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domenica 2 aprile 2017

Primavera vien danzando...





La musica, come la poesia e ogni altra forma di arte, ha nel corso della vita di una persona uno sviluppo e una evoluzione continua.

I motivi sono evidenti. Cambia l’età, aumenta la conoscenza, i gusti si modificano, le cose ci appaiono in modo diverso.

Non sono pirandelliano, anche se Pirandello è uno dei miei autori preferiti; qualcosa rimane ben fermo nella nostra identità personale e nei nostri gusti artistici. Ma certamente ci sono dei cambiamenti.

Dapprima Mozart, poi Beethoven, quindi Chopin. I suoi Notturni accompagnavano le mie nottate di studio…
Avendo anche la possibilità di suonare il pianoforte (in maniera dilettantesca, intendiamoci!), con maestri di grande valore, e di cantare in un gran coro, ho potuto conoscere tutti i grandi della musica classica: Bach, Haendel, Vivaldi, Monteverdi, Victoria, Palestrina, il Gregoriano...

Mi sembrava troppo sdolcinato Schubert, troppo freddo Liszt con quella sua tecnica debordante, incomprensibile Wagner, e insignificante Debussy.
Rifiuto assoluto della musica novecentesca, dalla dodecafonia alla musica sperimentale.

Andando avanti nell’età ho cominciato a tralasciare sempre di più gli autori della mia giovinezza, e ho cominciato ad avvicinarmi e capire un po’ meglio il "pathos" dei brani di Schubert, il genio di Liszt, la “musica totale” di Wagner, le “impressioni” di Debussy, le armonie dodecafoniche di Dallapiccola, Bartòk e Petrassi, il “vitalismo” di Orff, lo sperimentalismo di Romano Pezzati, e così via.

Un punto di riferimento dell’inizio della musica moderna è certamente la “Suite Bergamasque” (1905) di Claude Debussy. Notissimo al suo interno “Clair de lune”.

Questa notte mi piace riascoltare l’ultimo movimento della Suite, forse meno conosciuto, il brillante “Passepied”, una danza francese del secolo d’oro, quello del Re Sole.

E pensare che non apprezzavo Debussy…


lunedì 26 dicembre 2016

Onore al Coro dell'Armata Rossa!





Voglio rendere omaggio al Coro dell'Armata Rossa, dal 1998 denominato "Alexandrov Ensemble", scomparso tragicamente a bordo dell'aereo russo precipitato nel Mar Nero il giorno di Natale.

Lo voglio ricordare con un canto che fa riferimento all'immensa pianura russa, al suo irresistibile fascino, ma anche al dolore delle ragazze che vedono partire i loro amati per la guerra: "Polyushko Polye", pianura, mia pianura.

Un Coro celeberrimo, che ha rappresentato vocalmente l'Unione Sovietica prima e la Federazione Russa oggi, con esecuzioni memorabili. 

Il suo fondatore e primo direttore (1928), Alexandr Alexandrov, è colui che ha musicato l'inno sovietico (1944), oggi inno della Federazione Russa. Un inno nazionale tra i più belli del mondo, se non il più bello.

Ora l'Ensemble ne porta giustamente il nome.




giovedì 25 agosto 2016

Per il sisma di Amatrice




Dopo la bellezza dei giochi olimpici di Rio, dove abbiamo assistito  al trionfo della vita,  ora abbiamo gli occhi umidi di pianto per il trionfo della morte, a causa del tremendo terremoto che ha devastato ancora una volta il Centro d'Italia. 

Una tremenda scossa (che ho nettamente avvertito anch'io ad Arezzo) alle 3, 36 del mattino del 24 agosto, ha raso al suolo interi paesi nelle province di Rieti e Ascoli Piceno.

Paesi stupendi, tra cui Amatrice, il cui nome celebre nel mondo evoca ben altri sentimenti che amarezza e pianto, sono stati rasi al suolo dal movimento tellurico. Luoghi incantevoli, tra i Monti Sibillini e della Laga, appaiono ora immagini spettrali

I morti sono tanti, oltre 250 (ma la triste conta non è finita), così come i feriti. 

Grande la solidarietà che, si spera, continui anche passati questi primi terribili giorni.

