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domenica 17 gennaio 2016

S. Antonio Abate, e i suoi gatti





Oggi è la festa di S. Antonio Abate, patrono degli animali. È anche l'inizio del carnevale, e poi è domenica, il giorno del Signore.

Tutti motivi per lasciare da parte le nostre tristezze,  la malizia dei tempi e quella del tempo, improvvisamente fattosi gelido.

Bisogna festeggiare.

C'è una leggenda in Toscana che dice che in questo giorno gli animali acquistano "la virtù", cioè capacità umane, e sono in grado di parlare.

Mi pare adatto perciò il "Duetto buffo di due gatti" di Gioachino Rossini
Il canto, per due soprani, è in realtà un breve collage di musiche di Rossini e, in parte, di E. F. Weise, pubblicato nel 1825.

Che il carnevale inizi, e gli animali cantino!

Con la benedizione di S. Antonio Abate, naturalmente.



domenica 1 novembre 2015

Nella Festa dei Santi, la bellezza in cattedra




Alle zucche vuote di Halloween, agli orrori di una subcultura in continuo trend discendente verso il nulla, alle presuntuose quanto fasulle prestazioni di certa musica ormai prossima ad un assordante e ossessivo rumore, rispondo nel giorno glorioso della Festa dei Santi con il genio e la musica post-moderna di un vecchio di 200 anni fa: Gioacchino Rossini.

Una musica sacra, che ha la verve del rock, ma con dentro il vero significato della vita: la vittoria del bene sul male, del bello sul brutto, della santità sulla vita sprecata.

Il santo non è il noioso ripetitore di stereotipi moralistici, ma chi ha vissuto la vita in pienezza, realizzando le doti umane e spirituali di cui ogni persona è dotata.

Rossini non era certo un bigotto; tutt’altro! Ma con la Petite Messe Solennelle (del 1863) ha dato una lezioni ai bigotti del vuoto spinto, del cervello fuso, dei seguaci della stupidità e della banalizzazione della vita; di coloro che pensano di far paura alla morte vestendosi da zombi.

Solo che gli zombi non esistono, la morte invece...

Soltanto la bellezza, la forza, la sapienza dello Spirito Santo può condurre l’uomo alla realizzazione dei suoi desideri più profondi e autentici: la gioia, la verità, l’amore. In una parola, la santità.

Dalla Petite Messe Solennelle la conclusione del Gloria. 

“Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen”. 
Con lo Spirito Santo, nella gloria di Dio Padre. Amen.

Buona Festa dei Santi!


giovedì 15 agosto 2013

Un canto alla Regina del Cielo. Dall'Indonesia con amore




La solennità della Madonna Assunta in Cielo è la gloria di Maria, Madre di Dio, "umile ed alta più che creatura".

Infiniti nel corso dei secoli gli omaggi alla Regina del Cielo da parte degli artisti, oltre che ovviamente del popolo cristiano, come aveva predetto Maria stessa nel cantico del Magnificat: "Tutte le genti mi chiameranno beata".

Voglio offrire a Maria, Regina del Cielo un bellissimo mottetto, di Gioacchino Rossini (1792-1868). Sappiamo che il genio pesarese nella sua tarda età si dedicò volentieri alla musica sacra, lui che in precedenza aveva cantato altri aspetti della vita umana, nella vasta gamma delle sue espressioni, dal comico al tragico, dal grottesco al sublime.

Rossini chiamò, in modo simpatico, queste tardive composizioni religiose "peccati di vecchiaia" (péchés de vieillesse), e - come lui stesso scrive a proposito della Petite Messe Solennelle - sperava con questi di poter essere perdonato da Dio per quelli di gioventù.

Capolavori come la Petite Messe Solennelle (1863) o lo Stabat Mater (1841) meriterebbero da soli il perdono di ogni peccato e la gloria eterna, in cielo e in terra...

Il fatto è che tra le altre composizioni tardive troviamo spesso brani dedicati alla Madonna, segno di un cuore sicuramente devoto. Tra di essi troviamo quello che oggi viene qui postato, e una incredibile (ma per Rossini tutto è musicalmente possibile) "Ave Maria, su due note", un canto per solista e pianoforte. Il solista canta l'Ave Maria su due sole note: sol e la bemolle!

La posterò in altra occasione.

Ora ascoltiamo la "Salve, o Vergine Maria". Spesso il brano è detto impropriamente "Salve Regina", o anche "Ave Maria", come nel video presente. È a quattro voci miste (Soprani, Contralti, Tenori, Bassi) con accompagnamento di pianoforte), e datato 20 marzo 1850. Rossini non era poi così vecchio... 

Discreta l'esecuzione (e la pronunzia) del Coro di Bandung (Indonesia).

Buona festa dell'Assunta e buon Ferragosto!



