Dalla “immaginazione al potere” del 68 al governo attuale dei “professori”, di strada se n’è fatta molta.
Forse, in retromarcia. Ma a quanto pare, di immaginazione ce n’è rimasta pochina, giusto quella dei videogiochi e dei telefonini.
L’Italia si è trasformata in una classe di scolaretti, anzi, in una pluriclasse; e scolaretti disciplinati, anche perché i prof hanno di nuovo in mano il righello o la canna di bambù, e non solo per indicare le carte didattiche appese alle pareti dell’aula scolastica...
Ogni giorno perciò, studenti e operai, pensionati o pensionandi futuribili, casalinghe disperate o donne in carriera, cattolici o atei, persone di sinistra, di centro, di destra, o di nessuna direzione, tutti dobbiamo sorbirci la nostra lezioncina quotidiana.
“Hai fatto ieri tutti i tuoi scontrini? Hai portato a termine il conto (corrente), o invece qualche operazione (bancaria) non ti è riuscita bene? Hai chiesto lumi al prof. Passera? E tu, alunno A, cedi il posto all’alunno B. Non crederai di stare tutto l’anno al medesimo banco. Ricordati che sei precario (come la vita)”. E così via.
In genere la figura del professore ha ispirato poco la fantasia dei poeti e dei musicisti. Quelle poche volte, sono tratteggiati piuttosto gli aspetti meno lusinghieri. Insomma, una solenne bocciatura.
Ho in mente il “Vecchio professore” de “La città vecchia” di De André, e soprattutto “Professore” di Renato Zero, dall’album “Presente” del 2009.
La canzone di Renato Zero coglie uno dei pericoli più frequenti nella vita di un insegnante: quello di identificare una lezione scolastica con la complessità della vita reale.
Diceva un grande “professore”, anzi il professore per eccellenza, Hegel: “Se le idee non si incarnano nel tempo e nello spazio presente, rimangono astrazioni e ideologie”. Le prime formano le cosidette “anime belle”, quelle che confondono i sogni con la realtà. Le ideologie formano invece personaggi come Robespierre, quelli che tagliano la testa a chi non ha il pensiero unico (e non si erano visti ancora Hitler e Stalin).
“Non basta solo la cultura. Professore, lo devi ammettere, fuori dal libro è molto dura!”
Una lezione per tutti i professori. Anche per quelli che sono a capo della pluriclasse Italia.
E una bella canzone di Renato Zero.