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venerdì 2 novembre 2012

Nel giorno dei Defunti, la speranza


 
La morte si può guardare in diversi modi.
C’è chi la considera la fine di tutto, e chi l’inizio della vita eterna.
C’è chi la vorrebbe esorcizzare con gli orripilanti raduni di Halloween, e chi trova conforto  nella preghiera e nei riti sacri.
C’è infine chi non ne vuol nemmeno sentir parlare e la “rimuove” dal suo orizzonte esistenziale.
Ma la morte, insieme alle tasse, è l’unica realtà della vita di cui siamo certi, per dirla con Mark Twain. 
Dunque, bisogna prenderne atto seriamente, almeno una volta all’anno, prima che sia lei a prendere seriamente in considerazione noi.
Non mi piace chi scherza con la morte. È la cosa più stupida che si possa fare. La morte è qualcosa di irrimediabile e di definitivo. Meglio cercare di capire che cosa ci sta preparando, piuttosto che riderle in faccia. Sarebbe come se un condannato a morte, sul palco dell’ esecuzione, si mettesse a  prendere in giro il boia che sta  insaponando la corda.
Non mi piace nemmeno chi non ne vuol nemmeno sentir parlare, con la frasettina di Epicuro: “Quando c’è lei non ci siamo noi, quando ci siamo noi non c’è lei”. Il buon Epicuro dimentica che la morte la incontreremo comunque, faccia a faccia,  e sarà un incontro “mortale”.
Quindi, non basta cancellare quella parola dal nostro vocabolario, perché scompaia anche la sua ineluttabile realtà.
In questo giorno dedicato alla memoria dei nostri cari defunti, io guardo alla morte come l’hanno guardata mio padre e mia madre: con gli occhi di fede in Cristo Risorto.
La morte non è la fine di tutto, ma l’incontro con il Signore Gesù, che ha dato la sua vita per salvarmi.
Per salvarmi anche dalla paura della morte, e dalla stupidità della sua banalizzazione.
 
Dalla "Messa da Requiem" a tre voci virili e accompagnamento d'organo,  di Mons. Lorenzo Perosi (1872-1956), il bellissimo responsorio finale: "Libera me Domine".
L'esecuzione lascia un po' a desiderare. Ma nel web non ci sono altri riscontri migliori di questo capolavoro del geniale compositore, "direttore perpetuo" della Cappella Sistina.




Libera me, Domine, de morte æterna,
in die illa tremenda,
quando cæli movendi sunt et terra,
dum veneris iudicare sæculum per ignem.

Tremens factus sum ego, et timeo,
dum discussio venerit, atque ventura ira.
Quando cæli movendi sunt et terra.
Dies illa, dies iræ, calamitatis et miseriæ,
dies magna et amara valde.
Dum veneris iudicare sæculum per ignem.
Requiem æternam dona eis, Domine:
et lux perpetua luceat eis.


Libera me, Domine...

Kyrie, eléison.
Christe, eléison.
Kyrie, eléison.
 
Liberami, Signore, dalla morte eterna
in quel giorno tremendo,
quando i cieli e la terra saranno sconvolti,
quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
Tremo e ho timore,
quando verrà il giudizio e la tua ira.
Quando i cieli e la terra saranno sconvolti.
Quello sarà un giorno d'ira, di dolore, di miseria,
un giorno di grande amarezza,
quando verrai a giudicare il mondo con il fuoco.
L'eterno riposo dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
Signore, pietà!
Cristo, pietà!
Signore, pietà!