Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
Se dici che la verità non esiste, sbagli, perché ne hai già affermata una.
Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
Paolo VI è stato beatificato, ieri, 19 ottobre, da Papa
Francesco.
Si aggiunge alla schiera dei pontefici di eroiche virtù che
hanno attraversato il XX secolo, un secolo drammatico e luminoso al tempo stesso.
Lo stesso Paolo VI lo definisce così nel suo testamento: “Chiudo
gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora
una volta su di essa la divina Bontà. Ancora benedico tutti.”
È stato il Papa che ha portato a termine il Concilio Vaticano
II e ha rinnovato la Chiesa nel profondo.
Anche nella musica liturgica.
Solo per la sua azione rinnovatrice abbiamo potuto ascoltare
la musica del mondo giovanile anche in Chiesa.
Dalla "Messa dei Giovani", di Marcello Giombini (1966), il Padre Nostro, che è stato il primo brano in assoluto che ho ascoltato di quella Messa, in un incontro tra giovani
cattolici.
Domenica prossima, 27 aprile 2014, saranno proclamati santi
Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II.
Due persone che non solo hanno raggiunto la gloria di Dio,
ma hanno profondamente inciso nella storia umana.
Esagero? Non penso.
Giovanni XXIII con il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dato
inizio a un cambiamento epocale, non solo nella vita della Chiesa. Il più
grande Concilio della storia, aperto nel 1962 e concluso da Paolo VI nel 1965,
con circa 2500 vescovi riuniti a Roma in S. Pietro da tutte le parti del mondo,
è stato anche visivamente la prima autentica manifestazione dell’unità del genere
umano in epoca moderna.
Prima di ogni altra “contestazione” degli anni 60 c’è stata
quella della Chiesa, che ha posto le premesse per altri movimenti di
rinnovamento (talvolta frainteso) della società .
Chi ha vissuto, come il sottoscritto, quegli anni mirabili
ha sentito davvero il vento dello Spirito Santo, che “soffia dove vuole e non
sai di dove viene e dove va”. La primavera di un mondo nuovo.
Giovanni Paolo II ha portato quel vento di rinnovamento in ogni
parte del mondo, e lo ha portato con tale forza e spirito evangelico da far
crollare muri di odio e ideologie che sembravano immutabili. In lui l’umanità
ha trovato una guida spirituale e morale, specialmente il mondo dei giovani e dei sofferenti.
In attesa della canonizzazione, ascoltiamo la “Messa
dei Giovani”, la Messa “beat”, uno dei primi segni della novità del Concilio
Vaticano II.
Era il 27 aprile 1966, nell'Aula borrominiana della Chiesa della Vallicella di Roma. Proprio domenica prossima sarà l'anniversario (48 anni fa, sembra ieri).
Chitarre e percussioni in Chiesa: impensabile prima del
Concilio!
Riascoltiamo il “Santo”, ovviamente.
Grandissimo Marcello Giombini, l’autore della musica.
Le
parole, molto suggestive, sono di Giuseppe Scoponi. Una libera traduzione del “Sanctus”.
La mancanza
o la perdita del lavoro è una delle piaghe della società attuale. Guadagnarsi
il pane quotidiano sta diventando sempre più problematico. Lo dimostrano anche i
tragici episodi di cronaca di questo inizio 2012; in tre mesi 23 suicidi per motivi
di carattere economico.
In modo
particolare per i giovani il futuro non si presenta tanto roseo e anche se la spensieratezza
e un po’ d’incoscienza sono le caratteristiche dell’età, le prosaiche ed aride
cifre parlano chiaro: la disoccupazione giovanile è in forte aumento. In Italia
ha superato il 31 per cento: un giovane su tre (tra i 15 e i 25 anni) non trova
occupazione.
La cura da
cavallo per risolvere questa durissima crisi è in atto; speriamo che l’operazione
riesca perfettamente e il paziente non muoia. Ce lo auguriamo, per il bene di
tutti.
