha pensato solo a pregare, perché in Chiesa si va per pregare, non per essere ripresi dalla TV.
Con il disorientamento dei cronisti, che tra l'altro non hanno quasi mai smesso di commentare, sovrapponendosi al rito funebre, invece di farcelo semplicemente vedere e ascoltare. Una cosa davvero vergognosa (rivedere in Rai Replay, please!). Ma pensavano che le loro parole valessero più dei canti e del solenne rito funebre che si celebrava? Tra l'altro il coro ha fatto del bellissimi canti: in gregoriano (Kyrie-Sanctus-Agnus Dei della Missa Defunctorum), un corale di Bach (Se tu mi accogli Padre buono, BWV 197), un canto di Taizé (Misericordias Domini) ed altro ancora.

Per i cronisti TV e i loro "mandanti": ma lo sapete che in Chiesa durante la Messa non si chiacchiera?
Tanto più in una celebrazione funebre, e così dolorosa.


  


Ho postato il canto "Misericordias Domini" di Taizé, di J. Berthier, eseguito durante la celebrazione di Amatrice. Un' accorata invocazione a Dio per i defunti e un  inno di speranza per i sopravvissuti.



sabato 5 settembre 2015

Profughi e clandestini


















La stragrande maggioranza di coloro che stanno invadendo l’Europa sono musulmani.

Nei loro paesi ci sarà la guerra, nei loro paesi ci sarà la miseria; ma di fatto vediamo in questo esodo biblico tantissime donne velate con numerosi bambini al seguito; e il velo, come ben noto, è la carta d’identità dell’islam... Ovviamente gli uomini che li accompagnano sono islamici, e tra l’altro quasi tutti giovani.

Vogliono venire nell’Europa “cristiana”. Preferiscono stare tra gli “infedeli” (noi) che tra i “fedeli” (loro).

I conti non tornano. Se questa gente preferisce venire in Europa a costo di sacrifici immani,  vuol dire che l’islam non riesce oggi a creare nei luoghi dove domina le minime condizioni di esistenza per i suoi seguaci.
   
Non riesce a metter pace tra le fazioni in lotta, e non riesce a dare da mangiare alle popolazioni. E si tratta quasi sempre di paesi con potenzialità economiche enormi, non solo per il petrolio; cioè sostanzialmente ricchi.

Non parliamo poi dei diritti civili. Basta dire sharìa, jihad, califfi, e Attila sembrerà un benefattore del genere umano. Non si può distruggere il presente (e il passato!) in nome di Dio. O l’islam lo capisce, o cade nella condanna della storia, come altre ideologie aberranti.

L’Europa deve trovare il modo di accogliere chi veramente è in difficoltà a causa delle guerre e di persecuzioni varie. Ma al tempo stesso deve rimpatriare quelli che vengono da noi solo per tentare la sorte, e far prendere coscienza al mondo musulmano che i  problemi li deve risolvere in casa propria.

Ovviamente, con ogni aiuto umanitario possibile.

Ma affinché l’Europa non torni ad alzare muri e fili spinati, o a segnare con un numero nel braccio gli stranieri, come sta accadendo in questi giorni in Ungheria, Bulgaria e Repubblica Ceca, senza parlare di Spagna, Francia e Inghilterra, bisogna intervenire in modo umano, ma adeguato. Rapidi controlli e, ove necessario, rapidi rimpatri.

In Europa non c’è posto per tutti. E l’Africa è immensa.



Nella foto: Alla stazione di Budapest, in attesa di un treno per la Germania.



venerdì 22 maggio 2015

Palmyra, città di sogno che svanisce


















L’inizio della distruzione di Palmyra da parte dell’Isis, insieme al massacro dei suoi difensori siriani, mi ha colpito come una pugnalata alla schiena. 

E ogni essere umano non può che provare sdegno e dolore insopportabile.

Non ci sono più parole per esprimere il ribrezzo per questi fanatici islamici, che in nome di una ideologia folle e sanguinaria, vogliono distruggere non solo il presente, ma anche il nostro passato.

Palmyra, la mirabile città delle palme, il miracolo di una città perfetta innalzata in un' oasi in mezzo al deserto della Siria, punto di partenza e di arrivo degli antichi mercanti di spezie e di seta, e di ogni altra ricchezza d’Oriente.

La città della regina Zenobia, che osò competere a lungo con la potenza romana, rimanendone alla fine sconfitta.

