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domenica 30 settembre 2018

Musica e vita: due storie parallele





Facevo le medie e il maestro di musica, il grande Fosco Corti, per farci rilassare suonò la Marcia Turca di Mozart.

Rimasi sbalordito. Non avevo mai ascoltato una musica così meravigliosa. Dissi in cuor mio: Quando sarò capace di suonare questo brano, sarò un pianista anch'io!

In IV Ginnasio, mentre ero nella biblioteca scolastica dove c'era in un lato un pianoforte verticale al quale era seduto un esperto allievo del Corti, sentì venir fuori da quel semiscordato strumento una musica dolcissima, che mi fece fremere di una indicibile emozione.
Lasciai sul tavolo il libro che leggevo e mi avvicinai al pianista per vedere il titolo del brano. Era intitolato "Per Elisa" e l'autore era Beethoven. In quel momento passò in seconda linea Mozart e le mie forze si concentrarono in quel "foglio d'album" così ammaliante, che chissà quante ragazze come Elisa aveva fatto commuovere e sognare.
Ma ora ero io a subire quel fascino irresistibile di quella musica incantevole e la imparai a memoria in poco tempo. Ne ero rimasto innamorato.

In prima liceo, verso la fine della primavera, e i profumi del maggio odoroso si facevano sentire attraverso la mia finestra aperta dello studio, misi nel giradischi un disco di Chopin, i "Notturni", che avevo acquistato a poco prezzo. Quelle note cristalline come perle, suonate da Rubinstein, così suggestive e affascinanti, nel silenzio di una incantevole notte primaverile, mi fecero trasalire di commozione. Non avrei mai immaginato di trovare un autore che potesse competere con Mozart e Beethoven, con la Marcia Turca e Per Elisa. Ma ora, quei Notturni fascinosi, pieni di chiaroscuri maliardi, mi avevano fatto dimenticare ogni altro autore.

Oggi è facile avvicinarsi alla musica, trovarla e "consumarla", quasi in forma bulimica. Ma negli anni 60 ogni autore era una scoperta, e i mezzi erano scarsi.

Una cosa che mi ha fatto sempre riflettere è che ho trovato nel corso della mia vita, al momento opportuno, un autore musicale che si adattava perfettamente ai miei sentimenti, alla mia personalità.

Alla fine del liceo, una notte, mentre mi preparavo per gli esami di maturità alle prese con greco e col latino, sentì provenire dallo studio di Fosco Corti delle armonie nuove, dei suoni che non corrispondevano ai miei soliti schemi classici e romantici. Fosco stava suonando gli Arabeschi di Debussy, e la Suite Bergamasca, con Clair de lune e Passepied.

Avevo scoperto il mio ultimo "amore". L'impressionismo, ultima fase del romanticismo e anticipo della dissoluzione tonale, giungeva a completare le mie emozioni proprio nel momento degli esami di maturità.

Senza rendermene allora conto, avevo percorso l'evoluzione della musica con il mio progredire nell'età.

Ne sono rimasto sempre meravigliato.




martedì 8 dicembre 2015

Il Giubileo, un inno alla gioia





In questo giorno dedicato alla Madonna Immacolata, nel 50° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, Papa Francesco apre a Roma nella Basilica di S. Pietro la Porta Santa del Giubileo della Misericordia.

In un mondo in cui si sta combattendo, come dice spesso il Papa, la III guerra mondiale "a pezzi"; in un mondo lacerato da fanatismi e ideologie aberranti, che portano terrore e morte addirittura in nome di Dio; in un mondo in cui l'intolleranza laicista pretende di eliminare Cristo dall'orizzonte della storia; in questo mondo, il Papa vuole aprire una breccia di vera umanità riconciliata.

Lo ha già fatto nel suo coraggioso viaggio in Africa, aprendo la Porta Santa della Cattedrale di Bangui nella Repubblica Centro-Africana il 29 novembre scorso; in una nazione lacerata da guerre, ingiustizie e miseria.

Il Giubileo della Misericordia, che si concluderà il 20 Novembre 2016, vuole essere un richiamo alla riconciliazione e alla pace. Per i credenti, una riconciliazione anzitutto con Dio, che si traduca in una sincera apertura verso tutti i fratelli. Per i non credenti, un ritorno ai valori fondamentali della giustizia e della pace, che formano il sacrario della coscienza.

Un richiamo per tutti ad una umanità riconciliata, in cui guerre, terrorismo, discriminazioni siano debellati dalla faccia della terra.

Un coraggioso invito a varcare la soglia dei nostri limiti e delle nostre paure, in un momento in cui ciò sembra impossibile.

Ma nulla è impossibile a Dio.

L'Immacolata Concezione di Maria ne è la prova evidente.

Per l'apertura solenne del Giubileo della Misericordia mi pare opportuno ascoltare il Salmo 88 (Vulgata), versetto 2, nel mirabile mottetto giovanile (19 anni) di W. A. Mozart: "Misericordias Domini", in Re minore, per Coro e Orchestra, K. 222, anno 1775.
Si potrà notare che per 4 volte (1:00, 2:00, 3:32, 5:08) nel brano fa capolino quello che sarà il tema dell'Inno alla Gioia della IX Sinfonia di Beethoven. 
Beethoven diceva di non apprezzare la musica di Mozart. Ma lo copiava.

