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martedì 21 maggio 2013

L'ultimo dei Bee Gees. Ricordando Robin


 

Mi piace ritornare al futuro (era un po’ che non postavo, per impegni vari) con un ricordo del passato: la musica dei Bee Gees.
Lo faccio anzitutto perché quella mitica band ha composto canzoni che hanno segnato una svolta epocale alla fine degli anni 70 (La febbre del sabato sera, 1977).
Lo faccio perché quelle bellissime canzoni andavano di pari passo con anni per me altrettanto belli (ma non mi lamento neppure ora).
Lo faccio infine perché voglio ricordare Robin Gibb, a un anno dalla sua scomparsa (20 maggio 2012).
La canzone che propongo “Too much heaven” è del 1979, uno dei loro maggiori successi.
Troppo presto Robin, e prima ancora suo fratello gemello Maurice, si sono messi in fila (“in line”) e se ne sono andati. Non si aspettavano una partenza così in anticipo, “too much heaven”, troppo paradiso.
Dei tre Brothers Gigg rimane solo Barry.
Ma in realtà, quello che noi siamo, non morirà mai: “Ev’rything we are will never die”.
 
Nella videoclip, da sinistra: Robin, Barry, Maurice.

 
 
Nobody gets too much heaven no more
It’s much harder to come by
I’m waiting in line
Nobody gets too much love anymore
It’s as high as a mountain
And harder to climb

Oh you and me girl
Got a lot of love in store
And it flows through you
And it flows through me
And I love you so much more
Than my life, I can see beyond forever
Ev’rything we are will never die
Loving’s such a beautiful thing
Oh you make my world a summer day
Are you just a dream to fade away?

Nobody gets too much heaven no more
It’s much harder to come by
I’m waiting in line
Nobody gets too much love anymore
It’s as high as a mountain
And harder to climb

You and me girl got a highway to the sky
We can turn away from the night and day
And the tears you had to cry
You’re my life
I can see a new tomorrow
Ev’rything we are will never die
Loving’s such a beautiful thing
When you are to me the light above
Made for all to see our precious love

Nobody gets too much heaven no more
It’s much harder to come by
I’m waiting in line
Nobody gets too much love anymore
It’s as high as a mountain
And harder to climb


Love is such a beautiful thing
You make my world a summer day
Are you just a dream to fade away?

Nobody gets too much heaven no more
It’s much harder to come by
I’m waiting in line
Nobody gets too much love anymore
It’s as wide as a river and harder to cross

Nobody gets too much heaven no more
It’s much harder to come by
I’m waiting in line
Nobody gets too much love anymore
It’s as high as a mountain
And harder to climb.


Nobody gets too much heaven no more
It’s much harder to come by
I’m waiting in line...

 

Traduzione

Nessuno prenda mai più troppo paradiso,
è difficilissimo da ottenere
sto aspettando in fila.

Nessuno prenda mai più troppo amore,
è alto come una montagna
ed è difficile da scalare

Oh, io e te, ragazza
abbiamo molto amore conservato dentro
e scorre in te, e scorre in me
e ti amo molto più
della mia vita
posso vedere al di là per sempre,
tutto quello che siamo non morirà mai,
l’amore è una cosa così bella,
oh, tu rendi il mio mondo un giorno d’estate,
sei solo un sogno da far svanire?

Nessuno prenda mai più troppo paradiso,
è difficilissimo da ottenere
sto aspettando in fila.

Nessuno prenda mai più troppo amore,
è alto come una montagna
ed è difficile da scalare
Io e te, ragazza
abbiamo una strada che porta verso il cielo
possiamo allontanarci dalla notte e dal giorno
e dalle lacrime che dovevamo piangere

Tu sei la mia vita
e io posso vedere un nuovo domani
tutto cio che siamo non morirà mai
l’amore è una cosa così bella
quando per me tu sei la mia luce in alto
che serve a tutti affinché possano vedere
il nostro prezioso amore
Nessuno prenda mai più troppo paradiso,
è difficilissimo da ottenere
sto aspettando in fila.

