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sabato 10 febbraio 2018

Nel Giorno del Ricordo, in memoriam di Norma Cossetto





Il 10 febbraio è il giorno che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

I partigiani comunisti di Tito (aiutati da partigiani comunisti italiani, questo ancora viene appena sussurrato) massacrarono migliaia di italiani durante e dopo la II guerra mondiale. 
Quelli che scamparono alle foibe, vennero costretti a lasciare le loro terre e i loro beni e a fuggire in Italia, dove i comunisti italiani di Bologna e di Ancona li accolsero a sputi in faccia e a offese di ogni genere. Alla stazione i ferrovieri non dettero loro nemmeno un bicchier d’acqua.

Un esodo biblico, di trecentomila italiani.

Nelle foibe finirono uccise oltre 10.000 persone, tra cui la giovane universitaria istriana, laureanda in filosofia, Norma Cossetto, rea unicamente di essere figlia di un dirigente fascista di Visinada (attuale Croazia). Sottoposta a violenze, stupri e sevizie di ogni genere, il 4 ottobre 1943 venne infoibata insieme ad altri innocenti cittadini istriani a Villa Surani. Prima di essere gettata viva nella foiba profonda 136 metri, venne nuovamente seviziata (le tagliarono le mammelle) e stuprata con un bastone. Quando il corpo fu recuperato aveva ancora un bastone “inficcato nella vagina” (testimonianza raccolta dai riesumatori).

Per la mia quasi collega Norma Cossetto (laureanda in filosofia) l’omaggio in memoriam: “Plorate, filii Israel”, piangete figli d’Israele, struggente coro finale a sei voci dall’Oratorio “Jephte” (1648) di Giacomo Carissimi.

La tragica vicenda della figlia di Jefte è troppo nota per essere narrata. Si trova nel libro dei Giudici, cap. 11.



Plorate filii Israel, 
plorate omnes virgines 
et filiam Jephte unigenitam 
in carmine doloris, doloris lamentamini. 


Piangete, figli d’Israele,
piangete vergini tutte,
e fate un lamento in un canto di dolore
per l’unica figlia di Jefte.


domenica 20 agosto 2017

Preghiera alla Madonna di Montserrat (P. Casals)




Oggi, domenica 20 agosto 2017, a tre giorni  dall’orrendo massacro islamista nella Rambla di Barcellona, fallito l’altro orrendo tentativo di far saltare in aria con le bombe la Sagrada Familia, Santuario della città e capolavoro universale di bellezza, è stata celebrata una solenne Messa proprio in questo Santuario, a cui hanno partecipato migliaia di persone.

Sono importanti le misure di sicurezza che gli Stati cercano di approntare per debellare il terrorismo islamico: polizia, esercito, sbarramenti, servizi segreti…

Ma un’arma non meno efficace è la preghiera, perché si rivolge a Colui che ha in mano le sorti dell’umanità, alla sua Santissima Madre Maria, sempre pronta a intercedere per chi la invoca con cuore sincero, e a S. Giuseppe, custode premuroso di Gesù e di Maria, e nostro difensore contro le insidie di satana, che sembra scatenato.

La Sagrada Familia non è solo un capolavoro d’arte, ma un atto di fede sublime di Antoni Gaudì, che ha voluto innalzare a Gesù, Giuseppe e Maria, la Santa Famiglia di Nazaret, una preghiera in pietra e cemento, nella quale ha impegnato il suo genio, i suoi averi e tutto se stesso.

Voglio perciò anch’io unirmi alla preghiera degli abitanti di Barcellona, e lo faccio postando l’orazione che un altro grande artista catalano, Pau (Pablo) Casals, ha innalzato alla Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna.
Casals è uno di coloro che hanno fatto riscoprire un secolo fa la musica di Bach, e ha innovato lo studio del violoncello.
Ma, oltre al genio musicale, aveva una devozione particolare per la Madonna di Montserrat, per la quale ha composto dei bellissimi mottetti: Nigra sum (la Madonna di Montserrat è “moreneta”), O vos omnes (dedicato al dolore della Madonna per la passione del Figlio), e la Oració a la Verge de Montserrat (1959), in catalano.

Ho già postato in questo blog Nigra sum e O vos omnes. Oggi è il momento della Oració a la Verge.

Dall’alto delle montagne di Montserrat, in Catalunya, arrivi a tutta l’umanità un messaggio di pace e di fratellanza.


sabato 1 aprile 2017

1° Aprile. Niente pesce (Telemann)





Il mese di aprile “apre” alla primavera, al sole, alla bella stagione, e al periodo pasquale.

