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domenica 15 ottobre 2017

Per qualche voto in più: lo "jus soli" del PD





Il PD, per qualche voto in più, è pronto a regalare il nostro suolo a gente straniera che non rispetta le nostre leggi, che tratta le donne come esseri inferiori, che spesso non manda i figli (futuri italiani?) a scuola, e che non vuole nemmeno imparare la nostra lingua, né tanto meno adattarsi al nostro modo di vivere.

Un suolo che i nostri padri hanno difeso con lacrime e sangue, che hanno reso abitabile con incredibili sacrifici, che ha dato vita a una cultura e a una civiltà odiata da questi ipotetici futuri "italiani".

In compenso il governo sfratta un' ultra-novantenne italiana dal suo suolo, non sa risistemare il suolo devastato dal terremoto in Centro Italia, e lascia in abbandono migliaia e  migliaia di famiglie italiane che avrebbero bisogno di un suolo  dove poter alloggiare.

Sono certo che il PD, continuando con questo mantra dello jus soli regalato a chiunque arrivi in Italia, avrà delle brutte sorprese.

Quello che pensa la vil plebe italiana (oltre il 60% è contraria), per questo governo non conta nulla; ma quando si andrà a votare, il PD troverà nelle urne qualche voto in meno...





lunedì 27 marzo 2017

Un fischio che non muore





Ieri è morto Alessandro Alessandroni (18 marzo 1925-26 marzo 2017).

Molti diranno: “Chi era costui?” 

In effetti non era un personaggio famoso per qualche straordinario motivo, se non quello di avere un “fischio” perfetto.

Sì, un fischio. Suo è quello della trilogia dei film western di Sergio Leone. 
Alessandroni era anche un ottimo musicista, ma la sua specialità era proprio il fischio.

In particolare mi piace ricordare il primo della serie: “Per un pugno di dollari”.

Ogni volta che guardo questo film, oltre alla soddisfazione di gustare un capolavoro, provo un sottile piacere per una piccola vittoria personale.

Quando uscì il film, nel 1964, la critica cinematografica dominata dai soliti intellettuali ideologizzati lo stroncò. Di fronte al neorealismo italiano ancora in voga, oppure alla cinematografia “impegnata” che stava dominando, questo western così rozzo e improbabile, e senza valori sociali, oltretutto copiatura di un film di Kurosawa, sembrò qualcosa di incomprensibile e da gettare al macero.

Io ne rimasi incantato. Non avevo mai visto né udito nulla di simile in una sala cinematografica.

Anzitutto una musica affascinante, con il suono dello scacciapensieri, le note della chitarra elettrica, addirittura il fischio, e quella tromba svettante che disegnava una linea melodica appassionata e drammatica al tempo stesso.

Poi un linguaggio ridotto ai minimi termini; una specie di ermetismo plebeo. Alla fine del film si potevano ripetere tutte le battute, alcune diventate subito proverbiali, a partire dal titolo. E si poteva soprattutto “fischiare” anche noi il caratteristico motivo della colonna sonora.

Ovviamente fecero impressione soprattutto le incredibili scene di violenza, portata in primo piano in tutta la sua crudeltà e sadismo; una crudeltà mai vista prima in quella forma così esplicita, dal massacro di Rio Bravo a quello dei Baxter, dal pestaggio bestiale del pistolero senza nome (ma Joe), alle violenze sul suo amico locandiere.

Il tocco di femminilità, dato da Marisol (Marianne Koch), aggiungeva una nota di grazia in quel mondo disumano.

Il duello finale raggiunge le vette dell’epica, non meno del duello tra Ettore e Achille, o se vogliamo,  di Odisseo contro i Proci.
L’astuzia di Joe contro la ferocia di Ramon, la forza vendicatrice contro la prepotenza senza limiti, la giustizia contro il delitto.
Alla bellezza degli esametri di Omero corrisponde adeguatamente la musica di Morricone.

La gente che usciva dalla sala aveva la mia medesima impressione. Avevamo assistito non ad un film, ma ad un evento, mentre già qualcuno fischiettava il motivo iniziale, quello di Alessandroni (ma allora si pensava a un motivo realizzato con strumenti elettronici).

Oggi tutti esaltano Sergio Leone, Ennio Morricone, Clint Eastwood (tutti illustri sconosciuti allora); oltre a Gian Maria Volonté (che fu criticato per questa sua partecipazione “disimpegnata”), il quale riesce a dare il meglio di sé proprio qui, con un personaggio tanto odioso, quanto convincente.

Non solo il film ebbe un successo strepitoso, ma si rivelò come un inizio di un nuovo genere, il western all’italiana; e molto di più ancora. Il crudo realismo di Sergio Leone (come a suo tempo fece Caravaggio) è divenuto un “topos” artistico nella filmografia. Dopo quel film il cinema ha cambiato davvero vestito.

Non voglio dire che la violenza, per di più gratuita, vada bene; anzi!
Voglio solo dire che da allora ogni aspetto della realtà, anche il più crudo, è stato messo a tema.

Non sempre con la genialità di Sergio Leone.

