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martedì 1 maggio 2018

1 Maggio: Il lavoro e la dignità umana




Primo Maggio: festa del lavoro.

Il lavoro è ciò che sostenta l’uomo materialmente e lo realizza interiormente. Anche il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha voluto imparare un mestiere: da Figlio di Dio a "figlio di Giuseppe", il falegname.

Ho sempre desiderato insegnare, ho faticato per questo, senza risparmiarmi; ho potuto realizzare il mio desiderio, e ora che guardo da pensionato il lavoro svolto, mi sento abbastanza gratificato.

Oggi magari tutto è più complicato, in ogni settore. E quando il lavoro non realizza le aspettative delle persone, o quando scarseggia o manca addirittura, allora l’uomo entra in crisi e può perdere anche la fiducia in se stesso.

Per questo, all’inizio di questo mese, il più bello di tutti i mesi, “il maggio odoroso” del Leopardi (ricordate?), affido le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti noi all’aiuto materno di Maria, stella del mare: Ave, maris stella.

Il bellissimo testo liturgico latino, magnificamente musicato per quattro voci miste a cappella da Edvard Grieg (per il quale ho una particolare predilezione) e qui adattato per quattro voci femminili, è un’invocazione alla Madre di Dio, affinché allontani da noi ogni male e ottenga per noi ogni bene:
Mala nostra pelle, bona cuncta posce.

Maggio è il mese mariano per eccellenza.
Uniamo mentalmente la nostra voce con quelle delle 7 coriste lettoni per invocare la protezione e l’aiuto della Madre del cielo. 

Buon mese di maggio!


giovedì 8 marzo 2018

Nella festa della donna, un canto di amore





Uno dei miei autori preferiti da giovane studente è stato Henrik Ibsen (1828-1906).

Leggevo i suoi drammi nell’edizione economica della BUR (ancora li conservo…). Mi affascinava la novità dei temi trattati, lontani dai nostri schemi abituali.

Mi colpivano in modo particolare le figure femminili, quasi sempre protagoniste, in lotta con gli stereotipi tradizionali, e quasi mai con lieto fine.
Donne che non accettano finzioni o che cercano l’amore autentico, come Nora, in Casa di Bambola, o Ellida, La donna del mare, o Rebecca in Rosmersholm; e Solvejg, disposta ad attendere fino all’ultimo l’amato Peer Gynt nel suo irrequieto e sognante vagabondare; un amore che lo redimerà.

Quando  poi ebbi modo, qualche anno dopo, di scoprire le straordinarie musiche di scena del Peer Gynt ad opera di Edvard Grieg (1876), allora il mio giovanile amore per il drammaturgo norvegese si sposò con l’ammirazione per il sommo musicista suo connazionale.

Il Canto di Solvejg è, tra le musiche di scena del Peer Gynt, il vertice della perfezione. È il canto di una donna innamorata, che non si lascia scoraggiare da una interminabile attesa, sicura che alla fine il suo profondo amore vincerà ogni ostacolo.

Perfetta la performance del soprano russo Anna Netrebko.

Un canto e un augurio nella Festa della donna.



SOLVEJG

Può calare l'inverno e passare la primavera, 
anche l'estate può svanire e l'anno morire; 
ma un giorno tornerai, io lo so per certo. 
E io ti aspetterò, perché te l'ho promesso. 
Dio possa guidare i tuoi passi, se ancora cammini sulla terra.
Egli ti dia la pace, se sei lassù nel suo regno. 
lo qui ti aspetto, finché tu sarai davanti a me. 
Ma se tu aspetti in cielo, alla fine là ci incontreremo.


mercoledì 23 marzo 2016

Per le vittime di Bruxelles




I due tragici attentati di Bruxelles di ieri da parte dei terroristi islamici hanno fatto 31 morti e oltre 200 feriti.

È stata colpita al cuore la capitale europea, il simbolo di quell’unione politica e di quella integrazione sociale che appaiono sempre più utopistiche.

Di fronte a un delitto così orrendo non c’è da fare tanti discorsi. Solo due riflessioni.           

1. Niente può giustificare simili attentati.

Gira e rigira, la causa principale è il fanatismo islamico. L’islam è una religione (se così si può chiamare) che ha in sé il germe ineliminabile dell’intolleranza. È scritto nel corano: gli infedeli vanno o convertiti o eliminati o sottomessi (schiavitù, tassazione, ecc.).
Anche l’islam “moderato”, quello che cerca di smussare i passi più indigesti del libro, ha una visione intollerante perfino nei confronti dei propri fedeli. La donna è proprietà dell’uomo, la libertà di pensiero e di conversione è punita con la morte, così come la blasfemia, e via dicendo. 
                         
