domenica 1 giugno 2014

Ascensione. L'uomo oltre i suoi limiti




La solennità dell’Ascensione di Gesù Cristo al cielo conclude la vita terrena di Gesù che si manifesta Signore del creato.

Il suo corpo glorificato non è più sottoposto alle leggi della natura, ma queste sono a Lui sottoposte, dal momento che egli è il Creatore dell’universo.

Sarebbe inutile discutere su questo mistero grandioso. Se uno crede a Dio e alla testimonianza degli Apostoli, l’Ascensione al cielo di Gesù è la prova della sua signoria sul cosmo e sulla storia.

Noi ci atteniamo ai fatti: gli apostoli hanno visto salire al cielo Gesù, nel quarantesimo giorno dopo la sua risurrezione, come riporta in particolare e con precisione il libro degli Atti degli Apostoli, scritto dall’evangelista Luca (At 1, 11).

“Et ascendit in caelum”. Nel Credo, il simbolo in cui si riconoscono tutti i cristiani, così viene affermato l’avvenimento dell’Ascensione di Gesù.

Innumerevoli sono i musicisti che hanno illustrato questo mistero glorioso, nel canto del “Credo”. Penso soprattutto a Palestrina (Missa Papae Marcelli), Bach (Messa in Si Minore), Mozart (Messa per l'Incoronazione), Beethoven (Missa Solemnis), Rossini (Petite Messe Solennelle). In genere tutti questi sommi artisti aprono con potenza assertoria il simbolo di fede: Credo!

Mi piace oggi proporre invece il Credo di Franz Schubert (1797-1828), dalla Messa in Sol Maggiore (Missa in G-dur), una composizione giovanile (1815) che già rivela il genio di questo autore, a me particolarmente caro.

Il suo Credo inizia, a differenza di molti altri, con dolcezza, quasi con “timore e tremore” (la partitura indica come segno espressivo il pianissimo), per poi diventare un vero inno alla vittoria di Cristo sulla morte e sulle dure leggi della natura, nel “Resurrexit” e nell’ “Ascendit in caelum, sedet ad dexteram Patris. Et iterum venturus est cum gloria...” (l'indicazione espressiva è il fortissimo e la voce raggiunge il suo acme). 
Dopo la significativa pausa di un tempo, rafforzata da corona,  il finale, dalla professione di fede nello Spirito Santo in poi, è una ripresa del tema  iniziale, pieno di dolcezza; un affidamento nelle mani di Dio, che si spegne in una serena sequenza di Amen.

Il canto è in forma polifonica a 4 voci miste (SCTB), quasi un lungo mottetto, con andamento per lo più accordale. La parte strumentale ha la forma del Basso continuo, per assumere vita propria nei momenti di cesura tra le parti.

Una grande lezione di musica classica, inserita nel mondo e nella temperie romantica. 

E una bella dimostrazione di fede di questo straordinario genio viennese, discepolo di Salieri, autore di centinaia di capolavori, morto a 31 anni.

Il brano è eseguito dal Coro e Orchestra Nazionale da Camera di Armenia. Considerando le vicende dell'Armenia, caratterizzate da una fede eroica in Cristo, il Credo assume un valore particolarmente significativo, che va ben oltre la musica.

Buona Festa dell'Ascensione!


venerdì 30 maggio 2014

L'Europa riconosciuta (Salieri e... Renzi)




Nonostante tutto, l’Unione Europea ha retto all'onda d’urto delle elezioni del 22-25 maggio.

Soprattutto il voto italiano ha scommesso, con una robusta dose di fiducia, sulle possibilità del Vecchio Continente; ma ha anche dato una notevole scossa per il suo rinnovamento.

Staremo a vedere se questo rinnovamento ci sarà. Per ora possiamo parlare di una “Europa riconosciuta” dagli elettori italiani.

Per questo non possiamo che concludere questi post sulle elezioni europee con il Finale dell’opera “L’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri.

Oltre al titolo, l’opera è significativa perché inaugurò il Teatro alla Scala di Milano, il 3 agosto 1778. Milano faceva parte allora dell’Impero Asburgico, che già costituiva una significativa unità europea (e molto efficiente, direi).

Il Teatro alla Scala, progettato in bello stile neoclassico da Giuseppe Piermarini, divenne da subito il più importante teatro lirico del mondo, e l’opera di Salieri ebbe un’accoglienza trionfale.

Alla prima erano presenti Cesare Beccaria, Pietro Verri...  
Oggi avrebbero assistito Renzi, Grillo, Berlusconi, Salvini...

Ascoltiamoci questo bellissimo Finale. Grande Salieri, non certo “un mediocre”.


lunedì 26 maggio 2014

Un uomo solo al comando...























Lo dicevano i radiocronisti di un tempo a proposito delle vittorie per distacco di Fausto Coppi.

Oggi lo si può dire della clamorosa vittoria di Matteo Renzi. Ha vinto per distacco su Beppe Grillo e ancor più su Berlusconi e il resto del gruppo.  Molti non sono neppure arrivati al traguardo.

Una vittoria inaspettata almeno nelle proporzioni: Renzi ha doppiato Grillo, e ha dato due giri a Berlusconi.

Si può capire il distacco di Berlusconi. L’età ha il suo peso nel ciclismo, come nella politica. E poi le numerose forature sui chiodi disseminati lungo il suo percorso dai giudici... Una gara da vecchio campione, comunque.

Quello che stupisce è la vittoria schiacciante su Grillo, che prima di partire aveva gridato urbi et orbi: “Vinciamo noi!”

