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domenica 21 gennaio 2018

Dieci anni fa...






Son passati ormai dieci anni
quando entrai dentro la rete.
Non so se   sono più i danni
od il ben; voi lo sapete.

Era il  duemila otto,
questi giorni di gennaio;
ero ancora un giovanotto
pien di sogni e senza un guaio.

Ora sono più acciaccato
e non son più tanto attivo;
ma in compenso Amicusplato
se verseggia è sempre vivo.

Ho incontrato bella gente,
ho discusso, ho dialogato;
qualche volta, veramente,
mi son pure un po’ incacchiato.

Anche se   ho diradato
il mio impegno in blogosfera,
non ho voglia né ho pensato
di abbassare la bandiera.

Una musica decente,
una prosa, una poesia;
basta poco, basta un niente,
per restare in armonia.

Nel decennio ormai passato
quel che ho fatto è qui nel sito.
Vedo un mondo assai cambiato
da quel dì  che mossi un dito.

Ma non voglio rovinare
un decennio internettiano.
Voglio invece festeggiare
coi coriandoli alla mano!

E siccome è carnevale,
e il più bello è veneziano,
posto per il decennale
di Vivaldi un  gran bel brano.

È per mandolino, sai, 
ma lo suonano con arte
tre figliol di samurai 
che in marimba fan la parte.

Vi saluto e vi ringrazio,
cari amici e amiche care.
Viva i blog e il cyberspazio!
Or vi devo salutare!




Amicusplato





lunedì 23 ottobre 2017

Mi ritorna in mente che...


















D’ottobre il ventitré
successe qualcheccosa
ma non so dire che;
voglio scoprire  cosa.

Fu la rivoluzione
marxista-leninista?
O fu l’insurrezione
di Nagy ex-comunista?

O forse la battaglia
d’ El Alamein chiamata,
là dove la mitraglia
falciò l’itala armata?

Se non ricordo male,
mi pare proprio che
in questo dì autunnale
sia nato o rei Pelé.

Giusto gli anniversari!
In mente or mi è tornato
che in questo dì, miei cari,
io pure sono nato.

Ma come! Non sapevi
(qualcuno mi dirà)
che oggi tu facevi
il termine d’età?!

Da questo, amico o amica,
penso che ti riesca
capir senza fatica:
l’età non è più fresca.

Ma sono soddisfatto
di avere un anno in più.
Chi sa se il prossimo anno
festeggerò quaggiù.

Amicus or vi invita
ad innalzare il cuore.
Un brindisi alla vita,
saluti e buon umore!





lunedì 29 maggio 2017

Trionfo Ferrari con Sebastian Vettel (e J. Sebastian Bach)





Trionfo Ferrari con una doppietta al GP di Montecarlo.

Era dal lontano 2001, cioè dall'inizio del secolo, che questo non accadeva, quando nel circuito cittadino più famoso del mondo vinse Schumacher, seguito da Barrichello.

Oggi (anzi ieri, ormai) la doppietta porta i nomi di Vettel e Raikkonen, dominatori della gara dall’inizio alla fine.

Veramente in pole c’era Raikkonen, ma dopo il pit stop Vettel lo ha superato di un soffio ed è andato poi a vincere alla grande.

Raikkonen c’è rimasto male, poveretto (si fa per dire); ma a noi interessa che le due rosse italiane abbiano finalmente buttato fuori dal podio le due bianche tedesche. Non se ne poteva più della… Merkel.

In compenso, visto che la vittoria è a due voci e il vincitore è tedesco (ma parla anche un po’ italiano), non ci rimane che postare una gran bella “Invenzione” a due voci di J. S. Bach. 
Sebastian come Sebastian Vettel.

L’ Invenzione è la n. 8, quella in F maggiore. F come Ferrari, ovviamente.
E il tempo è “Vivace”.

Più vivace di così…



domenica 19 marzo 2017

S. Giuseppe. La festa del papà



























Per festeggiare i papà, che in S. Giuseppe hanno il loro santo patrono, mi servirò di una celeberrima pittura di Michelangelo: il “Tondo Doni”.

Il dipinto a tempera rappresenta la Sacra Famiglia e si trova agli Uffizi di Firenze. Porta questo nome perché fu commissionato dal banchiere fiorentino Agnolo Doni in occasione del suo matrimonio con Maddalena Strozzi (1504).
Secondo altri sarebbe invece da mettere in relazione con il Battesimo della loro prima figlia Maria (1507), come farebbero pensare la presenza di S. Giovanni Battista dietro le tre figure centrali e i nudi in secondo piano.
Ma non starò qui a dissertare sulle caratteristiche e sull’importanza del “tondo”. Uno può leggere Wikipedia…

A me interessa invece sottolineare un altro aspetto, che non è riportato in Wikipedia, ma assai interessante. Il monte sullo sfondo.
Non si tratta di un monte qualsiasi, ma un aretino riconosce subito che si tratta del Sacro Monte della Verna, con l’inconfondibile cima della “Penna”.

Perché Michelangelo ha posto come sfondo della Santa Famiglia la Verna?
Se leggiamo le “Vite” del Vasari, quando parla della figura di Michelangelo, abbiamo un’implicita risposta.