La città capolavoro d’arte, patrimonio dell’umanità, sopravvissuta allo scorrere del tempo e delle generazioni.

Ma non a quella di oggi.

Quella di oggi che ne ha preso possesso è talmente devastata mentalmente dal fanatismo, che, con la distruzione della città e dei suoi abitanti, mette in crisi anche quel sentimento di stima e di rispetto che finora avevo per il mondo musulmano.  

In ogni caso, i delitti contro l'umanità devono essere fermati. Prima che sia troppo tardi.


In alto e in basso il sito archeologico di Palmyra. (Cliccare sulle foto per allargare le immagini).




















giovedì 15 gennaio 2015

Per fortuna che il Papa c'è!


















In un mondo che sembra uscito fuori di senno, la parole e le azioni di Papa Francesco costituiscono un autorevole richiamo all'uso della ragione.

Nella visita apostolica di questi giorni in Sri Lanka e nelle Filippine, con grande forza egli ha fatto appello ai valori dell'unità e della pace tra gli uomini.

In effetti i crimini islamisti in Francia, in Nigeria e altrove sono il sonno della ragione che genera mostri.

Anche la satira blasfema è un'offesa ai valori inviolabili delle coscienze; e pur senza fare vittime, provoca indignazione e rabbia, i cui esiti sono sempre imprevedibili. 

La pretesa poi di eliminare dai libri di scuola inglesi ogni immagine di Peppy Pig, la celebre maialina rosa, come vorrebbe la Oxford University (!) Press, per non offendere la sensibilità di musulmani ed ebrei, raggiunge il top del ridicolo.

Nei confronti dei primi Papa Francesco ha detto che non si può uccidere per nessun motivo; ma ancor più aberrante è uccidere in nome di Dio. I capi religiosi e i governi devono condannare con fermezza questi gesti criminali e blasfemi, e difendere la libertà di religione, origine di ogni altra libertà.

Nei riguardi della satira il Papa ricorda che, se uno offende sua madre, "si aspetti un pugno". Eh sì, Papa Francesco non è così buonista come qualcuno lo vorrebbe dipingere.

Ai terzi il Papa dice che tra due giorni è la festa di S. Antonio Abate, protettore degli animali, ed è sempre raffigurato con un bel porcello ai suoi piedi. Che facciamo? Cancelliamo anche quello? 

Per la verità, quest'ultima cosa Papa Francesco non l'ha detta... Più modestamente la dico io. 

Chi pretende di cancellare dai libri, oltre che dalla tavola, il maiale e i suoi derivati, si merita un solo epiteto: "Salame!" Con tanto di laurea.

Ma non certo quella dell'Università di Bologna.



Nella foto in alto: Papa Francesco in Sri Lanka (13 gennaio 2015), tra un corteggio di elefanti.





domenica 20 luglio 2014

Il martirio dei Cattolici di Mossul




In questi giorni ci sono notizie tragiche che occupano le prime pagine dei giornali e dei media.
Il Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto in territorio ucraino, con 298 vittime; l’ennesima ripresa della guerra tra Israele e Palestina, con oltre 300 vittime finora; i numerosi profughi che trovano la morte nel Mediterraneo su barconi strapieni diretti per lo più in Italia...  

Solo in taglio basso possiamo leggere, ma non in tutti i giornali, che a Mossul (l’antica Ninive) in Iraq non ci sono più Cristiani dopo 2000 anni. Il territorio è in mano ai musulmani dell’Isis, cioè del nuovo “califfato”, che hanno raso al suolo anche la sede del Patriarcato siro-cattolico.
I tolleranti seguaci di “Allah il misericordioso e di Maometto suo profeta” hanno annunciato che passeranno per le armi i pochi Cristiani rimasti se non si convertiranno all’islam (lettera piccola, per favore!).

"Le ultime notizie sono disastrose", dice alla Radio Vaticana il patriarca Younan. "Noi con rammarico ripetiamo ciò che abbiamo sempre detto: non si deve mischiare la religione con la politica - sottolinea -. Se ci sono inimicizie tra sciiti, sunniti e non so chi altro, questo non deve essere assolutamente una ragione per attaccare innocenti cristiani e altre minoranze a Mosul e altrove". Noi con rammarico diciamo che il nostro arcivescovado a Mosul è stato bruciato totalmente: manoscritti, biblioteca. E hanno già minacciato che, se non si convertiranno all'islam, tutti i cristiani saranno ammazzati. E' terribile! Questa è una vergogna per la comunità internazionale".