Imprevedibile prima della gara, la disfatta grillina ha un solo responsabile: Grillo.
I processi in piazza (mediatica?), le minacce, gli insulti, perfino gli sputi in effigie ai futuri perdenti, minacciati da colui che avrebbe voluto guidare la nazione con la gogna, hanno ottenuto l'effetto boomerang: il processo, gli sputi, e, diciamolo pure, i vaffa, se li sono ripresi tutti Grillo e i suoi sanculotti.

È una storia vecchia quanto il cucco: mors tua, vita mea.




mercoledì 21 maggio 2014

Elezioni in vista: i programmi elettorali




















Domenica prossima, 25 maggio, si svolgeranno le elezioni europee.

Dopo una bruttissima campagna elettorale, caratterizzata soprattutto da insulti e parolacce, l'elettore si trova in grande difficoltà nello scegliere tra i vari contendenti.

Grillo: se vinciamo noi, faremo processi in piazza e metteremo in galera (virtuale?) tutti coloro che il popolo grillino giudicherà colpevoli.

Ma Grillo non è stato già processato e condannato dalla giustizia reale?

Renzi: se vinciamo noi, continueremo a governare come abbiamo fatto finora. Cioè, con slides e disegnini alla lavagna luminosa.

Per ora di concreto si è visto solo una super tassa: la Tasi.

Berlusconi: se vinciamo noi, “più euro per tutti”. Mi ricorda un certo slogan di Cetto La Qualunque.

Salvini: se vinciamo noi, “meno euro per tutti”, anzi, via dall’euro e ritorno alla lira. O meglio ancora, al ducato.

Alfano: se vinciamo noi, apriremo una linea gratuita di traghetti Tunisi-Lampedusa. Risparmieremo così sulle spese di pattugliamento, e nessuno rischierà la vita.

Fratelli d’Italia: se vinciamo noi, chiuderemo ogni varco marino tra Africa e Italia. Come? I nostri posamine ci stanno pensando.

Tsipras: se vinciamo noi, il greco diverrà lingua obbligatoria in tutte le scuole.

Alfa beta gamma delta...



venerdì 16 maggio 2014

Libertà per Meriam!





















Mentre Google onora oggi con un bel logo il genio di Maria Gaetana Agnesi, matematica, scienziata, filosofa, benefattrice e quant’altro, vissuta in Lombardia nel XVIII secolo, dobbiamo leggere la notizia che in questi giorni Meriam Yehya Ibrahim, una cristiana di 27 anni del Sudan, incinta di otto mesi e madre di un altro bambino di 20 mesi, è in carcere ed è stata condannata a morte per apostasia e adulterio, cioè per essersi convertita al cristianesimo rinnegando la religione islamica e per aver sposato un cristiano (in ciò consisterebbe l’adulterio).

Ti abbiamo dato tre giorni di tempo per rinunciare alla fede cristiana, ma tu continui a non voler tornare all’Islam e dunque ti condanno a morte per impiccagione”. Così il tribunale di Karthoum.

La donna, prima di essere impiccata, dovrà ricevere anche 100 frustate...

Se non fosse tragica, la faccenda avrebbe veramente del grottesco.

Ma che razza di religione e di legge (la cosiddetta sharìa) è arrivata ai nostri giorni? Ma da quale incubo notturno si sono materializzati questi giudici di Karthoum? Ma dove è andato a finire nell’islam il cervello di Avicenna, Averroè, Al-Khwarizmi e di tanti altri grandi pensatori, matematici, scienziati, giuristi, del millennio passato del mondo islamico?

Non si vergognano questi tali a sentenziare la morte di una donna (incinta!) per le sue idee religiose e per il suo matrimonio? Però questi tali hanno assicurato che la condanna avverrà dopo che la donna avrà partorito... Ma come sono umani, loro, direbbe Fantozzi.

Non bastava Boko Haram; ora c'è anche la sharìa del Sudan.

Mi unisco all’indignazione mondiale per questa annunciata condanna, che fa vergogna a chi l’ha pronunciata e mette in ridicolo una religione che 1000 anni fa era (forse) più civile di oggi.

Meriam deve essere subito rimessa in libertà, perché possa vivere con il marito che ha scelto, allevare i figli secondo coscienza e professare la fede che vuole.

Perfino Averroè, il grande commentatore musulmano di Aristotele, l’uomo del libero pensiero, sarebbe d’accordo.

È vissuto nel XII secolo.



giovedì 15 maggio 2014

E gli ultimi saranno primi...



È accaduto ieri sera allo Juventus Stadium di Torino, dove il Siviglia ha battuto ai rigori (4-2) il Benfica nella finale di Coppa Uefa.

È vero che la palla è tonda e il campo è piatto, quindi tutto può accadere in una singola partita. Ma quello che ha fatto il Siviglia nel suo percorso 2013-2014 in campo europeo lascia stupefatti.

Anzitutto la squadra non era entrata nemmeno nel numero di quelle che dovevano partecipare alla competizione.

Il Siviglia è stato ammesso ai preliminari della Coppa al posto del Raya Vallecano di Madrid (ottavo classificato) escluso dalla competizione europea per motivi legali.

Il percorso della squadra andalusa è stato ad ostacoli, superati talvolta ai rigori (come la sfida fratricida col Betis), oppure (come nella semifinale col Valencia) all’ultimo minuto.

Ieri sera era dato ancora una volta per perdente. Anzi, spacciato. Aveva davanti a sé il Benfica di Lisbona, che aveva fatto fuori in semifinale la Juventus, favorita del torneo. Ergo...

Ma al Benfica non è bastato nemmeno il cognome dell’allenatore, Jorge Jesus.  Questi non è riuscito nel miracolo di far vincere ai suoi una Coppa europea che sfugge alla squadra dal 1962, cioè da oltre 50 anni.

