Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
Se dici che la verità non esiste, sbagli, perché ne hai già affermata una.
Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
Come i pastori d’Abruzzo, come quelli del Casentino. Come il vagabondo dei Nomadi.
In realtà, siamo tutti dei nomadi, dei viandanti.
Voglio lasciare questo mese di settembre con la più
bella canzone dei Nomadi, "Io vagabondo" (1972), cantata da Augusto Daolio, e che non è solo una delle
più belle canzoni mai scritte.
È anche una delle più belle metafore della nostra esistenza.
...
Poi, una notte di settembre me ne andai...
Io, vagabondo che son
io, vagabondo che non sono altro; soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio.
Nella “giornata dei nonni”, voluta oggi da Papa Francesco, anticipando la festa del prossimo 2 ottobre (gli
Angeli Custodi), mi unisco alle emozionanti e sapienti parole del Papa, il
quale di fronte alla folla di nonni che gremiva Piazza S. Pietro, ha ricordato
che senza gli anziani non esiste memoria, e senza memoria non esiste futuro.
Impressionante poi l’espressione
usata dal Papa: l’abbandono e la ghettizzazione degli anziani in questa società dello scarto è una “eutanasia mascherata”.
Ma soprattutto ha colpito tutti
la dolcezza dei riferimenti al rapporto tra nonni e nipoti, per quella “complicità” che è come la chiusura di
un cerchio: il nonno sa capire il bambino, perché è egli stesso un bambino di
ritorno dal viaggio della vita.
Grandissimo Papa Francesco, e
grandissimo Benedetto XVI, che come amorevole nonno ha lasciato spazio al
figlio maggiore nella guida della Chiesa, ma standogli vicino e sapendo di
essere amato e ascoltato.
Mi unisco, come detto, a questa
bellissima festa con una bellissima canzone dei miei anni di gioventù: “Il vecchio e il bambino”, di Francesco
Guccini, del 1972. La canzone fa parte dell’album dal significativo titolo “Radici”,
e la propongo nella versione dei Nomadi.
Canta il grande Augusto Daolio, l’indimenticabile “voce”
dei Nomadi, che si è spenta troppo presto.
....
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste, e gli occhi guardavano cose mai viste; e poi disse al vecchio con voce sognante: "Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"
Con un singolo del 1997 il gruppo musicale dei Nomadi ha voluto lodare Dio con una delle preghiere più care al popolo cristiano, il Tantum ergo.
Si tratta dell’inno eucaristico per eccellenza, scritto da S. Tommaso d’Aquino di cui oggi ricorre la festa. Per la precisione, il Tantum ergo è la parte finale del Pange lingua, e viene cantato davanti al Santissimo Sacramento, esposto solennemente all’adorazione.
Il canto dei Nomadi, nella rielaborazione pop di Beppe Carletti, riprende l’antica melodia gregoriana, subito seguita da un’altra melodia, anch’essa molto nota, attribuita ad Haydn. Si ritorna infine alla melodia gregoriana.
I Nomadi hanno nel loro repertorio alcune canzoni con forti richiami religiosi, e fin dagli inizi della loro attività. Tutti abbiamo in mente “Dio è morto”, del 1967.
Con questa ultima “coraggiosa” canzone vogliamo rendere omaggio a questo straordinario complesso e a S. Tommaso d’Aquino, in qualità di “paroliere”.