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martedì 23 ottobre 2018

Una suora alla pedaliera di Bach





Nella storia della musica alcuni brani sono, per così dire, "patrimonio mondiale dell'umanità". Si tratta di quei brani di cui basta accennare l'incipit, tre o quattro note, e subito si squadernano nella nostra mente. 

Anche la persona meno preparata musicalmente li ha interiorizzati, e in certe occasioni li esteriorizza per definire con più efficacia o per rafforzare una situazione. Penso ad esempio alle prime note della V sinfonia di Beethoven: pa-pa-pa-pa--! pa-pa-pa-pa--! (sol-sol-sol-mi♭--fa-fa-fa-re--). Popolarmente esprimono una conclusione irrimediabile.
Se invece si vuol dare la carica, allora si ricorre alla marcia dell'Aida...

Non intendo portare altri esempi, né fare una hit parade, che andrebbe dal canto gregoriano alla musica contemporanea!

Voglio solo esprimere il mio parere su quale di questi numerosi brani universalmente noti rappresenti la quintessenza della musica stessa, in certo senso ne costituisca  l'esempio più perfetto e forse il più celebre: la Toccata e Fuga in Re minore di Bach. È del 1703,  Bach aveva 18 anni...

Oggi compio 73 anni e di fronte a tanta grandezza mi sento davvero "prope nihil", quasi niente, per dirla con S. Agostino.

Non sono mai riuscito neppure ad eseguirla adeguatamente (il pedale non è uno scherzo!), e così mi accontento di ascoltarla.

Volevo postare un grande organista, poi ho preferito la rarità di un'organista (con l'apostrofo), e per di più suora: Mihovila Tenzera

Non sarà il massimo della interpretazione ma si tratta indubbiamente di una buona performance.

Complimenti Sorella Mihovila! 




venerdì 12 ottobre 2018

Il mio primo vero Bach





Con questa stagione così invitante, stamani ho fatto una bella girata in collina, sopra la mia città.
Poiché il luogo era vicino, ho fatto anche visita al piccolo cimitero dove è sepolto un mio indimenticabile maestro di musica, D. Athos Bernardini. È stato un organista e concertista di grande valore, e ad Arezzo ha preparato valenti pianisti e organisti.

Mi sono soffermato in preghiera, mentre la lapide mi indicava la sua giovane età: 46 anni. Ricordo sempre il suo modo affabile e sereno, anche quando già la malattia lo stava portando con sé. Nel cielo, ovviamente.

Ogni volta che vado a trovare questo caro maestro, mi tornano subito alla mente alcune parole che mi hanno profondamente segnato.  Mi diceva davanti al pianoforte: “Quando sono un po’ giù di corda, suono questo preludio di Bach”. E suonava il 22 preludio in Si bemolle minore del I volume del Clavicembalo ben temperato.

È chiaro che il Clavicembalo ben temperato, capolavoro assoluto, ha dei brani così celebri e mirabili che non permettono di fare paragoni, a partire dal primo.

Ma per me il più bello rimane il n. 22, in Si bemolle minore. È di una bellezza perfetta, “fidiaca” l’ha definita Alfredo Casella, e a differenza di tanti altri brani, ha uno sviluppo agogico che possiamo trovare solo in sonate di grande respiro o nelle sinfonie.
Sembra rappresentare il cammino della nostra esistenza: un cammino faticoso o comunque impegnativo che si snoda attraverso momenti più leggeri o più drammatici, ma alla fine si apre alla luce della piena liberazione.

Ecco perché il mio caro maestro amava questo brano. E ho ancora negli occhi le sue mani che si appoggiavano alla tastiera e cominciavano a eseguire questa pagina “grondante di lacrime”, fino alla luminosa catarsi finale, in Si bemolle maggiore, ben preparata dopo una dura lotta con “l’immane peso del negativo”.

Mi  hai fatto amare Bach, carissimo D. Athos, e in maniera convincente.

Nel sentire le esecuzioni di questo preludio che troviamo nel web, anche di grandi interpreti, c’è da rabbrividire. Ci sono pianisti che lo eseguono in un minuto e mezzo, altri in due, altri in quattro…
E con interpretazioni che lasciano sgomenti: dal semplice solfeggio suonato ad un  romanticismo retorico e smaccato.

Bach non ha bisogno né di forzature né di aggiunte personali. Questo preludio, così lineare nel suo andamento, ci indica anche il modo di esecuzione. Il pathos che lo sottende, emerge dalla sua evidente struttura armonica.

L’esecuzione che presento, ad opera di Friedrich Gulda,  è la migliore di quelle disponibili.

Sarebbe piaciuta anche al M° D. Athos.







lunedì 29 maggio 2017

Trionfo Ferrari con Sebastian Vettel (e J. Sebastian Bach)





Trionfo Ferrari con una doppietta al GP di Montecarlo.