Lo voglio aprire non con un pesce, ma con una mirabile “Aria” del “Magnificat”  di Georg Philipp Telemann (1681-1767), grande musicista tedesco, oggi un po’ dimenticato, ma molto apprezzato ai suoi tempi, amico di Händel  e di Bach, dei quali era coetaneo (un anno più giovane).

È stato probabilmente il più prolifico compositore della storia (si dice che  abbia composto più di 5.000 opere!).
Da questa sua facilità nel comporre rimase colpito perfino Händel (che quanto a “fecondità” non scherzava), il quale ebbe a dire che Telemann era in grado di scrivere un mottetto a otto voci più velocemente di una normale lettera.

Ma questa sua dote non era a scapito del valore artistico, come dimostra anche il brano che propongo, magnifico, come è giusto che sia per il “Magnificat”, il canto di lode di Maria per le grandi opere del Signore.

Si tratta del Magnificat in Sol maggiore (TWV 9, 18), con adattamento di Kurt Redel, eseguito dalla Munich Pro Arte Orchestra.

Buon mese di Aprile!


La versione originale qui: https://youtu.be/T0XBInJuVcA

Die Hungrigen füllt er mit Gütern
und lässt
die Reichen leer.
Er denkt der Barmherzigkeit
und hilft seinem
Diener Israel auf.


Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.




sabato 24 dicembre 2016

Vieni Signore (ce n'è bisogno!)




Non direi che il 2016 sia stato un'annata "da segnare con un sassolino bianco" (albo signanda lapillo), cioè un anno fortunato.
Non farò certo la lista dei mali che sono accaduti; basta ricordare il sisma di Amatrice (e zone limitrofe) del 24 agosto, la strage di Nizza del 14 luglio e quella di Berlino del 19 dicembre.

In questa vigilia di Natale voglio solo rivolgere una pressante invocazione al Salvatore del mondo, con il mirabile mottetto musicato da F. Mendelsshon-Bartholdy: "Veni Domine, et noli tardare", vieni Signore e non tardare!

Ho un debole per la musica di Mendelsshon (quello conosciuto soprattutto per la "Marcia Nuziale"). È un limpido genio, che in epoca romantica ha fatto riscoprire al mondo Bach e Mozart dimenticati, e tra le sue composizioni ci ha lasciato le 48  meravigliose "Romanze senza parole" per pianoforte. Perfino Glenn Gould, il più grande esecutore della musica di Bach e poco attratto dagli autori romantici, ne è rimasto affascinato.

Mi preparo perciò al Natale con il mottetto "Veni Domine", per coro femminile a tre voci (soprani, mezzo-soprani, contralti) e accompagnamento d'organo, composto a Roma nel 1830 per le monache di Trinità dei Monti.
L'ho già postato altre volte. Ma le cose belle non stancano mai.
Come la bellezza del Santo Natale.

Più che buona l'esecuzione del Coro Femminile "Madonna della Consolazione" di Reggio Calabria, diretto dal M° Luigi Miriello. Finalmente un bel coro italiano! Un po' in ombra l'organo.


Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae, et revoca dispersos in terram tuam.

Excita Domine potentiam tuam, et veni, ut salvos nos facias,
Veni Domine, et noli tardare.



Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo e richiama nella tua terra i dispersi.
Mostra, Signore, la Tua potenza, e vieni a salvarci.
Vieni, Signore, non tardare!




giovedì 1 dicembre 2016

Tempo di Avvento




Siamo in Avvento, il tempo della preparazione al Natale.

Forse qualcuno riesce a rimanere indifferente di fronte alla nascita di Cristo.

Non io, come il miliardo e passa di persone che vedono nel Messia il Salvatore del mondo.

Per questo  mi piace ascoltare un antico canto di Avvento: "Veni, Veni Emmanuel", eseguito in lingua inglese.

È un modo per far giungere un po' ovunque le bellissime e struggenti invocazioni del canto, che nel testo risale all'VIII secolo (non al XII, come riporta il video). La musica è del XV secolo.

Vieni, Emmanuel, Dio con noi. Anche nel XXI secolo abbiamo bisogno della tua presenza.

O come, desire of nations! Vieni, desiderio delle nazioni!




mercoledì 6 aprile 2016

Un canto di gioia e di speranza!





