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domenica 21 gennaio 2018

Dieci anni fa...






Son passati ormai dieci anni
quando entrai dentro la rete.
Non so se   sono più i danni
od il ben; voi lo sapete.

Era il  duemila otto,
questi giorni di gennaio;
ero ancora un giovanotto
pien di sogni e senza un guaio.

Ora sono più acciaccato
e non son più tanto attivo;
ma in compenso Amicusplato
se verseggia è sempre vivo.

Ho incontrato bella gente,
ho discusso, ho dialogato;
qualche volta, veramente,
mi son pure un po’ incacchiato.

Anche se   ho diradato
il mio impegno in blogosfera,
non ho voglia né ho pensato
di abbassare la bandiera.

Una musica decente,
una prosa, una poesia;
basta poco, basta un niente,
per restare in armonia.

Nel decennio ormai passato
quel che ho fatto è qui nel sito.
Vedo un mondo assai cambiato
da quel dì  che mossi un dito.

Ma non voglio rovinare
un decennio internettiano.
Voglio invece festeggiare
coi coriandoli alla mano!

E siccome è carnevale,
e il più bello è veneziano,
posto per il decennale
di Vivaldi un  gran bel brano.

È per mandolino, sai, 
ma lo suonano con arte
tre figliol di samurai 
che in marimba fan la parte.

Vi saluto e vi ringrazio,
cari amici e amiche care.
Viva i blog e il cyberspazio!
Or vi devo salutare!




Amicusplato





domenica 16 luglio 2017

La festa del Redentor a Venezia (con Vivaldi)




Nella grande festa del Redentor, che si celebra oggi a Venezia, mi piace riprendere in mano la penna, cioè la tastiera, e postare un festoso brano del più grande musicista della Serenissima Repubblica di S. Marco: Antonio Vivaldi, ovviamente.
Dedico questo magnifico e brevissimo salmo 116 "Laudate Dominum" (Coro a quattro voci miste, violini, viole e basso, RV 606) a tutti i cari amici e amiche del blog. 
In particolare però vorrei ricordare la cara Rossaura (Ross), veneziana e rossa di capelli, come Vivaldi; anche se lei ha una certa allergia per le feste religiose... Ma di certo salverà la musica del geniale "prete rosso" (1678-1741).



Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius
et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen.

Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti.
Poiché ha confermato la sua misericordia su di noi
e la verità del Signore rimane in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era nel principio e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.


Buona domenica a tutti, e buona festa del Redentor (mi raccomando, senza la e finale, se no i veneziani capiscono che non sei venessian...). 




martedì 13 giugno 2017

È arrivato il caldo! (con Antonio Vivaldi e S. Antonio)





L’estate è in arrivo, è tornato il caldo, e torno anch’io.

Mi piace il caldo.

L’ho scritto più volte, in prosa e in rima. Ma ancora non l’avevo detto in musica. Ora rimedio a questa mancanza postando un brano “caloroso”.

No, non sono andato a cercare l’hard rock, né una musica latino-americana.

Sono andato nel “classico”, perché è lì che si annida ogni genere musicale, compreso il rock.

Una musica calda, ma niente trombe, niente percussioni, niente voci svettanti o strumenti rumorosi.
Solo archi, che accompagnano due violoncelli.

Ma è possibile una musica "caliente" con la voce rauca e spesso un po’ nascosta del violoncello?
Giudicate voi.

Si tratta dell’Allegro finale del Concerto in Sol minore per due violoncelli (RV 521), del 1720, di Antonio Vivaldi. È lui il “maestro” degli archi.

Possiamo notare un tema sincopato (quasi uno swing), che passa dai violini ai violoncelli, oltre alla straordinaria verve dei due cellisti, che esaltano in modo perfetto la post-moderna partitura vivaldiana.

Ho scelto Vivaldi anche per un altro motivo. Oggi è la festa di S. Antonio da Padova.
Se si posta una musica, bisogna che l’autore sia l’Antonio più celebre.

Buon ascolto!




domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua a tutti e a Papa Benedetto (90 anni)






Il mio augurio di Buona Pasqua, con la gioiosa musica di Antonio Vivaldi: "Et resurrexit", dal Credo
in Mi minore, per coro a 4 voci miste, orchestra d'archi e basso continuo, RV 591.

E un augurio particolare al Papa emerito Benedetto XVI che oggi compie 90 anni (16 aprile 1927).

Buona Pasqua a tutti!



martedì 7 marzo 2017

Momenti di fede





Oggi è il dies natalis, il giorno della morte di S. Tommaso d'Aquino, il grande pensatore cristiano che ha dato un contributo essenziale alla ricerca filosofica e teologica.

Non starò qui a fare una dissertazione sul suo pensiero. Ci vorrebbe molto più di un post.
Nemmeno voglio fare una disquisizione sulla fede o sull’ateismo. Ognuno ha il suo cammino da compiere e ci penserà la vita a disegnarlo.

Colgo questa occasione invece per ricordare semplicemente alcuni episodi della mia vita che mi hanno portato a credere con più convinzione. Momenti che sono impressi nella mia memoria in maniera indelebile.

