Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
Se dici che la verità non esiste, sbagli, perché ne hai già affermata una.
Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
Nella storia della musica alcuni brani sono, per così dire, "patrimonio mondiale dell'umanità". Si tratta di quei brani di cui basta accennare l'incipit, tre o quattro note, e subito si squadernano nella nostra mente.
Anche la persona meno preparata musicalmente li ha interiorizzati, e in certe occasioni li esteriorizza per definire con più efficacia o per rafforzare una situazione. Penso ad esempio alle prime note della V sinfonia di Beethoven: pa-pa-pa-pa--! pa-pa-pa-pa--! (sol-sol-sol-mi♭--fa-fa-fa-re--). Popolarmente esprimono una conclusione irrimediabile.
Se invece si vuol dare la carica, allora si ricorre alla marcia dell'Aida...
Non intendo portare altri esempi, né fare una hit parade, che andrebbe dal canto gregoriano alla musica contemporanea!
Voglio solo esprimere il mio parere su quale di questi numerosi brani universalmente noti rappresenti la quintessenza della musica stessa, in certo senso ne costituisca l'esempio più perfetto e forse il più celebre: la Toccata e Fuga in Re minore di Bach. È del 1703, Bach aveva 18 anni...
Oggi compio 73 anni e di fronte a tanta grandezza mi sento davvero "prope nihil", quasi niente, per dirla con S. Agostino.
Non sono mai riuscito neppure ad eseguirla adeguatamente (il pedale non è uno scherzo!), e così mi accontento di ascoltarla.
Volevo postare un grande organista, poi ho preferito la rarità di un'organista (con l'apostrofo), e per di più suora: Mihovila Tenzera.
Non sarà il massimo della interpretazione ma si tratta indubbiamente di una buona performance.
Con questa stagione così invitante, stamani ho fatto una
bella girata in collina, sopra la mia città.
Poiché il luogo era vicino, ho fatto anche visita al piccolo
cimitero dove è sepolto un mio indimenticabile maestro di musica, D. Athos
Bernardini. È stato un organista e concertista di grande valore, e ad Arezzo ha
preparato valenti pianisti e organisti.
Mi sono soffermato in preghiera, mentre la lapide mi
indicava la sua giovane età: 46 anni. Ricordo sempre il suo modo affabile e
sereno, anche quando già la malattia lo stava portando con sé. Nel cielo,
ovviamente.
Ogni volta che vado a trovare questo caro maestro, mi tornano
subito alla mente alcune parole che mi hanno profondamente segnato. Mi diceva davanti al pianoforte: “Quando sono
un po’ giù di corda, suono questo preludio di Bach”. E suonava il 22 preludio
in Si bemolle minore del I volume del Clavicembalo ben temperato.
È chiaro che il Clavicembalo ben temperato, capolavoro
assoluto, ha dei brani così celebri e mirabili che non permettono di fare
paragoni, a partire dal primo.
Ma per me il più bello rimane il n. 22, in Si bemolle
minore. È di una bellezza perfetta, “fidiaca” l’ha definita Alfredo Casella, e
a differenza di tanti altri brani, ha uno sviluppo agogico che possiamo trovare
solo in sonate di grande respiro o nelle sinfonie.
Sembra rappresentare il cammino della nostra esistenza: un
cammino faticoso o comunque impegnativo che si snoda attraverso momenti più
leggeri o più drammatici, ma alla fine si apre alla luce della piena
liberazione.
Ecco perché il mio caro maestro amava questo brano. E ho
ancora negli occhi le sue mani che si appoggiavano alla tastiera e cominciavano
a eseguire questa pagina “grondante di lacrime”, fino alla luminosa catarsi finale, in
Si bemolle maggiore, ben preparata dopo una dura lotta con “l’immane peso del
negativo”.
Mi hai fatto amare
Bach, carissimo D. Athos, e in maniera convincente.
Nel sentire le esecuzioni di questo preludio che troviamo
nel web, anche di grandi interpreti, c’è da rabbrividire. Ci sono pianisti che lo eseguono in un minuto e
mezzo, altri in due, altri in quattro…
E con interpretazioni che lasciano sgomenti: dal semplice
solfeggio suonato ad un romanticismo retorico e smaccato.
Bach non ha bisogno né di forzature né di aggiunte
personali. Questo preludio, così lineare nel suo andamento, ci indica anche il
modo di esecuzione. Il pathos che lo sottende, emerge dalla sua evidente
struttura armonica.