Con le parole del Samo 117/118 (vv. 6-7) Dietrich Buxtehude ci offre la  stupenda Cantata “Der Herr ist mit mir (Il Signore è con me). Una cantata gioiosa, adatta in modo particolare a questo tempo di Pasqua, in cui celebriamo la Risurrezione di Cristo.

La Cantata si conclude con un Alleluia così geniale da apparire una musica moderna.

Buxtehude fu un vero rinnovatore dell'arte musicale. Non per niente il giovane J. S. Bach nel 1703 fece 400 km a piedi per andare a Lubecca ad ascoltare per quattro mesi le composizioni di Buxtehude, considerato in quel momento il più grande musicista tedesco.

E Bach tornò da quella “trasferta” trasformato nello stile compositivo. 

Buon ascolto di tutta la Cantata, con l'Alleluia finale!


Der Herr ist mit mir,
darum fürchte ich mich nicht,
was können mir Menschen tun?
Der Herr ist mit mir,
mir zu helfen,
und ich will meine Lust sehen an meinen Feinden.
Alleluia!

Il Signore è con me, 
non ho timore,
che cosa può farmi l'uomo?
Il Signore è con me, 
è mio aiuto,
sfiderò i miei nemici (Salmo 117-118, vv 6-7).
Alleluia!



lunedì 25 gennaio 2016

Da Saulo a Paolo. Un cammino verso la libertà




Il 25 gennaio è la festa della Conversione di S. Paolo.

Il persecutore, il bestemmiatore e il violento Saulo di Tarso (sto usando gli epiteti che lui stesso si attribuisce) viene folgorato sulla via di Damasco dalla chiamata di Cristo, che lo trasforma nell’Apostolo delle genti (At 9, 1-19; 22, 1-21). Era l'anno 36 dopo Cristo.

Da ora in poi si farà chiamare Paulus, cioè “piccolo”.

In realtà di piccolo in S. Paolo non c’è nulla. In lui tutto è portato fino ai limiti delle possibilità umane, per amore di Cristo:

“Cinque volte sono stato flagellato, tre volte battuto con le verghe, una volta lapidato, tre volte ho fatto naufragio, un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiume, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese” (2 Cor 11, 24-28).

“Rendo grazie a colui che mi ha dato forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero; io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia” (1 Tim 1, 12-13).

Quella conversione ha cambiato non solo la vita di Saulo di Tarso, ma la vita di un’infinità di persone.

Tra queste, metto anche la mia. Non avevo capito bene il valore della fede in Cristo finché non ho letto e non mi sono "incontrato" con le lettere di S. Paolo; specialmente la lettera ai Galati, un inno alla libertà di coscienza, alla liberazione portata da Cristo, contro tutti i perbenismi, i moralismi e i condizionamenti da qualunque parte provengano:

“Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5, 1).

“Non c’è più giudeo né greco, non c’è più schiavo né libero, non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28).

“Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Non è infatti la ciconcisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura” (Gal 6, 14-15).

Chi afferma che la fede cristiana è solo una serie di regole e di precetti, non ha capito nulla del Cristianesimo. 

L’Apostolo Paolo gli direbbe: “Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5, 17).

E la vita di S. Paolo ne è la prova più convincente.


Dall’Oratorio “Paulus” (1836) di Felix Mendelssohn-Bartholdy il Coro "Wie lieblich sind die Boten". 
Lo presento nella versione inglese, con un coro giovanile del Colorado e l'accompagnamento di pianoforte (anziché dell'orchestra).
Non è il massimo della perfezione, ma si può comunque gustare la freschezza dell'opera di Mendelssohn.



How lovely are the messengers that preach us the gospel of peace.
To all the nations is gone forth the sound of their words, throughout all the lands their glad tidings. 


Quanto sono amabili i messaggeri che ci annunciano il vangelo di pace.
A tutte le nazioni è giunto il suono delle loro parole, per tutta la terra la loro lieta notizia.
(Paolo, Lettera ai Romani, 10, vv. 15 e 18).


martedì 8 dicembre 2015

Il Giubileo, un inno alla gioia





In questo giorno dedicato alla Madonna Immacolata, nel 50° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Francesco apre a Roma nella Basilica di S. Pietro la Porta Santa del Giubileo della Misericordia.

In un mondo in cui si sta combattendo, come dice spesso il Papa, la III guerra mondiale "a pezzi"; in un mondo lacerato da fanatismi e ideologie aberranti, che portano terrore e morte addirittura in nome di Dio; in un mondo in cui l'intolleranza laicista pretende di eliminare Cristo dall'orizzonte della storia; in questo mondo, il Papa vuole aprire una breccia di vera umanità riconciliata.

