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venerdì 22 febbraio 2013

Cortona, città perfetta


























Cortona è una città “perfetta” nella sua struttura urbanistica, racchiusa da possenti mura etrusche.
Città affascinante, che ogni anno attira da ogni parte del mondo migliaia di turisti.
Una piccola città, ma ricca di arte e di artisti.
Tra le opere d’arte basterà ricordare l’Annunciazione (1430 ca) del Beato Angelico (in questo periodo, in mostra in Vaticano).

Tra gli artisti citerò i sommi, di tre epoche diverse.

Luca Signorelli (1445-1523), che con il suo “Giudizio Universale” nel Duomo di Orvieto (Cappella di S. Brizio) ha ispirato quello di Michelangelo; per alcuni aspetti quello del Signorelli è anche più bello, nella sua plastica essenzialità. Come curiosità, voglio ricordare che perfino Freud cita il Signorelli all’inizio della sua “Psicopatologia della vita quotidiana”.

Pietro Berrettini (1596-1669), più conosciuto come Pietro da Cortona (ma a Cortona è chiamato il Berrettini!), è insieme a Bernini e Borromini il grande esponente dell’architettura barocca, e nella pittura il caposcuola del barocchismo. Scenografie grandiose e fastose, cieli “sfondati”, figure splendidamente rappresentate, in ogni possibile maniera e in un tripudio di luci e di colori. Il “Trionfo della Divina Provvidenza” nel Salone di Palazzo Barberini a Roma è unanimemente considerato il manifesto del barocco pittorico.

Gino Severini (1883-1966), insieme a Boccioni, Carrà, Balla e Russolo, firmò nel 1910 a Milano il “Manifesto dei pittori futuristi”, dando vita al futurismo pittorico. Una delle opere più belle dell’artista cortonese si trova nella sua città. È una stupenda “Via Crucis” a mosaico (1947), con le XIV Stazioni, più una; la prima infatti, fuori dello schema classico liturgico, rappresenta Gesù in Croce e ai suoi piedi S. Margherita da Cortona.

Proprio per questo oggi ho voluto dedicare un post alla città di Cortona: oggi è la festa della sua Santa Patrona. La vita di S. Margherita è stata descritta anche da celebri scrittori, come François Mauriac, per cui non c’è bisogno di soffermarvici. Il fascino di questa città è anche il fascino della sua bellissima Santa Patrona, Margherita.

Dal punto di vista musicale, il "Laudario Cortonese" è il più antico libro di canti in volgare, cioè in lingua italiana, risalente al XIII secolo (il secolo di S. Margherita), in notazione guidoniana, alcuni dei quali ripresi anche da artisti moderni (ad esempio, Claudio Baglioni, in "Dolce sentire").

E poiché si parla di musica leggera, cortonese è Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti; e legato a Cortona per motivi familiari e affettivi è uno dei più grandi parolieri italiani, Franco Migliacci.
A Cortona si sono esibiti ultimamente, in splendidi concerti, il violinista André Rieu con la sua spettacolare orchestra, e Martha Argerich, una delle più grandi pianiste del nostro tempo, che presso Cortona, in provincia di Arezzo, seguì in gioventù (negli anni ’60) un corso di perfezionamento di Arturo Benedetti Michelangeli.

Si parva licet componere magnis, Cortona è nel mio cuore, perché vi ho passato buona parte della mia carriera d’insegnante.
E mia madre si chiamava Margherita...

Riporto l’inizio di una poesia dedicata a Cortona da parte di un fine e grande poeta, Giulio Salvadori (1862-1928), nato a Monte San Savino, nella parte opposta della Valdichiana.

Alla montagna di Cortona

Dolce montagna, ond’io mirai bambino
nascere il sol d’autunno ogni mattino,
ove Cortona a mezza costa ascende
e al sol ponente d’ametista splende,
in te rinacque come in propria stanza
viola piena d’umile fragranza,
di verginal bellezza rivestita
fior della nostra valle, Margherita.
Sulla città, dalla sua nuda cella,
presso e lontan raggiò come una stella...

(Giulio Salvadori)


Foto in alto: "Via Crucis" (mosaico), Il Crocifisso e S. Margherita, Gino Severini (1947), Cortona

sabato 15 settembre 2012

La Croce di Cristo, segno di salvezza





Il 14 settembre è la Festa della Santa Croce, e il 15 si ricorda la Madonna Addolorata ai piedi della Croce.