L’esecuzione che presento, ad opera di Friedrich Gulda, è la migliore di quelle
disponibili.
Trionfo Ferrari con una doppietta al GP di Montecarlo.
Era dal lontano 2001, cioè dall'inizio del secolo, che questo non accadeva, quando nel
circuito cittadino più famoso del mondo vinse Schumacher, seguito da
Barrichello.
Oggi (anzi ieri, ormai) la doppietta porta i nomi di Vettel
e Raikkonen, dominatori della gara dall’inizio alla fine.
Veramente in pole c’era Raikkonen, ma dopo il pit stop
Vettel lo ha superato di un soffio ed è andato poi a vincere alla grande.
Raikkonen c’è rimasto male, poveretto (si fa per dire); ma a
noi interessa che le due rosse italiane abbiano finalmente buttato fuori dal
podio le due bianche tedesche. Non se ne poteva più della… Merkel.
In compenso, visto che la vittoria è a due voci e il vincitore
è tedesco (ma parla anche un po’ italiano), non ci rimane che postare una gran bella
“Invenzione” a due voci di J. S. Bach.
Sebastian come Sebastian Vettel.
L’ Invenzione è la n. 8, quella in F maggiore. F come
Ferrari, ovviamente.
Quando vedi intorno a te miserie di ogni genere, ti passa la
voglia di parlare e ancor più di scrivere.
Sarebbe preferibile il silenzio.
Ma anche una musica appropriata può essere rasserenatrice.
Il mio indimenticabile maestro, morto in giovane età, mi
diceva: “Quando mi sento un po’ giù, suono questo preludio di Bach”. E al
pianoforte eseguiva il Preludio in Si bemolle minore del I Volume del
Clavicembalo ben temperato.
Un brano di una perfezione fidiaca che, nel suo andamento scandito, passa da un inizio di profonda tristezza ad un momento di dialogo tra le parti
(quasi un: "perché piangi?"), per giungere ad un sereno finale.
La tonalità minore diventa maggiore non solo nell’ultimo
accordo, come è prassi frequente in Bach, ma attraverso un doloroso travaglio interiore, espresso da alcuni accordi dissonanti, che poi si risolvono in una vittoriosa catarsi.
Ho sempre in mente quelle parole del maestro, e devo dire
che fra tutti i 24 brani del Clavicembalo ben temperato, sia del I che del II
volume, questo mi dà più emozioni di qualunque altro.
È anche un brano che può esprimere bene il tempo attuale di Quaresima: un progressivo cammino di purificazione interiore per giungere rinnovati alla gioia della Pasqua.
Ieri, Solennità di Cristo Re dell'Universo, Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa della Basilica di S. Pietro portando così a termine il Giubileo Straordinario della Misericordia, iniziato ufficialmente l'8 dicembre 2015, ma anticipato il 29 novembre con l'apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centro-Africana.
Tra l'altro l'arcivescovo di quella poverissima Chiesa è stato fatto cardinale nel concistoro di due giorni fa, con altri 16 confratelli, uno solo italiano. Il Papa è andato a scegliere i nuovi porporati dai luoghi più diversi e taluni impensati: Bangladesh, Isole Mauritius, Papua Nuova Guinea, Venezuela, Messico, Stati Uniti, Brasile, Siria, Albania... Una chiesa sempre più universale, sempre meno eurocentrica, sempre più vicina ai poveri. Come è giusto che sia.
Il messaggio che Papa Francesco ci ha voluto lasciare con questo giubileo è stato ribadito dalla sua mirabile omelia, di fronte a un'immensa folla in Piazza S. Pietro: "Si chiude la porta santa, ma rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo".
Nonostante tutto, nonostante le nostre miserie, Dio è sempre
pronto ad accoglierci: "Dio non ha memoria del peccato, ha
detto con forte espressione, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi
figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi".
Un messaggio che ci dona serenità interiore, e ci dà forza
per andare incontro ai problemi del mondo attuale con grande apertura di
cuore.
Come degna conclusione musicale di questo Anno Santo della Misericordia, mi pare opportuno ascoltare dal "Magnificat" di J. S.
Bach, l'incantevole versetto "Et misericordia eius", BWV
243, per contralto, tenore e orchestra.
"Et misericordia eius a progenie in
progenies timentibus eum" (Lc 1, 50).
Di generazione in
generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Il funerale di una persona cara è sempre un momento di profonda commozione. Se poi partecipa anche una bella folla di amici, la loro presenza lenisce grandemente le lacrime dei parenti.