Salve, o Vergine Maria. Salve, o  Madre in ciel Regina.
Sulla terra il guardo inchina, de’ tuoi figli abbi pietà.

Tu di sol tutta vestita, Tu di stelle incoronata,
Tu speranza, Tu avvocata, del tuo popolo fedel.



Salve! (ripete).




domenica 2 giugno 2013

La festa del Corpus Domini, un inno alla vita!




La festa del Corpus Domini richiama la nostra attenzione sul mistero centrale della fede cattolica: Cristo è realmente presente nel sacramento dell’Eucarestia e si dona ai fedeli in cibo di vita eterna.

“Pane del cielo”, si definisce Gesù stesso nel discorso a Cafarnao (Gv 6, 51); “medicina d’immortalità”, commentano i Padri della Chiesa; “ostia di salvezza”, scrive S. Tommaso d’Aquino.

Una festa radiosa, nella quale viene affermato con forza e dolcezza che la vita di Cristo risorto entra nella vita mortale dell’uomo per divinizzarlo: “Chi mangia questo pane, vivrà in eterno” (Gv 6, 58).

È Cristo vivo e vero che si fa nutrimento dell’uomo, “non confractus, non divisus, integer accipitur”, come mirabilmente si esprime S. Tommaso nel “Lauda Sion”. Viene ricevuto Cristo “non spezzato, non diviso, nella sua integrità”; e in forma sacramentale, cioè nelle apparenze del pane e del vino.

Ma è Cristo Risorto.
 
Innumerevoli sono le preghiere eucaristiche, e ancora di più i compositori che le hanno messe in musica.

Senza parlare di altri generi d’arte.

In questa festa mi piace postare un brano di Gioachino Rossini (1792-1868).

Il genio pesarese del melodramma è noto più per la sua vita da buon “viveur”, che per le pratiche religiose.

Sta di fatto che, dopo il suo forsennato ventennio in cui sfornò una quarantina di opere, in gran parte capolavori immortali a tutti noti, dopo il “Guglielmo Tell” del 1829 smise improvvisamente di comporre.

Questo “silenzio musicale” , che durò fino alla morte, fu interrotto solo da alcune composizioni, soprattutto di carattere religioso: lo “Stabat Mater” (1841) e soprattutto la stupenda, incredibile, geniale “Petite Messe Solennelle” (1863), una Messa che di piccolo ha solo l’aggettivo del titolo, poiché si tratta di un capolavoro assoluto.

In questa Messa, al di fuori dello schema tradizionale, Rossini aggiunse dopo il Benedictus le ultime due strofe dell’inno eucaristico di S. Tommaso d’Aquino “Verbum supernum prodiens”,  e cioè “O salutaris Hostia” (1264). 

Rossini aveva già musicato qualche anno prima (1857), in forma polifonica a cappella, questo stupendo brano di S. Tommaso, aggiungendo bellezza a bellezza.

Nella Petite Messe Solennelle l’esecuzione è affidata al soprano solista, con accompagnamento di pianoforte.

Mi piace postare il brano nell’esecuzione di Eva Mei, ormai soprano affermato, che per alcuni anni ha cantato nel nostro coro aretino, diretto dal grande Fosco Corti.

Al pianoforte, il celebre e indimenticabile direttore Wolfgang Sawallisch. L'esecuzione è del 13 maggio 2004.
 

Buona festa del Corpus Domini!

 

martedì 9 ottobre 2012

Ottobrata rossiniana




Spesso il mese di ottobre riserva bel tempo stabile, la classica “ottobrata”.
 
Anche quest’anno finora è stato così: un’ottobrata in piena regola; sole splendente, temperature sopra la media stagionale, autunno in licenza.
 
Complice anche il caro benzina, con questo tempo molta gente se ne va in bicicletta, a piedi, al trotto, al galoppo, invadendo e occupando le carreggiate, mentre guarda con occhi di sfida i nemici con le quattro ruote...
 
Anch’io ne approfitto per farmi delle belle passeggiate in collina, all’aria aperta, tra campi e boschi. Se poi torno con qualche fungo in un sacchetto (per fungo intendo rigorosamente il porcino) e un pieno di ossigeno nei polmoni, è tutto ben di Dio.
 
Bisogna festeggiare questa magnifica ottobrata con una musica “solare”, come è logico.
 
Abbiamo già postato Vivaldi. Mi pare opportuno perciò ricorrere a Gioacchino Rossini. Il meraviglioso finale del “Guglielmo Tell” è ciò che ci vuole.
 
Non solo è splendida la musica, ma anche le parole sono assai significative: “Tutto cangia, il ciel s’abbella, l’aria è pura, il dì raggiante, la natura è lieta anch’ella...”
 
Il Guglielmo Tell è l’ultima opera di Rossini, del 1829. In questi pochi minuti finali l’artista raggiunge la perfezione, con quell'ascensionale crescendo "rossiniano" che ha del miracoloso. Forse per questo il genio di Pesaro, subito dopo, mise da parte penna e carta pentagrammata e si prese un lungo riposo.
 
