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giovedì 26 luglio 2018

Ama il tuo prossimo, odia Salvini!




Sono rimasto allibito dalla copertina del prossimo numero di Famiglia Cristiana: "Vade retro Salvini!" Con tanto di giustificazione (?): "Niente di personale, si tratta del Vangelo". Ma c'è nome e foto!
Un anatema vero e proprio, una equiparazione a Satana del Ministro dell'Interno e Vicepresidente del Consiglio per la sua politica sull'immigrazione.

A parte il fatto che Matteo Salvini ha pienamente ragione sulla politica di controllo dell'immigrazione clandestina, come la stragrande maggioranza degli italiani vuole da anni, e come tutte le persone che hanno ancora qualche neurone in testa, io mi domando come possa un giornale che si considera cattolico mostrare tanto odio nei confronti non solo di Salvini, ma di tutti quegli italiani che lo sostengono in massa.

Mandando al diavolo Salvini, vengono mandati al diavolo il 60/70 per cento degli italiani, già cattolici, e sempre più sconcertati dalla "politica" del Vaticano, della Cei e di questo vergognoso giornale. Ma è evangelico odiare le persone, anche se non ne condividi le idee? 
"Si tratta di Vangelo". Già, proprio per questo i paolini dovrebbero essere presi per l'orecchio da chi sta in alto loco e chiedere scusa al Ministro.

E quando mai un giornale cattolico si è permesso di offendere così platealmente un legittimo governante, tra l'altro molto più vicino agli ideali evangelici di giustizia e ai valori cristiani dell'Italia, di tanti alti papaveri vaticani?

Se la Chiesa non torna a fare quello che deve fare, cioè predicare i valori della famiglia, i comandamenti di Dio, la salvezza portata da Cristo (non da Maometto), e il Credo niceno-costantinopolitano, invece di fare concorrenza alle tante ong che circolano non si sa con quali scopi, allora è destinata alla insignificanza e al disprezzo, per colpa propria.

Con questo nuovo comandamento: Ama il tuo prossimo, odia Salvini!

Signore, pietà!



venerdì 1 giugno 2018

È nato il governo, e qualcuno non gradisce...




















È nato, dopo lungo travaglio, il nuovo governo.

88 giorni in sala parto: il record italiano. Quello mondiale spetta come al solito ai tedeschi, 6 mesi: “Germania sopra tutti”.

Mi hanno colpito, appena il parto è stato annunciato, i commenti nei vari talk show, in ogni canale televisivo; l’acredine, il disprezzo, la rabbia, l’indignazione, et similia, dei vari partecipanti: giornalisti, opinionisti, economisti, politologi, tuttologi, futurologi, astrologi…

Fino al giorno prima gli stessi tizi (ma nomi ben noti) erano indignati, arrabbiati, incaz*ati, ecc., perché Salvini (con Di Maio) non voleva fare il governo, lasciando l’Italia in balia degli eventi speculativi, preoccupandosi solo dei suoi interessi di partito. E giù offese a Salvini e alla Lega…

Così ho capito due cose, che del resto mi sono sempre state note:

La sinistra, pur ridotta ai minimi termini dal corpo elettorale, ha invaso come una piovra tutti i settori dell’informazione, TV e carta stampata (senza parlare di altre istituzioni).

La sinistra, sempre più lontana dal sentire della gente comune, non sa perdere, non è nel suo DNA. Crede di aver sempre ragione. Semplicemente perché non è democratica.

Chi perde non canzona, si dice in Toscana. E anche, chi perde, paga.

Ieri sera, quando è nato il nuovo governo, che ha evitato un esecutivo fantasma e ridicole elezioni nelle cabine balneari, questi residuati post-bellici e post-comunisti se avessero avuto qualche cromosoma di democrazia, avrebbero salutato con sollievo il neonato con un brindisi, e tra qualche tempo avrebbero potuto notare, magari con merito, i suoi difetti.

Ma mentre il bambino ancora vagiva tra le mani dell’ostetrico Mattarella, già lo “lapidavano” con insulti di ogni genere.