In prima liceo classico, come  è noto, si inizia lo studio della filosofia.
Il professore un giorno, parlando di Dio, usò più volte il termine “l’Assoluto”. Questa parola mi colpì profondamente e mi fece riflettere.
Era una parola che conoscevo per altri motivi: l’ablativo “assoluto” in latino, il genitivo “assoluto” in greco. Ne conoscevo il significato etimologico: absolutus, “sciolto da legami”.
Ma quell’Assoluto usato al posto del nome di Dio mi ampliò di colpo l’orizzonte mentale e mi fece sentire più grande. Compresi che la mia fede di ragazzo diventava più matura; era una fede che si univa alla filosofia, attraverso un termine che mi piaceva e che soddisfaceva il mio spirito. La parola Dio nell’adolescenza spesso è sentita come una parola ingombrante, da catechismo. Ma ora per me era "l’Assoluto", di fronte al quale nessuno poteva negare di sentirsi “relativo”. La mia fede aveva trovato nella ragione il suo potente alleato.
Da allora in poi ho potuto pronunziare il nome di Dio con più profonda convinzione.

Gesù Cristo, i suoi insegnamenti, chi non li conosce? Eppure c’era qualcosa che mi faceva sentire un po’ a disagio. Quei comandamenti, quelle pratiche religiose, quei comportamenti da mettere in atto li sentivo, più o meno consapevolmente, come un faticoso dovere da compiere.
In compenso la Sacra Scrittura mi è sempre piaciuta; sono oltretutto documenti storici di straordinaria importanza, senza parlare del bellissimo latino della Vulgata di S. Girolamo, che ancora mi risuona nell’orecchio, e il più popolare greco della Koinè.
Ebbi così modo, in età universitaria, di frequentare un corso sulle lettere di S. Paolo, in particolare la Lettera ai Galati, tenuto da un grande biblista, Angelo Tafi.
Fu per me una scoperta straordinaria.
S. Paolo era stato un fervente fariseo, discepolo di Gamaliele, uno che trovava lo scopo della vita nell’osservanza rigorosa della Legge mosaica.
Dopo la prodigiosa conversione sulla via di Damasco la sua vita cambiò radicalmente. Dalla “schiavitù della Legge” scoprì la “libertà dei figli di Dio”. Riconosce che la Legge mosaica era stata un utile pegagogo (Gal 3, 25); ma con Cristo, tutto quello che prima lo teneva soggiogato, viene spazzato via. Nessuna barriera, nessun pregiudizio, nessun impedimento può più fermarlo. È la sospirata libertà dei maggiorenni.
“Non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti siamo uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28). “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5, 1).
Erano tra l’altro gli anni della contestazione, 1968-1969.
Quelle lezioni segnarono per me un decisivo cambiamento di vita, un’esperienza di liberazione interiore più inebriante perfino di quella che veniva sventolata nelle strade e nelle piazze. Mi sentii un "uomo nuovo", proprio come dice S. Paolo. Un uomo finalmente libero.

Quando misi piede per la prima volta da giovane insegnante in una scuola, mi trovai in una bolgia dantesca. Quella degli ignavi.
Gli ignavi erano quei giovanotti e signorine che avevano deciso di fare assemblea di classe spontanea, nel periodo in cui nella scuola superiore tutto, o quasi, era permesso, nei primi anni ‘70.
Rimasi scioccato. I miei bei progetti d’insegnante si volatilizzarono all’istante. Andai verso la cattedra senza che alcuno mi degnasse di uno sguardo. Avevano altro da fare. Passai un anno di “purgatorio”, per rimanere in tema dantesco. Tra uno sciopero, una manifestazione, un’assemblea, un’occupazione e quant’altro, passai più tempo nella stanza-bunker del preside e nella sala insegnanti, che nelle mie aule scolastiche.
Avevo sempre desiderato insegnare, era una vocazione. Alla fine di quell’annus horribilis ero giunto alla decisione di non ripresentare mai più domanda in Provveditorato (ero precario, ovviamente).
Non sapevo però come dirlo a mia madre: in casa entrava il mio discreto stipendio, i miei ne avevano bisogno, ed erano orgogliosi di avere un “professore”, e io stesso un po’ mi dispiacevo di dover lasciare l’insegnamento nel quale, fino a un anno prima, credevo fermamente.
Mia madre mi vide giù di corda e un giorno mi disse: “Che hai? Non ti senti bene? Ti vedo un po’ abbattuto.” Io mi feci coraggio e le dissi con grande amarezza: “Mamma, non mi sento di tornare a scuola; mi rimane troppo faticosa. Mi dispiace per lo stipendio.”
Mi aspettavo che mia madre dicesse qualcosa come: “Su su, non ti scoraggiare, prova ancora, sei capace; e i soldi sono necessari...”
Immaginandomi una risposta del genere, avevo già preparato la mia: “No, non me la sento. Non ci torno assolutamente!”
Mia madre mi guardò e mi disse: “Senti. Prima si faceva senza il tuo stipendio; e ora faremo senza il tuo stipendio. Se non vuoi tornare a scuola, non ci tornare!”
Mi sentii sollevato. Anzi, sentii dentro di me una forza tale, del tutto sconosciuta fino ad allora, che mi fece tornare in me stesso e mi tolse ogni dubbio. In quel momento, quelle inaspettate e ispirate parole mi fecero capire cosa dovevo fare: andare in Provveditorato e presentare la domanda di incarico.
A ottobre ritornai a scuola con un altro spirito, uno spirito rinnovato: “Ragazzi! qui si viene per studiare. Se non ne avete voglia, quella è la porta!”
Passai un anno bellissimo. E dopo quello, tanti altri, fino alla pensione.  Prima della Fornero...
Uno dei doni dello Spirito Santo è il consiglio. In quel pomeriggio d’estate del 1975 un consiglio ispirato di mia madre mi ha “salvato” la vita (se non altro scolastica). 