Tornerà, qualche decennio dopo, a comporre un altro tipo di musica, da camera e soprattutto sacra; in particolare lo “Stabat Mater” e la “Petite Messe Solennelle”, due mirabili capolavori. 
 
Dopo aver composto per la gloria terrena, Rossini voleva acquisire qualche merito anche in alto.
 
Riuscendoci appieno.
 
Nel finale del "Guglielmo Tell"  molti riconosceranno, nella voce dell'orchestra intrecciata con quella dei cantanti, la musica che ha costituito per tre decenni la sigla iniziale dei programmi della RAI-TV italiana.

 
 
 

mercoledì 29 febbraio 2012

Giorno bisesto!














Arriva ogni quattr’anni,
dicon che porta danni;
non son superstizioso,
mi va d’esser scherzoso.

È il giorno bisestile,
rimette nelle file
i conti dissestati
degli anni tre passati.

Un giorno assai speciale;
chi oggi ha il suo natale
festeggia, molto ganzo,
quattr’anni in un sol pranzo.

Risparmia nei conviti,
risparmia negli inviti,
risparmia anche in età,
giovane rimarrà.

Ecco perché Rossini
fu un genio tra i più fini.
Nacque in bisesto dì,
e Figaro apparì.

Ora il governo Monti
farà bene i suoi conti,
e ha già nei suoi profili
due giorni bisestili.

Febbraio avrà dì trenta,
così il lavoro aumenta,
ed in pensione andrà
Matusalem; voilà!

Lo spread con gli altri mesi
dovrà finire, intesi!
E i Bot e i Cct
risparmieran due dì.

Se Cesare, modesto,
aggiunse un dì bisesto,
il bocconiano Mario
rinnova il calendario.

Buona fortuna a tutti,
ai belli e a quelli brutti;
a chi quest’oggi è nato,
auguri! Amicusplato.



Amicusplato

sabato 28 gennaio 2012

Il trionfo della ragione sul pensiero debole. Tommaso d'Aquino



Quando due geni si incontrano, anche se a distanza di secoli, non può che nascere un’opera sublime.

Oggi è la festa di S. Tommaso d’Aquino (1225-1274), uno dei giganti del pensiero umano, di fronte al quale gli insignificanti nanerottoli moderni del pensiero debole o nullo fanno la figura della volpe con l’uva: non potendo raggiungerlo, cercano di sminuirne il valore. Con risultati ridicoli.

Tommaso è di una limpidezza razionale che affascina chiunque voglia seriamente cercare la verità, solo la verità, nient’altro che la verità. Se uno invece cerca la propria vanagloria, allora non troverà che il vuoto esistenziale.

Nobile e ricco, Tommaso dei Conti d'Aquino poteva avere tutto dalla vita, ma preferì lasciare ogni cosa per cercare ciò che unicamente ha valore: il vero e il bene, i quali - secondo una sua celebre affermazione - “convertuntur”, convergono, si identificano.

L’altro genio è Gioachino Rossini (1792-1868). Di tutt’altro genere. Godereccio, “viveur”, amante della vita comoda; ma con il grande dono dell’arte musicale.

Dopo aver composto immortali capolavori di opere liriche, in età più avanzata, abbandonato tutto il resto, si dedicò a musiche sacre. “Peccati di vecchiaia” diceva lui, con il suo ben noto umorismo; in realtà sapeva che si trattava di autentici capolavori, ed espressione della sua fede in Dio misericordioso: "Signore, ero nato per l'opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un poco di cuore, tutto qua. Sii dunque benedetto e concedimi il Paradiso".

La sua “Petite Messe Solennelle” (1863) ne è l’esempio più  straordinario. Ne ho parlato più volte nel blog.

In questa Piccola Messa Solenne (ma di piccolo c’è solo il titolo!) c’è il canto “O Salutaris Hostia”, come momento di riflessione dopo la Consacrazione. Il canto è per soprano solista.

Le parole sono di un brano di un inno eucaristico di S. Tommaso, del 1264.

Ma già qualche anno prima, nel 1857, Rossini aveva composto sul medesimo testo un magnifico mottetto in polifonia a cappella, a quattro voci miste.

Egli ha saputo cogliere perfettamente lo spirito di questa preghiera, che è adorazione a Cristo presente nell’Eucarestia, e al tempo stesso accorata invocazione per ottenere, con il Pane di vita, la forza contro le potenze del male.

Molto efficace l’esecuzione del Coro Giovanile  belga “Cantilena”, diretto da Luc Anthonis.

Si noti come sono sottolineate, anche con i gesti, le parole “bella premunt hostilia” (le guerre nemiche ci opprimono), e per contrasto, “da robur, fer auxilium” (dà forza, soccorrici!).