È riuscito invece nel miracolo di far vincere i suoi avversari, sbagliando lo sbagliabile, e dimostrando nei fatti che coloro che erano partiti per ultimi, dai lunghissimi preliminari della Europa League, alla fine sono arrivati primi.

Naturalmente la vittoria è avvenuta alla fine. Ai rigori.


Nella foto: Beto (Siviglia) para su Cardozo (Benfica)




martedì 13 maggio 2014

Bring back our girls!




Mi unisco all’indignazione di tutto il mondo civile per chiedere la liberazione immediata (con le buone maniere, ma anche no) delle oltre 200 ragazze nigeriane rapite ormai un mese fa dagli islamisti di Boko Haram.

Motivo del rapimento: le ragazze andavano a scuola. Le donne, secondo questi esseri che definire umani mi pare troppo, devono rimanere ignoranti come capre e fare la volontà dei loro padroni, i maschi.

Da anni questo gruppo fanatico sta terrorizzando la Nigeria, anche con complicità politiche in alto loco, per cercar di riportare l’orologio della storia indietro di oltre un millennio, di eliminare i cristiani (che sono quasi la metà della popolazione!) e di imporre la famigerata sharìa.

A questi barbari di ritorno facciamo sentire la bellezza di un semplice canto, ispirato al Salmo 22/23 (Il Signore è il mio pastore), cantato da un coro di ragazzi africani che intendono seguire tutt’altra strada, per grazia di Dio.

E ridateci le nostre ragazze!


You are the Shepherd

You are the Shepherd
I belong to You.
When I walk on rough ground,
You can guide me through.
You know my name,
You know my voice.
Before I was born,
I was Your choice.

Show me how to follow,
Lord, keep me close to You.
You are the Shepherd
I belong to You.

Open eyes to see You are the Way.
Open ears to hear You are the Truth.
Open hearts to know You are the Lord of life.
For every land You hold a special plan.

Show me how to follow, 
Lord, keep me close to You.
You are the Shepherd,
I belong to You.


(Keith e Kristyn Getty, 2002)



Tu sei il pastore

Tu sei il pastore,
io appartengo a Te. 
Quando cammino su terreni accidentati, 
Tu puoi guidarmi attraverso. 
Tu sai il mio nome, 
Tu conosci la mia voce. 
Prima che io nascessi, 
ero già una Tua scelta. 

Mostrami come seguirti, 
Signore, tienimi vicino a Te. 
Tu sei il pastore, 
io appartengo a Te.

Occhi aperti per vedere che Tu sei la Via. 
Orecchie aperte per ascoltare che Tu sei la Verità. 
Cuori aperti per conoscere che Tu sei il Signore della vita. 
Per ogni paese Tu hai un piano speciale.

Mostrami come seguirti, 
Signore, tienimi vicino a Te. 
Tu sei il pastore, 
io appartengo a Te.




lunedì 5 maggio 2014

C'era una volta il calcio













Come Fantozzi, sabato scorso sera mi sono “piazzato” davanti alla TV per vedere, anzi, per godermi 
la finale di Coppa Italia, Fiorentina-Napoli.

Mi piace il calcio, e una finale di coppa è imperdibile, anche se fosse quella "del nonno".

Mi sono piazzato davanti al televisore in anticipo, ovviamente, perché, come dice Leopardi, il piacere sta anzitutto nell’attesa: divano abbassato, gambe spianate sul tavolino, due buste di patatine salate (una per tempo), una birra grande di quelle da “rutto libero”, occhi puntati per la gara dell’Olimpico pieno come un uovo.

Un momento... Quale gara?

In campo di giocatori vedo solo Hamsik del Napoli, con la sua inconfondibile cresta; sembra un gallo cedrone che ha perso la via del pollaio. 
In curva Nord un energumeno, tatuato da aborigeno della Papuasia, a cavalcioni della rete, detta tempi e modi della eventuale partita. La sua maglietta è un insulto alle forze dell’ordine, che infatti in campo sono fatte bersaglio di lacrimogeni, pedardi e bastoni lanciati dagli spalti. 
In tribuna i pezzi grossi della politica e dello sport si fanno piccoli piccoli come i sette nani.

Intanto all'Ospedale Villa S. Pietro e poi al Gemelli un tifoso napoletano, Ciro Esposito, lotta tra la vita e la morte per un colpo di pistola (!) sparato da un tifoso della Roma (!).

Le mie patatine sono rimaste nelle buste, la birra nella bottiglia, il rutto in gola.

Dopo quasi un’ora sono entrate in campo le due squadre. A quel punto la partita era già finita.

O forse il calcio.

Una cosa è certa. Il Leopardi non ha sempre ragione.

Quell’attesa è stata una vera pena.






giovedì 1 maggio 2014

Pasquino e 'r Primo Maggio





“Pasquì, com’hai passato el 1°Maggio?”
“Anvedi Piè, nun faccio un cazzo gniente;
sto qui a guardà, come fa tanta ggente
che je manca anche er pane col formaggio.

Ma io sono una statua, me corbelli;
nun magno, ‘un bevo, e so’ de madre ‘gnota.
Ma chi è de ciccia e ci ha la panza vota,
si nun magna, va a ffa' li vermicelli.”




Amicusplato

domenica 27 aprile 2014

I segni dei tempi: due Papi Santi




In questa giornata memorabile Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII sono stati proclamati Santi da Papa Francesco (presente alla celebrazione anche Papa emerito Benedetto XVI).

In Piazza S. Pietro e zone limitrofe un milione di persone provenienti da ogni parte del mondo hanno voluto partecipare all’eccezionale avvenimento.

Dopo quello che si è detto e scritto in questi giorni, e dopo quello che si è visto oggi, ogni altra cosa appare superflua.

