Ciò che sta accadendo in Crimea mi impone di digitare
qualche riflessione.
Non nascondo che ho sempre avuto una grande ammirazione per il popolo
russo, per la sua storia grandiosa al pari della sua terra.
Ho inoltre l’impressione che gli Stati Uniti d'America conoscano poco
la storia di cui sopra (non solo quella!), ma uniscano a ciò anche una notevole dose
di presuntuosa saccenza, con l’inevitabile conseguenza di interventi a
sproposito, vuoi a parole, vuoi con le armi.
Basterà citare l’appoggio armato alle cosiddette “primavere
arabe” per capire quale genere di intelligenza politica ci si debba da questi aspettare.
Si ha sempre più l’impressione che agli States interessino appunto i propri
interessi, come direbbe La Palice.
Dell’Unione Europea meglio non parlare, perché sembra esistere
solo come gigantesco apparato burocratico, in una babele di lingue; non riesce
a risolvere i suoi problemi interni, figuriamoci se può dire qualcosa di
credibile nelle questioni internazionali. La vicenda dei due marò italiani in
India ne è un esempio penoso.
Detto questo, torniamo in Crimea.
È ovvio che la guerra tra Federazione Russa e Ucraina vada evitata ad
ogni costo. Ma per far questo bisogna che le diplomazie mondiali capiscano bene il
problema.
La Crimea è in stragrande maggioranza composta da popolazione russa,
pur appartenendo territorialmente all’Ucraina (ma da due secoli e mezzo - dal
1784- e fino a pochi decenni fa era territorio russo, regalato nel 1954 da
Kruscev ai “fratelli” ucraini).
È inoltre l’unico sbocco ai mari caldi della
superpotenza russa. Sarà possibile che gli Stati Uniti e l’Unione Europea
pretendano che la Russia non faccia valere i suoi diritti su questo territorio
strategico così essenziale, in un momento in cui alcuni vorrebbero legare l’Ucraina
all’UE?
Già nel 1856 l’Europa (con l'Impero Ottomano) non riuscì a
strappare la Crimea alla Russia dopo anni di guerra. Vorrebbe farlo
di nuovo ora? E gli Stati Uniti cosa farebbero, se il problema riguardasse i loro interessi? Remember the Alamo!
Dunque, in questa situazione, un referendum del popolo di
Crimea, già stabilito per il 16 marzo prossimo, mi pare la soluzione più
giusta. Si dovrà decidere se rimanere a far parte dell’Ucraina o entrare nella
Federazione Russa, come pare scontato.
E Kiev non potrà che prenderne atto.
D'obbligo il commento musicale del russo Modesto Mussorgskij, con "La grande porta di Kiev", gran finale della celebre suite: "Quadri di un'esposizione" (1874).
I "Quadri" furono scritti da Mussorgskij per pianoforte, ma sono generalmente eseguiti nell'orchestrazione fatta in seguito (1922) da Ravel: un'opera d'arte dentro un'opera d'arte.
Dio benedica il popolo ucraino e russo!