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venerdì 10 febbraio 2017

Nel Giorno del Ricordo: Tartini-Ughi





Fino a qualche anno fa nei dizionari della lingua italiana la voce “foiba” aveva più o meno questa asettica dicitura: “Tipo di dolina costituita da un avvallamento imbutiforme sul fondo del quale si trova comunemente un inghiottitoio”. “Dolina: depressione di forma arrotondata frequente nei terreni calcarei e dovuta al fenomeno carsico” (Zingarelli, 1996).
Solo dal 2006 lo Zingarelli, alla voce ‘foiba’ associa anche gli “eccidi e rappresaglie ad opera dei partigiani comunisti jugoslavi nell’ultima fase della seconda guerra mondiale e subito dopo”.

Oggi qualsiasi dizionario, anche il più ottuso e scalcinato, non può fare a meno di ricordare, insieme al “fenomeno carsico”, gli eccidi di italiani (friulani, giuliani, istriani, dalmati) ad opera dei partigiani comunisti (non solo jugoslavi, però), perpetrati come pulizia etnica e politica.

Insomma, dopo che furono ammazzate e seppellite nelle foibe migliaia di persone, si è cercato di seppellire anche la loro memoria.

Un po’ troppo, anche per la “kultura” storica italiana, egemonizzata per decenni dall’ideologia marxista.

Per ricordare i martiri delle foibe e le centinaia di migliaia di italiani che alla fine della II guerra mondiale dovettero lasciare gli ex territori italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, profughi in patria, propongo una delle più famose sonate per violino che siano state mai scritte: “Il Trillo del Diavolo”, del 1713, di Giuseppe Tartini.
Propongo questo celeberrimo brano non solo per la sua bellezza, ma anche perché Tartini (1692 – 1770) era nativo di Pirano, in Istria, (ora in Slovenia), uno dei luoghi al centro delle tragiche vicende di cui oggi facciamo memoria.

Il titolo della sonata, per violino e basso continuo, in Sol minore, deriva dal fatto che il grande compositore veneto sognò di fare una sfida con il diavolo stesso, e questi eseguì una musica così sublime, di cui “Il Trillo del Diavolo” sarebbe una labile trascrizione. In realtà l’opera è un caposaldo della musica per violino, e nelle parti virtuosistiche anticipa la genialità di Paganini.

Possiamo dire che il titolo del brano in questa giornata ha un significato del tutto particolare: il diavolo sembrò in effetti trionfare nelle foibe; e tra i martiri di quell’orrenda carneficina voglio ricordare Don Francesco Bonifacio, sacerdote, nato come Tartini a Pirano, torturato e poi eliminato nel settembre del 1946.
Solo una vittoria apparente di satana, però, poiché Don Francesco Bonifacio è stato beatificato nel dicembre 2008, alla testa di una schiera di martiri per i quali il “Larghetto Affettuoso” del I Movimento della sonata di Tartini sembra un premonitore e commosso saluto.

Invito comunque ad ascoltare tutta la sonata, anche perché eseguita da uno dei più grandi violinisti viventi: Uto Ughi, nato a Busto Arsizio (1944), anch’egli di origini istriane; i suoi genitori, come Tartini, erano di Pirano, scampati in tempo agli eccidi dei “fenomeni carsici”.




martedì 11 febbraio 2014

Lacrimosa dies illa




Il Giorno del Ricordo è già passato, ma solo nelle lancette dell'orologio.

Non certo nella mia mente.

Le migliaia di italiani uccisi nelle foibe e le centinaia di migliaia di esuli italiani dell'Istria, di Fiume, della Dalmazia e della Venezia Giulia, durante e dopo la fine della II guerra mondiale, rimarranno un indelebile ricordo della ferocia e della malvagità umana.

Non meno dolorosa la memoria dell'accoglienza dei nostri esuli in patria: vilipesi, maltrattati, infamati in molte città in cui transitarono, tra cui voglio citare Bologna e Ancona.

All'immane danno anche la feroce beffa, in nome di una ideologia fanatica, quella comunista, che vedeva nei suoi presunti oppositori, chiunque fossero, dei nemici da abbattere.

Una ideologia che ha cercato poi di rimuovere perfino il ricordo di ciò che avevano subito questi nostri compatrioti, dispersi in tutta Italia, o rimasti sepolti nelle profondità delle foibe carsiche.

Infoibare anche la memoria storica è stato l'ultimo vergognoso tentativo di questa ideologia, spazzata via dal vento della storia (ma qualche follower a Scandicci ancora si trova, a quanto pare...).

In questo Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli istriani, fiumani e dalmati propongo il "Lacrimosa" della Messa di Requiem di Antonio Salieri.

Posto questo brano perché si tratta di una preghiera e di una grande pagina di musica.

Antonio Salieri non era certo quel mediocre musicista che Milos Forman vuol far apparire nel film (bellissimo) "Amadeus".

Inoltre Salieri era stato discepolo di Giuseppe Tartini, un istriano doc, di Pirano.

Lacrimosa dies illa, giorno di lacrime quel giorno...