“Nacque dunque un figliuolo sotto fatale e felice stella nel Casentino, di onesta e nobile donna, l’anno 1474 [stile fiorentino, 1475] a Lodovico di Lionardo Buonarroti Simoni […]. Al quale Lodovico, essendo podestà quell’anno del castello di Chiusi e di Caprese, vicino al Sasso della Vernia, dove San Francesco ricevè le stimate, diocesi aretina, nacque dico un figliuolo il sesto dì di marzo, la domenica, intorno all’otto ore di notte, al quale pose nome Michelagnolo”.

E poco oltre il Vasari riporta una sua personale testimonianza:

“Michelagnolo ragionando col Vasari una volta per ischerzo disse: Giorgio, si’ ho nulla di buono nell’ingegno, egli è venuto dal nascere nella sottilità dell’aria del vostro paese d’Arezzo” (Le Vite, ed. Giuntina, 1568).

In tutti i libri, almeno a partire dal 1913, è scritto che Michelangelo è nato a Caprese, paese della Valtiberina aretina, che proprio dal 1913 per Regio Decreto venne denominato “Caprese Michelangelo”. Ciò in virtù del fatto che nel 1875, nelle feste del IV centenario della nascita del sommo artista, comparve misteriosamente una carta, datata 16 aprile 1548 e firmata da suo nipote Leonardo (!),  nella quale si riportava l’atto di nascita a Caprese. Gli studiosi e i paleografi sollevarono fortissimi dubbi sull’autenticità dello scritto, che in pratica fu giudicato apocrifo. Non parliamo degli abitanti di Chiusi della Verna, che protestarono a lungo per questo “scippo”.

Leggendo il Vasari e guardando il Tondo Doni, con la Verna alle spalle della Santa Famiglia, a parte i paleografi, come si fa a non dar ragione ai “Chiusini”?

Faccio queste osservazioni da aretino, come era Vasari che conosceva bene i luoghi di cui parlava.
Vasari dice: “Nacque nel Casentino”. Ma Caprese Michelangelo è in Valtiberina, mentre in Casentino c’è Chiusi della Verna.
Lodovico, essendo podestà quell’anno del castello di Chiusi e di Caprese, vicino al Sasso della Vernia”. Ma il Sasso della Verna sovrasta proprio Chiusi, non Caprese, da cui la Verna è distante e non è visibile perché si trova nel versante tiberino. Ricordiamo il celebre passo di Dante relativo alla Verna: “Nel crudo sasso, intra Tevero et Arno” (Par. XI, 106).
Infine c’è un altro aspetto, da molti trascurato, ma non da chi conosce la storia della Chiesa aretina. Il Vasari dice che Michelangelo nacque nella “diocesi aretina”.
Sia Chiusi che Caprese sono in provincia di Arezzo, e al tempo del Vasari nel Comune di Arezzo. Ma Chiusi apparteneva alla diocesi aretina, mentre Caprese e il versante tiberino appartenevano alla diocesi di Città di Castello (e dal 1520 fino al 1986 alla diocesi di Sansepolcro).

Torniamo perciò alla domanda d’inizio.
Perché nel Tondo Doni c’è raffigurata la Verna? A mio modesto parere, perché Michelangelo è nato sotto la Verna, a Chiusi della Verna.
E nel raffigurare la Sacra Famiglia, con Gesù Bambino, l’ha voluta raffigurare dove l’artista è nato ed è stato battezzato. Un riferimento alla sua famiglia.

Nella pittura la Madonna, torcendosi, riceve Gesù Bambino da Giuseppe. Cioè, Giuseppe in certo senso “dona” a Maria il Bambino, in riferimento forse al cognome del committente, Agnolo Doni.
Così qualcuno ha commentato. Può darsi che sia una forzatura. Rimane il fatto che in questo stupendo tondo Giuseppe, come un vero padre, porge a Maria il divin Figlio. A Chiusi della Verna.

Riferirò anch’io, nel mio piccolo, un episodio di qualche anno fa. Ho sempre ritenuto che sia Chiusi il paese natale di Michelangelo. Non può un documento comparso dal nulla neppure 150 anni fa, e quasi certamente apocrifo, cambiare una documentazione reale e perfino artistica.
Più di una volta sono stato a Caprese, ovviamente, (paese famoso per i funghi e le castagne) e un giorno vi incontrai il parroco, che mi portò a vedere la “casa  natale” di Michelangelo, cioè l’antica podesteria.
Io gli dissi: “Ma siamo sicuri che sia nato qui, e non a Chiusi della Verna?”

Ancora quel sacerdote mi corre dietro…




domenica 19 febbraio 2017

Dialogo surreale tra due amici, nel IV secolo a. C.




Socrate, Platone e Aristotele, tra il V e il IV secolo avanti Cristo, erano pervenuti ad affermare l'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima, in base ad argomenti di ragione.
Questo "dialogo" utilizza solo quei concetti, di cui poi il Cristianesimo si servirà (con qualche importante modifica) nell'annuncio della fede.

A sinistra l'immagine di Platone (disegnata da Raffaello); a destra un busto di Epicuro. 



Il dialogo si svolge ad Atene agli inizi del IV secolo a. C. 
tra un amico di Platone e un uomo di Alicarnasso




- Ehilà, uomo di Alicarnasso!

- Ciao, amico di Platone!

- Qual buon vento ti porta qui ad Atene?

- No, nessun vento. Le mie gambe, piuttosto.

- Sempre di buon umore, eh? Lo so che ti piace scherzare...

- Sono discepolo di Epicuro e di Lucrezio, mi piace la concretezza; sono realista.