Era dal lontano 2001, cioè dall'inizio del secolo, che questo non accadeva, quando nel circuito cittadino più famoso del mondo vinse Schumacher, seguito da Barrichello.

Oggi (anzi ieri, ormai) la doppietta porta i nomi di Vettel e Raikkonen, dominatori della gara dall’inizio alla fine.

Veramente in pole c’era Raikkonen, ma dopo il pit stop Vettel lo ha superato di un soffio ed è andato poi a vincere alla grande.

Raikkonen c’è rimasto male, poveretto (si fa per dire); ma a noi interessa che le due rosse italiane abbiano finalmente buttato fuori dal podio le due bianche tedesche. Non se ne poteva più della… Merkel.

In compenso, visto che la vittoria è a due voci e il vincitore è tedesco (ma parla anche un po’ italiano), non ci rimane che postare una gran bella “Invenzione” a due voci di J. S. Bach. 
Sebastian come Sebastian Vettel.

L’ Invenzione è la n. 8, quella in F maggiore. F come Ferrari, ovviamente.
E il tempo è “Vivace”.

Più vivace di così…



venerdì 3 marzo 2017

Una musica liberatoria (Bach)





Quando vedi intorno a te miserie di ogni genere, ti passa la voglia di parlare e ancor più di scrivere.

Sarebbe preferibile il silenzio. 

Ma anche una musica appropriata può essere rasserenatrice.


Il mio indimenticabile maestro, morto in giovane età, mi diceva: “Quando mi sento un po’ giù, suono questo preludio di Bach”. E al pianoforte eseguiva il Preludio in Si bemolle minore del I Volume del Clavicembalo ben temperato.

Un brano di una perfezione fidiaca che, nel suo andamento scandito, passa da un inizio di profonda tristezza ad un momento di dialogo tra le parti (quasi un: "perché piangi?"), per giungere ad un sereno finale.
La tonalità minore diventa maggiore non solo nell’ultimo accordo, come è prassi frequente in Bach, ma attraverso un doloroso travaglio interiore, espresso da alcuni accordi dissonanti, che poi si risolvono in una vittoriosa catarsi.

Ho sempre in mente quelle parole del maestro, e devo dire che fra tutti i 24 brani del Clavicembalo ben temperato, sia del I che del II volume, questo mi dà più emozioni di qualunque altro.

È anche un brano che può esprimere bene il tempo attuale di Quaresima: un progressivo cammino di purificazione interiore per  giungere rinnovati alla gioia della Pasqua.

Buon ascolto.




lunedì 21 novembre 2016

La misericordia non chiude i suoi battenti




Ieri, Solennità di Cristo Re dell'Universo, Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa  della Basilica di S. Pietro portando così a termine il Giubileo Straordinario della Misericordia, iniziato ufficialmente l'8 dicembre 2015, ma anticipato il 29 novembre con l'apertura della Porta Santa della Cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centro-Africana. 
Tra l'altro l'arcivescovo di quella poverissima Chiesa è stato fatto cardinale nel concistoro di  due giorni fa, con altri 16 confratelli, uno solo italiano. Il Papa è andato a scegliere i nuovi porporati dai luoghi più diversi e taluni impensati: Bangladesh, Isole Mauritius, Papua Nuova Guinea, Venezuela, Messico, Stati Uniti, Brasile, Siria, Albania... Una chiesa sempre più universale, sempre meno eurocentrica, sempre più vicina ai poveri. Come è giusto che sia.

Il messaggio che Papa Francesco ci ha voluto lasciare con questo giubileo è stato ribadito dalla sua mirabile omelia, di fronte a un'immensa folla in Piazza S. Pietro: "Si chiude la porta santa, ma rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo".

Nonostante tutto, nonostante le nostre miserie, Dio è sempre pronto ad accoglierci: "Dio non ha memoria del peccatoha detto con forte espressionema di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi".

Un messaggio che ci dona serenità interiore, e ci dà forza per andare incontro ai problemi  del mondo attuale con grande apertura di cuore.

Come degna conclusione musicale di questo Anno Santo della Misericordia, mi pare opportuno ascoltare dal "Magnificat" di J. S. Bach,  l'incantevole versetto "Et misericordia eius", BWV 243, per contralto, tenore e orchestra. 



"Et misericordia eius a progenie in progenies timentibus eum" (Lc 1, 50).

Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 




Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi"
Potrebbe interessarti:http://www.today.it/cronaca/giubileo-2016-papa-francesco-chiude-la-porta-santa.html
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Dio non ha memoria del peccato, ma di noi, di ciascuno di noi, suoi figli amati. E crede che è sempre possibile ricominciare, rialzarsi"

martedì 30 agosto 2016

Una bella Messa, non una parata di Stato





Il funerale di una persona cara è sempre un momento di profonda commozione. Se poi partecipa anche una bella folla di amici, la loro presenza lenisce grandemente  le lacrime dei parenti.

