I giochi olimpici di Londra 2012 sono finiti. Games over!
Questa frase fa venire in mente, almeno a quelli della mia età, il flipper e la fatale scritta a fine partita: Game Over!
Ricordo bene il gioco del flipper, il primo gioco elettronico dei mitici anni 60; le sue luci, i suoni, i colori, le immagini (per lo più donnine ammiccanti) nel grande display, e una selva di funghi e funghetti respingenti in ogni direzione, specialmente verso il basso, in quel fatale piano inclinato, che ingoiava ad una una le cinque biglie d’acciaio che i due flippers di difesa non riuscivano a respingere.
Possiamo perciò paragonare i risultati della partecipazione italiana a questi Olimpic Games ad una grande partita a flipper, con le sue cinque palline.
La prima pallina, quella della scherma, è partita lancia in resta ed ha scorrazzato a lungo nella parte alta del biliardino, da assoluta padrona, accendendo luci e colori, riempiendo di suoni il locale, accumulando punti a migliaia, e attirando alla fine l’attenzione un po’ irritata del padrone del luogo, uno scozzese emigrato a Londra. Una pallina che non voleva scendere nelle parti basse, contro ogni logica newtoniana, e tanto meno in buca; le poche volte che lo ha fatto, fino a quella fatale, ha trovato un’abile e accanita resistenza.
La seconda pallina, quella delle armi da fuoco, ha seguito l’esempio della prima; ha fatto, come logico, fuoco e fiamme suscitando l’ammirazione dello stesso biliardino, che di fronte ad ogni colpo ben assestato non ha potuto fare a meno di sottolinearlo con suoni vari, coloratissimi Wow!!! di meraviglia, nonché Bonus! di premio. Il barista anglo-scozzese si stava già preoccupando della grande quantità di luce elettrica consumata con due sole, miserabili biglie.
Così è partita la terza sfera, quella del nuoto, che deve aver risentito delle imprecazioni in celtico del proprietario. Intorno al flipper si erano intanto radunati tutti i clienti del bar, attirati dalla bellezza e dalla decantata abilità italiota nel settore. Ma questa volta la biglia, tra la sorpresa generale (e la gioia del padrone) ha cominciato subito a scendere verso i bassifondi ed è miseramente affogata in buca.
Il lancio della quarta biglia, quella dell’atletica, è stato effettuato nella sfiducia più totale. È una palla, quella, che non gira più da tempi remoti. E invece ha cominciato subito a far sentire la sua voce con nuovi suoni e a mettersi in luce con nuovi colori. Un Wow!!! è comparso quando la sfera, con un triplice salto, ha attraversato tutto il biliardino, dal fondo alla cima, e per poco non è uscita fracassando il vetro, con sicuro infarto per l’anglico landlord.
L’ultimo lancio è stato quello della squadra dei picchiatori. Calci e pugni a volontà. La pallina si è battuta con furia gladiatoria contro funghi e funghetti del biliardino, portanto colpi sonori a destra e a manca, e facendo vedere lo zodiaco colorato al display. La pallina ha continuato a menare colpi in basso e in alto, senza la minima intenzione di farla finita. Per il povero barista è stata una doccia scozzese; quella pallina rischiava di farlo finire in miseria, con la prossima bolletta della luce.
Allora ha preso una drastica decisione. Si è avvicinato al flipper, lo ha mosso lateralmente mandandolo in Tilt! tra lo stupore degli astanti, che di nuovo si erano radunati intorno al biliardino.
In un inglese un po’ stentato (forse per la vergogna) ha sentenziato che la partita era finita e che il giocatore italiano doveva tornarsene a casa. At home.
Alle legittime proteste dell'italiano, il barista ha detto chiaro e tondo che il padrone di casa era lui e che l’ultima partita doveva finire con l’inno inglese.
Appena accennato all’inno, tutti gli astanti si sono messi sull’attenti e hanno intonato a squarciagola God save the Queen... Qualcuno ha anche sventolato la bandiera.
Per il nostro valoroso flipperista non c’è stato altro da fare che tornarsene a casa.
Game over!