Molto significativo e appropriato il quadro riportato nel video. Si tratta de "L'apertura del quinto sigillo" (1604) di Domenico Theotokòpulos, noto come El Greco. Anticipando la pittura moderna, illustra il passo dell'Apocalisse (6, 9-11) dove si ricorda il martirio e la glorificazione dei perseguitati per la fede. 


venerdì 10 febbraio 2012

Le amnesie dell'uomo moderno



Nella “Psicopatologia della vita quotidiana” Freud ha spiegato perfettamente il meccanismo della “rimozione”. Tutto ciò che crea disagio, conflitto, frustrazione, viene tolto (rimosso) dall’io cosciente e sepolto nell’inconscio.

Questo “meccanismo di difesa” non è però senza conseguenze. La rimozione tende a creare dimenticanze e vuoti di memoria sempre più vasti, proprio per evitare che il ricordo ansiogeno affluisca di nuovo alla coscienza.

L’uomo moderno è lo smemorato per eccellenza. Senza agende (elettroniche o cartacee) è ormai senza Ram. Non solo vengono rimossi gli spiacevoli eventi personali, ma, in nome di ideologie dominanti che agiscono come un io collettivo, sono “cancellati” avvenimenti orrendi anche di vastissima portata.

Nell’epoca in cui tutto è (o dovrebbe essere) documentato, abbiamo assistito a sistematiche opere di demolizione della memoria. Propaganda di regime, mezzi di comunicazione di massa asserviti a ideologie dominanti, o ritenute tali, falsità ossessivamente ripetute, hanno tentato di resettare la testa della gente, e di far credere che nulla sia accaduto di ciò che pure tanti hanno visto con i propri occhi.

Oggi si ricordano i Martiri delle foibe, le migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia che tra il 1943 e il 1945 (e anche dopo la guerra) furono uccisi, gettati nelle profondità delle cavità carsiche, dai comunisti di Tito, con il pieno appoggio dei comunisti italiani.

Nei libri di storia, fino a qualche anno fa, questi massacri non erano nemmeno ricordati; libri di storia, ma sarebbe meglio dire, di storie.

Un altro vuoto di memoria, ad esempio, appare quando si tocca l’argomento della resistenza. La vulgata ufficiale è l’esaltazione di questo movimento antifascista. Ma se qualcuno ricorda i delitti commessi anche dai partigiani passa per fascista, e non per uno che dice come sono andate tutte le cose, ferma restando la condanna del fascismo.

Ma per fortuna c’è ancora chi non soffre di amnesie e rimozioni.

Per onorare le vittime delle foibe, nonché gli esuli istriani, giuliani, fiumani e dalmati (che oltre alla perdita di tutto dovettero anche subire gli insulti e gli sputi alla stazione ferroviaria della “rossa” Bologna, senza parlare della successiva drammatica odissea in varie parti d’Italia), propongo un brano di Luigi Dallapiccola (1904-1975).

Dallapiccola è uno dei più importanti musicisti italiani del XX secolo, il maggiore esponente della musica dodecafonica. Era di origini istriane, di Pisino, ed ha operato soprattutto al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze.

Nel IV movimento, “Variazioni”, della “Tartiniana II”, del 1956, egli prende spunto dalla Sonata in La minore di Giuseppe Tartini (1692-1770), il geniale compositore di Pirano, suo compatriota.

Al piano, lo stesso Dallapiccola; al violino Sandro Materassi.

mercoledì 10 febbraio 2010

Per non dimenticare le vittime delle foibe. Il trillo del diavolo




Per onorare le migliaia di italiani uccisi dai comunisti nelle foibe della Venezia Giulia e dell’Istria al termine e dopo la II Guerra Mondiale, e le centinaia di migliaia di persone costrette ad abbandonare i loro beni e la loro terra, mi pare opportuno proporre una delle più famose sonate per violino che siano state mai scritte: Il Trillo del Diavolo, del 1713, di Giuseppe Tartini.

Propongo questo celeberrimo brano non solo per la sua bellezza, ma anche perché Tartini (1692 – 1770) era nativo di Pirano, in Istria, uno dei luoghi al centro delle tragiche vicende di cui oggi facciamo memoria.

Il titolo della sonata, per violino e basso continuo, in Sol minore, deriva dal fatto che il grande compositore veneto sognò di fare una sfida con il diavolo stesso, e questi eseguì una musica così sublime, di cui “Il Trillo del Diavolo” sarebbe una labile trascrizione.

In realtà l’opera è un caposaldo della musica per violino, e nelle parti virtuosistiche anticipa la genialità di Paganini.

Possiamo dire che il titolo del brano in questa giornata ha un significato del tutto particolare: il diavolo sembrò in effetti trionfare nelle foibe; e tra i martiri di quell’orrenda carneficina voglio ricordare Don Francesco Bonifacio, sacerdote, nato come Tartini a Pirano, torturato e poi eliminato nel settembre del 1946.

Solo una vittoria apparente di satana, però, poiché Don Francesco Bonifacio è stato beatificato nel dicembre 2008, alla testa di una schiera di martiri per i quali il “Larghetto Affettuoso” del I Movimento della sonata di Tartini sembra un premonitore e commosso saluto.

Per coloro che vogliono ascoltare il resto del Trillo del Diavolo:

http://www.youtube.com/watch?v=bebi1VHrGMA

http://www.youtube.com/watch?v=-BV_WerbAWg

Mi dispiace solo di una cosa: nel web non ho trovato Il Trillo del Diavolo eseguito da Uto Ughi. Il più grande violinista italiano è nato nel 1944 da genitori di Pirano.

Sarebbe stato il massimo...

Ma ci "accontentiamo" del grande Oscar Shumsky!