Anche per questo mi piace ascoltare il mirabile "Cum Sancto Spiritu", finale del Gloria XII di Antonio Vivaldi.

 






domenica 13 dicembre 2015

Nella domenica "Gaudete" il musicista della gioia




La III domenica di Avvento è denominata “Gaudete”, cioè “Rallegratevi”.

S. Paolo ne ricorda il motivo: “Il Signore è vicino”. In effetti siamo ormai prossimi alla festa del Natale e i sentimenti che devono prevalere sono quelli della gioia, o almeno quelli della speranza.

Se dovessi commentare con un musicista il sentimento della gioia, non avrei dubbi; sceglierei Antonio Vivaldi.

Più di Bach, più di Mozart stesso, Vivaldi ha composto musica gioiosa. Solo musica gioiosa. 
Anche quando egli tratta temi drammatici, la sua musica è rasserenatrice. Si potrebbe dire che questa è lo specchio della “Serenissima”, dove è nato e vissuto il "Prete rosso".

Non voglio sostenere che Vivaldi sia più grande di Bach o di Mozart. Voglio semplicemente dire che la musica di Vivaldi è gioia allo stato puro.

Anche Mozart ha il dono di comporre musica rasserenatrice, e per molti aspetti più geniale di Vivaldi. 
Ma la musica di Vivaldi spinge alla gioia, ha in sé una “forza motrice” che porta –volenti o nolenti- a entrare nell’ebbrezza della gioia pura.

Siamo ormai prossimi all’inverno. Anzi, una volta si diceva che “S. Lucia è il giorno più corto che ci sia”, e quindi proprio il solstizio invernale. Di questo proverbio ho già parlato in altro post.

Ascolto perciò volentieri, dalle Quattro Stagioni (1725),  il ben noto inizio dell’Inverno di Vivaldi. Ma non nella normale esecuzione, con violino solista.

Scelgo un’esecuzione con solista il violoncello. Ma allo strumento c’è la formidabile cellista argentina Sol Gabetta.

Uno spettacolo! 


giovedì 8 ottobre 2015

Da Lepanto a Papa Francesco




Ci sono delle date che sono scolpite nel bronzo della storia, date incancellabili per la loro importanza e per il loro significato.

Il 7 Ottobre 1571 è una di quelle date. A Lepanto, nel golfo di Corinto, la flotta cristiana sconfisse l’imbattibile (fino ad allora) flotta turca, fermandone l’avanzata nella conquista del Mediterraneo.

Il fatto venne considerato strepitoso, anzi, miracoloso, tanto che il papa del tempo S. Pio V lo attribuì all’intercessione della Madonna del Rosario, e volle che questo giorno fosse a Lei dedicato.

Certamente fu un evento straordinario, perché la flotta cristiana era inferiore di numero in uomini e mezzi, e fino ad allora le navi turche avevano dominato praticamente incontrastate il Mediterraneo.

Fu un evento straordinario anche perché per la prima volta le nazioni cristiane europee, sempre in lotta tra di loro, di fronte alla minaccia turca che stava per chiudere l'Europa in una tenaglia - per mare e per terra - fecero fronte comune.

Molto si adoperò il Papa per formare questa “Lega Santa”. E molto influirono gli orrendi misfatti perpetrati dai turchi nella conquista di Cipro (1570-71), che apparteneva alla Repubblica di Venezia, in particolare nella capitale Nicosia, e soprattutto nella piazzaforte di Famagosta.
Tutti i difensori vennero passati per le armi, contro gli accordi di capitolazione, e il generale Marcantonio Bragadin venne addirittura spellato vivo per non aver voluto rinunciare alla fede cristiana. 
La sua pelle, impagliata, fu issata nell’albero maestro della nave ammiraglia e portata come macabro trofeo a Istanbul. Con un colpo di mano i Veneziani poi riuscirono a impadronirsene e riportarla in patria.

Il fatto suscitò orrore in tutto il mondo cristiano e rese più convinta la Serenissima nel partecipare con la sua potente flotta alla Lega Santa. 

Le agili navi veneziane, nell’angusto teatro di guerra, si mossero con grande abilità e le massicce galee turche non riuscirono a manovrare con altrettanta destrezza. Episodi di straordinario valore sono riferiti dalle cronache del tempo, compiuti dagli abilissimi soldati spagnoli, dai Cavalieri di Malta, dai Cavalieri toscani dell’Ordine di S. Stefano, e da altri equipaggi ancora.

Alla fine la flotta turca venne in gran parte distrutta. Iniziò così il declino dell’impero ottomano.

Commovente la liberazione di 15.000 (!) schiavi cristiani costretti ai remi. Fatti sbarcare a Porto Recanati, portarono in pellegrinaggio le loro catene al Santuario della Madonna di Loreto. Con queste catene furono costruite le cancellate davanti agli altari delle cappelle. 

Poitiers (732), Lepanto (1571), Vienna (1683), luoghi in cui il mondo cristiano si difese, ripeto, si difese dagli attacchi militari islamici. Tre date che ci fanno capire molto della storia del passato, e ci sono di ammonimento per il presente e per il futuro.

Oggi Papa Francesco è a capo di un’altra “Lega Santa”, quella per convincere l’Europa e il mondo intero a fare pace tra popoli e nazioni.

Di fatto si deve dire che gli orrori di Nicosia e Famagosta continuano ancora. I cristiani sono fatti oggetto di ogni genere di persecuzione e le radici di questa violenza vengono da lontano, come si vede. Sarebbe l’ora che i fanatici islamisti, seguaci del “profeta”, depongano la scimitarra.