Perciò, invece di mettermi a fare improbabili profili dei due Papi Santi, mi limiterò a rappresentarli in due frasi, che a mio parere indicano bene il loro messaggio e la loro eredità.

La prima è l’invito pressante di S. Giovanni Paolo II al mondo moderno: “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”

La seconda è il profetico ammonimento di S. Giovanni XXIII a non chiudersi nelle nostre false sicurezze e a guardarsi intorno, «facendo nostra la rac­comandazione di Gesù di saper distingue­re i segni dei tempi”.

Molti oggi hanno aperto, anzi, spalancato la porta a Cristo; e non tutti i “segni dei tempi” sono negativi, a quanto pare.


Laus Deo!



giovedì 24 aprile 2014

In attesa dei due Santi, il Santo (di Giombini)





Domenica prossima, 27 aprile 2014, saranno proclamati santi Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II.

Due persone che non solo hanno raggiunto la gloria di Dio, ma hanno profondamente inciso nella storia umana. 

Esagero? Non penso.

Giovanni XXIII con il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dato inizio a un cambiamento epocale, non solo nella vita della Chiesa. Il più grande Concilio della storia, aperto nel 1962 e concluso da Paolo VI nel 1965, con circa 2500 vescovi riuniti a Roma in S. Pietro da tutte le parti del mondo, è stato anche visivamente la prima autentica manifestazione dell’unità del genere umano in epoca moderna.

Prima di ogni altra “contestazione” degli anni 60 c’è stata quella della Chiesa, che ha posto le premesse per altri movimenti di rinnovamento (talvolta frainteso) della società .

Chi ha vissuto, come il sottoscritto, quegli anni mirabili ha sentito davvero il vento dello Spirito Santo, che “soffia dove vuole e non sai di dove viene e dove va”. La primavera di un mondo nuovo.

Giovanni Paolo II ha portato quel vento di rinnovamento in ogni parte del mondo, e lo ha portato con tale forza e spirito evangelico da far crollare muri di odio e ideologie che sembravano immutabili. In lui l’umanità ha trovato una guida spirituale e morale, specialmente il mondo dei giovani e dei sofferenti.

In attesa della canonizzazione, ascoltiamo la “Messa dei Giovani”, la Messa “beat”, uno dei primi segni della novità del Concilio Vaticano II.  

Era il 27 aprile 1966, nell'Aula borrominiana della Chiesa della Vallicella di Roma. Proprio domenica prossima sarà l'anniversario (48 anni fa, sembra ieri).

Chitarre e percussioni in Chiesa: impensabile prima del Concilio!

Riascoltiamo il “Santo”, ovviamente.

Grandissimo Marcello Giombini, l’autore della musica. 
Le parole, molto suggestive, sono di Giuseppe Scoponi. Una libera traduzione del “Sanctus”.


domenica 20 aprile 2014

È Pasqua. Alleluia!




L'esultanza della Pasqua è espressa in modo esemplare con il canto dell'Alleluia.

Nei quaranta giorni che precedono la Risurrezione di Gesù, cioè durante la Quaresima, il canto dell'Alleluia nella liturgia cattolica viene sospeso, proprio per evidenziare la gioia piena del giorno di Pasqua.

La Risurrezione di Gesù è l'evento straordinario che suscita ammirato stupore e incontenibile gioia, e niente meglio dell'Alleluia può esprimere tutto questo.

Riascoltiamo perciò in questo giorno di Pasqua un bellissimo "Alleluia" di una Cantata di Dietrich Buxtehude (1637-1707).

Per ascoltare questo autore, considerato il più grande musicista tedesco della sua epoca, il giovane J. S. Bach nel 1705 fece 400 km a piedi, da Arnstadt fino a Lubecca.

Noi possiamo ascoltarlo comodamente seduti senza muoverci da casa.

Buona Pasqua a tutti!





venerdì 18 aprile 2014

La Croce di Cristo, segno di speranza





La passione e morte in croce di Gesù Cristo è nella storia umana un punto di riferimento fondamentale.

Quella croce piantata sul Calvario, da patibolo infamante, è diventata segno di speranza per ogni essere umano provato dalla sofferenza.

Guardando quella croce, l’umanità ha imparato a guardare con occhi più fraterni tutti coloro che sono prostrati da ogni genere di male.

E se ancora questo non è stato capito, dovrà prima o poi essere compreso da tutti, se vogliamo che la giustizia, l’amore e la pace siano i fondamenti della civile convivenza.

L’insegnamento che viene dalla Croce di Cristo è stato nel corso di duemila anni motivo di ispirazione per tutti gli artisti. Impossibile ricordare anche solo i maggiori.

Nella musica in particolare ce n’è uno che ha dedicato alla passione di Cristo un'opera sublime, sia per il pathos che la caratterizza, che per la perfezione formale.

Parlo dello spagnolo Tommaso Ludovico da Victoria (1548-1611), che con il suo “Officium Hebdomadae Sanctae” (Officio della Settimana Santa), pubblicato a Roma nel 1585, ci ha lasciato un capolavoro di arte e di fede: ben tre ore di polifonia a cappella, cioè senza strumenti, con oltre 50 mottetti e responsori vari da 3 a 8 voci.

Un’opera colossale, che segue passo passo la liturgia della settimana, dalla Domenica delle Palme fino al Sabato Santo.

Solo per ricordare i brani più famosi, ne citerò alcuni del Venerdì Santo: "Tenebrae factae sunt", "Caligaverunt", "O vos omnes", "Improperia".

Sono brani che io ho già postato in varie occasioni (Victoria è un autore che amo particolarmente).