Amatrice, Accumoli (epicentro del sisma), Arquata, Pescara del Tronto ed altri centri minori si aggiungono ad altri nomi che evocano tristezza.

Da ora in poi non sarà facile ordinare un piatto di "amatriciana" senza pensare al paese annientato da un sisma di magnitudo 6, la mattina del 24 agosto 2016.

La frequenza di questi eventi (pensiamo a L'Aquila, nel 2009) e la fragilità (talora colpevole) delle nostre costruzioni mi induce a postare il drammatico brano polifonico "Sunt lacrimae rerum" di Carl Orff. 

È un monito a non considerarci immuni dall'ora ultima.

Ai morti del sisma la mia preghiera e ai sopravvissuti un grande augurio di pronta ricostruzione!




martedì 1 marzo 2016

Un Oscar che ci fa onore




La conquista dell’Oscar 2016 da parte di Ennio Morricone per la miglior colonna sonora, nel film “The Hateful Eight” diretto da Quentin Tarantino, non può essere passata sotto silenzio in questo blog, che ama la bella musica e che ritiene Morricone un genio.

È il secondo Oscar per il Maestro delle colonne sonore; ma il primo, del  2007, fu un doveroso, riconoscimento alla carriera. Questo, di domenica scorsa, è invece riferito ad un film in concorso ed acquista un significato di valore assoluto.

Mi piace aprire il mese di Marzo con questa bellissima notizia (ci voleva una buona nuova dopo tante brutture) che fa onore all’Italia e soprattutto ad un artista che, oltre ad essere entrato nella leggenda, è rimasto un vero uomo, con i piedi per terra. Sono ben note le due doti di umiltà e di schiettezza.

Tanto per non smentirsi, ha detto che non considera la colonna sonora che gli ha dato l’Oscar la sua migliore composizione (ed è vero, anche se bellissima).

Ha dedicato la vittoria a sua moglie Maria, compagna di una vita, sposata nel lontano 1956.
Del resto lui è del 1928 e questo Oscar è venuto a 87 anni. Una freschezza d’inventiva che a quanto pare non si è affatto esaurita.

Non starò qui a ricordare quali siano le colonne sonore più belle delle sue oltre 500. Non voglio neppure ricordare che egli non è un “musicista per caso”, dal momento che si è diplomato con Goffredo Petrassi.

Voglio solo ricordare un episodio (che ho già fatto presente in un altro mio post) di cui vado particolarmente orgoglioso e che mi ha sempre fatto diffidare dell’ “intellighentzia” dell’ “artisticamente corretto” (esiste anche questo!).

http://semperamicus.blogspot.it/2010/12/per-un-pugno-di-dollari-e-il-cinema-non.html

Quando nel 1964 uscì “Per un pugno di dollari” la critica cinematografica, dominata allora da una ottusa ideologia marxista, stroncò il film di Sergio Leone, con annessi e connessi (tra cui la musica di Morricone). Film inguardabile, disimpegnato, sciocco, e così via... 

Io, che non mi sono mai (o quasi mai, almeno) lasciato condizionare da giudizi preconcetti di qualunque genere, uscii dalla sala convinto di aver assistito ad un evento eccezionale. Una musica “divina”, una recitazione straordinaria, una trama avvincente, se pur ripresa in molte parti da un film di Kurosawa.

Mi aveva colpito la novità assoluta del linguaggio cinematografico, quel fascinoso mondo irreale ma così realistico e crudo, e quell’accompagnamento musicale che non aveva precedenti: motivi cantati, fischiati, parlati, suonati con la chitarra elettrica e con i più vari strumenti (compreso lo scacciapensieri), e l’ineguagliabile motivo affidato alla tromba, che faceva venire la pelle d’oca per l’emozione.

Oggi tutti riconoscono il valore inestimabile di quel film, la sua importanza nella storia della cinematografia, oggi...

Allora, chi non aveva i paraocchi ideologici e le orecchie foderate di prosciutto, e cioè i più, tributò un immediato e clamoroso successo al film di Sergio Leone ed Ennio Morricone.

Già allora Morricone era da Oscar.

Per me, quella rimane la colonna sonora più bella, e quello rimane il film più bello che abbia visto (e ne ho visti...).