Nei funerali di Stato invece accade, forse a causa del cerimoniale, che la liturgia si trasformi spesso in una grande "parata", nella quale l'attenzione è catturata (magari inconsapevolmente) dalle autorità presenti schierate in prima fila. Poi vengono i parenti con i loro defunti. Il popolo in fondo o fuori.

Sono rimasto al contrario molto  impressionato dalle esequie che si sono svolte ad Amatrice stasera in un grande capannone adibito celermente per l'occorrenza, data la pioggia.

È stata una vera celebrazione liturgica, senza parate, senza primi posti in platea, senza formalismi; fuori sono rimasti i fiori mandati dalle massime autorità dello Stato: "No sponsorizzazioni" ha detto la gente. 
La TV e i suoi telecronisti non si davano pace, perché non riuscivano a inquadrare le facce dei vari Mattarella, Renzi, Grasso e Boldrini, immersi e stretti nella folla di amatriciani, come dovrebbe accadere ad ogni comune mortale in una celebrazione così partecipata e sentita.
Nessuno si è guardato bene dal far posto a Lor Signori; non per disprezzo, ma perché quella gente era lì per pregare e pregava con fervore, come tutti abbiamo potuto vedere e ascoltare; era lì per rendere omaggio ai loro parenti e compaesani uccisi dal sisma e non certo per omaggiare i potenti di turno.

Mi è piaciuto molto il discorso del vescovo  di Rieti. Breve, coraggioso, concreto. Pochi concetti, ma chiari e tondi. Nessuna concessione alla retorica. 

Tre concetti mi piace ricordare di quel discorso.
- Non sono i terremoti a fare i morti, ma le opere dell'uomo.
- La ricostruzione dei paesi distrutti non sia occasione di polemiche politiche o di sciacallaggio. 
- Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta.
Il Vescovo di  Rieti Domenico Pompili ha concluso con uno dei tanti messaggi ricevuti:   
"Non ti abbandoneremo uomo dell'Appennino; l'ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra".

Di Amatrice finora conoscevo solo il luogo geografico e la celebre pastasciutta. In questi tragici giorni abbiamo potuto conoscere anche il carattere fiero e dignitoso della popolazione. 
In questa celebrazione liturgica mi sono reso conto della religiosità profonda di questa gente, che ha messo alla porta i fiori dei "papaveri", ha lasciato tra la folla i loro "donatori" (capirai!), e ha pensato solo a pregare, perché in Chiesa si va per pregare, non per essere ripresi dalla TV.
Con il disorientamento dei cronisti, che tra l'altro non hanno quasi mai smesso di commentare, sovrapponendosi al rito funebre, invece di farcelo semplicemente vedere e ascoltare. Una cosa davvero vergognosa (rivedere in Rai Replay, please!). Ma pensavano che le loro parole valessero più dei canti e del solenne rito funebre che si celebrava? Tra l'altro il coro ha fatto del bellissimi canti: in gregoriano (Kyrie-Sanctus-Agnus Dei della Missa Defunctorum), un corale di Bach (Se tu mi accogli Padre buono, BWV 197), un canto di Taizé (Misericordias Domini) ed altro ancora.

Per i cronisti TV e i loro "mandanti": ma lo sapete che in Chiesa durante la Messa non si chiacchiera?
Tanto più in una celebrazione funebre, e così dolorosa.


  


Ho postato il canto "Misericordias Domini" di Taizé, di J. Berthier, eseguito durante la celebrazione di Amatrice. Un' accorata invocazione a Dio per i defunti e un  inno di speranza per i sopravvissuti.



lunedì 18 aprile 2016

Una toccata geniale. Bach, ovviamente




Le 6 Partite per Clavicembalo di J. S. Bach, pubblicate nel 1731, rappresentano il vertice di quel tipo di composizione detta più comunemente “suite”.

La suite è una composizione tipicamente barocca che si articola in vari movimenti: inizia con un preludio e termina comunemente con una giga. Non mancano quasi mai l’allemanda, la corrente, la sarabanda, con alternanza di tempi binari e ternari, lenti e veloci.

Bach aveva già composto le sei Suites inglesi e le sei Suites francesi. 
Le sei Partite del 1731 rappresentano il punto di arrivo e la summa artistica di questo genere musicale.

La 6 Partita in Mi minore, BWV 830, si apre con una geniale "Toccata", quella che presento. Non c'è bisogno di sottolineare l'originalità della composizione.

Perfetta (ovviamente) l’esecuzione di Glenn Gould, il più grande interprete di Bach al pianoforte.


Buon ascolto e buona settimana!



mercoledì 6 aprile 2016

Un canto di gioia e di speranza!





Con le parole del Samo 117/118 (vv. 6-7) Dietrich Buxtehude ci offre la  stupenda Cantata “Der Herr ist mit mir (Il Signore è con me). Una cantata gioiosa, adatta in modo particolare a questo tempo di Pasqua, in cui celebriamo la Risurrezione di Cristo.

La Cantata si conclude con un Alleluia così geniale da apparire una musica moderna.