- Epicuro e Lucrezio? E chi sono? Non li ho mai sentiti dire.

- Verranno dopo di te, stanne certo. Noi sosteniamo che tutto è fatto di particelle piccolissime, indivisibili. E quando siamo morti, queste se ne vanno a caso per l’aria, a formare altri corpi.

- Quindi tu, come Democrito, il mondo a caso poni?

- Certo! Perché, c’è qualche altra spiegazione?

- Per esempio, Aristotele non dice così; e mi pare abbia argomentato con più verosimiglianza.

- Aristotele! Chi era costui?

- Ne sentirai parlare. Verrà dopo di noi. Egli sostiene che il mondo è ordinato secondo regole e leggi, sia fisiche che morali. Nulla è a caso. È inutile lanciare un sasso mille volte per aria; non imparerà mai a volare. E anche tu, uomo di Alicarnasso, ti comporti secondo principi di saggezza e regole morali; non sei certo uno che si pavoneggia scioccamente o che strepita e si agita nel teatro della vita, dicendo cose che non significano nulla. O no?

- Certo che no! I miei discorsi sono sensati, e il mio comportamento è irreprensibile, secondo la logica e l'etica epicurea: niente di troppo, il piacere consiste nell’equilibrio tra estremi. Il giusto mezzo, insomma.

- Appunto, come dice pure Aristotele. L’uomo è un animale ragionevole. E con un’anima che trascende il suo corpo.

- Qui non ti seguo, caro amico di Platone. L’anima è mortale. Io sono uno di quelli che l’anima col corpo morta fanno.

- Trovo la tua affermazione un po’ contraddittoria. Se dici di seguire regole morali, se hai idee che ritieni giuste, se affermi delle verità universali, dovrai ammettere che provengono da qualcosa che non è solo un casuale aggregato di particelle. Ci deve essere in noi un principio che trascende la parte materiale, e che le dà ordine, moralità e verità. Un principio che supera la pura materia; un’anima immateriale e immortale insomma, che è l’origine della verità e della moralità in ciascuno di noi, come ha insegnato il mio maestro Socrate.

- Caro amico di Platone, io credo solo a ciò che vedo! e quest’anima non si è mai vista. Tu l’hai forse vista? L’hai misurata, calcolata, pesata? Ha un colore, un sapore, un odore, una forma?

- E tu puoi vedere i tuoi pensieri, odorare i tuoi sentimenti, le tue passioni, le tue idee? Le hai pesate, misurate, spezzate, come saranno spezzate quelle particelle che tu chiami indivisibili?

- Quelle particelle non potranno mai essere spezzate; non per nulla le chiamiamo atomi!

- Li spezzeranno, li spezzeranno… Perché la materia è quantità, occupa spazio, perciò è per sé stessa divisibile. Le idee invece non occupano spazio e superano ogni ostacolo materiale. Sono immortali, sono di un’altra consistenza, sono una realtà spirituale, divina.

- Sogni, i tuoi sono solo sogni! Mi sembri come quel poeta che ha detto che la vita ha la consistenza dei sogni. La realtà invece è concreta, ed è quella che possiamo vedere e toccare con mano. Il resto è silenzio.

- Non esserne così certo. C’è chi ha detto che le cose più concrete sono proprio le idee. Senza idee l’uomo sarebbe ancora all’età della pietra; anzi, non sarebbe neppure uomo, distinto dall’animale. E se c’è stato progresso, questo si deve proprio alla capacità dell’uomo di formulare concetti, ipotesi, idee; sogni, come tu dici, che però si sono rivelati quanto di più concreto si possa immaginare.

- Ammetto che le idee siano importanti; ma perché devono provenire da un’anima dentro di noi?

- E da quale principio dovrebbero provenire? Solo da organi materiali, limitati nel tempo e nello spazio? Sarebbe una contraddizione in terminis. Se ho pensieri immortali, in me ci deve essere un principio immortale. Dammi retta, uomo di Alicarnasso. Se l’uomo viene ridotto solo a ciò che mangia, viene umiliato nella sua dignità più grande.  Non sarebbe diverso dagli altri animali; anzi, mi parrebbe il più misero di tutti, perché, mentre gli altri ignorano la loro sorte, noi sappiamo con certezza che cosa ci riserva il futuro: una condanna a morte.

- Ma io, da buon epicureo, non aspetto la morte; semplicemente la ignoro: quando ci sono io non c'è lei, e quando c'è lei non ci sono io.

- Ma i segni del tempo ti obbligano a pensarci ogni tanto, amico mio. Anzi, come dirà Seneca, ogni giorno moriamo, perché non è l’ultima goccia che fa vuotare la clessidra, ma tutta l’acqua che è scorsa prima. Perfino l'imperatore Federico II di Svevia, verso il quale mostrerai profonda ammirazione, proprio lui,  dopo una vita non certo esemplare, al momento della morte volle indossare l'abito da monaco e morire con quello.

- Non vorrai farmi diventare un uomo spirituale, uno che va in Chiesa e dai preti per paura della morte e dell’aldilà!

- La Chiesa, i preti? Che significa? Chi sono?

- Lo saprai, lo saprai. Avrai a che farci tutti i giorni, per secoli e secoli. E se non stai attento, ti faranno bere la cicuta, come al tuo maestro Socrate. Anzi, ti metteranno sopra una catasta di legna e ti daranno fuoco.