Grazie, Maestro! 



lunedì 8 febbraio 2016

Per carnevale, un Allegro (ma non troppo)





La fine del carnevale impone un po’ di musica. C’è poco da stare allegri, ma l’Allegro dei New Trolls ce lo possiamo permettere.

Anzitutto perché è appunto un movimento “allegro”, e se non c’è un po’ di allegria per carnevale, figuriamoci in quaresima...

Poi perché è una geniale riproposizione della musica di Vivaldi in versione rock, il famoso prog rock, di cui i New Trolls sono stati i primi interpreti in Italia, con questo celebre Concerto Grosso. Siamo nel 1971.

Una musica “veneziana”, dove il carnevale assume la forma più avvincente; anche se i New Trolls sono di Genova e Luis Enriquez Bacalov, l’autore del “Concerto Grosso”, è di origini argentine.

Ma, per dirla con Falstaff, tutto nel mondo è burla. 

Buon fine Carnevale a tutti!



domenica 22 novembre 2015

Cristo, Re di pace




La Chiesa Cattolica festeggia oggi Cristo Re di pace.

Ce n'è bisogno. Di fronte a coloro che predicano e praticano la morte, Cristo porta all'umanità il messaggio di pace.

"Gloria a Dio nell'alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà".
Chi crede in Dio non può che annunciare la pace.

Oggi è anche la festa di S. Cecilia, patrona della musica, e non può essere tralasciata in questo blog, che ama le dodici note. 

Unisco le due feste con l'inizio del grandioso "Gloria" di Francis Poulenc (1961).

Ho scelto questo brano, oltre che per la sua moderna bellezza, anche perché l'autore è francese, con origini belghe. Non credo ci sia bisogno di ulteriori parole...

Voglio ricordare un piccolo fatto che riguarda la pronuncia del cognome Poulenc. 
Agli esami di storia della musica il Prof. Mario Fabbri del Conservatorio di Firenze, grande musicologo, tra le altre cose mi domandò i componenti del "Gruppo dei Sei" in Francia.
Feci per bene l'elenco, e nominai ovviamente anche Poulenc, pronunziandolo alla francese (Poulànc). Il Prof. Fabbri mi guardò sorridendo e mi disse: "Si pronunzia Poulènc". Io rimasi un po' interdetto (il francese lo conosco benino), e lui aggiunse: "Lo sa chi me lo ha detto? Poulènc! Ieri sera ero a cena con lui". Poi mi spiegò che quel cognome era di origini belghe-fiamminghe.

Grandissimo Prof. Fabbri, esigentissimo docente di storia della musica e straordinario musicologo!

Anche a lui, morto troppo presto, è dedicato con affetto questo brano.




venerdì 1 maggio 2015

Expo 2015 e Primo Maggio. Auguri!





C’è qualcosa di profondo che unisce l’Expo 2015 di Milano, che oggi apre i battenti, e la Festa del  1° Maggio.

Ovviamente non è solo la coincidenza delle date.

Un aspetto essenziale accomuna i due eventi. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il filo conduttore della Expo internazionale milanese, alla quale partecipano ben 139 nazioni. 
E il lavoro è ciò che permette agli esseri umani la sopravvivenza nel pianeta.

La mancanza di cibo e di lavoro sono purtroppo realtà drammatiche anche in questa nostra epoca ipertecnologica.

C’è chi muore di fame e chi di malattie legate alla sovralimentazione. 
C’è chi manca di tutto e chi vive nello spreco quotidiano.

I grandi padiglioni della Expo porteranno a conoscere in maniera diretta l'eccellenza e i problemi delle singole nazioni.

Il 1° Maggio sarà un’occasione per riflettere sul modello di sviluppo di questa nostra società sperequata e carente nel settore occupazionale. E un mondo in crisi di lavoro è un mondo senza futuro.

Ma io ritengo che non basti soltanto la buona volontà dei Governi per ottenere un’equa ripartizione dei beni, uno sviluppo sostenibile, un incremento dell’occupazione. Buona volontà necessaria, certo, ma non sufficiente.

Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il mondo e quanto esso contiene appartiene a Dio, e solo facendo riferimento a Lui potremo riconoscere l’unità del genere umano, considerare gli altri come fratelli, e la terra come un un bene che ci è dato in custodia.