Tutti abbiamo bisogno di misericordia...

Il testo del mottetto dice: "Misericordias Domini cantabo in aeternum", Canterò in eterno la misericordia del Signore.

Buon Anno Santo a tutti!



mercoledì 26 novembre 2014

Violenza contro le donne? Il parere di Beethoven




Un parere musicale, ovviamente; anzi, una dedica. La dedica più bella che sia stata mai fatta ad una donna, Elisa.

Nel giorno in cui abbiamo alzato la nostra voce indignata contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne, mi piace concludere con le dolcissime note di questo “foglio d’album”, poco più di tre minuti di musica sublime.

Dopo averla ascoltata centinaia di volte, perfino nella pubblicità dei detersivi e dei pannolini, forse non vibriamo più di commozione. Ma se siamo nel cuore della notte, e la esegue in modo (quasi) perfetto una bambina di 10 anni, allora ritorniamo alle nostre prime audizioni, quando il cuore fremeva ad ogni nota.

Ricordo perfettamente la prima volta che l’ho udita. Ero nella biblioteca della scuola, dove c’era anche il  pianoforte; facevo le scuole medie, e cercavo un libro di Salgari (e chi, se no?). Uno studente più grande di me era seduto al pianoforte e iniziò a suonare questa musica meravigliosa. Mi avvicinai e vidi il titolo: “Per Elisa” e l’autore: Beethoven.

Rimasi incantato. Fino ad allora pensavo che il brano più bello di tutta la musica fosse la “Marcia Turca” di Mozart, che avevo udito eseguire da Fosco Corti qualche tempo prima.

Ma dopo aver ascoltato “Per Elisa” sono rimasto prigioniero di questo dilemma: è più bella la Marcia Turca o Per Elisa?

Ancor oggi non saprei cosa rispondere. Ma so cosa fare.

Quando mi sento più sereno e tranquillo, strimpello la Marcia Turca.

Quando invece si fanno sentire più forti le emozioni, allora ritorno mentalmente in quella biblioteca, a quel durissimo pianoforte verticale, ed eseguo con tutti i sentimenti “Für Elise” di Ludwig Van Beethoven.

E quella mi sembra la musica più bella del mondo.

Come stanotte. 


giovedì 13 novembre 2014

Un mondo nuovo. Beethoven




Siamo soliti indicare come inizio del Romanticismo la pubblicazione a Berlino della rivista “Athenaeum” nel 1798 da parte dei fratelli Schlegel.

Ovviamente non si può indicare una data esatta per un movimento così vasto e complesso come quello romantico; ma i testi scolastici amano le semplificazioni; e il 1798, con la rivista Athenaeum, è ormai diventato una data canonica.

Non voglio criticare più di tanto questa semplificazione, anche perché dei punti di riferimento cronologici sono sempre necessari.

Mi permetto però di aggiungere che in quella medesima data, 1798, Ludwig Van Beethoven compose la Sonata per pianoforte n. 8, cioè la “Patetica”, che è senza dubbio il manifesto del Romanticismo musicale.

Quel potente accordo iniziale di Do minore è come un grande sipario che si apre su di un mondo nuovo, dove vengono ormai esplorati tutti i meandri dell’animo umano, da quelli più oscuri a quelli più luminosi.





Una composizione che lasciò stupiti e ammirati i contemporanei e segnò una svolta decisiva non solo nel cammino artistico del ventisettenne Ludovico Van, ma di tutta la musica successiva. Pochi anni dopo verrà la Sonata n. 14, “Al chiaro di luna”, e di poi la n. 23, “Appassionata”: ormai il cammino del Romanticismo era ampiamente aperto.

Nell’epoca attuale, dove domina una musica sempre più ricca di orpelli e sempre più povera di idee, l’ascolto della Patetica ci richiama ad un mondo in cui i sentimenti erano profondi, e l’arte sublime.

Mi limito a postare il 1 Movimento:“Grave-Allegro di molto e con brio”.

Daniel Barenboim esegue alla grande.




sabato 11 ottobre 2014

Ottobrata, ma non troppo




Bellissime giornate altrove; la solita “alluvione” a Genova. Ma non insegnano niente i disastri del recente passato nella metropoli ligure? Errare è umano, perseverare è da amministratori di Genova. A  Venezia c’erano le prigioni dei Piombi, sotto il Ponte dei Sospiri. Quando arrivava l’acqua alta, i prigionieri rimanevano sott’acqua. Si potrebbe costruire qualcosa del genere anche a Genova? 

Un trio di bulli più che maggiorenni (tra i 20 e i 30 anni) ha “gonfiato” con aria compressa un quattordicenne: “Sei obeso, ti gonfiamo ancora di più”. Il ragazzo è all’ospedale con danni gravissimi all’intestino. Oltre la galera a tempo indeterminato, io proporrei per i tre soggetti una Tac alla testa, per vedere se nella loro cavità cranica ci sia del cervello, oppure solo aria compressa. Lo stesso “test alla testa” lo estenderei ai loro familiari, che parlano di “semplice scherzo”.

Matteo Renzi, l’uomo ovunque. Te lo trovi davanti in ogni programma televisivo, a ogni ora del giorno e della notte, in ogni evento nazionale e internazionale. Tranne che in cielo, egli è in terra e in ogni luogo... Intanto tutti protestano perché le cose vanno male. Speriamo che, come il suo diretto Superiore, operi anche prodigi.