Il mondo è andato avanti, dopo Lepanto.

Per questo mi piace ascoltare il più grande musicista della Serenissima Repubblica di S. Marco, e uno dei massimi geni musicali di ogni tempo, in una pagina che fa cadere le armi dalle mani solo ad ascoltarla. 

Dal "Gloria" di Antonio Vivaldi: “Et in terra pax hominibus bonae voluntatis”, pace in terra agli uomini di buona volontà.

Esegue un’Orchestra e un Coro armeni. Gli Armeni ne sanno qualcosa di persecuzioni...


venerdì 3 aprile 2015

La morte di Dio. Venerdì Santo





Venerdì Santo. La morte di Dio.

Ma il mondo sembra quasi non accorgersene. In realtà molti lo hanno già fatto fuori dalla loro vita.

Eppure senza di Lui non è possibile vivere. Non ha senso la nostra esistenza.

Tutto si riduce ad una ripetizione meccanica di gesti, oppure ad una affannosa ricerca di felicità che ci sfugge tra le dita come granelli di sabbia.
O peggio, alla perdita di ogni valore, al vuoto esistenziale, ai gesti più insensati, fino all’autodistruzione.

La morte di Dio sulla Croce, paradossalmente, è l’inizio della nostra speranza. 
Quella morte dà un significato nuovo alla nostra vita, alle sue sconfitte, alle sue fragilità, alla sua disperazione.
La morte di Dio non è la fine di tutto, ma il principio di una vita nuova. La vita del Risorto.
La Croce di Cristo apre il passaggio alla Risurrezione, alla Pasqua.

L’esistenza umana non è un “essere per la morte” come diceva Heidegger, ma una vita da risorti.
Dio è morto, ma non come pensava Nietzsche, nel suo nichilismo.
Dio è morto. Ma il terzo giorno risorge!

La contemplazione del mistero doloroso di Cristo morente diventa più intensa e commovente se  vista con gli occhi della Madre, Maria Santissima.

Lo Stabat Mater è un mirabile componimento di Jacopone da Todi,  di poesia e di fede.

I grandi musicisti lo hanno poi arricchito con le loro note. Su tutti Giovanni Battista Pergolesi (1736). In epoca moderna, Zoltan Kodaly.

Ma oggi desidero ascoltare lo Stabat Mater di Antonio Vivaldi (1712). La sua musica geniale, anche se affronta temi drammatici, non è mai “deprimente”.
Nella passione di Cristo e nel dolore della Madre egli non perde di vista il valore di tanta sofferenza: per la nostra salvezza tutto questo è accaduto. 

Propongo perciò le strofe centrali.

Pro peccatis suae gentis
vidit Jesum in tormentis,
et flagellis subditum.

Vidit suum dulcem Natum
moriendo desolatum,
dum emisit spiritum.

Eja, Mater, fons amoris
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.

Per i peccati della sua gente
vide Gesù nei tormenti
e sottoposto ai flagelli

Vide il suo dolce Figlio
morire desolato
mentre emise lo spirito.

Orsù, Madre, fonte di amore,
fammi provare la forza del dolore
affinché possa piangere con te.


giovedì 12 febbraio 2015

Il silenzio delle femministe




Penso che siano molti oggi i motivi per essere "indignati" (non uso altre parole più colorite e più di moda...).

Ecco un bestiario minimale:
Le vergognose sperequazioni tra i lauti appannaggi della casta e i salari (e pensioni) da fame della vil plebe.
Le esose tasse su ogni genere, compreso ora anche “l’erbatico”, cioè la tassa sul proprio terreno. Nemmeno Quintino Sella aveva osato tanto.
Le infinite dispute parlamentari sulle riforme, che da montagne di parole, partoriscono il “ridiculus mus”, il ridicolo topo, di Fedro. Avete presente l’abolizione delle province? del senato? degli enti inutili? delle auto blu? Sono sempre lì.
Gli inverecondi traslochi di poltrone (e poltronieri occupanti) tra le varie sezioni di camera e senato, secondo il vento che tira. 
Lo stillicidio quotidiano dei furti e delle rapine a mano armata, anche con armi da guerra e con famiglia al seguito. Proibito difendersi o dare soccorso, perché il bandito può sbagliare mira, lo Stato no: lui colpisce sempre, la vittima ovviamente.

Se poi allarghiamo l’orizzonte e guardiamo fuori casa, allo sdegno si aggiunge la pelle d’oca.
La guerra civile in Ucraina (che sembra giungere a conclusione, finalmente!), le vittime del Mediterraneo in questi giorni.

E continuano a tenere banco le atrocità dell’Isis, che fanno impallidire anche la barba di Barbablù. 
Le ultime dall’inferno dei jihadisti ci mostrano il rogo medievale del pilota giordano, 21 cristiani copti decapitati ieri, 15 donne irakene sfregiate in faccia con l’acido da altre donne-poliziotto perché trovate senza velo, la ragazza americana forzata all’unione con un tagliagole e poi eliminata.

In particolare, questa violenza cieca e brutale contro le donne è ciò che più mi ripugna.
Ma non vedo intorno a me tanta indignazione nel mondo femminile. 
Dove sono finite le “femministe” che scendevano in piazza contro la società maschilista, contro la Chiesa, contro ciò che (a loro dire) impediva il libero esercizio dei loro “diritti”?

La Chiesa non faceva paura, ma l’islam sì. La Chiesa era capace di opporsi in alcune pretese considerate crimini (come l'aborto), nel rispetto della democrazia. L’islam no. Considera la donna proprietà del marito, e la mette a tacere. Con le buone e (soprattutto) con le cattive.