Altrimenti, passato il 1° Maggio e chiusa al 31 ottobre l’Expo, tutto rimarrà come prima e l’uomo continuerà nell’egoistica ricerca del proprio interesse.

Per questo voglio festeggiare facendo riferimento anzitutto a Colui che “ci dà il pane quotidiano”, anche se pensiamo che tutto venga da madre natura e dalle nostre forze.

Ascoltiamo perciò il mirabile “Padre Nostro” musicato da Arvo Pärt.

Buon 1° Maggio ed eccellente riuscita della Expo Milano 2015!




giovedì 3 luglio 2014

In attesa di sorprese sportive, una musica sorprendente





In attesa della parte finale dei Mondiali di Calcio 2014 (domani iniziano i quarti), mi pare opportuno limitare il commento scritto e affidarsi piuttosto a quello musicale.

È stato un Campionato per molti aspetti sorprendente e spettacolare. 

Per questo è un Campionato che non ha ancora trovato la squadra regina, come invece è quasi sempre accaduto in questa parte terminale della competizione. 

Non lo è il Brasile, che pur gioca in casa, e neppure l'Argentina. Non basta Neymar al Brasile per fare una squadra, né all'Argentina Messi.

Germania, Olanda, Francia e Belgio (nell'ordine) sono forse più squadre, ma se guardiamo quanta fatica hanno fatto per passare l'ultimo turno, vengono dubbi amletici.

Colombia e Costa Rica costituiscono le sorprese più clamorose. Vedremo cosa combineranno però domani la Colombia contro il Brasile e postdomani la Costa Rica (che ci ha battuti) contro l'Olanda.

Un vero peccato lo scontro fratricida (domani) tra Germania e Francia. Ma meglio in un campo di calcio che sulle Ardenne.

Incertezza, sorprese e gioco spettacolare: il Mondiale brasiliano 2014 è stato finora tutto questo.

Mi pare opportuno perciò ascoltare una musica sorprendente e spettacolare nella sua "incertezza" armonica: il Preludio  (e Fuga) XX in La minore del Clavicembalo Ben Temperato (II volume) di J. S. Bach (1744). 

Così commenta Alfredo Casella, che ha curato un'importante edizione dei due volumi: 

[In questo Preludio] "la dodecafonia bussa alla porta, tanta è l'imprecisione tonale e la nebulosità sonora raggiunta da codesta musica che già profetizza le 'dissociazioni atomiche' della futura arte schönberghiana".  [Il brano è di] "un'attualità miracolosa, attualità che va intesa nel senso di 'modernità' assoluta".

La Fuga non è pari al Preludio. Rientra negli schemi tonali della musica classica. 

Così potrebbe accadere anche nel Mondiale. Magari vince la Germania: pochi fuoriclasse, ma la solita "Panzer-Division".

Ascoltiamo perciò sia il prodigioso Preludio XX, sia la bella Fuga che segue. 

Al pianoforte c'è Glenn Gould. What else?


giovedì 24 aprile 2014

In attesa dei due Santi, il Santo (di Giombini)





Domenica prossima, 27 aprile 2014, saranno proclamati santi Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II.

Due persone che non solo hanno raggiunto la gloria di Dio, ma hanno profondamente inciso nella storia umana. 

Esagero? Non penso.

Giovanni XXIII con il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dato inizio a un cambiamento epocale, non solo nella vita della Chiesa. Il più grande Concilio della storia, aperto nel 1962 e concluso da Paolo VI nel 1965, con circa 2500 vescovi riuniti a Roma in S. Pietro da tutte le parti del mondo, è stato anche visivamente la prima autentica manifestazione dell’unità del genere umano in epoca moderna.

Prima di ogni altra “contestazione” degli anni 60 c’è stata quella della Chiesa, che ha posto le premesse per altri movimenti di rinnovamento (talvolta frainteso) della società .

Chi ha vissuto, come il sottoscritto, quegli anni mirabili ha sentito davvero il vento dello Spirito Santo, che “soffia dove vuole e non sai di dove viene e dove va”. La primavera di un mondo nuovo.