È di moda in
questi ultimi anni festeggiare il 1° Maggio con un megaconcerto in Piazza S.
Giovanni a Roma.
La musica è
sempre un segno di speranza.Quindi è la
benvenuta.
Ma io penso
che non basti né la cura da cavallo del governo tecnico Monti, né la musica
pop.
Occorre
tornare ai valori fondamentali del vivere civile, che sono la giustizia, la
solidarietà e l’equità. E con essi, il rispetto della vita, della famiglia, dei
principi morali espressi in modo esemplare nei comandamenti di Dio.
Senza il
riferimento a Dio Padre di tutti, senza la riscoperta di Dio, l’uomo
si perde e la società diventa sempre più disumana, come è davanti agli occhi di tutti.
E pensare che ci sono persone che sono convinte che la perdita di Dio sia un guadagno. Direbbe Gesù: ciechi che guidano altri ciechi e che finiscono in una fossa (cfr. Mt 15, 14).
Inutile
illudersi sugli aumenti delle tasse e delle accise, o sugli incentivi alle
imprese. Imu, Iva, Spread e compagnia bella diventano idoli e feticci, se pensiamo
che solo da loro venga la salvezza.
Senza il
Padre nostro che è nei cieli, che ci fa riscoprire il significato e la gioia del
vivere in questo mondo da fratelli e da figli di Dio, non può arrivare il pane quotidiano, e la
buona volontà per guadagnarlo e condividerlo.
Vogliamo
perciò fare un’aggiunta al megaconcerto sindacale di Piazza S. Giovanni. Aggiungiamo il “Padre Nostro” della "Messa dei Giovani" di
Marcello Giombini.
La preghiera
che Gesù ci ha insegnato, e le note del mondo beat.
Perché non
manchi a nessuno, neanche oggi, il necessario per vivere.
La settimana trascorsa è stata funestata dal terribile incidente stradale di martedì sera a Sierre (Svizzera), in cui hanno perso la vita 28 persone, di cui 22 ragazzi quasi tutti dodicenni (11 maschi e 11 ragazze), di ritorno da una gita scolastica nelle montagne della Svizzera.
Una settimana bianca che è finita nel rosso del sangue, per una fatalità o imprudenza dell’autista.
Di fronte a fatti che superano la nostra umana comprensione, e quando lo strazio è talmente grande che le parole diventano inutili e perfino fastidiose, allora si sente solo il bisogno di pregare.
Per i familiari, perché non li vinca la disperazione.
Per i 24 feriti, di cui alcuni in gravi condizioni, affinché possano tornare presto a scuola.
Per i ragazzi e i sei adulti morti, tra cui i due autisti, perché siano tutti accolti tra le braccia del Padre.
Questa è la nostra meta, dopo il viaggio della vita, breve o lungo che sia, doloroso o sereno.
Durante il funerale di un mio caro amico, morto giovane tanti anni fa per una grave malattia, il complesso parrocchiale eseguì “Ho lottato tanto” di Marcello Giombini. Erano gli anni delle chitarre elettriche e delle batterie in chiesa.
Questa preghiera mi commosse allora, e non posso ascoltarla senza che la commozione mi vinca ancor oggi.
Dopo il “sacco di Roma” del 15 ottobre scorso, perpetrato da numerosi gruppi di delinquenti organizzati, che oltre al ferimento di persone e alla distruzione di beni mobili e immobili, se la sono presa anche con le immagini sacre, abbattendo e calpestando una statua della Madonna e frantumando un Crocifisso nella Parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano, desidero allontanarmi anche nel tempo da quell’atmosfera irrespirabile e tetra per salire “in più spirabil aere”, come direbbe il Manzoni.
Mi allontano da quei fatti e da quel tipo di gioventù inqualificabile; ma non dalla città di Roma, per postare la preghiera del “Padre Nostro” della "Messa dei Giovani" (conosciuta come "Messa Beat”) di Marcello Giombini (1928-2003). Infatti nell’Oratorio della Chiesa della Vallicella il 27 aprile 1966 altri giovani, con ben altri intenti, dettero esempio di una vera “rivoluzione” nella musica sacra.