Non hanno niente da dire ora quelle femministe, tutte ormai ben sistemate nelle varie poltrone di comando e lautamente remunerate, contro lo scempio che viene fatto dell'universo femminile in buona parte del mondo, e soprattutto nel mondo musulmano, anche in Italia?

Silenzio di tomba. Nel senso vero del termine: gli islamisti lapidano, tagliano le gole, riducono in schiavitù, emettono sentenze di morte personali, impediscono l’istruzione femminile, insaccano le donne nel burka per tutta la vita, negano loro la patente d'auto... 

Visto che le femministe hanno perso la voce, facciamo sentire quella “indignata” di Cecilia Bartoli, che interpreta la Juditha triumphans (Giuditta trionfante) di Antonio Vivaldi (1716).

Giuditta, l'eroina biblica che tagliò la testa al generale Oloferne. 

Un pezzo di bravura della Bartoli. E un atto di ribellione femminile contro ogni forma di sopraffazione.

L'Oratorio fu composto da Vivaldi per la liberazione di Corfù dall'assedio dei Turchi. Sarà bene ricordare che la nostra civiltà è stata difesa con eroici sacrifici da valorosi combattenti.

Non esiste una civiltà senza eroi.





mercoledì 16 aprile 2014

La bellezza che salverà il mondo




Sono i giorni della Settimana Santa. Si ricorda la passione, morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Non si può giungere alla gloria della risurrezione, senza prima passare attraverso la passione. Sono le parole di Gesù ai due scoraggiati discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35).

Ciò che sembra una sconfitta, la morte in croce di Cristo, è in realtà preludio alla Sua glorificazione.

Per questo il cristiano non può essere mai del tutto triste, nemmeno nei momenti più bui dell'esistenza, perché sa che l’ultima parola non l’avrà la sofferenza e la morte, ma la vita e la risurrezione.

Gli antichi pittori disegnavano Cristo Crocifisso con gli occhi aperti e con una espressione serena, e già gloriosa: Christus triumphans, piuttosto che Christus patiens; Cristo vittorioso, anziché Cristo sofferente.
Esemplare a questo riguardo è il Crocifisso di S. Damiano, quello caro a S. Francesco, e che troviamo in molte abitazioni. Ispira una serenità infinita.

Anche per questo preferisco iniziare la Settimana Santa con la musica di Antonio Vivaldi.

Il grande musicista e sacerdote veneziano (“il prete rosso”) non riesce mai a scrivere musica “triste”. Perfino quando tratta della Passione e Crocifissione di Cristo.

In lui c’è sempre la gioia della speranza, l’attesa della Risurrezione.

Ecco dunque il “Crucifixus”, dal Credo in Mi minore, RV 591. Non raggiunge la sublime bellezza del Credo 592, che ho già postato in altra occasione:

http://semperamicus.blogspot.it/2011/03/ce-un-giudice-strasburgo.html

Ma siamo sempre nella “grande bellezza”, quella che salverà il mondo.


Crucifixus etiam pro nobis
sub Pontio Pilato 
passus et sepultus est.

Fu crocifisso per noi
sotto Ponzio Pilato
soffrì la passione 
e fu sepolto.


giovedì 7 novembre 2013

La speranza che non delude




Quando ci sono, come adesso, cupi segnali di malessere (politico, sociale, economico, morale), ci assale lo sconforto.

Se poi si aggiungono anche malesseri fisici (influenza, raffreddore, dolori vari), allora lo sconforto aumenta ulteriormente, in proporzione ai gradi di febbre, alla persistenza dei dolori e alla loro intensità...

Siamo a novembre, ma non sappiamo bene in quale stagione siamo entrati: in un sol giorno si alternano le quattro stagioni: stamani doccia all’aria aperta, poi sole a catinelle, quindi fonata di vento serale e ora una notte limpida e fredda.

Non mancano però motivi di speranza. Soprattutto quella che fa riferimento alla fede.

Abbiamo festeggiato i Santi, abbiamo ricordato i nostri cari defunti; abbiamo festeggiato S. Carlo Borromeo, tra poco festeggeremo S. Martino, il santo della carità, che divise il suo mantello con un povero infreddolito. Anche S. Carlo non scherzò, quando rivestì con i pezzi della sua porpora cardinalizia le spalle dei mendicanti di Milano.

Esempi sempre attuali.

La musica di Vivaldi è quanto mai utile, in questa circostanza. Le sue composizioni sono sempre luminose e piene di calore.

Se abbiamo perso il concetto delle stagioni, lui ce lo può ricordare con i suoi quattro magnifici concerti.

Ma ha pure onorato i Santi Confessori (come sono stati S. Carlo e S. Martino), musicandone la liturgia dei Vespri, cosa che poi farà anche Mozart con una celeberrima composizione.

Ascoltiamo perciò di Antonio Vivaldi il Salmo 116 (117), V Salmo dei Vespri di un Confessore: “Laudate Dominum”, in Re minore, RV 606, per Coro, Archi e Basso continuo.

Nell'ultimo post ho riportato il Salmo 111 (112),  Beatus Vir,  non meno significativo, che è il III dei medesimi Vespri.

E ritorni la speranza!


Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius; et veritas Domini manet in aeternum.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio et nunc et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti.
Perché egli ha confermato la sua misericordia su di noi; e la verità del Signore rimane in eterno.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.



venerdì 1 novembre 2013

Beato l'uomo che teme il Signore





Nella festività dei Santi, beato l'uomo che teme il Signore!

