Sono uno che ricerca la verità e che non si accontenta di wikipedia.
Se dici che la verità non esiste, sbagli, perché ne hai già affermata una.
Se poi dici che la ricerca della verità non ti interessa, allora non te la prendere troppo quando qualcuno ti vuole ingannare.
Oggi, domenica 20 agosto 2017, a
tre giorni dall’orrendo massacro islamista
nella Rambla di Barcellona, fallito l’altro orrendo tentativo di far saltare in
aria con le bombe la Sagrada Familia, Santuario della città e capolavoro universale
di bellezza, è stata celebrata una solenne Messa proprio in questo Santuario,
a cui hanno partecipato migliaia di persone.
Sono importanti le misure di
sicurezza che gli Stati cercano di approntare per debellare il terrorismo islamico:
polizia, esercito, sbarramenti, servizi segreti…
Ma un’arma non meno efficace è
la preghiera, perché si rivolge a Colui che ha in mano le sorti dell’umanità, alla
sua Santissima Madre Maria, sempre pronta a intercedere per chi la invoca con
cuore sincero, e a S. Giuseppe, custode premuroso di Gesù e di Maria, e nostro difensore
contro le insidie di satana, che sembra scatenato.
La Sagrada Familia non è solo un
capolavoro d’arte, ma un atto di fede sublime di Antoni Gaudì, che ha voluto
innalzare a Gesù, Giuseppe e Maria, la Santa Famiglia di Nazaret, una preghiera
in pietra e cemento, nella quale ha impegnato il suo genio, i suoi averi e tutto
se stesso.
Voglio perciò anch’io unirmi alla
preghiera degli abitanti di Barcellona, e lo faccio postando l’orazione che un
altro grande artista catalano, Pau (Pablo) Casals, ha innalzato alla Madonna di
Montserrat, patrona della Catalogna.
Casals è uno di coloro che hanno fatto
riscoprire un secolo fa la musica di Bach, e ha innovato lo studio del
violoncello.
Ma, oltre al genio musicale,
aveva una devozione particolare per la Madonna di Montserrat, per la quale ha
composto dei bellissimi mottetti: Nigra
sum (la Madonna di Montserrat è “moreneta”), O vos omnes (dedicato al dolore della Madonna per la passione del
Figlio), e la Oració a la Verge de
Montserrat (1959), in catalano.
Ho già postato in questo blog Nigra sum e O vos omnes. Oggi è il momento della Oració a la Verge.
Dall’alto delle montagne di
Montserrat, in Catalunya, arrivi a tutta l’umanità un messaggio di pace e di
fratellanza.
Nell’antivigilia di Natale un pensiero doveroso corre a Maria Santissima, la Vergine Madre di Gesù.
“Ad Iesum per Mariam” dice S. Bernardo, il cantore della Madonna: a Gesù si giunge più facilmente attraverso Maria. E questo non è solo un modo poetico di dire, ma una realtà teologica, che ha il fondamento nel Vangelo.
Tutti infatti sappiamo che proprio attraverso l’intercessione di Maria, Gesù ha compiuto il suo primo miracolo, a Cana di Galilea, durante un pranzo di nozze: la trasformazione dell’acqua in vino (Gv 2, 1-11).
Per questo è lecito e doveroso rivolgerci alla Madre di Dio, per ottenere da Lui l’aiuto necessario nei momenti in cui viene a mancare anche a noi “il vino della letizia” (S. Agostino).
Dante, che era “vir catholicus”, oltre che sommo poeta, nell’ultimo canto del Paradiso rivolge la sua preghiera alla Vergine Madre per bocca proprio di S. Bernardo, affinché possa finalmente vedere Dio, al termine del suo viaggio ultraterreno:
“Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”...
... qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali”.
Ma il detto di S. Bernardo assume un significato ancor più forte proprio nell’avvicinarsi del Natale: senza il sì di Maria non sarebbe stata possibile l’incarnazione e la nascita del Figlio di Dio.
Attraverso Maria non solo si giunge a Gesù, ma Gesù viene a noi, si fa uomo come noi, “affinché l’uomo divenga Dio” (S. Atanasio). E non era un sì scontato, quello di Maria; è stato un sì pienamente cosciente e libero.
Molti avranno notato che nell’antica iconografia, la Madonna è raffigurata spesso di colore scuro, nero.
Basti pensare alla Madonna di Loreto, di Czestokowa, di Montserrat, di S. Luca (Bologna), di Oropa (Biella), delle Vertighe (Arezzo), di Fontechiari (Frosinone), di Viggiano (Potenza), di Tindari (Messina), di Cagliari, e così via. Sono centinaia e centinaia in tutta Europa e in Asia, senza considerare ovviamente quelle del continente africano e sud americano. Per tutte queste basterà citare la Madonna di Guadalupe, patrona del Messico e dell'America Latina, detta proprio “la Morenita”.