In questo Venerdì Santo ascoltiamo l’inizio degli “Improperia”, i “rimproveri” di Gesù al suo popolo, cioè a noi: “Popule meus, quid feci tibi, aut in quo contristavi te? Responde mihi” (Popolo mio, che male ti ho fatto, o in che cosa ti ho rattristato? Rispondimi).
Il canto continua in greco e in latino: “Aghios o Thèos, Sanctus Deus. Aghios Iskyros, Sanctus Fortis. Aghios Athànatos, eleison hìmas, Sanctus et immortalis, miserere nobis” (Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi).

Si noterà che il brano, a quattro voci miste, ha un andamento corale, con pochissimo movimento delle singole parti, tranne nelle cadenze e in qualche altro breve momento.

Ma quando nell’ultimo versetto si canta “Santus et immortalis”, la musica si innalza altissima e si distende verso l’infinito, a sottolineare il concetto espresso dalle parole.

Grandissimo Victoria, e un po' meno invece il coro che lo esegue.

Victoria non è Palestrina. Nella parte finale (Sanctus et immortalis) un allargando e un po' più di pathos (Victoria è spagnolo!) non guasterebbero. Qua e là poi, piccole imprecisioni ritmiche (che si notano, in questa trina finissima accordale).

Accontentiamoci di ciò che passa il web. È la migliore esecuzione che ho trovato.


Buon Venerdì Santo!

mercoledì 16 aprile 2014

Il Cavaliere Commendatore (pasquinata)





















Han mandato in commenda il Cavaliere,
lo han fatto diventar Commendatore!
Le toghe milanesi, sì severe,
alla fine gli han tributato onore.

Baffin D’Alema non l’ha presa bene,
lui lo volea in galera a prima vista;
fargli scontare tutte le sue pene
ai remi del suo yacht ex-comunista.




Amicusplato


La bellezza che salverà il mondo




Sono i giorni della Settimana Santa. Si ricorda la passione, morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Non si può giungere alla gloria della risurrezione, senza prima passare attraverso la passione. Sono le parole di Gesù ai due scoraggiati discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35).

Ciò che sembra una sconfitta, la morte in croce di Cristo, è in realtà preludio alla Sua glorificazione.

Per questo il cristiano non può essere mai del tutto triste, nemmeno nei momenti più bui dell'esistenza, perché sa che l’ultima parola non l’avrà la sofferenza e la morte, ma la vita e la risurrezione.

Gli antichi pittori disegnavano Cristo Crocifisso con gli occhi aperti e con una espressione serena, e già gloriosa: Christus triumphans, piuttosto che Christus patiens; Cristo vittorioso, anziché Cristo sofferente.
Esemplare a questo riguardo è il Crocifisso di S. Damiano, quello caro a S. Francesco, e che troviamo in molte abitazioni. Ispira una serenità infinita.

Anche per questo preferisco iniziare la Settimana Santa con la musica di Antonio Vivaldi.

Il grande musicista e sacerdote veneziano (“il prete rosso”) non riesce mai a scrivere musica “triste”. Perfino quando tratta della Passione e Crocifissione di Cristo.

In lui c’è sempre la gioia della speranza, l’attesa della Risurrezione.

Ecco dunque il “Crucifixus”, dal Credo in Mi minore, RV 591. Non raggiunge la sublime bellezza del Credo 592, che ho già postato in altra occasione:

http://semperamicus.blogspot.it/2011/03/ce-un-giudice-strasburgo.html

Ma siamo sempre nella “grande bellezza”, quella che salverà il mondo.


Crucifixus etiam pro nobis
sub Pontio Pilato 
passus et sepultus est.

Fu crocifisso per noi
sotto Ponzio Pilato
soffrì la passione 
e fu sepolto.


domenica 6 aprile 2014

Geometrie euclidee (e non) in Coppa Davis!














Ci sono diversi modi per disegnare geometrie in un rettangolo: traiettorie in lungo, in largo, ortogonali, parallele, in diagonale, in corda, in forma di parabola, ellissi, iperbole...

Ecco, soprattutto di iperbole.

Iperbolico è stato infatti il modo in cui il nostro tennista Fabio Fognini ha fatto viaggiare oggi la sua palla nel rettangolo di gioco in terra battuta a Napoli, strapazzando e mandando fuori di testa (e dalla Coppa Davis) il britannico Andy Murray, n. 8 del mondo, e con lui la sua spocchiosa squadra.

Due ore e mezza di spettacolo puro, di bellezza assoluta, di musica  celeste, o se vogliamo, azzurra. Bello quanto un concerto di Vivaldi, o per essere in tema partenopeo, quanto una Sonata di Scarlatti.

Fognini ha messo in atto tutto ciò che i trattati di geometria e di balistica prevedono, e anche qualcosa in più. Lanci lunghi, corti, lobs, dritti, rovesci (anzi, potenti manrovesci), aces, smorzate con e senza effetto, volées, schiacciate, o per non confondersi, smashes.

Il povero Murray alla fine sembrava un uovo strapazzato al tegamino.
Forse si immaginava di trovare a Napoli “chitarre e mandolini”, e invece di schiacciate, solo pizze.

Ha trovata gente tosta, che lo ha rispedito in Caledonia con tutto il suo armamentario.

Compresi gli elmi con i corni e le cornamuse.




martedì 1 aprile 2014

Il giorno degli scherzi. Ma è Debussy...




Primo Aprile. Il giorno degli scherzi.

Non ci sarebbe molto da scherzare in questo periodo. Ma non si può “vivere di lamento / come un cardellino accecato”, per dirla con Ungaretti.

E allora, che scherzo sia!

Uno scherzo d’autore, però. Un musicista molto “serioso” (affascinante, sia chiaro!), da cui non ci aspetterebbe un brano quasi grottesco.

Si tratta di Claude Debussy, e del suo Scherzo, secondo dei 4 movimenti del Trio in Sol maggiore per violino, violoncello e pianoforte.