Senza esagerare e senza retorica, Marcello Giombini e il complesso sardo dei Barrittas (insieme ad altri due gruppi romani, Angel and the Brains e The Bumpers), operarono una svolta epocale, paragonabile a quella di Palestrina con la polifonia, rispetto al gregoriano, nel XVI secolo.
I tre complessi giovanili lanciarono sanpietrini di note e frantumarono qualche timpano. Ma solo metaforicamente.
E furono lanci creativi, che ancora oggi arrivano a segno.
La prima volta che ascoltai questo “Padre Nostro” (fu il primo brano in assoluto di quella Messa che sentii eseguire da un complesso; ancora il disco non era arrivato nei negozi cittadini), mi sembrò di entrare in una nuova dimensione, nella bellezza assoluta.
Il brano che Youtube passa è però certamente una cover dell’originale, cantato nel 1966 dai Barrittas.
Questa "Messa" la conosco troppo bene per non riconoscere le numerose differenze tra questo brano e quello dell'inimitabile gruppo di Benito Urgu.
Accontentiamoci di questa copia. Comunque bella...
La nostra attenzione è rivolta perciò a Dio; non solo nella sua esistenza, ma nella sua essenza, nella sua realtà più intima.
Quando siamo ragazzi la fede in Dio è ingenua, direi quasi spontanea.
Poi, crescendo, la ragione si pone domande sempre più esigenti, e cerca risposte sempre più esaustive.
La fede in Dio è messa alla prova, ma niente può sostituirla. Ogni altra risposta appare insufficiente.
La nostra ragione e i nostri sentimenti trovano piena risposta alle domande di senso della vita e della realtà che ci circonda solo se fanno riferimento ultimo a Dio.
Anche il problema del male ci parla di Lui, poiché noi sentiamo il male come un nemico da combattere e il bene come una meta da raggiungere. Questo significa che, pur nei nostri limiti, portiamo l’impronta di un Creatore buono, e che il male è un “corpo estraneo” da isolare e da espungere.
Ma ciò che la nostra ragione ci fa solo intuire, trova piena rispondenza nella persona e nel messaggio di Gesù Cristo. Egli porta a compimento la rivelazione di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, nel nome del quale possiamo proclamarci suoi figli.
Quando poi la nostra vita ha percorso un bel tratto di cammino, e gli ardori giovanili si vanno smorzando, ci accorgiamo che le parole appaiono sempre più inadeguate e il desiderio più grande è lasciar parlare soprattutto Lui, che ci insegna con la sua Parola e ci conforta con il suo Spirito.
E sempre più cresce il desiderio di lasciare da parte i discorsi e di affidarsi alla preghiera.
La preghiera ha un fascino irresistibile. Così pure il canto, che unisce alle parole la forza e la dolcezza della musica.
L’uomo è fatto per Dio, e Dio lo attrae a sé con la bellezza.
Bach apponeva spesso alle sue composizioni la sigla S. D. G. (Soli Deo Gloria), solo a Dio la gloria!
Dante fa dire a Piccarda Donati che solo nel fare la volontà di Dio c’è vera pace:
“E ‘n la Sua volontade è nostra pace:
ell’è quel mare al qual tutto si move
ciò ch’ella cria e che natura face” (Par III, 85-87).
Il Credo è la professione di fede in Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Propongo all'ascolto quello dei miei anni giovanili: una fede scandita da chitarre elettriche e batteria, nella indimenticabile musica di Marcello Giombini, eseguita dal complesso romano The Bumpers nel 1966.
Non per niente Gesù lo paragona al vento, che "soffia dove vuole e ne senti la voce" (Gv 3, 8).
Certo, nel 1966 (la data 1965 del video è erronea) nell'Oratorio della Chiesa della Vallicella a Roma soffiò in modo particolarmente forte e la sua voce si fece chiaramente sentire con il suono delle chitarre elettriche e delle percussioni dei complessi beat che eseguirono la "Messa dei Giovani" di Marcello Giombini.