Presento il primo brano che appare nel film, durante lo scorrere dei titoli di testa: "Titoli",ovviamente  di  Ennio Morrricone, con il motivo fischiato da Alessandro Alessandroni.

Lo presento dal disco tratto dalla colonna sonora. Chi non ha avuto tra le mani questo disco, con questa mitica copertina, non può capire l'emozione che provammo quando lo vedemmo.


E un omaggio a un “grande” musicista. Un fischio che non muore più.

Grazie, Alessandro Alessandroni! 

RIP







lunedì 27 giugno 2016

Un saluto a Bud Spencer




Mentre l'Italia batteva stasera la Spagna negli ottavi di finale di Coppa Europa, è venuto a mancare uno dei più grandi attori del nostro cinema: Bud Spencer, cioè Carlo Pedersoli. Aveva 86 anni.

Per quanto mi riguarda, i suoi film sono in assoluto tra i miei preferiti, sia in coppia con Terence Hill che da solo.
Anche soltanto la sua figura mi metteva di buonumore, e l'innumerevole serie dei suoi film è stata per me una fonte inesauribile di spassose risate. E di vera umanità.

Un attore che ha saputo far ridere senza mai cadere nel volgare,  che ha battuto i "cattivi" non con le armi né a calci (come ha fatto oggi l'Italia con la Spagna), ma con le sue nude mani, autentiche armi improprie. Ma sempre a fin di bene.

Lo saluto con una clip del suo primo capolavoro: "Lo chiamavano Trinità", del 1970, il film che lo rese subito famoso.

Fantastica la colonna sonora di Franco Micalizzi.

"Mescal non dimentica!". (Terence Hill) "Lo credo bene".

Grazie, Bud!



martedì 1 marzo 2016

Un Oscar che ci fa onore




La conquista dell’Oscar 2016 da parte di Ennio Morricone per la miglior colonna sonora, nel film “The Hateful Eight” diretto da Quentin Tarantino, non può essere passata sotto silenzio in questo blog, che ama la bella musica e che ritiene Morricone un genio.

È il secondo Oscar per il Maestro delle colonne sonore; ma il primo, del  2007, fu un doveroso, riconoscimento alla carriera. Questo, di domenica scorsa, è invece riferito ad un film in concorso ed acquista un significato di valore assoluto.

Mi piace aprire il mese di Marzo con questa bellissima notizia (ci voleva una buona nuova dopo tante brutture) che fa onore all’Italia e soprattutto ad un artista che, oltre ad essere entrato nella leggenda, è rimasto un vero uomo, con i piedi per terra. Sono ben note le due doti di umiltà e di schiettezza.

Tanto per non smentirsi, ha detto che non considera la colonna sonora che gli ha dato l’Oscar la sua migliore composizione (ed è vero, anche se bellissima).

Ha dedicato la vittoria a sua moglie Maria, compagna di una vita, sposata nel lontano 1956.
Del resto lui è del 1928 e questo Oscar è venuto a 87 anni. Una freschezza d’inventiva che a quanto pare non si è affatto esaurita.

Non starò qui a ricordare quali siano le colonne sonore più belle delle sue oltre 500. Non voglio neppure ricordare che egli non è un “musicista per caso”, dal momento che si è diplomato con Goffredo Petrassi.

Voglio solo ricordare un episodio (che ho già fatto presente in un altro mio post) di cui vado particolarmente orgoglioso e che mi ha sempre fatto diffidare dell’ “intellighentzia” dell’ “artisticamente corretto” (esiste anche questo!).

http://semperamicus.blogspot.it/2010/12/per-un-pugno-di-dollari-e-il-cinema-non.html

Quando nel 1964 uscì “Per un pugno di dollari” la critica cinematografica, dominata allora da una ottusa ideologia marxista, stroncò il film di Sergio Leone, con annessi e connessi (tra cui la musica di Morricone). Film inguardabile, disimpegnato, sciocco, e così via... 

Io, che non mi sono mai (o quasi mai, almeno) lasciato condizionare da giudizi preconcetti di qualunque genere, uscii dalla sala convinto di aver assistito ad un evento eccezionale. Una musica “divina”, una recitazione straordinaria, una trama avvincente, se pur ripresa in molte parti da un film di Kurosawa.

Mi aveva colpito la novità assoluta del linguaggio cinematografico, quel fascinoso mondo irreale ma così realistico e crudo, e quell’accompagnamento musicale che non aveva precedenti: motivi cantati, fischiati, parlati, suonati con la chitarra elettrica e con i più vari strumenti (compreso lo scacciapensieri), e l’ineguagliabile motivo affidato alla tromba, che faceva venire la pelle d’oca per l’emozione.

Oggi tutti riconoscono il valore inestimabile di quel film, la sua importanza nella storia della cinematografia, oggi...

Allora, chi non aveva i paraocchi ideologici e le orecchie foderate di prosciutto, e cioè i più, tributò un immediato e clamoroso successo al film di Sergio Leone ed Ennio Morricone.

Già allora Morricone era da Oscar.

Per me, quella rimane la colonna sonora più bella, e quello rimane il film più bello che abbia visto (e ne ho visti...).