Nei funerali di Stato invece accade, forse a causa del cerimoniale, che la liturgia si trasformi spesso in una grande "parata", nella quale l'attenzione è catturata (magari inconsapevolmente) dalle autorità presenti schierate in prima fila. Poi vengono i parenti con i loro defunti. Il popolo in fondo o fuori.
Sono rimasto al contrario molto impressionato dalle esequie che si sono svolte ad Amatrice stasera in un grande capannone adibito celermente per l'occorrenza, data la pioggia.
È stata una vera celebrazione liturgica, senza parate, senza primi posti in platea, senza formalismi; fuori sono rimasti i fiori mandati dalle massime autorità dello Stato: "No sponsorizzazioni" ha detto la gente.
La TV e i suoi telecronisti non si davano pace, perché non riuscivano a inquadrare le facce dei vari Mattarella, Renzi, Grasso e Boldrini, immersi e stretti nella folla di amatriciani, come dovrebbe accadere ad ogni comune mortale in una celebrazione così partecipata e sentita.
Nessuno si è guardato bene dal far posto a Lor Signori; non per disprezzo, ma perché quella gente era lì per pregare e pregava con fervore, come tutti abbiamo potuto vedere e ascoltare; era lì per rendere omaggio ai loro parenti e compaesani uccisi dal sisma e non certo per omaggiare i potenti di turno.
Mi è piaciuto molto il discorso del vescovo di Rieti. Breve, coraggioso, concreto. Pochi concetti, ma chiari e tondi. Nessuna concessione alla retorica.
Tre concetti mi piace ricordare di quel discorso.
- Non sono i terremoti a fare i morti, ma le opere dell'uomo.
- La ricostruzione dei paesi distrutti non sia occasione di polemiche politiche o di sciacallaggio.
- Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta.
Il Vescovo di Rieti Domenico Pompili ha concluso con uno dei tanti messaggi ricevuti:
"Non ti abbandoneremo uomo dell'Appennino; l'ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra".
Di Amatrice finora conoscevo solo il luogo geografico e la celebre pastasciutta. In questi tragici giorni abbiamo potuto conoscere anche il carattere fiero e dignitoso della popolazione.
In questa celebrazione liturgica mi sono reso conto della religiosità profonda di questa gente, che ha messo alla porta i fiori dei "papaveri", ha lasciato tra la folla i loro "donatori" (capirai!), e ha pensato solo a pregare, perché in Chiesa si va per pregare, non per essere ripresi dalla TV.
Con il disorientamento dei cronisti, che tra l'altro non hanno quasi mai smesso di commentare, sovrapponendosi al rito funebre, invece di farcelo semplicemente vedere e ascoltare. Una cosa davvero vergognosa (rivedere in Rai Replay, please!). Ma pensavano che le loro parole valessero più dei canti e del solenne rito funebre che si celebrava? Tra l'altro il coro ha fatto del bellissimi canti: in gregoriano (Kyrie-Sanctus-Agnus Dei della Missa Defunctorum), un corale di Bach (Se tu mi accogli Padre buono, BWV 197), un canto di Taizé (Misericordias Domini) ed altro ancora.
Per i cronisti TV e i loro "mandanti": ma lo sapete che in Chiesa durante la Messa non si chiacchiera?
Tanto più in una celebrazione funebre, e così dolorosa.
Ho postato il canto "Misericordias Domini" di Taizé, di J. Berthier, eseguito durante la celebrazione di Amatrice. Un' accorata invocazione a Dio per i defunti e un inno di speranza per i sopravvissuti.
Le 6 Partite per Clavicembalo di J. S. Bach, pubblicate nel
1731, rappresentano il vertice di quel tipo di composizione detta più comunemente “suite”.
La suite è una composizione tipicamente barocca che si
articola in vari movimenti: inizia con un preludio e termina comunemente con
una giga. Non mancano quasi mai l’allemanda, la corrente, la sarabanda, con alternanza di tempi binari
e ternari, lenti e veloci.
Bach aveva già composto le sei Suites inglesi e le sei Suites
francesi.
Le sei Partite del 1731 rappresentano il punto di arrivo e la summa
artistica di questo genere musicale.
La 6 Partita in Mi minore, BWV 830, si apre con una geniale "Toccata",
quella che presento. Non c'è bisogno di sottolineare l'originalità della composizione.
Perfetta (ovviamente) l’esecuzione di Glenn Gould, il più grande
interprete di Bach al pianoforte.