Nessuno prenda mai più troppo amore,
è pieno come un fiume
ed è difficile da attraversare.
Nessuno prenda mai più troppo amore,
è pieno come un fiume
ed è difficile da attraversare.
Nessuno prenda mai più troppo paradiso,
è difficilissimo da conquistare
sto aspettando in fila,

è alto come una montagna
ed è difficile da scalare

Nessuno prenda mai più troppo paradiso,
è difficilissimo da conquistare
sto aspettando in fila...

mercoledì 23 maggio 2012

Ho viaggiato con i Bee Gees (e con Alan Sorrenti, Patty Pravo, Bonnie)





Negli anni 70 ogni estate con un gruppo di 5 o 6 amici facevo una bella girata in qualche paese europeo, unendo l’utile della conoscenza dei luoghi al dilettevole di un periodo in libertà.

Nel 1978 la meta era Istanbul.

Con l'allora mitico Ford Transit, stipato all’inverosimile di cibarie, tenda militare e tutto quanto fa campeggio (senza dimenticare il gas per cucinare e una damigiana di vino nostrale toscano), si cominciava l’avventura.

Sopra il cruscotto l’armamentario musicale: mangiadischi e mangianastri, con le ultime (e penultime) novità musicali, in dischi e cassette registrate.

Alla frontiera bulgara ci accattivammo le simpatie dei minacciosi doganieri con la damigiana del vino: nell’attesa dei visti sul passaporto, a turno i gabellieri ci gabellarono un bel po’ di Chianti.

I turchi a loro volta, tranne il prosciutto e il salame, vollero assaggiare di tutto: nutella, formaggio, banane, grissini... Fu risparmiato un ulteriore e fatale attacco alla damigiana del vino, secondo l’insegnamento del Profeta.

Alla frontiera greca ci presero per hippies e ce la cavammo dal far scaricare tutti i bagagli (in cerca di eventuale roba) recitando chi l’inizio dell’Iliade, chi dell’Odissea: “Mènin aèide, theà, Pelèiadèo Achìleos”. “Ándra moi ènnepe mùsa polýtropon ‘os mala pòlla” (traslittero alla meglio).

Potenza degli esametri omerici! I gabellieri si fermarono impressionati, come se avessero udito una voce dall’oltretomba. Ci fecero segno che tutto andava bene e si ritirarono in buon ordine.

E poi dicono che il greco non serve...

Ma nel macinare le migliaia di chilometri, in strade allora semideserte e con la carreggiata tutta a nostra disposizione, ci era di accompagnamento, oltre al rumore del motore, la musica a tutto volume.

La più gettonata era “Stayin’ alive” dei Bee Gees. In quella estate caldissima, con il Transit che ansimava in quelle strade dimenticate da Dio e dalle concessionarie, la canzone dava sprint a noi e al motore.

Ci piaceva anche “Pensiero stupendo” di Patty Pravo, con tutta quella sfilza di pronomi che sembrano una esercitazione grammaticale, e quelle frasi ermetiche da far invidia a Ungaretti:
“E tu, e noi, e lei, fra noi, vorrei, non so, che lei, o no, le mani, le sue”... La bellezza dell’assurdo.

Si riprendeva la carica e ci faceva sognare la bella canzone di Alan Sorrenti: “Figli delle stelle”:
“Noi siamo figli delle stelle, non ci fermeremo mai per niente al mondo. Noi siamo figli delle stelle, senza storia, senza età, eroi di un sogno. Noi stanotte figli delle stelle ci incontriamo per poi perderci nel tempo”.

Sembrava scritta per il nostro vagabondare spensierato nel Sud Europa.

Quando ci prendeva un po' di stanchezza si ascoltava “It's a heartache”, con la rauca voce di Bonnie Tyler.

E poiché la stanchezza a quest’ora della notte è sempre possibile per chi sta sveglio, ripropongo la canzone di Bonnie.

Anche per ricordare la bellezza di una musica senza tempo.

