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domenica 9 marzo 2014

La grande porta di Kiev




Ciò che sta accadendo in Crimea mi impone di digitare qualche riflessione.

Non nascondo che ho sempre avuto una grande ammirazione per il popolo russo, per la sua storia grandiosa al pari della sua terra.

Ho inoltre l’impressione che gli Stati Uniti d'America conoscano poco la storia di cui sopra (non solo quella!), ma uniscano a ciò anche una notevole dose di presuntuosa saccenza, con l’inevitabile conseguenza di interventi a sproposito, vuoi a parole, vuoi con le armi.
Basterà citare l’appoggio armato alle cosiddette “primavere arabe” per capire quale genere di intelligenza politica ci si debba da questi aspettare. Si ha sempre più l’impressione che agli States interessino appunto i propri interessi, come direbbe La Palice.

Dell’Unione Europea meglio non parlare, perché sembra esistere solo come gigantesco apparato burocratico, in una babele di lingue; non riesce a risolvere i suoi problemi interni, figuriamoci se può dire qualcosa di credibile nelle questioni internazionali. La vicenda dei due marò italiani in India ne è un esempio penoso.

Detto questo, torniamo in Crimea.

È ovvio che la guerra tra Federazione Russa e Ucraina vada evitata ad ogni costo. Ma per far questo bisogna che le diplomazie mondiali capiscano bene il problema.

La Crimea è in stragrande maggioranza composta da popolazione russa, pur appartenendo territorialmente all’Ucraina (ma da due secoli e mezzo - dal 1784- e fino a pochi decenni fa era territorio russo, regalato nel 1954 da Kruscev ai “fratelli” ucraini). 

È inoltre l’unico sbocco ai mari caldi della superpotenza russa. Sarà possibile che gli Stati Uniti e l’Unione Europea pretendano che la Russia non faccia valere i suoi diritti su questo territorio strategico così essenziale, in un momento in cui alcuni vorrebbero legare l’Ucraina all’UE? 

Già nel 1856 l’Europa (con l'Impero Ottomano) non riuscì a strappare la Crimea alla Russia dopo anni di guerra. Vorrebbe farlo di nuovo ora? E gli Stati Uniti cosa farebbero, se il problema riguardasse i loro interessi? Remember the Alamo!

Dunque, in questa situazione, un referendum del popolo di Crimea, già stabilito per il 16 marzo prossimo, mi pare la soluzione più giusta. Si dovrà decidere se rimanere a far parte dell’Ucraina o entrare nella Federazione Russa, come pare scontato.

E Kiev non potrà che prenderne atto.

D'obbligo il commento musicale del russo Modesto Mussorgskij, con "La grande porta di Kiev", gran finale della celebre suite: "Quadri di un'esposizione" (1874).

I "Quadri" furono scritti da Mussorgskij per pianoforte, ma sono generalmente eseguiti nell'orchestrazione fatta in seguito (1922) da Ravel: un'opera d'arte dentro un'opera d'arte.

Dio benedica il popolo ucraino e russo!




martedì 19 marzo 2013

Una riforma in Mi maggiore




Oggi in Piazza S. Pietro, di fronte a capi di chiese e di nazioni, e a centinaia di migliaia di fedeli, Papa Francesco celebrerà la S. Messa d’inizio del suo pontificato.
 
Ma siamo certi che in gran parte del mondo questo avvenimento sarà seguito con interesse e commozione.
 
Questo Papa piace, perché fin da subito ha messo da parte formalismi e protocolli e sta andando dritto all’essenziale; e oggi l’essenziale è il ritorno alle radici del messaggio evangelico.
 
Un Vangelo “sine glossa”, senza tante postille, come a suo tempo voleva S. Francesco.
 
Ora S. Francesco non è più ai piedi del Papa a chiedere udienza, ma è il Papa stesso. Quindi se l’impulso riformatore parte dal capo, tutto il corpo ecclesiale ne sentirà una benefica scossa.
 
Una nuova primavera per la Chiesa, migliore di quella meteorologica che tarda a venire.
 
E speriamo che l’acqua dia almeno oggi un po’ di tregua.
 
Ascoltiamo perciò “Giochi d’acqua” (Jeux d’eau), in Mi Maggiore, op. 30 (1901), di Maurice Ravel, eseguiti da Martha Argerich, la mitica pianista argentina.
 
Il brano è difficile, ma lei con le sue straordinarie doti lo rende quasi ovvio, oltre che affascinante.
 
Lo stesso accada anche a Papa Francesco, alle prese con uno “spartito” ancor più impegnativo.
 
Ma sempre in bella tonalità maggiore.

 

domenica 29 maggio 2011

Un passo di danza per Yara




La vicenda umana di Yara Gambirasio si è conclusa ieri con le solenni esequie, a tre mesi dal ritrovamento del corpo martoriato della tredicenne e a sei mesi da quel 26 novembre dello scorso anno, in cui venne rapita e uccisa.

Una tragica vicenda, che ci ha fatto provare indicibile angoscia e infinita tristezza.

Solo la certezza di trovarci davanti ad una creatura che è nella gloria del cielo ha dato a tutti, a cominciare dai familiari, quel conforto che ha permesso di trasformare una cerimonia funebre in una liturgia di serena speranza.

Voglio ricordarla ancora una volta. E posterò per lei la dolcissima e commovente “Pavane pour une enfante défunte”, di Maurice Ravel, composta nel 1899.

La pavana è un passo di danza in ritmo binario e di andamento moderato.

Yara amava la danza; era una giovane campionessa di ginnastica ritmica.

Penso che non le dispiaccia ascoltarla.