Spero che il neonato, appena cresciuto un po', metta mano alla dirigenza della RaiTV, perché certi personaggi che popolano quel mondo, tornino nel loro passato remoto stalinista.

Ma forse è proprio questa paura che li rende così aggressivi…

La festa è finita, compagni! Si è democratizzato anche Kim Jong-un...


lunedì 28 maggio 2018

Mattarella, Mattarella...






Il signor Mattarella non ha voluto firmare un governo del popolo italiano, e si fa un governo da sé.

Evidentemente crede di essere la reincarnazione del Re Sole, quello che disse "L'état c'est moi", lo stato sono io (sec. XVII).

Il Belli lo ha tradotto in romanesco: "Io so' io, e voi nun siete un cazzo (sec. XIX).

Mattarella (ieri sera, sec. XXI) è uscito dal Palazzo e ha letto il suo proclama: "Savona non mi piace. Al governo ci penso io".

Mattarella, Mattarella...

Ma se no ti piaceva Savona, perché non sei andato a Genova?

Per onorare il nuovo re sole italiano mi pare opportuno postare una bella musica barocca francese, del grande Jean-Philippe Rameau. È un po' troppa festosa per la situazione nostra, ma davanti a le Roi Soleil bisogna danzare, anche con l'artrite.

Dio salvi il Re!

E in Italia, si salvi chi può...









mercoledì 18 aprile 2018

Il 18 Aprile. La Lepanto democristiana





Ci sono alcune date nella storia dell’Italia moderna che hanno un valore fondamentale.

Ce ne sono in particolare due che hanno un legame cronologico con l’anno 2018 e con il 18 aprile.

La prima è il 1918. Cento anni fa sul fronte del Piave e del Grappa si combatté e si vinse la Grande Guerra (4 novembre 1918) che unificò l’Italia dal Brennero a Lampedusa. Il 4 novembre avremo modo di ricordare il centenario della vittoria.

Oggi invece, 18 aprile, si ricorda un’altra battaglia decisiva, questa volta politica, che fu combattuta tra il comunismo stalinista e la democrazia occidentale.

Il 18 aprile 1948, e cioè 70 anni fa, con la grande vittoria elettorale della Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi, l’Italia relegava il Partito Comunista di Palmiro Togliatti all’opposizione. In quello stesso periodo, nelle nazioni dove vinse il comunismo, arrivò l’aiuto “fraterno” e cingolato del regime sovietico.

Fu una battaglia elettorale memorabile, combattuta paese per paese, casa per casa e perfino dentro casa. Straordinari per creatività e fantasia i manifesti e gli slogan di quella epica battaglia. Ma certamente lo slogan più azzeccato e più famoso fu quello dei democristiani: “Nel seggio elettorale Dio ti vede, Stalin, no!”

Per ricordare il 18 Aprile (1948), la nuova Lepanto della civiltà occidentale, e il suo carismatico vincitore Alcide De Gasperi, mi piace riascoltare le note che da bambino sentivo risuonare prima dei comizi democristiani nella piazza del mio paese: “O bianco fiore!”  Non è il massimo dell’arte musicale (Dario Fiori, 1906), ma quando gli altoparlanti diffondevano quelle note, il popolo democristiano fremeva di commozione e di speranza.

“Bandiera rossa la trionferà!”, cantavano invece i comunisti, alla toscana. Ma così non fu. Vinse il bianco fiore.



O Bianco Fiore

Udimmo una voce: corremmo all'appello,
il segno di Croce sta sul mio fratello !
nel segno struggente, di mille bandiere
vittoria alle schiere, di fiamme e d’ardor

Rit. O bianco fiore, simbol d'amore,
Con te la gloria della vittoria.
O bianco fiore, simbol d'amore,
Con te la pace che sospira il cor !
Con te la pace che sospira il cor !

Dai campi bagnati del nostro sudore
Veniamo crociati di Cristo nel cuore !
Veniamo e cantiamo la nostra canzone:
Noi siamo legione, corriamo e vinciam !