Lo ha già fatto nel suo coraggioso viaggio in Africa, aprendo la Porta Santa della Cattedrale di Bangui nella Repubblica Centro-Africana il 29 novembre scorso; in una nazione lacerata da guerre, ingiustizie e miseria.

Il Giubileo della Misericordia, che si concluderà il 20 Novembre 2016, vuole essere un richiamo alla riconciliazione e alla pace. Per i credenti, una riconciliazione anzitutto con Dio, che si traduca in una sincera apertura verso tutti i fratelli. Per i non credenti, un ritorno ai valori fondamentali della giustizia e della pace, che formano il sacrario della coscienza.

Un richiamo per tutti ad una umanità riconciliata, in cui guerre, terrorismo, discriminazioni siano debellati dalla faccia della terra.

Un coraggioso invito a varcare la soglia dei nostri limiti e delle nostre paure, in un momento in cui ciò sembra impossibile.

Ma nulla è impossibile a Dio.

L'Immacolata Concezione di Maria ne è la prova evidente.

Per l'apertura solenne del Giubileo della Misericordia mi pare opportuno ascoltare il Salmo 88 (Vulgata), versetto 2, nel mirabile mottetto giovanile (19 anni) di W. A. Mozart: "Misericordias Domini", in Re minore, per Coro e Orchestra, K. 222, anno 1775.
Si potrà notare che per 4 volte (1:00, 2:00, 3:32, 5:08) nel brano fa capolino quello che sarà il tema dell'Inno alla Gioia della IX Sinfonia di Beethoven. 
Beethoven diceva di non apprezzare la musica di Mozart. Ma lo copiava.

Tutti abbiamo bisogno di misericordia...

Il testo del mottetto dice: "Misericordias Domini cantabo in aeternum", Canterò in eterno la misericordia del Signore.

Buon Anno Santo a tutti!



mercoledì 2 dicembre 2015

Vieni, Signore, nonostante l'Isis, i presidi di scuola, i nichilisti...




È iniziato l'Avvento, la preparazione al Natale.

Come 2015 anni fa ci sono ancora vari Erode che cercano di far fuori il Bambino Gesù.

Ci sono quelli dell'Isis che attentano direttamente alla sua incolumità fisica.

Ci sono i "pensatori" laicisti che vorrebbero farlo fuori dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dalla nostra civiltà.  Per rispetto delle altre culture, dicono; ma senza alcun rispetto per la nostra e la loro stessa cultura: la cultura di un'intera nazione, che nel Natale e in Cristo ha un punto di riferimento irrinunciabile.

Per questo è necessario invocare ancor più fortemente la venuta di Gesù in mezzo a noi, perché porti giustizia, fratellanza e pace.

Questo è il Natale.

Non la festa dell'inverno o di un albero illuminato.

È la nascita di un mondo fraterno.

Invochiamo la venuta del Signore con le note del magnifico mottetto di Felix Mendelssohn-Bartholdy, "Veni Domine", op. 39 n. 1, anno 1830.

Il mottetto è scritto per tre voci femminili (Soprani I-II, Contralti) con accompagnamento d'organo. 
Qui è cantato da un coro a voci dispari di Taipei, con accompagnamento di pianoforte. 



Veni Domine

Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae
et revoca dispersos in terram tuam.
Excita Domine potentiam tuam
et veni, ut salvos nos facias.

Vieni, Signore

Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo
e richiama nella tua terra i dispersi.
Mostra, Signore, la Tua potenza
e vieni a salvarci!




domenica 22 novembre 2015

Cristo, Re di pace




La Chiesa Cattolica festeggia oggi Cristo Re di pace.

Ce n'è bisogno. Di fronte a coloro che predicano e praticano la morte, Cristo porta all'umanità il messaggio di pace.

"Gloria a Dio nell'alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà".
Chi crede in Dio non può che annunciare la pace.

Oggi è anche la festa di S. Cecilia, patrona della musica, e non può essere tralasciata in questo blog, che ama le dodici note. 

Unisco le due feste con l'inizio del grandioso "Gloria" di Francis Poulenc (1961).

Ho scelto questo brano, oltre che per la sua moderna bellezza, anche perché l'autore è francese, con origini belghe. Non credo ci sia bisogno di ulteriori parole...