Con le parole del Samo
117/118 (vv. 6-7) Dietrich Buxtehude
ci offre la stupenda Cantata “Der Herr ist mit mir (Il Signore è con me). Una cantata
gioiosa, adatta in modo particolare a questo tempo di Pasqua, in cui
celebriamo la Risurrezione di Cristo.
La Cantata si conclude con un Alleluia così geniale da apparire una musica moderna.
Buxtehude fu un vero rinnovatore dell'arte musicale. Non per niente il giovane J. S. Bach nel 1703 fece 400 km a
piedi per andare a Lubecca ad ascoltare per quattro mesi le composizioni di Buxtehude, considerato
in quel momento il più grande musicista tedesco.
E Bach tornò da quella “trasferta” trasformato nello stile
compositivo.
Buon ascolto di tutta la Cantata, con l'Alleluia finale!
Der Herr ist mit mir,
darum fürchte ich mich nicht,
was können mir Menschen tun?
Der Herr ist mit mir,
mir zu helfen,
und ich will meine Lust sehen an meinen
Feinden.
Alleluia!
Il Signore è con me,
non ho timore,
che cosa può farmi l'uomo?
Il Signore è con me, è mio aiuto, sfiderò i miei nemici (Salmo
117-118, vv 6-7). Alleluia!
La scomparsa due giorni fa di Nikolaus Harnoncourt
(1929-2016) grande direttore d’orchestra austro-tedesco e raffinato cultore di musica barocca, mi impone di
postare un brano di J. S. Bach.
Harnoncourt ha dedicato gran parte della sua attività
musicale alla valorizzazione del barocco, e soprattutto all’opera di Bach. Sono
rimaste memorabili le sue direzioni dei Concerti Brandeburghesi, della Passione
secondo Giovanni, della Passione secondo Matteo, nonché l’esecuzione di tutto
il corpus delle Cantate (oltre 200!)
In particolare gli dobbiamo l’appassionata ricerca dell’autentico
modo di eseguire la musica del periodo oggetto dei suoi studi. In altri termini,
egli ha sempre cercato un’esecuzione filologicamente corretta, a cominciare
dagli strumenti, che nel corso degli ultimi secoli sono molto cambiati, e con
essi anche i timbri musicali. Per questo nelle sue esecuzioni ritornano – per fare
qualche esempio - il liuto, la viola da gamba, il flauto ligneo, la tromba naturale, le voci bianche, nonché i controtenori.
Il brano musicale che mi piace ascoltare in sua memoria è la
Fuga in Sol Minore, tratta dalla 1 Sonata per Violino Solo, BWV 1001, anno
1720.
Le Sei Sonate per Violino Solo di Bach costituiscono un monumento di
arte e di difficoltà tecnica, “l’Himalaya dei violinisti”, come sono state
definite da George Enescu. Tra di esse, per intenderci, c’è anche la Ciaccona
in Re Minore, nella 2 Sonata.
Bach ha volutamente escluso il Basso Continuo (cioè l’accompagnamento con un clavicembalo o un liuto, o altro
ancora, come era prassi comune) per dimostrare che anche il solo violino
è in grado di costruire un’armonia, un contrappunto e una fuga completi.
Considerando che normalmente il violino permette con il suo
arco il suono contemporaneo di due note, si intuisce che la partitura bachiana
di questi concerti appariva allora praticamente “insuonabile”, dal momento che in
essa appaiono accordi di tre o addirittura di quattro note, senza considerare
altre difficoltà tecniche.
Forse solo il più grande violinista del tempo, J. G.
Pisendel, avrebbe potuto cimentarsi nell’esecuzione. Di fatto si dovette
aspettare il secolo successivo per la pubblicazione di questo capolavoro (1802)
e si dovette attendere ancora decenni prima che Joseph Joachim lo eseguisse.
Dopo di lui, nel secolo XX, i grandi violinisti hanno fatto un punto di orgoglio
confrontarsi con quest’opera mirabile.
Bach, come per altre sue composizioni, ha in seguito trascritto
per organo e per liuto (BWV 539, BWV 1000) questa Fuga per Violino Solo.
Qui la presento ovviamente nella versione “originale” (ne rimane
la partitura manoscritta!). Altrimenti Harnoncourt avrebbe qualcosa da dire...
E non avrà da ridire nulla dello strumento: un "Guarneri del Gesù" del 1740, in braccio al grande Isaac Stern.
Quanto la musica classica abbia influito nella musica attuale
non c’è bisogno di sottolinearlo. Il repertorio classico è stato praticamente saccheggiato, in
maniera più o meno velata, più o meno spudorata.