Giovanni Paolo II ha portato quel vento di rinnovamento in ogni parte del mondo, e lo ha portato con tale forza e spirito evangelico da far crollare muri di odio e ideologie che sembravano immutabili. In lui l’umanità ha trovato una guida spirituale e morale, specialmente il mondo dei giovani e dei sofferenti.

In attesa della canonizzazione, ascoltiamo la “Messa dei Giovani”, la Messa “beat”, uno dei primi segni della novità del Concilio Vaticano II.  

Era il 27 aprile 1966, nell'Aula borrominiana della Chiesa della Vallicella di Roma. Proprio domenica prossima sarà l'anniversario (48 anni fa, sembra ieri).

Chitarre e percussioni in Chiesa: impensabile prima del Concilio!

Riascoltiamo il “Santo”, ovviamente.

Grandissimo Marcello Giombini, l’autore della musica. 
Le parole, molto suggestive, sono di Giuseppe Scoponi. Una libera traduzione del “Sanctus”.


mercoledì 12 marzo 2014

Un mondo in Mi minore

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Se si dovesse indicare la data di nascita della musica moderna, a mio parere si dovrebbe indicare il 1722, anno in cui J. S. Bach scrisse il primo volume de “Il Clavicembalo ben temperato”.

Il motivo è semplice.  Per la prima volta viene assunto come normativo nella determinazione della scala musicale l’intervallo di un semitono esatto. Le note risultano così fissate in 12, quelle che tutti ormai conosciamo: le sette della scala naturale e le cinque “alterate”  da diesis e bemolli.

Se 12 sono le note, rigorosamente determinate da intervalli esatti, 12 saranno pure le tonalità su cui sarà da ora in poi possibile scrivere qualsiasi brano musicale. 

È ciò che intuì e fece il genio di Bach nel 1722. Non si limitò a scrivere nelle tonalità fino ad allora usate, e cioè quelle della scala naturale (do-re-mi-fa-sol-la-si); ma compose in modo sistematico 12 preludi e relative fughe su ogni tonalità della scala “temperata”, cioè fondata sul semitono.

E poiché una tonalità si distingue in maggiore e minore, nel Clavicembalo ben temperato abbiamo per la prima volta nella storia della musica 24 brani scritti in tutte le tonalità, molte delle quali mai viste e udite prima: do diesis maggiore (7 diesis in chiave!), mi bemolle minore (6 bemolli in chiave), si bemolle minore (cinque bemolli), fa diesis minore (6 diesis), ecc.

Sarà il Romanticismo, in particolare con Beethoven, Schubert, Chopin e Liszt, a valorizzare appieno questa ricchezza di chiaroscuri musicali, “inventati” da Bach.

Nel Clavicembalo di Bach è anticipata non solo la rivoluzione romantica, ma anche quella contemporanea. Mi riferisco in particolare alla Fuga n. 10, in Mi minore (BWV, 855).  

Il tema della fuga (che si riconosce bene per il fatto che all’inizio “canta” da solo) è composto da tutte e 12 le note della scala temperata: in pratica si tratta di una composizione “dodecafonica”, che pur scritta in una tonalità (Mi minore), in realtà sembra vagare senza una meta e senza punti di riferimento, se non il tema “dodecafonico” stesso e il rapido accordo finale (quasi un atto dovuto).

Mi pare l’espressione della realtà attuale: un mondo che vaga in cerca di autore e di soluzioni, pirandellianamente. Speriamo che almeno alla fine un accordo, se pur minimale, sia raggiunto. 

La Fuga è preceduta ovviamente dal Preludio, che ha un andamento più “classico”. Lasciamoci incantare dalla sua magia. 
Ma prepariamoci ad una Fuga che ci disorienta. Tre paginette che anticipano tre secoli!

Appassionante e impeccabile l’esecuzione di Friedrich Gulda.

Buon ascolto, in attesa di buone nuove!






martedì 16 luglio 2013

Ave Maria, fiore del Carmelo!




Può passare sotto silenzio informatico la festa della Madonna del Carmine? Non sia mai!

Oggi, 16 luglio, è la festa della Madonna del Carmine, o del Carmelo.