Voglio ricordare un piccolo fatto che riguarda la pronuncia del cognome Poulenc. 
Agli esami di storia della musica il Prof. Mario Fabbri del Conservatorio di Firenze, grande musicologo, tra le altre cose mi domandò i componenti del "Gruppo dei Sei" in Francia.
Feci per bene l'elenco, e nominai ovviamente anche Poulenc, pronunziandolo alla francese (Poulànc). Il Prof. Fabbri mi guardò sorridendo e mi disse: "Si pronunzia Poulènc". Io rimasi un po' interdetto (il francese lo conosco benino), e lui aggiunse: "Lo sa chi me lo ha detto? Poulènc! Ieri sera ero a cena con lui". Poi mi spiegò che quel cognome era di origini belghe-fiamminghe.

Grandissimo Prof. Fabbri, esigentissimo docente di storia della musica e straordinario musicologo!

Anche a lui, morto troppo presto, è dedicato con affetto questo brano.




domenica 15 novembre 2015

Omaggio alle vittime francesi





Mi unisco all’immenso dolore della Francia per l’orrendo massacro perpetrato nella sua Capitale da terroristi islamici che definire belve mi pare troppo generoso.

Non sarà certo questo ennesimo e vile massacro di persone innocenti e inermi a piegare la nazione francese, baluardo di democrazia e faro di civiltà.

Per le 129 e più vittime di ieri notte, 13 novembre, il mio omaggio con le sublimi note del "Requiem" di Gabriel Fauré: “Libera me Domine de morte aeterna”.

Un canto di grande dolore ma anche di ferma speranza nella misericordia di Dio, che i terroristi hanno bestemmiato nella loro belluina ferocia.

E una mirabile risposta della civiltà musicale francese alle tenebre della più orrenda barbarie.





Libera me Domine de morte aeterna 
in die illa tremenda 
quando coeli movendi sunt et terra
dum veneris iudicare saeculum per ignem.

Tremens factus sum ego et timeo 
dum discussio venerit atque ventura ira.

Dies illa, dies irae, calamitatis et miseriae
Dies illa, dies magna et amara valde.
Requiem aeternam dona eis Domine 
et lux perpetua luceat eis.

Libera me Domine...


Liberami, Signore, dalla morte eterna
in quel giorno tremendo,
quando i cieli e la terra saranno scossi,
mentre verrai a giudicare il mondo col fuoco.

Sono tremante e temo
quando verrà il giudizio e la tua ira.

Giorno d'ira sarà quello, di dolore e di miseria,
grande giorno sarà quello e di grande amarezza.
L'eterno riposo dona loro, Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.

Liberami, Signore, ...



lunedì 21 settembre 2015

Qualcuno volò sulla gabella di S. Matteo




Nella festa di S. Matteo auguri a tutti i Matteo, affinché facciano onore al nome che portano; specialmente quelli che siedono nei posti della "pubblica gabella", lasciata libera dall’Apostolo per seguire Gesù.

In altre parole, che non rimangano “pubblicani”, cioè ladri appatentati, ma servitori del popolo con la parola e soprattutto con le azioni. Meno tasse e più equità (e magari meno Equitalia...).

Prima che arrivi la mezzanotte e il giorno finisca, non si può non ascoltare in onore del grande Apostolo ed Evangelista un brano dell’opera che più lo onora: la "Passione secondo Matteo" di J.S. Bach.

Si tratta come noto di un’opera grandiosa, sia per bellezza che per durata (oltre tre ore di musica).
Andrebbe postata tutta, ma limitiamoci all'indispensabile...

Verrebbe da postare qualcuno dei soliti brani imperdibili: il grande Coro iniziale, così come quello finale, il commovente pianto di Pietro, il corale “O capo insanguinato”, e via dicendo.

Posterò invece una della Arie più brevi, ma non meno sublimi: Gebt mir meinen Jesum wieder (Ridatemi il mio Gesù).

Sono le parole di intensa supplica, cantate dal Basso, dopo che Giuda ha restituito il denaro del tradimento gettandolo ai piedi dei farisei.

Già, il denaro... Nella festa di S. Matteo dovrebbe far riflettere.


Gebt mir meinen Jesum wieder!
Seht, das Geld, den Mörderlohn,
wirft euch der verlorne Sohn
zu den Füßen nieder!

Ridatemi il mio Gesù!
Guardate, il denaro, il salario di omicidio,
il figlio perduto getta contro di voi,
ai vostri piedi!



domenica 17 maggio 2015

Ascensione. In alto i cuori!