È una delle prime composizioni (1879) di questo genio “rivoluzionario” ; aveva solo 17 anni.

Forse per questo aveva ancora voglia di scherzare...




giovedì 27 marzo 2014

Er Colosseo e Obama (pasquinata)

Oggi c'è stata a Roma la visita di Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America. Oltre Papa Francesco, il Presidente Napolitano e il Primo Ministro Renzi, Obama aveva espresso desiderio di vedere anche il Colosseo.

Senza sminuire il valore di questa venuta, a me personalmente ha fatto impressione il commento del più potente uomo della terra (così si dice) di fronte alle maestose rovine dell'Anfiteatro Flavio, o Colosseo come dir si voglia: "È più grande di un campo da baseball !"

In genere è l'osservazione che mi è capitato di sentire dai ragazzi delle scuole elementari in gita scolastica: "Sembra un campo da calcio".

Pasquino si è sentito un po' mortificato...





Obama ha preso er volo suo diretto
per vedè er Colosseo, pialla per pialla.
“Anvedi te, ha detto ‘n su’ dialetto,
è più ggrande d’un campo pe la palla”.

Poveraccio, ha sbajato direzzioni,
doveva annare invece a Caracalla;
nei tempi antichi a Roma, me cojoni,
annavan tutti llà a giocare a palla.




Amicusplato

mercoledì 26 marzo 2014

Ave Maria! (e un po' di rock allieta la festa)





Non ho ancora avuto modo di festeggiare qui nel blog la Festa della SS. Annunziata, trascorsa da un giorno. 

Ma il tempo appartiene a Dio, e anche se non sono “in tempo” (puntuale), sono sempre “a tempo” per farlo.

La Chiesa festeggia l’Annunciazione di Maria il 25 di Marzo, cioè 9 mesi prima del Natale di Gesù, il 25 Dicembre.

Si tratta dunque non solo dell’Annunciazione di Maria, ma dell’Incarnazione di Gesù, cioè del concepimento di Gesù. La vita umana è sacra fin dal primo istante. Lo sapevano bene i nostri antenati, pur senza le moderne conoscenze scientifiche e gli ecografi attuali.

In Toscana, fino al 1750, in questo giorno iniziava anche l’anno (“Ab Incarnatione”). Oggi, 26 marzo, per esempio, era il secondo giorno dell’anno nuovo.
Poi, per uniformare i vari calendari, si stabilì di far iniziare l’anno secondo l’antico ordinamento romano, dal 1° Gennaio. 
Un modo più laico; ma come si è detto, il tempo appartiene a Dio, qualunque sia il calendario usato.

“Ave Maria, gratia plena!”, è questo il saluto dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Madre il giorno dell’Annunciazione.

E non può essere che questa la preghiera musicale che oggi postiamo: una bella “Ave Maria” (1866) composta dal poliedrico musicista lombardo Luigi Luzzi (1824-1876).

Viene eseguita dalla cantante finlandese Tarja Turunen, accompagnata dalla band Harus. Un’esecuzione praticamente rock, ma che rende con moderna efficacia il romantico spartito ottocentesco.


Ave Maria! Sancta Maria! 



sabato 22 marzo 2014

Ho beccato l'influenza


 
















Ho beccato l’influenza,
l’influenza mi ha beccato;
non c’è alcuna differenza,
sono a letto influenzato.

Proprio il dì di primavera,
proprio il giorno equinoziale,
mentre un sol splendente c’era,
una febbre allor mi assale.

Una febbre pertinace,
alta, forte, maliziosa;
non dà tregua, non dà pace,
gli antibio li mangia a josa.

Il dottore rassicura:
“Non c’è niente d’importante,
stia seren,  senza paura,
prenda i farmaci costante.

È una semplice influenza
son milion gli influenzati;
qualche giorno di giacenza
ed i virus son spacciati”.

Un po’ più rincoraggiato
io proseguo la battaglia;
notte e dì, sempre sudato,
con continui cambi-maglia.

Per fortuna che al mattino
premurosa la barista
porta sempre un cappuccino
e mi fa tornare in pista.

Stamattina finalmente,
dopo notte da paura,
il termometro repente
non dà alcun’ temperatura.

La vittoria ormai è vicina.
Se quest’oggi sto benino,
dopo Messa, domattina,
andrò al bar pel cappuccino. 




Amicusplato

mercoledì 19 marzo 2014

Nella festa di S. Giuseppe



Nessuna musica da offrire questa volta, per festeggiare S. Giuseppe,  il “padre putativo” di Gesù.

Alla musica ci pensa lui stesso; sì, S. Giuseppe, presentandoci nel quadro di Caravaggio una partitura del compositore fiammingo Noel Bauldewijn (1480-1529), sulle parole del Cantico dei Cantici "Quam pulchra es”, Quanto sei bella... Un canto di lode alla Vergine Maria, sua sposa, che insieme al Divin Figlio prende riposo, nella fuga in Egitto, all’ombra di una palma (ma il pittore si prende una licenza artistica).

Il “Riposo durante la fuga in Egitto”, narrato con dovizie di particolari dai vangeli apocrifi, è stato un soggetto illustrato da molti grandi pittori, come Tiziano, Correggio, Barocci, e via dicendo.

Ma l’unico che rimane impresso nella memoria, indimenticabile, è il dipinto di Caravaggio.

Un’opera ancora giovanile (1596). Si notano le “influenze” dei grandi maestri lombardi, veneti e bolognesi. La figura dell’angelo musicante che domina centralmente la scena è di una bellezza impareggiabile.

The Great Beauty, si potrebbe dire...

La Madre e il  Bambino, vinti dal sonno, sono rappresentati con tenera dolcezza; ma il manierismo si fa ancora sentire.