Grazie, Maestro! 



giovedì 28 gennaio 2016

Nei giorni della memoria, Schubert




Per onorare il giorno della memoria della Shoah del popolo ebraico ho già citato il bellissimo film “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle (1987). 

Il regista francese non fa che ricordare con estrema asciuttezza, ma con profonda commozione, ciò che da ragazzo aveva visto con i suoi stessi occhi: l’arresto e la deportazione di tre ragazzi ebrei e del superiore del collegio carmelitano di Fontainebleau che li aveva accolti e nascosti con gli altri convittori francesi.

Del film ho già postato la scena finale dell’arresto dei tre ragazzi e del sacerdote, P. Jean, che finirono poi uccisi nei campi di sterminio nazisti. È certamente la scena più drammatica e al tempo stesso più bella, se si può parlare di bellezza nell’orrore che racconta.

http://semperamicus.blogspot.it/2010/01/arrivederci-ragazzi-nei-giorni-della.html

C’è però anche un altro momento del film in cui Malle riesce a esprimere con mirabile efficacia la vergogna indicibile di quella persecuzione, e lo fa mostrando la bravura del giovane ebreo Jean Bonnet nel suonare il pianoforte, dopo la squallida prova di un demotivato alunno francese (il protagonista Julien, che poi diverrà l’amico di Bonnet).

Il brano che la giovane insegnante di musica fa suonare a Bonnet è il 2 Momento Musicale di Schubert, qualcosa di stupendo e di struggente, e che il regista sceglie come leitmotiv  del film.

È proprio la bravura e la finezza del ragazzo ebreo, già in grado di affrontare un brano così sublime, che fa apparire ancor più aberrante lo sterminio di quel popolo.
In definitiva, Jean Bonnet che suona Schubert sotto gli occhi ammirati della maestra è il simbolo della civiltà stessa, che nonostante tutto, riuscirà a sconfiggere il male assoluto.

Ho cercato in lungo e in largo nel web, per molto tempo, questa scena-cult. Alla fine sono riuscito a trovarla, nell’originale francese, con sottotitoli inglesi.

Ne valeva davvero la pena.


mercoledì 23 settembre 2015

Deutschland über alles...





"Germania sopra tutto", migliore di tutti, più brava di tutti.

Sì, anche nelle furbate.

Ma c’è sempre qualcuno che è più furbo di te...

Non oso immaginare cosa avrebbero detto i "Deutschen" se a fare la mega-truffa della Volkswagen in USA fosse stata un’azienda italiana. Ci avrebbero coperti di insulti e di letame, e la Merkel avrebbe chiesto come minimo il bando di tutto ciò che d’italiano si muove sulle strade, dalle Ferrari alle biciclette.

Ma noi siamo magnanimi. Ci limitiamo al geniale sarcasmo di Totò, del film "I due Marescialli" di Sergio Corbucci (1961).

E a proposito di F1. A parte la défaillance di Singapore, dopo tutte queste vittorie della Mercedes, in luogo dei soliti ispettori si potrebbe mandare quegli sconosciuti meccanici americani che hanno scoperto il marchingegno truffaldino della VW, a dare un’occhiata anche alle vetture del fu sig. Benz?

Perché di furbate la Mercedes, in F1, ne ha fatte diverse ormai. 

Pur riconoscendone i meriti, ovviamente.





venerdì 31 luglio 2015

Finire luglio in bellezza




Per ristorarci dal caldo micidiale di questo luglio che volge al termine, e per dimenticare le miserie dei tempi presenti, ascoltiamo uno degli strumenti più adatti a riposare mente ed orecchie: il clavicembalo.

Il suo suono garbato, mai eccessivo, sempre spassionato per costituzione, fa singolare contrasto con i toni accesi, esasperati, talora nauseanti della società attuale nei suoi principali esponenti.

Ne abbiamo già ampiamente parlato negli ultimi post. Et de hoc, satis.

Ora è il momento di rilassarsi un po', al suono del clavicembalo, e con l'aiuto di due mostri sacri della musica barocca: Domenico Scarlatti e Giorgio Federico Händel.

Assisteremo alla sfida (storica) tra i due coetanei (ambedue nati nel 1685, come Bach), che si svolse a Roma nel 1709 nel Palazzo del Card. Pietro Ottoboni che possedeva una bella serie di clavicembali (sedici!) e un organo da camera.

L'idea della pubblica sfida venne al principe Francesco Maria Ruspoli, ammiratore di Händel che in quel periodo soggiornava presso di lui.

Come riportano i cronisti, al clavicembalo piacque di più Scarlatti, per il suo tocco elegante e leggero, mentre all'organo vinse nettamente Händel , come riconobbe "sportivamente" lo stesso Scarlatti.

Nel film che narra la vita del genio anglo-tedesco, e che riportiamo, Händel afferma di essere stato lui il vincitore assoluto.

In realtà non fu così; come sicuramente non fu suonata nel certame la "Passacaglia in Sol minore" dello stesso Händel, composta successivamente nel 1720 (è l'ultimo movimento della Suite VII in Sol minore, HWV 432).