L’Isis, come il virus Ebola, sta avanzando nella conquista dei popoli “infedeli”. Distruzioni, decapitazioni, massacri, nel nome di “Dio grande e misericordioso”(?). Tutto ciò nonostante i bombardamenti degli americani e di altre forze alleate (una trentina, compresi i paesi arabi).  Non so cosa bombardino (forse le palme o i cammelli), perché finora le milizie nere del califfato, nonostante il loro numero limitato, conquistano terreno. La mia impressione è che dello sterminio dei cristiani, piccola minoranza in mezzo ai paesi arabi, e di altre minoranze, non importi un bel nulla ai signori dell'ONU (la più costosa e inutile delle organizzazioni mondiali). 
Ciò che conta è il petrolio, e quello ce l’hanno gli arabi. Che i padroni siano dell’Isis o dell’Arabia Saudita, il prodotto non cambia. Sempre petrolio rimane.  Barack Obama, se lo conosci, lo eviti. Come l’Ebola.

Sarà meglio ascoltare Beethoven. Un uomo che, nonostante tutto, ha creduto nella fraternità umana; un musicista che, come nessun altro, ha saputo esprimere la vittoria del bene sul male, dopo una lotta faticosa ma liberatrice.
La “Sonata a Kreutzer”, cioè la Sonata per pianoforte e violino, in La maggiore, n. 9, op. 47, (1802-1803) ne è un esempio. Non solo musicale. Era così innovativa e “rivoluzionaria”, che per essere compresa (ed eseguita) bisognò aspettare decenni. Perfino Kreutzer, il celebre violinista francese a cui era dedicata, non la volle mai eseguire, perché la riteneva “oltraggiosamente incomprensibile”. Immortalata invece da una foto l'esecuzione della Sonata nel 1885 a Villa d'Este di Tivoli da parte di Liszt e Arma Senkrah.
Oggi l'opera è considerata un caposaldo della letteratura musicale. E rimane una delle pagine più tecnicamente difficili per un violinista.
La grande novità consisteva nel fatto che violino e pianoforte sono ambedue protagonisti, in un dialogo continuo che dura ben 40 minuti. Proprio questa "complicità" ispirò a Tolstoj l'omonimo romanzo (1889), che contribuì a rendere ancor più famosa la Sonata a Kreutzer.
Noi ne ascoltiamo un frammento di circa 3 minuti del 1 Movimento, sufficiente a farcene capire la straordinaria bellezza.

Martha Argerich al piano e Gidon Kremer al violino. Che dire? La perfezione.


domenica 31 agosto 2014

Finire agosto in bellezza





È stato un agosto “horribilis” sotto molti punti di vista.

Del tempo è meglio non parlare, specialmente con i vacanzieri e gli albergatori. Speriamo nel settembre.

L’economia, stando ai dati, sembra fare acqua da tutte le parti. In linea con il tempo. Speriamo nello "sblocca Italia".

Drammatica la situazione in Ucraina, e tra l’Ucraina e la Russia. Nazionalismi sopiti con la forza dall’ex Unione Sovietica, ora vengono a galla. Speriamo che prevalga la diplomazia e tacciano le armi. Cedant arma togae, direbbe Cicerone (e il Manzoni). Riuscirà la Mogherini, nuova Lady Pesc, nell’impresa? Ce lo auguriamo tutti di cuore.

È riesplosa in tutta la sua crudezza la lotta tra Israele e la Palestina, ma che ora sembra aver trovato l’ennesima tregua. Speriamo che duri.

Ma ciò che più ha caratterizzato in peggio questo mese è il terrorismo islamista in Iraq, con la proclamazione addirittura di un “califfato”. Se non fosse una cosa tragica, sarebbe comica. Voler riportare l’orologio della storia indietro di oltre un millennio è come voler tornare a viaggiare col cammello e con il mulo.

Massacri in massa, “pulizia” etnica e religiosa, conversioni forzate, esecuzioni capitali pubbliche e trasmesse in diretta. Nemmeno nei film dell’orrore si è mai vista tanta barbarie.

Particolarmente orrenda la sorte delle donne. Già di per sé nel mondo musulmano hanno un “trattamento di sfavore” da parte dei signori maschi, e non starò qui a fare la litanie delle umiliazioni che il mondo femminile deve subire. Basterà dire che il vicepremier turco (!) ha perfino “invitato” le donne a non ridere in pubblico (?).  Egli ha fatto poi marcia indietro, ma solo “la pensata” è illuminante... E siamo nella ex laica Turchia, quella che dovrebbe entrare a far parte della Comunità Europea.
Le donne turche (in gran numero) hanno risposto twittando scarpe femminili, come risposta alla provocazione maschilista: una “rivolta delle scarpe”, quasi a dire: state attenti, cari uomini, che alla fine ve le tiriamo in faccia.

Penso proprio che il fanatismo islamista finirà, o almeno perderà la sua battaglia, non solo con l’orrore che suscita in tutte le menti sane, ma soprattutto quando il mondo femminile islamico prenderà piena coscienza della propria condizione sociale e comincerà a tirare le scarpe, non solo in senso virtuale. 