Può sembrare un controsenso, ha detto ieri sera a Monte San Savino (Arezzo) il Card. Angelo Scola, parlare di festa della Croce. Un inconcepibile contrasto. E invece la vittoria e la salvezza vengono proprio attraverso  quella che sembra la più umiliante sconfitta del Figlio di Dio.

La Croce è lo strumento di morte che conduce alla Risurrezione, alla vittoria definitiva del Cristo, e dell'uomo con Lui.

Non è la violenza, non è la sopraffazione, non è la prepotenza umana quella che ha l'ultima parola; tutto questo viene sconfitto da Cristo Risorto. Ecco perché, ha detto il Cardinale Scola, le più antiche immagini del Crocifisso lo raffiguravano con gli occhi aperti e come su di un  trono di gloria. Perché quel patibolo è anche il mezzo per giungere al trionfo della Risurrezione.

Il Cardinale ha celebrato il 150° anniversario della nascita del poeta e letterato savinese Giulio Salvadori (14 settembre 1862 - 7 ottobre 1928), che proprio attraverso l'esperienza umana del dolore e della disperazione, nel giorno della passione di Cristo, il Venerdì Santo del 1885, ritornò alla fede dei padri.

Un ritorno alla fede  avvenuto grazie anche all'analisi spietata della ragione, di una ragione inizialmente ribelle e demolitrice di ogni sentimento religioso, e che alla fine aveva condotto il Salvadori ad una crisi insolubile. Di fronte al Crocifisso, l'uomo e il poeta ritrovò se stesso. Fede e ragione.

Di fronte all'intolleranza, alla barbarie e al fanatismo fondamentalista - e in questi ultimi quattro giorni ne abbiamo visto un bel po' - bisogna ricordare che solo nella misericorda e nel perdono si può costruire una civile e pacifica convivenza tra popoli e persone. Lo ha ricordato ieri anche Papa Benedetto XVI, in visita apostolica in Libano.

Ancora una volta si comprende che proprio la "debolezza" della Croce è  forza rinnovatrice dell'uomo e dell'intera umanità.

Mi piace postare uno dei canti che la Corale di Monte San Savino ha eseguito all'inizio della Celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano.
 
Si tratta di un bel canto di Marco Frisina: "Nostra gloria è la Croce di Cristo" (2004).

venerdì 11 marzo 2011

Una viola che fa primavera



Quando il tempo lo permette, sia quello atmosferico che quello lavorativo, mi piace fare una bella camminata per i boschi, nelle colline che sovrastano la mia città.

E stamani mi sono fatto una bella e salutifera camminata.

Quest’anno tutto è un po’ in ritardo, per il freddo che ha caratterizzato la stagione invernale.

Ma ho visto finalmente per la prima volta, ai bordi di un fossatello, le prime viole.

Le viole! Quando ne vedo una, penso che l’inverno sia ormai passato, e inizi la primavera.

Si tratta della viola a mammola, ma in certo senso la identifico con la “viola del pensiero”, perché  quando la vedo mi ritornano in mente dei bellissimi ricordi.

Mi ricordo ad esempio che, alle Elementari, la Maestra ci portava in questo periodo a fare una bella passeggiata nel bosco vicino alla scuola (abitavo in un paese di campagna), proprio per cercare le violette. Sempre prima del 25 di Marzo, altrimenti perdevano valore… Così dice una tradizione toscana.

Mi ricordo dell’inizio della poesia del Pascoli, L’Aquilone:

“C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.”

Anche il Pascoli, col profumo delle viole, ritorna con il pensiero ai suoi anni da studente.

E con le viole del Pascoli, mi viene in mente un altro poeta, meno conosciuto, ma non meno significativo, Giulio Salvadori (1862-1928), e una sua poesia: Accenna il cuore.

“Piega , o mortale, al peso uman le spalle
giù, tra i fratelli, a migliorarti intento;
e del mistero avrai l’alta parola.

Sarai com’arbor posto nella valle,
cui schermo è il monte all’impeto del vento;
e al piè gli s’apre l’umile viola”.

Il Salvadori ci invita a farci solidali con i fratelli,  unico modo per capire il mistero di Dio  Padre, e al tempo stesso vedremo anche i primi e affascinanti segni di ripresa della vita, rappresentata da quell’ “umile viola” che sboccia al riparo del vento.

Il Pascoli apprezzò molto questa poesia e quando, nel 1897 a Roma, ebbe modo di conoscere personalmente il Salvadori, gli andò incontro recitando a memoria l’ultima terzina della poesia: “Sarai com’arbor posto nella valle / cui schermo è il monte all’impeto del vento / e al piè gli s’apre l’umile viola”.

