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domenica 25 novembre 2012

Al Re dell'Universo la lode del creato


 
Oggi è la festa di Cristo Re dell’universo. “Re dei re, Signore dei signori”, per usare l’espressione della Sacra Scrittura.
Non è un po’ pretenziosa la fede cristiana, nell’affermare che Cristo è il Signore dell’universo?
A questa domanda si può rispondere con le parole di S. Agostino:
“Interrogai sul mio Dio la mole dell’universo, e mi rispose: "Non sono io, ma è lui che mi fece". Interrogai la terra, e mi rispose: "Non sono io"; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive; e mi risposero: "Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi". Interrogai i soffi dell’aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose: "Erra Anassimene, io non sono Dio". Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: "Neppure noi siamo il Dio che cerchi", rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: "Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui": ed essi esclamarono a gran voce: "È lui che ci fece".
“Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; sfolgorasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace.” (Confessioni, X).
La ragione ci porta al di sopra di noi, con le nostre infinite domande, fino al Creatore dell’universo.
Gesù Cristo porta Dio dentro di noi, dissipa ogni dubbio, ogni incertezza e sazia la nostra fame e sete di verità e di amore.
“Signore, ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!” (Confessioni, I). È ancora S. Agostino che ci aiuta in questo passo decisivo della nostra esistenza.
Per questo oggi eleviamo la nostro lode a Dio per averci chiamato a far parte del suo regno: “regno di giustizia, di amore e di pace”.
La risposta a questa chiamata è lasciata al nostro libero arbitrio. Nostra è la scelta a chi servire, se a Dio Creatore e Signore dell’Universo,  o ad altri dei, “opera delle mani dell’uomo”.
Per questa festa “cosmica”, occorre una musica solenne, grandiosa.
Quandi si parla di grandeur, non si può che pensare alla Francia e al Re Sole in particolare.
Operavano allora a Parigi celebri musicisti, come il fiorentino Gianbattista Lulli (francesizzato in Lully) e Marc-Antoine Charpentier (1643-1704) che ha scritto il più bello e solenne Te Deum della storia della musica.
È una una musica grandiosa e brillante, ma anche profondamente espressiva.
Al gran pubblico è noto il Preludio orchestrale, perché è diventato la sigla dell’Eurovisione.

http://youtu.be/iwU37osOkQA
Vengono ora postati alcuni  versetti  del lungo Inno di ringraziamento.
La parte corale si alterna con l’orchestra, in cui sono presenti anche timpani e trombe.
Un vero inno all’onnipotenza divina.

 
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A Te cantano tutti gli angeli
e tutte le potenze dei cieli
e i Cherubini e i Serafini,
con voce incessante:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio degli eserciti.
I cieli e la terra
sono pieni della maestà della tua gloria.
Ti acclama il coro glorioso degli apostoli,
il lodevole numero dei profeti
e la candida schiera dei martiri.

 

venerdì 21 novembre 2008

Omaggio a S. Cecilia: il Te Deum di Charpentier (lo conoscete tutti...)


Per celebrare la festa di S. Cecilia, patrona della musica (22 novembre), bisogna ascoltare una musica veramente bella, degna della patrona.

Propongo il Te Deum di Marc-Antoine Charpentier per due motivi.

Anzitutto perché è una musica molto bella, di quelle che, udite una volta, non si dimenticano più.

Il secondo motivo è per un chiarimento. Dopo le prime note, molti diranno: “Ma è la sigla dell’Eurovisione!” Infatti l’Eurovisione ha adottato questo Preludio del Te Deum di Charpentier per aprire e chiudere i suoi programmi. Un bel riconoscimento al valore del brano, e un perdonabile “furto” di musica sacra.

Nella liturgia cattolica, il Te Deum è un inno di ringraziamento a Dio per la riuscita di un’impresa importante. Questo venne eseguito la prima volta nel 1692 per celebrare una vittoria militare di Luigi XIV, il Re Sole.

Il brano postato è solo l’inizio, maestoso e barocco, del lungo componimento, che continua con le voci soliste, il coro, lo squillare delle trombe e il rullo dei tamburi, alternati a melodiosi suoni di flauti, oboi e archi.

Marc-Antoine Charpentier è uno dei massimi esponenti della musica barocca francese, uomo di grande cultura; non a caso aveva studiato presso i gesuiti a Roma. Intrattenne rapporti di amicizia con i grandi letterati del secolo d’oro francese: Molière, Racine, Corneille.

Il celebre Te Deum, in re maggiore, venne composto quando era insegnante di musica nel collegio dei gesuiti di S. Louis a Parigi.

A ben guardare, le radici cristiane dell’Europa si trovano anche nella sigla musicale dell’Eurovisione…