Buxtehude fu un vero rinnovatore dell'arte musicale. Non per niente il giovane J. S. Bach nel 1703 fece 400 km a piedi per andare a Lubecca ad ascoltare per quattro mesi le composizioni di Buxtehude, considerato in quel momento il più grande musicista tedesco.

E Bach tornò da quella “trasferta” trasformato nello stile compositivo. 

Buon ascolto di tutta la Cantata, con l'Alleluia finale!


Der Herr ist mit mir,
darum fürchte ich mich nicht,
was können mir Menschen tun?
Der Herr ist mit mir,
mir zu helfen,
und ich will meine Lust sehen an meinen Feinden.
Alleluia!

Il Signore è con me, 
non ho timore,
che cosa può farmi l'uomo?
Il Signore è con me, 
è mio aiuto,
sfiderò i miei nemici (Salmo 117-118, vv 6-7).
Alleluia!



lunedì 7 marzo 2016

Un omaggio a Harnoncourt: Bach!




La scomparsa due giorni fa di Nikolaus Harnoncourt (1929-2016) grande direttore d’orchestra austro-tedesco e raffinato  cultore di musica barocca, mi impone di postare un brano di J. S. Bach.

Harnoncourt ha dedicato gran parte della sua attività musicale alla valorizzazione del barocco, e soprattutto all’opera di Bach. Sono rimaste memorabili le sue direzioni dei Concerti Brandeburghesi, della Passione secondo Giovanni, della Passione secondo Matteo, nonché l’esecuzione di tutto il corpus delle Cantate (oltre 200!)

In particolare gli dobbiamo l’appassionata ricerca dell’autentico modo di eseguire la musica del periodo oggetto dei suoi studi. In altri termini, egli ha sempre cercato un’esecuzione filologicamente corretta, a cominciare dagli strumenti, che nel corso degli ultimi secoli sono molto cambiati, e con essi anche i timbri musicali. Per questo nelle sue esecuzioni ritornano – per fare qualche esempio - il liuto, la viola da gamba, il flauto ligneo,  la tromba naturale, le voci bianche, nonché i controtenori.

Il brano musicale che mi piace ascoltare in sua memoria è la Fuga in Sol Minore, tratta dalla 1 Sonata per Violino Solo, BWV 1001, anno 1720.

Le Sei Sonate per Violino Solo di Bach costituiscono un monumento di arte e di difficoltà tecnica, “l’Himalaya dei violinisti”, come sono state definite da George Enescu. Tra di esse, per intenderci, c’è anche la Ciaccona in Re Minore, nella 2 Sonata.
Bach ha volutamente escluso il Basso Continuo (cioè l’accompagnamento con un clavicembalo o un liuto, o altro ancora, come era prassi comune) per dimostrare che anche il solo violino è in grado di costruire un’armonia, un contrappunto e una fuga completi.

Considerando che normalmente il violino permette con il suo arco il suono contemporaneo di due note, si intuisce che la partitura bachiana di questi concerti appariva allora praticamente “insuonabile”, dal momento che in essa appaiono accordi di tre o addirittura di quattro note, senza considerare altre difficoltà tecniche. 
Forse solo il più grande violinista del tempo, J. G. Pisendel, avrebbe potuto cimentarsi nell’esecuzione. Di fatto si dovette aspettare il secolo successivo per la pubblicazione di questo capolavoro (1802) e si dovette attendere ancora decenni prima che Joseph Joachim lo eseguisse. Dopo di lui, nel secolo XX, i grandi violinisti hanno fatto un punto di orgoglio confrontarsi con quest’opera mirabile.

Bach, come per altre sue composizioni, ha in seguito trascritto per organo e per liuto (BWV 539, BWV 1000) questa Fuga per Violino Solo.
Qui la presento ovviamente nella versione “originale” (ne rimane la partitura manoscritta!). Altrimenti Harnoncourt avrebbe qualcosa da dire...

E non avrà da ridire nulla dello strumento: un "Guarneri del Gesù" del 1740, in braccio al grande Isaac Stern.


domenica 18 ottobre 2015

Bach, autore rock (progressivo)




Quanto la musica classica abbia influito nella musica attuale non c’è bisogno di sottolinearlo. Il repertorio classico è stato praticamente saccheggiato, in maniera più o meno velata, più o meno spudorata.

Bach, Handel, Vivaldi, Marcello, Pachelbel, Telemann, Boccherini, Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Brahms, e via dicendo, forse si rivolteranno nella tomba nel sentire i loro capolavori associati a detersivi, pannolini, bevande, biscotti, salumi, materassi, accessori da cucina, e da toilette...

Più dignitoso, e anzi, spesso molto appropriato l’uso dei classici nelle colonne sonore dei films.

Anche il mondo della canzone ne ha fatto largo uso, magari in maniera dissimulata.