Bellissima!

Mi pare logico postare perciò un concerto per Viola. Niente a che fare con la viola a mammola, né con quella del pensiero. Ma sempre di una viola si tratta...

La viola, come ben noto, ha dimensioni maggiori del violino (circa di un 1/7) ed un suono più grave, con un timbro caldo e pastoso.

Ascoltiamo il celeberrimo Preludio dalla Suite n. 1 per violoncello, di J. S. Bach; il brano viene eseguito frequentemente anche nella trascrizione per viola.

Esegue la violista Nokuthula Ngwenyama (classe 1976), americana originaria dello Zimbabwe, eccellente anche come violinista.

Nel vedere questa bella violista, mi viene in  mente una poesia di Alceo dedicata a Saffo: "O Saffo, dai capelli di viola..."


lunedì 4 ottobre 2010

Nella festa di S. Francesco una poesia di Giulio Salvadori


Nella festa di S. Francesco d'Assisi presentiamo una bella poesia di Giulio Salvadori (1862-1928), fine poeta e letterato toscano, di Monte S. Savino (Arezzo).
Poesia “francescana” in ogni senso. Sia perché l’argomento è tratto dai Fioretti (Cap. XVI), sia perché nella sua voluta semplicità fa pensare al Cantico delle Creature.
Il Salvadori, professore di Stilistica alla Sapienza di Roma e poi  primo docente di Letteratura Italiana all'
Università Cattolica di Milano, fu un vero discepolo di S. Francesco; ne studiò accuratamente gli scritti, si ispirò alla sua concezione della natura, immagine di Dio, e soprattutto modellò la propria vita sugli ideali di fede, umiltà e carità. 
Fu terziario francescano, ed è sepolto nella Basilica dell’Ara Coeli a Roma. È in corso  la causa di beatificazione.


Giulio Salvadori

LA PREDICA AGLI UCCELLI


Francesco, andando con la compagnia,
alberi vide ai lati della via

ed una moltitudine d’uccelli
che piegavan col peso i ramoscelli.

Ed ei si volse tanto lieto in viso
che gli ridea negli occhi il Paradiso.

“Fratelli miei, voi grati esser dovete
a chi vi fece creature liete:

e sempre voi dovete Lui lodare
perché v’ha fatti liberi a volare,

e v’ha dato di piume il vestimento,
sì che non vi fa danno acqua né vento.

E voi non seminate eppur mangiate
e dell’acqua del ciel v’abbeverate;

lume v’ha dato a fabbricarvi il nido,
e delle vie del cielo istinto fido:

tanto, uccelli, v’amò l’alto Signore:
or voi rendete a Lui col canto onore”.

Mentre Francesco così stava a dire,
ei battean l’ali quasi a plaudire,

e abbassavan le brune testoline
e allegrezza mostravan senza fine.

E San Francesco ancor si rallegrava
maravigliando, poi che lo mirava

l’alata moltitudine ascoltando,
come la folla fa, che ascolta un bando.

Poi fece il segno lor di santa croce,
dicendo: andate! E a quella voce,

in aria si levarono festanti
e si sentian maravigliosi canti.

Poi, secondo la croce, obbedienti
se n’andaron partiti ai quattro venti.

E in tutte le sue parti il ciel sereno
fu dei lor canti armoniosi pieno.


(Dal Canzoniere Civile, 1889)


Nella foto in alto: "S. Francesco predica agli uccelli", Codice miniato (sec. XIII),  Museo Civico Amedeo Lia, La Spezia

martedì 13 luglio 2010

Un notturno poetico



Non esistono solo notturni musicali. Ce ne sono anche in poesia.

Uno dei più belli è di Giulio Salvadori (1862-1928), finissimo poeta e letterato toscano, amico fraterno di D’Annunzio, anche se in seguito alla riscoperta della fede cattolica se ne distaccò idealmente.

Il Salvadori fu il primo docente di Letteratura Italiana all’Università Cattolica di Milano, nel 1923, e fu il revisore letterario del Catechismo di S. Pio X, un catechismo "con la musicalità data da un poeta" (L. Nordera).

“La gran Risposta”, tratta dall'opera "Canzoniere Civile" ( 1889), è un magnifico notturno, molto adatto anche per una fresca riflessione in questa torrida estate.