O salutaris Hostia, quae caeli pandis ostium,
bella premunt hostilia; da robur, fer auxilium.

O Ostia di salvezza, che apri la porta del cielo,
le forze del male ci opprimono; dacci forza, portaci aiuto!

domenica 1 gennaio 2012

Si apre l’anno nuovo. Un’Ouverture di Rossini, prego!

 

All’apertura di un'opera c’è (quasi) sempre l’ouverture, una sinfonia che preannuncia i temi che saranno svolti nell’azione teatrale.

Propongo un’ouverture di Gioacchino Rossini (1792-1868), perché la musica del genio pesarese, vivace e travolgente, è sempre di buon auspicio.  Anche i momenti più bui e negativi vengono superati o con gioiosa amabilità o con frizzante ironia o con la forza inarrestabile di un “crescendo”.

L’Italia ha bisogno oggi di una carica che superi positivamente ogni ostacolo, travolgendolo con la sua azione creativa e vitale, come la musica di Rossini insegna.

L’Ouverture non può essere che quella della “Cenerentola” (1817), in cui si descrive il riscatto sociale ed economico della ragazza disprezzata che diventa principessa, nei confronti delle due sorellastre (ma che lei chiama sempre “sorelle”), che l’avrebbero voluta serva di casa.

Non vorrei fare troppi paragoni con la situazione attuale, ma alcuni si impongono da sé.

L’Italia è oggi un po’ Cenerentola, rispetto alle due nazioni “sorelle” che si credono le signore d’Europa. E don Magnifico, il padre delle due e patrigno dell’altra, ha occhi solo per le figlie, mettendo a loro disposizione tutti i beni che Cenerentola aveva ereditato (senza saperlo) dal ricco padre defunto.

Ma alla fine saranno proprio le virtù e la  bellezza di Cenerentola a conquistare il cuore del principe don Ramiro, che la porterà all’altare. Cenerentola perdonerà alle due sorellastre le loro malefatte, così come al patrigno, ben lieto però di avere una figlia nei ranghi della nobiltà danarosa; ed anche le sorelle, benché obtorto collo, dovranno riconoscere che l’ex serva di casa si era meritata il posto di onore che la storia le aveva alla fine assegnato.

Non credo sia necessario spiegare a chi penso, quando dico “due sorelle” in Europa; e non credo sia difficile  vedere nell’Europa stessa l’atteggiamento del padre-patrigno don Magnifico.

Ma l’Italia di Rossini farà come Cenerentola. E alla fine andrà lei sposa con l’Euro, finalmente, superando ogni spread e lasciando di stucco la Merkel e Sarkozy (o se vogliamo Madame Carlà).

Ma forse anche questa è una fiaba.

Per intanto ascoltiamoci la magnifica Ouverture della Cenerentola di Rossini, diretta da Arturo Toscanini, con la NBC Simphony Orchestra (1945!) 

Buon 2012 a tutti! Anche alle sorelle d'Europa, ovviamente.

giovedì 15 settembre 2011

Mater dolorosa



Tra i “peccati di vecchiaia” (così diceva scherzosamente), Gioachino Rossini ci ha lasciato la "Petite Messe Solennelle", che tutto è fuorché “petite”. È una grandissima opera d’arte, soprattutto geniale, che più volte abbiamo postato in alcune sue parti.

L’altro “peccato di vecchiaia” è un omaggio di amore alla Madonna, un solenne “Stabat Mater” (1842).

Forse qui il genio di Pesaro si lascia prendere un po’ la mano da quella musica d’opera che aveva ormai abbandonato da anni e che gli aveva permesso di scrivere capolavori immortali. Un po’ di teatralità non manca in questa composizione.

Ma ci sono anche autentiche perle di bellezza, che fanno passare in secondo piano ogni altra considerazione.

Oggi, 15 settembre, si ricorda la Mater Dolorosa, Maria ai piedi della croce, da dove pendeva il Figlio. Lo Stabat Mater è la sequenza liturgica di questa giornata.


Dallo Stabat Mater di Rossini, di cui ho già parlato e presentato un  celebre brano (http://semperamicus.blogspot.com/2009/09/laddolorata-stabat-mater-rossini.html), propongo questa volta l’ultima strofa:

“Quando corpus morietur, 
fac ut animae donetur
paradisi gloria”

(Quando il corpo morirà, fa’ che all’anima sia data la gloria del Paradiso).

Anzitutto Rossini in questa strofa sceglie di usare solo le voci, senza accompagnamento di strumenti; pura polifonia a cappella, come Palestrina o Ludovico da Victoria. E non è un fatto da poco, nell’epoca del melodramma!

Non posso interpretare le sue intenzioni, ma mi piace pensare che abbia scelto le nude voci per esprimere anche nella struttura compositiva la realtà della morte: lo spogliamento da ogni orpello.