E così una gloriosa comunità Cristiana, risalente addirittura al tempo degli Apostoli, viene cancellata da criminali islamisti, che intendono conquistare il mondo e convertirlo all’islam (sempre lettera piccola, per carità!), compresa Roma, come ha annunciato il nuovo califfo Abu Bakr, “urbi et orbi”.

A parte il proclama del califfo (!),  la notizia della epurazione dei Cattolici di Mossul  è orrenda.

Si tocca il cuore di uno dei più grandi aspetti della realtà umana: la libertà, di cui quella religiosa è la massima espressione.

In Iraq, prima della sciagurata guerra voluta dagli americani, e profeticamente condannata da S. Giovanni Paolo II, c’erano 2 milioni di Cristiani che convivevano in pace. Oggi stanno scomparendo, per l’intolleranza islamica. In Nigeria ogni giorno ci sono attentati contro persone e chiese Cristiane, per imporre la famigerata sharia. In Egitto, in Libia, in Tunisia, dopo le “primavere” favorite dai soliti americani e da qualche cretino europeo (vedi Sarkosy), i Cristiani sono perseguitati o addirittura scomparsi, i governi nel caos, le fazioni in lotta. E i profughi vengono in Italia.

Sono solo pochi esempi. Ma dovunque i musulmani sono al potere, per i Cristiani la vita è pressoché impossibile. Basti pensare ad Asia Bibi (qualcuno se ne ricorda?), ancora in carcere per blasfemia in Pakistan, e a Meriam Yehya Ibrahim, la donna sudanese condannata a morte per apostasia, e ora liberata, perché ha la fortuna di avere un marito con passaporto americano.

I paladini laicisti della libertà alzano la voce solo contro i Cristiani, anzi, contro i Cattolici, tanto sanno che il Cristiano, anzi, il Cattolico, prende gli schiaffi e porta a casa.

Quando si tratta di musulmani sono invece incredibilmente cauti. Anzi, fanno finta di niente, anche se la donna è vista nell'islam come proprietà dell’uomo, anche se un cristiano o un laico vengono impiccati, se un’adultera o un omosessuale vengono lapidati, e via dicendo.

Il fatto è che i musulmani menano. Ora hanno anche il califfo...

Non saranno certo i laicisti, paladini a corrente alternata, a salvarci dalla barbarie; ma gente seria come Shabaz Bahtti, Asia Bibi e Meriam Yehya, e l’innumerevole schiera dei martiri e dei testimoni Cristiani di questa nostra epoca.

Contro la barbarie islamista e per i Cattolici di Mossul perseguitati e dispersi, alzo la mia voce indignata.  

Vergogna!


Amicusplato



Nella foto: gli ultimi Cattolici di Mossul in fuga dalla loro città.




venerdì 16 maggio 2014

Libertà per Meriam!





















Mentre Google onora oggi con un bel logo il genio di Maria Gaetana Agnesi, matematica, scienziata, filosofa, benefattrice e quant’altro, vissuta in Lombardia nel XVIII secolo, dobbiamo leggere la notizia che in questi giorni Meriam Yehya Ibrahim, una cristiana di 27 anni del Sudan, incinta di otto mesi e madre di un altro bambino di 20 mesi, è in carcere ed è stata condannata a morte per apostasia e adulterio, cioè per essersi convertita al cristianesimo rinnegando la religione islamica e per aver sposato un cristiano (in ciò consisterebbe l’adulterio).

Ti abbiamo dato tre giorni di tempo per rinunciare alla fede cristiana, ma tu continui a non voler tornare all’Islam e dunque ti condanno a morte per impiccagione”. Così il tribunale di Karthoum.

La donna, prima di essere impiccata, dovrà ricevere anche 100 frustate...

Se non fosse tragica, la faccenda avrebbe veramente del grottesco.

Ma che razza di religione e di legge (la cosiddetta sharìa) è arrivata ai nostri giorni? Ma da quale incubo notturno si sono materializzati questi giudici di Karthoum? Ma dove è andato a finire nell’islam il cervello di Avicenna, Averroè, Al-Khwarizmi e di tanti altri grandi pensatori, matematici, scienziati, giuristi, del millennio passato del mondo islamico?