Bach, Handel, Vivaldi, Marcello, Pachelbel, Telemann,
Boccherini, Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Brahms, e via dicendo, forse
si rivolteranno nella tomba nel sentire i loro capolavori associati a
detersivi, pannolini, bevande, biscotti, salumi, materassi, accessori da cucina,
e da toilette...
Più dignitoso, e anzi, spesso molto appropriato l’uso dei
classici nelle colonne sonore dei films.
Anche il mondo della canzone ne ha fatto largo uso, magari
in maniera dissimulata.
C’è invece un filone della musica rock, il “rock progressivo”
(prog rock), che si è appropriato
della musica colta in maniera aperta, trapiantandola direttamente nei ritmi e
nelle atmosfere sonore dei nostri tempi.
Ho già ricordato in altri post i gruppi italiani dei New
Trolls e dei Delirium, nonché celebri gruppi stranieri come Procul Harum, Genesis e Pink Floyd.
Vorrei sottolineare oggi l’apporto della band inglese dei Jethro Tull,
che alla riscoperta del mondo classico in salsa rock ha dato uno dei primi e maggiori
contributi.
Formidabile fu la riscoperta della “Bourrée” in Mi minore di
J. S. Bach (V Movimento della I Suite per liuto; BWV 996);
e fu in particolare questo brano (col titolo "Bourée) a decretare il successo dell’album “Stand Up” della
band nel 1969 e a spianarle il successo.
Da apprezzare l’esecuzione al flauto traverso del leader del
gruppo Ian Anderson, ben assecondato dal bassista Glenn Cornick.
Lo stesso brano è stato ripreso dai Jethro Tull nel loro ultimo album ufficiale, "Christmas Album", del 2003. Ian Anderson è più fedele alla scrittura di Bach, e più abile nel suono del flauto.
Un amore dall'inizio alla fine.
Ma a noi andava bene anche quello meno perfetto del 1969, quello che ho postato.
Nella festa di S. Matteo auguri a tutti i Matteo, affinché facciano onore al nome che portano; specialmente quelli che siedono nei posti della "pubblica gabella", lasciata libera
dall’Apostolo per seguire Gesù.
In altre parole, che non rimangano “pubblicani”, cioè ladri
appatentati, ma servitori del popolo con la parola e soprattutto con le azioni. Meno tasse e più equità (e magari meno Equitalia...).
Prima che arrivi la mezzanotte e il giorno finisca, non si
può non ascoltare in onore del grande Apostolo ed Evangelista un brano dell’opera
che più lo onora: la "Passione secondo Matteo" di J.S. Bach.
Si tratta come noto di un’opera grandiosa, sia per bellezza che per
durata (oltre tre ore di musica).
Andrebbe postata tutta, ma limitiamoci all'indispensabile...
Verrebbe da postare qualcuno dei soliti brani imperdibili: il grande Coro iniziale, così come quello finale, il commovente pianto di Pietro, il corale “O
capo insanguinato”, e via dicendo.
Posterò invece una della Arie più brevi, ma non meno sublimi: Gebt mir
meinen Jesum wieder (Ridatemi il mio Gesù).
Sono le parole di intensa supplica, cantate dal Basso, dopo che Giuda ha restituito
il denaro del tradimento gettandolo ai piedi dei farisei.
Già, il denaro... Nella festa di S. Matteo dovrebbe far riflettere.
Finire questo torrido agosto in freschezza, e in bellezza.
Ci aiuta Felix Mendelssohn-Bartholdy con uno dei suoi incantevoli "Lieder ohne Worte", canti senza parole, per pianoforte: Venezianisches Gondellied, o se vogliamo, Barcarola Veneziana, dall' Op. 30, n. 6, Allegretto tranquillo, in Fa diesis minore.
Ho già postato un'altra celebre Barcarola di Mendelssohn, quella dall' Op. 19, n. 6, in Sol minore:
Sgomento, angoscia, dolore straziante di fronte all'immane sciagura aerea di due giorni fa, che è costata la vita a 150 persone.
Non sappiamo ancora nulla delle cause del terribile schianto dell'Airbus A 320 della Germanwings nelle montagne della Provenza, durante il volo Barcellona-Dusseldorf, che non ha lasciato scampo a nessuno dei viaggiatori, tra cui un neonato e una scolaresca di 16 ragazzi.