Ma il celebre brano si presta bene per ragioni sceniche al confronto tra i due; infatti ogni variazione (la passacaglia è un tema con variazioni) è ripetuta obbligatoriamente in ritornello. Così  il raffronto è facile: ognuno dei due suona in successione lo stesso episodio.

Si può anche notare come nel film Scarlatti sembri più anziano del rivale. In realtà era un po' più giovane e non aveva ancora compiuto 24 anni. 

Buon fine luglio e inizio di agosto!


La clip è tratta dal film inglese "God rot Tunbridge Wells!", del 1985, nel 300° anniversario della nascita di Händel. Il titolo ("Dio faccia marcire Tunbridge Wells") si riferisce a una frase che talvolta il musicista diceva negli ultimi suoi anni, per un'operazione alla vista andata male nella località di Tunbridge Wells (e nel film, per una orrenda esecuzione del "Messia" dai coristi e orchestrali di quella cittadina del Kent).





martedì 14 luglio 2015

Un caldo da Mezzogiorno di fuoco




Questo caldo micidiale, che non dà tregua e allunga i suoi tentacoli soffocanti su chiunque metta il naso fuori di casa, mi fa venire in mente "Mezzogiorno di fuoco" (High Noon), il celebre film di Fred Zinnemann del 1952, uno dei capolavori della storia del cinema.

Ci sentiamo un po’ come lo sceriffo Will Kane (Gary Cooper) che da solo, abbandonato vilmente da tutti, ma non dalla sua giovane moglie (Grace Kelly), deve affrontare una banda di fuorilegge, battendoli.

Lì il caldo è quello degli spari. 

Il film si svolge in tempo reale, secondo i canoni classici di unità di tempo, di luogo e di azione; circa un’ora e mezza di proiezione, tanto per vederla da spettatori, quanto per viverla con i protagonisti. Memorabile in particolare l’intensa interpretazione di Gary Cooper (premio Oscar), il primo sceriffo western che al termine del film getta per terra la stella, con stupore e disapprovazione del pubblico americano.

Non meno scandalizzati gli antichi greci (per rimanere nel mondo classico), quando Archiloco si vantò in una sua poesia di aver gettato via lo scudo in battaglia, senza il quale non si poteva tornare a casa, vivi o morti (“o con questo o su questo”).

Intanto noi, combattenti solitari sotto i dardi infuocati dello stellone, cercheremo di salvare la pelle. Almeno dalle scottature.

A differenza del film, che si regge tutto su di una drammatica attesa, la bella colonna sonora è una celebre canzone di Dimitri Tiomkin con testo di Ned Washington ("Do not forsake me, oh my darling", Non abbandonarmi, mia cara) che forse starebbe meglio in una vicenda meno "infuocata".

Ma rimane anch'essa un classico, specialmente cantata da Frankie Laine. 

Nella soundtrack la voce è quella baritonale di Tex Ritter.



High Noon

Do not forsake me, oh my darlin'
On this our weddin' day
Do not forsake me, oh my darlin'
Wait, wait along

I do not know what fate awaits me
I only know I must be brave
And I must face a man who hates me
Or lie a coward, a craven coward
Or lie a coward in my grave

Oh, to be torn 'twixt love and duty
S'posin' I lose my fair-haired beauty
Look at that big hand move along
Nearin' high noon

He made a vow while in state prison
Vowed it would be my life or his'n
I'm not afraid of death but oh
What will I do if you leave me?

Do not forsake me, oh my darlin'
You made that promise as a bride
Do not forsake me, oh my darlin'
Although you're grievin', I can't believin' 
Now that I need you by my side

Wait along, wait along
Wait along, wait along




sabato 4 luglio 2015

Ho visto cose...




Sono portato per temperamento e per convinzione a vedere sempre un aspetto positivo in tutto ciò che accade nel mondo e nella vita.

Ma in questi ultimi anni si stanno manifestando segnali poco incoraggianti (per usare una litote!), che lasciano sbigottiti, e che solo gli sciocchi possono interpretare come progresso.

Non bastano le conquiste tecnologiche, l’ultimo Ipod della Apple o l’ultima App informatica per risollevare la situazione. Un mondo che sembra giocare con i palloncini colorati e  non accorgersi che si tratta di bolle d’aria.

Fanatismo, terrorismo, persecuzioni, uccisioni, violenze di ogni genere, disgregazione familiare e sociale, egoismo eretto a sistema, ingiustizie di ogni tipo, disprezzo della vita, ivi compresa ora anche l’eutanasia giovanile...

Dall’utopia di un progresso inarrestabile si sta passando alla distopia di un un mondo in declino, e per molti aspetti alla deriva. La Grecia in questo momento ne è una drammatica prova.

Vengono in mente perciò le drammatiche parole dell’androide Roy Batty (Rutger Hauer) al termine del film "Blade Runner" (1982) di Ridley Scott:

“Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B [raggi C] balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. 
È tempo di morire.”

L’androide salva però la vita di colui che gli dava la caccia (nel film il blade runner Rick Deckard/Harrison Ford).

Nel sottofondo la soundtrack di Vangelis.