Un intimo legame unisce il mare e il cielo che vi si riflette: sono ambedue una chiara testimonianza della gloria di Dio. E l’anima umana che pensa con umiltà non può che unirsi a questa “gran risposta”  di fede.

Solo il pensiero umile, e non quello superbo della scienza fine a sé stessa, può ascoltare il linguaggio del creato, espresso mirabilmente nel simbolo del “mare infaticabile” e nella biblica immagine della “milizia de le stelle immensa”.  Il poeta ci fa intuire con sobrio tratto la sua esperienza personale.

Per il Salvadori la contemplazione della natura non è semplicemente una visione idilliaca in cui si placa il dolore, come per il Leopardi; né il volto affascinante di un mistero insondabile, come nel Pascoli, o puro estetismo di gusto dannunziano. 

E’ invece il colloquio della creatura con il suo Creatore.


La gran Risposta


Ondeggia il mare sotto lo stellato:
non una nube ha il cielo immacolato;
non una vela il mare.

Ma le case che veglian tra le piante
il ciel sul mare quieto scintillante
paiono interrogare.

E la milizia de le stelle immensa,
quasi echeggiando all’anima che pensa
con intimo tremore,

dicono; e, nel voltar l’arco dell’onde,
il mare infaticabile risponde:
“Tu sei gloria, o Signore”.


(Giulio Salvadori)

domenica 4 ottobre 2009

Laudato sii... San Francesco








Il Cantico delle Creature è una delle cose più belle che siano state mai scritte.

“Laudato sii, o mi’ Signore, con tutte le tue creature…”

Una grande preghiera, e una stupenda pagina di poesia.

Una preghiera biblica, un vero e proprio salmo, che ha come protagonista tutta la creazione nei suoi elementi fondamentali, non esclusa “sorella morte”.

E una stupenda pagina poetica, alle origini della nostra letteratura italiana.

Le ultime parole “Laudato sii, o mi’ Signore, per sora nostra morte corporale” sembra siano state pronunziate proprio sul letto di morte (che poi era la nuda terra della Porziuncola), il 3 ottobre 1226.

Nel suo Cantico S. Francesco ricorda le creature che da sempre hanno costituito gli elementi essenziali della nostra esistenza: il sole, la luna, le stelle, il fuoco, il vento, l’acqua, la terra…

Nel secolo XIII non si conoscevano altri elementi più semplici.

Tra il XIX e il XX secolo le grandi scoperte scientifiche hanno ampliato l’orizzonte della conoscenza umana. E sono comparsi altri elementi, piccoli, piccolissimi, invisibil, raggruppati in ordine crescente da Mendeleiev: gli atomi, gli ultimi dei quali, “radianti”.

Per la loro umiltà, per la loro luminosità, sarebbero piaciuti anche a S. Francesco.
Meno per l’uso che ne è stato fatto.

Un grande poeta e grande spirito francescano, Giulio Salvadori (1862-1928), in Laudi di Dio per le creature (1918), ha scritto perciò una sua aggiunta al Cantico, che qui riportiamo:


“Laudato sii, mio Signore, per i nostri fratelli minimi elementi:
in cori li hai distinti armoniosi e radianti”.


Un pensiero poetico davvero geniale. E un invito a salvaguardare la bellezza del creato.



Nella foto in alto: "S. Francesco predica agli uccelli", Giotto (1304), Assisi, S. Francesco, Basilica Superiore

lunedì 5 maggio 2008

Dove sei tu? (Poesia di Giulio Salvadori)



"L'Ave Maria" (1859), Jean-François Millet (Museo d'Orsay, Parigi)






In questa lirica di Giulio Salvadori, raffinato poeta e scrittore (1862-1928), amico anche del D’Annunzio, lo Spirito divino è visto negli aspetti più umili della realtà: nei fiori della valle, in un cielo al tramonto (“cielo di viole”), nel “paziente grano” del campo.
La bellezza delle immagini, la perfezione del linguaggio, lo splendore dei concetti fanno di questo breve componimento un vero gioiello d’arte.



Dove sei tu?


Spirito di dolcezza,
dove sei tu? le cime
rudi dell’Alpe ignori.
Troppo sublime
l’Alpe; la tua carezza
va nella valle ai fiori.

Spirito di splendore,
dove sei tu? ferito
l’occhio si chiude al sole:
ma scende al core
voce dell’Infinito
da un cielo di viole.

Spirito onnipotente,
dove sei tu? nel lampo,
nel fulmine non sei:
nel paziente
grano del campo
t’adoran gli occhi miei.



Giulio Salvadori