Il primo versetto (“quando corpus morietur”) è una mesta melodia discendente, intonata dai baritoni e seguita dalle altre sezioni, fino ai soprani.

Alle parole “paradisi gloria” sono i soprani invece che, con un improvviso e stupendo slancio vocale verso l’alto, trascinano poi tutti gli altri cantori verso le vette del “paradiso”.

Il resto del brano vive nel contrasto tra morte e vita eterna; ma ormai lo squarcio verso il cielo è avvenuto, e il brano è un commosso atto di fede nella risurrezione.

Qui Rossini ha raggiunto davvero la perfezione. Non solo musicale.

martedì 26 luglio 2011

Con S. Anna, S. Gioacchino, eh!



Dopo aver ricordato S. Anna, la mamma della Madonna, non si può lasciar passare il 26 luglio senza far riferimento anche al papà della Beata Vergine Maria, e cioè S. Gioacchino.

Solo così la festa è completa.

Gli onori a S. Gioacchino li facciamo fare a colui che a questo nome ha fatto grande onore con la sua arte: Gioacchino Rossini (1792-1868).
Il genio di Pesaro non sarà stato uno stinco santo, ma con la sua musica ci ha fatto gustare un po’ di paradiso.

Si deve anche dire, per amor del vero, che quando Rossini smise di scrivere le sue opere, nel 1829, ruppe poi il lungo “silenzio musicale” soprattutto per onorare la sua fede cattolica, con un grande Stabat Mater e soprattutto con la Petite Messe Solennelle (1863).

Una Messa che egli definiva “un peccato di vecchiaia”, che voleva fosse cantata solo da 12 persone, come gli apostoli, e per la quale sperava di ottenere clemenza da Dio per i peccati di giovinezza.

Come si fa a non concedere un posto nel coro dei santi a uno che ha composto un simile capolavoro?

Ho scelto il versetto finale del Gloria, “Cum Sancto Spiritu”, trattato in forma di fuga (le varie sezioni del coro si rincorrono nel proporre il vivace tema musicale), perché Gioacchino dimostra di possedere quello spirito divino che solo può ispirare musiche così sublimi.

L’accompagnamento della Petite Messe è il pianoforte e un harmonium a pedali.
Il massimo del risultato, col minimo degli strumenti. E a prima vista, così discordanti (il profano e il sacro insieme!)

Genio.

Nel video che postiamo, l'esecuzione lascia molto a desiderare.
Ma ho voluto scegliere questa per dimostrare che, comunque si canti, la musica di Gioacchino Rossini lascia sempre ammirati per la freschezza inventiva, oltre che per la sublime bellezza.

Comunque bella!


Cum Sancto Spiritu,
in gloria Dei Patris. Amen.


Con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre. Amen.


domenica 26 giugno 2011

Corpus Domini, una festa radiosa



La festa del Corpus Domini richiama la nostra attenzione sul mistero centrale della fede cattolica: Cristo è realmente presente nel sacramento dell’Eucarestia e si dona ai fedeli in cibo di vita eterna.

“Pane del cielo”, si definisce Gesù stesso nel discorso a Cafarnao (Gv 6, 51); “medicina d’immortalità”, commentano i Padri della Chiesa; “ostia di salvezza”, scrive S. Tommaso d’Aquino.

Una festa radiosa, nella quale viene affermato con forza e dolcezza che la vita di Cristo risorto entra nella vita mortale dell’uomo per divinizzarlo: “Chi mangia questo pane, vivrà in eterno” (Gv 6, 58).

È Cristo vivo e vero che si fa nutrimento dell’uomo, “non confractus, non divisus, integer accipitur”, come mirabilmente si esprime S. Tommaso nel “Lauda Sion”. Viene ricevuto Cristo “non spezzato, non diviso, nella sua integrità”; e in forma sacramentale, cioè nelle apparenze del pane e del vino.

Ma è Cristo Risorto.

Innumerevoli sono le preghiere eucaristiche, e ancora di più i compositori che le hanno messe in musica. 
Senza parlare di altri generi d’arte.

In questa festa mi piace ricordare una bellissima composizione di Gioachino Rossini (1792-1868).
Il genio pesarese del melodramma è noto piuttosto per la sua vita da buon “viveur”, che per le pratiche religiose.

Sta di fatto che, dopo il suo forsennato ventennio in cui sfornò una quarantina di opere, in gran parte capolavori immortali a tutti noti, dopo il “Guglielmo Tell” del 1829 smise improvvisamente di comporre.

Questo “silenzio musicale” , che durò fino alla morte, fu interrotto solo da alcune composizioni, soprattutto di carattere religioso: lo “Stabat Mater” (1841) e soprattutto la stupenda, incredibile, geniale “Petite Messe Solennelle” (1863), una Messa che di piccolo ha solo l’aggettivo del titolo, poiché si tratta di un capolavoro assoluto.