- Ah! Proprio una brutta fine. Ma a te, che sei un epicureo, non ti hanno ancora messo al rogo?

- Ancora no. Per questo me ne sto alla larga…

- Ma attento a non allontanarti troppo, perché invece che arrosto, potresti finire allo spiedo, come il prode Anselmo.

- Per questo anch'io porto le braghe di ferro.

- Se poi guardi ancora più avanti, potresti ritrovarti in un regime peggiore di quello dei Trenta Tiranni, che il valoroso Trasibulo ha rovesciato qualche anno fa, come ben ricorderai.

- Non ci sarà più spazio per regimi tirannici, in un futuro di epicurei e scettici. È la religione la causa di ogni male, come scriverà in versi mirabili il mio caro Lucrezio.

- Veramente Lucrezio parlava della religione pagana, quella che faceva sacrifici umani agli dei; non immaginava di certo cosa sarebbe successo quando l'uomo si fosse sostituito a Dio nel governare la terra: il sacrificio di Ifigenia si sarebbe moltiplicato per milioni di volte! Tu invece questi orrori li vedrai con i tuoi occhi, uomo di Alicarnasso, e non so come potrai giustificarli.

- Non mi vorrai attribuire qualche colpa...

- Ma quando mai! Tu sei un uomo pacifico, e le tue guerre sono solo verbali. Non ami la Chiesa, questo è vero, ma non manderesti (forse) alla ghigliottina nessuno.

-Neanche tu, amico di Platone, sei un uomo di guerra. Le tue battaglie sono soprattutto contro gli errori di grammatica (che il tuo futuro discepolo Agostino considererà più gravi di un peccato mortale) e contro qualche miscredente, che non metteresti (forse) al rogo, ma magari alla berlina.

-Ti saluto, uomo di Alicarnasso!

- Salute a te, amico di Platone!




PS. Absit iniuria verbis. 

giovedì 16 febbraio 2017

Racconto surreale: lo studente e il commissario (di fantasia)






Gli esami di maturità sono sempre stati (in passato) per gli alunni un vero spauracchio, da esorcizzare con un intenso anno di studio.
Per i commissari, tranne che per quello interno, la cosa era ben diversa: si trattava di un mese (circa) un po’ faticoso, ma compensato da un discreto rimborso economico e da una “allegra brigata", se si riusciva a trovare il giusto feeling.
Quell’anno mi trovai a far da commissario di filosofia e storia (c’era chi portava storia come terza materia) in un liceo classico di Firenze, uno dei più prestigiosi. Non era la prima volta che venivo nominato commissario a Firenze. Da Arezzo mi veniva bene. Beneficiavo della trasferta e la sera (volendo) potevo tornare a casa.
Con gli altri commissari mi trovai subito a mio agio. La commissaria interna ogni mattina ci faceva arrivare la colazione in ben forniti vassoi: “La guardi che vengono da Paszkowski!” Non mi facevo pregare per abbuffarmi, con quelle belle paste e con quei panini al prosciutto…  
Tutto sembrava andare nel migliore dei modi. I primi problemi sorsero ovviamente alla correzione dei temi d’italiano. La commissaria (che non era toscana e non proveniva da un liceo) si scontrò varie volte con la commissaria interna, fiorentina: “La guardi che qui siamo a Ffirenze, e l’italiano l'abbiamo inventato noi!” In effetti anch’io ebbi l’impressione che l'amica d’italiano avesse una preparazione alquanto modesta.
Agli orali l’impressione divenne certezza.
È cosa normale che nell’interrogazione il candidato si presenti con l’antologia, sulla quale il commissario indica poi un testo da far leggere e commentare.
È altresì cosa nota che gli esami di maturità sono pubblici e quindi può assistere chiunque. Spesso il candidato non vuole “testimoni”; ma in quel liceo la platea in fondo all’aula d’interrogazione era sempre piena: genitori, compagni, amici…
La modesta preparazione della commissaria si manifestò chiaramente dal fatto che a coloro che portavano la sua materia faceva quasi sempre le stesse domande: Le riviste fiorentine del primo ‘900, “Il gelsomino notturno” del Pascoli, “Il Cinque Maggio” del Manzoni, e poco più.
Il momento topico si ebbe quando ad un candidato la commissaria domandò di commentare il Coro del Terzo Atto dell’Adelchi. Il giovane, invece di aprire l’antologia e di leggere il brano, cominciò a recitare a mente:
“S’ode a destra uno squillo di tromba;/a sinistra risponde uno squillo:/d'ambo i lati calpesto rimbomba/da cavalli e da fanti il terren…”.
La commissaria non dava segni di vita, e rimaneva a guardare lo studente, meravigliata di quel suo andare spedito a memoria, mentre vedevo che la platea in fondo alla stanza dava segni di agitazione: chi guardava in faccia l'altro meravigliato, chi dava gomitate nei fianchi, chi sorrideva con le mani davanti alla bocca…
Per l’appunto ero proprio collocato accanto all’amica commissaria, e mentre il giovane Pico della Mirandola continuava  a sciorinare i versi manzoniani, io mi rivolsi a lui e gli dissi: “Guarda, che ti ha chiesto il Coro dell’Adelchi, non quello del Conte di Carmagnola”.
La platea si ricompose all’istante, il candidato chiese scusa, la commissaria sorrise, e subito il giovane iniziò la recita giusta: “Dagli atri muscosi, dai Fori cadenti…”.
Dicono oggi che imparare a memoria sia uno spreco di tempo e una pratica pressoché inutile. 
Platone diceva invece che “conoscere significa ricordare”. Lo diceva in maniera radicale, ma noi possiamo prenderlo anche come un monito didattico.
In quella torrida estate fiorentina, in un’aula di liceo, un po’ di memoria ci salvò dal ridicolo. E si poté continuare a mangiare con gusto le colazioni di Paszkowski.
L’amica commissaria mi invitò a passare la serata con lei; ma io le dissi che avevo un impegno ad Arezzo, e declinai l’invito.
Declinai. Forse avremmo parlato di declinazioni…
  



venerdì 8 luglio 2016

Quel che è fatto è reso!
















