Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
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Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
La sconfitta della Spagna da parte della Russia ai Campionati del mondo negli ottavi è un'altra grande sorpresa di questi mondiali 2018.
Sono già cadute molte delle "grandi": la Germania, campione del mondo in carica, l'Argentina, il Portogallo e ieri sera la Spagna con i padroni di casa. L'Italia di Ventura era caduta ancor prima di arrivare in Russia.
Sorprende non poco la sconfitta della Spagna, che era forse la favorita, per i suoi grandi campioni ancora in forze (Iniesta, Isco, Sergio Ramos, Piqué, ecc.), ma soprattutto per il suo gioco inarrivabile, quel Tiki-taka che non lascia spazio agli avversari.
Questa volta il Tiki-taka è stato un lunghissimo Tic-toc improduttivo (120 minuti), deciso ai calci di rigore, con il portiere russo Akinfeev, famoso per le papere e le farfalle, ma ieri sera autentica saracinesca ai rigori: ne ha parati due ai (finora) infallibili cecchini spagnoli, e subito eletto eroe nazionale di tutte le Russie.
Mi pare perciò logico dedicare un brano di musica alla straordinaria impresa russa: la "Danza Spagnola", tratta dal "Lago dei Cigni". La Danza è come il Tiki-taka della squadra del povero Hierro, ma l'autore è Tchaikovskij, come ben noto.
Gli spagnoli danzano, ma chi li fa ballare è il grande musicista russo.
Solo un mondo che aspira alla bellezza suprema può produrre
una musica di una bellezza suprema.
Il Lago dei Cigni (1877) di Pyotr Tchaikovskij è un esempio di
questa bellezza suprema.
Trattandosi di un balletto, e per di più con il riferimento
ai cigni, si potrebbe pensare a prima
vista a qualcosa di leggiadro, di incantevole, e di leggero.
In realtà si tratta di una suite molto più densa; è l'eterna lotta tra il bene e il male,
tra l’amore e l’odio, tra la purezza di cuore e la malizia diabolica.
Ma alla fine il male sarà vinto dall’amore totale di
Siegfried per Odette, e i cigni del lago torneranno ad essere le bellissime
fanciulle che un incantesimo del malvagio Rothbart teneva imprigionate.
Il cosiddetto “tema del Fato”, con la sua fascinosa melodia in Si minore, attraversa come un vero leitmotiv tutta l'opera; ma nella scena
finale si trasforma, modulandosi, in un luminoso Si maggiore.
Il fato è vinto. La bellezza e l’amore hanno ancora una
volta trionfato.
È noto che il finale del balletto ha avuto numerose varianti.
Quella offerta nel video è un vero e proprio "happy end". In realtà le altre
varianti parlano della morte dei due innamorati.
Ma si tratta sempre di vittoria. Con la morte di Siegfried
infatti viene rotto l’incantesimo di Rothbart.
L’amore dei due giovani trova la sua realizzazione
in una realtà trasfigurata.
Era questo il messaggio che il grande musicista russo voleva donarci.
Solo l'amore, quello vero, salverà il lago del mondo dai suoi tristi incantesimi.
Presentiamo il video della scena finale dell'opera, con il tema del Fato.
Coreografie di Ivanov, Petipa e Gorskij, Balletto dell'Opera di Kiev.Teatro Carlo Felice (Genova). Marzo 2011.
Una delle composizioni più spettacolari e affascinanti della musica classica moderna è certamente l’Ouverture 1812 di Piotr Ili'ic Tchaikovskij, eseguita la prima volta nella Cattedrale di Mosca nel 1882.
Per quanto riguarda la spettacolarità basterà dire che nell’orchestra è prevista anche una batteria di cannoni, sì di cannoni, che sparano -a salve ovviamente!- nonché di campane e di un organo a canne.
