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martedì 8 settembre 2015

Ave Maria! (Puccini)




L’8 settembre è il giorno i cui si ricorda la Natività della Madonna.

Una festa cara ad ogni credente, e non solo. Maria Santissima è il fiore più bello dell’umanità, la piena di grazia, la Madre del Figlio di Dio, la nostra Madre celeste. Con il suo sì ha cancellato il no degli inizi del genere umano, e ha aperto di nuovo la porta alla speranza.

Tutti conosciamo la bellissima invocazione che le dedica Dante nell’ultimo canto del Paradiso:

“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio”...

Non meno bella la canzone che le dedica il Petrarca al termine del suo Canzoniere, della quale voglio qui ricordare l’inizio:

“Vergine bella che di sol vestita,
coronata di stelle, al Sommo Sole
piacesti sì che in te sua luce ascose;
amor mi spinge a dir di te parole”.

Tutti gli artisti nel corso dei secoli hanno fatto a gara nel dedicare alla Madre di Dio quanto di più bello potessero produrre.

Io ne ho già postati molti in questo blog.

Quest’anno voglio onorare la Natività della Madre di Dio con la suggestiva "Ave Maria" che apre coralmente l’opera “Suor Angelica” (1918) di Giacomo Puccini.

Un’opera tutta al femminile, che si svolge in un monastero del senese. L’atto unico si apre e si chiude proprio nel nome di Maria, che riscatta la tragica vicenda narrata. 
E sappiamo che Puccini, del celebre Trittico di cui Suor Angelica faceva parte, amava particolarmente quest'opera. Il grido finale rivolto a Maria ("Salvami!") non era evidentemente solo della suora morente.

L’altro 8 settembre (1943), quello dell’armistizio di Badoglio e della fuga del Re d’Italia, meglio lasciarlo nel dimenticatoio.


Ave Maria!



domenica 10 aprile 2011

Una voce "divina" e la musica più "umana"



La voce di Maria Callas e la musica di Giacomo Puccini.
Una voce “divina” e la musica più “umana”.

Nelle opere di Puccini la centralità della figura femminile è una caratteristica fondamentale.

E spesse volte, l’amore appassionato della donna si conclude nel modo più tragico.

Magari un amore non corriposto, ma che ugualmente giunge fino al sacrificio di sé.

Così, ad esempio, è l’amore di Butterfly per Pinkerton, e di Liù per Calaf.

Mi piace postare proprio dalla “Turandot” (1924) l’aria di Liù, “Tu che di gel sei cinta”, nella quale la giovane schiava, innamorata non corrisposta di Calaf, dopo aver sopportato per lui anche la tortura, senza mai rivelare il suo nome segreto, si rivolge alla fredda Principessa Turandot con questa drammatica e intensa melodia, prima di compiere il gesto fatale del suicidio.

La Callas, che ha avuto anch’essa una vita da donna quasi “pucciniana”, interpreta in modo perfetto la parte di Liù.


Aria di Liù  (Turandot, Atto III)

Tu che di gel sei cinta,
da tanta fiamma vinta
l' amerai anche tu!
l' amerai anche tu!
Prima di quest'aurora
io chiudo stanca gli occhi
perché egli vinca ancora...
per non vederlo più!
Prima di quest'aurora,
di quest'aurora,
io chiudo stanca gli occhi
per non vederlo più!

lunedì 26 ottobre 2009

In una notte così luminosa... lucevan le stelle



"E lucevan le stelle".

Una delle pagine più belle della lirica.

Momenti di ebbrezza allo stato puro, che ci regalano Giacomo Puccini con la sua musica e Luciano Pavarotti con la sua voce potente e armoniosa.

Mario Cavaradossi sta per essere fucilato in Castel Sant’Angelo come bonapartista, e prima dell’esecuzione ripensa ai dolci momenti passati con l’amata Tosca.

Quei ricordi vengono espressi con la stupenda romanza “E lucevan le stelle”.

Tosca (1900), Atto III. Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, i due “parolieri” preferiti da Puccini, anch’essi due grandi autori (soprattutto Giuseppe Giacosa, notevole scrittore verista).

In una notte stellata come questa, mi sembra la musica ideale.