 2. È possibile un’integrazione di questa visione della vita con il mondo dei diritti civili?

I fatti indicano una risposta negativa. E non parlo solo degli orrendi attentati, ma anche delle numerose enclaves islamiche ormai esistenti nelle città europee, dove vige la legge coranica e non quella dello stato che li accoglie.
Sarà possibile l’integrazione quando il corano verrà letto solo nelle parti più propriamente “religiose” (monoteismo, fede in Dio e nella giustizia eterna, spirito di carità verso i poveri), e il resto considerato residuo storico di una società arcaica.

Ma forse è proprio questo ciò che temono i fanatici del terrore e i loro occulti ma potenti sostenitori (Arabia Saudita, Qatar e altri stati islamici). Una perdita di potere sulle masse sottomesse.

Mi auguro che il sangue innocente dei veri martiri di questi attentati faccia capire che il terrorismo non paga, perché suscita sdegno e disprezzo per gli islamici, anche in chi crede nell'integrazione.

E l’islam, se vuol sopravvivere, compri un orologio e torni al futuro.


Per le vittime degli attentati di Bruxelles, e per le vittime della sciagura stradale di Tarragona, l'accorata musica della Morte di Aase, dal Peer Gynt (1867) di Edvard Grieg.

venerdì 3 febbraio 2012

Non ami l'inverno? Ascolta il canto di Solveig!



 
Mi sembra di essere in un paese scandinavo, circondato come sono da un paesaggio completamente innevato.

Un gelido vento dal Casentino (o forse direttamente dalla Scandinavia) porta in città folate di nevischio, mentre un cielo cinerino promette altre abbondanti precipitazioni di stelline a sei punte.

Non amo l’inverno. Il freddo mi congela le idee, mi rattrappisce i muscoli e mi limita la libertà nei movimenti. Preferisco il caldo afoso dell’estate.


Così, quando mi trovo prigioniero in casa, potrà sembrare strano, mi piace guardare paesaggi innevati, pensare alla sterminata distesa di ghiaccio della Siberia o andare alla ricerca dell’ultima Tule.

Forse sarà la sindrome di Stoccolma...

Proprio per questo, sento il bisogno di riascoltare quella che per me è la musica più bella: il Canto di Solveig, dal Peer Gynt di Ibsen; ma senza le parole, solo la musica di Grieg. Che non era di Stoccolma, ma di Oslo.

Ma sempre in Scandinavia siamo.

Ah, il Canto di Solveig! Dopo, posso anche affrontare una tormenta di neve...


venerdì 22 luglio 2011

Nella civile Norvegia la barbarie islamista



L’attentato islamista odierno contro la Norvegia mi ha profondamente indignato e turbato.

Ancora una volta si deve fare la tragica conta delle vittime: alcune decine di morti e di feriti, a Oslo e nell’isola di Utoya; una carneficina, che ci fa tornare in mente crimini analoghi a Londra (nel 2005) e a Madrid (nel 2004), fino a quello orrendo dell’11 settembre 2001 negli USA.

Ma c’è un motivo particolare per cui oggi mi sento oltremodo turbato.

Quando penso alla Norvegia, oltre alla sua grande storia, penso istintivamente a Henrik Ibsen e a Edvard Grieg, due “amori” che ho coltivato fin dall’età giovanile e che sono gli epigoni moderni di una compiuta cultura.

Non accetto che la barbarie voglia in qualche modo minacciare tale irreversibile conquista.

L’orrore per quanto accaduto può essere espresso in modo adeguato dall’Urlo di Edvard Munch, il celebre dipinto (1893) del grande artista norvegese.

Contro la barbarie c’è solo una risposta: la grandezza dell’arte.

Dal Peer Gynt di Edvard Grieg, tratto dall'omonimo dramma di Ibsen, "La morte di Aase".

Un degno e appassionato tributo alle vittime norvegesi.

giovedì 5 maggio 2011

Grieg: un omaggio musicale alla Madonna



Il mese di maggio è il mese dedicato alla Madonna.

La sensibilità popolare ha voluto associare i colori e lo splendore del “maggio odoroso” alla luminosa bellezza della Madre di Dio.

“De Maria numquam satis”, dice S. Bernardo; di Maria non si dirà mai abbastanza.

Moltissime infatti sono le preghiere e le forme di pietà popolare che la onorano. E non meno numerose le opere d’arte a lei dedicate.