Talvolta (spesso?) viene un po’ trascurata (artisticamente) la figura di Giuseppe: un vecchio stanco e in ombra, rispetto alla piena luce in cui sono disegnati Maria e Gesù, icone di vita immortale.

A mio modesto avviso, Giuseppe in questo quadro è la figura più “caravaggesca”, quella che maggiormente preannuncia il suo genio artistico.

Giuseppe è avvolto dall’ombra, umbra mortis, l’ombra di morte di ogni essere umano segnato dal peccato  originale. E Caravaggio lo fa notare alla sua maniera: ciuffi di capelli bianchi, così come la barba, rughe sulla fronte spaziosa, viso segnato dal tempo, occhi deteriorati, e pur ancora vigili.

Su quel volto segnato dalla morte giunge il misterioso flash di luce, che lo fa emergere dal buio retrostante. È la luce della grazia, che brilla in pienezza nelle splendide forme dell’angelo e nelle tenerissime figure di Maria e del Bambino.

Giuseppe tiene con impegno la partitura suonata dall’angelo (si vedono i gomiti puntati sui fianchi!). È il canto per la sua amata Sposa e per il Figlio di Dio, di cui è padre secondo la legge, e custode premuroso. 

Non è solo "un leggio" di un musicista, sia pure celeste, come a prima vista verrebbe da pensare!

Buona festa di S. Giuseppe, buon onomastico e auguri ai papà!




domenica 16 marzo 2014

I giardini di Lucio tornano a fiorire




Quando il sole di marzo fa presagire l’inizio della primavera, allora sento il bisogno di fare delle belle camminate sulle colline che circondano la mia città.

Oggi è stata una giornata di sole splendente; così, non ho potuto fare a meno di mettermi in marcia tra campi e boschi, che si stanno risvegliando dal letargo invernale.

Ancora è presto per respirare a pieni polmoni l’aria primaverile e i suoi balsamici profumi; né si sentono cantare gli uccelli tra le fronde, anche perché le fronde sono ancora quasi spoglie. Solo qualche pennuto solista qua e là azzarda i primi gorgheggi per riscaldare la voce.

Ma intanto i giardini campestri si vestono di nuovi colori e offrono allo sguardo ciuffi di viole, file di biondi tarassaci e distese di candide margherite.

I giardini di marzo... 

Il mese di Lucio Battisti, nato il 5 marzo. Non posso lasciar passare sotto silenzio musicale questi giorni, e non ricordare la sua canzone più bella.

Altri magari considerano più belle altre sue canzoni. La musica non è una scienza esatta, e sui gusti non si discute. Ogni canzone poi è legata a qualche ricordo, e quando si entra nel mondo dei sentimenti, la ragione non vuol sentir ragione.

Lascio perciò a ognuno la sua canzone preferita.

A me lasciatemi quel gelataio col suo carretto, quello studente squattrinato, quel vestito più bello di mia madre ancora giovane, quei cieli immensi e quelle praterie dove poter distendere la fantasia e l’immaginazione....

E vividi ricordi, dolcissimi come gli arpeggi di questa canzone.



giovedì 13 marzo 2014

Un papa in Si maggiore!



È passato un anno dalla elezione di Papa Francesco e un dolce vento di primavera ha spazzato via freddo, nubi e nebbie invernali.

Con un “Fratelli e sorelle, buona sera” del 13 marzo 2013 ha conquistato da subito il cuore della gente.
Quel “Buona sera!” così informale per un sommo pontefice appena eletto si è dimostrato un gran bel giorno per la Chiesa di Dio e per il mondo intero.

Via ogni retorica, via ogni inutile orpello, via ogni parvenza di maestà principesca: il papa ritorna anche esteriormente ad essere il “servo dei servi di Dio”.

Un papa che viene dalla periferia del mondo e ci sta facendo capire che esistono anche le periferie della vita e da lì bisogna ripartire per rendere il mondo più umano.

Un papa che conquista la gente con i suoi gesti semplici, umili, “francescani”. Un papa “ricco di misericordia”, secondo il cuore di Cristo, che sa sorridere e dire sì più volentieri del no.

Un papa sì (con l’accento)!

E lo voglio festeggiare con la dolcezza di un Notturno di Chopin, come quel "Buona sera!" di un anno fa.

Uno dei più belli, eseguito da Rubinstein...

In Si maggiore, ovviamente!


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mercoledì 12 marzo 2014

Un mondo in Mi minore

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Se si dovesse indicare la data di nascita della musica moderna, a mio parere si dovrebbe indicare il 1722, anno in cui J. S. Bach scrisse il primo volume de “Il Clavicembalo ben temperato”.

Il motivo è semplice.  Per la prima volta viene assunto come normativo nella determinazione della scala musicale l’intervallo di un semitono esatto. Le note risultano così fissate in 12, quelle che tutti ormai conosciamo: le sette della scala naturale e le cinque “alterate”  da diesis e bemolli.

Se 12 sono le note, rigorosamente determinate da intervalli esatti, 12 saranno pure le tonalità su cui sarà da ora in poi possibile scrivere qualsiasi brano musicale. 

È ciò che intuì e fece il genio di Bach nel 1722. Non si limitò a scrivere nelle tonalità fino ad allora usate, e cioè quelle della scala naturale (do-re-mi-fa-sol-la-si); ma compose in modo sistematico 12 preludi e relative fughe su ogni tonalità della scala “temperata”, cioè fondata sul semitono.

E poiché una tonalità si distingue in maggiore e minore, nel Clavicembalo ben temperato abbiamo per la prima volta nella storia della musica 24 brani scritti in tutte le tonalità, molte delle quali mai viste e udite prima: do diesis maggiore (7 diesis in chiave!), mi bemolle minore (6 bemolli in chiave), si bemolle minore (cinque bemolli), fa diesis minore (6 diesis), ecc.