E per un po' di amarcord.


lunedì 21 maggio 2012

C’erano una volta i Bee Gees. Anche Robin se n’è andato



In questi giorni le brutte notizie non si contano. Alcune sono così tragiche che fanno passare in second’ordine ogni altra cosa.
L’attentato alla scuola di Brindisi, il terremoto in Emilia, la follia distruttiva di un padre di famiglia che ha  scaraventato dalla finestra i due figlioletti e si è poi suicidato nello stesso modo, ci lasciano sgomenti.
Eppure non si può passare sotto silenzio la morte di Robin, uno dei fratelli Gibb, che insieme a Barry e Maurice, ha fondato nel 1960 il mitico gruppo dei Bee Gees.
Se n’è andato ieri sera, 20 maggio, senza clamore, verrebbe da dire “in falsetto”, come era il suo modo di cantare negli anni di successo.
Una morte parallela a quella di Donna Summer, avvenuta tre giorni prima: stessa età (62 e 63 anni), stessa brutta malattia, stesso genere di canzoni: la disco music.
La rivoluzione musicale degli anni 70 ha nei Bee Gees il punto di riferimento indiscutibile, con la colonna sonora del film “La febbre del sabato sera” (1977); e nel gruppo Robin fu l’autentico protagonista vocale, quasi il frontman.
Inutile ricordare il successo strepitoso di alcuni dischi, che hanno fatto la storia della musica leggera, e che hanno spazio anche in questo blog.
Dei fratelli Gibb ora rimane solo Barry. E il ricordo di una band leggendaria.
In memoriam di Robin voglio riproporre uno dei primissimi successi dei Bee Gees, molto prima che diventassero famosi.
Si tratta della canzone Massachusetts, del 1967.
Il video è del 1989. 

sabato 13 febbraio 2010

Parole d'amore. Bee Gees




Siamo ormai prossimi alla festa di S. Valentino.

Molte parole di amore saranno dette in questi giorni.

Noi vogliamo sostenerle con la suadente musica dei Bee Gees, e precisamente con Words, che mi pare veramente appropriata.

Venne composta nel 1967 e pubblicata nel gennaio del 1968. Un'annata doc.

Canzone molto bella e di grande successo, che indica chiaramente la direzione intrapresa dal gruppo inglese, ben lontana dagli eccessi del rock. Elvis Presley comunque l’aveva nel suo repertorio.

Il brano è cantato da Barry Gibb.

Come si vede dalla copertina di questa prima compilation curata dalla Polydor nel 1969, che raccoglie i primi 12 successi della band, questa era allora costituita, oltre che dai fratelli Robin, Maurice (morto nel 2003) e Barry Gibb, anche dal batterista Colin Petersen.

Buon ascolto!



Words


Smile an everlasting smile, a smile can bring you
near to me.
Don't ever let me find you gone, cause that would
bring a tear to me.
This world has lost its glory, let's start a brand
new story now, my love.
Right now, there'll be no other time and I can show
you how, my love.

Talk in everlasting words, and dedicate them all to
me.
And I will give you all my life, I'm here if you
should call to me.
You think that I don't even mean a single word I
say.
It's only words, and words are all I have, to take
your heart away


Parole

Sorridi con un sorriso incessante, un sorriso può portarti
Vicino a me
Non farti mai trovare triste, perché mi trasmetterebbe
Una lacrima
Questo mondo ha perso il suo splendore, iniziamo una
Storia nuova di zecca, amore mio
Adesso, non ci sarà altra possibilità ed io posso
Mostrarti come, amore mio.

Parla con parole incessanti, e dedicale solo
A me
E ti darò tutta la mia vita, sono qui
Se tu vuoi chiamarmi
Tu pensi che non intendo veramente
Tutto ciò che dico
Sono solo parole, e le parole sono tutto ciò che ho per
Farti innamorare.

venerdì 12 febbraio 2010

La musicalità al potere. Bee Gees



Quando si parla dei Bee Gees si pensa subito alla colonna sonora del film “La febbre del sabato sera” del 1977, che ha determinato una svolta nel cammino della musica leggera di quegli anni.

Il mondo della canzone “impegnata” (per la verità, in gran parte noiosamente retorico) si trovò improvvisamente e desolatamente scavalcato da un nuovo stile musicale e perfino di vita; la discoteca era diventata il luogo principale di aggregazione giovanile.

John Travolta, o se vogliamo, il ballerino Tony Manero, proprio con le canzoni dei Bee Gees, divenne il simbolo di una nuova generazione.