La squadra di calcio della Germania il 2 luglio ha battuto ai quarti di finale di Euro 2016 l'Italia, che non era mai riuscita a battere  nella fase finale di tornei mondiali ed europei.
A sua volta la Francia ieri sera ha battuto in semifinale la Germania, che non riusciva a battere in gare ufficiali addirittura dal 1958.

Quel che è fatto è reso, si potrebbe dire. E con gli interessi...

Aggiungiamo che, come per l'Italia, si è trattato di un "suicidio calcistico" con il rigore mancato da Pellè, anche la Germania con la Francia ha fatto harakiri: una mano di Schweinsteiger nella propria area ha provocato il rigore che l'ha stesa. La seconda rete dei "galletti" è stata un surplus.

La nemesi storica della sconfitta della Germania, che aveva sconfitto l'Italia, si è personificata questa volta nell'arbitro Nicola Rizzoli da Mirandola. È stato lui a decretare il rigore contro i tedeschi. E un rigore che solo occhi di lince potevano vedere nella convulsa azione.

Chi di rigore ferisce, di rigore perisce.

Nella sconfitta dei tedeschi c'è ancora una volta lo zampino italiano.
In un modo o in un altro, l'Italia ha mandato a casa anche questa volta la Germania.
Con Rizzoli arbitro, anzi, giustiziere.



Nella foto: Rizzoli, dopo aver decretato il rigore, si accinge ad ammonire Schweinsteiger.

giovedì 17 marzo 2016

Come perdere una partita vinta




La rete validissima di Morata annullata alla Juve (sembra per ordine segreto della Merkel).

Dov'è il fuorigioco? Si guardino le linee d'erba (cliccare sulla foto per ingrandirla).




Occorre: 

Un arbitro che annulli una rete valida alla Juve, che vinceva.  
Un allenatore un po’ troppo “allegro” che a venti minuti dalla fine, in vantaggio di due (due!) reti, tolga il migliore in campo (Morata).
Una squadra che si dimentichi che le partite finiscono al 90° e non all’89°.
Un culo grosso come quello di Angela Merkel.
E poi, come si permette una squadra d’Italia, nazione di serie B, di dettar legge in casa della nazione A in Europa? 

Per questo il Bayern ha vinto. Anzi, la Juve ha perso.


lunedì 8 febbraio 2016

Per carnevale, un Allegro (ma non troppo)





La fine del carnevale impone un po’ di musica. C’è poco da stare allegri, ma l’Allegro dei New Trolls ce lo possiamo permettere.

Anzitutto perché è appunto un movimento “allegro”, e se non c’è un po’ di allegria per carnevale, figuriamoci in quaresima...

Poi perché è una geniale riproposizione della musica di Vivaldi in versione rock, il famoso prog rock, di cui i New Trolls sono stati i primi interpreti in Italia, con questo celebre Concerto Grosso. Siamo nel 1971.

Una musica “veneziana”, dove il carnevale assume la forma più avvincente; anche se i New Trolls sono di Genova e Luis Enriquez Bacalov, l’autore del “Concerto Grosso”, è di origini argentine.

Ma, per dirla con Falstaff, tutto nel mondo è burla. 

Buon fine Carnevale a tutti!



domenica 17 gennaio 2016

S. Antonio Abate, e i suoi gatti





Oggi è la festa di S. Antonio Abate, patrono degli animali. È anche l'inizio del carnevale, e poi è domenica, il giorno del Signore.

Tutti motivi per lasciare da parte le nostre tristezze,  la malizia dei tempi e quella del tempo, improvvisamente fattosi gelido.

Bisogna festeggiare.

C'è una leggenda in Toscana che dice che in questo giorno gli animali acquistano "la virtù", cioè capacità umane, e sono in grado di parlare.

Mi pare adatto perciò il "Duetto buffo di due gatti" di Gioachino Rossini
Il canto, per due soprani, è in realtà un breve collage di musiche di Rossini e, in parte, di E. F. Weise, pubblicato nel 1825.

Che il carnevale inizi, e gli animali cantino!

Con la benedizione di S. Antonio Abate, naturalmente.



martedì 29 dicembre 2015

Bilancio di fine anno 2015



















Boldrini, presidente della camera (?). Appena sento questo nome, mi viene in mente un atroce dubbio: dovrò usare il maschile, il femminile o il neutro per essolei? He, she or it?

Renzi. Gli consiglio, invece di una Leopolda, una Leopoldina, casa tipica toscana con colombaia. Così potrà allevare volatili di ogni specie, specialmente gufi che stanno ormai proliferando in modo esponenziale.

Boschi. Alla mia concittadina consiglio l’acquisto di una banca, di legno. Per mettersi a riposo (anticipato). Paga BancaEtruria.