Rit. O bianco fiore

Dall'arse officine, dall'ardua miniera
Venite, su, alfine alla nostra bandiera!
Venite e cantiamo la nostra canzone:
Noi siamo legione, corriamo e vinciam !

Rit. O bianco fiore

La nostra falange di pace è foriera,
Chi soffre, chi piange, chi crede, chi spera;
Venite, cantiamo la nostra canzone:
Noi siamo legione: corriamo e vinciam !

Rit. O bianco fiore


martedì 10 aprile 2018

La vittoria di Viktor (Orbán)





Voglio festeggiare la grande vittoria di  Viktor Orbán nelle elezioni ungheresi di domenica scorsa.

Il suo trionfo (maggioranza assoluta e 4° mandato) ci fa capire che l'Europa non vuole e non può essere quella dei burocrati e dei massoni, ma un' Europa dei popoli forgiati nei valori della civiltà cristiana.

L'Ungheria e il Gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ci fanno anche capire che il fenomeno dell'immigrazione islamica non è affatto irreversibile: in quelle nazioni non entra nessuno se non dopo essere passato ai raggi X.

Del resto l'Ungheria è sempre stata una nazione con le palle: Santo Stefano, Mattia Corvino, Sándor Petöfi, Imre Nagy, e ora Orbán.

Una bella lezione per tutti coloro che hanno già calato le brache, e un altro ennesimo esempio per il nostro futuro governo.

Ho sempre avuto un debole per l'Ungheria (la patria del canto corale moderno, con  Kodály e Bartók), e per Liszt, il più grande virtuoso del pianoforte. La sua Rapsodia n. 2 in Do diesis minore dà la misura della sua immensa grandezza artistica, oltre che della sua genialità tecnica.






lunedì 19 febbraio 2018

Previsioni elettorali (ma non è una cosa seria)
















In vista delle elezioni politiche del 4 marzo, chiuso il periodo dei sondaggi, possiamo aprire  quello delle previsioni.

I nomi dei contendenti e qualche altro indizio possono darci delle indicazioni sull'esito elettorale. Vediamo: 


Per Grasso, un risultato magro.

Per la Boldrini, l’ultima (e)lezione.

Per Salvini (agli immigrati), si salvi chi può.

Per Berlusconi, ritorno al futuro.

Per la Meloni, un fascio di voti.

Per Di Maio, polvere di (5) stelle.

Per Renzi, da rottamatore a rottame.

Per la Boschi, da aretina a tirolese.

Per Speranza, un cambio di cognome.

Per la Lorenzin, un vaccino per ogni voto.

Per la Fedeli, la buona squola.

Per Mattarella e Gentiloni, niente di nuovo. Rimarranno comunque al loro posto...





giovedì 4 gennaio 2018

La busta della spesa















Sono andato a far la spesa,
ho trovato una sorpresa:
ogni busta che ho presa
è segnata nella pesa.

Tra radicchio e cipolline,
pomodori e insalatine,
mele, pere e clementine,
non ho più le monetine.

Davan noia,  questo è vero,
quei ramini quasi zero.
Ma se devo esser sincero
mi dispiace per davvero.

Non è solo una questione
di due soldi. La ragione
è che qualche furbacchione
vuol trattarmi da coglione.



Amicusplato




domenica 15 ottobre 2017

Per qualche voto in più: lo "jus soli" del PD





Il PD, per qualche voto in più, è pronto a regalare il nostro suolo a gente straniera che non rispetta le nostre leggi, che tratta le donne come esseri inferiori, che spesso non manda i figli (futuri italiani?) a scuola, e che non vuole nemmeno imparare la nostra lingua, né tanto meno adattarsi al nostro modo di vivere.

Un suolo che i nostri padri hanno difeso con lacrime e sangue, che hanno reso abitabile con incredibili sacrifici, che ha dato vita a una cultura e a una civiltà odiata da questi ipotetici futuri "italiani".

In compenso il governo sfratta un' ultra-novantenne italiana dal suo suolo, non sa risistemare il suolo devastato dal terremoto in Centro Italia, e lascia in abbandono migliaia e  migliaia di famiglie italiane che avrebbero bisogno di un suolo  dove poter alloggiare.