Dalla parte avversa si parlò con disprezzo di “riflusso”, cioè di disimpegno.

In realtà da un bel po’ il mondo giovanile stava andando in questa direzione. Il 68 aveva esaurito la sua carica “rivoluzionaria”. Rimaneva nei giovani la voglia di stare insieme, di fare amicizia, di divertirsi; e la disco-music divenne una componente essenziale.

Ma i Brothers Gibb, fin dal loro esordio come band, avevano scelto la strada di una musica molto diversa dal rock imperante, con tratti più accattivanti. Nel 1967, quindi ben dieci anni prima del loro successo planetario, avevano inciso la canzone “Massachusetts”, in cui già troviamo tutta la loro tipica e bella musicalità.

La riproponiamo, in una versione del 1989.

venerdì 9 ottobre 2009

Una febbre che non passa. Bee Gees



Nella seconda metà degli anni 70, e precisamente nel 1977, la sontuosa colonna sonora del film Saturday Night Fever (La febbre del sabato sera), costituita in gran parte da canzoni dei Bee Gees e resa ancor più efficace dalle icastiche movenze di ballo di John Travolta, ha costituito un’autentica rivoluzione musicale.

Il mondo giovanile si riconobbe improvvisamente in quel nuovo genere musicale, la disco-music, lasciandosi alle spalle la musica più “impegnata”, che aveva fino ad allora dominato.

Si parlò pertanto di “riflusso”, di un mondo giovanile senza più ideali politici e sociali.

In realtà “la febbre del sabato sera”, che i Bee Gees seppero intepretare perfettamente, era già in atto da tempo e la spinta propulsiva degli anni 60 si stava esaurendo inesorabilmente.

La discoteca stava diventando ormai il luogo di ritrovo più comune della gioventù, il sabato (e la domenica) sera, con tutte le dinamiche affettive e i problemi connessi.

Si può dire pertanto che i Bee Gees hanno operato una rivoluzione nel gusto musicale, paragonabile a quella realizzata dai Beatles nel decennio precedente.

La band inglese dei tre fratelli Gigg (Brothers Gigg, Bee Gees) ha interpretato perfettamente i sentimenti del mondo giovanile di quegli anni, con una musica affascinante, adatta ad esprimere gioia di vivere, nonché affetti e drammi personali.

Presentiamo uno dei songs più belli di quella memorabile colonna sonora:

How Deep Is Your Love


I know your eyes in the morning sun
I feel you touch me in the pouring rain
And the moment that you wander far from me
I wanna feel you in my arms again

And you come to me on a summer breeze
Keep me warm in your love
Then you softly leave
And its me you need to show

How deep is your love?
How deep is your love?
I really meant to learn
'Cause we're living in a world of fools
Breaking us down when they
All should let us be.
We belong to you and me.

I believe in you
You know the door to my very soul
Youre the light in my deepest, darkest hour
My savior when I fall

And you may not think I care for you
When you know down inside
That I really do
And it's me you need to show


How deep is your love?
How deep is your love?
I really meant to learn
'Cause we're living in a world of fools
Breaking us down when they
All should let us be.
We belong to you and me.

How deep...



Quanto Profondo è Il Tuo Amore

Conosco i tuoi occhi al sole del mattino
sento che mi tocchi sotto la pioggia torrenziale
e quando ti allontani da me
voglio sentirti ancora tra le mie braccia

Tu vieni da me come una brezza d’estate
Mi riscaldi con il tuo amore e poi piano te ne vai
ed è a me che hai bisogno di dimostrarlo

Quanto profondo è il tuo amore?
Devo veramente impararlo
perché viviamo in un mondo di pazzi
che ci deprimono
quando loro ci dovrebbero lasciarci stare
noi apparteniamo a te e me

Credo in te
Tu conosci la porta della mia anima
sei la mia luce nei miei momenti più oscuri
tu sei il mio salvatore quando cado
e forse non pensi
che mi prendo cura di te
quando sei triste
questo lo faccio veramente
ed è a me che hai bisogno di dimostrarlo

Quanto profondo è il tuo amore?