All'ultimo minuto del giorno (o meglio, della notte) arriva il mio saluto alla Beata Vergine del Carmelo. Meglio tardi che mai.

Nella Bibbia il Carmelo è ricordato come il luogo dove Elia sconfisse i 450 profeti di Baal (I Re 18, 20-40).

Nelle pendici di quello stesso monte sorse nel Medioevo l'Ordine Carmelitano, sotto l'invocazione di Maria. Un ordine religioso che si è sparso in ogni nazione e che ha dato alla Chiesa e al mondo delle figure di straordinaria grandezza, soprattutto nel ramo femminile. Basterà ricordare S. Teresa d'Avila, S. Teresa Margherita Redi (aretina), le 16 Sante Carmelitane di Compiègne, S. Teresa di Gesù Bambino, S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein).

Ovviamente non si può dimenticare, nel ramo maschile, S. Giovanni della Croce.

In onore della Madonna del Carmine, una preghiera alla Madre di Dio, in lingua slava, di Arvo Pärt, il grande compositore estone, di fede cattolica, uno dei massimi musicisti contemporanei.

La sua lezione di riduzione al minimo dei suoni, quasi a coincidere con il silenzio, è una sfida all'assordante e ormai insopportabile rumore di molta musica (?) attuale.

Ed è quanto mai in sintonia con il mondo del Carmelo, dove ogni parola ha un significato vero, quanto il silenzio da cui è avvolta. 

"Bogoroditse Djévo", Rallegrati, Vergine Madre di Dio. E la preghiera continua simile all'Ave Maria.

Un canto corale a cappella, a 4 voci miste (SATB), del 1990. Qui Arvo Pärt ritorna alla forma della polifonia classica, ma con il tocco geniale della modernità (il canto alla fine diventa preghiera mormorata...).




lunedì 8 aprile 2013

Il pianto del cuculo

http://www.youtube.com/watch?v=rmCpOKtN8ME&feature=share&list=PL693EA4882D8E0CAC


Nonostante la stagione poco propizia, stamani ho voluto fare una passeggiata in collina, all’aria aperta. Ne sentivo il bisogno.
 
Anche l’ombrello però era aperto, per una pioggia fredda e fastidiosa, che non mi ha permesso nemmeno di dare uno sguardo all’ambiente circostante, ma mi ha costretto a stare attento dove mettevo i piedi.
 
Passeggiare tra campi con un ombrello aperto non è il massimo della poesia, e neanche il minimo della prosa. Si avvicina al genere comico...

Ma a quell’ora non c’era nessuno,  in un ambiente ancora quasi brullo, con gli alberi quasi spogli, i fiori rarefatti, le violette spaurite e tardive.
 
In questo scenario quasi invernale sento all’improvviso il canto di un cuculo. Sì, un cuculo!
 
Un breve canto, quasi rauco; un cuculo baritonale; un cuculo depresso, ma un cuculo. Subito dopo, da un’altra parte della collina, il canto di un altro cuculo, addirittura; in tonalità un po’ più sostenuta, sempre nelle zone basse della scala, una voce da contralto.
 
Cantavano sotto la pioggia, ma senza alcuna allegria. Non era certo lo spavaldo annuncio della primavera radiosa. Piuttosto un lamento per la buona stagione che non vuole arrivare.
 
E poiché la pioggia continuava, i due solisti hanno chiuso quasi subito il becco e si sono messi al riparo.
 
Non stavano mica girando Singin’ in the rain... Stavano bagnandosi le penne, e non ne avevano altre di ricambio.
 
 
Nel video, Gene Kelly nella scena cult di "Singin' in the rain", del 1952.


 

martedì 11 settembre 2012

La fine di un sogno



 
Il nuovo secolo e millennio si era aperto nel migliore dei modi, anche in senso meteorologico. Da oriente a occidente il sole del 1 gennaio 2001 aveva fatto ovunque bella mostra di sé.

Sembrava finalmente giunta la sospirata era della pace. La "caduta" del muro di Berlino nel 1989, la fine della guerra fredda, lo sfaldamento dell'impero sovietico e il ritrovato sapore della libertà da parte di interi popoli e nazioni, sembravano le premesse per una "pax universalis".