Un augurio per la salvezza della Grecia.


Il breve e memorabile monologo, oltre che recitato, è stato in parte scritto dall’attore stesso Rutger Hauer, che ha legato indissolubilmente il suo volto a questo film, e in particolare a questa scena cult.


Roy Batty:
"Quite an experience to live in fear, isn't it? That's what it is to be a slave."  (Bella esperienza vivere nella paura, eh? Questo è ciò che vuol dire essere uno schiavo).

“I've seen things you people wouldn't believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched the c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.”





sabato 9 maggio 2015

Un altro indimenticabile duello musicale. Casablanca





Stasera alla TV ho rivisto per l’ennesima volta il film “Casablanca” (1942) di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman protagonisti.

Inutile fare dei commenti su questo capolavoro assoluto.  Dirò solo che quando, nel fare zapping tra i vari canali televisivi, mi ci imbatto, depongo il telecomando, distendo comodamente le gambe sul tavolino e sono “costretto” a vedere tutta la pellicola fino alla battuta finale di Bogart (Rick): 
“Louis, penso che questo sia l’inizio di una bella amicizia!” (Louis, I think this is the beginning of a beautiful friendship).

Non parlerò neppure della fantastica colonna sonora,  con la canzone As Time Goes By (Mentre il tempo passa), e quella frase “Suonala ancora, Sam” (Play it again, Sam) pronunciata da una leggendaria Ingrid Bergman (Ilsa), frase resa celebre anche dal titolo di una commedia di Woody Allen e dal film omonimo con Allen protagonista.

Mi soffermerò invece sulla scena di un altro duello musicale e virtuale, questa volta canoro, che avviene nel locale di Rick (tutto il film in pratica è in questo interno), tra militari tedeschi e avventori francesi e filofrancesi. Siamo nel pieno della II Guerra mondiale. La guerra si combatte anche con i canti patriottici.

Ai nazisti, padroni della Francia, che iniziano a cantare “Die Wacht am Rhein” (La Guardia al Reno) rispondono con uno scatto di orgoglio nazionalistico  i loro oppositori con la Marsigliese.

Una scena madre. Di quelle che hanno fatto la storia del cinema.

E la storia umana.



lunedì 4 maggio 2015

Benvenuto pianoforte!





Google celebra con un bel doodle il 360° anniversario della nascita di Bartolomeo Cristofori, il geniale inventore del pianoforte, o per essere più precisi, del “gravicembalo con il piano e il forte”.

Iniziò così alla fine del 1600 a Firenze alla corte dei Medici l’avventura di quello che diverrà il re degli strumenti (violino permettendo), con la sua straordinaria carica espressiva.

Senza pianoforte non sarebbe immaginabile la musica di Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann, Liszt e via dicendo.

Lo strumento ha dato occasione per celebri duelli virtuosistici: Clementi-Mozart, Beethoven-Steibelt, Liszt-Thalberg...

Ma anche a un indimenticabile duello “virtuale” tra Jelly Roll Morton e Lemon Novecento nel film di Giuseppe Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano” (1998).

Jelly Roll Morton è stato realmente un famoso pianista (sedicente inventore del jazz), mentre Danny Boodman T.D. Lemon Novecento è frutto della fantasia di Alessandro Baricco, a cui si è ispirato Tornatore per il suo film.

La sfida tra i due pianisti è immaginata nel transatlantico Virginian, e i brani che Jelly Roll Morton esegue sono sue reali e famose composizioni: Big Fat Ham, The Crave, Fingerbreaker. 

Il brano Enduring Movement invece, con cui “Novecento” si aggiudica il match, è di uno straordinario Ennio Morricone in versione virtuosistica, che ha preso spunto dal Volo del Calabrone di Rimskij-Korsakov.

Quelle rapidissime mani che nel film si moltiplicano e scorrono sulla tastiera per suonare l’impossibile brano di Morricone sono della pianista Gilda Buttà, di Patti (1959).

Davvero brava! 

E benvenuto pianoforte!



sabato 14 febbraio 2015

Romeo, Romeo...





“Romeo, Romeo. Perché tu sei Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome. O se tu non vuoi, legati con giuramento al mio amore. E io non sarò più una Capuleti...
Quella che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe lo stesso odore soave".

Grandissimo Shakespeare!

Ma non meno grande il tema musicale con cui Nino Rota ha saputo accompagnare queste indimenticabili frasi, nel film “Romeo e Giulietta” di Franco Zeffirelli del 1968.

Nel giorno di S. Valentino ripresentiamo il bellissimo tema musicale nella versione discografica di un altro grande musicista, Henry Mancini (1969), che ottenne un successo strepitoso.

Buon San Valentino!



martedì 27 gennaio 2015

70 anni dal male assoluto




Per non dimenticare l’Olocausto del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti, che vide l’inizio della fine 70 anni fa, con la liberazione dei prigionieri di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, propongo all’attenzione un canto del musicista ebreo francese Elie Botbol.

Il testo è costituito dal versetto 4 del Salmo 23 (22), "Il Signore è il mio pastore". Si tratta quindi di una notissima preghiera biblica.

"Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, 
perché tu sei con me; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza".

Il canto ("Gam Gam Gam") è scritto per un coro di bambini; per questo ha l’andamento tipico delle filastrocche.
Ma è proprio questo il suo fascino, e la sua drammatica bellezza.
L’innumerevole strage di quegli innocenti è nell'orrore della Shoah il crimine più aberrante.

Il canto fa parte della colonna sonora del bel film “Jona che visse nella balena” del regista Roberto Faenza (1993), tratto dall'autobiografico libro “Anni d'infanzia" (1978)  dell’olandese Jona Oberski, che racconta la sua tragica vicenda di bambino nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove perse entrambi i genitori (e dove morì Anna Frank).

L’arrangiamento musicale del brano è di Ennio Morricone, che ha curato la colonna sonora del film. Ancora una volta, in modo perfetto.


venerdì 7 novembre 2014

Un po' di sentimento non guasta




Ci sono alcune canzoni napoletane che sono veri e propri capolavori d’arte. Non per niente sono conosciute in tutto il mondo e sono state cantate dalle più celebri voci della lirica, da Caruso a Mario Del Monaco, da Tito Schipa a Beniamino Gigli, da Franco Corelli a Giuseppe Di Stefano, da Carlo Bergonzi a Luciano Pavarotti, per limitarci ad alcuni massimi tenori italiani.

Non starò qui a dissertare sul perché il territorio di Napoli sia stato così fertile di capolavori canori. Voglio solo far presente che già al tempo di Scarlatti e Pergolesi nella capitale borbonica erano in piena attività ben quattro conservatori musicali, senza parlare dei numerosi teatri, oltre al San Carlo, il più antico teatro d’opera del mondo.  

Una civiltà musicale che affonda le sue radici nei secoli passati e che ha trovato nell’anema e core del popolo partenopeo la sua caratteristica principale.

In effetti, non possiamo ascoltare ad esempio Marechiare, O sole mio, Torna a Surriento, Dicitencello vuje, Anema e core, Reginella (“T’aggio voluto bene”), senza emozionarci. Così come, più vicino a noi, le geniali canzoni di Renato Carosone.

Voglio perciò ascoltare uno dei brani più affascinanti del repertorio napoletano: "Tu ca nun chiagne" (Tu che non piangi). È stato composto dall’autore di Torna a Surriento, Dicitencello vuje, Non ti scordar di me, e cioè Ernesto De Curtis (1875-1937), un vero maestro compositore. Era pronipote di Saverio Mercadante, e si era diplomato in pianoforte nel celebre Conservatorio napoletano di S. Pietro a Majella, quello stesso dove avevano insegnato Paisiello e Donizetti, e dove avevano studiato Bellini, Mercadante, Giordano, Leoncavallo, Cilea, Denza (“Funiculì funiculà”), Tosti (“Marechiare”) ed altri nomi eccellenti fino a Carosone, Salvatore Accardo e Riccardo Muti.

La canzone è stata composta nel 1915, nel periodo in cui l’Italia entrò in guerra, nella Grande Guerra. Le parole, del valente poeta Libero Bovio, parlano invece di un'altra “montagna” (il Vesuvio), di luna bianca, di amore. Un amore non corrisposto, che lascia indifferente l’amata, e fa piangere l’innamorato. 
Una guerra di amore, che non fa vittime, ma che strazia ugualmente il cuore.

Ho preferito postare l’esecuzione di Mario Merola, anziché quella di un grande tenore. E ho preferito ascoltarla in una specie di “sceneggiata napoletana” (in realtà è una scena del film “Giuramento”, del 1982), e in una versione in bianco e nero molto imperfetta (ce ne sono di migliori nel web), ma a mio parere molto efficace. 
E poi c’è sovrimpressa la lirica, in lingua italiana, inglese e napoletana. What else?

Dico la verità. Non posso ascoltare questa canzone senza commuovermi un po’. 
L’inizio è davvero “leopardiano”, con la luna, la montagna e la notte. E un amore infelice.

Buon ascolto  notturno...


lunedì 6 gennaio 2014

Omnes de Saba venient




Non posso lasciar passare la solennità dell'Epifania solo con il riferimento alla fiabesca e simpatica Befana.

L'Epifania è e rimane la manifestazione di Gesù come Re dei re e Signore dei signori, Sovrano dell'universo, di fronte al quale si rende omaggio.

Per questo "omnes de Saba venient", come aveva profetizzato Isaia (60, 6), tutti verranno da Saba (Africa)  e da ogni altro continente per adorare il Signore; e la venuta dei Magi compie la profezia (Matteo, 2, 2).

Il passo di Isaia fu inserito come graduale nella liturgia latina dell'Epifania. Uno dei più bei rivestimenti musicali è certamente quello di Joseph Leopold Eybler (1765-1846), amico stimato e apprezzato di Mozart.

Questa composizione del 1807 ci dà la misura del valore di Eybler. Non è un caso che il brano, per Solo, Coro (SCTB) e Orchestra, venga eseguito a Vienna ogni anno per l'Epifania.