Del ministro della difesa non conosco neppure il nome. Non lo conoscono probabilmente neppure Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Mons. Vallejo Balda e Francesca Chaouqui. Waht’s up?  Volevo dire WhatsApp...

Tutta questa nebbia che attanaglia le città viene attribuita ai fumi di scarico. Ma hanno provato a monitorare anche la fuoriuscita di idee dalla testa dei nostri magistrati, politici e amministratori?

Papa Francesco apre le porte (sante). Salvini le chiude.

Nel Brunei è stato proibito il Natale. Per realizzare in modo efficiente la brillante idea hanno chiamato alcuni esperti italiani: presidi e maestre d’asilo.

Da quando, pochi giorni fa, sono stati mandati 450 soldati in Iraq, l’Isis ha cominciato a perdere terreni e città, come Ramadi. Non hanno avuto paura delle nostre armi, ma di Renzi, vestito con la tuta mimetica.

La Merkel è stata messa in copertina da Time come “persona dell’anno 2015”. È riuscita a superare (di poco) Al-Baghdadi, capo dell’Isis. C’è chi taglia le gole e chi l’economia europea.

Putin è nemico di Erdogan che è amico di Obama, che è nemico di Putin, che è nemico dell’Isis, che è amico di Erdogan, che è amico dell’Isis, che è nemico di Obama.

E ci meravigliamo che in Italia c’è la nebbia?


Buona fine 2015!



giovedì 17 dicembre 2015

C'è chi ha paura del 17. Lui, no
















Alla sua età, quelli che ci arrivano, cominciano a tirare i remi in barca.
Lui inizia a remare.

Alla sua età, chi può, si costruisce superattici.
Lui si accontenta di 60 mq. al piano intermedio.

Alla sua età i reduci della Fornero chiudono la porta e guardano in pantofole la tv.
Lui apre Porte Sante qua e là per il mondo.

Alla sua età si cerca di non farsi fregare dalla propria banca con le obbligazioni subordinate.
Lui cerca di fregare la sua banca rendendola “pulita”.

C’è chi ha paura del numero 17.
Lui è nato il 17.

Auguri, Papa Francesco, per i tuoi 79 anni!



venerdì 23 ottobre 2015

Un anno di più...



Oggi finisco gli anni. Quanti? Mah...



Di ottobre il ventitré
nel dì dello scorpione
nacque, chissà perché,
l’Amico di Platone.

Se giuste son le date,
oggi finisce gli anni.
Quanti? Non domandate,
per non fare altri danni.

Di certo sono tanti,
son tutti in fila dietro;
il tempo va in avanti,
non ha la marcia indietro.

E allora, Amicusplato,
filosofo del niente,
lascia stare il passato,
e fermati al presente!

Festeggia questo giorno
in gioia ed allegria.
Gli amici tutti intorno,
in bella compagnia!

La tavola è  imbandita
e c’è torta e spumante,
ed il caffè che invita
in un thermos gigante.

Amicus, dovrai stregnere
mani ed abbracci infine.
E non scordar di spegnere
70 candeline.



Amicusplato




lunedì 28 settembre 2015

Luna rossa e pensiero debole


















Ho aspettato la “luna rossa”, uno degli spettacoli astronomici del secolo; ma finora ho visto solo cielo coperto da prosaiche nubi biancastre.

Mi è dispiaciuto, anche per l’orario, benché per me fare le tre/quattro di notte non sia cosa infrequente. Ma insomma...

Deve essere il momento attuale, che riserva sorprese.

Ti aspetti la Juve prima in classifica, e te la trovi nei bassifondi con un’ennesima sconfitta.

Ti immagini le auto tedesche come sinonimo di perfezione, e te le ritrovi da rottamare come le Trabant di triste memoria.

I "maestri" del pensiero laico (laicista), che credono di capire la realtà, prevedevano per il viaggio di Papa Francesco negli USA un clamoroso flop; hanno dovuto assistere alla più grande manifestazione di popolo mai vista negli Stati Uniti, a detta perfino del laico New York Times. 

Eh, non è facile prevedere gli eventi atmosferici, e la luna rossa coperta da nubi bianco-rossastre ce lo ricorda. Ma ancor più difficile prevedere il soffio dello Spirito Santo; e il Papa acclamato da deboli e potenti negli States non rientrava certo negli schemi del "pensiero debole".

Per i maestri del pensiero debole (in ogni senso), per gli emuli dei costruttori delle Trabant, per gli amanti del calcio di fede bianconera e per i sonnambuli della luna rossa (tra queste due ultime categorie ci sono anch’io), sono giorni (e notti) difficili.

Andiamo a letto.

Ma è l’ora di alzarsi...


sabato 22 agosto 2015

Carenze affettive...




Ci sono delle canzoni o dei brani musicali che ogni tanto devo riascoltare, quasi per una carenza di zuccheri a livello melodico-affettivo...

In ordine di priorità, first of all, Il Canto di Solveig, che non per niente ho messo come clip audio nel mio profilo di blogger. Ogni tanto devo riascoltarlo; se no, entro in crisi glicemica.

Poi (ma è un poi per modo di dire, siamo sempre a livelli clinici), Mattinata ("O Lola") della Cavalleria Rusticana, specialmente nella registrazione di Caruso del 1905. Ma va bene anche il mio caro amico Giovanni Pentasuglia, ottimo tenore, che amava cantarla nelle pause di riposo del nostro bel coro.