Non si vergognano questi tali a sentenziare la morte di una donna (incinta!) per le sue idee religiose e per il suo matrimonio? Però questi tali hanno assicurato che la condanna avverrà dopo che la donna avrà partorito... Ma come sono umani, loro, direbbe Fantozzi.

Non bastava Boko Haram; ora c'è anche la sharìa del Sudan.

Mi unisco all’indignazione mondiale per questa annunciata condanna, che fa vergogna a chi l’ha pronunciata e mette in ridicolo una religione che 1000 anni fa era (forse) più civile di oggi.

Meriam deve essere subito rimessa in libertà, perché possa vivere con il marito che ha scelto, allevare i figli secondo coscienza e professare la fede che vuole.

Perfino Averroè, il grande commentatore musulmano di Aristotele, l’uomo del libero pensiero, sarebbe d’accordo.

È vissuto nel XII secolo.



lunedì 27 gennaio 2014

L'olocausto continua





Il “giorno della memoria” del 27 gennaio è sempre per me un pugno nello stomaco. Un pugno di quelli che ti stendono al tappeto e quando ti rialzi ti senti suonato.

Non si riesce infatti a capire come sia stato possibile, non dico perpetrare, ma perfino concepire l’orrore dell’olocausto, lo sterminio sistematico e “scientifico” del popolo ebraico, nonché di altre minoranze etniche o “diverse”.

Nel XIX secolo il positivismo aveva preannunciato, nell’abbandono della fede religiosa, l’inizio di una nuova umanità, destinata ad un progresso inarrestabile, guidato dalla scienza e dalla tecnica.

Anche Nietzsche alla fine di quel secolo aveva preconizzato l’avvento del “superuomo” (o “ultrauomo”) e di una “gaia scienza”, al di là del bene e del male, e senza Dio.

Il XX secolo non solo ha clamorosamente smentito queste frettolose profezie laiche, ma ha fatto di peggio. Si è dimostrato il secolo più sanguinario di tutta la storia, con due guerre mondiali, infinite altre guerre, orrende dittature e immani carneficine. La gaia scienza ha mostrato il suo lato più truce; il “trasmutamento di tutti i valori” ha segnato la fine di ogni valore morale, e la perdita di Dio è coincisa con la perdita dell’uomo stesso.

Oggi tutti riconoscono (tranne qualche idiota impenitente) che la Shoah è stata un abominio, una cosa orrenda. Si moltiplicano lodevoli manifestazioni e ammirevoli testimonianze di solidarietà.

Ma, a mio parere, non si è preso del tutto coscienza di ciò che ha determinato il terribile misfatto nazista: anzitutto la perdita della fede in Dio Padre di tutti e quindi l’unità del genere umano (senza popoli o razze “inferiori”); la fede in una "gaia scienza" che senza guardare ai valori più profondi della coscienza umana, guarda solo all’utile individuale e al "progresso" a qualunque costo; il trasmutamento di ogni valore, e cioè l’idea che libertà significhi fare ciò che piace, senza tanti scrupoli morali.

Eugenetica, aborto, eliminazione dei disabili, eutanasia erano elementi essenziali del piano hitleriano della razza pura.

E oggi molti non la pensano così?

L’olocausto continua.


Nel video: Il primo movimento della V Sinfonia di Ludwig van Beethoven, diretta da Leonard Bernstein. La titanica e umanissima musica di Beethoven può in qualche modo riparare alla mortale ferita inferta dal nazismo anche alla cultura tedesca; e il grande Bernstein, americano di origini ebraiche, riconcilia con il suo estro geniale  e nel nome dell'arte un passato da non dimenticare.

venerdì 4 ottobre 2013

Francesco incontra Francesco...

















Un incontro a parti rovesciate. 

Nel 1209 fu Francesco d’Assisi ad andare fino a Roma, davanti a Papa Innocenzo III, per pregarlo di approvare la Regola dell’Ordine mendicante che stava fondando. Il potente Pontefice, con stupore della Curia Romana, riconobbe nel “Poverello” di Assisi il vero rinnovatore della Chiesa e approvò l’Ordine francescano.

Oggi è il Papa che è andato da Roma ad Assisi, per trovare Francesco e pregarlo di dargli la forza di fare ciò che fece il Poverello ai suoi tempi: rinnovare la Chiesa, partendo proprio dalla Curia Romana.