Lo presentiamo nell'esecuzione dei Wiener Sängerknaben (Coro dei ragazzi di Vienna), dal film "Almost Angels" (in Italia, Angeli o quasi) del 1962.

Davvero quasi angeliche, le voci dei ragazzi!

Buona Epifania e Buon Anno!




Omnes de Saba venient


Omnes de Saba venient, 
aurum et thus deferentes, 
et laudem Domino annuntiantes.

Surge et illuminare Ierusalem, 
quia gloria Domini 
super te orta est.

Alleluia. 

Vidimus stellam eius in Oriente
et venimus cum muneribus
adorare Dominum.


Tutti verranno da Saba,
portando oro e incenso
e annunziando la lode al Signore.

Sorgi e illuminati Gerusalemme,
poiché la gloria del Signore
è sorta sopra di te.

Alleluia.

Abbiamo visto la sua stella in Oriente
e siamo venuti con doni
ad adorare il Signore.




martedì 29 ottobre 2013

Tutto il resto è vanità. Omaggio a Luigi Magni




Luigi Magni, di cui oggi si sono celebrati i funerali a Roma nella Chiesa degli Artisti, è stato un grande regista, cantore ironico della città papalina.

La trilogia “Nell’anno del Signore”, “In nome del Papa Re”, “In nome del popolo sovrano” rimane nella cinematografia come un grande affresco del periodo risorgimentale.

Il linguaggio romanesco dà un sapore popolare e tocchi umoristici ad avvenimenti spesso drammatici e a scene che sono rimaste dei veri “cult” della filmografia, come nella pellicola “In nome del Papa Re” il discorso di Mons. Colombo da Priverno (Nino Manfredi) nel tribunale ecclesiastico che condannò alla ghigliottina i due patrioti Monti e Tognetti.


Ugualmente indimenticabile, e quanto mai attuale, il “Buonanotte, popolo” del rivoluzionario carbonaro Leonida Montanari (Robert Hossein), più rattristato dell’indifferenza popolare che della mannaia di Mastro Titta...


Non starò qui a discutere se l’opera del grande regista sia venata di quella retorica risorgimentalista da cui oggi la storiografia più oggettiva prende sempre più le distanze. L’unità d’Italia fatta con le baionette, le leggi speciali e la “piemontesizzazione” non è stata forse la migliore unità possibile.

Benché la fama di Luigi Magni sia legata al periodo della Roma risorgimentale e benché il regista non mostri grande simpatia per la Chiesa,  il suo capolavoro rimane tuttavia, a mio modesto avviso, il film “State buoni, se potete” (1983), che descrive l’opera di S. Filippo Neri, fondatore dell’Oratorio nella Roma del XVI secolo.

Un capolavoro assoluto, con la perfetta interpretazione di Johnny Dorelli e magnifica colonna sonora di Angelo Branduardi (il bellissimo “Tema di Leonetta” è però una cinquecentesca “siciliana”, rielaborata da Ottorino Respighi).

Proprio il “mangiapreti” Luigi Magni ha saputo cogliere il vero spirito di “Pippo buono” (Filippo Neri), il grande educatore della gioventù, contro l’opera del “maligno”, che sa fare le pentole ma non i coperchi.

Un film capolavoro, che rivela l’animo profondamente religioso del grande regista romano.






domenica 27 ottobre 2013

Popolo, sei 'na monnezza! Bononia docet




“Bononia docet”, dicevano una volta: “Bologna insegna”.

Il detto latino si riferiva alla celebre università, la prima nel mondo, fondata nel sec. XI, sull’esempio della quale sono nate tutte le altre.

Celebre in particolare la facoltà di giurisprudenza, che ha avuto tra i suoi illustri docenti il grande Irnerio, “fiaccola del diritto”.

Oggi i tempi sono un po’ cambiati. Non siamo più nel "buio Medioevo". Siamo nell’epoca della luce elettrica: “Post tenebras, lux”: dopo le tenebre, la luce.

E Bologna continua a insegnare. Specialmente, a quanto pare, il suo consiglio regionale.
Può insegnare ad esempio come ottenere rimborsi spese a norma di diritto...

Siamo venuti a sapere dai giornali che i consiglieri di quell'esimio parlamento regionale si sono fatti rimborsare regalie varie, come gioielli, cibarie, salami prosciutti mortadelle (siamo a Bologna, no?), frutta e perfino i 50 centesimi dell’uso del gabinetto pubblico.

Insomma, anche la merda.

Nel nome del popolo italiano, ovviamente.

Nel video un' indimenticabile scena del film "Nell'Anno del Signore" (1969) di Luigi Magni, che proprio oggi ci ha lasciati.







lunedì 16 settembre 2013

"Sursum Concordia!"




Voglio anch'io dare il mio piccolo contributo alla titanica impresa di "rimettere in piedi" la Costa Concordia, naufragata all'Isola del Giglio la tarda serata del 13 gennaio dell'anno scorso.

Dopo l'immane tragedia, che è costata la vita a 32 persone, compresi i due dispersi, abbiamo assistito oggi all'inizio delle operazioni di raddrizzamento della gigantesca nave da crociera.