Il timore del Signore non è, come qualche saputello presuntuoso potrebbe pensare, una menomazione della libertà dell’uomo.

È esattamente il contrario. Per citare un’espressione della Bibbia, è l’inizio della vera sapienza: “Initium sapientiae timor Domini” (Sir 1, 16), l’inizio della sapienza è il timore del Signore.

Il santo timor di Dio non è ovviamente la paura del padrone, o peggio, la paura del tiranno.
È invece il doveroso rispetto verso colui che è nostro Padre, e che  ci insegna la via della giustizia.

Ma non è l’amore il sentimento che lega al proprio genitore? Come può esistere il timore nell’amore?

Certo, se tutto il nostro rapporto con Dio fosse unicamente nel timore reverenziale, allora si avrebbe un rapporto che vede nei comandamenti divini solo degli obblighi, delle limitazioni al nostro agire.

Ma se il santo timor di Dio è vissuto all’interno del sentimento dell’amore, allora non solo non è più limitativo, ma è la logica e gioiosa espressione della nostra libertà d’azione.

Nessuno vuole veramente bene al proprio genitore se l’offende, se gli mentisce o addirittura lo ignora e lo elimina dalla propria vita, e se disprezza i  familiari.

Chi ama suo padre e sua madre, li onora e quindi ne ha un doveroso rispetto, “il santo timore” di rattristarli, il timore di sbagliare strada e di finire male.

Per questo il Salmo 111 (112) dice nel suo incipit: “Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti” (Beatus vir qui timet Dominum, in mandatis eius volet nimis).

I Santi sono quegli uomini beati di cui parla il Salmo, che nell’amore di Dio, non disgiunto dal suo santo timore, hanno operato la giustizia e la carità verso i fratelli, raggiungendo la pienezza della vita.

Il mondo di oggi, che sta perdendo il timor di Dio, si dirige verso l’horror delle zucche di Halloween.

Con il vuoto esistenziale che le accompagna.

Propongo perciò un breve versetto del Salmo 111 (112): Beatus Vir, RV 597, per coro, solisti e orchestra, di Antonio Vivaldi:

"In memoria aeterna erit iustus, ab auditione mala non timebit" (il giusto sarà in eterna memoria, non temerà annunzio di sventura), in un arrangiamento per pianoforte. Volenteroso il coro brasiliano.

Un frammento per invitare all'ascolto del tutto. 

Buona festa di Ognissanti!


lunedì 1 aprile 2013

Pasqua. Una vita che non ha fine




Pasqua di Risurrezione!
 
“In Cristo Risorto tutta la vita risorge” (Prefazio della Messa di Pasqua).
 
La speranza si fa strada nel cuore dell’uomo, nonostante tutto. Nonostante il maltempo e il non-governo.
 
Per esprimere la gioia di Pasqua non bastano le parole. Occorre la musica.
 
Ritengo che nessun musicista abbia saputo esprimere il sentimento della gioia al pari di Antonio Vivaldi.
 
In questo senso, neppure Mozart.
 
La musica di Vivaldi è gioia pura, sia che si tratti di un concerto, di un’opera, di una Messa. Sia che si tratti di primavera, di estate, di autunno o d’inverno. La sua musica è di un “gioioso stabile”.
 
Mi rivolgo perciò al genio del “prete rosso” per esprimere la gioia di questa Pasqua straordinaria, che ha visto in tutto il mondo, anche per merito di Papa Francesco, un rinnovato senso di speranza in Cristo.
 
Ascoltiamo il “Resurrexit” dal "Credo" in Mi minore (RV 591), per coro a 4 voci miste, archi e basso continuo.
 
Sono costretto a mettere ancora una volta come video lo spartito e non un coro, perché non ho trovato nel web la videoclip di un coro che esegua il brano in maniera decente.
 
Il canto, dopo un efficace andamento omofonico, che esprime la compattezza delle fede nel Cristo Risorto e nella Chiesa una-santa-cattolica-apostolica (bellissimo il crescendo!), nel breve fugato finale (“et vitam venturi saeculi. Amen”) dà il senso di un gioioso distendersi verso l’infinito di Dio, per trovare in Lui la vera pace.
 
Buona Pasqua e Lunedì di Pasqua a tutti!


 

mercoledì 21 novembre 2012

Virgo Fidelis




L’Arma dei Carabinieri ha come patrona la Virgo Fidelis, cioè Maria Santissima, Vergine fedele.
Fedele a Dio e all’umanità, sempre disposta al bene, fino ad accettare il sacrificio del Figlio per la salvezza dell’umanità.
Può sembrare strano che un’Arma abbia come patrona la più mite delle creature, la più dolce, la più pacifica, e per di più una donna.
Su questo ultimo aspetto non c’è più alcuna sorpresa; oggi anche le donne possono indossare la divisa da carabiniere...
Che cos’è allora che unisce l’Arma con la disarmata grazia della Madre di Dio?
La fedeltà alla propria missione, senza se e senza ma.
La Vergine Maria ha detto sì al Signore e lo ha mantenuto per tutta la vita, fin sotto la croce del Figlio. Virgo Fidelis, Vergine fedele.
L’Arma dei Carabinieri ha per motto “Nei secoli fedele”, al servizio dello Stato e della legalità. Anche questo è un grande sì, che implica abnegazione e sacrificio, ed è ciò che il popolo ha sempre particolarmente apprezzato nella figura del carabiniere.
Due fedeltà che stanno bene insieme. La fedeltà a Dio e la fedeltà allo Stato. “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mc 12, 13-17).
Ma c’è un altro motivo, a mio parere, che rende significativo questo legame.
La fedeltà di Maria implica il coraggio di una scelta di campo, la lotta incessante contro il male morale, fino al trionfo del bene e alla conquista della Patria eterna.
La fedeltà di un Carabiniere implica una strenua lotta contro l’illegalità, contro il crimine; in una parola, contro il male, per il bene comune della patria terrena.
Per onorare la Virgo Fidelis ascoltiamo due stupendi, se pur brevi, versetti del “Magnificat” musicato da Antonio Vivaldi (1678-1741).
Sono le parole di Maria stessa: “Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui. Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles”.
“[Il Signore] ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Lc 1, 51-52).
Vivaldi riesce ad esprimere musicalmente, con la forza e la potenza  di un’armata militare, il “rivoluzionario” progetto di giustizia, che Dio vuole per l’umanità.
 