C’è invece un filone della musica rock, il “rock progressivo” (prog rock), che si è appropriato della musica colta in maniera aperta, trapiantandola direttamente nei ritmi e nelle atmosfere sonore dei nostri tempi.

Ho già ricordato in altri post i gruppi italiani dei New Trolls e dei Delirium, nonché celebri gruppi stranieri come  Procul Harum, Genesis e Pink Floyd.

Vorrei sottolineare oggi  l’apporto della band inglese dei Jethro Tull, che alla riscoperta del mondo classico in salsa rock ha dato uno dei primi e maggiori contributi.

Formidabile fu la riscoperta della “Bourrée” in Mi minore di J. S. Bach (V Movimento della I Suite per liuto; BWV 996); e fu in particolare questo brano (col titolo "Bourée) a decretare il successo dell’album “Stand Up” della band nel 1969 e a spianarle il successo.

Da apprezzare l’esecuzione al flauto traverso del leader del gruppo Ian Anderson, ben assecondato dal bassista Glenn Cornick.

Lo stesso brano è stato ripreso dai Jethro Tull nel loro ultimo album ufficiale, "Christmas Album", del 2003. Ian Anderson è più fedele alla scrittura di Bach, e più abile nel suono del flauto. 

Un amore dall'inizio alla fine.

Ma a noi andava bene anche quello meno perfetto del 1969, quello che ho postato.

Troppo bello!




lunedì 21 settembre 2015

Qualcuno volò sulla gabella di S. Matteo




Nella festa di S. Matteo auguri a tutti i Matteo, affinché facciano onore al nome che portano; specialmente quelli che siedono nei posti della "pubblica gabella", lasciata libera dall’Apostolo per seguire Gesù.

In altre parole, che non rimangano “pubblicani”, cioè ladri appatentati, ma servitori del popolo con la parola e soprattutto con le azioni. Meno tasse e più equità (e magari meno Equitalia...).

Prima che arrivi la mezzanotte e il giorno finisca, non si può non ascoltare in onore del grande Apostolo ed Evangelista un brano dell’opera che più lo onora: la "Passione secondo Matteo" di J.S. Bach.

Si tratta come noto di un’opera grandiosa, sia per bellezza che per durata (oltre tre ore di musica).
Andrebbe postata tutta, ma limitiamoci all'indispensabile...

Verrebbe da postare qualcuno dei soliti brani imperdibili: il grande Coro iniziale, così come quello finale, il commovente pianto di Pietro, il corale “O capo insanguinato”, e via dicendo.

Posterò invece una della Arie più brevi, ma non meno sublimi: Gebt mir meinen Jesum wieder (Ridatemi il mio Gesù).

Sono le parole di intensa supplica, cantate dal Basso, dopo che Giuda ha restituito il denaro del tradimento gettandolo ai piedi dei farisei.

Già, il denaro... Nella festa di S. Matteo dovrebbe far riflettere.


Gebt mir meinen Jesum wieder!
Seht, das Geld, den Mörderlohn,
wirft euch der verlorne Sohn
zu den Füßen nieder!

Ridatemi il mio Gesù!
Guardate, il denaro, il salario di omicidio,
il figlio perduto getta contro di voi,
ai vostri piedi!



lunedì 31 agosto 2015

Agosto se ne va, in gondola




Finire questo torrido agosto in freschezza, e in bellezza.

Ci aiuta Felix Mendelssohn-Bartholdy con uno dei suoi incantevoli "Lieder ohne Worte", canti senza parole, per pianoforte: Venezianisches Gondellied, o se vogliamo, Barcarola Veneziana, dall' Op. 30, n. 6, Allegretto tranquillo, in Fa diesis minore.

Ho già postato un'altra celebre Barcarola di Mendelssohn, quella dall' Op. 19, n. 6, in Sol minore:

http://semperamicus.blogspot.it/2009/10/una-musica-per-sognare-mendelssohn.html

Ho un debole per Mendelssohn, autore poco conosciuto, a parte la sua Marcia Nuziale.

Un genio per la riscoperta di Bach e Mozart, e un genio per le sue composizioni, tra cui i 48 incantevoli Lieder ohne Worte.

Buon inizio di Settembre a tutti!



giovedì 26 marzo 2015

Per le vittime della sciagura aerea in Provenza





Sgomento, angoscia, dolore  straziante di fronte all'immane sciagura aerea di due giorni fa, che è costata la vita a 150 persone.

Non sappiamo ancora nulla delle cause del terribile schianto dell'Airbus A 320 della Germanwings nelle montagne della Provenza, durante il volo Barcellona-Dusseldorf, che non ha lasciato scampo a nessuno dei viaggiatori, tra cui un neonato e una scolaresca di 16 ragazzi.

Voglio onorare le vittime ed essere vicino al dolore immenso dei familiari con uno dei corali più belli della Passione Secondo Matteo, di J. S. Bach: "O Haupt voll blut und wunden" 

O capo insanguinato...