Oggi è la solennità dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Infinite sono le composizioni musicali che ci possono aiutare a salire un po’ in alto, almeno con il cuore.
Penso ad esempio alla musica del Credo, in particolare al versetto che dice: “Et ascendit in caelum, sedet ad dexteram Patris”. Vengono subito in mente i mirabili Credo di Vivaldi, Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Rossini, et alii. È un’occasione per riascoltarne qualcuno.

Se pensiamo invece ai mottetti (il mottetto è un canto corale di breve durata di carattere religioso), i musicisti hanno attinto alle parti mobili della Messa di questo festa, in particolare all’Introito (“Viri Galilaei”), al Graduale e all’Offertorio (“Ascendit Deus”).

I più grandi polifonisti di ogni epoca ci hanno fornito bellissimi mottetti al riguardo.
Ma in assoluto il più bello è, secondo me,  quello scritto da Jacob Handl, musicista sloveno conosciuto col nome latinizzato di Gallus (1550-1591), uno dei massimi polifonisti rinascimentali. Il suo “Ascendit Deus”, a cinque voci miste a cappella, rimane un capolavoro ineguagliato (1577).

Ad esempio, l’espressione “in voce tubae” (al suono di tromba), che compare nel brano, ripetuta dalle varie sezioni del coro  in un alternarsi continuo, è come un risuonar di  trombe che festeggiano l’ingresso di Gesù Cristo nella gloria del Regno dei Cieli.

Purtroppo il web non offre esecuzioni adeguate di questo breve capolavoro. La polifonia non è il massimo interesse per gli internauti, a quanto pare.

Nonostante ciò, la bellezza del mottetto di Gallus emerge lo stesso. È troppo bello!

Buona Festa dell’Ascensione a tutti!



Ascendit Deus in iubilatione, alleluia, et Dominus in voce tubae, alleluia.

Dio ascende nell’esultanza, alleluia! e il Signore al suono di tromba, alleluia!




venerdì 1 maggio 2015

Expo 2015 e Primo Maggio. Auguri!





C’è qualcosa di profondo che unisce l’Expo 2015 di Milano, che oggi apre i battenti, e la Festa del  1° Maggio.

Ovviamente non è solo la coincidenza delle date.

Un aspetto essenziale accomuna i due eventi. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il filo conduttore della Expo internazionale milanese, alla quale partecipano ben 139 nazioni. 
E il lavoro è ciò che permette agli esseri umani la sopravvivenza nel pianeta.

La mancanza di cibo e di lavoro sono purtroppo realtà drammatiche anche in questa nostra epoca ipertecnologica.

C’è chi muore di fame e chi di malattie legate alla sovralimentazione. 
C’è chi manca di tutto e chi vive nello spreco quotidiano.

I grandi padiglioni della Expo porteranno a conoscere in maniera diretta l'eccellenza e i problemi delle singole nazioni.

Il 1° Maggio sarà un’occasione per riflettere sul modello di sviluppo di questa nostra società sperequata e carente nel settore occupazionale. E un mondo in crisi di lavoro è un mondo senza futuro.

Ma io ritengo che non basti soltanto la buona volontà dei Governi per ottenere un’equa ripartizione dei beni, uno sviluppo sostenibile, un incremento dell’occupazione. Buona volontà necessaria, certo, ma non sufficiente.

Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il mondo e quanto esso contiene appartiene a Dio, e solo facendo riferimento a Lui potremo riconoscere l’unità del genere umano, considerare gli altri come fratelli, e la terra come un un bene che ci è dato in custodia.

Altrimenti, passato il 1° Maggio e chiusa al 31 ottobre l’Expo, tutto rimarrà come prima e l’uomo continuerà nell’egoistica ricerca del proprio interesse.

Per questo voglio festeggiare facendo riferimento anzitutto a Colui che “ci dà il pane quotidiano”, anche se pensiamo che tutto venga da madre natura e dalle nostre forze.

Ascoltiamo perciò il mirabile “Padre Nostro” musicato da Arvo Pärt.

Buon 1° Maggio ed eccellente riuscita della Expo Milano 2015!




martedì 7 aprile 2015

La misericordia di Dio




Abbiamo contemplato la Passione e Morte di Gesù con gli occhi della Madre, nello Stabat Mater di Vivaldi.

Vogliamo esprimere ora la gioia della Risurrezione del Cristo con le parole di Maria Santissima, quelle del Magnificat.

La musica è di John Rutter, composta nel 1990.

Proponiamo un solo versetto, sufficiente a farci apprezzare la bellezza della composizione, per Solo (Soprano), Coro misto (SCTB) e Orchestra.