 

sabato 6 ottobre 2012

Autunno, sintesi degli opposti


 
L’autunno è una stagione di contrasti.
Al tepore di giornate ancora luminose, si oppone il fresco di nottate sempre più lunghe; il lento decadere della natura è accompagnato dalla stupenda produzione di uva, olive, castagne; e non dimentichiamo le melagrane e i kaki!
Il bosco se ne va verso lo squallore invernale tra foglie che cambiano colore e che cadono e funghi che spuntano vivaci e (quelli migliori) nascosti.
Stagione di chiaroscuri, di luci e di ombre, di vita e di appressamento alla morte (come direbbe Leopardi).

“Ahi son fumo quaggiù l’ore serene!
Un momento è letizia, e ’l pianto dura.
Ahi la tema è saggezza, error la spene.

Ecco imbrunir la notte, e farsi scura
la gran faccia del ciel ch’era sì bella,
e la dolcezza in cor farsi paura.” (G. Leopardi, Appressamento della morte, I, 28-33).

Si può esprimere questa stagione con la musica di Antonio Vivaldi (1678-1741).
Ma non con una delle sue Quattro Stagioni (sarebbe troppo scontato!), bensì con il Concerto in Sol Minore per 2 Violoncelli, Archi e Basso Continuo, RV 531, nei tre classici movimenti codificati proprio da Vivaldi: Allegro-Adagio-Allegro
Il protagonista del concerto è la voce del violoncello: baritonale, scura e a prima vista (anzi, a primo udito) un po’ lamentosa. In realtà è una voce calda, vibrante, capace di slanci improvvisi e di raffinate sorprese. Una “sintesi degli opposti”, per dirla con Hegel.
Come l’autunno.
 
Kateryna Bragina e Stéphane Tétreault (15 anni), violoncelli solisti
Yuli Turovsky, direttore
 
Buon ascolto!

mercoledì 25 aprile 2012

Pioggia e lacrime musicali



Continua la stagione delle piogge.
Le previsioni dicono però che da oggi stesso ci sarà bel tempo, addirittura quasi estivo. Staremo a vedere...
Intanto ascoltiamo anche un supplemento di pioggia musicale.
Si tratta di una bella aria per contralto castrato dall’opera “Tieteberga” (nonché da Il Giustino”) di Antonio Vivaldi: “Sento in seno ch’in pioggia di lacrime”, RV 737, Atto II.
Lacrime di pioggia e lacrime d'amore è un luogo letterario di antica data, come si vede. Rain and tears...
La presento in una trascrizione per doppio pianoforte.  Il pizzicato dell’orchestra d’archi è reso nel piano con un sapiente uso del sordino  e di un tocco battente.
L’aria dell’evirato cantore  è sostituta dal suono libero dal pedale smorzatore, eseguita da Greg Anderson; ottimo l'accompagnamento di Elisabeth Joy Roe.
Un’originale trascrizione e una bella esecuzione di questo emergente duo pianistico statunitense.

Buona Festa di S. Marco e della Liberazione, col sole!


domenica 8 aprile 2012

Una Pasqua insanguinata


La Pasqua è il centro e il fondamento della fede cristiana.
Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede. Ma Cristo è risorto, primizia di coloro che sono morti (1 Cor 15, 14-20).
La Pasqua dà significato a tutta la nostra esistenza, anche ai momenti più bui. Solo nel Risorto la vita umana trova il suo significato pieno e la sua inesauribile speranza.
Anche nel giorno in cui decine di cristiani in Nigeria a Kaduna (si parla di una quarantina di persone!) sono state massacrate da un’autobomba islamista accanto ad una Chiesa.
Una Pasqua insanguinata, di fronte alla quale rimaniamo esterrefatti.
Di fronte al male assoluto non c’è che da aggrapparsi al Cristo, vincitore della morte e della barbarie più atroce. Al tempo stesso invochiamo giustizia da parte delle autorità nazionali e internazionali.
Che si ponga fine a questa infinita persecuzione contro i cristiani, in ogni parte ormai della terra!
Il cristiano è colui che non piega la schiena al "politicamente corretto" e ai potenti di turno, ma proclama ovunque il diritto e la giustizia. Per questo, come Cristo, viene perseguitato.
Ma alla fine, vince.
Per questo vogliamo ribadire la nostra fede, opponendo alla barbarie disumana del fanatismo islamista la grandezza della fede cristiana, espressa nel Credo.
Ascoltiamo perciò il Credo (RV 592) di Antonio Vivaldi, nella sua completezza. Una decina di minuti di musica sublime.
Invito ad ascoltarlo tutto. Nella festosità del suo inizio, nella drammaticità del “Crucifixus”, nell’esultanza del “Resurrexit” e della parte finale.
Buona Settimana di Pasqua, e un grande abbraccio ai cristiani della Nigeria: "Nigra sum, sed formosa!"


venerdì 30 marzo 2012

Viole... in concerto



Quest’anno la primavera è arrivata un po’ in ritardo, dopo i lunghi rigori invernali; ma ora sta recuperando alla grande il tempo perduto e si sta arrampicando sulla vetta Celsius con l’agilità di un grimpeur.

