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giovedì 8 marzo 2018

Nella festa della donna, un canto di amore





Uno dei miei autori preferiti da giovane studente è stato Henrik Ibsen (1828-1906).

Leggevo i suoi drammi nell’edizione economica della BUR (ancora li conservo…). Mi affascinava la novità dei temi trattati, lontani dai nostri schemi abituali.

Mi colpivano in modo particolare le figure femminili, quasi sempre protagoniste, in lotta con gli stereotipi tradizionali, e quasi mai con lieto fine.
Donne che non accettano finzioni o che cercano l’amore autentico, come Nora, in Casa di Bambola, o Ellida, La donna del mare, o Rebecca in Rosmersholm; e Solvejg, disposta ad attendere fino all’ultimo l’amato Peer Gynt nel suo irrequieto e sognante vagabondare; un amore che lo redimerà.

Quando  poi ebbi modo, qualche anno dopo, di scoprire le straordinarie musiche di scena del Peer Gynt ad opera di Edvard Grieg (1876), allora il mio giovanile amore per il drammaturgo norvegese si sposò con l’ammirazione per il sommo musicista suo connazionale.

Il Canto di Solvejg è, tra le musiche di scena del Peer Gynt, il vertice della perfezione. È il canto di una donna innamorata, che non si lascia scoraggiare da una interminabile attesa, sicura che alla fine il suo profondo amore vincerà ogni ostacolo.

Perfetta la performance del soprano russo Anna Netrebko.

Un canto e un augurio nella Festa della donna.



SOLVEJG

Può calare l'inverno e passare la primavera, 
anche l'estate può svanire e l'anno morire; 
ma un giorno tornerai, io lo so per certo. 
E io ti aspetterò, perché te l'ho promesso. 
Dio possa guidare i tuoi passi, se ancora cammini sulla terra.
Egli ti dia la pace, se sei lassù nel suo regno. 
lo qui ti aspetto, finché tu sarai davanti a me. 
Ma se tu aspetti in cielo, alla fine là ci incontreremo.


venerdì 3 febbraio 2012

Non ami l'inverno? Ascolta il canto di Solveig!



 
Mi sembra di essere in un paese scandinavo, circondato come sono da un paesaggio completamente innevato.

Un gelido vento dal Casentino (o forse direttamente dalla Scandinavia) porta in città folate di nevischio, mentre un cielo cinerino promette altre abbondanti precipitazioni di stelline a sei punte.

Non amo l’inverno. Il freddo mi congela le idee, mi rattrappisce i muscoli e mi limita la libertà nei movimenti. Preferisco il caldo afoso dell’estate.


Così, quando mi trovo prigioniero in casa, potrà sembrare strano, mi piace guardare paesaggi innevati, pensare alla sterminata distesa di ghiaccio della Siberia o andare alla ricerca dell’ultima Tule.

Forse sarà la sindrome di Stoccolma...

Proprio per questo, sento il bisogno di riascoltare quella che per me è la musica più bella: il Canto di Solveig, dal Peer Gynt di Ibsen; ma senza le parole, solo la musica di Grieg. Che non era di Stoccolma, ma di Oslo.

Ma sempre in Scandinavia siamo.

Ah, il Canto di Solveig! Dopo, posso anche affrontare una tormenta di neve...


mercoledì 10 dicembre 2008

Un anno nel web...




È un anno esatto che sono nel web.

“Io non so ben ridir com’io v’entrai”, direbbe il Poeta. Il fatto è che mi sono addentrato in questa selva virtuale, per me molto oscura, tanto che ancora non riesco bene ad orientarmi…

Voglio solo ringraziare tutti coloro che in qualsiasi modo mi seguono, o con l’approvazione o con il dissenso. Ciò che conta è il rispetto reciproco, pur nella varietà delle opinioni.

“Al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore” (S. Giovanni della Croce).

Il mio unico desiderio è quello di fare un blog nel quale poter trovare sempre qualcosa di bello: un bel quadro, una bella musica, un bel video, magari anche un bel post.

Bello per me non vuol dire superficialità, ma ferma speranza.

Come candela di compleanno presento il Canto di Solveig, dal Peer Gynt di Ibsen, musicato da Grieg, ambedue tra i miei autori preferiti. È anche la clip del mio profilo.

Solveig è il simbolo dell’amore che redime. Peer Gynt è un sognatore e uno spirito libero. Ma alla fine sarà vinto dall’amore di Solveig, che lo ha atteso, non invano.

“Passeranno forse l'inverno e la primavera
passeranno l'uno e l'altra
e la prossima estate e l'anno venturo
e quello successivo
finché tu verrai,
perché una volta verrai,
me lo dice il cuore,
e come t'ho promesso io ti aspetto qui,
come t'ho promesso...”

(Il canto di Solveig)