Ma Rossini fece onore alla sua fede cattolica con altre brevi composizioni, come quella che oggi postiamo, dedicata all'Eucarestia: “O Salutaris Hostia”, del 1857.

Il Maestro ritorna alle origini della musica con questo mottetto in polifonia a cappella, a quattro voci miste, dimostrando anche qui il suo genio e la sua grande sensibilità.

Le parole sono la prima strofa del celebre inno di S. Tommaso d'Aquino (1264). Rossini ha musicato solo la prima strofa (la seconda è una dossologia trinitaria)  probabilmente perché ha voluto mettere in risalto gli aspetti più chiaroscurali del testo sacro.

"Ostia di salvezza, che apri la porta del cielo, le forze ostili premono, dacci forza, aiutaci!"

Così notiamo che la prima parte del brano è dolce e suadente; poi diviene quasi drammatico (il coro che esegue, sottolinea le parole “bella premunt hostilia” addirittura con la gestualità).

Nella ripetizione della strofa, l’andamento è similare, ma non uguale. Dopo il suadente inizio e un  accentuato tocco drammatico, l’andamento da omofonico diventa contrappuntistico, con movimenti delle parti che danno vivacità al canto e mettono in risalto la incalzante richiesta di forza (“da robur”) e di aiuto per vincere la battaglia contro il male.
Si ritorna poi ad un movimento corale, in cui la richiesta di forza e di aiuto si fa accorata, fino a spegnersi nell’ultimo accordo.

Ottima la prestazione del Coro giovanile “Cantilene” di Ekeren (Anversa). Finalmente un buon coro! Auspicabile il potenziamento della sezione maschile.

Comunque bravi!


O salutaris Hostia, quae caeli pandis ostium;
bella premunt hostilia, da robur, fer auxilium!

Ostia di salvezza, che apri la porta del cielo;
le forzi ostili premono, dona forza, aiutaci!


sabato 1 gennaio 2011

Si apre il 2011. Un’Ouverture, prego!



Si è aperto, allo scoccare della mezzanotte, il nuovo anno 2011.

E noi lo accogliamo con una musica festosa, perché sia di buon augurio.

Una grande musica, ovviamente, una musica firmata, d’autore: Gioachino Rossini (1792-1868).

Trattandosi dell’apertura dell’anno, è d’obbligo un’ Ouverture. Quella del Guglielmo Tell (1829) mi sembra la più appropriata.

Guglielmo Tell è il campione della libertà della sua nazione, la Svizzera, che egli riuscì a sottrarre al potere dell’Austria.

Può in certo modo simboleggiare anche l’Italia, che 150 anni fa è riuscita a realizzare il sogno unitario dei suoi patrioti.

Il brano che posto è l’ultima parte dell’Ouverture, la celebre Fanfara, che inizia con squilli di tromba e termina con un "crescendo rossiniano”, appunto.

Un po’ di carica, a questa Italia centocinquantenne, non le farà male… Un anno che inizia gracilino: 1. 1. 11.

Buon Anno!

venerdì 27 novembre 2009

Tarantella napoletana, sì, ma di Rossini



La vicenda artistica di Gioachino Rossini (1792-1868) è ben nota.

Dopo un breve ed intensissimo periodo creativo, nel quale musicò decine di opere liriche, dalle farse alle commedie, dalle tragedie alle opere serie e semiserie, sfornando capolavori assoluti come Il Barbiere di Siviglia, La gazza ladra, Mosè, Guglielmo Tell, per citarne solo alcuni, improvvisamente, dopo il Guglielmo Tell nel 1829, il genio pesarese depose penna e carta pentagrammata e smise di comporre.

Una ventina di anni di attività forsennata, con una quarantina di opere, talvolta anche 4 o 5 all'anno.
Poi, il silenzio, e la sua ipocondria, ravvivata un po’ dalla buona cucina.

Ma gli affetti delle persone care (in particolare la sagace moglie Olympe Pelissier) lo portarono talvolta a rompere questo “silenzio musicale”, con quelli che lui chiamò con umorismo “peccati di vecchiaia”.

Ma furono dei capolavori, soprattutto religiosi: lo Stabat Mater (1841) e in particolare la Petite Messe Solennelle (1863), per coro, armonium e doppio pianoforte, una delle cose più belle di musica sacra mai scritte.

Tra i “péchés de vieillesse” si devono ricordare anche le “Soirées Musicales” (1835), dodici canzoni per voce e pianoforte, di vario carattere, dall'aulico al popolaresco, dal sentimentale al drammatico.

Tra queste Serate Musicali brilla per vivacità e inventiva la celeberrima tarantella napoletana, intitolata “La Danza”.

Un gran bel sentire, questo "frizzante" Pavarotti del video che propongo.

E pure un bel vedere. Perché la lirica è anche interpretazione scenica.

