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giovedì 22 febbraio 2018

Margherita e Cortona: la bellezza che incanta





Non posso lasciar passare la festa di S. Margherita da Cortona (22 febbraio) senza dedicare a questa straordinaria donna e alla sua città di adozione qualcosa di bello.

La bellezza accomuna Margherita e Cortona.
Ci vuole perciò una “perla” (margarita) musicale per festeggiare degnamente.

Il mottetto Cantate Domino, a sei voci miste, di Claudio Monteverdi (1620)  mi pare quanto mai adatto: una lode a Dio, che ci ha donato tanto splendore, intessuta in una musica sublime.

Ho scelto per l'esecuzione il Coro dell’Università di Hong Kong. 
Non è il massimo della perfezione; ma vedere e sentir cantare con tanta passione Monteverdi da un coro cinese fa pensare, per contrasto, alla miseria musicale (e non solo quella) delle nostre università italiane.

Santa Margherita, prega per noi!   



Cantate Domino canticum novum,
cantate et benedicite nomini eius,
quia mirabilia fecit.
Cantate et exsultate et psallite.
Psallite in cithara et voce psalmi,
quia mirabilia fecit.

(Salmo 95, 1 e 2; Salmo 97, 1, 4, 5)

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate e benedite il suo nome,
perché ha compiuto meraviglie.
Cantate ed esultate e cantate lodi.
Cantate lodi con la cetra e con voce di lode,
perché ha compiuto meraviglie.



martedì 28 febbraio 2012

È finito questo rigido inverno! (Monteverdi)



Anche questo interminabile e terribile inverno sembra passato.

Sono due o tre giorni che il sole domina incontrastato nel cielo azzurro.

Potrei descrivere la mia vita passando in rassegna i più rigidi inverni di cui ho ricordo.

Nel 1956 la neve e le successive gelate riuscirono a seccare perfino le viti, cosa che in Toscana è un fatto rarissimo. Ma io ero un ragazzo; a me allora interessava solo fare a pallate, e quell’anno la materia prima non mancò davvero. Delle viti si lamentò invece mio padre, che non disdegnava un buon bicchiere, o due, di produzione propria.

Un’altra gran nevicata fu nel gennaio 1963. Cumuli di neve rimasero fino a marzo. Oltre alle solite pallate (ma ora più potenti e più dolorose, quando andavano a segno, vere e proprie “sassate”), ricordo che la nostra classe fece un pupazzo di neve gigantesco, con tanto di cappello, sciarpa e pipa fumante. Ai piedi di quel capolavoro “michelangiolesco”, una foto di gruppo di studenti felici. Allora l'inverno mi piaceva.

Precoce e un po’ meno gradita la nevicata dei primi di dicembre del 1973. Il tempo delle pallate, come quello delle mele, era passato; ora guidavo l’auto, una 500 ovviamente, e dover mettere le catene mi sembrò un’impresa ardua. Proprio come ora. La neve e l’inverno stavano perdendo il loro fascino...

La grande nevicata del gennaio 1985 e il susseguente gelo siberiano presero tutti alla sprovvista. Soprattutto ci rimasero male le povere piante di olivo, che in grandissima parte si seccarono. Le verdi colline toscane divennero squallide distese di bronconi simili a rovi. Da far gelare il sangue. Dei 120 olivi di cui era composta la mia bella “chiusa”, non se ne salvò neppure uno. Grandi guadagni invece fecero i meccanici, che vendettero le catene a peso d’oro. Le solite, noiosissime e indispensabili catene da neve.

Ma siccome, come dice il proverbio, “neve e gelo non stanno in cielo”, anche l’anno  2010 il Generale Inverno, nel mese di dicembre, poco prima di Natale, ci ha fatto la sua sgraditissima visita dalla Siberia. Neve e freddo micidiali, che chissà perché, sono riusciti di nuovo a prenderci alla sprovvista, come Napoleone.

Quest’anno il Generale è ritornato alla grande con tutte le sue armate e ci ha sommersi sotto metri di soffici stelline a sei punte. Paesi isolati, case senza luce e senza gas, strade impraticabili, disastri di ogni genere. Nonostante gli “avvisi ai naviganti”. E il lunghissimo periodo di gelo, durato quasi tutto febbraio, ha completato lo squallido quadro bianco, che può essere appeso accanto a quelli del 1956 e del 1985.