Quando vedremo una pianista araba suonare il piano alla stazione ferroviaria di Saint Pancras di Londra musiche di Liszt, Chopin, Beethoven, come ha fatto Valentina Lisitsa il 12 marzo 2013 in attesa del treno in ritardo per neve, allora sarà difficile che venga in mente a qualcuno di fare attentati.
La bellezza della musica e la bravura della pianista fanno passare ogni cattivo pensiero.

Per la precisione, la grande pianista ucraina esegue nel video El Contrabandista di Liszt (parte iniziale), il 2 Notturno di Chopin (op. 9), un brano dal 1 mov. dell’Appassionata di Beethoven (Sonata 23), uno dalla Totentanz di Liszt e la parte finale del Contrabandista

In realtà la Lisitsa ha eseguito i brani completi, come si può vedere in You Tube, ed altri brani ancora, di Liszt e Rachmaninov). Un vero e proprio “Street Concert” su di un pianoforte sgangherato (oltre all’accordatura, manca nel terzo Sol perfino la copertura!), che solo i grandi e veri artisti hanno l’intelligenza e l’umiltà di fare.

Buon mese di Settembre!


lunedì 27 gennaio 2014

L'olocausto continua





Il “giorno della memoria” del 27 gennaio è sempre per me un pugno nello stomaco. Un pugno di quelli che ti stendono al tappeto e quando ti rialzi ti senti suonato.

Non si riesce infatti a capire come sia stato possibile, non dico perpetrare, ma perfino concepire l’orrore dell’olocausto, lo sterminio sistematico e “scientifico” del popolo ebraico, nonché di altre minoranze etniche o “diverse”.

Nel XIX secolo il positivismo aveva preannunciato, nell’abbandono della fede religiosa, l’inizio di una nuova umanità, destinata ad un progresso inarrestabile, guidato dalla scienza e dalla tecnica.

Anche Nietzsche alla fine di quel secolo aveva preconizzato l’avvento del “superuomo” (o “ultrauomo”) e di una “gaia scienza”, al di là del bene e del male, e senza Dio.

Il XX secolo non solo ha clamorosamente smentito queste frettolose profezie laiche, ma ha fatto di peggio. Si è dimostrato il secolo più sanguinario di tutta la storia, con due guerre mondiali, infinite altre guerre, orrende dittature e immani carneficine. La gaia scienza ha mostrato il suo lato più truce; il “trasmutamento di tutti i valori” ha segnato la fine di ogni valore morale, e la perdita di Dio è coincisa con la perdita dell’uomo stesso.

Oggi tutti riconoscono (tranne qualche idiota impenitente) che la Shoah è stata un abominio, una cosa orrenda. Si moltiplicano lodevoli manifestazioni e ammirevoli testimonianze di solidarietà.

Ma, a mio parere, non si è preso del tutto coscienza di ciò che ha determinato il terribile misfatto nazista: anzitutto la perdita della fede in Dio Padre di tutti e quindi l’unità del genere umano (senza popoli o razze “inferiori”); la fede in una "gaia scienza" che senza guardare ai valori più profondi della coscienza umana, guarda solo all’utile individuale e al "progresso" a qualunque costo; il trasmutamento di ogni valore, e cioè l’idea che libertà significhi fare ciò che piace, senza tanti scrupoli morali.

Eugenetica, aborto, eliminazione dei disabili, eutanasia erano elementi essenziali del piano hitleriano della razza pura.

E oggi molti non la pensano così?

L’olocausto continua.


Nel video: Il primo movimento della V Sinfonia di Ludwig van Beethoven, diretta da Leonard Bernstein. La titanica e umanissima musica di Beethoven può in qualche modo riparare alla mortale ferita inferta dal nazismo anche alla cultura tedesca; e il grande Bernstein, americano di origini ebraiche, riconcilia con il suo estro geniale  e nel nome dell'arte un passato da non dimenticare.

mercoledì 28 dicembre 2011

Finire l'anno in bellezza (con Beethoven e Alice Sara Ott)




Anche il 2011 sta per andarsene. Un anno che ci lascia con un po’ di amaro in bocca.

Qualcuno lo potrebbe definire “annus horribilis”, per i disastri che ha combinato, sia dal punto di vista meteorologico-ambientale che economico-sociale.

Alla folgore e alla tempesta, che hanno devastato l’Italia,  aggiungiamo  il flagello del tremendo terremoto di Fukushima con quel che ne è seguito, nonché le guerre che hanno insanguinato il mondo arabo.

Come si può dimenticare poi la strage norvegese di Utoya da parte di un fanatico neonazista o la tragica morte di Marco Simoncelli o il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio? Episodi molto diversi tra di loro, ma di infinita tristezza.

In questi ultimi giorni, e proprio per Natale, il martirio dei cristiani della Nigeria è stata la strenna dell’islam intollerante e fanatico, che aveva iniziato il 2011 alla grande con un’altra strage di cristiani nella notte di capodanno ad Alessandria d’Egitto.

Ma io sono credente, e so che Dio sa ricavare il bene anche dal male. Certo, occorre un po’ di fede, in Dio ovviamente, perché se confidiamo solo nell’uomo, allora... addio Monti (non quelli “sorgenti dall’acque ed elevati al cielo”)!

D’altra parte il 2011 lascia anche cose belle dietro di sé. 