Come mai nell’Europa della razza bianca ci sono tante immagini di Madonne nere?
In alcuni casi si è potuto osservare che il colore è stato accentuato dal fumo dei lumi votivi. Altri ricercatori, soprattutto antropologi, hanno cercato motivazioni addirittura paganeggianti, in riferimento alla Madre Terra, poco credibili.
La raffigurazione dellaMadonna comincia a comparire con frequenza in piena civiltà cristiana, dopo il Concilio di Efeso, del 431. Figuriamoci se a quella data, e ancora più tardivamente, si poteva confondere il culto di Maria con quello della Terra... D’altra parte queste prime immagini hanno il volto chiaro e splendente (S. Maria Maggiore, S. Maria Antiqua, S. Maria Nova, S. Maria in Trastevere, etc.).
Questi antropologi, che conoscono la religione cristiana come io conosco l’urdu, non sanno che nella liturgia mariana si trova l’antifona “Nigra sum sed formosa, filiae Jerusalem”, cioè, “Sono nera, ma bella, figlie di Gerusalemme”.
Sono parole tratte dal Cantico dei Cantici, ma dalla Chiesa sono state adattate alla Madonna. E poiché questa antifona era recitata nei Vespri della Madonna, ebbero una diffusione universale. In particolare S. Bernardo si distinse nel sottolineare l'aspetto mariano del Cantico.
Musicisti ed artisti, a partire dal gregoriano e dai bizantini (VI-VII secolo), ma soprattutto dopo il II Concilio di Nicea del 787, in cui il culto delle immagini venne solennemente sancito contro l’iconoclastia, non fecero altro che mettere in risalto con le note e con i colori questa stupenda preghiera.
Nigra sum, sed formosa, filiae Jerusalem.
Ideo dilexit me rex et introduxit me in cubiculum suum.
Et dixit mihi: Surge, amica mea, et veni.
Jam hiems transiit, imber abiit, et recessit.
Flores apparuerunt in terra nostra,
Tempus putationis advenit
Alleluia.
(Sono nera, ma bella, figlie di Gerusalemme; perciò il Re mi ha amato e mi ha introdotto nella sua tenda. E mi ha detto: Alzati, amica mia e vieni! Già l'inverno è passato, la pioggia è cessata del tutto. I fiori sono spuntati nella nostra terra, il tempo della potatura è arrivato. Alleluia).
Una lode alla Vergine Madre, e un insegnamento sempre attuale sull'unità del genere umano; non solo in Cristo, ma anche in sua Madre, la Vergine Maria, "nera" e bella.
La versione musicale più conosciuta dell'antifona "Nigra sum" è, dopo il gregoriano, quella di Monteverdi, nel suo capolavoro, “Vespro della Beata Vergine”, del 1610.
Ma nel clima natalizio preferisco una composizione meno fastosa. Perciò propongo la moderna (1966)e affascinante composizione polifonica, in Mi minore, a tre voci pari e accompagnamento di pianoforte, di Pablo Casals (1876-1973), che la compose per onorare la Madonna di Monserrat.
Protagonisti la voce umana e un coro femminile, La Guardia Girls' Choir, in cui spiccano alcune facce nere, e belle.
L’esecuzione è buona. Ma come si fa ad ascoltare un coro perfetto di bionde tedesche cantare: “Nigra sum”?
Di fronte all’orrendo e vile attentato islamista di Alessandria d’Egitto, in cui hanno perso la vita 21 cristiani e ne sono stati feriti un’altra settantina, durante la Messa di Mezzanotte di Capodanno, non ci sono parole adeguate di indignazione e di condanna.
Il mondo civile si deve muovere con tutta la sua autorevolezza per fermare questi crimini, che si ripetono ormai ovunque con una frequenza impressionante contro le minoranze cristiane.
Alla barbarie degli attentatori, che vorrebbero riportare indietro l’orologio della storia al periodo dell’intolleranza religiosa e delle guerre di religione, voglio opporre la grandezza dell’arte, rappresentata da uno stupendo mottetto polifonico a cappella di Pablo Casals, “O vos omnes” (1942), a quattro voci miste.
Il celeberrimo violoncellista e noto compositore catalano (1876-1973) ha musicato questo mirabile responsorio del Venerdì Santo ispirandosi a Tommaso Ludovico da Victoria (1548-1611), uno dei padri della polifonia.