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venerdì 8 giugno 2012

Emilia: non solo grana padano...




Tutti ci stiamo mobilitando per dare il nostro contributo economico alle popolazioni emiliane colpita dal sisma.
Non bisogna però dimenticare un altro tipo di patrimonio, quello culturale. Non ci può essere vera ripresa economica, senza una ripresa della propria identità storica.
E storia significa arte in ogni suo aspetto, che la terra emiliana nel corso dei secoli ha saputo creare in maniera eccellente.
Modena e Ferrara e i loro territori non producono solo insaccati, lambrusco e grana padano; ma hanno saputo innalzare monumenti di raffinata bellezza, ora purtroppo deturpati o distrutti.
Anch’essi devono risorgere dalle loro macerie, perché la regione Emilia, recuperando il suo glorioso passato, possa guardare con fierezza al proprio futuro.
C’è qualcosa comunque che il terremoto non può distruggere: la musica.
E allora presentiamo un brano del più grande musicista di queste terre oggi  devastate: Girolamo Frescobaldi (1583-1643), di Ferrara.
Formatosi alla corte degli Estensi, dove operarono i  maggiori musicisti dell'epoca, egli non solo divenne il più grande virtuoso di organo e clavicembalo, chiamato a Roma nella Basilica di S. Pietro, ma con le sue innovazioni portò l’organo da strumento di supporto delle voci a quella centralità e tipicità che troverà in Bach il vero e massimo erede.
Ascoltiamo la “Toccata”, rielaborata per organo e violoncello dal cellista e compositore catalano Gaspar Cassadò nel 1925.
In realtà si tratta di un collage di tre Toccate frescobaldiane, genere nel quale il grande musicista ferrarese fu autentico maestro, superato un secolo dopo solo da Bach.
Che l'Emilia si riappropri anche del suo glorioso passato!


mercoledì 6 giugno 2012

Dalla Sicilia con amore



Siamo ancora profondamente scossi dal sisma che ha devastato vaste zone dell’Emilia.
Il terremoto ha fatto 26 vittime, l'ultima ieri, Liviana Latini di Cavezzo, ricoverata nell’ospedale di  Baggiovara di Modena.
Incalcolabili i danni collaterali.
Eppure la vita deve riprendere; e gli emiliani ce la mettono tutta, come è nel loro carattere di gente operosa.

Istituzioni pubbliche e privati cittadini devono far sentire la loro presenza solidale.

È il momento della generosità, che per ora non manca.
Non deve mancare nemmeno in futuro, finché quella terra non torni fiorente come prima.

Il momento più difficile è sempre l’inizio. Poi, superati questi giorni di smarrimento, il cammino si farà più agevole e i primi risultati daranno maggiore coraggio e desiderio di riuscita.
Un po’ come una danza classica chiamata Siciliana, che ha un andamento quasi claudicante, con delle note puntate che sembrano inceppare il ritmo.

In realtà il cammino si snoda irresistibile, con una passione che supera ogni ostacolo e che caratterizza questo genere di musica.

Ascoltiamo perciò la “Sicilienne” (1893) in Sol minore, op. 78, di Gabriel Fauré, come augurio di ripresa per il popolo emiliano.
È scritta originariamente per violoncello e pianoforte, ma è stata trascritta per molti altri strumenti, tra cui il flauto.

Allo strumento solista il celebre Patrick Gallois.



mercoledì 30 maggio 2012

D. Ivan, "un prete in gamba"


Tra le 17 vittime del sisma che ha devastato la terra emiliana c’è anche un sacerdote, D. Ivan Martini, 65 anni da compiere il prossimo 28 giugno, parroco di Rovereto sul Secchia, diocesi di Carpi.
È morto sotto il crollo della sua chiesa, nella scossa delle 9, 07 di ieri, nel tentativo di portare in salvo una statua della Madonna, molto venerata in paese.
Era un sacerdote di animo generoso, un vero pastore. Oltre alla sua piccola comunità di 500 anime, si dedicava ai malati dell’ospedale di Carpi e ai detenuti del carcere di Modena.
“Un prete in gamba” dicono i suoi parrocchiani; e detto da gente emiliana, più che un complimento è un certificato per il Regno di Dio.
D. Ivan era nato a Cremona, ma era di origini aretine; i suoi genitori infatti provenivano dal Casentino, dove lui tornava volentieri, quando poteva. I suoi cari sono sepolti nel cimitero di Salutìo (Rassina).

I parenti desideravano che anch'egli facesse ritorno al suo paese di origine, per l'estrema dimora; ma D. Ivan aveva lasciato detto loro che voleva rimanere nella parrocchia dove avesse prestato servizio, con il popolo a lui affidato.

Un gesto, anche questo, di grande generosità.
In Paradiso ti accompagnino gli Angeli...


En Ti, Señor, reposa todo mi ser. He sido amado por Ti.
Sí, sólo en Ti se alumbra la esperanza. En Ti sólo, Señor.
In Te, Signore, riposa tutto il mio essere. Sono stato amato da Te.
Sì, solo in Te si illumina la speranza. In Te solo, Signore.

(J. Berthier, Canti di Taizé)





Sollèvati, Emilia! Si ridesti il leone...



Il tremento terremoto che ha squassato la generosa terra emiliana, facendo 16 vittime, 350 feriti, migliaia di sfollati e incalcolabili danni economici, non deve piegare il suo popolo fiero e coraggioso.
Non una marcia funebre, ma un inno di battaglia voglio proporre come mio tributo alla ripresa della regione.
Non possiamo che prenderlo dal suo figlio più illustre, il Cigno di Busseto, Giuseppe Verdi.
Dall’ Ernani  il Coro “Si ridesti il Leon di Castiglia”.
La battaglia contro l’oppressore questa volta non si può combattere con la spada; ma occorre il medesimo coraggio di Ernani e della sua gente per ritornare a vivere da uomini liberi, non più schiavi della paura.

“Siamo tutti una sola famiglia/pugnerem colle braccia, co’ petti;
schiavi inulti più a lungo e negletti/non sarem finché vita abbia il cor”.
 “Sorga alfine, radiante di gloria/sorga un giorno a brillar su di noi;
sarà Iberia feconda d’eroi/dal servaggio redenta sarà!”

Invece di Iberia, mettiamoci pure la parola Emilia.
Si ridesti il leon dell’Emilia!




Ernani, Atto III

... un patto, un giuramento.
(Tutti si abbracciano, e nella massima agitazione traendo le spade prorompono nel seguente inno.)
Coro
Si ridesti il Leon di Castiglia
e d'Iberia ogni monte, ogni lito
eco formi al tremendo ruggito,
come un dì contro i Mori oppressor.
Siamo tutti una sola famiglia,
pugnerem colle braccia, co' petti;
schiavi inulti più a lungo e negletti
non sarem finché vita abbia il cor.
Morte colga o n'arrida vittoria,
pugnerem, ed il sangue de' spenti
nuovo ardir ai figliuoli viventi,
forze nuove al pugnare darà.
Sorga alfine radiante di gloria,
sorga un giomo a brillare su noi...
sarà Iberia feconda d'eroi,
dal servaggio redenta sarà.

(F. M. Piave)