Quando però mi assale la nostalgia, allora bisogna che faccia ricorso alla canzone napoletana; e qui la scelta diventa infinita: si tratta solo di mettere mano al barattolo della nutella.

Ora è proprio il caso della nostalgia, per l'agosto che se ne sta andando, e con lui la stagione delle ferie e del riposo estivo, e tutto il loro fascino (anche se quest'anno il sole ci ha fatto sudare...).

Ripropongo "Tu ca nun chiagne" di E. De Curtis/L. Bovio (1915), nella clip malandata - ma molto efficace - di un film con Mario Merola: Giuramento, del 1982.

Pochi minuti per rialzare il livello degli zuccheri, e dei sentimenti.





mercoledì 8 luglio 2015

Fa caldo... (anche a me)



















Flegetonte è nominato
questo caldo esagerato.
È un calore tropicale
che a moltissimi fa male.

Alla Grecia innanzitutto,
che si gioca il rischiatutto.
All’Italia: prima o poi,
dopo i greci tocca a noi.

Roma: il sol picchia fortino,
e fa sciogliere Marino.
Puglia: per i forti raggi
Emilian vede miraggi.

A Milano il sol letale
ha colpito il tribunale,
ed ancora quel palazzo
del Berlusca indaga il caxxo.

E che dir della Boldrini?
troppo sole col bikini.
E per Fatima la turka
niente sole, solo burka.

Una bella scottatura
è per Conte la procura.
Ed il sole, amici cari,
ha lessato la Ferrari.

Chi si salva andando al fresco
è il Pontefice Francesco;
ha lasciato quest’ inferno;
ora è al Sud, dov’è l’inverno.

Per salvarmi dal calore
scrivo il post a tarde ore.
E così, fresco e assonnato,
vi saluto. Amicusplato.




domenica 21 giugno 2015

Il nulla esiste (l'hanno filmato!)
















Ho anch’io un debole per la Boldrini. Lo riconosco.

Quando la vedo, mi vengono in mente, chissà perché, i pensieri più sciocchi e più strani. Tipo: se può essere nominata presidente della Camera (terza carica dello Stato italiano) questa tizia, la barista siciliana del bar sotto casa mia potrebbe salire con orgoglio al Quirinale. Non come barista, ma come Capo dello Stato.

Ieri abbiamo avuto la conferma video della nullità boldriniana. Qualcuno potrebbe obiettare che il nulla non si può vedere, perché il nulla non esiste.

Eppure Laura Boldrini riesce perfino a sovvertire il principio di non-contraddizione, quello su cui si regge tutta la logica umana. Il nulla esiste, e un reporter del giornale La Repubblica l’ha filmato.

Il ridicolo nulla è ovviamente la Boldrini. Ad una domanda di un giornalista sulla polemica con Salvini riguardante gli immigrati in Italia, donna Laura si accinge tutta seriosa ad “argomentare” una risposta. Alle sue spalle, cercando di non farsi notare, si vede (e si sente) la sua portavoce che le dice due volte: “Sorridi. Sorridi...”

La terza carica dello Stato cancella subito il volto corrucciato e, sorridente, comincia ad emettere suoni articolati in forma di frasi, che nessuno ovviamente prende in considerazione, stupefatto da un simile comportamento infantile.

Lo ripeto. Preferirei al suo posto la barista siciliana. Fa un ottimo caffè; e quando si esce dal suo bar, saluta sorridendo.

Senza bisogno di suggerimenti.


Nella foto: Laura Boldrini uno-due, e dietro le spalle la suggeritrice (Valentina Loiero).


sabato 13 giugno 2015

Un postino molto particolare





Considero Papa Francesco un dono di Dio alla Chiesa e al mondo. 

Con lui è iniziato un profondo rinnovamento nella Curia romana (il Vaticano), nella realtà ecclesiale e nel rapporto con il mondo. 

Ci sono espressioni che ormai fanno parte del nostro patrimonio umano e spirituale:

“Andare verso le periferie del mondo e dell’esistenza”. 
“Chi sono io per giudicare il mio prossimo?” 
“È in atto la terza guerra mondiale, a pezzetti”. 
“Il vero pastore ha l’odore della pecora”. 
“Non dobbiamo costruire muri, ma ponti”.
"Siamo la società dello scarto".
“Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri”. 
“Cari amici, la gioia! Non abbiate paura di essere gioiosi! Non abbiate paura della gioia! Quella gioia che ci dà il Signore quando lo lasciamo entrare nella nostra vita, lasciamo che Lui entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori noi alle periferie della vita e annunciare il Vangelo. Non abbiate paura della gioia”. 

E si può continuare a lungo, iniziando da quel “Fratelli e sorelle, buona sera!” del 13 marzo di due anni fa, giorno della sua elezione.

Papa Francesco parla in modo diretto, senza retorica e senza tante sottigliezze “gesuitiche” (lui che è gesuita!). 

Per questo mi ha un po’ sorpreso in questi giorni quel suo riferimento a presunti veggenti che fanno della Madonna “una postina” che manda messaggi “alle 4 del pomeriggio”. 
Se queste parole intendono riferirsi a quei cristiani che per vivere la loro fede hanno bisogno di messaggini o sms della Madonna (come in effetti sembra di capire dal contesto in cui queste frasi sono state pronunciate), allora anche in questo caso le parole di Papa Francesco hanno colto nel segno con efficacia. La fede in Cristo non ha bisogno di additivi ed edulcoranti. 