E big Luciano è stato un autentico mattatore anche nel calcare le scene.



La Danza, tarantella napoletana

Già la luna in mezzo al mare,
mamma mia,si salterà;
l'ora è bella per danzare,
chi è in amor non mancherà.
Già la luna in mezzo al mare,
mamma mia,si salterà;
l'ora è bella per danzare,
chi è in amor non mancherà.
Già la luna in mezzo al mare,
mamma mia si salterà.
Presto in danza a tondo a tondo,
donne mie, venite qua;
un garzon bello e giocondo
a ciascuna toccherà.
Finché in ciel brilla una stella
e la luna splenderà,
il più bel con la più bella
tutta notte danzerà.
Mamma mia, mamma mia,
già la luna è in mezzo al mare,
mamma mia, mamma mia,
mamma mia,si salterà,
frinche, frinche, frinche, frinche frinche,
mamma mia, mamma mia,
mamma mia, si salterà,
la la la ra la ra .....
Salta, salta, gira, gira,
ogni coppia in cerchio va;
già s'avanza,
si ritira e all'assalto tornerà:
Salta, salta, gira, gira,
ogni coppia in cerchio va;
già s'avanza,
si ritira e all'assalto tornerà.
Serra, serra colla bionda,
colla bruna va qua e là,
colla rossa va a seconda,
colla smorta fermo sta.
Viva il ballo a tondo a tondo,
sono un re, sono un pascià;
è il più bel piacer del mondo,
la più cara voluttà.
Mamma mia, mamma mia,
Già la luna in mezzo al mare,
mamma mia,mamma mia,
mamma mia, si salterà;
frinche, frinche, frinche,
frinche, frinche, frinche,
mamma mia si salterà,
frinche, frinche, frinche,
frinche, frinche, frinche,
mamma mia si salterà,
la la la ra la ra .....

martedì 15 settembre 2009

L'Addolorata. Stabat Mater (Rossini)



Oggi la Chiesa ricorda la Madonna Addolorata, ai piedi della Croce.

Jacopone da Todi agli inizi della nostra letteratura (XIII secolo) ha scritto la bellissima sequenza “Stabat Mater”, che ricorda con parole commosse il dramma del Calvario, visto con gli occhi della Madre.

La sequenza divenne subito uno dei canti gregoriani più conosciuti; una melodia semplice e popolare.

Ma in seguito non c’è stato musicista che non si sia voluto confrontare con il canto di Jacopone, dalla polifonia di Palestrina, alla musica barocca di Vivaldi, a quella preromantica e romantica di Haydn e Verdi, fino ad autori contemporanei come Kodàly e Arvo Pärt. E tutti con risultati eccellenti.

Il più bello di tutti rimane pur sempre quello di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), composto a 26 anni, con le ultime note scritte sul letto di morte: “Quando corpus morietur, fac ut animae donetur Paradisi gloria. Amen”.

Questo Stabat Mater, come quello di Kodàly, l’ho già segnalato.

Questa volta voglio ricordare lo Stabat Mater di Giovacchino Rossini.

Il genio pesarese interruppe il suo silenzio artistico, dopo la composizione del Guglielmo Tell nel 1829, proprio per cantare le lodi di Maria, Madre di Gesù. E lo fece con questo grande Stabat Mater, pubblicato nel 1841 ed eseguito l’anno successivo.

Siamo lontani dallo spirito del gregoriano, fatto di compostezza e pathos interiore. Qui siamo nella musica lirica, nella teatralità, nel “bel canto” italiano.

Eppure, anche in questo spirito, distante dalla musica liturgica, vibra un sincero sentimento religioso. Rossini vuol esprimere il suo riavvicinamento alla fede con la sua geniale inventiva, con le sue affascinanti atmosfere musicali, con la freschezza dell’ispirazione.

Riporto l’aria del tenore “Cuius animam gementem, contristatam et dolentem pertransivit gladius” (una spada penetrò la sua anima gemente, contristata e dolente).

Si tratta di uno dei brani più noti di questo Stabat Mater, cavallo di battaglia di ogni tenore che si rispetti. Rossini ha voluto esprimere, nelle battute finali, l’idea della spada che penetra nel cuore della Madre, con l'acuto di un re bemolle sopra il rigo.

Non è da tutti arrivare oltre il do con la voce vibrante.

La voce è quella del grande tenore peruviano Juan Diego Florez.

venerdì 11 settembre 2009

Mike e Rossini. Agli inizi della TV (seconda parte)




Mike Bongiorno è stato l'autentico iniziatore della TV italiana.

Ma anche Giovacchino Rossini (1792-1868) è legato in qualche modo alla nascita della nostra televisione.