È la passione di Cristo che continua nella storia umana.
Speriamo che questa volta sia solo una tragica fatalità e non ci sia invece anche qui la mano assassina dell'uomo.


lunedì 28 luglio 2014

Nibali e gli altri. L'arte della fuga





Domenica di forte emozioni, quella di ieri.

Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France, dopo 16 anni dalla vittoria di Pantani. 
Lo "Squalo dello Stretto (di Messina)" ha portato in Italia la maglia gialla della "Grande Boucle" rinnovando l'impresa dell'indimenticabile "Pirata".
Solo i veri campioni possono vincere il Tour, la più massacrante  e spettacolare corsa a tappe del ciclismo. Basti pensare alle tappe dei Vosgi, delle Alpi e dei Pirenei. Specialmente la vittoria pirenaica sul Tourmalet, il simbolo stesso della "Grande Boucle", con una fuga irresistibile, ha consacrato Nibali autentico campione.

Un'altra spettacolare fuga, giunta in porto nel senso vero e proprio, è quella della Costa Concordia. Il percorso dall'Isola del Giglio al Porto di Genova Voltri è stato compiuto in modo perfetto in quattro giorni. Anche in questo caso i francesi hanno dovuto riconoscere che questi italiani sono bravini...

In fuga finalmente anche la Ferrari, e fino all'ultimo quasi imprendibile nel Gran Premio d'Ungheria di Formula 1. Poi Fernando Alonso si è dovuto accontentare del secondo posto. Sempre di gran pregio e di buon auspicio, considerando quello che finora le "rosse" di Maranello hanno combinato.

Una domenica di fughe, dunque, che non può essere festeggiata se non con l'Arte della Fuga di J. S. Bach, il capolavoro del contrappunto musicale, uno dei vertici del genio umano.

Propongo proprio l'inizio, cioè la prima Fuga ("Contrapunctus I"), da cui si sviluppa poi tutta l'opera. È una fuga a quattro voci.

Noi finora abbiamo però ricordato solo tre voci di fuga: quella di Nibali, della Concordia e di Alonso. Ne manca una.

Purtroppo è quella del "capitano coraggioso" Francesco Schettino. È una fuga "retrograda" direbbe Bach, che nella sua opera viene pure presa in considerazione. 

Meno musicalmente, una fuga da incoscienti.

Ma sarà meglio ascoltare Bach.



giovedì 3 luglio 2014

In attesa di sorprese sportive, una musica sorprendente





In attesa della parte finale dei Mondiali di Calcio 2014 (domani iniziano i quarti), mi pare opportuno limitare il commento scritto e affidarsi piuttosto a quello musicale.

È stato un Campionato per molti aspetti sorprendente e spettacolare. 

Per questo è un Campionato che non ha ancora trovato la squadra regina, come invece è quasi sempre accaduto in questa parte terminale della competizione. 

Non lo è il Brasile, che pur gioca in casa, e neppure l'Argentina. Non basta Neymar al Brasile per fare una squadra, né all'Argentina Messi.

Germania, Olanda, Francia e Belgio (nell'ordine) sono forse più squadre, ma se guardiamo quanta fatica hanno fatto per passare l'ultimo turno, vengono dubbi amletici.

Colombia e Costa Rica costituiscono le sorprese più clamorose. Vedremo cosa combineranno però domani la Colombia contro il Brasile e postdomani la Costa Rica (che ci ha battuti) contro l'Olanda.

Un vero peccato lo scontro fratricida (domani) tra Germania e Francia. Ma meglio in un campo di calcio che sulle Ardenne.

Incertezza, sorprese e gioco spettacolare: il Mondiale brasiliano 2014 è stato finora tutto questo.

Mi pare opportuno perciò ascoltare una musica sorprendente e spettacolare nella sua "incertezza" armonica: il Preludio  (e Fuga) XX in La minore del Clavicembalo Ben Temperato (II volume) di J. S. Bach (1744). 

Così commenta Alfredo Casella, che ha curato un'importante edizione dei due volumi: 

[In questo Preludio] "la dodecafonia bussa alla porta, tanta è l'imprecisione tonale e la nebulosità sonora raggiunta da codesta musica che già profetizza le 'dissociazioni atomiche' della futura arte schönberghiana".  [Il brano è di] "un'attualità miracolosa, attualità che va intesa nel senso di 'modernità' assoluta".

La Fuga non è pari al Preludio. Rientra negli schemi tonali della musica classica. 

Così potrebbe accadere anche nel Mondiale. Magari vince la Germania: pochi fuoriclasse, ma la solita "Panzer-Division".

Ascoltiamo perciò sia il prodigioso Preludio XX, sia la bella Fuga che segue. 

Al pianoforte c'è Glenn Gould. What else?


domenica 20 aprile 2014

È Pasqua. Alleluia!




L'esultanza della Pasqua è espressa in modo esemplare con il canto dell'Alleluia.