Io penso ad esempio alla beatificazione di Giovanni Paolo II, il Grande; ai coraggiosi e acclamati viaggi di Papa Benedetto XVI, in particolare in Spagna, in Germania e in Benin: una voce che ha richiamato con fermezza e  rispetto ai grandi valori della civiltà cristiana. 
Penso alla sentenza dei giudici di Strasburgo sulla legittimità di esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici.
Non illudiamoci! Senza i grandi valori espressi dal Cristianesimo non si va da nessuna parte; o meglio, si va a finire nella Cloaca Maxima, cioè nel cesso generale.

Ecco, a proprosito di Cloaca Maxima, per me è stato positivo il fatto di essermi lasciato alle spalle, dopo anni di frequenza, un sito che stava sempre più diventando un vero e proprio “sito”, cioè irrespirabile.

Un anno propizio è stato certamente per la cara amica blogger Gianna, che ha avuto la gioia di una stupenda nipotina; e suo figlio è diventato campione d’Italia e grande maestro di dama internazionale. Un anno da ricordare anche per l’amico blogger Geromarsala, per la nascita della secondogenita, dopo un bel maschietto.

Per alcuni o molti che siano, sono state positive le dimissioni del governo Berlusconi (non voglio entrare nel torbido della politica); altri pensano invece che il 2012 sarà un anno ancor più difficile.
Se non altro, è bisestile; se poi si dà retta al calendario Maya, il 21 dicembre 2012 sarà la fine del mondo, addirittura...

Ma lasciamo da parte la fantascienza e limitiamoci all’anno che se ne va.

Non si può lasciar andar via insalutato ospite, nel bene e nel male. Ci ha lasciati in vita; solo per questo merita il nostro ringraziamento.

E allora, mentre gli ultimi giorni scivolano via in tono minore, finiamo dolcemente in bellezza con l’Adagio (la parte iniziale di questo II movimento) della Sonata n. 3  per pianoforte, di Beethoven.

Chi meglio di Ludovico Van può descrivere i chiaroscuri della vita?

Se poi a suonare il piano è la brava e affascinante giapponese-tedesca Alice Sara Ott (classe 1988), allora finiamo davvero in bellezza.

sabato 17 settembre 2011

Il superuomo? Beethoven!



Beethoven rappresenta il massimo di ciò che il Romanticismo ha saputo esprimere.

Romanticismo è sinonimo di sentimento; e Beethoven ha saputo rapprentarne tutta la gamma musicale.

Un foglio d’album come “Per Elisa” ha emozionato generazioni di adolescenti. La “Sonata quasi una fantasia” (Al chiaro di luna) apre il cuore a orizzonti affascinanti e misteriosi.

L’Allegretto della VII sinfonia è un cammino di liberazione interiore, mentre la V ci mette davanti agli occhi anche il lato oscuro e drammatico della vita.

La contemplazione estatica della natura nella VI, l’inno alla vita (quasi dionisiaco) della IX, la forza della fede espressa dalla “Missa Solemnis”, sono aspetti qualificanti della sua “Weltanschauung”, della sua visione del mondo.

Ma c’è un ulteriore aspetto nel romanticismo beethoveniano che si riesce a gustare appieno nell’età adulta: il titanismo, e cioè la scoperta di quella forza immane che l’uomo ha dentro di sé e riesce a esprimere solo se lascia da parte ogni limite di convenienza, di opportunismo, di calcolo, di male.

Quando l’uomo dà libero spazio all’infinito che è in lui, allora ogni ostacolo viene travolto e si giunge alla piena realizzazione. Anche a costo del sacrificio della vita.

È ciò che si avverte, ad esempio, nell’Ouverture, op. 62, del Coriolano. Questi, posto dai suoi stessi familiari (la madre e la moglie) di fronte alla scelta suprema tra la sua vita e la salvezza di Roma, superando ogni desiderio di vendetta verso la patria che lo aveva esiliato, preferisce la morte: “Madre, tu salvi Roma, ma perdi un figlio”.

L’ouverture inizia con squilli guerreschi, si muove nel contrasto tra ritmi bellicosi e suadenti melodie, per concludersi in maniera quasi impercettibile. La grandezza di Coriolano sta nel suo valor militare, ma ancor più nell’aver saputo annientare il suo odio facendo prevalere i sentimenti più nobili, fino all’offerta della propria vita.

Grande nella vittoria a Corioli, ma titanico nella vittoria contro sé stesso.


mercoledì 3 agosto 2011

Luci e ombre in agosto. E allora, Beethoven!



Per esprimere questi giorni inquieti che stiamo attraversando,  con più ombre che luci, nonostante il sole d’agosto, mi pare opportuno ricorrere alla musica di colui che, meglio di ogni altro, ha saputo descrivere gli stati d’animo più complessi e travagliati: Beethoven.

Di “Ludovico Van” ascoltiamo lo “Scherzo” (II movimento) della Sonata n. 3 op. 69, in La maggiore, per violoncello e pianoforte, del 1808.  Ma lo Scherzo è in La minore.

La voce del violoncello dà un tono di vibrante profondità al brano, che di scherzoso non ha nulla, tranne il titolo, ovviamente.
Il ritmo serrato e battente, davvero notevole, esprime comunque un messaggio di speranza, come accade sempre nell’opera del sommo maestro di Bonn.