Una delle preghiere più belle è certamente l’inno Ave Maris Stella, geniale opera poetica di Venanzio Fortunato (VI secolo) o di Paolo Diacono (VIII secolo).  La melodia gregoriana, con cui viene abitualmente cantato questo inno, è il suo degno coronamento.

Musicisti di ogni epoca ne hanno data la loro interpretazione, fino ai nostri tempi.

Mi piace presentare quella del più grande musicista norvegese, Edvard Grieg (1843-1907), per più motivi.

Grieg è un autore che amo particolarmente. Le sue musiche, ispirate al Peer Gynt di Ibsen, sono affascinanti. Il Canto di Solveig è la clip audio del mio profilo di blogger.

L'inno "Ave maris stella", pubblicato nel 1899, è in polifonia a cappella, e la polifonia è il genere musicale che prediligo.
A parte la bellezza in sé di questo genere musicale, quando uno ha cantato per molti anni in un coro polifonico, un po' di nostalgia rimane...

È un brano perfetto sia dal punto di vista armonico che interpretativo.
Si tratta infatti di una mirabile costruzione a 4-6-8 voci miste (Soprani I-II, Contralti I-II, Tenori I-II, Bassi I-II), che nel suo andamento “Allegretto tranquillo” coglie il significato più profondo dell’inno: un fiducioso affidarsi alla protezione della Madre di Dio.

Devo infine far notare che Edvard Grieg era di confessione luterana.
Confrontandosi con questo testo della tradizione cattolica, e per di più ottenendo un mirabile risultato, Grieg ha dimostrato la sua grandezza di uomo e di artista.

Un po’ come il luterano J. S. Bach, che ha composto la più bella Messa cattolica, quella in Si minore.


Ottima la prestazione del coro belga "Dulcisona".


Ave maris stella

Ave, maris stella, Dei mater alma
atque semper virgo, felix caeli porta.

Solve vincla reis, profer lumen caecis,
mala nostra pelle, bona cuncta posce.

Vitam praesta puram, iter para tutum,
ut videntes Jesum, semper collaetemur.

Sit laus Deo Patri, summo Christo decus,
Spiritui Sancto, tribus honor unus. Amen.


Ave, stella del mare, alma Madre di Dio
e sempre vergine, porta felice del cielo.

Sciogli le catene ai rei, ridona la luce ai ciechi,
allontana i nostri mali, ottienici ogni bene.

Donaci una vita pura, preparaci un cammino sicuro,
affinché, vedendo Gesù, siamo sempre nella gioia.

Sia lode a Dio Padre, gloria al sommo Cristo
e allo Spirito Santo, ai tre un unico onore. Amen.

mercoledì 8 aprile 2009

In memoriam




Voglio onorare gli oltre duecentosettanta morti del terremoto che ha devastato l’Aquila e il suo territorio proponendo l’ascolto del brano La morte di Ase, dal Peer Gynt di Edvard Grieg.

Una commovente marcia funebre eseguita da un’orchestra giovanile. Per ricordare che molte di quelle vittime erano dei giovani.

E per aprire il nostro cuore alla speranza.

mercoledì 10 dicembre 2008

Un anno nel web...




È un anno esatto che sono nel web.

“Io non so ben ridir com’io v’entrai”, direbbe il Poeta. Il fatto è che mi sono addentrato in questa selva virtuale, per me molto oscura, tanto che ancora non riesco bene ad orientarmi…

Voglio solo ringraziare tutti coloro che in qualsiasi modo mi seguono, o con l’approvazione o con il dissenso. Ciò che conta è il rispetto reciproco, pur nella varietà delle opinioni.

“Al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore” (S. Giovanni della Croce).

Il mio unico desiderio è quello di fare un blog nel quale poter trovare sempre qualcosa di bello: un bel quadro, una bella musica, un bel video, magari anche un bel post.

Bello per me non vuol dire superficialità, ma ferma speranza.

Come candela di compleanno presento il Canto di Solveig, dal Peer Gynt di Ibsen, musicato da Grieg, ambedue tra i miei autori preferiti. È anche la clip del mio profilo.

Solveig è il simbolo dell’amore che redime. Peer Gynt è un sognatore e uno spirito libero. Ma alla fine sarà vinto dall’amore di Solveig, che lo ha atteso, non invano.

“Passeranno forse l'inverno e la primavera
passeranno l'uno e l'altra
e la prossima estate e l'anno venturo
e quello successivo
finché tu verrai,
perché una volta verrai,
me lo dice il cuore,
e come t'ho promesso io ti aspetto qui,
come t'ho promesso...”

(Il canto di Solveig)