Nei quaranta giorni che precedono la Risurrezione di Gesù, cioè durante la Quaresima, il canto dell'Alleluia nella liturgia cattolica viene sospeso, proprio per evidenziare la gioia piena del giorno di Pasqua.

La Risurrezione di Gesù è l'evento straordinario che suscita ammirato stupore e incontenibile gioia, e niente meglio dell'Alleluia può esprimere tutto questo.

Riascoltiamo perciò in questo giorno di Pasqua un bellissimo "Alleluia" di una Cantata di Dietrich Buxtehude (1637-1707).

Per ascoltare questo autore, considerato il più grande musicista tedesco della sua epoca, il giovane J. S. Bach nel 1705 fece 400 km a piedi, da Arnstadt fino a Lubecca.

Noi possiamo ascoltarlo comodamente seduti senza muoverci da casa.

Buona Pasqua a tutti!





mercoledì 12 marzo 2014

Un mondo in Mi minore

)


Se si dovesse indicare la data di nascita della musica moderna, a mio parere si dovrebbe indicare il 1722, anno in cui J. S. Bach scrisse il primo volume de “Il Clavicembalo ben temperato”.

Il motivo è semplice.  Per la prima volta viene assunto come normativo nella determinazione della scala musicale l’intervallo di un semitono esatto. Le note risultano così fissate in 12, quelle che tutti ormai conosciamo: le sette della scala naturale e le cinque “alterate”  da diesis e bemolli.

Se 12 sono le note, rigorosamente determinate da intervalli esatti, 12 saranno pure le tonalità su cui sarà da ora in poi possibile scrivere qualsiasi brano musicale. 

È ciò che intuì e fece il genio di Bach nel 1722. Non si limitò a scrivere nelle tonalità fino ad allora usate, e cioè quelle della scala naturale (do-re-mi-fa-sol-la-si); ma compose in modo sistematico 12 preludi e relative fughe su ogni tonalità della scala “temperata”, cioè fondata sul semitono.

E poiché una tonalità si distingue in maggiore e minore, nel Clavicembalo ben temperato abbiamo per la prima volta nella storia della musica 24 brani scritti in tutte le tonalità, molte delle quali mai viste e udite prima: do diesis maggiore (7 diesis in chiave!), mi bemolle minore (6 bemolli in chiave), si bemolle minore (cinque bemolli), fa diesis minore (6 diesis), ecc.

Sarà il Romanticismo, in particolare con Beethoven, Schubert, Chopin e Liszt, a valorizzare appieno questa ricchezza di chiaroscuri musicali, “inventati” da Bach.

Nel Clavicembalo di Bach è anticipata non solo la rivoluzione romantica, ma anche quella contemporanea. Mi riferisco in particolare alla Fuga n. 10, in Mi minore (BWV, 855).  

Il tema della fuga (che si riconosce bene per il fatto che all’inizio “canta” da solo) è composto da tutte e 12 le note della scala temperata: in pratica si tratta di una composizione “dodecafonica”, che pur scritta in una tonalità (Mi minore), in realtà sembra vagare senza una meta e senza punti di riferimento, se non il tema “dodecafonico” stesso e il rapido accordo finale (quasi un atto dovuto).

Mi pare l’espressione della realtà attuale: un mondo che vaga in cerca di autore e di soluzioni, pirandellianamente. Speriamo che almeno alla fine un accordo, se pur minimale, sia raggiunto. 

La Fuga è preceduta ovviamente dal Preludio, che ha un andamento più “classico”. Lasciamoci incantare dalla sua magia. 
Ma prepariamoci ad una Fuga che ci disorienta. Tre paginette che anticipano tre secoli!

Appassionante e impeccabile l’esecuzione di Friedrich Gulda.

Buon ascolto, in attesa di buone nuove!






mercoledì 25 dicembre 2013

Natale. Nasce una nuova umanità




Nel Natale del Signore non ci sono da fare tante considerazioni astratte o retoriche: c’è solo da contemplare e interiorizzare.

Nella capanna di Betlem Dio si è fatto uno di noi, ciascuno di noi.

Dio in noi è la realtà che dà significato pieno alla nostra vita.

Voglio esprimere la gioia del Natale con un Alleluia di Dietrich Buxtehude,
uno dei maestri “virtuali” di J. S. Bach.

La breve Cantata da cui è tratto è  “Der Herr ist mit mir”: Il Signore è con me.


Buon Natale a tutti!



venerdì 20 dicembre 2013

Il Natale in musica. Quella più bella!




Non posso avvicinarmi alla festa del Natale senza riascoltare almeno una volta quella che a me pare la più bella cantata natalizia: “Uns ist ein Kind geboren” (È nato per noi un bambino), del 1720, attribuita fino a qualche decennio fa a J. S. Bach (BWV 142), ma in realtà opera di Johann Kuhnau (1660-1722), suo immediato predecessore come maestro di cappella nella Thomaskirche di Lipsia.