Sono certo che il PD, continuando con questo mantra dello jus soli regalato a chiunque arrivi in Italia, avrà delle brutte sorprese.

Quello che pensa la vil plebe italiana (oltre il 60% è contraria), per questo governo non conta nulla; ma quando si andrà a votare, il PD troverà nelle urne qualche voto in meno...





venerdì 22 settembre 2017

La Boldrini ha abolito il Lei (come il Duce)



















Alcune categorie di donne in parlamento non vogliono cambiare la dizione maschile della loro professione, come invece impone in questi giorni un provvedimento grammaticale "femminista" della Boldrini. 

Le interessate fanno notare che, ad esempio, la qualifica di "segretaria" non ha lo stesso valore semantico (almeno in parlamento) di "segretario". La prima dà l'idea di una donna tuttofare, alle dipendenze di qualcuno. Il segretario è tutt'altra cosa.

Inconcepibile la dizione "addetta stampa": una qualifica francamente inqualificabile; addetta sembra l'aggettivo del nome stampa. 

Andando oltre a questa "guerra intestina"  tra donne in parlamento, pongo alla Boldrini il seguente quesito grammaticale: quando Lei si rivolge ad un parlamentare uomo, o a qualcuno di sesso maschile in modo formale, gli dà del Lei? Penso di sì.

Ma allora trasforma un uomo in una donna, gli cambia sesso. Il lei (se Lei non lo sa) è un pronome personale femminile.

Per essere coerente, maestra Boldrini, dovrai abolire il Lei. In pratica dovrai fare come fece il Duce nel ventennio: "Mussolini ha abolito il Lei".

Insomma, dovrai fare una legge fascista. 

E Lei, come ducetta, mi sembra proprio la persona giusta.

Tornare al bel  Tu romano. Ma non Le suona un po' fascio? 






sabato 2 settembre 2017

Finis Americae
















In questi giorni gli Stati Uniti sono stati colpiti dall’uragano  Harvey, che ha messo in ginocchio il Texas e ha flagellato la Louisiana.
Relativamente contenute, per fortuna, le perdite di vite umane, una cinquantina di morti; ma  un milione sono stati gli sfollati, con città allagate, impianti petroliferi e industriali devastati, sversamenti di sostanze tossiche di ogni tipo nelle acque, e un danno economico enorme, stimato intorno a 160 miliardi di dollari.
Insieme a questa catastrofe naturale, si deve aggiungere la difficile situazione politica estera, sia nei riguardi della Russia (testimoniata dalla chiusura del Consolato russo a San Francisco), sia soprattutto nei confronti della Corea del Nord, dove il folle dittatore Kim Jong minaccia una guerra nucleare contro gli Usa.

Insieme a queste drammatiche notizie ce n’è un’altra che può sembrare di minor peso, ma che a mio parere testimonia il declino dello “spirito americano”: l’abbattimento in molti luoghi delle statue di Cristoforo Colombo, e a Los Angeles la cancellazione del Columbus Day, sostituito da una “festa dei nativi americani”.
Cosa c’entri Cristoforo Colombo con il genocidio degli “indiani” lo sanno solo quelli che confondono la storia con l’astrologia. A parte l’enorme importanza della scoperta del “Nuovo Mondo”, che ha cambiato il volto della storia umana, Cristoforo Colombo non sbarcò neppure in territorio statunitense, ma a S. Salvador, una delle isole che oggi sono denominate Bahamas; fu accolto con rispetto dai nativi e tenne un atteggiamento di grande rispetto verso di loro.
Non si possono certo attribuire a Colombo le colpe di altra gente venuta dopo di lui. Né si può dimenticare che la prima carta dei diritti dell’uomo in epoca moderna è stata quella di Thomas Jefferson, proclamata nel giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti, il 4 luglio 1776.
La nostra stessa liberazione dal fascismo e dal nazismo è in gran parte opera americana.
Di errori l’America ne ha fatti molti; ma non saper riconoscere che il suo spirito di indipendenza e di libertà è stato un faro di orientamento per tutti i popoli, mi pare un comportamento da masochisti; un “cupio dissolvi”, un desiderio di autodistruzione peggiore dell'uragano Harvey e delle minacce nucleari del tirannello nordcoreano.
Cristoforo Colombo è l’uomo che ha dato tutto sé stesso per un’impresa considerata “impossibile”: valicare l’oceano. È l’emblema dell’uomo stesso, che non si sazia di conoscere e di scoprire. 
Cancellare la sua festa, tagliargli la testa in effigie è come condannare di nuovo Galileo, e tagliare la testa a Lavoisier; condannandolo alla ghigliottina il giudice Coffinhal affermò: “La rivoluzione non ha bisogno di scienziati”.
Se gli Stati Uniti non sanno più leggere neppure la propria storia, allora è la loro fine: “finis Americae”.