La Chiesa non finisce di stupire. Nel Medioevo fu un umile frate a chiedere al papa un profondo rinnovamento nello stile di vita dei cristiani, fondato sul Vangelo. Oggi è il papa che chiede in ginocchio all’umile fraticello, di cui porta il nome, ormai santo, di aiutarlo nel medesimo intento.

E già se ne vedono i frutti!






mercoledì 25 settembre 2013

La pazienza di Dio e quella umana


 















Non si possono passare sotto silenzio i due orrendi attentati islamisti in Kenia e in Pakistan di questi ultimi giorni.

Il silenzio degli innocenti assassinati deve trovare modo di farsi sentire più del fragore delle granate e delle bombe degli assassini.

Il primo attentato è avvenuto sabato 21 settembre in un Centro commerciale di Nairobi, con almeno 68 morti; il secondo domenica scorsa 22 settembre davanti  ad una Chiesa  di Peshawar, con almeno 81 vittime, tra cui molti bambini. Numerosissimi in entrambi i casi i feriti.

Due luoghi che evocano tranquilità e fratellanza, due simboli di pace.

Il terrore islamista ha colpito proprio lì. Evidentemente non ama la pace e la fratellanza, vuole l’odio e la guerra, e l’eliminazione fisica degli “infedeli”.

È proprio questo il punto che più mi fa orrore. I Cristiani in Pakistan sono un’esigua minoranza (appena l' 1,2 per cento della popolazione), e già sono trattati abitualmente da cani. Basti pensare alla vicenda di Asia Bibi, da quattro anni in carcere per "blasfemia" (figuriamoci!), in realtà per aver affermato pubblicamente di essere cristiana. Ora anche la strage degli innocenti, davanti al luogo di culto, mentre si distribuiva un piatto di riso.

Nel Centro commerciale di Nairobi sono usciti vivi coloro che rispondevano alla domanda dei sequestratori: “Chi è la madre di Maometto?” e chi sapeva recitare un brano del Corano. Insomma, una domanda di "cultura generale" e un atto di fede islamico... Gli "infedeli" (quelli che hanno catturato) sono stati passati per le armi, alla faccia di Allah il misericordioso.

Ma da quale incubo notturno escono questi esseri mostruosi, nel XXI secolo dopo Cristo? Sono rimasti alle scimitarre (quelle però aggiornate)?

Noi diamo ospitalità, istruzione e quant’altro a ogni minoranza religiosa. Questo è lo spirito del Cristianesimo; e i  musulmani sono ormai una notevole minoranza.

Gli islamisti rispondono con i mitra e i kamikaze, e le stragi.

Sarebbe l’ora che la smettessero, perché infinita è solo la pazienza di Dio.

Quella umana è più corta. 



lunedì 23 settembre 2013

L'equinozio mi ispira
















L’equinozio mi ispira.

Questa giornata così unica, anzi duplice (primavera e autunno), mi dà sempre una carica positiva.

Anzitutto mi fa pensare alla equa distribuzione della terra. Non riescono a farla i governi e le organizzazioni internazionali. Ci riesce “Messer lo frate Sole”, distribuendo 12 ore di luce e 12 ore di black out,  sia nel territorio della Russia, il più vasto del pianeta, come in quello di un’isoletta sperduta nell’oceano. Il giusto mezzo per tutti.

Equinozio significa anche equilibrio; un equilibrio che dovrebbe invitare tutti gli abitanti del pianeta a ricercare una linea di conciliazione tra forze diverse e opposte. Ma proprio in questi ultimi due giorni, due orrendi attentati hanno insanguinato il Kenya e il Pakistan. Il fanatismo islamista continua imperterrito il suo lungo inverno di atrocità e di barbarie. L’equinozio (di primavera) non è ancora spuntato per certa gente.  

Equinozio è perfezione dell’ordine. In un mondo caotico e disordinato, in cui tutto è diventato opinabile e confuso, ecco che spunta tagliente come una lama il giorno perfetto, il giorno delle idee chiare e distinte: la luce da una parte, il buio dall’altra; il bene di qua, il male di là; la ragione distinta  dal torto, la verità dall’errore.
Un giorno salomonico, cartesiano, non politicizzato.

Infine, l’Equinozio mi fa pensare a Equitalia. Solo nel nome, ovviamente. Per il resto, meglio un pudico silenzio. Anzi, un sorriso; umoristico, ovviamente.