Molti ricorderanno che i programmi dell’unico canale televisivo si aprivano proprio con un bellissimo brano rossiniano, la parte finale del Guglielmo Tell.

http://www.youtube.com/watch?v=9LTrArDVISw

E allora, in attesa dei funerali di Stato di domani nel Duomo di Milano, noi vogliamo onorare Mike con la Petite Messe Solennelle di Rossini.

È un capolavoro assoluto, scritto nel 1863, che interruppe con lo Stabat Mater (1841) il lunghissimo silenzio artistico del genio pesarese, che durava dal 1829, dopo la composizione del Guglielmo Tell.

Lui, non troppo propenso alle cose religiose, scrisse in tarda età questi due capolavori di musica sacra. Come battuta diceva che erano “peccati di vecchiaia”; ma confidava che questa Messa gli avrebbe aperto le porte del Paradiso.

E non può essere che così. L’ascolto di questa musica apre il cuore alla gioia celeste.

Rossini la scrisse per un organico ridotto ai minimi termini (ecco perché “petite”): solo 12 coristi, “come gli Apostoli”, con un accompagnamento di due pianoforti (che raddoppiano) e un harmonium.
Un abbinamento "improponibile", se non da una mente originale come la sua; in pratica uno strumento da salotto e uno da chiesa, il parente povero dell’organo.

Il risultato è una grande Messa Solenne, altro che “petite”!… che fa vibrare tutte le corde dell’animo umano nel suo anelito verso Dio.

Esiste anche la versione per orchestra, che Rossini successivamente fu costretto a scrivere per far contenti gli amici.

Ma in essa si perde gran parte della eccezionalità di questa Messa stupenda.

Della versione originaria presentiamo una parte del Gloria, per tenore solista:

"Domine Deus, Rex caelestis, Deus Pater Omnipotens. Domine Fili Unigenite, Iesu Christe. Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris".

Una vibrante e accorata invocazione a Dio Padre e al Figlio Gesù Cristo.

giovedì 10 settembre 2009

Mike e Rossini. Gli inizi della TV



La morte di Mike Bongiorno, autentico iniziatore della TV italiana, va degnamente celebrata.

Sabato si svolgeranno i solenni funerali di Stato, nel Duomo di Milano.

Noi dedichiamo al grande Mike non una Messa di Requiem, ma la Petite Messe Solennelle di Giovacchino Rossini (1792-1868).

Anche Rossini è legato in qualche modo alla nascita della nostra TV.

Molti ricorderanno che i programmi dell’unico canale televisivo si aprivano proprio con un bellissimo brano rossiniano, la parte finale del Guglielmo Tell.

http://www.youtube.com/watch?v=9LTrArDVISw

Pochi forse conosceranno la Petite Messe Solennelle. È un capolavoro assoluto, scritto nel 1863, che interruppe con lo Stabat Mater (1841) il lunghissimo silenzio artistico del genio pesarese, che durava dal 1829, dopo la composizione del Guglielmo Tell.

Lui, non troppo propenso alle cose religiose, scrisse in tarda età questi due capolavori di musica sacra. Come battuta diceva che erano “peccati di vecchiaia”; ma confidava che questa Messa gli avrebbe aperto le porte del Paradiso.

E non può essere che così. L’ascolto di questa musica apre il cuore alla gioia celeste.

Rossini la scrisse per un organico ridotto ai minimi termini (ecco perché “petite”): solo 12 coristi, “come gli Apostoli”, con un accompagnamento di due pianoforti (che raddoppiano) e un harmonium (col mantice a pedali).
Un abbinamento "improponibile", se non da una mente originale come la sua; in pratica uno strumento da salotto e uno da chiesa, il parente povero dell’organo.

Il risultato è una grandiosa Messa Solenne, altro che “petite”!… che fa vibrare tutte le corde dell’animo umano nel suo anelito verso Dio.

Purtroppo la qualità del video non è delle migliori; ma si potrà notare come l'impensabile accoppiamento dei due strumenti, uno battente e l’altro dalla sonorità continua, sostituisca in modo originale un’intera orchestra e doni alla composizione una freschezza giovanile.

Esiste anche la versione per orchestra, che Rossini successivamente fu costretto a scrivere per far contenti gli amici.

Ma in essa si perde gran parte della eccezionalità di questa Messa stupenda.

Della versione originaria presentiamo l’inizio: Kyrie eleison, Signore, pietà!

È un invito ad ascoltarla tutta.

Un vero godimento per lo spirito.

venerdì 24 aprile 2009

Musica per la festa della Liberazione



Per la festa della Liberazione occore una musica gioiosa e che ci ricordi la bellezza della libertà.

Ho scelto l’Ouverture dell’opera Guglielmo Tell, di Gioacchino Rossini (1828).

Un brano esaltante, quasi dionisiaco, che celebra un eroe che ha combattuto la tirannide, scritto da un musicista noto per le sue idee libertarie.

Mi pare dunque una musica appropriata.

Buon ascolto!