Ieri e oggi ho fatto qualche girata in mezzo ai boschi, che sembrano anch'essi ancora storditi dalla batosta ricevuta. Né un fiore, né un germoglio, neppure una viola.

Ma questo bel sole ha fatto arretrare di molto i cumuli di neve ancora rimasti al bacìo. Sono le retroguardie del Generale Inverno in ritirata.

Prepariamoci alla primavera con la suadente musica di Claudio Monteverdi (1567-1643), "Sì dolce è 'l tormento". Canta il soprano argentino Maria Cristina Kiehr.

Il protagonista si lamenta che la sua amata ha un “rigido cor”; ma nonostante il tormento che lo affligge, è convinto che alla fine l’amore vincerà. Sia pur dopo morte.


Sì dolce è 'l tormento

Sì dolce è 'l tormento che in seno mi sta
ch'io vivo contento per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza s'accreschi fierezza
et manchi pietà che sempre qual scoglio
all'onda d'orgoglio mia fede sarà.
La speme fallace rivolgami il piè
diletto né pace non scendano a me.
E l'empia ch'adoro mi nieghi ristoro
di buona mercè: tra doglia infinita
tra speme tradita vivrà la mia fè.
Per foco e per gelo riposo non ho,
nel porto del Cielo riposo haverò.
Se colpo mortale con rigido strale
il cor m'impiagò cangiando mia sorte
col dardo di morte il cor sanerò.
Se fiamma d'amore già mai non sentì
quel rigido core ch'il cor mi rapì,
se nega pietate la cruda beltate
che l'alma invaghì, ben fia che dolente
pentita e languente sospirami un dì.

martedì 22 novembre 2011

Per S. Cecilia una musica sublime. Monteverdi

 

Nel giorno di S. Cecilia, patrona della musica, occorre festeggiare con le note più belle del pentagramma.

Propongo all’ascolto un magnifico brano di Claudio Monteverdi (1567-1643), geniale innovatore del linguaggio musicale, colui che più di ogni altro ha segnato il passaggio tra la musica rinascimentale e il periodo barocco.

“Christe, adoramus te”, mottetto a cinque voci dispari (Soprani primi e secondi, Contralti, Tenori, Bassi), pubblicato a Venezia nel 1620 da Giulio Cesare Bianchi nel “Primo libro de Motetti in lode d'Iddio nostro Signore”.

Si tratta di polifonia a cappella, come quella di Palestrina; solo voci (in questa esecuzione c’è un leggero accompagnamento di strumenti).

Ma quella polifonia casta e misurata di Palestrina diviene ora magniloquente e fortemente espressiva. 
Lo spazio sonoro è grandemente dilatato, dalle profondità del basso alle luminose altezze dei soprani. L’intensità del pathos trabocca da ogni rigo della partitura: potenti i momenti omofonici, preziosi i ricami contrappuntistici, spettacolare e del tutto “moderna” la progressione armonica in “quia per sanctam Crucem tuam” (viene in mente il Mozart del "Lacrimosa"), toccanti i momenti solistici, quasi a commento riassuntivo delle singole parti.

Quando la genialità si unisce alla bellezza si giunge al sublime.

Qui Monteverdi ha raggiunto il sublime.

Molto bella l’esecuzione del coro “The Cambridge Singers”, diretto da John Rutter.


Traduzione dell’antifona:

Cristo, ti adoriamo e  ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo. Signore, abbi pietà di noi.

domenica 7 novembre 2010

La "divina" costruzione




Una delle idee-guida che hanno condotto Antoni Gaudì (1852-1926) a iniziare e portare avanti la costruzione della “Sagrada Familia” a Barcellona è stata quella che, non lui, ma Dio avrebbe portato a termine il lavoro.

Per questo, pur dedicandosi all’opera con ogni mezzo, sacrificando perfino i suoi stessi averi, Gaudì non si mostrò mai preoccupato della “fine dei lavori”.

Abbiamo visto quanto il geniale artista catalano avesse ragione. I lavori sono proseguiti dopo la sua morte e oggi, a cantiere ancora aperto, la Sagrada Famila è stata consacrata e dichiarata Basilica da Papa Benedetto XVI.