Intensa e appassionata l’esecuzione della leggendaria violoncellista Jacqueline Du Pré (1945-1987), con l’adeguato accompagnamento di Daniel Barenboim.

Un accompagnamento che si esprimeva anche nella vita: Barenboim era suo marito.


lunedì 23 maggio 2011

Dagli abissi del male alla pace. Ancora Beethoven



Forse nessun musicista ha esplorato la ricchezza dell’animo umano al pari di Beethoven, sia negli aspetti più sublimi che in quelli più tenebrosi e oscuri.

Una caratteristica fondamentale della sua opera rimane però la speranza nell’uomo.
Anche nelle pagine più drammatiche (penso alla V sinfonia, ad esempio), alla fine vince la luce, in una battaglia che l’uomo deve comunque affrontare, attraverso l’immane travaglio del negativo.

Ma c’è un’opera in cui si chiarisce in modo inequivocabile dove poggia questa fiducia dell’uomo. Non solo nelle proprie forze, ma in ultima istanza nella misericordia di Dio.

Quest’opera è la grandiosa Missa Solemnis, in Re maggiore, che già nell’ultimo post abbiamo ricordato.

Voglio sottolineare solo due punti, quelli che ora a noi interessano.

La fiducia nell’uomo è espressa magnificamente nel Credo alle parole: “Et homo factus est” (e si è fatto uomo).
Certo, le parole si riferiscono all’incarnazione del Figlio di Dio; ma quella parola “homo”, ripetuta più volte e con forza dal coro e dai solisti, specie dal tenore, fa impressione. In genere infatti i musicisti usano qui dei toni tenui e delle dolci melodie: è la nascita di Gesù, il Natale, con quel che ne consegue.
Beethoven lo interpreta piuttosto come l’esaltazione della natura umana, assunta dal Figlio di Dio, e quindi resa a sua volta “divina”.
È la dignità dell’uomo che trova il suo fondamento. 


All’opposto, nell’Agnus Dei, che postiamo nella sua prima parte, Beethoven esplora le profondità e gli abissi del male, i peccati dell’uomo e del mondo intero: “peccata mundi”. La voce è anzitutto quella del basso solista, che scende con dolorosa commozione negli anfratti dell’animo umano, per poi elevarsi progressivamente con le altre (mezzo-soprano, tenore, soprano e coro) a invocare la misericordia divina, unica speranza per la pace del cuore e del mondo.

L’invocazione “dona nobis pacem” (che non è in questa videoclip, ma nella successiva http://youtu.be/m8a-_q1gIR8) conclude in modo sublime il cammino di liberazione dell’uomo che si affida a Dio.

Più si ascolta questa composizione, più si capisce perché “Ludovico Van” la considerava il suo capolavoro.
 

domenica 22 maggio 2011

Una prova dell'esistenza di Dio. Ludovico Van




In questi ultimi due giorni ho avuto una defatigante discussione sull'esistenza di Dio con alcuni blogger.

Ritengo che non solo la fede, ma anche la ragione, sia in grado di giungere ad affermare l'esistenza di Dio, creatore del cielo e della terra.

Un mondo in divenire, come è quello che conosciamo e di cui facciamo parte, ha bisogno di una causa iniziale. Altrimenti non può partire per la sua avventura nel tempo e nello spazio.

Qualunque causa che sia operante nel tempo e nello spazio non può essere la causa prima, poiché avrebbe anch'essa bisogno di una causa precedente; e così indietreggiando fino all'infinito, senza mai trovare quel punto di partenza di cui abbiamo bisogno. Il problema si sposta indietro, ma non si risolve mai.

Occorre perciò ammettere una Causa trascendente la materia, trascendente il tempo e lo spazio, e dunque totalmente diversa dagli esseri che compongono l'universo.

Occorre ammettere Dio, come Causa prima e onnipotente di questo nostro universo mondo.

Solo in Dio trova pace la ricerca del nostro spirito inquieto ed esigente.

Ma per arrivare a Dio non c'è solo la prova della nostra ragione; ci sono, ad esempio, anche delle dimostrazioni musicali.

Il Credo della Missa Solemnis, in Re Maggiore, op. 123, di Ludwig Van Beethoven ne è una prova indiscutibile. 

Beethoven la considerava il suo capolavoro.

Solo Dio può ispirare, nei limiti della mente umana, tanta forza creatrice.

Nel video, l'inizio del Credo, l'atto di fede di Beethoven.

"Credo in unum Deum, Patrem omnipotentem, factorem  caeli et terrae"...



sabato 14 maggio 2011

Gli inizi di "Ludovico Van"



Le 32 sonate per pianoforte di Ludwig Van Beethoven (1770-1827) rappresentano uno dei vertici della musica e dell’arte di ogni tempo.

Sonate come la Patetica (n. 8), la Marcia funebre (n. 12), Al Chiaro di Luna (n. 14), la Tempesta (n. 17), la Waldstein (n. 21), l’Appassionata (n. 23), les Adieux (n. 26), la Hammerklavier (n. 29), per citare le più celebri, sono dei capolavori assoluti, di una bellezza sublime, nella varietà dei loro temi.