Che tristezza!




domenica 27 agosto 2017

Una "parolin" di troppo




Mi hanno stupito ieri le parole del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, al Meeting di Rimini di Cl, riguardo allo sgombero degli occupanti abusivi a Roma: “La violenza non è accettabile da nessuna parte”. Il porporato si riferiva anche (e forse soprattutto) al comportamento delle forze dell’ordine che hanno sgomberato gli abusivi.
Considero il Card. Parolin una delle poche persone che di questi tempi in Vaticano sta dimostrando buon senso ed equilibrio nell’affrontare anche le questioni più spinose, come il problema dell’accoglienza.
Ma equilibrio non è sinonimo di equilibrismo. L’equidistanza tra occupanti abusivi violenti, che lanciano sanpietrini e perfino bombole di gas dalle finestre, e forze dell’ordine che hanno risposto con getti d’acqua dagli idranti (tra l’altro in una giornata torrida…), mi pare proprio un equilibrismo fuori luogo.
La parola “violenza” può descrivere in questo caso solo il comportamento delinquenziale di coloro che detenevano abusivamente un intero palazzo in Piazza Indipendenza e che hanno attentato gravemente alla vita delle forze dell’ordine.
Ma la stessa parola non può essere usata per definire il comportamento di chi deve far rispettare la legge e risponde alle micidiali cariche degli abusivi, con getti d’acqua.
Tutti si lamentano che in Italia (e in Europa) la violenza la fa da padrona e che le forze dell’ordine ci devono difendere… Appunto, le “forze dell’ordine”.
Ma l'ordine sociale esige talvolta la “forza”. Che non è gratuita violenza (almeno quella di tre giorni fa a Roma non lo è stata), ma semplicemente legittima difesa dell’ordine pubblico, senza il quale una società va a farsi benedire, per rimanere in tema religioso... 
Forse il Card. Parolin si è lasciato ingannare da alcuni spezzoni di video e soprattutto da una frase riportata da alcuni “giornaloni”, la cui faziosità è pari alla loro capacità manipolatoria delle notizie. Il poliziotto che andava ad affrontare i rivoltosi non ha detto solo “spezzategli le braccia”, ma:  “Questi ci stendono! Noi siamo solo in dieci e hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo lì in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia, ma portate la pelle a casa...».
Vorrei sapere cosa farebbe la gendarmeria vaticana, con a capo il mio concittadino Dott. Domenico Giani, se attentassero (Dio ce ne guardi!) al Card. Parolin. E vorrei sapere se le guardie del corpo della Boldrini hanno pistole ad acqua…

Signor Cardinale segretario di stato Parolin, non mi diventi anche lei un Boldrin.




giovedì 15 dicembre 2016

Er popolo del No (pasquinata)


 






Er popolo ‘gnorante e ppecorone
credeva con un No tanto palese
d’ave’ ddato ar governo un bel calcione
e ave’ mannato tutti a quer paese.

E ‘nvece, anvedi te come te sbaje,
n’han fatto un antro uguale in un minuto:
han cambiato li numeri a le maje
e han dato un calcio ar popolo fottuto.










mercoledì 9 novembre 2016

Er calcio de Trump (pasquinata)







In America ieri, bboni bboni,
li Stati Uniti han fatto l’elezioni.
Tutti dicevon, con er Renzi in testa,
che la Clinton avrebbe fatto festa.