Neppure il Papa ha aspettato la fine dei lavori, perché fedele interprete del pensiero di Gaudì, autentico cristiano e prossimo beato, sa bene che i lavori finiranno quando Dio lo vorrà, e se lo vorrà.

Non si tratta di un’idea peregrina o giustificativa per un’opera incompiuta.

È invece un’autentica visione cristiana della realtà e del lavoro umano, compreso quello artistico.

È esattamente quanto dice il Salmo 127 (Vulgata 126): “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori” (Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam).

Il salmo “Nisi Dominus” è uno dei cinque salmi (il quarto) della liturgia dei Vespri della Beata Vergine Maria.

E poiché siamo nell’ora vespertina di una domenica in cui la meravigliosa “casa” di Gaudì ha avuto la benedizione del Cielo, e poiché quando si dice Vespri della Beata Vergine non si può non pensare ad un altro sommo artista, questa volta nella musica, e cioè Claudio Monteverdi, postiamo dal suo “Vespro della Beata Vergine” (1610) proprio il Salmo “Nisi Dominus”.

Un altro monumento di arte, di fede, di bellezza.

La magnificenza della musica di Monteverdi (la parte corale è a 10 voci!) corrisponde adeguatamente alla straordinaria architettura della Basilica di Gaudì.


Molto bella l’esecuzione, diretta da John Eliot Gardiner, nella Basilica di S. Marco a Venezia (1989).


Psalmus CXXVI

Nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam.
Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam.
Vanum est vobis ante lucem surgere; surgite postquam sederitis, qui manducatis panem doloris 
Cum dederit dilectis suis somnum; ecce hereditas Domini, filii: merces fructus ventris.
Sicut sagittae in manu potentis, ita filii excussorum.
Beatus vir qui implevit desiderium suum ex ipsis; non confundetur cum loquetur inimicis suis in porta.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio et nunc et semper,
et in saecula saeculorum.
Amen.

Salmo 126

Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode.
Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
Ecco, dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un eroe sono i figli della giovinezza.
Beato l'uomo che ne ha piena la faretra: non resterà confuso quando verrà a trattare
alla porta con i propri nemici.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.

domenica 15 agosto 2010

Magnificat !



Non si può lasciar passare la Festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, senza postare una delle infinite perle di bellezza che Le sono state dedicate dagli artisti nel corso di duemila anni.

Il "Magnificat" di Claudio Monteverdi (1567-1643) è una di queste perle "divine".

"L'anima mia magnifica il Signore!" (Lc 1, 46-55).

È il canto di lode della Madre di Dio, e insieme a Lei, di ogni vero credente.

Buona Festa, prima che termini del tutto, con le splendide note vocali e strumentali di Monteverdi.


Magnificat anima mea Dominum,
et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo
quia respexit humilitatem ancillae suae, ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes
quia fecit mihi magna, qui potens est: et sanctum nomen eius
et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum.
Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui,
deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles.
(I parte) 

La seconda parte qui:   
http://www.youtube.com/watch?v=a4hx5E73zS4&feature=related

domenica 30 maggio 2010

Musica divina. Monteverdi




Per la festa della SS. Trinità occorre una musica stupenda.

In questa domenica si festeggia Dio, nella sua sublime e ineffabile realtà: Padre, Figlio, Spirito Santo.

Di fronte alla divina bellezza le nostre parole e i nostri suoni sono infinitamente inadeguati.

Ma attraverso l’opera dei grandi artisti qualche nota della celeste armonia è giunta fino a noi.

Ascoltiamo perciò un meraviglioso mottetto di Claudio Monteverdi (1567 –1643), uno dei padri della musica: “Cantate Domino”.

Polifonia pura, sei voci dispari, anno 1620.


Cantate Domino

Cantate Domino canticum novum,
cantate et benedicite nomini ejus,
quia mirabilia fecit.
Cantate et exultate et psallite
in cythara et voce psalmi,
quia mirabilia fecit.


Cantate al Signore

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate e benedite il suo nome,
poiché ha fatto meraviglie.
Cantate ed esultate e salmeggiate
nella cetra e con voce di salmo,
poiché ha fatto meraviglie.