E queste sonate rappresentano solo un aspetto dell’immensa produzione del genio di Bonn, che spazia in quasi tutti i generi musicali, compresa l’opera: dalle poderose sinfonie al semplice foglio d’album ("Per Elisa"), dalla musica cameristica alla grandiosa "Missa Solemnis" in Re maggiore, che egli considerava il suo capolavoro.

Possiamo paragonare la produzione musicale di Beethoven ad un fiume travolgente, che sfocia nel mare con una infinità di ramificazioni.

A me interessa far notare come questa immensa onda sonora abbia la sua origine nell’apparente fragilità di un tema di poche note della I Sonata per pianoforte, in Fa minore, op. 2, n. 1, pubblicata nel 1796.

Un filo di note che contiene tutta l’energia di una sorgente perenne; un’apparente fragilità che indica invece intenso pathos; un tema che, più volte ripetuto, alla fine affascina e convince.

“Ludovico Van”, come viene familiarmente chiamato da Stanley Kubrik in “Arancia Meccanica” e la cui musica è parte fondamentale della sontuosa colonna sonora del film, mostra già in questa prima Sonata la sua prometeica personalità.

La Sonata è dedicata ad Haydn, ma il discepolo ha  già superato il maestro.


Perfetta l'esecuzione di Daniel Barenboim.

giovedì 14 ottobre 2010

I minatori cileni (e Arrau) nella leggenda



Grande festa in Cile, e gioia in tutto il mondo, per il salvataggio di tutti e trentatré i minatori intrappolati a oltre 600 metri di profondità nella miniera di S. Josè.

Non ci sono parole per esprimere un'impresa che ha dell'incredibile, come incredibile è stata la resistenza fisica e psichica dimostrata dai mineros nelle viscere della terra.

Ci vuole una grande musica per festeggiare.

Inizialmente ho pensato al Te Deum, l'inno di ringraziamento della liturgia cattolica per ogni felice esito di un'impresa.

Tutti i minatori hanno detto che la fede in Dio è stata per loro un sostegno fondamentale in questa durissima prova.

Ma preferisco onorare i 33 mineros e il  popolo del Cile con la eccezionale performance di uno dei suoi figli più illustri, il celebre pianista Claudio Arrau (1903-1988), in un concerto memorabile,  l' "Emperor" di Beethoven, cioè il Concerto per Pianoforte e Orchestra n. 5, op. 73, in Mi bemolle maggiore.

L'esecuzione di Arrau è eccezionale per più aspetti.

Si tratta del concerto di Londra del 1988 diretto da Sir Colin Davis con la London Symphony Orchestra. Il pianista aveva allora 85 anni, e mostra una freschezza pianistica sbalorditiva. 
Senza parlare della memoria: il concerto dura oltre 40 minuti...

Da rimanere increduli.

mercoledì 19 maggio 2010

Onore ai caduti. L'Eroica




Ritornano a casa i nostri due soldati, il Sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, e il Caporalmaggiore Luigi Pascazio, 25 anni, caduti in Afghanistan lunedì scorso in un attentano talebano.

Non voglio stare qui a disquisire sulla presenza dei nostri militari in quella nazione, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Voglio onorare due valorosi che hanno sacrificato la vita nel compimento del loro dovere.

Alla loro memoria dedico l’Eroica di Ludwig van Beethoven.

Con questa III sinfonia, del 1804, egli intendeva onorare Napoleone.
Ma di fronte al suo imperialismo, cancellò la dedica a Bonaparte, e volle chiamarla “Sinfonia Eroica”.

In modo geniale Beethoven esalta l’eroe con una stupenda e grandiosa “Marcia Funebre”, nel II Movimento, "Adagio Assai".

I nostri due soldati tornano nelle bare, ma non da sconfitti.


Nel video, "Napoleone vittorioso a Eylau il 9 febbraio 1807", di Antoine-Jean Gros (1808), Museo del Louvre, Parigi

lunedì 17 maggio 2010

Il maestro di Beethoven. Haydn



Tra i grandi meriti di Joseph Haydn (1732-1809) c’è anche quello, non indifferente, di essere stato maestro di Ludwig van Beethoven (1770-1827).

L’incontro tra maestro e allievo avvenne nel 1792, e per due anni il genio di Bonn seguì a Vienna le lezioni del grande musicista austriaco.

Tra i due non correva buon sangue, sia per una certa invidia di Haydn nei confronti del promettentissimo giovane, sia per l’insofferenza di quest’ultimo nei riguardi dell’illustre maestro.

Nonostante ciò Haydn espresse tutta la sua ammirazione per Beethoven, preconizzandogli un grande futuro:

“Avete molto talento, un’inesauribile ispirazione e pensieri che nessuno ha mai avuto. Voi mi sembrate un uomo con molte teste, molti cuori, molte anime”.
Così si espresse nei suoi confronti nel 1793.

Da parte sua Beethoven, pur con un carattere ribelle, apprese molto dal “padre” della sinfonia, del quartetto  d'archi e della forma sonata. Si può dire che Beethoven abbia by-passato Mozart, attingendo invece molto da Haydn.

Tutto il resto, ovviamente il più, lo ha fatto solo il suo genio titanico.

Per mostrare quanto la lezione di Haydn abbia influito sulla formazione iniziale di Beethoven, voglio postare di Haydn la bellissima Sonata per pianoforte in Mi minore, Hob 16/34, I Movimento, “Presto”, del 1781.