Voglio onorare le vittime ed essere vicino al dolore immenso dei familiari con uno dei corali più belli della Passione Secondo Matteo, di J. S. Bach: "O Haupt voll blut und wunden"
O capo insanguinato...
È la passione di Cristo che continua nella storia umana.
Speriamo che questa volta sia solo una tragica fatalità e non ci sia invece anche qui la mano assassina dell'uomo.
Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France, dopo 16 anni dalla vittoria di Pantani.
Lo "Squalo dello Stretto (di Messina)" ha portato in Italia la maglia gialla della "Grande Boucle" rinnovando l'impresa dell'indimenticabile "Pirata".
Solo i veri campioni possono vincere il Tour, la più massacrante e spettacolare corsa a tappe del ciclismo. Basti pensare alle tappe dei Vosgi, delle Alpi e dei Pirenei. Specialmente la vittoria pirenaica sul Tourmalet, il simbolo stesso della "Grande Boucle", con una fuga irresistibile, ha consacrato Nibali autentico campione.
Un'altra spettacolare fuga, giunta in porto nel senso vero e proprio, è quella della Costa Concordia. Il percorso dall'Isola del Giglio al Porto di Genova Voltri è stato compiuto in modo perfetto in quattro giorni. Anche in questo caso i francesi hanno dovuto riconoscere che questi italiani sono bravini...
In fuga finalmente anche la Ferrari, e fino all'ultimo quasi imprendibile nel Gran Premio d'Ungheria di Formula 1. Poi Fernando Alonso si è dovuto accontentare del secondo posto. Sempre di gran pregio e di buon auspicio, considerando quello che finora le "rosse" di Maranello hanno combinato.
Una domenica di fughe, dunque, che non può essere festeggiata se non con l'Arte della Fuga di J. S. Bach, il capolavoro del contrappunto musicale, uno dei vertici del genio umano.
Propongo proprio l'inizio, cioè la prima Fuga ("Contrapunctus I"), da cui si sviluppa poi tutta l'opera. È una fuga a quattro voci.
Noi finora abbiamo però ricordato solo tre voci di fuga: quella di Nibali, della Concordia e di Alonso. Ne manca una.
Purtroppo è quella del "capitano coraggioso" Francesco Schettino. È una fuga "retrograda" direbbe Bach, che nella sua opera viene pure presa in considerazione.
In attesa della parte finale dei Mondiali di Calcio 2014 (domani iniziano i quarti), mi pare opportuno limitare il commento scritto e affidarsi piuttosto a quello musicale.
È stato un Campionato per molti aspetti sorprendente e spettacolare.
Per questo è un Campionato che non ha ancora trovato la squadra regina, come invece è quasi sempre accaduto in questa parte terminale della competizione.
Non lo è il Brasile, che pur gioca in casa, e neppure l'Argentina. Non basta Neymar al Brasile per fare una squadra, né all'Argentina Messi.
Germania, Olanda, Francia e Belgio (nell'ordine) sono forse più squadre, ma se guardiamo quanta fatica hanno fatto per passare l'ultimo turno, vengono dubbi amletici.
Colombia e Costa Rica costituiscono le sorprese più clamorose. Vedremo cosa combineranno però domani la Colombia contro il Brasile e postdomani la Costa Rica (che ci ha battuti) contro l'Olanda.
Un vero peccato lo scontro fratricida (domani) tra Germania e Francia. Ma meglio in un campo di calcio che sulle Ardenne.
Incertezza, sorprese e gioco spettacolare: il Mondiale brasiliano 2014 è stato finora tutto questo.
Mi pare opportuno perciò ascoltare una musica sorprendente e spettacolare nella sua "incertezza" armonica: il Preludio (e Fuga) XX in La minore del Clavicembalo Ben Temperato (II volume) di J. S. Bach (1744).
Così commenta Alfredo Casella, che ha curato un'importante edizione dei due volumi:
[In questo Preludio] "la dodecafonia bussa alla porta, tanta è l'imprecisione tonale e la nebulosità sonora raggiunta da codesta musica che già profetizza le 'dissociazioni atomiche' della futura arte schönberghiana". [Il brano è di] "un'attualità miracolosa, attualità che va intesa nel senso di 'modernità' assoluta".
La Fuga non è pari al Preludio. Rientra negli schemi tonali della musica classica.
Così potrebbe accadere anche nel Mondiale. Magari vince la Germania: pochi fuoriclasse, ma la solita "Panzer-Division".
Ascoltiamo perciò sia il prodigioso Preludio XX, sia la bella Fuga che segue.