E ‘nvece l’elettori per dispetto
han fatto vince Trump er maledetto;
la ggente, dei politici s’è rotta
e gli ha dato ner culo 'na gran botta.

Er nostro Renzi c’è rimasto male,
perché l’Itaja è come uno stivale.
Mo' pure lui con queste votazioni
ha paura d’un calcio ne cojoni.













lunedì 17 ottobre 2016






Er referendum 
(L'Aretin Pietro e Pasquino)







“Pasquì, ogni giorno rompono i coglioni
con questo referendumme del cazzo.
Ma te voterai No con Berlusconi,
o invece Sì con Renzi e il su’ codazzo?”

“Pietro Aretino, ma addò stai de capa?
Segreto è er voto, nun lo posso dire.
Nun è come s’ annuncia “Abemus Papa”
e tutti stanno lì per applaudire.

Io annerò a votare anche se è inverno,
e quello che farò lì drento ar seggio
lo saprà solamente er Padreterno,
se averò scelto er mejo o ‘nvece er peggio.

Se vedra’ doppo, li magnacci ladri,
se scelsi bbene o ne  sbajai  de troppe:
se er popol diventò l’asso de quadri,
o se rimase ‘nvece er due de coppe.







martedì 30 agosto 2016

Una bella Messa, non una parata di Stato





Il funerale di una persona cara è sempre un momento di profonda commozione. Se poi partecipa anche una bella folla di amici, la loro presenza lenisce grandemente  le lacrime dei parenti.

Nei funerali di Stato invece accade, forse a causa del cerimoniale, che la liturgia si trasformi spesso in una grande "parata", nella quale l'attenzione è catturata (magari inconsapevolmente) dalle autorità presenti schierate in prima fila. Poi vengono i parenti con i loro defunti. Il popolo in fondo o fuori.

Sono rimasto al contrario molto  impressionato dalle esequie che si sono svolte ad Amatrice stasera in un grande capannone adibito celermente per l'occorrenza, data la pioggia.

È stata una vera celebrazione liturgica, senza parate, senza primi posti in platea, senza formalismi; fuori sono rimasti i fiori mandati dalle massime autorità dello Stato: "No sponsorizzazioni" ha detto la gente. 
La TV e i suoi telecronisti non si davano pace, perché non riuscivano a inquadrare le facce dei vari Mattarella, Renzi, Grasso e Boldrini, immersi e stretti nella folla di amatriciani, come dovrebbe accadere ad ogni comune mortale in una celebrazione così partecipata e sentita.
Nessuno si è guardato bene dal far posto a Lor Signori; non per disprezzo, ma perché quella gente era lì per pregare e pregava con fervore, come tutti abbiamo potuto vedere e ascoltare; era lì per rendere omaggio ai loro parenti e compaesani uccisi dal sisma e non certo per omaggiare i potenti di turno.

Mi è piaciuto molto il discorso del vescovo  di Rieti. Breve, coraggioso, concreto. Pochi concetti, ma chiari e tondi. Nessuna concessione alla retorica. 

Tre concetti mi piace ricordare di quel discorso.
- Non sono i terremoti a fare i morti, ma le opere dell'uomo.
- La ricostruzione dei paesi distrutti non sia occasione di polemiche politiche o di sciacallaggio. 
- Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta.
Il Vescovo di  Rieti Domenico Pompili ha concluso con uno dei tanti messaggi ricevuti:   
"Non ti abbandoneremo uomo dell'Appennino; l'ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra".