Il fascino di questa Ouverture consiste nel fatto che Tchaikovskij riesce in una quindicina di minuti a riassumere musicalmente uno dei fatti più grandiosi e tragici della storia moderna, e cioè l’invasione napoleonica della Russia del 1812 (da cui il titolo), dal trionfale inizio per i francesi, fino alla disastrosa e tragica conclusione.
In pratica, siamo davanti a “Guerra e Pace” di Tolstoj (1865-69) in versione orchestrale.
Anche Tchaikovskij, come Tolstoj, apre la sua composizione con la solenne invocazione a Dio, da parte della Chiesa ortodossa, perché siano sconfitti coloro che hanno osato invadere contro ogni diritto internazionale il sacro e inviolabile suolo della Santa Russia.
L’orchestra infatti inizia con una melodia della tradizione ortodossa, un bellissimo corale.
Alla preghiera della Chiesa segue, introdotto dal suono del corno, un tema più marziale, che diventa una vera e propria marcia militare: è l’esercito russo che va incontro agli invasori.
Il suono della Marsigliese, prima appena accennato, e poi sempre più insistente, fa capire che l’invasione ha successo, fino all’occupazione di Mosca.
Ma improvvisamente le note della Marsigliese vengono coperte da un crescendo di squilli di trombe, che culmina con gli spari dei cannoni dell’esercito di Kutuzov, i quali soffocano e mettono definitivamente a tacere l’inno francese.
La disastrosa ritirata dell’esercito napoleonico è ironicamente descritta con una interminabile ripetizione di una cadenza, alla fine della quale spunta trionfale il canto sacro dell'inizio e l’inno della Russia zarista, tra squilli di trombe, suoni di campane e di organo, grida di popolo in festa e una lunga serie di spari di cannone.
Un brano memorabile.
Si pensi che in una esecuzione in Brasile, al rumore delle cannonate la gente uscì fuori dal teatro pensando a un golpe militare…
Ognuno può gustarlo nella sua integrezza, nell’ottima versione diretta da Mark Elder:
Io preferisco mostrarlo però in una singolare e formidabile interpretazione vocalistica dei Swingle Singers. Devo ringraziare l’amica blogger Annamaria che mi ha fatto ricordare questo straordinario gruppo francese in una interpretazione di una fuga di Bach.
Nell’Ouverture 1812 i Swingle Singers riescono in maniera straordinaria e con surreale ironia a ricostruire vocalmente i punti salienti del brano orchestrale e i vari suoni degli strumenti (anche dei piatti, delle campane e dei cannoni!)
Fortissima la scena della interminabile cadenza, simbolo della ritirata francese, eseguita con forte carica umoristica (con tanto di sguardo agli orologi).
Perfetto il finale, con le cannonate che arrivano da ogni parte...
Forse può sembrare (ed è) irriverente l'ironia del bravissimo gruppo vocale francese nei confronti di questa musica celebrativa di Tchaikovskij (per i francesi Napoleone è come Garibaldi, non si tocca...).
Ma è anche un modo per farci apprezzare l'Ouverture stessa, attraverso una brillantissima interpretazione, che ci stimola irresistibilmente ad ascoltare il concerto originale.
I drammatici fatti di cronaca di questi ultimi giorni ci impongono una seria riflessione.
Stiamo regredendo a grandi passi verso la barbarie.
La vita umana conta sempre di meno e perfino gli affetti familiari vengono profanati.
In stretta interdipendenza con questa realtà sociale, il brutto spesso domina incontrastato nel mondo della cultura e dell’arte.
Non bisogna cedere di fronte a questo “deserto dei tartari”, ma opporre una ferma difesa di tutti quei valori che unicamente permettono la civile convivenza e l’esistenza stessa dell’essere umano.
Bisogna anche indicare a coloro che hanno avuto solo esperienza del culturalmente brutto, ciò che invece vale la pena di conoscere e apprezzare.
Bellissimo è ad esempio il Concerto per Violino e Orchestra, in Re maggiore, op. 35, di Piotr Ilic Tchaikovskj, del 1878.
Bellissimo, con sentimento.