L'esultanza della Pasqua è espressa in modo esemplare con il canto dell'Alleluia.
Nei quaranta giorni che precedono la Risurrezione di Gesù, cioè durante la Quaresima, il canto dell'Alleluia nella liturgia cattolica viene sospeso, proprio per evidenziare la gioia piena del giorno di Pasqua.
La Risurrezione di Gesù è l'evento straordinario che suscita ammirato stupore e incontenibile gioia, e niente meglio dell'Alleluia può esprimere tutto questo.
Riascoltiamo perciò in questo giorno di Pasqua un bellissimo "Alleluia" di una Cantata di Dietrich Buxtehude (1637-1707).
Per ascoltare questo autore, considerato il più grande musicista tedesco della sua epoca, il giovane J. S. Bach nel 1705 fece 400 km a piedi, da Arnstadt fino a Lubecca.
Noi possiamo ascoltarlo comodamente seduti senza muoverci da casa.
Se si dovesse indicare la data di nascita della musica
moderna, a mio parere si dovrebbe indicare il 1722, anno in cui J. S. Bach scrisse il
primo volume de “Il Clavicembalo ben temperato”.
Il motivo è semplice.
Per la prima volta viene assunto come normativo nella determinazione
della scala musicale l’intervallo di un semitono esatto. Le note risultano così
fissate in 12, quelle che tutti ormai conosciamo: le sette della scala naturale
e le cinque “alterate” da diesis e
bemolli.
Se 12 sono le note, rigorosamente determinate da intervalli
esatti, 12 saranno pure le tonalità su cui sarà da ora in poi possibile
scrivere qualsiasi brano musicale.
È ciò che intuì e fece il genio di Bach nel 1722. Non si
limitò a scrivere nelle tonalità fino ad allora usate, e cioè quelle della
scala naturale (do-re-mi-fa-sol-la-si); ma compose in modo sistematico 12 preludi e relative fughe su ogni tonalità della scala “temperata”,
cioè fondata sul semitono.
E poiché una tonalità si distingue in maggiore e minore, nel
Clavicembalo ben temperato abbiamo per la prima volta nella storia della musica 24 brani scritti in tutte le tonalità, molte delle quali mai viste e udite prima: do diesis maggiore (7 diesis in
chiave!), mi bemolle minore (6 bemolli in chiave), si bemolle minore (cinque
bemolli), fa diesis minore (6 diesis), ecc.
Sarà il Romanticismo, in particolare con Beethoven, Schubert, Chopin e Liszt, a valorizzare appieno questa ricchezza di chiaroscuri musicali, “inventati”
da Bach.
Nel Clavicembalo di Bach è anticipata non solo la
rivoluzione romantica, ma anche quella contemporanea. Mi riferisco in
particolare alla Fuga n. 10, in Mi minore (BWV, 855).
Il tema della fuga (che si riconosce bene per
il fatto che all’inizio “canta” da solo) è composto da tutte e 12 le note della
scala temperata: in pratica si tratta di una composizione “dodecafonica”, che
pur scritta in una tonalità (Mi minore), in realtà sembra vagare senza una meta
e senza punti di riferimento, se non il tema “dodecafonico” stesso e il rapido accordo finale (quasi un atto dovuto).
Mi pare l’espressione della realtà attuale: un mondo che
vaga in cerca di autore e di soluzioni, pirandellianamente. Speriamo che almeno alla fine un accordo, se pur minimale, sia raggiunto.
La Fuga è preceduta ovviamente dal Preludio, che ha un andamento più “classico”. Lasciamoci incantare dalla sua magia.
Ma prepariamoci ad una Fuga che ci disorienta. Tre paginette
che anticipano tre secoli!
Appassionante e impeccabile l’esecuzione
di Friedrich Gulda.
Non posso avvicinarmi alla festa del Natale senza riascoltare almeno una volta quella che a me pare la più bella cantata natalizia: “Uns ist ein Kind geboren” (È nato per noi un bambino), del 1720, attribuita fino a qualche decennio fa a J. S. Bach (BWV 142), ma in realtà opera di Johann Kuhnau (1660-1722), suo immediato predecessore come maestro di cappella nella Thomaskirche di Lipsia.
Di questa Cantata mi piace tutto. Anzitutto ovviamente la musica: luminosa, gioiosa, trascinante. Il brano strumentale di apertura (la “Sinfonia”), con il suo ritmo incalzante, è un magnifico incipit che dà il tono a tutta la composizione.