Sarà il Romanticismo, in particolare con Beethoven, Schubert, Chopin e Liszt, a valorizzare appieno questa ricchezza di chiaroscuri musicali, “inventati” da Bach.

Nel Clavicembalo di Bach è anticipata non solo la rivoluzione romantica, ma anche quella contemporanea. Mi riferisco in particolare alla Fuga n. 10, in Mi minore (BWV, 855).  

Il tema della fuga (che si riconosce bene per il fatto che all’inizio “canta” da solo) è composto da tutte e 12 le note della scala temperata: in pratica si tratta di una composizione “dodecafonica”, che pur scritta in una tonalità (Mi minore), in realtà sembra vagare senza una meta e senza punti di riferimento, se non il tema “dodecafonico” stesso e il rapido accordo finale (quasi un atto dovuto).

Mi pare l’espressione della realtà attuale: un mondo che vaga in cerca di autore e di soluzioni, pirandellianamente. Speriamo che almeno alla fine un accordo, se pur minimale, sia raggiunto. 

La Fuga è preceduta ovviamente dal Preludio, che ha un andamento più “classico”. Lasciamoci incantare dalla sua magia. 
Ma prepariamoci ad una Fuga che ci disorienta. Tre paginette che anticipano tre secoli!

Appassionante e impeccabile l’esecuzione di Friedrich Gulda.

Buon ascolto, in attesa di buone nuove!






domenica 9 marzo 2014

La grande porta di Kiev




Ciò che sta accadendo in Crimea mi impone di digitare qualche riflessione.

Non nascondo che ho sempre avuto una grande ammirazione per il popolo russo, per la sua storia grandiosa al pari della sua terra.

Ho inoltre l’impressione che gli Stati Uniti d'America conoscano poco la storia di cui sopra (non solo quella!), ma uniscano a ciò anche una notevole dose di presuntuosa saccenza, con l’inevitabile conseguenza di interventi a sproposito, vuoi a parole, vuoi con le armi.
Basterà citare l’appoggio armato alle cosiddette “primavere arabe” per capire quale genere di intelligenza politica ci si debba da questi aspettare. Si ha sempre più l’impressione che agli States interessino appunto i propri interessi, come direbbe La Palice.

Dell’Unione Europea meglio non parlare, perché sembra esistere solo come gigantesco apparato burocratico, in una babele di lingue; non riesce a risolvere i suoi problemi interni, figuriamoci se può dire qualcosa di credibile nelle questioni internazionali. La vicenda dei due marò italiani in India ne è un esempio penoso.

Detto questo, torniamo in Crimea.

È ovvio che la guerra tra Federazione Russa e Ucraina vada evitata ad ogni costo. Ma per far questo bisogna che le diplomazie mondiali capiscano bene il problema.

La Crimea è in stragrande maggioranza composta da popolazione russa, pur appartenendo territorialmente all’Ucraina (ma da due secoli e mezzo - dal 1784- e fino a pochi decenni fa era territorio russo, regalato nel 1954 da Kruscev ai “fratelli” ucraini). 

È inoltre l’unico sbocco ai mari caldi della superpotenza russa. Sarà possibile che gli Stati Uniti e l’Unione Europea pretendano che la Russia non faccia valere i suoi diritti su questo territorio strategico così essenziale, in un momento in cui alcuni vorrebbero legare l’Ucraina all’UE? 

Già nel 1856 l’Europa (con l'Impero Ottomano) non riuscì a strappare la Crimea alla Russia dopo anni di guerra. Vorrebbe farlo di nuovo ora? E gli Stati Uniti cosa farebbero, se il problema riguardasse i loro interessi? Remember the Alamo!

Dunque, in questa situazione, un referendum del popolo di Crimea, già stabilito per il 16 marzo prossimo, mi pare la soluzione più giusta. Si dovrà decidere se rimanere a far parte dell’Ucraina o entrare nella Federazione Russa, come pare scontato.

E Kiev non potrà che prenderne atto.

D'obbligo il commento musicale del russo Modesto Mussorgskij, con "La grande porta di Kiev", gran finale della celebre suite: "Quadri di un'esposizione" (1874).

I "Quadri" furono scritti da Mussorgskij per pianoforte, ma sono generalmente eseguiti nell'orchestrazione fatta in seguito (1922) da Ravel: un'opera d'arte dentro un'opera d'arte.

Dio benedica il popolo ucraino e russo!




sabato 1 marzo 2014

Febbraio, mese gaio...





Mica tanto, però.

Roma è in crisi nera, capitale d’Italia anche in questo.

I partiti sono proprio “partiti”: Destra divisa, Sinistra lacerata, Centro finito a “Chi l’ha visto?” e i grillini in libera uscita...

Qualcuno si è accorto che è l’ultima settimana di Carnevale, il periodo (una volta) più festoso dell’anno ?

C’è perfino un’invasione armata in atto in Crimea, come nel 1853-56. Speriamo senza un’altra sciagurata “carica dei 600” a Balaklava, né un altro invio in “missione estera” dei nostri bersaglieri. Ma non abbiamo più il generale La Marmora, e al posto del guerresco Cavour c’è il boy scout Renzi...

Un mese che finisce maluccio.

Ma non date colpa al povero febbraio. Quest’anno non è nemmeno bisestile.

Non rimane che chiedere aiuto al passato... Per esempio,  alle note struggenti di "Bésame Mucho" di Consuelo Velásquez. 

Un po' di sentimento non guasta. Specialmente se accompagnato da una fisarmonica.

Buon fine febbraio e buon inizio di marzo!