Si tratta di un'opera colossale, la prima del genere nella storia della marina.

Le operazioni si stanno svolgendo con una lentezza che per noi sembra esasperante. Ma se tutto va bene, come ognuno si augura, domattina vedremo la Costa Concordia di nuovo galleggiare.

E allora: Sursum Corda! In alto i cuori! È una frase liturgica, un invito alla preghiera.

Ma è anche il nostro augurio: "In alto, Concordia!"

Con uno dei grandi brani musicali del film "Master and Commander", e cioè l' Adagio del Concerto Grosso n. 8 di Arcangelo Corelli.

Nel film il Master and Commander è il coraggioso e tenace Jack Aubrey (Russel Crowe).

Nella realtà abbiamo visto tutt'altro comandante, purtroppo.



domenica 18 agosto 2013

Treni e... trenodie. Mina





Stasera ho avuto modo di rivedere un vecchio film di John Sturges, con Kirk Douglas: "Last train from Gun Hill" (in Italia, Il giorno della vendetta), del 1959. Non è un capolavoro (Sturges era stato più convincente in Sfida all'OK Corral); ma vedere all'opera un attore come Kirk Douglas è sempre una grande soddisfazione.

A parte la recitazione del grandissimo attore, il protagonista del film è - come indica anche  il titolo originario - ancora una volta il treno. Quell'ultimo treno delle 9 di sera sul quale lo sceriffo (Kirk Douglas) devo caricare un giovane assassino, figlio del padrone della città, che è tutta o quasi dalla parte del boss.
Mi è tornato alla mente che il treno è stato spesso grande protagonista nella cinematografia, fin dalle origini nel 1896 con quel memorabile "Arrivo del treno alla stazione de La Ciotat" dei Fratelli Lumière, proiettato in una sala paragina. All'arrivo del treno in primo piano, il pubblico parigino fuggì di sala terrorizzato.

Quelle lunghe attese che caratterizzano il film di Sturges fanno venire in mente la spasmodica attesa del treno di mezzogiorno che porta in città un gangster assetato di vendetta, in "Mezzogiorno di fuoco" (1952); e soprattutto il treno delle 3 e dieci, in  "Three Ten to Yuma" (Quel treno per Yuma), del 1957, a cui la pellicola del 1959 si è chiaramente ispirata.

Il treno mi ha fatto venire in mente la parola "trenodìa", che però con il treno non c'entra nulla. Trenodia è un termine di origine greca che significa lamento, compianto. Forse si può osservare umoristicamente che i nostri treni spesso sono un lamento, un vero strazio. Ma l'etimologia dei due termini rimane pur sempre diversa...

Detto questo, si può gustare la "Trenodia" cantata da MIna. Fu il primo brano che la Tigre di Cremona incise con la sua propria casa discografica, la PDU, nel dicembre 1967. È un adattamento del celebre Concerto de Aranjuez, di Joaquìn Rodrigo (1939), con parole di Giorgio Calabrese.

Il disco fu subito fatto ritirare da Rodrigo per violazione dei diritti d'autore, per cui non compare nella discografia di MIna (se non come rarità) , e pochi lo conoscono. Molto noto invece il brano di Massimo Ranieri, "Amore mio", sempre basato sulle note di Aranjuez, che poté cantare a Canzonissima nel 1970 senza alcuna contestazione, con diverso arrangiamento.

Appassionata la canzone di Ranieri; ma molto più convincente la versione di MIna, una vera "trenodia".

Buona settimana, con i treni che non fanno attendere e perciò senza trenodie!



Trenodia 


E così 
non mi resta che andarmene 
e incominciare adesso a non pensare più a te 
quando per te sembra impossibile 
cominciavo a sorridere. 
E così 
non ho niente da aggiungere 
e il canto disperato che intonavo per te 
lo finirà senza concluderlo 
un silenzio di morte. 
E così 
per la notte di incubi 
che è stata la mia vita fino a qui 
vedevo già un'alba di sereno 
che vivevo ma sono io che ho sbagliato. 
Cercherò di non piangere 
cercherò di resistere 
cercherò di sorridere. 
E così 
le mie dita non leggono 
leggere sul tuo viso il desiderio di me 
nacque per te un bene inutile 
ed è morto per sempre.


martedì 6 agosto 2013

Il gladiatore




Mi piace il film "Gladiator". Non credo di essere l'unico ad amare questo film, vincitore di 5 Premi Oscar.

Mi piace il protagonista, Massimo Decimo Meridio, l' "ispanico", e la superba interpretazione di Russel Crowe. 

Mi piace la vicenda di quest'uomo forte e valoroso, che sfida e sconfigge il potere tirannico di Commodo e dei suoi accoliti.

Mi piace questo film, perché mi piacciono le persone che lottano fino all'ultimo, come l'Ispanico, e non hanno paura di affrontare la morte per una causa giusta.

Chissà perché in questi giorni ho pensato al gladiatore Massimo, l'Ispanico, e ovviamente alla bellissima colonna sonora (composta da Hans Zimmer e Lisa Gerrard),  che accompagna le sue gesta.

Buon ascolto!