“Et misercordia eius a progenie in progenies timentibus eum”.
La sua misericordia, di generazione in generazione, per quelli che lo temono.

Il famoso compositore inglese costruisce tutto il brano sulla ripetizione della parola "misericordia", che in effetti è quella da sottolineare. 
Davvero geniale!

Buona settimana di Pasqua!



venerdì 3 aprile 2015

La morte di Dio. Venerdì Santo





Venerdì Santo. La morte di Dio.

Ma il mondo sembra quasi non accorgersene. In realtà molti lo hanno già fatto fuori dalla loro vita.

Eppure senza di Lui non è possibile vivere. Non ha senso la nostra esistenza.

Tutto si riduce ad una ripetizione meccanica di gesti, oppure ad una affannosa ricerca di felicità che ci sfugge tra le dita come granelli di sabbia.
O peggio, alla perdita di ogni valore, al vuoto esistenziale, ai gesti più insensati, fino all’autodistruzione.

La morte di Dio sulla Croce, paradossalmente, è l’inizio della nostra speranza. 
Quella morte dà un significato nuovo alla nostra vita, alle sue sconfitte, alle sue fragilità, alla sua disperazione.
La morte di Dio non è la fine di tutto, ma il principio di una vita nuova. La vita del Risorto.
La Croce di Cristo apre il passaggio alla Risurrezione, alla Pasqua.

L’esistenza umana non è un “essere per la morte” come diceva Heidegger, ma una vita da risorti.
Dio è morto, ma non come pensava Nietzsche, nel suo nichilismo.
Dio è morto. Ma il terzo giorno risorge!

La contemplazione del mistero doloroso di Cristo morente diventa più intensa e commovente se  vista con gli occhi della Madre, Maria Santissima.

Lo Stabat Mater è un mirabile componimento di Jacopone da Todi,  di poesia e di fede.

I grandi musicisti lo hanno poi arricchito con le loro note. Su tutti Giovanni Battista Pergolesi (1736). In epoca moderna, Zoltan Kodaly.

Ma oggi desidero ascoltare lo Stabat Mater di Antonio Vivaldi (1712). La sua musica geniale, anche se affronta temi drammatici, non è mai “deprimente”.
Nella passione di Cristo e nel dolore della Madre egli non perde di vista il valore di tanta sofferenza: per la nostra salvezza tutto questo è accaduto. 

Propongo perciò le strofe centrali.

Pro peccatis suae gentis
vidit Jesum in tormentis,
et flagellis subditum.

Vidit suum dulcem Natum
moriendo desolatum,
dum emisit spiritum.

Eja, Mater, fons amoris
me sentire vim doloris
fac, ut tecum lugeam.

Per i peccati della sua gente
vide Gesù nei tormenti
e sottoposto ai flagelli

Vide il suo dolce Figlio
morire desolato
mentre emise lo spirito.

Orsù, Madre, fonte di amore,
fammi provare la forza del dolore
affinché possa piangere con te.


giovedì 8 gennaio 2015

In memoriam!





Voglio onorare l’eroica morte degli otto giornalisti francesi dello Charlie Hebdo e delle altre 4 vittime dell’orrendo attentato di ieri a Parigi, e della poliziotta parigina uccisa stamani, con il Libera me Domine della Messe de Requiem (1888) di Gabriel Fauré.

Un grande maestro francese del pentagramma per dei maestri francesi della matita satirica.

Un capolavoro musicale e una preghiera appassionata a Dio, amante della vita. Chi uccide nel nome di Dio, oltre al crimine contro l’umanità, offende orribilmente Dio.
E chi ha ucciso ieri, lo ha fatto bestemmiando il nome di Dio.

La barbarie degli islamisti contro l’equilibrio, l’armonia e la bellezza della musica di Fauré, e la caustica penna dei vignettisti dello Charlie Hebdo.

La penna dell'intelligenza contro la brutalità degli imbecilli.

È questa la parola che il direttore del settimanale, Stéphane Charbonnier,  aveva scritto nei confronti degli islamisti che lo minacciavano di morte: "Banda di imbecilli!"




“Liberami, Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando il cielo e la terra saranno sconvolti, quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Sono tremante e pieno di timore, mentre sta per venire il giudizio e la collera. 
Quel giorno sarà un giorno d’ ira, di calamità e di miseria, un giorno molto amaro. L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. 
Liberami Signore, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, quando il cielo e la terra saranno sconvolti, quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Liberami, Signore, dalla morte eterna. Liberami, Signore!”


sabato 3 gennaio 2015

Ci vorrebbe un eroe. Anche due o tre...