Oggi è arrivata a quota 26...

Non vorrei che all'improvviso le venissero i crampi ai polpacci e sia costretta a scendere di sella. Sarebbe un bel guaio.

Ma intanto, al suo passaggio, tutto riprende vita e colore. Magari, non farebbe male un bel rifornimento d’acqua nella borraccia, vuota da un bel pezzo, o meglio ancora una bella secchiata d’acqua addosso da parte di qualche pietoso spettatore.

Stamani, con tanto sole in cielo, non potevo starmene di certo nel chiuso della città, e così mi sono fatto una bella camminata in collina, tra boschi, prati e campi.

Insieme a tanti altri fiori, compresi glicini e lillà in largo anticipo, ho visto viole dappertutto, in forte ritardo.

E allora, con tante viole, occorre fare un bel concerto. Con la viola protagonista, ovviamente.

Ascoltiamo perciò un concerto per viola di Antonio Vivaldi, in un arrangiamento synt.

È bellissimo lo stesso.

martedì 4 ottobre 2011

Laudato sii, mi Signore!



“Laudato si', mi Signore!”

Così pregava S. Francesco nel Cantico delle Creature.

Tutto per il Poverello di Assisi era degno di lode nel mondo, compresa sorella morte “corporale”, alla quale nessuno può sfuggire, ma che prepara l’incontro con il Signore. Solo la “seconda morte”, quella irreparabile dei malvagi, è da evitare accuratamente.

Una visione della vita con occhi limpidi, sereni; ma non ingenui, come talvolta invece si vuol far passare l’insegnamento di Francesco, e come si conviene al Santo più somigliante a Cristo, anche nella sofferenza delle stigmate.

La gioiosa esperienza francescana può essere ben espressa dalla festosa musica di Antonio Vivaldi. Anche in Vivaldi qualunque tema, sia pur doloroso, viene tradotto in musica rasserenatrice.

Per essere in linea con il Cantico delle Creature, mi pare appropriato il Salmo 116 (117): “Laudate Dominum omnes gentes”, Lodate il Signore, tutte le genti!

Lo splendido brano di Vivaldi, RV 606, in Re minore, è per Coro a 4 voci miste (SCTB), archi e basso continuo.

Una dedica particolare agli utenti (tutti) di Oknotizie, che in questi giorni ho salutato.


Laudate Dominum omnes gentes
Laudate eum, omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius,
Et veritas Domini manet in aeternum.
 
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
Sicut erat in principio, et nunc, et semper.
Et in saecula saeculorum.
Amen.

Lodate il Signore, tutte le genti;
lodatelo, popoli tutti.
Poiché è stata confermata la sua misericordia sopra di noi,
e la verità del Signore dura in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
come era nel principio, e ora e sempre,
nei secoli dei secoli.
Amen.

lunedì 15 agosto 2011

Una musica divina per onorare la Madonna Assunta



La festa della Madonna Assunta in cielo ci presenta la gloria di Maria, “umile ed alta più che creatura”.

Nel bel mezzo dell’estate, nel periodo delle ferie, in cui più facilmente siamo portati a pensare solo al benessere del corpo, la Madonna ci fa alzare gli occhi verso il cielo, che è la patria comune.

“La nostra patria è nei cieli, e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo” (Ef 3, 20).

La Madonna, nel Magnificat, ci ricorda che il Signore “ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Luca 1, 51-52).

Il Magnificat è quanto mai adatto per rendere un degno omaggio a Maria, che si è fatta “serva del Signore” ed è stata perciò innalzata alla gloria del cielo.

Servi di Dio e di nessun altro, direbbe Don Milani, sia chiaro!

A differenza di coloro che esaltano una libertà individualistica e senza regole, che significa diventare schiavi di ogni circostanza, e correre il rischio della “perdita” di sé stessi.

Dal Magnificat musicato da Antonio Vivaldi, RV 610, postiamo proprio i due versetti che abbiamo sopra ricordato:

Fecit potentiam in brachio suo, dispersit superbos mente cordis sui.
Deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles.

Si noterà come la musica si adatti perfettamente alle parole e ai concetti del testo evangelico.

Potente l’inizio del versetto (“fecit potentiam”), mentre poi le voci del coro si dividono e si “disperdono” sulla parola “dispersit”, per esprimere il castigo riservato ai superbi.

Voci e strumenti si riuniscono poi in un impressionante unisono, a indicare la povertà assoluta dei potenti rovesciati dai troni (“deposuit potentes de sede”). Niente fronzoli: solo un unisono, che sembra un vibrante parlato.

Un commento musicale dell’orchestra invece introduce e conclude in bellezza “et exaltavit humiles”.

Un minuto e mezzo di musica divina! Invito ad ascoltare tutto lo stupendo Magnificat di Vivaldi (non c’è solo quello di Bach!)

Molto espressivi il City of Bristol Choir e l'Emerald Ensemble, diretti da David Ogden, che nella sua direzione “totale” ricorda il mitico Sir Georg Solti.

Buona festa della Madonna Assunta e buon ferragosto!