Viene subito in mente il I Movimento della prima Sonata per pianoforte, in Fa minore, di Beethoven, del 1794, e non a caso dedicata proprio ad Haydn. Ecco il link per un confronto.


Buon ascolto!



sabato 17 aprile 2010

La tempesta di Malta



Quest'anno 2010 può essere già considerato sufficientemente "tempestoso".

E non mi riferisco solo all'aspetto climatico, con un inverno tra i più rigidi e piovosi degli ultimi cento anni.

Ben più grave il tremento terremoto di Haiti, a cui ne è seguito in questi giorni un altro in Cina.

L'orribile sciagura aerea di Smolensk ha cancellato in un attimo la dirigenza della Polonia.

Ci si mettono ora anche i vulcani a far sentire la loro voce inquietante, e dall'Islanda è partita una nube di cenere che ha coperto i cieli di mezza Europa.

Tempesta anche nella Chiesa, con gli scandali della pedofilia, contro la quale Papa Benedetto XVI sta combattendo con coraggio e fermezza.

Una tempesta costrinse S. Paolo a fermarsi a Malta per tre mesi, dopo il drammatico naufragio della nave che doveva portarlo a Roma, per essere processato da Nerone (Atti degli Apostoli, 27 e 28). Ma in quei tre mesi di sosta forzata convertì l'isola, che ancora oggi è una roccaforte della fede cattolica.

Era l'anno 60 dopo Cristo.

Nel ricordo del naufragio di Paolo, che significò anche la conversione di Malta, Papa Benedetto compie il suo viaggio apostolico di due giorni, oggi e domani.

Voglio accompagnarlo anzitutto con la mia preghiera.

A questa unisco una più laica sonata di Beethoven, ovviamente la "Tempesta", in Re minore, Op. 31, n. 2, III movimento. Una tempesta avvincente, questa volta, piena di fascino.
Tanto più eseguita da quel mitico pianista che è stato Wilhelm Kempff.

Anche dagli sconquassi più rovinosi possono sorgere nuovi germogli di vita e di speranza.

È ciò che accadde a S. Paolo nel naufragio di Malta, 1950 anni fa.

È ciò che mi auguro accada anche oggi.



sabato 20 febbraio 2010

Ci vorrebbe un tempo Allegretto




Quando nella storia della musica si dice tempo Allegretto viene subito in mente il II Movimento della VII Sinfonia di Beethoven (1813).

È questo l’Allegretto per eccellenza, con il suo ritmo ben scandito, con il suo crescendo inarrestabile, con la sua linea melodica trascinante.

La VII Sinfonia è gioiosa forza vitale che prorompe irresistibile e si esprime in ritmi di danza.
La stessa tonalità di La Maggiore in cui è scritta, la tonalità della gioia più luminosa, ci fa capire che Beethoven vuole erigere un monumento alla vita stessa.

E ci riesce perfettamente.

L’Allegretto, incastonato tra movimenti più vivaci, è come una pausa riflessiva, annunciata dall’accordo inziale di La minore, che sembra dare un tono di velata tristezza.

In realtà il ritmo e il crescendo fanno capire che si tratta di una progressiva conquista della gioia e della pace interiore. Il peso del negativo viene superato in una vittoriosa ascesa verso la luce.

Era un brano particolarmente amato da D. Lorenzo Milani, che lo ascoltava in particolare quando il dolore della sua malattia si faceva maggiormente sentire.

In effetti, l’ascolto del brano dà profonda serenità interiore.

Il video purtroppo è carico di pubblicità (di suo); ma ho scelto questo perché, nonostante tutto, è una registrazione accettabile.

giovedì 17 settembre 2009

Alla barbarie una risposta di civiltà. Beethoven





Noi rispondiamo alla barbarie dell’attentato terroristico talebano a Kabul, nel quale hanno perso la vita 6 soldati italiani e 15 civili afghani, con la forza e la grandezza dell’arte, rappresentata dalla musica di Beethoven e dalla esecuzione di Arturo Benedetti-Michelangeli.

Dedichiamo perciò ai caduti di Kabul, e ad ognuno di essi singolarmente, la Marcia funebre sulla morte d’un eroe, dalla Sonata n. 12 per pianoforte, III movimento, Maestoso.

martedì 3 marzo 2009

Una tempesta rasserenatrice




Tra le 32 Sonate per pianoforte di Beethoven alcune sono celeberrime, con titoli rimasti famosi: Al chiaro di luna, Patetica, Appassionata, Addii…

Tra le più belle è la Sonata 17 in Re minore (Opera 31, n. 2), conosciuta col nome di Tempesta (Sturme), del 1802.

Il titolo, romantico per eccellenza, deriva in particolare dal III movimento, Allegretto, che conclude la composizione e che presentiamo.

È un movimento trascinante, ma al tempo stesso profondamente liberatorio; con il suo ritmo ostinato e un tema suadente, riesce a operare una catarsi progressiva del nostro mondo interiore.

L’esecuzione “dionisiaca” di Glenn Gould è uno spettacolo a parte, anche se io personalmente preferisco l'interpretazione più “apollinea" e distensiva di Kempff.

http://www.youtube.com/watch?v=LfjD-DQ5REk

Buon ascolto!