Oggi è il 20° anniversario della morte di Freddie Mercury, lo straordinario frontman dei Queen.
Potrei ripercorrere la mia vita scolastica di insegnante con l’ascolto della colonna sonora dei miei alunni.
I primi anni del mio insegnamento, inizi anni 70, hanno avuto come sottofondo musicale le dolcissime note di Lucio Battisti, che riuscivano a rendere meno faticoso lo studio di Aristotele, Tommaso, Kant e Marx.
Incredibile, ma la musica si ascoltava allora con le radioline e i mangianastri. Nei diari delle alunne le immagini del bel ricciolo di Poggio Bustone si sprecavano.
La febbre del sabato sera colpì come una pandemia nel 1978. Tutti (tutte) impazziti per John Travolta e la disco music. Il lunedì mattina la scuola era “in sonno”. Non è mai stata mia abitudine interrogare di lunedì. Ma da allora divenne del tutto impossibile. Chiamare qualcuno alla cattedra equivaleva a destare un sonnambulo. Rischio infarto.
Negli anni 80 cominciai a vedere, nelle ultime file delle classi, alunni/e con l’auricolare. Non avevano problemi di udito; eravamo entrati nell’era del walkman. Naturalmente l’ascolto dei nastri confliggeva fortemente con la lezione di Amicusplato, per cui talvolta dovevo alzarmi dalla cattedra e portarmi nelle ultime file per rendermi conto di persona quale musica veniva ascoltata... Devo dire che non era niente male, però: Bee Gees, Pink Floyd, Queen; nonché Iron Maiden e altri gruppi ancor più “metallizzati”.
Ricordo una mia accesa discussione con una ragazza di II liceo (classico), che difendeva la canzone di un semisconosciuto cantante italiano, un certo Vasco Rossi, presentata al Festival di Sanremo del 1983. La canzone, “Vita spericolata”, non aveva avuto successo al Festival, ma ne ebbe moltissimo tra i miei alunni (non solo tra i miei, però). Oggi è un classico del rock italiano, e a Blasco faccio i miei migliori auguri.
Ma mi prese un shock anafilattico quando la successiva generazione di alunne/i trovò di suo gradimento la canzone “Vasco” di un certo Jovanotti, presentata al Festival di Sanremo del 1989. In linea con le strampalate movenze del cantante, quel linguaggio “musicale” parlato e rimato mi sembrò ridicolo. Era il Rap, e non lo sapevo. E pensare che insegnavo nella città di Lorenzo Cherubini, detto Jovanotti...
Gli anni 90 sono stati un caleidoscopio musicale. Ormai si divorava di tutto, dalla musica degli anni 60 all’hard rock, a quella techno. La musica diviene sempre più un modo di vivere, riempie le giornate (e le nottate), dà origine anche ai famigerati “rave party”. Lo studio della filosofia e della storia ne risente alquanto. In compenso si conosce vita, morte e miracoli di Madonna (la cantante) e dei Take That.
In quel decennio c’è la morte di Freddie Mercury, di Lucio Battisti e di Fabrizio De André.
Poi è venuta l’epoca di Lady Gaga...
Ma anche lei, qualunque sia il giudizio che ne vogliamo dare, è debitrice del grande Freddie: ne era una estimatrice, e il suo nome è un chiaro riferimento alla canzone “Radio Ga Ga” (1984), che presentiamo nella videoclip.
Senza bisogno di orpelli Freddie Mercury, con la sua straordinaria voce e la presenza scenica, ha il dominio assoluto dell’immenso uditorio.