Di Amatrice finora conoscevo solo il luogo geografico e la celebre pastasciutta. In questi tragici giorni abbiamo potuto conoscere anche il carattere fiero e dignitoso della popolazione. 
In questa celebrazione liturgica mi sono reso conto della religiosità profonda di questa gente, che ha messo alla porta i fiori dei "papaveri", ha lasciato tra la folla i loro "donatori" (capirai!), e ha pensato solo a pregare, perché in Chiesa si va per pregare, non per essere ripresi dalla TV.
Con il disorientamento dei cronisti, che tra l'altro non hanno quasi mai smesso di commentare, sovrapponendosi al rito funebre, invece di farcelo semplicemente vedere e ascoltare. Una cosa davvero vergognosa (rivedere in Rai Replay, please!). Ma pensavano che le loro parole valessero più dei canti e del solenne rito funebre che si celebrava? Tra l'altro il coro ha fatto del bellissimi canti: in gregoriano (Kyrie-Sanctus-Agnus Dei della Missa Defunctorum), un corale di Bach (Se tu mi accogli Padre buono, BWV 197), un canto di Taizé (Misericordias Domini) ed altro ancora.

Per i cronisti TV e i loro "mandanti": ma lo sapete che in Chiesa durante la Messa non si chiacchiera?
Tanto più in una celebrazione funebre, e così dolorosa.


  


Ho postato il canto "Misericordias Domini" di Taizé, di J. Berthier, eseguito durante la celebrazione di Amatrice. Un' accorata invocazione a Dio per i defunti e un  inno di speranza per i sopravvissuti.



sabato 9 luglio 2016

Brexit: Il Continente è isolato





Il Regno Unito ha deciso con un referendum di uscire dall'Unione Europea. Un exit po' travagliato, tra l'hello e il goodbye, ma alla fine l'addio ha prevalso.
L'Inghilterra è la patria della democrazia, quindi, niente da dire. Goodbye!

Qualcosa però c'è da dire su altre questioni, piccole e meno.

Non si capisce ad esempio perché (visto che ancora è un Regno Unito) ai campionati europei e mondiali partecipino ben quattro "nazionali" di sua maestà (Dio la salvi): Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord.
Per analogia la Spagna potrebbe accampare la pretesa ad avere anche lei quattro "nazionali": catalana, basca, gallega e spagnola.  Perfino l'Italia potrebbe avanzare diritti e presentare una nazionale sudtirolese, valdostana e sicula. Gli Stati Uniti poi dovrebbero presentarne una cinquantina.

Non si capisce perché, mentre stava nell' Unione Europea, non abbia voluto accettare le regole stradali dell'UE: cioè la guida a destra. Si sa quanto l'Europa sia pignola: detta regole su tutto, compresi il diametro delle vongole e la lunghezza delle zucchine. Ma non sulla obsoleta guida degli inglesi. 

Anche il loro tardivo ingresso nell'Unione, il mantenimento della sterlina e della Banca d'Inghilterra e la non adesione al trattato di Schengen ci fanno capire che l'UK voleva tenere i piedi in due staffe, anzi, in due sponde, cioè di qua e di là dalla Manica.

Ora l'Inghilterra è tornata nelle sue scogliere. Direbbe il Times di Londra: "Con la Brexit il Continente è isolato".






lunedì 29 febbraio 2016

Kidnapping



Comprare, vendere, commerciare esseri umani è da secoli considerato un crimine contro l’umanità.
Ridurre la persona ad un oggetto è ciò che di più spregevole si possa fare.
Se poi questo turpe commercio riguarda bambini, allora siamo di fronte a vera e propria aberrazione.

Coloro che sottraggono i figli  ai loro genitori si chiamano rapitori di bambini, o per dirla in inglese, così di moda per questi argomenti, si tratta di “kidnapping”.

È ciò che in pratica hanno fatto Nichi Vendola e il suo compare: quest’ultimo ha dato il seme per un ovulo di una donna californiana, impiantato poi nell’utero di un’altra donna indonesiana, dietro pagamento.

Quindi, per risultato, abbiamo come padre il compare di Vendola, e come madre una donna californiana e in subaffitto una madre indonesiana (quella che ha partorito).

E Vendola che c’entra con questo figlio,  assemblato in mezzo mondo, e tutto tranne che suo? Meno che niente, ovviamente. Ma lui si dichiara padre e festeggia.

Quando i due compari verranno in Italia, all’aeroporto, allo smistamento “bagagli” dovrebbero trovare la  polizia che arresti i rapitori del bambino (dov’è la mamma?) e li ammanetti come kidnappers.