Di questa Cantata mi piace tutto. Anzitutto ovviamente la musica: luminosa, gioiosa, trascinante. Il brano strumentale di apertura (la “Sinfonia”), con il suo ritmo incalzante, è un magnifico incipit che dà il tono a tutta la composizione. 

Poi le parole in lingua originaria, il tedesco (che conosco poco): Uns ist ein Kind geboren. Sono prese dal profeta Isaia (9, 5); ma la loro dizione, necessariamente scandita come esige la lingua della Merkel, dà occasione all’autore di costruire in forma fugata il primo brano cantato. Il tema iniziale sembra così un piccolo mirabile germoglio di vita che si sviluppa e giunge alla sua pienezza, nel dinamico e marcato movimento delle varie sezioni vocali e strumentali.

Questi due brani iniziali li ho già postati, per cui non starò a riproporli. Basterà cliccare l'etichetta Kuhnau di questo blog.

Quest’anno mi piace soffermarmi sul brano finale, l’ottavo, che è un “Alleluia”. Si tratta di un magnifico corale a quattro voci miste (SCTB) con accompagnamento di "concerto" (flauti, oboi, violini, viole, basso continuo), degna conclusione della Cantata.

Mi ha sempre colpito il tema di questo bellissimo Alleluia. Aveva per me qualcosa di familiare, ma non riuscivo a capire cosa. Ora finalmente ho capito. 

Non è altro che una gran bella armonizzazione dell’antica melodia “Nitida Stella”, un canto rinascimentale latino (XV-XVI secolo) in onore della Madonna: 

“Nitida Stella, alma puella, tu es florum flos. O Mater pia, Virgo Maria, ora pro nobis” (Stella luminosa, fanciulla che porti la vita, tu sei il fiore dei fiori. O Madre pia, Vergine Maria, prega per noi).


Erdmann Neumeister, il “paroliere” di Kuhnau, cambiò il testo, trasformandolo in una preghiera di lode a Dio Padre.

Così, Bach (o chi per lui) si appropriò della cantata di Kuhnau; Kuhnau a sua volta si appropriò di un canto della Chiesa Cattolica.

Ma ciò che conta è la bellezza di questa musica divina!




Alleluja! Alleluja! Gelobet sei Gott,
singen wir aus unsres Herzen Grunde,
denn Gott hat heut gemacht solch Freud,
die wir vergessen solln zu keiner Stunde.



Alleluia! Alleluia! Dio sia lodato,
cantiamo dal profondo del nostro cuore,
perché Dio ha operato tale gioia oggi,
che in nessun momento dovremmo mai dimenticare.




sabato 13 luglio 2013

Estate, la ragione in vacanza. Per fortuna che c'è Francesco (e Bach)





L'estate è per eccellenza il periodo di relax. 

Ma se vado per le strade, il traffico è caotico come in autunno; tutti i negozi sono aperti, saldi o non saldi, e quelli chiusi lo sono per motivi tristemente noti. I politici sembrano scatenati, e pur di dimostrare di fare qualcosa, ogni giorno si accapigliano con avversari ed amici, senza distinzione. 

Perfino i tribunali, famosi per i tempi biblici dei loro processi, si son messi a lavorare anche in ferie.

Un mondo che annaspa e non sa che pesci prendere. Se vogliamo usare un'immagine di stagione, sembra un bagnante poco esperto che si è spinto in acqua alta e cerca affannosamente con le mani di toccare con i piedi.

Papa Francesco ha pubblicato in questi giorni la sua prima enciclica, opera in gran parte di Benedetto XVI (le citazioni di Nietzsche, Wittgenstein, Guardini ed altri autori di lingua tedesca ne sono testimonianza). È intitolata "Lumen fidei", la luce della fede.

In essa si fa notare come, proprio nel secolo della scienza e della tecnica, la ragione umana stia smarrendo i punti di riferimento per l'umana convivenza.

È il paradosso della fede, che non solo illumina i misteri dell'aldilà, ma aiuta l'uomo a non perdersi nell'aldiquà e a ritrovare il lume della ragione.

Ascoltiamo il 1° Canone a due voci dell' Offerta Musicale di J. S. Bach, del 1747. 

L'Offerta Musicale è una delle massime espressioni del genio di Bach. Vi domina l'arte del contrappunto, che è al tempo stesso perfetta razionalità e potenza della fantasia. 

Questo breve Canone ne è un esempio mirabile. Non è la classica ripetizione di un tema, come è ogni canone, ma una ripetizione retrograda; cioè, la seconda voce è costituita dalla ripetizione del tema a partire dalla fine.

Le 18 battute del brano diventano così un'affascinante armonia, prodotta dai due temi che si incrociano e si allontanano, come correndo in quel tipo di nastro o anello, che sarà detto di Möbius.

Non è un caso che la musica contemporanea, ad esempio quella dodecafonica, riprenderà questi ed altri spunti dell'arte di Bach.

Ottima l'illustrazione grafica del brano in un anello di Möbius.