Qualcuno, come il filosofo statunitense F. Fukuyama (1992), aveva parlato addirittura di "fine della storia"; niente sarebbe potuto accadere di rilevante ormai, con la conquista della democrazia liberale; una ripetizione un po' scolastica della lezione di Hegel, che già a suo tempo si era rivelata illusoria.

"La nottola di Minerva" sembrava essere uscita al tramondo del II millennio: la ragione poteva finalmente svolgere il suo compito di ricapitolare la storia umana al suo definitivo compimento.

Poi è venuto l'11 settembre 2001, e il sogno di un progresso indefinito è crollato insieme alle Twin Towers.

È stato un tristissimo e brusco ritorno alla realtà. Un crimine orrendo contro l'umanità, e uno smacco alle nostre categorie razionali.

La fine di un sogno, purtroppo.

Bisogna, più umilmente di quanto pensava il filosofo di Tubinga, riconoscere che il male esiste e non è sempre dialettizzabile; non tutto ciò che è reale è razionale.

Non esiste una "nottola di Minerva", che ci avverte quando la storia umana ha raggiunto la piena maturità, la sua completezza.

Esistono invece tanti uccelli rapaci, diurni e notturni, che vanno in cerca di preda, dai quali bisogna guardarsi attentamente. Sono i fanatismi, le ideologie aberranti, i comportamenti riprovevoli, la perdita di valori universali, l'egoismo eretto a sistema, l'odio tra persone di idee diverse.

La ragione si è scoperta improvvisamente fragile, proprio quando credeva di essere padrona del mondo. Non basta la ragione "debole" dei relativisti.

Senza un'altra ragione, anzi, la Ragione, il Logos, e cioè la Parola di Dio incarnata in Cristo, l'uomo moderno farà la fine delle Torri Gemelle, o, se vogliamo rimanere nel linguaggio biblico, la fine della Torre di Babele.
 
La drammatica (e per la verità anche evocativa) composizione "Lux Aeterna" del britannico Clint Mansell, scritta per il film "Requiem for a dream" (2000), mi pare molto appropriata.
 

"Luce eterna dona a loro, Signore!", a tutti coloro che hanno perso la vita nello World Trade Center, in quel terribile 11 settembre di 11 anni fa.




martedì 4 settembre 2012

Il Card. Martini: gigante di fede e di umanità




Non posso lasciar passare sotto silenzio la morte del Card. Carlo Maria Martini, "figura imponente di uomo di Chiesa", che ha sempre cercato il dialogo con tutti, come ha detto efficacemente il Card. Angelo Scola nella omelia delle esequie, avvenute ieri. 
 
Le decine di migliaia di persone che hanno reso omaggio al suo feretro nel Duomo di Milano e che hanno partecipato ai funerali stanno a dimostrare quanta eredità di bene e di affetti abbia lasciato dietro di sé.
 
Questo bene, ha sottolineato il Card. Scola, non è solo un ricordo del passato, ma è un valore prezioso nel presente e per il futuro.
 
"Pastore generoso e fedele della Chiesa". Così lo ha definito Benedetto XVI nel suo saluto, letto durante il rito funebre. "È stato capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla ricerca della verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio, perché indica a tutti il cammino della verità e dell’amore".
 
Per questo gigante di fede e di umanità, alle parole di Benedetto XVI e del Card. Scola facciamo seguire una preghiera in musica: il "Pie Jesu", dal "Requiem" (1985) di Andrew Lloyd Webber. 
 
Non si tratta di musica classica, che forse il Card. Martini avrebbe preferito. Webber è l'autore del musical "Jesus Christ Superstar", tanto per capirci.
 
Ma attento com'era alla "modernità", penso che alla fine anche l'austero cardinale gesuita avrebbe apprezzato questa bella preghiera del musicista anglosassone.
 
Avrei postato volentieri l'esecuzione della Netrebko, davvero notevole; ma il suo video è inguardabile. 
 
Così ho preferito l'esecuzione della Sissel, il grande soprano norvegese, altrettanto efficace.


 
 
Pie Jesu, qui tollis peccata mundi,
dona eis requiem.
 
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
dona eis requiem.
 
Pietoso Gesù, che togli i peccati del mondo,
dona loro la pace.
 
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
dona loro la pace.