Sarà così? Ma per favore! Troveranno un giudice compiacente che dichiarerà la povera innocente creatura figlia di una coppia di uomini e di nessuna mamma.

Tutto secondo natura, no?



venerdì 26 febbraio 2016

La Cirinnà non si è dimessa. Chissà perché...





È stata approvata ieri in senato la legge sulle unioni omosessuali.

È stata stralciata l’abominevole ipotesi dell’ adozione del figlio del partner, che avrebbe permesso a un bambino/a di avere due mamme o due babbi (o tre, o quattro, o nessun vero genitore, secondo la modalità dell’acquisizione del bambino stesso). Qualcosa di così disumano, che rabbrividisco solo al pensiero.

La gattara Cirinnà, che aveva solennemente promesso coram populo di dimettersi immediatamente se queste adozioni fossero state stralciate dal suo disegno di legge, è rimasta saldamente incollata alla sua poltrona di senatrice. E ha perfino festeggiato, fulgido esempio di coerenza politica e soprattutto di attaccamento allo stipendio. Meglio al governo, che governare i gatti.

Su questa legge delle unioni stendo un velo pietoso. Rispetto gli omosessuali come persone, come rispetto tutti; ma pensare di costituire una famiglia unisex, fa veramente pena. La famiglia è il luogo dove l’amore genera la vita, e questo può accadere solo tra un uomo e una donna. E questo lo capiscono tutti.

C’è una forma di "dittatura di pensiero" oggi in Occidente che vorrebbe far sparire ogni differenza di genere sessuale. Per di più, si vorrebbe manipolare la natura umana e renderla "disponibile" per qualunque tecnica di laboratorio.

Così, mentre da una parte si fanno severe leggi a tutela degli animali e dell’ambiente, l’uomo diventa sempre più il terreno per una sperimentazione OGM (organismi geneticamente modificati).

Il delirio di onnipotenza è una delle patologie più pericolose della psiche umana, quella che provoca l’autodistruzione.

Sarà bene fermarsi in tempo, prima del botto finale.




mercoledì 17 febbraio 2016

Mamma e papà (nonostante Cirinnà)












La gattara Cirinnà,
se la legge sua non va,
il senato lascerà
e ai suoi gatti tornerà.

Non so come finirà,
ma il suo testo fa pietà;
e se poi non passerà,
si vedrà quel che farà.

Il disegno è fermo già,
gli hanno dato l’altolà.
All’indietro tornerà
e speriam che cambierà.

C’è chi strepita di qua,
c’è chi strepita di là.
Ma felici sono già
i bambini che, si sa,

voglion mamma ed un papà.




Amicusplato



venerdì 5 febbraio 2016

Il cervello della gallina
















Una delle poche cose che la nostra povera mente riesce a capire (compresa quella di un bambino, anzi, a maggior ragione quella) è di avere un padre e una madre.

Per legge si vorrebbe cancellare anche questa certezza. All’essere umano si vuol negare il primo fondamentale diritto: quello di aver un padre e una madre.

In compenso si danno in cambio due babbi o due mamme, che magari non sono né babbi né mamme, e si pretende che ciò sia un passo avanti nella civiltà.

Questa nostra società italiana, e occidentale in genere, fa già abbastanza schifo; ma a quanto pare, non è ancora abbastanza.

Ci vuole un passo ulteriore perché si possa diventare peggiori delle bestie, che difendono i loro piccoli con tutte le forze; non li vendono, non li comprano, non li abortiscono, e se li disturbi, i genitori ti saltano addosso inferociti per difenderli.

Lo fanno perfino le galline, quelle che, secondo lo stereotipo, hanno il cervello più piccolo.

Evidentemente tra gli esseri umani c’è chi ha il cervello più piccolo di una gallina.

E non ci si meravigli se poi la gente diventa sempre più intollerante.
La natura, quando viene violentata, si ribella.


Una clip musicale per questo post? Ma per favore! L'unica cosa che mi viene in mente è una pernacchia.