Poi le parole in lingua originaria, il tedesco (che conosco poco): Uns ist ein Kind geboren. Sono prese dal profeta Isaia (9, 5); ma la loro dizione, necessariamente scandita come esige la lingua della Merkel, dà occasione all’autore di costruire in forma fugata il primo brano cantato. Il tema iniziale sembra così un piccolo mirabile germoglio di vita che si sviluppa e giunge alla sua pienezza, nel dinamico e marcato movimento delle varie sezioni vocali e strumentali.
Questi due brani iniziali li ho già postati, per cui non starò a riproporli. Basterà cliccare l'etichetta Kuhnau di questo blog.
Quest’anno mi piace soffermarmi sul brano finale, l’ottavo, che è un “Alleluia”. Si tratta di un magnifico corale a quattro voci miste (SCTB) con accompagnamento di "concerto" (flauti, oboi, violini, viole, basso continuo), degna conclusione della Cantata.
Mi ha sempre colpito il tema di questo bellissimo Alleluia. Aveva per me qualcosa di familiare, ma non riuscivo a capire cosa. Ora finalmente ho capito.
Non è altro che una gran bella armonizzazione dell’antica melodia “Nitida Stella”, un canto rinascimentale latino (XV-XVI secolo) in onore della Madonna:
“Nitida Stella, alma puella, tu es florum flos. O Mater pia, Virgo Maria, ora pro nobis” (Stella luminosa, fanciulla che porti la vita, tu sei il fiore dei fiori. O Madre pia, Vergine Maria, prega per noi).
Erdmann Neumeister, il “paroliere” di Kuhnau, cambiò il testo, trasformandolo in una preghiera di lode a Dio Padre.
Così, Bach (o chi per lui) si appropriò della cantata di Kuhnau; Kuhnau a sua volta si appropriò di un canto della Chiesa Cattolica.
Ma ciò che conta è la bellezza di questa musica divina!
Alleluja! Alleluja! Gelobet sei Gott, singen wir aus unsres Herzen Grunde, denn Gott hat heut gemacht solch Freud, die wir vergessen solln zu keiner Stunde.
Alleluia! Alleluia! Dio sia lodato, cantiamo dal profondo del nostro cuore, perché Dio ha operato tale gioia oggi, che in nessun momento dovremmo mai dimenticare.
Ma se vado per le strade, il traffico è caotico come in autunno; tutti i negozi sono aperti, saldi o non saldi, e quelli chiusi lo sono per motivi tristemente noti. I politici sembrano scatenati, e pur di dimostrare di fare qualcosa, ogni giorno si accapigliano con avversari ed amici, senza distinzione.
Perfino i tribunali, famosi per i tempi biblici dei loro processi, si son messi a lavorare anche in ferie.
Un mondo che annaspa e non sa che pesci prendere. Se vogliamo usare un'immagine di stagione, sembra un bagnante poco esperto che si è spinto in acqua alta e cerca affannosamente con le mani di toccare con i piedi.
Papa Francesco ha pubblicato in questi giorni la sua prima enciclica, opera in gran parte di Benedetto XVI (le citazioni di Nietzsche, Wittgenstein, Guardini ed altri autori di lingua tedesca ne sono testimonianza). È intitolata "Lumen fidei", la luce della fede.
In essa si fa notare come, proprio nel secolo della scienza e della tecnica, la ragione umana stia smarrendo i punti di riferimento per l'umana convivenza.
È il paradosso della fede, che non solo illumina i misteri dell'aldilà, ma aiuta l'uomo a non perdersi nell'aldiquà e a ritrovare il lume della ragione.
Ascoltiamo il 1° Canone a due voci dell' Offerta Musicale di J. S. Bach, del 1747.
L'Offerta Musicale è una delle massime espressioni del genio di Bach. Vi domina l'arte del contrappunto, che è al tempo stesso perfetta razionalità e potenza della fantasia.
Questo breve Canone ne è un esempio mirabile. Non è la classica ripetizione di un tema, come è ogni canone, ma una ripetizione retrograda; cioè, la seconda voce è costituita dalla ripetizione del tema a partire dalla fine.
Le 18 battute del brano diventano così un'affascinante armonia, prodotta dai due temi che si incrociano e si allontanano, come correndo in quel tipo di nastro o anello, che saràdetto di Möbius.
Non è un caso che la musica contemporanea, ad esempio quella dodecafonica, riprenderà questi ed altri spunti dell'arte di Bach.
Ottima l'illustrazione grafica del brano in un anello di Möbius.