Ma se si riferiscono in particolare alle apparizioni di Medjugorje e ai milioni di pellegrini che lì trovano pace interiore e magari riscoprono la fede o ottengono grazie, allora la frase non mi pare pertinente. Infatti in tutte le grandi apparizioni mariane moderne, come Lourdes e Fatima, approvate dalla Chiesa e i cui veggenti (dopo varie incomprensioni) sono stati dichiarati santi e beati, la Madonna ha fatto proprio da postina, dando appuntamento a date fisse ai suoi fedeli, come ben noto. 

Non sempre la voce del popolo è voce di Dio, e non sempre la voce del papa è quella di Pietro.

In cose opinabili, ovviamente.


Non sembri una qualche ironia la colonna sonora de Il Postino (1994) di Luis Bacalov, premio Oscar per questo film, e stesso autore delle musiche di "Concerto Grosso" dei New Trolls, di due post fa.
Voglio solo alleggerire la questione con un po' di humor.

Buona festa di S. Antonio da Padova!


lunedì 19 gennaio 2015

Là dove non batte il sole



















Papa Francesco ha battuto ogni record di ascolti e ci stupisce sempre di più con il suo linguaggio “colorito”.

Sette milioni di fedeli alla sua S. Messa a Manila, ieri 18 gennaio 2015. Mai accaduto nella bimillenaria storia della Chiesa. Nella mia chiesa siamo in genere sette gatti.

Il segno “Ti voglio bene” fatto nell’alfabeto giovanile con la mano (pollice-indice-mignolo alzati). Qualche giornalista ha scritto che il Papa ha fatto le corna. Probabilmente quel giornalista pensava alle sue.

Un pugno (metaforico, ha spiegato) a chi offende la mamma. Io, per un’offesa simile, mi sono limitato a cancellare l’account con tutti i miei post e i miei oltre tremila commenti da un (a)social network, di cui per compassione non faccio il nome.

Tre figli. È il numero che il papa indica come “ideale” per una famiglia di cattolici, che comunque sono chiamati a una paternità e maternità responsabile, e non a mettere al mondo figli “come conigli”. Qualcuno potrà meravigliarsi di questo linguaggio schietto, realistico, da periferia. Ma lui viene dalle periferie del mondo e della vita, e sa che il futuro del mondo si gioca proprio lì. Se poi i figli sono di meno o di più, benvenuti in questo mondo!

Si cerca di colonizzare i popoli con la “teoria del gender” (cioè negando la distinzione naturale tra maschi e femmine). E si vorrebbe imporre nelle scuole.  È il metodo, dice il papa, che usavano “le dittature del secolo scorso, si pensi ai balilla e alla gioventù hitleriana”. In effetti, mi dispiacerebbe dover buttar via la grammatica e il dizionario per far contento qualche analfabeta...

Un calcio “dove non batte il sole” ai corrotti. Se dovessimo prendere alla lettera anche questa battuta di Papa Bergoglio, in Italia lo sport nazionale non sarebbe più il calcio al pallone, ma il calcio nel sedere ai politici (e associati).

Papa Francesco, più lo conosco, più mi piace.



domenica 28 dicembre 2014

Il 2014 se ne va (in versi)














L’annata volge al termine
ma fu un’annata buona?
o è stato un anno orribile?
Vediamo come suona...

Un’alluvione a Genova
e in molti luoghi cari;
vigne e oliveti vittime
di parassiti vari.

Passando alla politica
dopo l’agricoltura,
i parassiti aumentano;
per questi non c’è cura.

A Roma c’è chi specula
su profughi e dolori;  
nelle Region rimborsano
perfino i vibratori.

Il presidente in carica
Giorgio Napolitano
si è rotto ormai le scatole
e vuol passar la mano.

Invece Renzi è un rapido,
comanda da indiscusso,
travolge chi l’ostacola,
Fassina e la Camusso.

Guardando un poco all’estero
vengono agli occhi i veli.
c’è l’Isis che rinfocola
la guerra agli infedeli.

La Russia con l’Ucraina
è in stallo, in un' impasse.
E chi la sconta all’ultimo
son gli Italiani, al gasse.

I due marò son vittime
del tribunale indiano,
che prende per le natiche
il popolo italiano.

Non tutto è stato nuvolo,
c’è stato anche good weather;
dopo oltre mezzo secolo
Cuba e gli Usa together.

Papa Francesco al solito
ci lascia impressionati,
le sue più dure prediche
sono per i prelati.

Abbiam visto, o internauti,
cose che tra gli umani
sembravano impossibili,
tanto son fatti strani.

Abbiam visto, ammirevole,
Benigni originale  
che parla del Decalogo
meglio di un cardinale.

Abbiam udito l’ugula
di Suor Cristin (ciclone!),   
che a ritmo rock interpreta
un song della Ciccone.

Abbiam sentito un giudice
assolver Berlusconi;
la Boccassini e company
ora useranno i droni.

E abbiamo visto nascere
un’altra volta ancora
il Bimbo che ci illumina
e il mondo ci colora...

Quest’anno sta per chiudersi,
un altro viene su.
E nel 2015
avremo un anno in più.

Il tempo è inarrestabile,
non è di fren dotato.
Di cuore a tutti auguro:
Buon Anno! Amicusplato.