Come aprire il nuovo anno 2015?

È quasi d’obbligo un brano musicale, possibilmente gioioso. Almeno all’inizio di un’impresa, grande o piccola che sia, non può mancare la fiducia nella buona riuscita; altrimenti perché iniziare?

Se si parla di  musica gioiosa, e magari anche solenne, come si conviene per l’apertura dell’Anno Domini  MMXV, viene subito in mente la musica barocca, e in particolare Giorgio Federico Händel.

Il coro  See, the Conqu’ring Hero Comes! (Ecco, viene l’eroe conquistatore!) tratto dall’Oratorio Judas Maccabaeus (1747-1751) mi pare quanto mai opportuno.

Anzitutto perché c’è bisogno di qualcuno che risollevi le sorti anche dell’Italia, come fece Giuda Maccabeo con il popolo d’Israele in un momento di disastro generale.

Inoltre perché non penso che questo stupendo e famosissimo brano musicale, usato in tutte le salse, anche in quelle al pomodoro, sia conosciuto nella sua vera origine.
È il grido di gioia del popolo d'Israele che finalmente ha trovato un grande condottiero, e più esattamente un eroe.

E non ditemi che non c’è bisogno di eroi, seguendo la retorica e un po' stucchevole frase di Brecht.
Gli eroi sono sempre necessari. Guai a quel popolo che non ha bisogno di eroi!

Ciò di cui non abbiamo bisogno sono invece i prepotenti e i vili.
Due (brutte) facce della stessa medaglia.




See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!

(Virgins)
See the godlike youth advance!
Breathe the flutes and lead the dance!
Myrtle wreaths and roses twine
to deck the hero's brow divine!

(Israelites)
See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!
Sports prepare! The laurel bring!
Songs of triumph to him sing!
See, the conqu'ring hero comes!
Sound the trumpets! Beat the drums!




Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!
Preparate giochi, portate la corona di alloro,
cantategli canti di trionfo!
Coro di fanciulle
Ecco, avanza il giovane simile a un dio!
Fate risuonare i flauti e guidate la danza;
intrecciate corone di mirto e di rose
per cingere la divina fronte dell’eroe.
Coro di Israeliti
Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!
Preparate giochi, portate la corona di alloro,
cantategli canti di trionfo!
Ecco, viene l’eroe conquistatore!
Suonate le trombe, battete i tamburi!


lunedì 8 dicembre 2014

Omaggio a Maria Immacolata





Non si può lasciar passare la Festa dell'Immacolata senza dedicare alla Madre di Dio, piena di grazia, ricolma di Spirito Santo, un canto di lode e di esultanza.

I poeti e gli scrittori di ogni epoca hanno cantato Maria, la più bella delle creature, con parole sublimi.

Ma le parole più belle sono quelle di Maria stessa, nel suo cantico di lode al Creatore: il Magnificat, come è riportato dal Vangelo di Luca (Lc 1, 46-55).

Ascoltiamole con il rivestimento musicale di Marco Frisina, cantate da Cristina Scuccia (prima di divenire Suor Cristina) e Franco Simone, che è stato il suo maestro di canto.

Un omaggio a Maria SS. Immacolata, con le sue stesse parole e con la bella voce di una ragazza che più da vicino ha voluto imitare Maria, con i voti religiosi.

Un omaggio a Maria e una bella testimonianza di fede cristiana.









lunedì 20 ottobre 2014

Beato Paolo VI, grazie!




Paolo VI è stato beatificato, ieri, 19 ottobre, da Papa Francesco.

Si aggiunge alla schiera dei pontefici di eroiche virtù che hanno attraversato il XX secolo, un secolo drammatico e luminoso al tempo stesso.

Lo stesso Paolo VI lo definisce così nel suo testamento: “Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la divina Bontà. Ancora benedico tutti.”

È stato il Papa che ha portato a termine il Concilio Vaticano II e ha rinnovato la Chiesa nel profondo.

Anche nella musica liturgica.

Solo per la sua azione rinnovatrice abbiamo potuto ascoltare la musica del mondo giovanile anche in Chiesa.  

Dalla "Messa dei Giovani", di Marcello Giombini (1966),  il Padre Nostro, che è stato il primo brano in assoluto che ho ascoltato di quella Messa, in un incontro tra giovani cattolici.

Ne rimasi affascinato.

Così come oggi.

Beato Paolo VI, grazie anche di questo!