Il mondo beat entrò anche nella musica sacra.
Ma qualcosa di analogo era già accaduto con la polifonia alla fine del Medioevo; molti canti profani, opportunamente "rivisitati", costituirono il tema conduttore (cantus firmus) di molte Messe.
Ricorderò solo la famosa "Missa de l'Homme armé", che prendeva spunto tematico addirittura da una canzone militare ("l'uomo armato"). La composero i grandi polifonisti del XV e XVI secolo, come Dufay, Ockeghem, Busnois, e soprattutto Josquin de Prez e Palestrina (ne scrissero addirittura due per ciascuno).
Giombini non era Palestrina; ma un grande compositore certamente, e riuscì a cogliere i segni dei tempi, di cui aveva parlato il Concilio Vaticano II.
Erano i nuovi tempi musicali, e la chitarra elettrica ne era il simbolo.
Oggi siamo nel giorno che precede la Pentecoste: la festa dello Spirito Santo, della libertà, della novità di vita, della gioia piena.
Il "Gloria" della "Messa dei Giovani" esprime tutto ciò. In italiano.
Allora era una novità anche questo.
Ho già avuto modo di postare questo brano, a cui sono particolarmente affezionato.
Non ci sono parole per esprimere l'orrore, l'indignazione, e lo sconcerto, per l'uccisione della quindicenne Sarah Scazzi ad opera di un familiare, uno zio.
Per questo preferisco salutare Sarah, nel giorno delle sue esequie, con le note di una dolcissima preghiera.
Solo la certezza che Sarah è nella gioia del Paradiso, lei che ha difeso fino alla morte la sua dignità di essere umano, riesce a farmi soppportare il dolore per questo crimine orrendo.
Dai "Salmi per il nostro tempo" di Marcello Giombini (1970), "Ho lottato tanto".
Una bellissima preghiera per una splendida ed eroica ragazza del nostro tempo.
"Cantano i cieli e le galassie la tua gloria, Signor!"
Nella festa dell’Ascensione, che ricorda la gloria di Gesù Cristo, Signore dell’universo, propongo il Santo della Messa beat (1966), di Marcello Giombini.
Una bellissima musica, che ha segnato una svolta nel canto sacro moderno.
Il 27 aprile 1966 nella Chiesa della Vallicella a Roma il gruppo sardo dei “Barrittas”, insieme ai due gruppi romani “The Bumpers” e “Angel and the Brains”, eseguì “La Messa dei giovani”, per voci, chitarre elettriche, tastiera e percussioni, composta da Marcello Giombini.
Gli strumenti usati (chitarre elettriche e batteria in chiesa!), i ritmi incalzanti del rock, gli innovativi testi in italiano di Scoponi, Gasbarri e Federici, e le geniali armonie di Giombini non solo suscitarono una vastissima eco, ma cambiarono improvvisamente il modo di fare musica sacra.
Si passava dal mistico gregoriano alla musica prediletta dalla nuova generazione, la “beat generation”. E non a caso la Messa di Giombini venne detta comunemente “Messa Beat”.
Da quel 27 aprile 1966 nelle chiese la musica non è stata più la stessa.
Devo dire che anch’io allora facevo parte, come bassista, di un gruppo che “mise su” questa Messa nella mia città, con grande entusiasmo, e con grande soddisfazione dei partecipanti alla liturgia.
Nel video di You Tube, che sono riuscito a scovare, c’è una inesattezza. La data non è 1965, come appare, ma 1966, perché i Barrittas e gli altri due gruppi pubblicarono i loro singoli 45 giri dopo l’esecuzione della Vallicella e nel medesimo anno, per l’etichetta Ariel.
Ho scelto tra i vari brani il Gloria anche perché, oltre alla sua bellezza, la chitarra basso ha una parte rilevante. Un po' di nostàlghja...